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sabato 28 marzo 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 marzo.
Il 28 marzo 1969 muore a Washington Dwight Eisenhower.
Trentaquattresimo Presidente degli Stati Uniti d'America (successore di Harry Truman e predecessore di John Fitzgerald Kennedy, Dwight David Eisenhower nacque a Denison (in Texas), il giorno 14 ottobre 1890.
Cresciuto ad Abilene, in Kansas, Eisenhower fu il terzo di sette figli. Durante il college eccelse negli sport. Stazionò nel Texas come secondo tenente, dove conobbe Mamie Ginevra Doud, che nel 1916 diventò sua moglie. Inizialmente nell'esercito si fece notare sotto il comando dei generali John J. Pershing, Douglas MacArthur e Walter Krueger. Dopo i fatti di Pearl Harbor, il Generale George Marshall chiamò Eisenhower a Washington per un compito relativo ai piani di guerra.
Eisenhower comandò le forze alleate che sbarcarono in Africa del nord nel mese di novembre del 1942; nel D-Day, durante lo sbarco in Normandia del 1944, era comandante supremo delle truppe che invasero la Francia. Terminata la guerra Eisenhower diventò presidente della Columbia University; subito dopo lasciò questo incarico per assumere il comando supremo delle nuove forze NATO riunite nel 1951.
Un anno dopo, un gruppo di repubblicani inviati presso i suoi quartieri vicino Parigi, lo persuasero a scendere in campo per correre alle elezioni presidenziali. "I like Ike" (a me piace Ike) fu lo slogan della sua campagna elettorale, che risultò irresistibile. Dwight Eisenhower vinse con ampio margine rispetto al suo avversario, il democratico Adlai Stevenson.
Divenne Presidente nel 1953 e ricoprì l'incarico fino al 1961. Portando alla presidenza il suo prestigio come Generale comandante delle forze vittoriose in Europa durante la guerra, Eisenhower ottenne una tregua in Corea (1953) e lavorò incessantemente durante i suoi due mandati per allentare le tensioni della guerra fredda.
Nello stesso periodo in conseguenza alla morte di Stalin ci furono profondi mutamenti nei rapporti tra Stati Uniti e Russia. I nuovi leader sovietici acconsentirono ad un trattato di pace neutralizzando l'Austria. Nel frattempo, sia Russia che Stati Uniti avevano sviluppato i propri programmi sulle bombe all'idrogeno. Con la minaccia di tale forza distruttiva che pendeva sopra il mondo, Eisenhower, incontrò a Parigi i capi dei governi britannici, francesi e russi. La proposta che pose fu quella che Stati Uniti e Russia scambiassero i programmi dei rispettivi stabilimenti militari, fornendo all'avversario servizi per la fotografia aerea all'interno dei propri territori.
A Denver (Colorado), improvvisamente nel mese di settembre del 1955 Dwight Eisenhower fu colpito da un attacco di cuore. Dopo sette settimane lasciò l'ospedale e nel mese di febbraio del 1956 i medici riferirono la sua piena guarigione. A novembre fu eletto per il suo secondo mandato.
La politica interna di Eisenhower segui un medio corso, continuando la maggior parte del "New Deal and Fair Deal" (il New Deal "nuovo patto" era il piano di riforme economiche e sociali promosso dal presidente americano Franklin Delano Roosevelt) enfatizzando un budget equilibrato.
Introdusse l'abolizione delle segregazioni razziali nelle scuole; mandò le truppe a Little Rock (Arkansas) per assicurare la conformità agli ordini di una corte federale; ordinò l'abolizione della segregazione razziale delle forze armate.
Eisenhower, alla fine degli anni 1940 fu convinto sostenitore della corsa agli armamenti. Prima che lasciasse l'ufficio invece, nel mese di gennaio del 1961 (per ritirarsi nella sua fattoria a Gettysburg) nel suo discorso di addio alla nazione mise in guardia il mondo dal pericolo rappresentato dagli interessi commerciali dell'industria bellica, che per sopravvivere aveva sempre bisogno di qualche guerra. Quando lasciò il suo ufficio sottolineò che "l'America è oggi la più forte, la più influente e la più produttiva nazione del mondo".
Dwight Eisenhower morì a Washington dopo una lunga malattia, il 28 marzo 1969.

sabato 20 gennaio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 gennaio.
Il 20 gennaio 2017 Donald Trump si insedia come 45esimo Presidente degli Stati Uniti d'America.
Donald John Trump Senior nasce a New York il 14 giugno del 1946. Famoso imprenditore americano, impegnato in diversi settori, soprattutto quello immobiliare, è considerato uno degli uomini più ricchi del mondo; è noto per i suoi enormi investimenti e per aver fatto del suo cognome una vera e propria etichetta mediatica, utilizzata come marchio per le sue attività e acquisizioni.
La famiglia in cui nasce e cresce il piccolo Donald è di origini tedesche, soprattutto per via patrilineare. I suoi nonni paterni infatti, Frederick Trump ed Elisabeth Christ, diventano cittadini degli Stati Uniti nel 1892, dopo essere emigrati nel 1885.
Fred Christ Trump, il padre di Donald, nasce americano, a Woodhaven, nello stato di New York, l'11 ottobre del 1905. Ed è proprio a lui che Donald deve il suo senso per gli affari e, soprattutto, l'interesse per il settore immobiliare. Fred è un facoltoso costruttore di New York, il quale ha fatto fortuna investendo e proponendo immobili in affitto e vendita, per quella rampante middle class americana che negli anni '50 e '60 ha costruito gran parte della propria ricchezza, costituendo lo strato sociale ed economico prevalente negli Usa.
Ad ogni modo, iscritto alla "Kew-Forest School", nel Queens, il giovane Donald Trump non ha un carattere facile e si mette in cattiva luce a scuola a causa di una sua disciplina non proprio impeccabile. A 13 anni allora, il ragazzo viene iscritto dai genitori ad un'accademia militare: la "New York Military Academy ". L'idea si rivela azzeccata: il futuro Mr Trump si distingue per il proprio valore, conquistando diversi riconoscimenti, come quello di capitano della squadra di baseball, esattamente nel 1964.
Dopo il passaggio dalla "Fordham University" alla "Wharton School" dell'Università della Pennsylvania, Donald Trump si laurea nel 1968, specializzandosi in Economia e Finanza. Il passo seguente è quello presso la Trump Organization, ossia l'azienda paterna, dove comincia ad occuparsi degli affitti di Brooklyn, del Queens e di Staten Island.
Già in questi anni si rivelano le sue enormi capacità di investitore. Lavorando dal college infatti, il giovane e rampante Donald Trump intraprende un progetto di rilancio del complesso residenziale Swifton Village, nell'Ohio, a Cincinnati. Dal 34% di occupazione media degli alloggi, la struttura passa al 100% in un solo anno e quando la Trump Organization vende Swifton Village ricava circa 6 milioni di dollari.
Nel 1971 Donald Trump si sposta a Manhattan e comincia ad interessarsi di grandi costruzioni, nelle quali sia facile riconoscere il nome - o il marchio - di chi le ha realizzate. La prima "grande opera", come si direbbe in Italia, è quella dell'antiquato "Penn Central", in zona West Side, dove Trump realizza il nuovissimo Grand Hyatt, ben altra cosa rispetto al Commodore Hotel. Il successo dell'opera è sotto gli occhi di tutti e alcuni anni dopo, l'imprenditore cerca di sfruttarlo per un'imperiosa opera di ripristino voluta dalla città di New York, ossia di porre il Wollman Rink al Central Park. Nel frattempo Trump dà vita a diverse altre costruzioni e in città il suo nome comincia a circolare, soprattutto sulla carta stampata.
Il progetto del Wollman, iniziato nel 1980, con una previsione di due anni e mezzo di lavori, nel 1986 ristagna, nonostante i 12 milioni di dollari già spesi. Donald Trump si propone di completare l'opera senza alcun costo per il Comune, facendo valere le proprie ragioni soprattutto attraverso i media, che spingono affinché sia lui ad occuparsene. Ottenuto l'appalto, realizza il lavoro in soli sei mesi e con solo 750.000 dei 3 milioni di dollari stanziati.
Forte del successo ottenuto, nel 1988 diventa il proprietario dello storico Hotel Plaza di New York, che mantiene fino al 1998. La sua Trump Organization diventa a tutti gli effetti una importante immobiliare del lusso.
In questi anni '80 però il costruttore investe anche sui casinò e in altre strutture alberghiere, esponendo il proprio nome e le sue garanzie economiche ben oltre il dovuto. Così, nel 1989, a causa della recessione, Trump inizia a trovarsi in una serie di difficoltà finanziarie che si porta dietro per tutto il resto della sua carriera imprenditoriale, considerata da alcuni sempre sul punto di crollare e da altri, al contrario, ben salda e di là dal capitolare.
Ad ogni modo, in questo periodo è il suo terzo casinò, il celebre Taj Mahal, a dargli dei guai. Attraverso i cosiddetti "bond spazzatura", con un tasso di interesse di 1 miliardo di dollari, Trump finanzia questo mirabolante progetto. Ma nel 1991 l'impresa è sull'orlo del fallimento e il magnate del lusso deve cedere il 50% della proprietà del casinò agli obbligazionisti, in cambio di una riduzione dei tassi e di un prolungamento per il rimborso. Si salva dal fallimento, ma deve continuare con l'opera di ridimensionamento delle sue imprese, come quella del Trump Plaza Hotel, che spartisce al 49% con Citibank, e quella del Trump Shuttle, che invece perde definitivamente.
Nonostante queste vicissitudini poco favorevoli, l'imprenditore porta in borsa la sua "Trump Hotels & Casino Resorts". Wall Street spinge le sue azioni sopra i 35 dollari ma, solo tre anni dopo, crollano, a causa di un debito gravante sulla società di 3 miliardi di dollari. Solo nel 2004, la società azionistica annuncia la sua ristrutturazione del debito, con una riduzione della quota azionaria dal 56% al 27%.
"L'esperienza mi ha insegnato alcune cose. Una è quella di ascoltare la propria pancia, non importa come suoni bene sulla carta. La seconda è che si sta generalmente meglio attaccati a ciò che si conosce. E la terza è che a volte i migliori investimenti sono quelli che non si fanno."
Nel frattempo però, l'imprenditore newyorchese investe nei paesi arabi e diventa comproprietario del complesso "Palm Trump International Hotel and Tower", il quale sorge, monumentale, sulla centrale delle tre Isole delle Palme di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Inoltre, si apre definitivamente ad altri campi, come quello dell'energia, e dal 2006 diventa il più importante testimonial della multinazionale delle telecomunicazioni e dell'energia ACN Inc. Investe anche nel wrestling e in televisione, portando sugli schermi un reality show prodotto interamente da lui dal titolo "The Apprentice".
Negli anni 2000 e 2010 si interessa sempre più alla politica e nel corso di una nota trasmissione televisiva, il "Larry King Live", nel settembre 2008 Donald Trump ufficializza il suo appoggio al Senatore Repubblicano John McCain, in lizza per le presidenziali (poi battuto da Barack Obama).
Nonostante molti facciano il suo nome come futuro candidato repubblicano in vista delle nomination del 2012, il 16 maggio del 2011 Donald Trump smentisce la sua candidatura.
Dal 22 gennaio del 2005 inoltre contrae il suo terzo matrimonio, con Melania Knauss, da cui ha avuto il suo quinto figlio nel 2006, Barron William Trump. In precedenza, il costruttore è stato sposato con Ivana Marie Zelickovà Trump, dal 7 aprile 1977 all'8 giugno 1992 (con cui ha avuto tre figli; Donald John, Ivanka Marie ed Eric), e con Marla Maples, sposata dal 1993 al 1999 (e da cui ha avuto Tiffany Trump nel 1993).
Il 16 giugno 2015 Donald Trump annuncia formalmente la propria candidatura alle elezioni presidenziali del 2016. Passando attraverso varie battaglie politiche (anche interne al suo partito), critiche, discorsi pubblici, un anno più tardi, nel mese di luglio diviene ufficialmente il candidato repubblicano alla Presidenza, per succedere ad Obama. A sfidarlo è Hillary Clinton.
Dopo una campagna elettorale segnata da toni molto aspri, smentendo gran parte delle previsioni, il 9 novembre 2016 Donald Trump è diventato presidente eletto ottenendo il voto della maggioranza, e precisamente di 304, dei 538 grandi elettori che compongono il Collegio elettorale  (numero inferiore a quelli ottenuti dal predecessore democratico Barack Obama nelle due precedenti elezioni, ma superiore a quelli del repubblicano George W. Bush nel 2000 e nel 2004). Hillary Clinton è stata invece la più votata a livello popolare, con quasi tre milioni di preferenze in più dell'avversario. Per la quinta volta nella storia degli Stati Uniti e per la seconda volta dal 2000 il candidato più votato non ha coinciso con il vincitore delle elezioni.
Quando i cittadini, concedendogli il loro voto, lo hanno eletto presidente in novembre, Trump ha stabilito cinque primati, concretizzati il 20 gennaio 2017 all'inizio del mandato:
    primo presidente a non aver mai ricoperto in precedenza una carica politica, amministrativa o un elevato grado militare;
    primo presidente sostenuto dalla maggioranza di membri eletti, in Congresso e Senato, del suo stesso partito all'inizio del suo mandato presidenziale;
    primo presidente che rifiuta lo stipendio statale all'inizio del suo mandato presidenziale;
    presidente più vecchio, avendo superato i settant'anni di età al momento dell'elezione (primato passato poi al suo successore Biden);
    presidente più ricco per patrimonio finanziario personale.

martedì 12 dicembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 dicembre.
Il 12 dicembre del 2000 la Corte Suprema degli Stati Uniti decide di non concedere il riconteggio dei voti in Florida, consentendo di fatto a Bush Junior di vincere la competizione alla Casa Bianca contro il democratico Al Gore, nelle più controverse elezioni di questo millennio.
George W. Bush è diventato il 43mo presidente degli Stati Uniti grazie ai 537 voti in più rispetto ad Al Gore ottenuti in Florida nelle elezioni del 2000 (con il candidato dei Verdi, Ralph Nader, che raccolse oltre 97 mila preferenze). Ciò consentì a Bush di guadagnare i 25 grandi elettori che allora assegnava lo Stato. Ma passarono 36 giorni di ricorsi e controricorsi legali prima che la Corte suprema degli Stati Uniti, con il risicato margine di 5 voti a favore e 4 contro, ordinò di bloccare il riconteggio manuale in tutte le contee della Florida assegnando così la Casa Bianca al candidato repubblicano.
La decisione di Gore, che non trovò sostegno in tutto il Partito democratico, di non proseguire la lotta legale, permise a Bush di aggiudicarsi la Florida con un vantaggio dello 0,00009% e diventare il quarto in tutta la storia degli Stati Uniti a essere proclamato presidente avendo ricevuto in assoluto meno voti dell’avversario. Gore globalmente ebbe infatti 539.947 voti in più di Bush, ma il meccanismo dei grandi elettori assegnò a Bush 271 voti e a Gore 267 (poi una sua grande elettrice del Distretto di Columbia, al momento dell’elezione effettiva del presidente, votò scheda bianca per protestare contro il fatto che la città di Washington non è ancora diventata il 51mo Stato degli Usa).
In alcune contee della Florida il voto fu molto contestato a causa della cattiva qualità delle schede elettorali. Per assegnare una preferenza si doveva bucare un pezzetto di carta grande la metà di un coriandolo accanto al nome del candidato prescelto. In molti casi il pezzetto di carta non si staccava del tutto dalla scheda, comportando la sua classificazione come «scheda bianca». Oppure molti elettori non capirono cosa dovevano fare e segnarono una croce con una penna accanto al candidato, comportando l’annullamento della scheda. Non solo, ma i punti che dovevano essere perforati erano disposti in modo tale da generare confusione tra i candidati. Molti voti andarono persi, specie quelli ricevuti per posta dall’estero. Quasi 180 mila voti non vennero accettati per errori formali. Inoltre migliaia di persone, in buona parte neri-americani di tendenza democratica, non poterono votare perché iscritti erroneamente nelle liste delle persone che avevano perso il diritto al voto. Il governatore della Florida, Jeb Bush, fratello del presidente e il segretario di Stato della Florida, Katherine Harris (che nel 2000 è anche il capo della campagna elettorale di George W. Bush in Florida) fecero di tutto per impedire il riconteggio.
Molti elettori (stimati poi in 15 mila) non si recarono alle urne perché gli organi d’informazione annunciarono alle 20,48 (orario della costa est) la vittoria di Gore in Florida. Non solo, ma dissero che erano stati chiusi i seggi in tutto lo Stato. In realtà alcune contee della parte più occidentale della Florida ricadono sotto il fuso orario degli Stati Uniti centrali: quindi i seggi erano in quel momento ancora aperti. La maggior parte di quegli elettori vota tradizionalmente per il candidato repubblicano: si stima che l’annuncio della vittoria di Gore e la chiusura (falsa) dei seggi costò a Bush un margine di almeno 5 mila voti in più.

giovedì 30 marzo 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 30 marzo.
Il 30 marzo 1981, a 70 giorni dall'insediamento, il presidente degli Stati Uniti d'America Ronald Reagan viene colpito al petto da un attentatore.
L'attentato è "un classico": all'uscita da un hotel di Washington un uomo si avvicina al presidente e spara sei colpi di rivoltella, conficcandogli un proiettile in un polmone e ferendo gravemente l'addetto stampa Jim Brady. L'attentatore è John Hinckley, uno psicopatico che vuole attirare l'attenzione del suo idolo, l'attrice Jodie Foster. Reagan, ricoverato al George Washington Hospital, viene operato, si salva e guarisce rapidamente. Resterà famosa la battuta ai chirurghi che stanno per operarlo: «Vi prego, ditemi che siete repubblicani!»
Hinckley, figlio dei ricchi proprietari della Hinckley Oil Company, nasce in Oklahoma e cresce in Texas e studia presso la Highland Park High School di Dallas. Tra il 1972 e il 1980, frequenta la Texas Tech University. Nel 1975 si trasferisce a Los Angeles con l'intento di diventare cantautore, ma i suoi sforzi non vengono premiati. Nelle lettere inviate alla famiglia, racconta la sua frustrazione e manifesta il bisogno impellente di denaro, inoltre racconta di una ragazza di nome Lynn Collins, che in seguito si rivelò essere frutto della sua fantasia.
Nel 1976 uscì il film Taxi Driver, con Robert De Niro nel ruolo di Travis Bickle; il film raccontava il tentativo di Bickle di assassinare un senatore candidato alla presidenza. Nel film recitava una giovane Jodie Foster nel ruolo di una prostituta adolescente, della quale Hinckley ne rimase molto colpito, tanto da rivedere più volte la pellicola e rileggendo ossessivamente il libro da cui era tratto.
Agli inizi degli anni ottanta, quando la Foster frequentava l'Università Yale, Hinckley si trasferì nel Connecticut per starle vicino, inviandole poesie e lettere d'amore, e arrivando al punto di infilargliele sotto la porta di casa e di cercarla più volte al telefono.
Non riuscendo ad avere contatti significativi con l'attrice, Hinckley pensò addirittura di pianificare un dirottamento aereo, pronto a suicidarsi di fronte a lei, solo per attirare la sua attenzione. Durante il climax della propria follia, Hinckley, al fine di entrare nella storia, progettò di assassinare un'importante figura politica. Per far questo raccolse informazioni su Lee Harvey Oswald, l'assassino di John F. Kennedy e iniziò a seguire, di stato in stato, la campagna elettorale di Jimmy Carter e Ronald Reagan, registrandosi negli alberghi come "Travis Bickle" e venendo arrestato a Nashville per il possesso illegale di tre pistole. Tornò a casa dove venne sottoposto a un trattamento psichiatrico per curare la depressione, ma la sua salute mentale non migliorò.
Il 30 marzo 1981 Hinckley sparò all'allora presidente degli Stati Uniti, ferendo gravemente quattro persone, tra cui il Presidente, mentre stavano uscendo dal Washington Hilton Hotel. Il proiettile della calibro 22 di Hinckley perforò il polmone sinistro di Reagan mancando di due centimetri il cuore. Hinckley non sparò direttamente a Reagan; il presidente rimase ferito da un proiettile deviato dal vetro della limousine presidenziale. Hinckley non cercò di fuggire e fu subito arrestato sul luogo degli eventi.
Oltre a Reagan, nella sparatoria rimasero feriti il segretario James Brady, l'ufficiale di polizia Thomas Delahanty e l'agente del Secret Service (il corpo preposto alla sicurezza del presidente) Timothy McCarthy. Tutti sono sopravvissuti alla sparatoria, anche se Brady, che è stato colpito nel lato destro della testa, ha avuto un lungo periodo di recupero ed è rimasto paralizzato nella parte sinistra del corpo ed è stato costretto su una sedia a rotelle fino alla sua morte, avvenuta nel 2014.
Il processo iniziò nel 1982 con tredici capi d'accusa pendenti su Hinckley. La difesa, con l'ausilio delle perizie psichiatriche, sostenne che Hinckley era malato di mente; l'accusa invece sostenne il contrario, che era lucido e sano di mente. Il processo si concluse il 21 giugno 1982 e Hinckley fu riconosciuto non colpevole per incapacità di intendere e volere e rinchiuso al St. Elizabeths Hospital, un manicomio criminale di Washington D.C..
Sconcerto e indignazione suscitò il verdetto nell'opinione pubblica. Un sondaggio della ABC rivelò che l'83% degli intervistati era del pensiero che giustizia non era stata fatta. Le contestazioni suscitate portarono il Congresso degli Stati Uniti e alcuni Stati a riscrivere le leggi in materia di imputabilità. Stati come Idaho, Kansas, Montana e Utah hanno abolito del tutto la legge.
Rinchiuso nel manicomio criminale St. Elizabeths, Hinckley dichiarò che la sparatoria è stata la più grande offerta di amore nella storia del mondo, e rimase deluso dal fatto che Jodie Foster non ricambiasse i suoi sentimenti. Dopo essere stato rinchiuso, i test ai quali fu sottoposto dimostrarono che era un uomo pericoloso per se stesso, per l'attrice e per altre persone.
In un'intervista rilasciata nel 1983, Hinckley descrisse la sua giornata tipo: vedere la propria terapista, suonare la chitarra, ascoltare musica, guardare la TV e prendere farmaci.
Nel 1999 gli fu concesso di lasciare l'ospedale per visite sorvegliate con i genitori, mentre dal 2000 gli fu concesso un periodo di visite più lungo. Questi privilegi gli furono tolti quando venne riscontrato che la sua ossessione per Jodie Foster era ancora presente. Dal 2004 si tennero varie udienze per valutare la sua pericolosità, se fosse in grado di avere un normale rapporto con una donna e fosse un pericolo per la società.
Nel 2005 un giudice federale concesse delle visite, sotto il controllo dei genitori, al di fuori dell'area di Washington D.C.. Alcuni esperti governativi hanno convenuto che la sua depressione e psicosi erano in fase di recupero. Ma il 6 giugno 2007 il giudice distrettuale degli Stati Uniti, Paul L. Friedman, ha negato la richiesta sostenendo che Hinckley non era ancora guarito.
Dopo la morte di Brady nell'agosto del 2014, l'autopsia ha rivelato che essa fu causata dal ferimento nell'81, tuttavia il procuratore ha ritenuto di non dover procedere per omicidio nei confronti di Hinckley.
Il 10 settembre 2016 è stato rilasciato dall'ospedale psichiatrico Saint Elizabeth di Washington avendo, secondo il giudice federale, completato il suo percorso di riabilitazione. John Hinckley è andato a vivere con la madre, non può parlare con i giornalisti e non può allontanarsi più di 50 km dalla sua residenza. Il 15 giugno 2022, all'età di 67 anni, è tornato libero in modo incondizionato, essendo stata riconosciuta la guarigione dall'infermità mentale e non rappresentando più un pericolo per sé e per gli altri

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