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sabato 15 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 maggio.
Il 15 maggio 1928 debutta in un cartone animato, chiamato "Plane Crazy", un buffo topolino antropomorfo e la sua fidanzata: era nato Topolino.
Mickey Mouse, vero nome di Topolino, nasce da un’idea di Walt Elias Disney (Chicago, 5 dicembre 1901 – Burbank, 15 dicembre 1966), animatore, fumettista, imprenditore e cineasta. Walt Disney stava cercando di farsi strada nel mondo della produzione cinematografica, e si narra che, nel 1928, durante un viaggio di ritorno da New York, deluso per aver perduto in un solo colpo i diritti del personaggio di successo da lui creato, “Oswald the Lucky Rabbit” (Oswald il coniglio fortunato) – e insieme ad esso tutto lo staff del suo studio di Hollywood -  cominciò a pensare ad un nuovo cartone animato che avesse le fattezze di un topolino, proprio come quelli che scorazzavano sulla scrivania del suo studio.
Pensò di chiamarlo Mortimer, ma la moglie di Disney, Lillian, lo consigliò di cambiarlo con un nome meno minaccioso, tipo Mickey Mouse. Fu così che Walt si decise e si mise all’opera, aiutato dall’amico e collaboratore fidato, Ub Iwerks (24 marzo 1901 – 7 luglio 1971), insieme a pochissimi altri.
Lavorarono in segreto al progetto, giorno e notte, finché il 15 maggio 1928, in una proiezione privata, debuttò per la prima volta nel film “Plane Crazy” (- L’aereo pazzo – nel quale compare anche la fidanzata Minnie) il personaggio di Topolino: un topo antropomorfo, con grandi orecchie tonde, una lunga coda, dei calzoncini corti con i bottoni.
Nonostante una discreta accoglienza, nessuno volle distribuire il film del nuovo personaggio. All’epoca era di moda il gatto Felix, un gatto nero e intraprendente, perfetto contraltare del nuovo Topolino.
Senza farsi abbattere, Walt Disney continuò a lavorare e produsse un secondo film, “Gallopin’ Gaucho” (- Il gaucho galoppante – in riferimento al film “The Gaucho”, che Douglas Fairbanks aveva girato nel 1927), in cui Topolino, ancora insieme a Minnie, ha le scarpe ai piedi e un nemico grande e grosso, che però non riesce a sconfiggerlo: il gatto Gambadilegno.
Intanto nel cinema era arrivato il sonoro a soppiantare il muto, e nascevano i primi cosiddetti “talkies”.
Disney non si diede per vinto e lavorò per produrre un altro film con Topolino protagonista, aiutato sempre da Ub Iwerks: “Steamboat Willie” (- Willie del battello a vapore -). Questo cartoon nacque come parodia di una comica di Buster Keaton (Piqua, 4 ottobre 1895 – Los Angeles, 1º febbraio 1966), dal titolo “Steamboat Bill Jr.”, che era uscito nelle sale il 12 maggio del 1928.
Il cartoon fu prodotto con il sonoro sincronizzato, il primo nella storia del cinema. Ma, nonostante questo, non si trovava ancora un distributore. Disney alla fine accettò l’offerta del titolare di una sala di Broadway: il 18 novembre 1928 il film venne proiettato al Colony Theater di New York, insieme al cortometraggio “Gang War”. E quel giorno arrivò il successo ed il consenso unanime di pubblico e critica.
Disney aggiunse il sonoro anche ai due precedenti cortometraggi muti. Era lui stesso a dare la voce al suo personaggio.
Il 1929 fu l’anno in cui esplose il fenomeno negli Stati Uniti. Topolino consolidò il suo successo film dopo film, evolvendosi nell’aspetto (vennero aggiunti i guanti bianchi e le forme si arrotondarono), così come nel carattere: da personaggio di provincia ad ometto intraprendente.
Dopo 15 cortometraggi Topolino era pronto per passare al fumetto. La Kyng Feature Syndacate contattò Walt Disney per le “daily strips”, le strisce quotidiane a fumetti. La prima apparizione risale al 13 gennaio 1930. Le prime erano avventure scanzonate, come quelle proposte nei film. Disney scriveva le storie, Iwerks le disegnava e Win Smith dosava le chine.
Ad un certo punto, Iwerks passò alla concorrenza, Disney era troppo impegnato con i film per occuparsi anche del fumetto, e Smith da solo non riusciva a gestire tutto il lavoro. Così nel maggio 1930 arrivò nella squadra Floyd Gottfredson (Kaysville, 5 maggio 1905 – 22 luglio 1986). Questi ambiva a lavorare nei film, ma Disney lo convinse, assicurandogli che i fumetti sarebbero stati solo un compito temporaneo.
Il 5 maggio 1930 esce “Topolino e la valle della morte”, la storia completa iniziata da Disney e portata a termine da Gottfredson, in cui compaiono anche i nuovi personaggi di Orazio e Clarabella. Lentamente Gottfredson fece maturare il personaggio di Topolino, che da monello di provincia diventò un vero investigatore di città. Così, mentre i cartoon erano incentrati esclusivamente sulla commedia, il fumetto aggiungeva anche l’avventura. E se in seguito Topolino era diventato più simile allo stile di Sherlock Holmes, ai nostri giorni il personaggio ha ritrovato il carisma del topo avventuroso, secondo l’impronta di Gottfredson.
In Italia il fumetto di Topolino fa la sua prima comparsa il 30 marzo 1930,  sul numero 13 del settimanale torinese “Illustrazione del popolo”, in cui fu pubblicata la prima striscia disegnata da Ub Iwerks dal titolo “Le avventure di Topolino nella giungla”. Nel 1932 esce il primo libro illustrato italiano “Sua Altezza Reale il Principe Codarello”.
Il 31 dicembre 1932 esce il primo numero di “Topolino” nel formato di giornale per Nerbini Editore. Sulla scia de “Il Corriere dei Piccoli”, anche “Topolino” aveva cadenza settimanale, e all’inizio c’era un storia con la didascalia in rima scritta da Giove Toppi, il primo autore Disney in Italia. Venivano inoltre pubblicate le strisce di Floyd Gottfredson con delle didascalie in rima, scritte dal direttore del giornale, Paolo Lorenzini (nipote di Carlo Collodi). In questa occasione venne anche assegnato il nome definitivo all’amico strampalato di Topolino: Pippo.
Per problemi burocratici, Nerbini non si era assicurato correttamente i diritti dell’originale americano e, dopo alterne vicende, l’11 agosto 1935 uscì il numero 137 del giornale di “Topolino” con il nuovo editore, Mondadori.
Durante le guerre mondiali fu più volte sospesa la pubblicazione, per motivi di censura. Alla fine degli anni Quaranta i giornali a fumetti che pubblicavano storie a puntate con solo due tavole ad episodio entrarono in crisi. Mondadori però non voleva rinunciare al giornale di “Topolino”, perché insieme ad esso avrebbe perso anche i fruttuosi diritti delle pubblicazioni da libreria. Così fu presa la drastica decisione di cambiare formato e periodicità.
Nel 1949 nacque “Topolino”, il periodico in formato di libretto, dapprima con uscite mensili, poi quindicinali, fino alle settimanali. Il libretto ha ospitato ed ospita le storie più famose, da quelle di Carl Barks ( il creatore della città dei paperi, Paperopoli, e di Paperon de’ Paperoni), a Floyd Gottfredson, a Romano Scarpa, a Giovan Battista Carpi, e molti altri ancora.
A Topolino e al suo creatore sono stati assegnati innumerevoli premi e riconoscimenti. A lui e al suo mondo sono dedicati libri, linee di abbigliamento, giochi, videogame, gadget, serie, film e cartoni, oltre ai parchi divertimento più celebri: Disneyland.

venerdì 14 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 maggio.
Il 14 maggio 1931 Arturo Toscanini viene preso a schiaffi da alcuni gerarchi fascisti al teatro Comunale di Bologna, per essersi rifiutato di suonare l'inno fascista, Giovinezza.
Arturo Toscanini nasce a Parma il 25 marzo del 1867. Suo padre Claudio combatte accanto a Giuseppe Garibaldi nelle famosa giornata di Aspromonte. La sua partecipazione a questa battaglia gli costa la condanna a morte, poi commutata in una pena detentiva di tre anni. La mamma di Arturo, Paola, fa la sarta e si occupa di portare avanti l'economia famigliare, perché il marito, piuttosto che lavorare, preferisce intrattenersi con gli amici davanti ad un buon bicchiere di vino. Arturo cresce tra silenzi e liti, sviluppando una forte passione per la musica, alimentata anche dalle arie del "Rigoletto" e de "La Traviata" che il padre suole cantare. In famiglia non si accorgono della sua passione. Se ne rende conto però la maestra Vernoni, che gli offre gratuitamente lezioni di solfeggio e pianoforte.
A nove anni ottiene una borsa di studio per la classe di violoncello del professor Carini al conservatorio di Parma. Ma la sua passione resta il pianoforte, che, nonostante le punizioni, corre a suonare appena può. La sua bravura gli procura il soprannome di genio e forbicione.
Arturo si diploma nel 1885 e parte quasi immediatamente per una tournée in Sud America. Durante una rappresentazione, il direttore d'orchestra Leopoldo Miguez abbandona il podio per protesta contro l'indisciplina degli orchestrali italiani. Il sostituto, Carlo Superti, viene a tal punto contestato, che non riesce a proseguire. Su consiglio di alcuni colleghi, Toscanini prende la bacchetta per dirigere l'orchestra a soli diciannove anni, ed è un trionfo.
Tornato in Italia, riesce a farsi scritturare come secondo violoncello alla rappresentazione scaligera dell'"Otello" di Giuseppe Verdi. Il grande compositore mostra della simpatia per il serio e rigido violoncellista, ma non il direttore d'orchestra che lo multa svariate volte. Arturo finisce per non ritirare neppure la paga, nel timore che le multe possano essere più salate della paga stessa.
Nel 1892 dirige la prima di "Pagliacci" di Ruggero Leoncavallo al Teatro Dal Verme di Milano. Viene nominato direttore artistico del Teatro Regio di Torino nel 1895 e inaugura la stagione con "La Bohéme" di Giacomo Puccini. Dopo tre anni a Torino, sposa Carla De Martini. Avrebbe voluto sposarsi in segreto in una villa a Conegliano Veneto, ma trova ad aspettarlo alla stazione la banda del paese con il sindaco. Questa sarà una delle tante occasioni in cui le sue sfuriate rimarranno celebri.
Dirige la prima messa in scena italiana delle opere di Richard Wagner "Il crepuscolo degli dei e "Tristano e Isotta". A soli trentuno anni, nel 1898, diventa direttore del Teatro alla Scala di Milano, dove impone una rivoluzione dei costumi che prevede niente richiesta del bis, ingresso vietato ai ritardatari e niente cappello in sala per le signore. Le sue innovazioni, volte a mettere al centro la musica e non le esigenze del pubblico borghese, gli valgono l'appellativo di campagnolo, ma risulteranno poi fondamentali per apprezzare l'opera.
Diventa presto un direttore di fama internazionale, e, dal 1908 al 1914, dirige il Metropolitan di New York, dove vengono messe in scena il "Falstaff e la "Traviata" di Giuseppe Verdi, e "La fanciulla del West" di Giacomo Puccini, interpretata da Enrico Caruso.
Allo scoppio della prima guerra mondiale, assume la posizione di interventista e si spinge quasi in prima linea. Nel 1928 viene nominato direttore della Philarmonica di New York, dove rimane fino al 1936.
Si oppone al regime fascista sin dagli inizi e, grazie al prestigio internazionale che ha acquisito, riesce a mantenere la perfetta autonomia dell'orchestra della Scala. Nonostante l'amicizia che lo lega a Giacomo Puccini, si rifiuta persino di dirigere la "Turandot" con la presenza in sala di Benito Mussolini. Nel 1931 dirige un concerto al tetro Comunale di Bologna: in sala è presente Galeazzo Ciano, ma Arturo si rifiuta di eseguire "Giovinezza" così un fascista lo schiaffeggia vicino agli ingressi laterali del teatro. A causa di questa aggressione, rifiuta di dirigere altre orchestre italiane fino a quando ci sarà al potere il regime fascista.
Abbandona così l'Italia per gli Stati Uniti, dove viene fondata la NBC Symphony Orchestra che dirige fino al 1954. Durante la seconda guerra mondiale organizza molte raccolte fondi per i militari statunitensi e modifica l'"Inno delle Nazioni" di Giuseppe Verdi in chiave antifascista.
Torna in Italia nel dopoguerra per riassumere la direzione del Teatro alla Scala ricostruito dopo i bombardamenti, e vi dirige il "Nabucco", e il "Te deum" di Giuseppe Verdi, ma la sua casa rimarranno gli Stati Uniti dove vive con la moglie. Nell'ultimo periodo comincia a interessarsi anche alla musica sinfonica. La sua vera passione rimane tuttavia l'opera lirica, come testimonia anche la registrazione del "Falstaff", che realizza nel 1950 a New York all'età di 83 anni.
Il 5 dicembre 1949 viene nominato dal Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi senatore a vita per meriti artistici, ma Toscanini decide di rinunciare alla carica il giorno successivo.
Si ritira dalle scene all'età di 87 anni dirigendo un concerto dedicato a Richard Wagner. Arturo Toscanini muore nella sua casa di Riverdale nel Bronx (New York City), il 16 gennaio 1957.
Toscanini e la moglie Carla De Martini hanno avuto quattro figli: Walter, nato il 19 marzo 1898, Wally, nata il 16 gennaio del 1900 (che nel corso della seconda guerra mondiale è stato elemento importante della resistenza), Giorgio, nato nel settembre 1901 ma morto di difterite 5 anni più tardi, e Wanda, nata nel 1906 e diventata celebre per avere sposato il pianista russo-ukraino e amico di famiglia Vladimir Horowitz.
Arturo Toscanini, Enrico Caruso, Beniamino Gigli, Annunzio Paolo Mantovani, Licia Albanese, Rodolfo Valentino, Ezio Pinza, Renata Tebaldi, Anna Magnani, Sofia Loren, Bernardo Bertolucci,  Andrea Bocelli e da ultimo Ennio Morricone, sono le uniche personalità italiane ad avere una stella nella celebre Hollywood Walk of Fame, la famosa strada di Hollywood dove sono incastonate oltre 2000 stelle a cinque punte che recano i nomi di celebrità dello spettacolo.

giovedì 13 maggio 2021

Fin dove giunge il canto dell’iperboreo

 

 Nicola Feruglio pubblica la sua ultima raccolta di poesie

 Fin dove giunge il canto dell’iperboreo è un libro ispirato alle tradizioni sciamaniche iperboree, dalle cui viscere sorse la filosofia greca; testo nel quale la ricerca di una mistica immediatezza coinvolge molteplici questioni antropologiche e biografiche, divenendo un coraggioso esercizio di poeticizzazione della vita.

 Il mitico canto a cui il poeta fa riferimento ci permette di scorgere un nuovo spiraglio di luce verso un mondo sconosciuto, ma al contempo basilare per l'umanità intera, visto che proprio in quel contesto sono stati piantati i semi del sapere, della filosofia, della dialettica e della retorica, che sono poi sbocciati nell'antica Grecia... (tratto dalla prefazione di Hafez Haidar)


Fin dove giunge il canto dell’iperboreo

raccolta poetica (Aletti Editore 2021)

prefazione del prof. Hafez Haidar

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