Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta Walt Disney. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Walt Disney. Mostra tutti i post

giovedì 17 luglio 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 17 luglio.

Il 17 luglio del 1955 fu inaugurato a Anaheim, in California, Disneyland: il primo parco divertimenti aperto dalla Disney e il primo di quel tipo al mondo. Esistevano infatti parchi meccanici (con attrazioni, giostre e chioschi) ma non esistevano, prima di quel 17 luglio, parchi tematici: costruiti per ricreare un mondo, per raccontare una storia e non solo per far divertire con montagne russe o ruote panoramiche. Disneyland fu anche l’unico parco divertimenti di cui Walt Disney, morto nel 1966, curò direttamente la progettazione, e l’unico di cui vide l’apertura: ma l’inaugurazione andò male e restò nella memoria come “la domenica nera” di Disney.

Walt Disney creò il parco 22 anni dopo aver fondato, insieme al fratello Roy Oliver Disney, la società che si chiama come lui e che che oggi vale circa 150 miliardi di euro. Quando Disneyland fu inaugurato erano già usciti Biancaneve e i sette nani, Le avventure di Peter Pan, Fantasia e, nel giugno 1955, Lilly e il vagabondo. Per realizzare Disneyland, Walt Disney acquistò ad Anaheim, una città a 30 chilometri da Los Angeles, 1,5 chilometri quadrati di terreno: per il terreno e per i lavori di costruzione – che durarono meno di un anno – investì 17 milioni di dollari, arrivando anche a ipotecare alcune sue proprietà. Nel 1955 il parco ospitava cinque diverse aree tematiche, ancora oggi attive: Main Street, U.S.A., Adventureland, Frontierland, Fantasyland e Tomorrowland.  All’ingresso del parco era ben visibile il Castello della Bella Addormentata, che fu costruito quattro anni prima della presentazione del film.

A tutti voi: benvenuti. A Disneyland siete a casa vostra. Qui gli adulti rivivranno i loro più teneri ricordi del passato e i più giovani potranno assaporare le sfide e le promesse del futuro. Disneyland è dedicato agli ideali, ai sogni e alle realtà che hanno fondato l’America, nella speranza che ognuno ne tragga forza, gioia e ispirazione. (Walt Disney, il 17 luglio 1955)

Negli ultimi sessant’anni Disneyland si è espanso, ha cambiato il suo nome in Disneyland Park e ha accolto più di 700 milioni di “ospiti” (secondo le regole Disney li si deve chiamare così, non “visitatori”). Disneyland si è imposto come modello per i parchi divertimenti di tutto il mondo e nonostante l’apertura di altri parchi Disney in Florida, a Tokyo, a Hong Kong, a Parigi, a Shanghai, resta uno dei parchi più visitati al mondo. Il successo degli ultimi sessant’anni è arrivato nonostante i molti problemi che Disneyland ebbe il giorno della sua inaugurazione. Il 17 luglio del 1955 Disney aveva infatti organizzato un’apertura in anteprima per la stampa e per pochi ospiti appositamente invitati: gli ospiti invitati erano circa 15mila, gli ospiti registrati quel giorno furono 28mila: quasi la metà di loro era riuscita a entrare usando dei biglietti finti.

I 28mila ospiti del 17 luglio 1955 ebbero molti problemi e videro molte cose che non funzionavano: lo racconta nel dettaglio un articolo del Los Angeles Times, che spiega perché quel giorno è da allora conosciuto come “Black Sunday”, la domenica nera della storia Disney. Walt Disney aveva accelerato i tempi dei lavori di completamento del parco, che avrebbero in realtà richiesto più mesi: la vernice di molti edifici era ancora fresca e non tutte le attrazioni erano ancora complete. In un’attrazione, la Mr. Toad’s Wild Ride, saltò la corrente; il ponte della Mark Twain steamboat, una nave ancora presente del parco, si allagò. Ci furono anche molte code: per l’ingresso, per le attrazioni, per le toilette. Chioschi e ristoranti finirono la maggior parte del cibo e delle bevande molto prima del previsto e quel giorno faceva molto caldo. Gli ospiti del parco cercarono allora delle fontanelle di acqua potabile e non ne trovarono nemmeno una.

Il Los Angeles Times racconta però che ci si accorse comunque che Disney e Walt Disney avevano appena realizzato qualcosa di innovativo: la pulizia, la cura del dettaglio paesaggistico e architettonico erano senza precedenti, e così anche l’idea di raccontare una storia e offrire un mondo, anziché un semplice gruppo di attrazioni. Quel parco fu anche il primo a capire l’importanza dei bambini: la maggior parte dei luna park guardava agli adolescenti e agli adulti, offrendo esperienze “adrenaliniche”. Disney capì che i bambini erano un importante target e che per conquistarli non serviva solo l’adrenalina, ma la fascinazione.

Il 17 luglio del 1955 Walt Disney non si accorse dei guai: era impegnato in una lunga diretta che il canale televisivo ABC stava dedicando all’inaugurazione. Fu informato dei problemi il giorno dopo, quando il parco fu ufficialmente aperto al pubblico. «Era furioso», scrive il Los Angeles Times riportando le parole di un collaboratore di Walt Disney: «Fece un finimondo. Ma nel giro di un mese risolse ogni problema». In seguito Disney decise anche di invitare nuovamente gli ospiti del 17 luglio, per mostrargli com’era davvero quello che ABC  definì “il più affascinante regno del mondo”.

lunedì 13 novembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 novembre.
Il 13 novembre 1940 Walt Disney proietta il film Fantasia in una anteprima. L'uscita del film su scala nazionale avverrà più di un anno dopo.
"Coniugazione di immagini e musica", questo era il desiderio di Walt Disney: per la prima volta la musica non è creata come colonna sonora in funzione dell'immagine, ma è l'immagine che accompagna e completa la musica.
Un esperimento pericoloso però per gli anni '40; la pellicola infatti avrebbe avuto un costo tutt'altro che contenuto, ma soprattutto l'unico modo per rendere a pieno l'anima del film era un impianto acustico che pochissimi cinema dell'epoca potevano vantare. Per l'uscita del film (13 novembre 1940) infatti in ogni sala appartenente al ridotto gruppo di cinema adibiti alla rappresentazione, vennero installate più di trenta casse acustiche, che circondavano gli spettatori seguendo un determinato disegno, andando a riprodurre per la prima volta un suono definibile "stereofonico". Walt Disney teneva molto all'opera realizzata, considerandola molto più importante di un semplice film d'animazione, e voleva che alle sue rappresentazioni tutti gli spettatori si presentassero vestiti al massimo dell'eleganza.
Purtroppo però la Walt Disney non riuscì a salvarsi dall'imminente crisi finanziaria dovuta al così ristretto numero di sale cinematografiche in grado di adeguarsi alle potenzialità sonore del film; così nel 1941 venne incentivata la distribuzione del film grazie a una nuova versione avente un audio monofonico.
Per oltre trent'anni il film ha subito numerosi tagli e modifiche, dovuti anche alla lunghezza dell'opera; i primi elogi che avevano accolto la pellicola vennero ben presto soppiantati dalle critiche più disparate, in particolar modo dagli amanti della musica classica. Una delle sequenze meno apprezzate rimaneva la rappresentazione "mitologica" della "Sinfonia n°6" di Beethoven, vista l'associazione dell'opera tedesca a un paesaggio mitologico greco. Fu persino necessario, viste le accuse di razzismo che si andavano sollevando, censurare uno dei personaggi metà donna di colore e metà asino.
Rimane comunque indubbio che, come era volontà del suo creatore, "Fantasia" rimane un capolavoro artistico senza precedenti, in cui l'immaginazione degli animatori ha saputo esaltare con eleganza la bellezza di alcuni dei più famosi e storici brani della musica classica.
Assistente indispensabile di Walt Disney nella creazione del film, fu il direttore d'orchestra Leopold Stokowski che svolse anche l'importante compito di registrare (gratuitamente) le musiche della pellicola in doppia bobina, dopo aver messo insieme un orchestra che poteva vantare molti dei migliori musicisti americani del momento.
Inizialmente tutto nacque da quella che poi diventerà la punta di diamante del film: "L'Apprendista stregone", ispirato dall'omonima composizione di Paul Dukas. Gli animatori crearono con una cura molto meticolosa questo corto, utilizzando nuove tecniche per l'animazione molto innovative per quegli anni (e quindi anche molto costose). Walt Disney lo considerava un omaggio al personaggio di Topolino, che stava lentamente perdendo l'affetto del pubblico, entusiasta del nuovo Paperino.
Fu proprio la preparazione di questa sequenza animata a suggerire ai fratelli Disney la creazione di un opera composta da corti animati musicati, tra i quali collocare il piccolo apprendista stregone. Inizialmente come titolo di quest'opera era stato proposto "The Concert Feature", successivamente fu cambiato in "Fantasia".
Non tutte le rappresentazioni della pellicola sono animate: il film si apre con una rappresentazione della "Toccata e fuga in re minore" di Bach in cui l'immagine gioca interamente su luci, ombre e colori, e con varie immagini dei compositori dell'orchestra intenti nell'esecuzione dell'opera. Ma rimangono forse la più affascinante e famosa idea di questa sequenza i giochi di luci creati dietro alla nera figura in controluce del direttore d'orchestra.
Successivamente ci troviamo ad osservare fatine che danzano sulle note dello "Schiaccianoci" di Tchaikovsky offrendoci suggestive immagini dei cambi delle stagioni. La natura continua quindi le sue danze con fiori, funghi e "vanitosi" pesci che ci offrono un vero e proprio trionfo di colori.
Di seguito i creatori di "Fantasia" decidono, ispirati dalle parole dello stesso Stravinskij, di raffigurare la "La Sagra della Primavera" con una lunga sequenza che ci ripropone la storia della Terra, partendo dalle origini primordiali, da quando questa era un pianeta inabitabile dominato da tempeste e eruzioni vulcaniche, alla comparsa delle prime forme di vita acquatiche, ai dinosauri e la loro estinzione (gli animatori ammisero seguentemente di aver commesso un errore nel rappresentare il Tyrannosaurus Rex con tre dita).
Subito dopo assistiamo a una simpaticissima rappresentazione della colonna sonora (intesa umoristicamente proprio come "colonna"), presentata giustamente come la vera protagonista del film, in grado di riprodurre un infinito numero di svariati suoni e, in questo caso grazie agli animatori, di rappresentarli.
La seguente famosa "Sinfonia n°6" di Beethoven è accompagnata dalle danze di numerose creature mitologiche, cavalli volanti, fauni, angioletti, centauri (il pubblico rimase non poco scandalizzato dalla nudità dei centauri femmine), e il dio Bacco; danze interrotte dalla furia di Zeus che si diverte dall'alto a incutere paura con i suoi fulmini.
La "Danza delle ore" di Amilcare Ponchielli ci intrattiene quindi con un comico e frenetico balletto di elefanti, struzzi e dispettosi coccodrilli.
Gli ultimi due episodi a cui assistiamo sono poi da considerarsi due capolavori difficili da descrivere a parole.
"Una notte sul monte calvo" è una sequenza che rappresenta quello che è considerato il villain più riuscito di tutti i film disneyani, il demone Chernabog (gli animatori dissero di essersi ispirati per la caratterizzazione del personaggio all’attore Bela Lugosi). Di notte, dopo la scena visivamente riuscitissima del suo risveglio, egli dalla cima del suo monte su cui riposa, richiama a se gli spaventosi fantasmi del villaggio e del cimitero. Le macabre danze di questi spiriti vengono interrotte dai rintocchi di una campana che ci introduce l'ultimo episodio, raffigurante un tema nettamente opposto.
La sequenza dell'"Ave Maria" di Franz Schubert è stata, a detta del suo stesso animatore, la più difficile da realizzare; un'intera parte di essa dovette essere cancellata e girata nuovamente. In questa lavorazione venne infatti utilizzata l'innovativa "camera multipiano". Per le complicazioni incontrate nella creazione dell'episodio sembra che esso, alla prima del film, venne consegnato a parte solo venti minuti prima della proiezione.
L'opera Fantasia si chiude quindi sulle ultime note di questo brano, e con l'immagine dell'alba.

domenica 27 agosto 2023

#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 agosto.
Il 27 agosto 1964 esce nei cinema americani il musical di Walt Disney Mary Poppins.
Esistono film che tutto il mondo ama: quei capolavori socialmente riconosciuti come tali, davanti ai quali tutti i cuori si sciolgono e i cervelli, magicamente, si trovano d’accordo.
Walt Disney iniziò la sua ricerca per ottenere i diritti del libro di P.L. Travers Mary Poppins nei primi anni Quaranta. Nonostante ci siano voluti quasi 20 anni per ottenerli, quando Mary Poppins fu finalmente realizzato, vinse cinque premi su 13 candidature agli Academy Awards: Migliore Attrice (Julie Andrews), Migliore Effetti, Migliore Montaggio, Migliore Colonna Sonora e Migliore Canzone (Chim Chim Cher-ee). Il film riusciva a mescolare alla perfezione il magico mondo animato che aveva reso celebre Disney, con una emozionante recitazione live action e una travolgente colonna sonora. Era un progetto rischioso per l’epoca, ma proprio per questo fece breccia nei cuori di tutti gli spettatori e ancora oggi, forse non esiste persona nel mondo civilizzato che non abbia visto almeno una volta Mary Poppins.
La storia alla base di Mary Poppins ormai la conosciamo tutti: in Viale dei Ciliegi (esattamente al numero 17) vive la famiglia Banks. Il padre George (David Tomlinson) è un integerrimo banchiere che gestisce la sua casa come se fosse un’impresa perfettamente funzionante, ma è difficile tenere tutto in ordine con una moglie sempre indaffarata come Winifred (Glynis Johns) e due vivaci figli come Jane (Karen Dotrice) e Michael (Matthew Garber). Nemmeno le tate riescono a stare dietro a tutto ciò, fino a quando non arriva Mary Poppins (Julie Andrews) che, come un forte vento su una strada ricoperta di foglie d’autunno, rimette in sesto la casa… sotto tutti i punti di vista. Con lei accanto nulla è come sembra e una serie di chiacchierate fatte sul bordo di un soffitto, passeggiate all’interno di lussureggianti dipinti di strada e fughe sui tetti polverosi di Londra, insegneranno alla famiglia Banks il vero significato dello stare insieme, godendosi ogni giorno e ogni possibilità.
Quando non sai esattamente cosa dire, la parola che può salvare la situazione è supercalifragilistichespiralidoso e credo sia l’unica che si possa davvero utilizzare per cercare di dare un giudizio a un film come Mary Poppins. Diretta da Robert Stevenson, la pellicola è un vero e proprio prodotto dell’amore di tutte le persone che ci hanno lavorato: quello di Walt Disney per le sue figlie, che anni prima gli avevano chiesto di trasformare il loro libro preferito in film; quello di P.L. Travers che ha dato vita a un personaggio intramontabile; quello di Richard M. Sherman e Robert B. Sherman che sono riusciti a costruire attorno ai personaggi una trama sonora che è riuscita a rendere vibrante di luce la nebbia più fitta di Londra. Non si può pensare di giudicare oggi Mary Poppins: cosa si può dire di un film che dal 1964 riesce ancora a incantare gli spettatori? Con la sua narrazione lineare, tratteggia un mondo da sogno assolutamente fantastico che, tra situazioni razionalmente inverosimili, accompagna lo spettatore nel più profondo dei viaggi introspettivi, dimostrando quanto la fantasia, il famoso potere dei sogni in cui tanto credeva Walt Disney, possa manipolare la realtà.
Si può dare un voto a una delle pietre miliari della cinematografia? Mary Poppins è l’immagine della fantasia, la personificazione del potere dei sogni, la dimostrazione della forza di Walt Disney e della grandezza del suo progetto. È un film bello? Indubbiamente e lo dimostrano i tantissimi passaggi che, a 60 anni dalla première, lo vedono ancora protagonista delle serate casalinghe. È vero, esiste gente a cui non piace, ma il valore del film non si discute: Mary Poppins è un cult, dal primo soffio del vento dell’est all’ultimo aquilone che vola nell’aria, attraversando un vastissimo spettro emozionale che poche altre storie sono riuscite ad affrontare nello stesso modo.

venerdì 9 giugno 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 giugno.
Il 9 giugno 1934 compare per la prima volta in un cartone animato il personaggio di Paperino.
Se Topolino è comparso nel mondo dei fumetti nel 1930, quattro anni dopo, nel 1934 nacque un personaggio destinato ad un altrettanto fortunatissimo successo: Donald Duck, che in Italia fu ribattezzato con il nome di Paolino Paperino o più semplicemente Paperino. Si tratta di un papero, (un paperino per l'appunto) ideato da Walt Disney e realizzato graficamente da Ub Iwerks, ma è grazie al bravissimo disegnatore Al Tagliaferro che Paperino acquistò quel segno grafico, buffo e caratteristico che contribuì a rendere le strip dell'epoca divertentissime ed esilaranti. Paperino veste perennemente con un abito blu alla marinara, con i bottoni dorati, e un cappellino che gli caratterizza il viso. Inizialmente Paperino fece da spalla a Topolino, ma ben presto Walt Disney si rese conto che un personaggio di queste potenzialità, meritava una testata tutta sua, con delle storie che dovevano vederlo come protagonista indiscusso. Così avvenne e Paperino continua ancora oggi a divertire grandi e bambini con le sue storie simpaticissime e avventurose.
Il successo di Paperino è dovuto principalmente al suo temperamento, diametralmente opposto a quello di Topolino, che rappresenta un po' i difetti di ognuno di noi, infatti è un pasticcione, combinaguai, dispettoso, irascibile, testardo, pigro, fifone, ma si ingegna sempre nel trovare una soluzione che gli eviti un po' di fatica, a volte ci riesce, ma altre volte va incontro ad un mare di guai, complicandosi la vita per una sciocchezza, soprattutto perché è perseguitato da una tremenda e proverbiale sfortuna.
Paperino è stato protagonista di numerosissimi cortometraggi animati e il più delle volte, le storie avevano la funzione di esaltare le caratteristiche della sua personalità. Sono infatti divertentissime le storie che vedono il collerico Paperino alle prese con i suoi nemici di sempre: Cip e Ciop, due innocenti scoiattoli che però rovinano puntualmente le scampagnate organizzate da Paperino. Ma il film d'animazione più importante che vede Paperino protagonista insieme a Josè Carioca è senza dubbio "I tre Caballeros" un film del 1944 ambientato in America latina.
Nel 1937 Paperino fu affiancato da tre personaggi che aggiunsero alla comicità delle storie un pizzico di avventura in più, fu circondato infatti dai tre nipotini molto svegli e in gamba: Huey, Dewey e Louie, che in Italia furono ribattezzati con i nomi di Qui, Quo, Qua.
Inizialmente questi nipotini, un po' come fecero Tip e Tap nei confronti di Topolino, si divertivano a combinare scherzi e dispetti al loro povero zio, che esasperato andava su tutte le furie e alla fine combinava sempre tantissimi guai, più di tutti i nipoti messi insieme. In seguito si rivelarono essere un preziosissimo sostegno nei confronti di Paperino, capaci di tirare fuori lo zio, da situazioni complicatissime, grazie al loro ingegno e al loro intuito. I tre fanno anche parte del corpo di volontari delle Giovani Marmotte (una sorta di associazione Scout) dirette dal Gran Mogol e quando si trovano in difficoltà, consultano il loro immancabile "Manuale", fonte di ricchissimi spunti e di tante risorse per risolvere situazioni tecniche complesse.
Paperino vive in una casettina con giardino nella città di Paperopoli e si arrangia a fare mille mestieri dal pompiere al gelataio, dall' incantatore di serpenti al pescivendolo ecc... Viaggia con una macchinetta rossa e blu in stile "Cabriolet" targata 313, grazie alla quale si avventura in situazioni e storie mozzafiato che entusiasmano e divertono i lettori. Fu comunque dopo la seconda guerra mondiale che alla famiglia dei paperi, si aggiunsero altri bellissimi personaggi, tutti caratterizzati splendidamente da Walt Disney. Nel 1947 grazie al nuovo e talentuoso disegnatore Carl Barks, Walt Disney diede vita, a tantissimi personaggi fra i quali primeggiò senza ombra di dubbio il ricchissimo e avarissimo zio di Paperino: Uncle Scrooge, che in Italia venne chiamato Paperon de Paperoni (da Mario Gentilini, il direttore di Topolino).
Si tratta di un riccone che vive in un rifugio-cassaforte chiamato "Il deposito" contenente tanto denaro da doverlo conteggiare con una unità di misura del tutto eccezionale: il fantastiliardo. Tutti questi soldi riempiono il 90% del deposito e il passatempo preferito di zio Paperone (è così che viene chiamato da Paperino e i suoi nipoti) è quello di tuffarsi dentro a questo mare di monete d'oro, grazie a un trampolino, ma soltanto lui è in grado di tuffarsi in quel modo, infatti qualsiasi altra persona rischierebbe di sbattere la testa e farsi molto male. Durante le sue "nuotate" ama ripetere "mi piace nuotare nel denaro, come un pesce-baleno, scavarci delle gallerie come una talpa e gettarmelo in testa come una doccia!". Zio Paperone è terribilmente avaro e ama accumulare soldi senza spendere un centesimo, né per sé, né tantomeno per Paperino e Qui, Quo, Qua; anzi non perde occasione per sfruttarli e coinvolgerli in situazioni e avventure che dovrebbero andare a suo favore, illudendoli con la promessa di ottenere delle laute ricompense una volta portata a termine la missione. Nonostante sappiano benissimo che questo non accadrà e diffidino enormemente delle promesse dello zio, Paperino e i suoi nipoti hanno il cuore tenero e spesso e volentieri vengono catapultati nelle situazioni senza neanche rendersene conto. Spesso zio Paperone ama raccontare ai suoi nipotini le sue avventure nel Klondike, quando era ancora un povero cercatore d'oro e doveva difendersi da ladri e lestofanti della peggior specie. Ama tutte le monetine del suo deposito dalla prima all'ultima, come se si trattasse delle sue figlie che chiama "sangue del mio sangue", ma quella alla quale tiene di più è sicuramente "la numero uno", cioè la sua prima monetina portafortuna, grazie alla quale sono arrivate in seguito tutte le altre. Questa monetina è presa di mira da una strega che ne ha individuato il suo grande potere magico, si tratta di Amelia la strega che ammalia (Magica De Spell nell'originale americano), una papera vestita di nero, con i capelli lunghi e neri che vola a bordo di una scopa e possiede dei poteri ipnotici. Zio Paperone però sa come difendersi da queste arti magiche e spesso quando vede la strega svolazzare sopra il suo deposito, la prende a cannonate con un vecchio archibugio situato nel terrazzo. Zio Paperone è sempre stato contraddistinto da un paio di favoriti che gli incorniciano il viso e da un paio di occhialini sopra il becco, veste sempre in redingote, ghette, cilindro e bastone da passeggio. Grazie a Carl Barks, che oltre alla realizzazione grafica di molti personaggi, ha scritto anche divertentissime storie, sono stati realizzati diversi capolavori fumettistici come: "Paperino e il gorilla", "Paperino e il mistero degli Incas", "Paperino e il tempo che fu", "Zio Paperone e la gemma anatema".
Se Paperino incarna vizi e virtù dell'uomo medio, zio Paperone rappresenta il tipico capitalista, pronto a sfruttare il lavoro degli altri senza pagarli adeguatamente, anche se bisogna riconoscergli un innato senso degli affari e quando sa di poter ricavare il doppio, non esita a spendere.
Divertono molto i suoi ragionamenti da taccagno, come la sua massima per eccellenza: "il tempo è moneta". Nonostante tutto, Paperone lo zio di Paperino è simpaticissimo proprio perché è sincero e schietto nei suoi difetti che non nasconde dietro a un dito. Uno dei suoi più acerrimi nemici è Rockerduck, un riccone secondo solo a lui nel quantitativo di denaro. E' il suo rivale in affari e i due entrano spesso in competizione quando si tratta di raggiungere per primi un determinato business.
Spesso nelle loro avventure zio Paperone e Paperino per difendere il tesoro del deposito ricorrono alle invenzioni di un loro parente inventore: Gyro Gearloose che in Italia fu inizialmente chiamato con il nome di Giro Ruotalibera, ma che in seguito fu ribattezzato come Archimede Pitagorico, una specie di gufo alto e longilineo, caratterizzato da dei capelli biondi, un cappellino verde e un paio di occhialini sopra il becco. Questo straordinario inventore, cugino di Paperino, riesce a stupirci con le sue ingegnose e fantascientifiche macchine che talvolta sfidano le leggi della fisica e della matematica, riuscendo a catapultare i personaggi persino a ritroso nel tempo oppure nello spazio. E' sempre accompagnato da un piccolo robot con una testa di lampadina che si chiama Edy. Il più delle volte, però Archimede deve inventare dei marchingegni in grado di scoraggiare le iniziative della Banda Bassotti (in americano Beagle Boys), una banda di ladri irriducibili che tentano in mille modi di entrare nel deposito per rubare il denaro di zio Paperone, spesso e volentieri capeggiati dal leader del gruppo: nonno Bassotto, identico agli altri bassotti, con la sola eccezione di una barbetta bianca e una pipa. I bassotti vengono rappresentati graficamente come dei banditi mascherati e provvisti di numero carcerario identificativo (176-176, 176-671, 176-761 e 176-617), ricamato sui loro maglioni rossi.
Molto spesso vengono dissuasi nelle loro iniziative dai mille antifurti elettronici del deposito o dalle cannonate di zio Paperone e la conclusione delle loro avventure, destinate quasi sempre al fallimento è quella di essere rinchiusi in prigione e piangere come bambini. Ma se da una parte zio Paperone rappresenta l'avarizia, Qui, Quo, Qua l'arguzia, Archimede l'ingegno e Paperino la sfortuna esiste un altro Papero che rappresenta in tutto e per tutto la fortuna, stiamo parlando naturalmente di Gastone (Gladstone nell'originale americano) il cugino fortunatissimo di Paperino, che non perde occasione per ostentare i privilegi che gode da parte della dea bendata, cosa che manda su tutte le furie lo sfortunatissimo Paperino. Gastone è bello, ricco ed elegante e potrebbe anche non lavorare in quanto gli capita spesso di trovare qualche portafoglio per strada o di vincere a qualche ricca lotteria.
Così come per Topolino esiste Minnie, anche per Paperino esiste l'eterna fidanzata e questa è Paperina (Daisy Duck), una papera contraddistinta da un grosso fiocco sulla testa e da delle ciglia lunghe e folte. E' molto dolce, ma sa essere anche molto irascibile soprattutto quando Paperino ne combina una delle sue, è dotata di un grande senso pratico e come tutte le donne, riesce a ottenere sempre quello che vuole, quando si mette d'impegno. Cosi come Paperino, ha tre nipotine che sono l'alter ego di Qui, Quo e Qua, con i quali entrano spesso e volentieri in competizione, si chiamano Emy, Evy ed Ely.
Come in molte famiglie, anche in quella dei paperi c'è una nonna, questa è Nonna Papera (Grandma Duck), contraddistinta da una folta crocchia e da un paio di occhiali rettangolari che tiene sopra il becco; è famosa per le sue torte prelibate e per i suoi pranzi sopraffini, che cucina nella sua casa di campagna dove amministra una fattoria.
C'è poi Paperoga, un cugino pigro, distratto e sempre con la testa fra le nuvole, che indossa un maglione e una cuffia rossa e porta dei capelli lunghi e malcurati. Ma così come Pippo può trasformarsi in Super-Pippo anche Paperino possiede un alter ego mascherato, la cui missione è quella del giustiziere mascherato, che ruba ai ricchi per dare ai poveri, stiamo naturalmente parlando di Paperinik, nato nel 1969 dalla fantasia di Elisa Penna. Non tutti però sanno che Paperinik è un personaggio italiano, non è stato perciò ideato da Disney e Carl Barks. Elisa Penna prese spunto dalle tante parodie su Diabolik che imperversavano negli anni '60 ("Totò Diabolicus", "Dorellik" ecc...).
Nonostante la sua ispirazione sia stata Diabolik, Paperinik è un mix di tanti personaggi quali Batman, Zorro, Arsenio Lupin ecc...Tutto ha inizio quando Paperino, vince erroneamente Villa Rose, il covo dell'ex ladro gentiluomo Fantomius (chiaramente ispirato al celebre ladro dai mille travestimenti Fantomas), venendo a conoscenza, tramite un diario, di tutti i segreti e i trucchi del ladro. Chiede aiuto ad Archimede, che ignaro di tutto, contribuisce a realizzare il rifugio sotterraneo, sotto casa di Paperino e tante piccole invenzioni utili all'eroe mascherato, comprese le varie maschere per i tanti travestimenti (proprio come Diabolik). Vestito con una tuta, il mantello e la maschera nera, indossa un paio di stivali con le molle che gli consentono di compiere dei balzi prodigiosi, usa diverse pistole con delle proprietà differenti (raggi paralizzanti, ipnotici ecc....) e possiede tantissimi marchingegni che gli consentono di arrampicarsi, volare, telecomandare ecc..., la stessa macchina 313 può diventare un fantastico bolide volante. Le avventure di Paperinik lo vedono protagonista di una testata tutta sua chiamata PK, le cui avventure e le trame, si discostano molto da quelle originarie del personaggio. Altri personaggi che fanno parte del mondo dei paperi sono: Pico de Paperis, un parente scienziato, Ciccio l'aiutante di Nonna Papera, Brigitta l'innamorata pazza di Paperon de Paperoni, Paperetta YeYe la simpaticissima teenager, Moby Duck il marinaio e il delfino Porpi, Filo gigante e tantissimi altri che sarebbe impossibile elencare tutti. Fra i tanti autori e disegnatori che hanno contribuito al successo italiano di Paperino ricordiamo Giovan Battista Carpi, Romano Scarpa, Claudio Cavazzano, Bruno Pezzin e tantissimi altri.

sabato 15 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 maggio.
Il 15 maggio 1928 debutta in un cartone animato, chiamato "Plane Crazy", un buffo topolino antropomorfo e la sua fidanzata: era nato Topolino.
Mickey Mouse, vero nome di Topolino, nasce da un’idea di Walt Elias Disney (Chicago, 5 dicembre 1901 – Burbank, 15 dicembre 1966), animatore, fumettista, imprenditore e cineasta. Walt Disney stava cercando di farsi strada nel mondo della produzione cinematografica, e si narra che, nel 1928, durante un viaggio di ritorno da New York, deluso per aver perduto in un solo colpo i diritti del personaggio di successo da lui creato, “Oswald the Lucky Rabbit” (Oswald il coniglio fortunato) – e insieme ad esso tutto lo staff del suo studio di Hollywood -  cominciò a pensare ad un nuovo cartone animato che avesse le fattezze di un topolino, proprio come quelli che scorazzavano sulla scrivania del suo studio.
Pensò di chiamarlo Mortimer, ma la moglie di Disney, Lillian, lo consigliò di cambiarlo con un nome meno minaccioso, tipo Mickey Mouse. Fu così che Walt si decise e si mise all’opera, aiutato dall’amico e collaboratore fidato, Ub Iwerks (24 marzo 1901 – 7 luglio 1971), insieme a pochissimi altri.
Lavorarono in segreto al progetto, giorno e notte, finché il 15 maggio 1928, in una proiezione privata, debuttò per la prima volta nel film “Plane Crazy” (- L’aereo pazzo – nel quale compare anche la fidanzata Minnie) il personaggio di Topolino: un topo antropomorfo, con grandi orecchie tonde, una lunga coda, dei calzoncini corti con i bottoni.
Nonostante una discreta accoglienza, nessuno volle distribuire il film del nuovo personaggio. All’epoca era di moda il gatto Felix, un gatto nero e intraprendente, perfetto contraltare del nuovo Topolino.
Senza farsi abbattere, Walt Disney continuò a lavorare e produsse un secondo film, “Gallopin’ Gaucho” (- Il gaucho galoppante – in riferimento al film “The Gaucho”, che Douglas Fairbanks aveva girato nel 1927), in cui Topolino, ancora insieme a Minnie, ha le scarpe ai piedi e un nemico grande e grosso, che però non riesce a sconfiggerlo: il gatto Gambadilegno.
Intanto nel cinema era arrivato il sonoro a soppiantare il muto, e nascevano i primi cosiddetti “talkies”.
Disney non si diede per vinto e lavorò per produrre un altro film con Topolino protagonista, aiutato sempre da Ub Iwerks: “Steamboat Willie” (- Willie del battello a vapore -). Questo cartoon nacque come parodia di una comica di Buster Keaton (Piqua, 4 ottobre 1895 – Los Angeles, 1º febbraio 1966), dal titolo “Steamboat Bill Jr.”, che era uscito nelle sale il 12 maggio del 1928.
Il cartoon fu prodotto con il sonoro sincronizzato, il primo nella storia del cinema. Ma, nonostante questo, non si trovava ancora un distributore. Disney alla fine accettò l’offerta del titolare di una sala di Broadway: il 18 novembre 1928 il film venne proiettato al Colony Theater di New York, insieme al cortometraggio “Gang War”. E quel giorno arrivò il successo ed il consenso unanime di pubblico e critica.
Disney aggiunse il sonoro anche ai due precedenti cortometraggi muti. Era lui stesso a dare la voce al suo personaggio.
Il 1929 fu l’anno in cui esplose il fenomeno negli Stati Uniti. Topolino consolidò il suo successo film dopo film, evolvendosi nell’aspetto (vennero aggiunti i guanti bianchi e le forme si arrotondarono), così come nel carattere: da personaggio di provincia ad ometto intraprendente.
Dopo 15 cortometraggi Topolino era pronto per passare al fumetto. La Kyng Feature Syndacate contattò Walt Disney per le “daily strips”, le strisce quotidiane a fumetti. La prima apparizione risale al 13 gennaio 1930. Le prime erano avventure scanzonate, come quelle proposte nei film. Disney scriveva le storie, Iwerks le disegnava e Win Smith dosava le chine.
Ad un certo punto, Iwerks passò alla concorrenza, Disney era troppo impegnato con i film per occuparsi anche del fumetto, e Smith da solo non riusciva a gestire tutto il lavoro. Così nel maggio 1930 arrivò nella squadra Floyd Gottfredson (Kaysville, 5 maggio 1905 – 22 luglio 1986). Questi ambiva a lavorare nei film, ma Disney lo convinse, assicurandogli che i fumetti sarebbero stati solo un compito temporaneo.
Il 5 maggio 1930 esce “Topolino e la valle della morte”, la storia completa iniziata da Disney e portata a termine da Gottfredson, in cui compaiono anche i nuovi personaggi di Orazio e Clarabella. Lentamente Gottfredson fece maturare il personaggio di Topolino, che da monello di provincia diventò un vero investigatore di città. Così, mentre i cartoon erano incentrati esclusivamente sulla commedia, il fumetto aggiungeva anche l’avventura. E se in seguito Topolino era diventato più simile allo stile di Sherlock Holmes, ai nostri giorni il personaggio ha ritrovato il carisma del topo avventuroso, secondo l’impronta di Gottfredson.
In Italia il fumetto di Topolino fa la sua prima comparsa il 30 marzo 1930,  sul numero 13 del settimanale torinese “Illustrazione del popolo”, in cui fu pubblicata la prima striscia disegnata da Ub Iwerks dal titolo “Le avventure di Topolino nella giungla”. Nel 1932 esce il primo libro illustrato italiano “Sua Altezza Reale il Principe Codarello”.
Il 31 dicembre 1932 esce il primo numero di “Topolino” nel formato di giornale per Nerbini Editore. Sulla scia de “Il Corriere dei Piccoli”, anche “Topolino” aveva cadenza settimanale, e all’inizio c’era un storia con la didascalia in rima scritta da Giove Toppi, il primo autore Disney in Italia. Venivano inoltre pubblicate le strisce di Floyd Gottfredson con delle didascalie in rima, scritte dal direttore del giornale, Paolo Lorenzini (nipote di Carlo Collodi). In questa occasione venne anche assegnato il nome definitivo all’amico strampalato di Topolino: Pippo.
Per problemi burocratici, Nerbini non si era assicurato correttamente i diritti dell’originale americano e, dopo alterne vicende, l’11 agosto 1935 uscì il numero 137 del giornale di “Topolino” con il nuovo editore, Mondadori.
Durante le guerre mondiali fu più volte sospesa la pubblicazione, per motivi di censura. Alla fine degli anni Quaranta i giornali a fumetti che pubblicavano storie a puntate con solo due tavole ad episodio entrarono in crisi. Mondadori però non voleva rinunciare al giornale di “Topolino”, perché insieme ad esso avrebbe perso anche i fruttuosi diritti delle pubblicazioni da libreria. Così fu presa la drastica decisione di cambiare formato e periodicità.
Nel 1949 nacque “Topolino”, il periodico in formato di libretto, dapprima con uscite mensili, poi quindicinali, fino alle settimanali. Il libretto ha ospitato ed ospita le storie più famose, da quelle di Carl Barks ( il creatore della città dei paperi, Paperopoli, e di Paperon de’ Paperoni), a Floyd Gottfredson, a Romano Scarpa, a Giovan Battista Carpi, e molti altri ancora.
A Topolino e al suo creatore sono stati assegnati innumerevoli premi e riconoscimenti. A lui e al suo mondo sono dedicati libri, linee di abbigliamento, giochi, videogame, gadget, serie, film e cartoni, oltre ai parchi divertimento più celebri: Disneyland.

venerdì 1 febbraio 2013

#Toons: #Paperman

© The Walt Disney Company
 La potenza dell'immagine, la suggestione tra bianco e nero, l'evidenza del messaggio. A questo giunge l'analisi razionale di questo cortissimo creato dalla Disney.
 Emozione pura, semplice quotidianità immersa nella fiaba onirica, ritorno al sentimento più genuino.
 Sei minuti di tecnologia d'avanguardia rifinite a mano grazie agli algoritmi di Meander in cui John Kahr spinge lo spettatore alla commozione più sincera.
 Se ne consiglia la visione di buon mattino: non c'è migliore carica per affrontare anche la giornata più dura!

Cerca nel blog

Archivio blog