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martedì 16 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 giugno.
Il 16 giugno 1988 si spegne, a soli 32 anni, Andrea Pazienza, geniale fumettista italiano.
Pazienza nasce a San Benedetto del Tronto figlio di Enrico Pazienza, professore di educazione artistica, e Giuliana Di Cretico. Residente subito a San Severo, la città del padre (nonché quella "del suo pensiero"), vi trascorre l'infanzia, passando le estati con la famiglia a San Menaio, eletta a sua dimora adottiva.
All'età di dodici anni, nel 1968, Pazienza si trasferisce per studio a Pescara, tornando quasi ogni fine settimana a San Severo, dove continua a frequentare gli amici di sempre e a lasciare tracce della sua genialità, tra l'altro realizzando le scenografie di alcuni spettacoli presso il Teatro Verdi. Nella città abruzzese si iscrive al liceo artistico e stringe amicizia con l'autore di fumetti Tanino Liberatore. In questi anni crea i suoi primi fumetti, in parte tuttora inediti, e realizza una serie di dipinti; collabora, inoltre, col Laboratorio Comune d'Arte "Convergenze", che dal 1973 espone i suoi lavori in mostre sia collettive sia personali.
Nel 1974 si iscrive al DAMS di Bologna che lascia a due esami dalla laurea. Vive gli anni della contestazione giovanile bolognese, che fanno da sfondo al fumetto Le straordinarie avventure di Pentothal, primo lavoro di Pazienza pubblicato (Alter Alter, 1977). In quella facoltà incontra altri artisti e scrittori come: Pier Vittorio Tondelli, Enrico Palandri, Gian Ruggero Manzoni, Freak Antoni. Nel 1977 con Filippo Scòzzari entra a far parte del gruppo che realizza la rivista «Cannibale», fondata da Stefano Tamburini e Massimo Mattioli, a cui si unirà in seguito Tanino Liberatore. Dal 1979 al 1981 collabora col settimanale di satira Il Male. Col gruppo di Cannibale e con Vincenzo Sparagna, fonda nel 1980 il mensile Frigidaire, sulle cui pagine fa la sua comparsa Zanardi. La collaborazione con Frigidaire rivela un Pazienza, per quanto insofferente delle scadenze e delle pressioni editoriali, autore estremamente prolifico. Nel soli primi mesi di vita della rivista, realizza soggetti e disegni per decine di storie in bianco e nero, a colori, e persino con tecniche miste. Tra i personaggi, Francesco Stella, L'investigatore senza nome, Pertini (per un albo speciale disegnato in tre giorni - dice Pazienza). Realizza anche molte copertine di dischi, un calendario, alcuni poster, e molti spot grafici. Inoltre omaggia Tamburini e Scòzzari di simpatiche collaborazioni, ed illustra articoli e racconti, su richiesta del direttore Sparagna. Già star del fumetto, non disdegna contributi di autori meno noti nelle sue storie (Nicola Corona, Marcello D'Angelo, un pool di coloristi per l'albo Zanardi).
Pazienza si dedica anche all'insegnamento, dapprima presso la Libera Università di Alcatraz (Santa Cristina di Gubbio) di Dario Fo (coordinata dal figlio Jacopo). Quindi nel 1983 partecipa a Bologna alla Scuola di Fumetto e Arti Grafiche Zio Feininger, fondata da Brolli e Igort in collaborazione con l'Arci locale, e insegna a fianco di Magnus, Lorenzo Mattotti, Silvio Cadelo e altri. Qui tiene personalmente un corso fino al giugno del 1984 (tra gli allievi Francesca Ghermandi, Alberto Rapisarda, Enrico Fornaroli e Sauro Turroni), raccontando quell'esperienza di insegnante qualche anno più tardi nel romanzo grafico Pompeo.
Lungi dal limitarsi al fumetto ed esprimendosi nei più diversi ambiti della grafica, Pazienza firma, in questi anni, manifesti cinematografici (tra cui quello della Città delle donne di Fellini nel 1980, e quello per Lontano da dove, regia di Stefania Casini e Francesca Marciano, nel 1983), videoclip (Milano e Vincenzo di Alberto Fortis e Michelle dei Beatles per il programma di Rai Uno Mister Fantasy), copertine di dischi (come Robinson di Roberto Vecchioni e S.o.S brothers di Enzo Avitabile) e campagne pubblicitarie. Lavora anche per l'amato mondo del teatro, realizzando scenografie e ideando locandine.
Il crescente successo riscontrato in campo grafico non gli impedisce di dipingere. Espone nuove opere sia nel 1982, in occasione della rassegna Registrazione di Frequenza presso la Galleria Comunale d'Arte Moderna di Bologna, sia nel 1983, presso la galleria milanese Nuages e alla mostra Nuvole a go-go presso il Palazzo delle Esposizioni di Roma (con Francesco Tullio Altan e Pablo Echaurren). Inoltre, decora con pitture murali l'aula del Polo Didattico della Facoltà di Lettere di Genova, e realizza il gigantesco Zanardi equestre a Cesena.
Se in questi anni Pazienza incontra una grande fama grazie al suo lavoro, contemporaneamente ne conosce anche i lati oscuri, che progressivamente lo distruggeranno: le droghe, in particolar modo l'eroina, entrano nella sua vita, alternandosi tra periodi in cui egli riesce a distaccarsene, e periodi in cui non riesce a farne a meno. È proprio a causa di ciò che ben presto viene bollato come "tossico", (anche se lui stesso, come testimonia una video-intervista a Red Ronnie del 1984, amava scherzarci sopra), lavora di meno e viene abbandonato dalla fidanzata storica.
Trasferitosi a Montepulciano nel 1984 e apparentemente disintossicato, nel giugno 1985 conosce la fumettista Marina Comandini e, un anno dopo, la sposa. Nel frattempo continua a collaborare con le più importanti riviste italiane del fumetto, tra cui «Linus», e partecipa alla creazione del mensile Frizzer (che si affianca a Frigidaire). Collabora inoltre alla rivista Tempi Supplementari e, dal 1986, anche con «Avaj», supplemento al mensile Linus, con «Tango», supplemento del quotidiano L'Unità, con Zut, rivista satirica diretta da Vincino, e con Comic Art. Nel 1987 firma la scenografia dello spettacolo di danza Dai colli del coreografo Giorgio Rossi, e collabora alla sceneggiatura de Il piccolo diavolo di Roberto Benigni (il comico non accredita il contributo di Pazienza, ma gli dedica l'intero film uscito postumo). È a Montepulciano che nascono opere legate alla sua crescente passione per la poesia e la storia: Pompeo, Campofame da un poema di Robinson Jeffers, Astarte.
Nella notte del 16 giugno 1988 si spegne improvvisamente a Montepulciano. Le cause precise della morte non furono mai rese note. Alcune testimonianze parlano di un ritorno all'eroina, da cui era riuscito ad allontanarsi da tempo, e di una morte dovuta ad un'overdose.
Pochi giorni dopo la sua scomparsa, si apre a Peschici, postuma, la prima mostra che avrebbe dovuto tenere insieme al padre Enrico.
È sepolto nel cimitero di San Severo. Aveva detto al padre: "Se mi dovesse succedere qualcosa, voglio solo un po' di terra a San Severo, e un albero sopra".

sabato 1 novembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il primo novembre.

Il primo novembre 1962 esce nelle edicole il fumetto Diabolik.

È impossibile raccontare la storia del fumetto di Diabolik senza partire dalla particolarità della vicenda delle sue creatrici. Angela Giussani e Luciana Giussani sono due signore borghesi di Milano, belle e colte, che d'un tratto nella loro vita si lanciano in un'impresa senza precedenti.

Angela Giussani nasce a Milano il 10 giugno 1922. Delle due sorelle è la più forte e intraprendente. In contrapposizione al costume corrente, infatti, negli Anni Cinquanta, guida l'auto e ha addirittura il brevetto di pilota di aerei.

È modella, giornalista e redattrice. Sposata all'editore Gino Sansoni dedica tutta la sua vita a Diabolik e alla casa editrice Astorina che dirige fino alla morte, avvenuta il 10 febbraio 1987 a Milano.

Di sei anni più piccola, Luciana nasce a Milano il 19 aprile 1928: lei è razionale e concreta. Appena diplomata, lavora come impiegata presso una nota fabbrica di aspirapolveri. Presto, però, lavoro al fianco della sorella nella redazione di Diabolik e si appassiona indissolubilmente all'avventura letteraria di Angela.

Luciana dirige la casa editrice dopo la scomparsa di Angela e firma le pagine di Diabolik fino alla sua dipartita, avvenuta a Milano il 31 marzo 2001.

Il primo numero di Diabolik esce il 1° novembre 1962. Costa 150 lire e si intitola "Il re del terrore". Il personaggio di Diabolik possiede da subito le caratteristiche per cui è celebre: ladro ingegnoso, capace di mirabolanti travestimenti supportati da maschere sottilissime inventate da lui stesso.

Nel primo numero c'è anche il suo alter ego, l'ispettore Ginko: integerrimo e professionale.

Il giorno che Diabolik deciderà di uccidermi, nessuno potrà venirmi in aiuto. Saremo io e lui da soli.

(Ginko, da Atroce vendetta, 1963)

Innovativo, inoltre, anche il formato dell'albo: tascabile. Pare che le sorelle Giussani scelsero questa misura pensando in modo particolare ai viaggiatori in treno, che vedevano affrettarsi tutti i giorni sotto la loro finestra, in zona stazione centrale a Milano.

Diabolik è un ladro di professione. Si lancia in furti di preziosi e ingenti somme di denaro. A fronte dell'attività criminosa, Diabolik è ligio ad un codice d'onore molto ferreo che premia amicizia, riconoscenza e tutela dei più deboli a sfavore, invece, di mafiosi e malavitosi.

Della biografia di Diabolik si apprende, come fosse un prequel, in "Diabolik, chi sei?" del 1968. Salvato da un naufragio, il piccolo Diabolik viene allevato da una banda internazionale facente capo a un certo King.

In questo contesto apprende lingue e tecniche criminose. Diventa un esperto nel campo della chimica: da qui le note maschere, asso nella manica dei memorabili travestimenti.

Sono proprio queste maschere che gli rendono nemico King: quando gliele vuole sottrarre, Diabolik lo affronta, lo uccide e fugge. Ancora in fatto di "prequel", nell'episodio "Gli anni perduti nel sangue" del 2006 si legge di una stagione di apprendimento di tecniche di combattimento in Oriente, prima di trasferirsi definitivamente a Clerville, città in cui abita nella saga.

Al fianco di Diabolik, compagna di vita e di misfatti è Eva Kant, conosciuta nel terzo episodio, dal titolo "L'arresto di Diabolik" (1963). Questo episodio inoltre, fu causa di una prima serie di denunce e processi penali dei quali furono oggetto Diabolik e altri epigoni negli anni sessanta. Angela Giussani, al fine di promuovere la nuova testata, aveva avuto l'idea di distribuirne copie omaggio ai ragazzi delle scuole medie e questo venne visto come un tentativo di traviamento della gioventù. Ne seguì un processo che, il 6 luglio 1964, assolse Angela Giussani dal reato di incitamento alla corruzione anche perché, si legge nella motivazione della sentenza, nella copertina il personaggio compariva con le manette ai polsi e sullo sfondo di una lugubre ghigliottina, la qual cosa induceva a pensare che il criminale avrebbe pagato per le sue colpe.

Bionda e bellissima, Eva Kant è vedova di Lord Anthony Kant, morto in circostanze sospette. È fredda e determinata ma, al contempo, sensuale e raffinata.

Lo storytelling di questa partner è stato sempre più approfondito nel tempo al punto che Eva è divenuta protagonista di alcuni numeri e altre iniziative editoriali legate al personaggio. Questa sorta di spin off è culminato nell'albo "Eva Kant - Quando Diabolik non c'era" uscito nel 2003.

La grande notorietà del personaggio ha fatto sì che non vivesse più esclusivamente nel regno dei fumetti. Diabolik, infatti, è apparso per 5 volte come protagonista sul grande schermo: nel 1968 in "Diabolik" di Mario Bava, nel 2019 nel primo di tre lungometraggi firmati dai Manetti Bros e, infine, nel documentario "Diabolik sono io", sempre del 2019, diretto da Giancarlo Soldi.

Al ladro gentile delle sorelle Giussani, poi, è stata anche dedicata una serie tv, nel 2000, intitolata sempre "Diabolik". In fatto di letteratura, sono stati pubblicati una collana intitolata "Romanzi di Diabolik" e quattro libri firmati da Andrea Carlo Cappi. Infine, è apparso in spot pubblicitari, nel radiofumetto di RaiRadio2 ed è stato al centro di alcuni videogames.

martedì 30 settembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 30 settembre.

Il 30 settembre 1935 il celebre eroe del fumetto "Dick Tracy" diventa un giallo radiofonico.

Gli Stati Uniti del 1931 erano un paese difficile, sconvolto dalla criminalità organizzata che, preso l’avvio con l’entrata in vigore del 180 Emendamento alla Costituzione e con il Volstead Act (proibizionismo), aveva ormai abbracciato con i suoi lunghi tentacoli tutti i settori della vita economica e sociale, dovunque ci fossero possibilità speculative: vendita di alcolici, gioco d’azzardo, prostituzione, « protezione » di aziende commerciali e di negozi, droga ecc. La polizia, in gran parte prezzolata dai malviventi, era praticamente inefficace e lavorava nella più completa corruzione.

Rapine, estorsioni, scandali a ripetizione sconvolgevano la vita quotidiana: il governo non poteva che predicare il ritorno alla legalità, ma erano parole disperse al vento. Roosevelt stava preparando la sua scalata alla Casa Bianca con un programma di risanamento politico e sociale, ma l’opinione pubblica era talmente sconvolta e tanto poco ottimista nei riguardi di una soluzione legale, che la situazione pareva priva di una via d’uscita.

Eppure fu proprio intorno al 1931 che qualcosa cambiò: fu in quell’anno che il giudice Wilkinson riuscì a far condannare Al Capone per evasione fiscale: un anno prima lo scrittore Dashiell Hammett aveva pubblicato The Maltese Falcon creando l’emblematico personaggio di Sam Spade e denunciando gli intrallazzi che favorivano l’attività dei gangster. L’opinione pubblica incominciava a vedere dunque uno spiraglio, ma la fiducia nella polizia era pressoché nulla. Fu in questa atmosfera che il 4 ottobre 1931, sul Detroit Mirror, apparve una tavola domenicale di fumetti con un nuovo personaggio, un certo Dick Tracy, firmata dal disegnatore Chester Gould.

Era un brevissimo episodio di soli dodici quadretti. Nel primo si vedeva un signore distinto in vestaglia da camera con la cornetta del telefono all’orecchio, che diceva: « Yeah, this is Tracy! » (« Sì, qui è Tracy »). Stava parlando con il capo della polizia che chiedeva la sua testimonianza per riconoscere un malfattore che la sera prima aveva partecipato ad una rapina. Nel terzo quadretto Tracy era a bordo di un taxi e ragionava: « Da come ha schivato quel mio pugno, deve essere senz’altro un pugile professionista ».

Nel successivo confronto all’americana, Tracy non riconosceva il suo uomo ma, posti gli occhi su una donna rinchiusa in una cella, la faceva liberare e le sferrava un pugno alla mascella. La pronta schivata permetteva a Tracy di smascherare il farabutto travestito da donna, un certo Pinkie l’Accoltellatore (Pinkie the Stabber), il primo « campione » della lunga galleria di malfattori catturati da Dick Tracy.

Dopo l’esordio del 4 ottobre, il 12 ottobre Dick Tracy diventava protagonista di una prima lunga avventura sul Daily News apportando a Chester Gould in breve tempo un notevole successo.

Ma chi era Chester Gould e come era nato Dick Tracy? Figlio di Gilbert Gould, direttore del settimanale Advance Democrat di Stillwater, Chester era nato il 20 novembre 1900 a Pawnee, nell’Oklahoma. Cresciuto nell’ambiente giornalistico e con una naturale inclinazione al disegno, a sette anni faceva già i suoi piccoli lavori per il Courier Dispatch di Pawnee.

Per desiderio del padre, Chester Gould iniziò a studiare legge presso l’A & M College dell’Oklahoma trasferendosi ad Oklahoma City, dove collaborò come disegnatore sportivo al giornale The Tulsa. Nel 1921 si spostò quindi a Chicago dove si sposò una prima volta e dove portò a termine i suoi studi alla Northwestern University, laureandosi in economia e commercio.

Iniziò così la sua attività di disegnatore presso l’American Journal di William Randolph Hearst e dal 1923 presso il Daily News di Chicago, conoscendo il capitano Joseph Medill Patterson, direttore editoriale, scopritore di talenti e capo del New York News Syndicate. Fu a Patterson che Gould propose per otto lunghi anni non meno di sessanta nuovi personaggi da realizzare a fumetti, senza mai riuscire a sfondare, se si eccettua una striscia quotidiana intitolata Fillum Fables (satira sul mondo del cinema), che ebbe però breve vita.

Il colpo di fortuna giunse nell’agosto 1931, quando il capitano Patterson, sulla base di una proposta di Gould, suggerì al disegnatore di creare un nuovo personaggio, poliziotto privato, che ben si sarebbe inquadrato nella campagna di rivincita della legge contro la malavita imperante.

« Decisi » ha dichiarato una volta Chester Gould « che se la polizia non riusciva a fermare i gangster, avrei creato io chi lo avrebbe fatto! » Il 1 settembre Gould si presentò al capitano Patterson con un plico di disegni: il materiale per un mese e mezzo di strisce del nuovo personaggio Plainclothes Tracy.

Patterson tirò un tratto di matita sul nome Plainclothes (« in abiti borghesi ») e battezzò il personaggio Dick, diminutivo di Richard, che nel gergo stava ad indicare un poliziotto privato, e approvò incondizionatamente le caratteristiche che Gould aveva dato al suo character.

Dopo l’esordio con la tavola domenicale del 4 ottobre 1931 che abbiamo sopra descritto, Gould diede il via alla prima lunga avventura nella quale vennero poste le basi dell’attività di Dick Tracy. Il poliziotto fa visita al droghiere Mister Trueheart che sta chiudendo il suo negozio e viene invitato a cena; la figlia del droghiere, Tess Trueheart, è l’innamorata di Tracy.

« Ciao Tess… sei un incantol » la saluta, e lei risponde: « Lo sono per il mio migliore boyfriend! Su sbrigatevi, sarete affamati! ».

I due giovani e i signori Trueheart si fanno quindi una bella cenetta, al termine della quale Dick Tracy e Tess si appartano e decidono di annunciare la loro decisione di sposarsi.

Si apprestano a festeggiare l’evento, quando sulla porta di casa si presentano due uomini mascherati (sono Crutch e un altro tirapiedi, entrambi della banda di Big Boy) che chiedono la consegna dei soldi di casa. Il droghiere si ribella ed è colpito a morte: Dick Tracy viene atterrato e stordito; i due gangster prendono il malloppo e si portano via come ostaggio la tenera Tess.

Quando Tracy rinviene, pronuncia il suo giuramento: « Tess, sul corpo di tuo padre giuro che ti troverò e vendicherò tutto questo… lo giuro! » e, pochi minuti dopo, il capo della polizia gli chiede: « Tracy, che ne direbbe di entrare nella nostra squadra in borghese? Penso che sarebbe di grande aiuto per trovare Tess Trueheart e gli assassini di suo padre! » e Tracy risponde: « Mi ha tolto la parola di bocca, capo! ».

Così inizia la prima missione del poliziotto privato, che riuscirà naturalmente a salvare Tess e a mettere in gattabuia Big Boy e i suoi uomini.

In una storia del 1932 un altro importante personaggio si unisce alla coppia: è un ragazzo di dieci anni, sfruttato da un certo Steve, un incallito tagliaborse che lo incarica di piccoli furti per sbarcare il lunario.

Il monello viene catturato da Tracy e passa subito dalla sua parte aiutandolo a sgominare Steve e compari. Vorrà poi essere adottato dal detective ed essere chiamato Dick Tracy Junior, più brevemente Junior.

« Fino ad allora » ha scritto Chester Gould « non si era mai visto nei fumetti un detective che, come Dick Tracy, si battesse faccia a faccia con i criminali, imboccando, per decidere la contesa, la scorciatoia del piombo. Era anche la prima volta che il fumetto rappresentava nei particolari la turpitudine del crimine: omicidi, rapimenti, risse, sparatorie.

Ci vollero un paio di mesi perché Dick Tracy si affermasse, ma poi esplose come un fuoco d’artificio. »

Il successo, infatti, fu strepitoso: il poliziotto di Gould rappresentava la rivincita della legge, sia pure attraverso il contributo di un privato cittadino, contro la malavita imperante, e il fatto che Tracy fosse stato mosso dal desiderio di una vendetta personale passava in secondo piano, perché Tracy rappresentava comunque la giustizia impegnata a battere gangster d'ogni risma, intenti a compiere efferatezze di ogni genere e disposti ai rimedi più drastici pur di contrastare il passo al nostro personaggio.

Tra le macchiette, per certi versi simpatiche, anche se grottesche, che Chester Gould oppose per quarant’anni al suo poliziotto, vale la pena di ricordarne alcune: da Alec Penn (1931) al playboy Kennet Grebb (1932), all’indomito Big Boy (1933), che riuscirà a mettere nei guai Dick Tracy con la giustizia, a Larceny Lu, regina della malavita, all’avvocato Spaldoni (legale di Jimmy White, capo di una banda di minorenni) a Frank Redrum (l’uomo senza faccia del 1936), al mercante d’armi Karpse (1938), a Edward Nuremoh (un profittatore che insidiò a Tracy la fidanzata Tess).

Nel 1940 Tracy dovette lottare contro una straordinaria coppia: il nano Jerome che compiva le sue imprese fuggendo a cavallo di un San Bernardo e la mastodontica Mama, una specie di mezzana adiposa, maniaca dì gioielli e di cioccolatini, che quando venne arrestata fece dire allo sceriffo: « Vacca! Guarda che faccia! … ».

Nello stesso 1940 Tracy ebbe come antagonista un certo Krome, specializzato nel trasformare i giocattoli in trappole mortali, mentre nel 1941 fece furore il gangster Talpa che, per non smentire il suo soprannome, viveva ed agiva esclusivamente nei sotterranei.

Nel 1942, con l’assistenza del poliziotto Pat, che fin dalle prime avventure gli faceva da aiutante, Dick Tracy affrontò una coppia di tremendi lestofanti, Jacques (proprietario di un night club) e il fratello B. B. Eyes, borsaro nero di copertoni, che fece di tutto per eliminare Tracy, tra l’altro seppellendolo anche in un cilindro di paraffina fusa. Si scontrò poi con Clarke Van Dyke, sosia dell’attore Yollman, che tentava di sostituirsi a lui dopo averlo fatto ipnotizzare, e quindi con il discografico Amard e con il suo socio Tigre Lilly, dalla faccia butterata, che era a capo di una banda di criminali che organizzava colossali imbrogli.

La galleria degli straordinari avversari di Tracy si arricchì nel 1942 anche di Pruneface (Faccia di Prugna), un sabotatore al servizio di una potenza nemica, e così il nostro detective poté dare il suo contributo alla causa americana nella seconda guerra mondiale.

Nel 1943 Tracy si dedicò al ritrovamento di un piccolo bimbo biondo, chiamato Johnny, che si era perso cadendo dal camion sul quale viaggiava con i suoi genitori. Toccò poi a « 88 Tasti », un pianista che cercava di arrotondare il suo stipendio facendo il killer professionista, e alla ripugnante vedova di Faccia di Prugna che tentò invano di vendicare il marito e che andava in giro con il volto coperto da una maschera.

I successivi avversari di Tracy furono Laffy e l’assassino professionista Flattop, caratterizzato da una faccia trapezoidale e da una boccuccia a bocciolo di rosa. Ma uno dei più caratteristici nemici apparve nel 1944: un tic nervoso gli dava un continuo tremito e per questo veniva soprannominato Shaky, cioè Tremolio. Fu anche lui battuto in modo irrimediabile e morì congelato in una buca, dopo aver tentato in cento modi di eliminare Tracy.

La galleria si arricchì di mese in mese e di anno in anno: nel 1945 fu la volta di Itchy, un racketeer che tentò di far morire Tracy di fame; nel 1946 di Influence, un assassino che ipnotizzava le sue vittime grazie a speciali lenti a contatto; nel 1948 di Mister Volts che amava eliminare i suoi avversari con scariche elettriche; nel 1949 di Sketch Paree che soffocava tutte le sue vittime con una maschera. Fu proprio nel 1949, mentre stava affrontando il suo ennesimo avversario (un certo Wormy con il viso perpetuamente avvolto nel fumo della sua sigaretta), che nella vita di Dick Tracy si verificò un avvenimento fondamentale: lo sposalizio con la sua eterna fidanzata Tess Trueheart.

La cosa fu ed è singolare perché raramente gli eroi dei fumetti sposano la loro fidanzata, ma evidentemente Dick Tracy non aveva paura di nulla, tant’è vero che due anni dopo Tess metteva al mondo la sua unica e adorabile figlioletta, Bonny Braids (in italiano Bonny Treccina) che, manco a dirlo, venne subito coinvolta in una avventura di cui fu protagonista la fotografa ladra Crewy Lou.

Scorrendo i successivi dossiers di Tracy troviamo, tra i « cattivi », tipi sempre più strambi: Tonsils, un cantante specializzato in un’unica canzone, Open Mind con la mania dei fiori, le sorelle Kitten acrobate criminali, Headache, un assassino tormentato dal continuo mal di capo, Rhodent, altro collezionista di reati con il complesso della sua testa a becco di uccello, Nah-Tay specializzato nel ridurre a proporzioni minime i crani dei suoi avversari.

E’ insomma una galleria lunga e inesauribile nella quale si sono allineati nuovi personaggi, tutti, come abbiamo visto finora, caratterizzati da qualche difetto fisico o mentale, quasi a sottolineare il fatto (in linea con le più moderne teorie scientifiche) che la criminalità non è altro che una malattia. Ma è certo che i « recuperati » di Tracy si contano sulle dita e che la medicina da lui preferita per quel genere di ammalati è sempre una pallottola in testa.

Nel 1964, Junior, il monello che si era unito a Tracy nel 1932, si è sposato con Moon Maid, una ragazza selenita, figlia del governatore della Luna, che periodicamente ha bisogno di raggi solari per rinvigorirsi e che ha introdotto nelle strisce di Gould l’ormai immancabile ingrediente fantascientifico.

La crociata di Dick Tracy contro la criminalità continuò con lo stesso accanimento dell’epoca del proibizionismo e di Scarface; in tutti quegli anni il nostro detective ha sempre adottato i più moderni ritrovati scientifici.

Nel 1946, per esempio, ha iniziato ad usare una ricetrasmittente da polso e pochi anni più tardi vi ha fatto anche inserire un televisore piccolo come il quadrante di un orologio; si vale normalmente di un impianto televisivo a circuito chiuso e degli apparecchi più raffinati per l’individuazione e l’identificazione delle impronte digitali; frequenta stabilmente il laboratorio della polizia scientifica, al punto che per molti anni nelle strisce quotidiane e nelle tavole domenicali era spesso presente una vignetta contrassegnata dal titolo « Crimestoppers », nella quale venivano forniti ai lettori i rudimenti scientifici delle procedure adottate dalla polizia e venivano presentati gli ultimi ritrovati tecnici.

Chester Gould si ritirò nel 1977, e Dick Tracy fu portato avanti da Rick Fletcher e Max Allan Collins. Il vignettista si spense a Woodstock l'11 maggio 1985.


mercoledì 10 gennaio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 gennaio.
Il 10 gennaio 1929 debutta in Francia il personaggio di Tintin, un fumetto che sarà pubblicato in oltre 200 milioni di copie e in più di 40 lingue.
Tintin viene ideato e realizzato graficamente nel 1929 dal disegnatore belga Georges Rèmi che si firma Hergè, per il settimanale francese a fumetti Le Petit Vingtième, un supplemento del quotidiano cattolico Le Vingtième Siècle. Tintin rappresenta una vera e propria icona del fumetto mondiale ed in particolare del fumetto franco-belga, infatti la serie a fumetti costituita da ben 24 pubblicazioni tutte firmate da Hergè, ha riscosso un grandissimo successo soprattutto in Francia tale per cui gli è stata costruita una statua di cera per il museo Grévin di Parigi.
Tintin è un giovane reporter dall'intelligenza e dall'intuito degno dei migliori detective, ed è caratterizzato da un ciuffo di capelli rossi, un maglione, un paio di pantaloni alla zuava e una testa ovale con due occhi molto piccoli, ma vispi ed espressivi. Nonostante lo stile del fumetto potrebbe sembrare di tipo umoristico, Tintin è il protagonista di bellissimi fumetti avventurosi, con storie ambientate in ogni parte del mondo: Europa, estremo Oriente, Russia, medio Oriente, Africa, America e perfino sulla luna. Insieme al suo inseparabile cane Milou, un fox-terrier bianco molto intelligente, viene continuamente coinvolto in complicate storie poliziesche, in enigmatici misteri archeologici, in intricati spionaggi internazionali e in lotte contro criminali inafferrabili.
In queste avventure compaiono dei personaggi molto caratteristici, che molto spesso danno una mano e contribuiscono alla risoluzione di casi intricati e situazioni pericolose nelle quali è coinvolto il nostro Tintin. Ricordiamo il Capitano Haddock, un classico lupo di mare con berretto e con pipa, burbero e rissoso, ma generosissimo e grande amico di Tintin. Ci sono poi due gemelli poliziotti in borghese , Dupont e Dupont, perfettamente uguali, che si vantano di essere dei detective super esperti, ma che il più delle volte si mettono nei pasticci. Grande amico di Tintin è anche il professor Tournesol, che nella traduzione italiana viene chiamato il professor Tornasole, uno scienziato, (rassomigliante a Piccard colui che volò con la mongolfiera più in alto di tutti) in grado di realizzare delle invenzioni sbalorditive, ma che al tempo stesso è molto distratto e imprevedibile.
Fra le tante pubblicazioni a fumetti ricordiamo "Le avventure di Tintin - La stella misteriosa" ispirato ai racconti di Giulio Verne, "Le avventure di Tintin - I sigari del faraone" ambientato in Egitto, "Le avventure di Tintin - Obiettivo Luna", "Le avventure di Tintin - Il tesoro di Rakam il Rosso", "Le avventure di Tintin - Il tempio del sole", "Le avventure di Tintin - Tintin in Tibet" considerato un vero capolavoro fumettistico, "Le avventure di Tintin - I gioielli della Castafiore" dove conosceremo la cantante lirica Castafiore, fino ad arrivare all'ultimo racconto di Hergè "Tintin e i picaros". In verità l'ultima storia sarebbe stata "Tintin e l'Alph-art", ma purtroppo questa e rimasta un incompiuta a causa della scomparsa del autore nel 1983. Ogni pubblicazione a fumetti di Tintin è un tuffo nell'avventura classica, dove troviamo combattimenti con i banditi, ambientazioni esotiche, misteri da risolvere, tesori da trovare, e situazioni pericolose dalle quali uscirne fuori con l'uso dell'astuzia.
Su Tintin sono stati realizzati oltre a numerosi cartoni animati, che i giovani del 1978 hanno potuto ammirare nella celebre trasmissione "Supergulp - fumetti in tv", anche due film interpretati da Jean-Pierre Talbot nel ruolo di Tintin: "Tintin et le mystère de la toison d'or" del 1962 con regia di Jean-Jacques Vierne e "Tintin et les oranges bleues" del 1964 con regia di Philippe Condroye. Persino Spielberg in persona ha realizzato un film animato basato sul personaggio nel 2011, "Le avventure di Tintin - Il segreto dell'unicorno", basato su 3 albi della serie a fumetti; Spielberg infatti sostiene che il suo immaginario cinematografico è stato alimentato anche dalle avventure di Tintin. Bisogna aggiungere che lo stesso stile grafico di Tintin ha influenzato gran parte del fumetto franco-belga e non solo, infatti basta dare un'occhiata anche alle ultime serie animate di produzione francese per rendersene conto, ad esempio "Ai confini dell'universo" o "Siamo fatti così, esplorando il corpo umano".

venerdì 29 settembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 settembre.
Il 29 settembre 1964 Mafalda, il famoso fumetto di Quino, appare sui giornali.
Tutti conoscerete Mafalda, curiosa bambina dai folti capelli nero corvino, che fu creata nel 1964 dal disegnatore argentino Joaquin Salvador Lavado, in arte Quino.
In Italia Mafalda approdò nel 1969 (in piena contestazione politica e sociale), ad opera della Bompiani che pubblicò il libro "Mafalda la contestataria", con un'introduzione di Umberto Eco (niente poco di meno!). Quino nasce nel 1932 a Mendoza; negl'anni della sua infanzia, dopo aver visto alcune tavole dello zio Joaquin Tejon (noto disegnatore e grafico), scoprì di voler diventare un disegnatore. In seguito frequenterà l'Accademia delle Belle Arti, senza però concluderla. Intorno agli anni 50 Joaquin si trasferirà a Buenos Aires per tentare la fortuna come disegnatore di fumetti satirici e umoristici, ma per qualche anno rimarrà nell'anonimato.
Soltanto nel 1954 egli incontrerà il consenso del pubblico con alcuni lavori pubblicati nella rivista settimanale "Esto es". Ma sarà la piccola Mafalda a conferirgli fama e successo internazionale. Mafalda fu ideata come sponsor per il lancio di una linea di elettrodomestici, chiamati Mansfield (pertanto il nome del personaggio doveva mettere in risalto le iniziali MA). La campagna pubblicitaria, commissionata dalla Agens Pubblicidas non fu portata a termine. Ugualmente Quino, ispirato dalla sua creazione, lavorò a definirne il carattere: subito il suo personaggio prese ad avere un'anima che di lì a poco avrebbe conquistato milioni di lettori. Infatti le storie di Mafalda esordiscono nel settimanale "Primera Plam", per poi passare ad un prestigioso quotidiano, "El Mundo".
Ma nel 1973 Quino, nonostante il confermato successo, decise di mettere la parola fine sugli episodi della nostra piccola amica; la quale tuttavia continuerà a vivere mediante numerose ristampe e campagne sociali (ad esempio per l'Unicef). Sarà nel 1993 che la società iberica Mafalda D.G Producciones S.A, in collaborazione con Televisiones Espaniolas, rielaborerà le strisce di Mafalda, realizzando 104 episodi in cartone animato (della durata di un minuto diretti da Juan Padron); gli stessi in Italia verranno trasmessi su Raidue. Mafalda è una pestifera bambina di circa sei, sette anni che vive a Buenos Aires, ha un fratellino Guille, che le fa spesso da complice. Il papà lavora come impiegato e ha la passione del giardinaggio, mentre la mamma fa la casalinga. Con la madre Mafalda intrattiene complicate conversazioni, perché proprio non riesce a mandar giù la minestra (e quante altre cose!). La stessa pur essendo molto critica e contestataria (mette spesso a disagio gli adulti con le sue domande acute e intelligenti, così come le sue considerazioni, per quanto confuse, sono così stringenti che inevitabilmente mettono a nudo la verità, seppure con un certo umorismo) incuriosisce, fa riflettere e conquista i suoi lettori, con la sua acuta capacità di osservare la realtà.
Mafalda avversa profondamente la banalità degli adulti, il loro modo superficiale di affrontare i problemi ( per non parlare poi del fatto che non prendono quasi mai in seria considerazione i pensieri e le riflessioni dei bambini!); Mafalda inoltre ama ascoltare il notiziario alla radio e sente molto i problemi che affliggono il mondo, come la guerra (che odia e trova del tutto ingiustificata), la fame nel mondo, il razzismo e qualsiasi altra forma di ingiustizia e ineguaglianza sociale. Per questo lei si prende cura con devozione di un mappamondo, convinta in tal modo di guarire i mali del mondo e infondergli un po' di buon senso. Tra i suoi desideri una sana democrazia, l'uguaglianza e la parità di diritti fra tutti gli uomini. Mafalda da grande vorrebbe andare all'Università e diventare un interprete, così da lavorare per l'Onu come diplomatica e intermediaria… Non stupisce il fatto che questa simpatica bambina sui generis abbia conquistato il mondo e sia divenuta un simbolo per quanti sono stati impegnati (e tutt'ora si impegnano) per ottenere la parità dei diritti; per riscattare i bambini maltrattati e sfruttati, risollevandoli alla giusta dignità. Non dimentichiamo gli amici e coetanei di Mafalda: Manolito, figlio di un ricco negoziante del quartiere, che è ossessionato dal denaro e dalla ricchezza. Il suo modello è il padre (che infila in ogni suo discorso). Felipe invece è un bambino timido e tranquillo. Colui che ascolta i complessi discorsi di Mafalda. Felipe, essendo un piccolo sognatore (è molto affascinato dalle scoperte scientifiche), sta sempre fra le nuvole, perciò la nostra amica di tanto in tanto lo riporta con i piedi per terra. Infine non può mancare all'appello Susanita, con la quale Mafalda è spesso in contrasto, poiché secondo il suo parere l'amica ha una vocazione al matrimonio e alla maternità, così tradizionale da sminuire le potenzialità sociali di una donna.
Quino è morto in seguito a un ictus a Mendoza il 30 settembre 2020, il giorno dopo il cinquantaseiesimo anniversario della prima pubblicazione di Mafalda.

lunedì 27 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 dicembre.
Il 27 dicembre 1908 esce il primo numero del "corriere dei piccoli".
La rivista, fondata da Silvio Spaventa Filippi, supplemento illustrato al "Corriere della Sera", fu il primo periodico che diede ampio spazio alle storie disegnate.
Il Corrierino si poneva come obiettivo la formazione e l'educazione dei giovani pargoli della borghesia italiana. Per questo aveva come propria una caratteristica che mantenne nel tempo. Quella cioè di alternare alle storie disegnate pezzi leggeri di divulgazione scientifica, articoli di letteratura (es. su Pascoli, su Carducci), racconti e narrativa di buona qualità. Fra gli autori che scrissero sulle pagine del Corrierino ricordiamo Grazia Deledda e Alfredo Panzini.
In tale contesto il fumetto, nel senso di balloon, venne considerato assolutamente diseducativo in quanto avrebbe disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi. Per questo motivo le nuvolette vennero totalmente bandite dalle tavole. Al loro posto filastrocche a piè della vignetta commentavano il racconto figurato. Tale castrazione non ebbe riguardo neppure per quei personaggi che, importati dall'estero, nascevano in origine a fumetti. Fra questi ricordiamo Fortunello e la mula Checca (Happy Hooligan) di Opper, Buster Brown di Outcault, Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus, Bibì Bibò e il Capitan Cocoricò (Katzenjammer Kids) di Dirks.
La narrativa a fumetti dunque veniva introdotta in Italia privata di una sua parte essenziale. Inoltre, fatto essenziale per la successiva collocazione del fumetto nel panorama culturale italiano, veniva destinata a un pubblico esclusivamente infantile.
Nello stesso periodo negli Stati Uniti i più potenti tycoon della carta stampata, personalità oramai mitiche, come Hearst, Pulitzer, si facevano guerra per avere sui loro giornali i fumetti più amati. Sin da Yellow Kid i fumetti contribuivano a far crescere le vendite, in quanto venivano letti e apprezzati con entusiasmo da un pubblico adulto. In Italia quegli stessi prodotti, spesso straordinari per originalità e fantasia, venivano presi in considerazione esclusivamente per un target infantile.
Le ragioni di tale atteggiamento si può far risalire alla mentalità dell'intellighenzia borghese italiana, aristocraticamente lontana dal popolo che, per questo, non è mai riuscita a comprendere e quindi apprezzare i prodotti popolari, sebbene di qualità.
Il pregiudizio borghese nei confronti della cultura popolare ha fatto sì che per decenni i fumetti fossero considerati un sottoprodotto, buono solo per i bambini o per qualche adulto semianalfabeta.
Nella pubblicazione sul Corriere dei Piccoli il danno maggiore lo subirono i fumetti stranieri, nati per comunicare attraverso i balloon. Gli autori italiani invece furono costretti ad adattarsi da subito e lo fecero con successo, utilizzando le filastrocche con effetto e realizzando personaggi che ebbero successo non solo fra i piccoli lettori, ma anche fra gli adulti che sbirciavano nelle pagine colorate del Corrierino.
I più riusciti personaggi del corrierino furono i personaggi surreali. Come il negretto Bilbolbul, di Attilio Mussino, che si trasformava realizzando alla lettera le metafore. Se era "rosso per la vergogna", il suo volto diventava di colore rosso. Oppure, se correva "gambe in spalla", nella vignetta era disegnato effettivamente con le gambe in spalla, e così via. Così come ebbero grande successo tutti i personaggi di Antonio Rubino, dotato di un personalissimo stile assieme geometrico-lineare e liberty. La fama del Signor Bonaventura, di Sergio Tofano (Sto), valicò addirittura le pagine del giornale e ancora nel dopoguerra fu protagonista di opere teatrali, fiabe sceniche e serie televisive. Giovanni Manca realizzò invece il celebre Pier Cloruro de' Lambicchi. Il personaggio, uno scienziato di vecchio stampo, era il creatore della formidabile "arcivernice", una diavoleria che, spennellata su un personaggio (storico o di fantasia) dipinto su un quadro aveva la particolare virtù di farlo tornare in vità. Di soliti questi personaggi si dimostravano particolarmente litigiosi e finivano per mettere sempre nei guai il povero Pier Cloruro. Fra i personaggi che hanno fatto la storia del Corrierino bisogna ricordare lo sfortunato Marmittone di Bruno Angoletta. Il soldatino di buona volontà, rapato e con in testa la bustina rossa che, sfortunato com'era, alla fine di ogni storia finiva sempre in prigione. E ancora il Sor Pampurio di Carlo Bisi, disegnato come un clown, con i capelli che spuntano come due cespugli riccioluti sotto un grezzo cappello a cilindro. Sor Pampurio è sempre alla ricerca di un appartamento che non trova mai oppure, se lo trova, ne viene sfrattato.
Fenomenale dovette essere la presa che ebbero quei personaggi sull'immaginario dei piccoli lettori italiani, sino a quel momento ristretto entro i limiti di una letteratura per l'infanzia spesso ipocrita, pietistica e supponente. Federico Fellini, i cui film, onirici e visionari, molto devono al fascino surreale dei personaggi del Corrierino ci dà testimonianza delle suggestioni assorbite su quelle pagine colorate:
    "...i perso­naggi di quel foglio colorato non avevano niente a che fare con il mondo che ci circondava. Però erano altret­tanto veri del bidello e dell'arciprete. Tanto che alle persone reali affibbiavamo proprio i soprannomi di quei personaggi. Così l'arciprete diventava Padron Cic­cio, quello che aveva una mula cattivissima, la Checca che stampava i ferri di cavallo sul sedere... Oppure il vi­cino di casa che mia mamma, sapendolo un po' scape­strato, tiratardi e qualche volta un po' alticcio, aveva chiamato Arcibaldo come il personaggio creato da Geo McManus." (Federico Fellini)
Quasi sicuramente Girellino e lo zingaro Zarappa, di Antonio Rubino, furono fonte di ispirazione per Fellini nell'ideazione dei personaggi di Gelsomina e Zampanò ne La Strada.
Fu nel dopoguerra che il Corriere dei Piccoli entrò in crisi. In parte pagò il coinvolgimento della testata maggiore, il "Corriere della Sera", nel regime fascista. Ma la ragione della crisi proveniva dagli anni Trenta, da quando erano arrivati in Italia gli eroi americani (Flash Gordon, Cino e Franco, Mandrake ecc.) che venivano pubblicati finalmente senza le novelline rimate. Il vecchio Corriere dei Piccoli continuò invece a vivacchiare ancora nel dopoguerra, puntando sui sempre validi Signor Bonaventura e Bibì e Bibò e il Capitan Cocoricò. Continuavano ad essere pubblicati racconti e romanzi a puntate. Molto accattivanti erano le belle figurine a tema da incollare su cartoncino e ritagliare, per essere poi utilizzate come economici soldatini. Ma tutto questo era troppo poco per rinverdire i fasti dell'anteguerra. La svolta si ebbe nel 1961, quando il nuovo direttore, Guglielmo Zucconi, cambio la veste grafica del "supplemento settimanale del Corriere della Sera". Pur mantenendo il formato tradizionale la copertina divenne più accattivante. Le vignette con le rime vennero del tutto abbandonate e i contenuti furono rivolti a un pubblico meno infantile.
Cominciarono a fare capolino i primi grandi autori come Hugo Pratt e Grazia Nidasio.
Molti fumetti vengono invece importati da oltralpe. Una pagina, di color rosa come le pagine della "Gazzetta dello Sport", viene assegnata allo sport (Corrierino Sport). Molta attenzione viene dedicata alla scuola, con la pubblicazione di cartine e di schede utili per le ricerche. E inoltre sono ideati giochi da incollare su cartoncino. Il 17 marzo del 1968 nasce il nuovo Corriere dei Piccoli. Il formato è ridotto in modo da essere più pratico e maneggevole. Ma non c'è nessuno scossone con il passato. Carlo Triberti, succeduto a Zucconi, rimane direttore responsabile, e le storie proseguono dai numeri precedenti. I fumetti sono soprattutto quelli della scuola belgo-francese.
In questo "nuovo corrierino" ritroviamo l'aviatore Dan Cooper, del belga Albert Weinberg, e Michel Vaillant del francese Jean Graton. Mino Milani prosegue il romanzo a puntate del suo personaggio Tommy River. Pian piano il nuovo Corrierino si arricchirà di quegli autori e quei personaggi che lo renderanno una pietra miliare per gli amanti del fumetto. Sarebbe impossibile enumerarli tutti. Ricordiamo i personaggi demenziali di Jacovitti (Zorry Kid, Cocco Bill), i personaggi comici come Lucky Luke (di Morris e Goscinny), I Puffi (di Peyo), Umpah-Pah (di Uderzo), gli avventurosi come Blueberry (di Charlier e Giraud), Bruno Brazil (di Albert e Vance), Cavalier Ardente (di Craenhals), Michel Vaillant (di Graton), Dan Cooper (di Winberg), Ric Roland (di Tibet e Duchetau), Bernard Prince (di Greg e Hermann), La pattuglia dei castori (di Charlier e Mitaco), Luc Orient (di Greg e Paape).
Riservato alle ragazze (ma sicuramente piacque a tutti) era Valentina Mela Verde, di Grazia Nidasio. Infine non si possono non citare le ricostruzioni storiche di Battaglia e di Toppi.
Nel 1972, con il placet di un referendum fra i lettori svolto qualche anno prima, il Corriere dei Piccoli si trasforma in Corriere dei Ragazzi. L'antica denominazione appariva inadatta a un pubblico prevalentemente adolescenziale, più smaliziato, che evidentemente mal sopportava di essere annoverato tra i "piccoli".
Per altri sedici numeri il Corriere dei Piccoli (destinato oramai a un pubblico di piccolissimi) continuò ad uscire allegato al Corriere dei Ragazzi. Poi, dal maggio del 1972, fu pubblicato in veste autonoma.
C'è da dire che il Corriere dei Ragazzi per qualche anno difese con dignità la fama del suo predecessore. Sulle sue pagine Hugo Pratt pubblicò Corto Maltese. Castelli diede vita a Gli Aristocratici con l'apporto di Tacconi che poté esibire una disinvoltura inconsueta su quelle pagine, in particolare quando tratteggiava Jean, la sensualissima componente del gruppo. Lo stesso Castelli inoltre si scatenava con le demenziali storielline de L'omino bufo. Né gli era da meno Bonvi con il suo Nick Carter. Mentre su testi dello stesso Castelli, di Carpi, di Ventura, si faceva le ossa un disegnatore di mestiere come Paolo Ongaro. Una nota a parte merita Tiziano Sclavi, che inizia a scrivere alcuni gialli proprio per il Corriere dei Ragazzi, con lo pseudonimo di Francesco Argento, realizza sceneggiature anonime per Gli Aristocratici e crea la serie a fumetti Altai & Jonson, per i disegni di Giorgio Cavazzano.
Purtroppo l'editore e i diversi direttori che si succedettero negli ultimi anni della storia del Corriere dei Ragazzi non ebbero il dono della lungimiranza.
Negli anni Settanta l'industria del fumetto era divenuta una sorta di cornucopia. Pareva che fosse sufficiente editare una testata per avere un certo successo in termini di vendite.
Piuttosto che investire per fare affezionare il pubblico a un fumetto popolare ma di qualità ci fu la politica di parecchi editori di proporre fumetti mediocri e a basso costo.
Fu questa la politica che abbracciò a un certo punto anche l'editore del Corriere dei Ragazzi. Nel 1976 la testata si trasformò in "CorrierBoy", un contenitore di fumetti senza qualità, a misura delle testate che in quel periodo vendevano maggiormente in Italia, quali "L'Intrepido" e "Il Monello". A un effimero successo in termini di vendite seguì una rapida crisi e il "CorrierBoy" (nel frattempo divenuto "CorrierBoy - Serie Music") fu costretto a chiudere. Si era nel 1984, quando la crisi dei periodici a fumetti era già piombata su tutte la testate, più o meno popolari, più o meno di qualità.
Si chiudeva così senza gloria una esperienza iniziata settantasei anni prima e la sua fine coincide con la conclusione di un'era fumettistica. In quegli anni il fumetto italiano aveva affrontato una crisi che aveva decimato la maggior parte delle testate e il fumetto stesso stava acquisendo una dimensione diversa, per certi aspetti superiore, elitaria e di qualità, ma perdendo la sua vocazione autenticamente di massa e con quella il gran numero dei suoi lettori che adesso era attratto da media più fruibili e accattivanti.
Probabilmente non è solo un caso che la morte del mediocre epigono del Corrierino cada a cavallo del processo di trasformazione del fumetto in Italia (e anche nel mondo).


giovedì 27 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 maggio.
Il 27 maggio 1939 esce su "decective comics" la prima storia di Batman.
Batman il famosissimo eroe dei fumetti, fu ideato nel 1939 dallo sceneggiatore Bill Finger e dal disegnatore Bob Kane. Apparve per la prima volta negli albi della Detective Comics con l'ambizione di ripetere l'enorme successo di Superman, anche se contrariamente a quest'ultimo, Batman non possiede dei superpoteri, ma soltanto delle straordinarie capacità fisiche umane. Batman è la storia di Bruce Wayne, figlio del ricchissimo Thomas Wayne. Dopo avere assistito, ancora bambino, all'omicidio dei suoi genitori ad opera di un ladro, il piccolo Bruce (Batman) decise di vendicarli. Giurò solennemente che avrebbe speso il resto della sua vita a combattere tutti i criminali. Per quasi vent'anni, il giovane Bruce si dedicò unicamente a intensi allenamenti, tali per cui il suo corpo divenne capace di incredibili imprese atletiche, inoltre divenne un grande scienziato. Intorno ai trent'anni, Bruce Wayne decise che era giunto il momento di passare alla via dei fatti. Mentre pensava: "I criminali sono gente paurosa e superstiziosa, mi occorre un travestimento che li terrorizzi. Devo essere una creatura della notte, nera, terribile un...un..." In quel momento comparve alla finestra un pipistrello. "Un pipistrello! - esclamò Bruce - Ecco! è come un presagio...sarò un pipistrello!". Scelse il nome di Batman (Batman significa infatti in inglese uomo pipistrello) e si costruì un costume da pipistrello. Grazie alle sue qualità di scienziato, si è costruito tutta una serie di attrezzature e macchinari sofisticatissimi, che gli permettono di far fronte a tutti i pericolosissimi supercriminali che di volta in volta compaiono nelle sue storie. L'alter ego di Batman, il ricchissimo Bruce Wayne ha trasformato i sotterranei della sua sontuosa villa di campagna, in un laboratorio scientifico dotato delle più moderne apparecchiature tecnologiche. Quì troviamo, all'interno di un vasto hangar-garage ricavato nella roccia, la sua bellissima e attrezzatissima automobile (la bat-mobile), il suo aeroplano (bat-plano) e un'infinità di armi che costruirà anche di volta in volta sulla base della pericolosità del suo nemico: la bat-fune (una fune con dei ganci all'estremità che gli permette di arrampicarsi e saltare da un palazzo all'altro), il bat-rang (una specie di boomerang a forma di pipistrello) e la bat-pistola, tutti attrezzi che Batman adopererà nel corso delle sue avventure. Sin dai suoi esordi (e da allora non è cambiato molto) il costume di Batman è composto da una calzamaglia di colore grigio con pantaloncini neri (dai riflessi blu), stivaletti e lunghi guanti di colore blu notte, come copricapo usa una maschera che gli lascia scoperta solo la bocca e il mento, mentre ai lati è dotato di un paio di orecchie a punta e indossa un mantello nero che si piega come le ali di un pipistrello ed è molto utile come paracadute, quando Batman deve planare dopo aver compiuto qualche prodigioso balzo. Batman collabora con il capo della polizia di Gotham City (la sua città), il commissario Gordon, che spesso lo chiama attraverso un bat-segnale (un faro luminoso con l'effigie di un pipistrello) quando deve risolvere qualche intricatissimo caso o deve catturare qualche super criminale. Nelle sue avventure Batman si fa accompagnare da un altro eroe: il fedelissimo Robin, il ragazzo meraviglia. Questi è in realtà Dick Grayson, un ragazzo che grazie alla sua agilità, ai suoi pugni e alla sua intelligenza riesce a dare manforte a Batman. Robin veste con un paio di calzoncini di colore rosso, un mantello di colore giallo e guanti e stivaletti verdi. Ciò che caratterizza fortemente le avventure di Batman sono soprattutto i super criminali che compaiono nelle sue storie, una serie di individui stranissimi, folli, grotteschi e originali, aventi tutti una particolarità che li contraddistingue. Il nemico di Batman più famoso senza dubbio il Jocker, (che nella prima traduzione italiana a fumetti, veniva chiamato "il Jolly") un assassino con la pelle del viso di colore bianchissimo, i capelli verdi, le labbra molto rosse e con un perenne ghigno che gli scopre i denti. E' una specie di clown che ama definirsi un "artista del crimine" e la sua più grande gioia è compiere azioni criminose accompagnandole con scherzi e battute di pessimo gusto per i malcapitati. Questo personaggio (così come tutti i cattivi della serie) conferisce alle avventure di Batman un ambientazione fantastica, surreale e molte volte decisamente umoristica. Un altro acerrimo nemico di Batman è il Pinguino, un personaggio per alcuni versi simile al Joker, in quanto come lui ama divertirsi con scherzi criminosi. E' un tipo basso e grassoccio che indossa perennemente un frac, un cilindro e un ombrello che è in realtà un arma sofisticatissima. Altro nemico di Batman è l'Enigmista, vestito con una calzamaglia verde tutta tappezzata di punti interrogativi. Questo si diverte a sfidare Batman e Robin con dei quiz la cui soluzione indica sempre il luogo dove dovrà compiere il crimine. Pericolosissima è anche la Donna Gatto (Catwoman), specializzata in furti di gioielli. La galleria dei personaggi di Batman è veramente molto vasta, per cui ricordiamo solo alcuni dei tanti come "Due facce", un criminale che ha metà del viso normale e l'altra metà sfregiata da vetriolo, "il Trasformista", "lo Spauracchio", "Faccia d'Argilla" e tanti altri ancora. Al fianco del duo Batman e Robin, molto spesso compaiono anche delle affascinanti figure femminili come Bat-Girl (la versione femminile di Batman) e la Bat-Amazzone, anch'esse vestite con abiti che si ispirano al pipistrello e in molte avventure sono riuscite a togliere dai guai i protagonisti principali. Dalle avventure di Batman narrate nei fumetti sono stati tratti diversi film e cartoni animati per il cinema e per la televisione. Ma è stato grazie alla rivisitazione del grande fumettista Frank Miller, che Batman ha conosciuto una nuova giovinezza a partire dagli anni Ottanta. Il fumetto capolavoro di Batman è riuscito a restituire a questa figura quell'aspetto gotico e tenebroso tipico del suo esordio conferendo alle storie molta azione e drammaticità, senza trascurare l'aspetto ironico che lo ha sempre contraddistinto. Nel 1989, grazie al film di Tim Burton, Batman raggiunge un successo senza precedenti che continua ancora oggi, infatti alla sua prima uscita ha battuto tutti i record d'incasso della storia del cinema e ha alimentato una bat-mania tale da farlo diventare un business nella vendita dei gadget. Nei vari film di Batman che sono stati girati negli ultimi anni c'è da ricordare la splendida interpretazione di Jack Nicholson nei panni del Jocker e quella di Jim Carrey nel ruolo dell'Enigmista.

sabato 15 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 maggio.
Il 15 maggio 1928 debutta in un cartone animato, chiamato "Plane Crazy", un buffo topolino antropomorfo e la sua fidanzata: era nato Topolino.
Mickey Mouse, vero nome di Topolino, nasce da un’idea di Walt Elias Disney (Chicago, 5 dicembre 1901 – Burbank, 15 dicembre 1966), animatore, fumettista, imprenditore e cineasta. Walt Disney stava cercando di farsi strada nel mondo della produzione cinematografica, e si narra che, nel 1928, durante un viaggio di ritorno da New York, deluso per aver perduto in un solo colpo i diritti del personaggio di successo da lui creato, “Oswald the Lucky Rabbit” (Oswald il coniglio fortunato) – e insieme ad esso tutto lo staff del suo studio di Hollywood -  cominciò a pensare ad un nuovo cartone animato che avesse le fattezze di un topolino, proprio come quelli che scorazzavano sulla scrivania del suo studio.
Pensò di chiamarlo Mortimer, ma la moglie di Disney, Lillian, lo consigliò di cambiarlo con un nome meno minaccioso, tipo Mickey Mouse. Fu così che Walt si decise e si mise all’opera, aiutato dall’amico e collaboratore fidato, Ub Iwerks (24 marzo 1901 – 7 luglio 1971), insieme a pochissimi altri.
Lavorarono in segreto al progetto, giorno e notte, finché il 15 maggio 1928, in una proiezione privata, debuttò per la prima volta nel film “Plane Crazy” (- L’aereo pazzo – nel quale compare anche la fidanzata Minnie) il personaggio di Topolino: un topo antropomorfo, con grandi orecchie tonde, una lunga coda, dei calzoncini corti con i bottoni.
Nonostante una discreta accoglienza, nessuno volle distribuire il film del nuovo personaggio. All’epoca era di moda il gatto Felix, un gatto nero e intraprendente, perfetto contraltare del nuovo Topolino.
Senza farsi abbattere, Walt Disney continuò a lavorare e produsse un secondo film, “Gallopin’ Gaucho” (- Il gaucho galoppante – in riferimento al film “The Gaucho”, che Douglas Fairbanks aveva girato nel 1927), in cui Topolino, ancora insieme a Minnie, ha le scarpe ai piedi e un nemico grande e grosso, che però non riesce a sconfiggerlo: il gatto Gambadilegno.
Intanto nel cinema era arrivato il sonoro a soppiantare il muto, e nascevano i primi cosiddetti “talkies”.
Disney non si diede per vinto e lavorò per produrre un altro film con Topolino protagonista, aiutato sempre da Ub Iwerks: “Steamboat Willie” (- Willie del battello a vapore -). Questo cartoon nacque come parodia di una comica di Buster Keaton (Piqua, 4 ottobre 1895 – Los Angeles, 1º febbraio 1966), dal titolo “Steamboat Bill Jr.”, che era uscito nelle sale il 12 maggio del 1928.
Il cartoon fu prodotto con il sonoro sincronizzato, il primo nella storia del cinema. Ma, nonostante questo, non si trovava ancora un distributore. Disney alla fine accettò l’offerta del titolare di una sala di Broadway: il 18 novembre 1928 il film venne proiettato al Colony Theater di New York, insieme al cortometraggio “Gang War”. E quel giorno arrivò il successo ed il consenso unanime di pubblico e critica.
Disney aggiunse il sonoro anche ai due precedenti cortometraggi muti. Era lui stesso a dare la voce al suo personaggio.
Il 1929 fu l’anno in cui esplose il fenomeno negli Stati Uniti. Topolino consolidò il suo successo film dopo film, evolvendosi nell’aspetto (vennero aggiunti i guanti bianchi e le forme si arrotondarono), così come nel carattere: da personaggio di provincia ad ometto intraprendente.
Dopo 15 cortometraggi Topolino era pronto per passare al fumetto. La Kyng Feature Syndacate contattò Walt Disney per le “daily strips”, le strisce quotidiane a fumetti. La prima apparizione risale al 13 gennaio 1930. Le prime erano avventure scanzonate, come quelle proposte nei film. Disney scriveva le storie, Iwerks le disegnava e Win Smith dosava le chine.
Ad un certo punto, Iwerks passò alla concorrenza, Disney era troppo impegnato con i film per occuparsi anche del fumetto, e Smith da solo non riusciva a gestire tutto il lavoro. Così nel maggio 1930 arrivò nella squadra Floyd Gottfredson (Kaysville, 5 maggio 1905 – 22 luglio 1986). Questi ambiva a lavorare nei film, ma Disney lo convinse, assicurandogli che i fumetti sarebbero stati solo un compito temporaneo.
Il 5 maggio 1930 esce “Topolino e la valle della morte”, la storia completa iniziata da Disney e portata a termine da Gottfredson, in cui compaiono anche i nuovi personaggi di Orazio e Clarabella. Lentamente Gottfredson fece maturare il personaggio di Topolino, che da monello di provincia diventò un vero investigatore di città. Così, mentre i cartoon erano incentrati esclusivamente sulla commedia, il fumetto aggiungeva anche l’avventura. E se in seguito Topolino era diventato più simile allo stile di Sherlock Holmes, ai nostri giorni il personaggio ha ritrovato il carisma del topo avventuroso, secondo l’impronta di Gottfredson.
In Italia il fumetto di Topolino fa la sua prima comparsa il 30 marzo 1930,  sul numero 13 del settimanale torinese “Illustrazione del popolo”, in cui fu pubblicata la prima striscia disegnata da Ub Iwerks dal titolo “Le avventure di Topolino nella giungla”. Nel 1932 esce il primo libro illustrato italiano “Sua Altezza Reale il Principe Codarello”.
Il 31 dicembre 1932 esce il primo numero di “Topolino” nel formato di giornale per Nerbini Editore. Sulla scia de “Il Corriere dei Piccoli”, anche “Topolino” aveva cadenza settimanale, e all’inizio c’era un storia con la didascalia in rima scritta da Giove Toppi, il primo autore Disney in Italia. Venivano inoltre pubblicate le strisce di Floyd Gottfredson con delle didascalie in rima, scritte dal direttore del giornale, Paolo Lorenzini (nipote di Carlo Collodi). In questa occasione venne anche assegnato il nome definitivo all’amico strampalato di Topolino: Pippo.
Per problemi burocratici, Nerbini non si era assicurato correttamente i diritti dell’originale americano e, dopo alterne vicende, l’11 agosto 1935 uscì il numero 137 del giornale di “Topolino” con il nuovo editore, Mondadori.
Durante le guerre mondiali fu più volte sospesa la pubblicazione, per motivi di censura. Alla fine degli anni Quaranta i giornali a fumetti che pubblicavano storie a puntate con solo due tavole ad episodio entrarono in crisi. Mondadori però non voleva rinunciare al giornale di “Topolino”, perché insieme ad esso avrebbe perso anche i fruttuosi diritti delle pubblicazioni da libreria. Così fu presa la drastica decisione di cambiare formato e periodicità.
Nel 1949 nacque “Topolino”, il periodico in formato di libretto, dapprima con uscite mensili, poi quindicinali, fino alle settimanali. Il libretto ha ospitato ed ospita le storie più famose, da quelle di Carl Barks ( il creatore della città dei paperi, Paperopoli, e di Paperon de’ Paperoni), a Floyd Gottfredson, a Romano Scarpa, a Giovan Battista Carpi, e molti altri ancora.
A Topolino e al suo creatore sono stati assegnati innumerevoli premi e riconoscimenti. A lui e al suo mondo sono dedicati libri, linee di abbigliamento, giochi, videogame, gadget, serie, film e cartoni, oltre ai parchi divertimento più celebri: Disneyland.

giovedì 31 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 31 dicembre.
Il 31 dicembre 1995 Bill Watterson, autore del fumetto Calvin & Hobbes, pubblica l'ultima sua tavola; a causa dei contrasti con la United Press Sindycate per le sue pressioni su formato e dimensioni delle strisce da pubblicare, decide definitamente di sospendere il fumetto.
Calvin è un normale bambino pestifero: sei anni, figlio unico, vive con i suoi genitori in un tranquillo quartiere di una qualsiasi città americana. Tuttavia, Calvin si distingue per la sua sfrenata fantasia, grazie alla quale dà vita al tigrotto di peluche Hobbes. Watterson disegna il personaggio di Hobbes in due modi diversi: con Calvin è un personaggio che vive, parla, agisce e gioca; con gli altri - che non lo vedono attraverso la fantasia di Calvin - è una normalissima tigre di pezza inanimata. Per chiunque, Hobbes è solo un pupazzo che Calvin si trascina sempre dietro, però per Calvin rappresenta l'amico più fidato, il compagno di avventure, l'unica persona alla quale confidare le proprie perplessità e i propri sogni. Diversamente da Charlie Brown o dalla Mafalda di Quino, bambini impegnati nell'analizzare se stessi o il mondo, Calvin è un bambino infantile: disubbidisce a sua mamma, prende voti bassi, è dispettoso e capriccioso. Però Calvin è soprattutto un creatore di storie e un esploratore: con la sua mente compie viaggi incredibili, è ottimista, è vivace, è spinto a cambiare il mondo. Il suo mondo, un pò megalomane, un pò fantascientifico: Calvin è in grado di scrivere il suo nome sulla Luna con un dune buggy, è il sovrano dei suoi mondi immaginari, ma anche l'audace astronauta Spiff, un critico d'arte, un progettista, un dinosauro del Giurassico, un guerriero di palle di neve e tanto altro ancora. Calvin è un bambino alle prese con la sua infanzia, da riempire di giochi e immaginazione. Hobbes, paradossalmente, è il suo legame con la realtà: come i suoi genitori, partecipa alle sue sfrenate finzioni, ma con ironia, smontando gli eccessi e prendendo in giro Calvin, che però sa sempre come reagire: tutto quello che lo circonda è vivo, persino il pasticcio di spinaci, capace di recitare l'Amleto. Calvino e Hobbes erano due filosofi con opposte teorie e visioni di vita: allo stesso modo, Calvin e Hobbes rappresentano due modi opposti e complementari di approcciarsi al mondo, con fantasia e pragmaticità allo stesso tempo.
Il mondo di Calvin è un mondo ricco, dove tutto è possibile, dove la politica non entra per lasciar spazio a mondi incredibili, di cui Calvin è sempre sovrano. Si passa da pianeti persi nella galassia ad epoche storiche del passato, ma sempre partendo dalla casa di Calvin: il suo giardino, la vasca da bagno, la cucina sono le fonti, gli stimoli dai quali il nostro bambino geniale parte per incredibili viaggi. I suoi genitori, l'amica Siusi (in orig. Susie Derkins), la maestra Vermoni (in orig. Miss Wormwood), il bullo Sancio (in orig. Moe), la babysitter Rosalyn sono personaggi di entrambi i mondi: da un banale dialogo con sua madre nasce un conflitto interplanetario, da un brutto voto un terremoto immane. I genitori di Calvin sono personaggi senza nome, afflitti dall'avere un figlio come lui. Sono figure che bilanciano gli eccessi di Calvin, sprovvisti della fantasia esplosiva del loro bambino, ma dotati di quel pizzico di sarcasmo che bilancia le grandiosità di Calvin. Un discorso simile vale per la signora Vermoni: amica/nemica di Calvin, affezionata a lui ma obbligata dal suo ruolo a rappresentare quasi sempre un nemico nelle fantasie di Calvin. Siusi è la piccola fiamma di Calvin: i due bambini si punzecchiano in continuazione, come ci si aspetta da un maschietto e da una femminuccia, però in realtà sono decisamente legati, anche se non lo ammettono mai ad alta voce; come sempre, è Hobbes a ironizzare sulla situazione, inviando finte lettere d'amore e prendendo in giro Calvin.
Le uniche due figure che il nostro bambino teme sono Rosalyn e Sancio, odiosi personaggi che fanno valere la loro forza bruta per smontare le proposte di Calvin. Ne risulta un quadro completo: un mondo in miniatura, capace però di espandersi fino a luoghi inimmaginabili, partendo da qualsiasi pretesto. Il dono di Calvin è quello di viaggiare e far viaggiare, senza stancarsi mai, perchè ogni aspetto del mondo può regalare qualcosa di nuovo. Come dice uno dei titoli delle raccolte di Watterson...c'è un tesoro in ogni dove!
La striscia è stata pubblicata sui quotidiani statunitensi dal 18 novembre 1985 al 31 dicembre 1995 comparendo nel momento di massima popolarità su 2.400 pubblicazioni diverse. Alla pubblicazione di The Complete Calvin and Hobbes, i 17 volumi dedicati a questa striscia hanno venduto più di 30 milioni di copie.
In Italia la striscia è stata pubblicata dal mensile di fumetti Linus. È presente in parte nei diari della Comix.

venerdì 1 giugno 2012

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giovedì 31 maggio 2012

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martedì 29 maggio 2012

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venerdì 6 aprile 2012

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LuchoBoogieGraphic: Rank & Xerox.: Uno schizzetto di Ranx, sarebbe fico disegnare Ranx. Ecco, Ranx, Batman e Hellboy sarebbe bello disegnarli in maniera seriale.


© 2012 LUCIO VILLANI

giovedì 23 febbraio 2012

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