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sabato 25 aprile 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 25 aprile.
Il 25 aprile 1953 James Dewey Watson e Francis Harry Compton Crick pubblicano su Nature un articolo intitolato "una struttura per l'acido desossiribonucleico", nel quale viene descritta per la prima volta in modo accurato e veritiero la struttura a doppia elica del DNA.
Il DNA era stato scoperto quasi un secolo prima, nel 1869 da Friedrich Miecher, ma solo negli anni ’50 si cominciò a studiarne meglio la struttura: Rosalind Franklin e Maurice Wilkins negli stessi anni dei due giovani ricercatori stavano infatti studiando il DNA attraverso analisi ai raggi X.
Crick, Watson e Wilkins vinsero il premio Nobel nel 1962, mentre la Franklin non ebbe questa riconoscenza (il 16 Aprile del 1958 all’età di 37 anni muore di cancro alle ovaie a causa della sua esposizione prolungata ai raggi X).
Le scoperte e lo studio del genoma di molti organismi si moltiplicarono negli anni a venire. Nel 1959 venne identificata la prima anormalità cromosomica umana: la sindrome di Down, o trisomia del cromosoma 21. Nel 1967 Allan Wilson e Vincent Sarich dichiarano che la specie umana e i primati hanno iniziato a divergere evolutivamente intorno a 5 milioni di anni fa e non 25 come molti antropologi credevano. Nel 1973, nel primo esperimento di successo di manipolazione genetica, Stanley Cohen e Herbert Boyer inseriscono un gene di rospo in un DNA batterico, e nel 1980 Martin Cline e i suoi collaboratori creano il primo topo transgenico. Nel 1984 Alec Jeffreys e i suoi colleghi elaborano la “prova DNA”, un metodo di identificazione inconfutabile, tuttora ampiamente utilizzato nelle indagini legali.
Fino ad arrivare al 1990, quando ha inizio il “Progetto Genoma”, un impegno internazionale per sequenziare e mappare il genoma dell’uomo, dapprima diretto dallo stesso Watson.
È Bill Clinton il 26 giugno 2000 ad annunciare il completamento della prima bozza del genoma umano: abbiamo circa 30.000 geni, non molti più del piccolo verme C.Elegans che, seppur non più grande di una virgola, ne ha ben 19.000!
L’aver codificato ed in parte compreso il nostro genoma e quello di molti animali ha ovviamente portato la mentalità scientifica a spingersi oltre, cercando di risolvere le sue disfunzioni o studiarne le modifiche.
Il naturale susseguirsi degli eventi ha perciò portato alla creazione dei primi mutanti, come i moscerini con 4 ali o le zampe al posto delle antenne create da Ed Lewis (Nobel nel 1995), che hanno così tanto scandalizzato i benpensanti tradizionalisti. Potendo togliere geni da un organismo ed inserirli in un altro, negli anni ’70 si iniziò seriamente a pensare alla terapia genica: inserire in un virus capace di infettare un organismo un gene funzionale che ne sostituisca uno difettoso. I primi esperimenti su animali effettuati da Paul Berger nel 1971 scatenarono un putiferio, così da vietare successive sperimentazioni. Fortunatamente le scelte scientifiche e politiche furono rimesse in discussione negli anni a seguire e la terapia genica è oggi stata sperimentata anche sull’uomo.
Di questi tempi, invece, le polemiche più focose sono rivolte agli OGM, gli organismi geneticamente modificati che fanno così tanta paura. Si sente sempre più parlare di coltivazioni biologiche, OGM-free, senza ricordare che proprio grazie agli OGM l’uso dei pesticidi per le piante è significativamente diminuito. Inoltre, probabilmente molti non sanno che farmaci oggi ampiamente utilizzati, come l’insulina (fino al 1982 si usava quella bovina, che non è esattamente uguale all’umana, così da provocare spesso reazioni allergiche) o l’ormone della crescita, derivano da batteri OGM.
Un altro motivo per cui il DNA guadagna spesso le prime pagine dei giornali riguarda la clonazione e l’uso di embrioni a scopi scientifici. Tutti ricorderanno gli scandali provocati dalla nascita di Dolly, la pecora clonata nel 1997 da Ian Wilmut. È dell’8 febbraio 2015 la notizia che, in Gran Bretagna, il professor Wilmut ha avuto la licenza di clonare embrioni umani a scopo terapeutico.
Ma il DNA è andato oltre, permettendoci di assemblare con esattezza alcuni tasselli che riguardano la storia della nostra specie. Che gli Ebrei sono indistinguibili dal resto delle popolazioni del Medio Oriente, compresi i palestinesi, in quanto tutti comuni discendenti di Abramo. O la scoperta dei nostri antenati comuni, una donna da cui derivano tutti i nostri mitocondri e un uomo, portatore del primo cromosoma Y: entrambi erano originari dell’Africa e di carnagione nera. Un’unica razza, come sostenne Einstein: la razza umana. Nello stesso modo si è scoperto che uomo e scimpanzé hanno il 98% dei geni in comune, qualcosa di impensabile fino a non molto tempo fa, ammesso che non ci sia ancora qualche dubbioso in merito.
La storia del DNA, di cui ancora molto deve essere scritto, è quindi servita non solo a far luce nel mondo scientifico, ma anche in altri importanti ambiti, come sono quello della religione, della filosofia e dell’evoluzionismo.

giovedì 25 settembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 25 settembre.

Il 25 settembre 2003 muore, all'età di 85 anni, il grande economista, premio Nobel, Franco Modigliani.

Franco Modigliani nasce nel 1918 a Roma da una famiglia di origine ebraica. Studia presso l’Università di Roma e si laurea nel 1939. Nello stesso anno, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali, lascia l’Italia e si reca prima in Francia e poi negli Stati Uniti. L’intera carriera accademica di Modigliani ha luogo in questo Paese, inizia con un incarico presso la Columbia University e, dopo una serie di trasferimenti, si conclude con una cattedra presso il MIT di Boston. Nel 1985 riceve il premio Nobel per l’Economia. Modigliani muore a Boston nel 2003.

I principali contributi di Franco Modigliani alla teoria economica sono due e sono entrambi citati nelle motivazioni per il conferimento del premio Nobel. Il primo contributo è rappresentato dall’analisi delle decisioni di consumo e di risparmio. Il secondo contributo è il cosiddetto teorema Modigliani-Miller, che segna l’inizio della moderna corporate finance. Nel prosieguo sarà trattato solo il primo contributo. Il secondo è oggettivamente troppo complicato per essere discusso in questa sede e qualsiasi esemplificazione risulterebbe fuorviante. D’altra parte, fu Modigliani stesso a scegliere di discutere solo di consumo e risparmio nella sua Nobel Lecture.

Prima degli studi di Modigliani sulle decisioni di consumo e di risparmio il punto di vista dominante era quello di Keynes. Keynes credeva che il consumo aggregato di un paese dipendesse esclusivamente dal reddito aggregato dello stesso. Inoltre, per Keynes il consumo non cresceva allo stesso ritmo del reddito generando un ulteriore meccanismo per cui la domanda sarebbe stata insufficiente ad acquistare i beni prodotti. Dopo la morte di Keynes, tuttavia, Simon Kuznets aveva puntato l’indice contro questa teoria del consumo dimostrando empiricamente che la ridotta crescita del consumo rispetto al reddito era un fenomeno solo di breve periodo mentre nel lungo periodo consumo e reddito crescevano allo stesso ritmo.

Le evidenze di Kuznets scatenarono un animato dibattito all’interno delle teoria economica e Modigliani, insieme al suo allievo Richard Brumberg, partecipò attivamente a questo dibattito producendo una serie di articoli scientifici nei quali proponeva una nuova teoria del consumo. Alla base di questa nuova teoria si collocava innanzitutto l’osservazione che il consumo aggregato non fosse altro che la somma del consumo di tanti individui e che, pertanto, occorreva studiare meglio come si formano le decisioni di consumo di questi ultimi.

L’idea centrale di Modigliani era che gli individui preferiscono mantenere uno standard di consumo stabile nell’arco della loro vita anche se i loro redditi non sono affatto stabili. In particolare, i redditi sono di solito elevati nel corso della vita lavorativa e sono bassi quando ci si ritira dal mercato del lavoro. Questo significa che, per mantenere un consumo stabile, gli individui devono risparmiare nel corso della loro vita lavorativa e devono consumare il risparmio accumulato nel corso della loro vita da pensionati. Insomma, da giovani si ha un risparmio positivo in quanto si consuma di meno rispetto al reddito mentre da anziani si ha un risparmio negativo in quanto si consuma di più rispetto al reddito. Il risparmio aggregato è dato dalla somma algebrica del risparmio positivo dei giovani e di quello negativo degli anziani.

Si trattava di una teoria semplice e di buon senso. Dopo l’esposizione di Modigliani, molti si chiesero per quale ragione nessuno ci avesse pensato prima. La teoria entrò quindi subito a far parte del (ristretto) numero di idee veramente condivise da tutti gli economisti. Ancora oggi, la cosiddetta teoria del ciclo vitale di Modigliani è parte del bagaglio di conoscenze di qualsiasi economista.

Quali erano le implicazioni di questa teoria che al tempo risultavano più rilevanti? In primo luogo, la teoria implicava che il consumo di ogni generazione, nell’arco dell’intera vita, fosse pari ai redditi di quella generazione. Quindi, se il reddito cresceva di generazione in generazione per effetto del progresso economico così pure doveva accadere per il consumo. Ovvero, nel lungo periodo, reddito e consumo crescevano insieme allo stesso ritmo proprio come risultava dagli studi empirici di Kuznets. In secondo luogo, se il reddito corrente fosse cresciuto per qualche anno al di sopra della norma – in seguito ad un boom economico transitorio, ad esempio – gli individui non avrebbero consumato per intero tale aumento di reddito ma solo una piccola parte. La loro preferenza per un consumo stabile li avrebbe indotti a risparmiare buona parte di questi redditi aggiuntivi al fine di poterli poi “spalmare” sul consumo degli anni a venire. Questo significava che, nel breve periodo, il consumo cresceva meno rispetto al reddito proprio come aveva indicato Keynes.

La teoria di Modigliani riusciva dunque a mettere d’accordo Keynes e Kuznets e questo la rese immediatamente popolare all’interno della professione economica fin dai primi mesi della sua pubblicazione.

Ma la teoria del ciclo vitale consente di derivare anche altre implicazioni fondamentali per comprendere i fattori da cui dipende il risparmio di un paese. In primo luogo, il risparmio di un paese dipende dal suo tasso di crescita economica. Se la crescita economica è sostenuta allora il risparmio totale è positivo. Questo è vero perché i giovani di oggi, che hanno un risparmio positivo, percepiscono redditi più elevati rispetto ai giovani di ieri, che oggi sono anziani ed hanno un risparmio negativo. In secondo luogo, il risparmio complessivo dipende dalla dinamica demografica del paese. Se la dinamica demografica è vivace allora il risparmio totale è positivo. Infatti, se la dinamica è vivace il numero di giovani è superiore a quello degli anziani, ovvero il numero di coloro che hanno un risparmio positivo è superiore al numero di coloro che hanno un risparmio negativo. Infine, per ovvie ragioni, il livello di risparmio dipende dall’età media di pensionamento. Se il pensionamento avviene tardi nel ciclo di vita delle persone allora non sarà necessario risparmiare tanto ed il risparmio complessivo sarà inferiore.

Fino a questo punto è stato trattato il contributo di Modigliani alla scienza economica. L’economista, tuttavia, non era solo uno scienziato di grande valore ma anche un appassionato critico e, a volte, un influente ispiratore delle decisioni di politica economica che sono state adottate nel nostro Paese nel corso del trentennio che va dai primi anni settanta ai primi anni del duemila. Probabilmente, la questione su cui l’influenza di Modigliani e del suo allievo Ezio Tarantelli è stata più determinate è quella relativa all’abolizione della scala mobile.

La scala mobile era un meccanismo di indicizzazione automatica dei salari all’inflazione (il cosiddetto “costo della vita”) introdotto in Italia agli inizi degli anni ‘70. In linea di principio il meccanismo aveva un’ottima giustificazione in quanto consentiva di proteggere il potere di acquisto delle classi lavoratrici. Nella pratica, tuttavia, esso produceva un effetto collaterale perverso in quanto era parzialmente responsabile del circolo vizioso di rincorsa prezzi-salari alla base della elevata inflazione di quegli anni. I prezzi aumentavano perché le imprese dovevano pagare salari più elevati e i salari aumentavano perché la scala mobile li adeguava automaticamente ai prezzi (spirale prezzi-salari).

Il suggerimento di Modigliani e di Tarantelli al Governo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ‘80 è quello di abolire la scala mobile e, allo stesso tempo, di annunciare un obiettivo di inflazione per il prossimo anno sulla base del quale sarebbero stati poi aggiornati i contratti salariali. Per Modigliani e Tarantelli, l’inflazione-obiettivo avrebbe anche svolto in automatico un secondo ruolo, quello di fare da riferimento per le imprese quando queste dovevano decidere l’adeguamento dei loro prezzi. Il ruolo di riferimento non è un semplice dettaglio. Infatti, se l’inflazione-obiettivo avesse svolto questo ruolo allora l’inflazione effettiva sarebbe stata proprio uguale a quella obiettivo e questo avrebbe comportato una salvaguardia del potere di acquisto delle classi lavoratrici senza ricorrere agli automatismi della scala mobile. In definitiva, abolire la scala mobile ed introdurre il meccanismo di adeguamento basato sull’inflazione-obiettivo avrebbe attenuato la spirale prezzi-salati senza pregiudicare il potere d’acquisto delle classi più deboli.

Lo smantellamento della scala mobile avverrà per tappe successive nel corso degli anni ’80 e la sua abolizione definitiva avrà luogo solo nel 1993. Al tempo in cui Modigliani e Tarantelli iniziarono a denunciarne gli effetti negativi il clima non era certo favorevole a questo tipo di denunce. Ezio Tarantelli, il più esposto dei due nel dibattito politico-sindacale sulla scala mobile, verrà assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985.

lunedì 15 luglio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 luglio.
Il 15 luglio 1943 nasce Susan Jocelyn Bell.
La scoperta delle radio pulsar, uno dei risultati più alti della fisica del XX secolo, resterà associata per sempre al nome di Jocelyn Bell: Dame Susan Jocelyn Bell, sposata con Martin Burnell nel 1968 e madre di Gavin, nato nel 1973.
Le radio pulsar sono oggetti celesti dalle proprietà molto diverse rispetto alle stelle comuni. Tutta la loro materia, tanta almeno quanta ne contiene il Sole, è confinata entro un raggio di solo una decina di chilometri. Inoltre questa materia è principalmente composta da neutroni. Infine, esse ruotano a velocità elevatissima emettendo onde radio in uno (o due) fasci grosso modo conici. Ne deriva una sorta di effetto-faro: un radiotelescopio posto a Terra riceve un impulso di onde radio solo quando i fasci conici sono diretti verso l’antenna, ossia una (o due volte) per ogni rotazione della pulsar. A livello di osservazione, il segnale di una pulsar è dunque percepito come una sequenza regolare di impulsi radio.
Questo naturalmente è quanto sappiamo oggi, ma fino al 1967 erano state formulate solo previsioni teoriche, considerate oltremodo ardite, su eventuali stelle costituite da neutroni: nessuno aveva la minima idea della esistenza delle pulsar. In tale quadro va letta la scoperta di Jocelyn Bell e del suo supervisore di dottorato, Antony Hewish.
Su indicazione di Hewish Jocelyn passò un paio di anni a costruire, con cacciavite e martello, un nuovo radiotelescopio presso l’Università di Cambridge, in Inghilterra. Ciò richiese la posa di oltre 200 chilometri di cavi, su un area grande come 57 campi da tennis. Lo scopo era di studiare la cosiddetta “scintillazione” delle onde radio nel mezzo interplanetario. A partire dal luglio 1967, Jocelyn Bell divenne l’unica analizzatrice dei dati prodotti da questo strumento e presto fu in grado di riconoscere in essi il fenomeno ricercato della scintillazione e di distinguerlo dalle interferenze, il nemico quotidiano del lavoro di ogni radioastronomo. Un paio di mesi dopo l’inizio delle osservazioni, Jocelyn notò però un segnale dall’aspetto diverso dagli altri, che osservazioni successive rivelarono provenire sempre dalla stessa direzione in cielo e che nel novembre 1967 essa riconobbe come una sequenza di impulsi di onde radio spaziati di 11/3 di secondo. Cominciò cosi la “caccia” al responsabile. Nelle settimane successive furono via via scartate varie ipotesi, compresa quella di un segnale inviato da una civiltà extraterrestre… ma era davvero troppo difficile da credere e da pubblicare e infatti Hewish continuò le osservazioni nel periodo natalizio, facendo in modo che la notizia fosse custodita entro una ristretta cerchia di astrofisici di Cambridge. Il fatto decisivo avvenne al ritorno di Jocelyn dalle vacanze, quando, consultando i dati presi nel frattempo, confermò l’esistenza di una seconda sorgente con le stesse caratteristiche della prima e poco dopo una terza e una quarta… Chiaramente si trattava di una nuova classe di stelle. «Quello fu l’istante meraviglioso, l’autentica dolcezza, il momento di dire Eureka!», commenterà Jocelyn Bell 39 anni dopo in una intervista radiofonica alla BBC.
L’annuncio della scoperta, pubblicata su «Nature» nel febbraio 1968, mise a rumore tutta la scienza mondiale: era la prima prova della esistenza di materia ultradensa e in particolare delle stelle di neutroni. Ampia eco ci fu sui giornali, sia per la scoperta, sia per il ruolo decisivo svolto in quella ricerca da una giovane donna. Non a caso, il nome stesso dei nuovi oggetti celesti – pulsar – fu coniato dal «Daily Telegraph».
Con costernazione di gran parte della comunità astrofisica, però, l’Accademia Svedese delle Scienze decise nel 1974 di conferire il premio Nobel per questa scoperta soltanto al professor Antony Hewish. Il punto di vista di Jocelyn (che accolse la notizia mantenendo sempre quella serenità che è parte del suo carattere) è stato ribadito in tempi recenti nella già citata intervista alla BBC: «Io ero una studentessa di dottorato, e in quei tempi si credeva, si percepiva, si dava per assodato, che la scienza fosse fatta e guidata da grandi uomini – propriamente uomini – probabilmente in camici bianchi. E che questi uomini avessero una pattuglia di servi che facevano ogni cosa su indicazione, senza pensare». Poco prima dell’assegnazione del Nobel ad Hewish, Jocelyn Bell ebbe suo figlio Gavin: «E stavo combattendo per trovare qualcuno che potesse aiutarmi nel badare a mio figlio e così proseguire la carriera – tutte quelle cose con cui la mia generazione dovette lottare prima che ci fossero asili sui posti di lavoro, prima che fosse accettabile l’idea che una donna lavorasse. E così constatai con me stessa che “Gli uomini vincono i premi e le giovani donne badano ai bambini”». Qualcosa sta per fortuna mutando nella scienza, da allora («Ora la si guarda molto di più come uno sforzo di squadra, con persone diverse che forniscono contributi diversi al lavoro»), ma le difficoltà nel conciliare la carriera con la famiglia sono tuttora acutissime per le donne: «Non così brutto come un tempo, ma il problema resta tale».
Dopo la scoperta del 1967, Jocelyn Bell ha proseguito con successo la sua carriera scientifica in altri settori dell’astrofisica: dapprima ricercatrice all’Università di Southampton, poi presso l’University College di Londra, quindi al Royal Observatory di Edimburgo, per poi diventare professore di Fisica alla Open University e professore in visita a Princeton, nonché Preside di Scienze della Università di Bath e poi ancora professore in visita alla Università di Oxford. Nel frattempo, il mondo scientifico le attribuiva pubblicamente quei meriti che l’Accademia Svedese aveva negato. Negli Stati Uniti la medaglia Michelson (1973), il premio Oppeheimer (1978), il premio Beatrice Tinsley (1987), la lezione magistrale Jansky (1995), il premio Magellanic (2000), oltre a un dottorato ad honorem della Università di Harvard (2007). Nel Regno Unito, la medaglia Herschel (1989), la presidenza della Royal Astronomical Society (2002-2004), un dottorato ad honorem alla Università di Durham (2007) nonché, nel 2007, la nomina a “Dame” dell’Ordine dell’Impero Britannico da parte della regina Elisabetta II.
Invece di fare del Nobel ingiustamente mancato un motivo di risentimento verso il mondo scientifico, Jocelyn Bell si è profusa per la più ampia divulgazione della cultura scientifica. Centinaia le conferenze pubbliche per non addetti ai lavori, e ancora maggior impegno nell’avvicinare la scienza ad una generazione di adulti ai quali era stato preconizzato in giovane età – come del resto capitò a lei stessa quando aveva solo 11 anni – che non avevano alcun futuro negli studi scientifici.
A completare il quadro della sua personalità, il suo impegno nella Società Religiosa dei Fratelli (i Quaccheri), nel cui contesto educativo condusse quasi tutta la sua adolescenza, e di cui è stata Clerk del Comitato Esecutivo Centrale mondiale fino al 2012. Infine, i mille hobby ai quali colleghi e amici la vedono dedicarsi: le camminate in montagna, il giardinaggio e il nuoto in cima alla lista.

domenica 10 dicembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 dicembre.
Il 10 dicembre 1926 Grazia Deledda riceve il premio Nobel per la letteratura.
Grazia Deledda nasce a Nuoro il 27 settembre 1871 da Giovanni Antonio e Francesca Cambosu, quinta di sette figli. La famiglia appartiene alla borghesia agiata: il padre che ha conseguito il diploma di procuratore legale, si dedica al commercio del carbone ed è un cattolico intransigente.
Diciasettenne, invia alla rivista "Ultima moda" di Roma il primo scritto, chiedendone la pubblicazione: è "Sangue sardo", un racconto nel quale la protagonista uccide l'uomo di cui è innamorata e che non la corrisponde, ma aspira ad un matrimonio con la sorella di lei.
Il testo rientra nel genere della letteratura popolare e d'appendice sulle orme di Ponson du Terrail. Incerte sono le notizie di un lavoro ancora precedente, datato da alcuni critici al 1884. Tra il 1888 ed il 1890, collabora intensamente con riviste romane, sarde e milanesi, incerta tra prosa e poesia. L'opera che segna più propriamente l'inizio della carriera letteraria è "Fior di Sardegna" (1892), che ottiene qualche buona recensione.
Gli scritti risentono di un clima tardo romantico, esprimendo in termini convenzionali e privi di spessore psicologico un amore vissuto come fatalità ineluttabile. E' anche, per lei, un'epoca di sogni sentimentali, più che di effettive relazioni: uomini che condividono le sue stesse aspirazioni artistiche sembrano avvicinarla, ma per lo più un concreto progetto matrimoniale viene concepito da lei sola. Si tratta di Stanislo Manca, nobile sardo residente a Roma, di Giuseppe M. Lupini, musicista che le dedica una romanza, del giornalista triestino Giulio Cesari e del maestro elementare Giovanni Andrea Pirodda, "folclorista gallurese".
Sollecitata da Angelo De Gubernatis, si occupa di etnologia: della collaborazione alla "Rivista di Tradizioni Popolari Italiane", che va dal dicembre 1893 al maggio 1895, il miglior risultato sono le undici puntate delle "Tradizioni popolari di Nuoro in Sardegna".
Nel 1895 presso Cogliati a Milano, viene pubblicato "Anime oneste".
L'anno successivo esce "La via del male" che incontra il favore di Luigi Capuana.
Durante una permanenza a Cagliari, nel 1899, conosce Palmiro Madesani, funzionario del Ministero delle Finanze in missione. Contemporaneamente compare a puntate su "Nuova Antologia" il romanzo "Il vecchio della montagna".
L'11 gennaio dell'anno successivo, si sposa con Palmiro e in aprile si trasferiscono a Roma: si realizza in questo modo il suo sogno di evadere dalla provincia sarda. Sebbene conduca vita appartata, nella capitale verrà a contatto con alcuni dei maggiori interpreti della cultura italiana contemporanea.
Tra agosto e dicembre del 1900, sempre su "Nuova Antologia", esce "Elias Portolu".
Il 3 dicembre nasce il primogenito, Sardus; tenuto a battesimo dal De Gubernatis (avrà in seguito un altro figlio, Franz). La giornata di Grazia Deledda si divide fra la famiglia e la scrittura, a cui dedica alcune ore tutti i pomeriggi.
Nel 1904 viene pubblicato il volume "Cenere", da cui verrà tratto un film interpretato da Eleonora Duse (1916).
I due romanzi del 1910, considerati in genere frutto di una tenace volontà di scrivere piuttosto che di autentica ispirazione, sono notevoli tuttavia per essere, il primo, "Il nostro padrone", un testo a chiaro sfondo sociale e il secondo, "Sino al confine", per certi aspetti autobiografico.
Al ritmo sostenuto di quasi due testi all'anno compaiono i racconti di "Chiaroscuro" (1912), i romanzi "Colombi e sparvieri" (1912), "Canne al vento"(1913), "Le colpe altrui" (1914), "Marianna Sirca" (1915), la raccolta "Il fanciullo nascosto" (1916), "L'incendio nell'uliveto" (1917) e "La madre" (1919).
Si tratta della stagione più felice. I romanzi hanno tutti una prima pubblicazione su riviste (volta a volta "Nuova Antologia", "Illustrazione italiana", "La lettura" e "Il tempo"), quindi vengono stampati per i tipi di Treves.
Nel 1912 esce "Il segreto di un uomo solitario", vicenda di un eremita che scelto l'isolamento per nascondere il proprio passato. "Il Dio dei viventi", del 1922, è la storia di un'eredità da cui traspare una religiosità di carattere immanente.
Il 10 settembre 1926 Grazia Deledda riceve il Nobel per la Letteratura: è il secondo autore in Italia, preceduta solo da Carducci vent'anni prima; resta finora l'unica scrittrice italiana premiata.
In "Annalena Bilsini" si avverte una certa stanchezza, che colpisce la critica soprattutto a seguito dei recenti riconoscimenti. L'ultimo romanzo "La chiesa della solitudine" è del 1936. La protagonista è, come l'Autrice, ammalata di tumore.
Di li a poco Grazia Deledda si spegne, è il 15 agosto.
Le spoglie della Deledda sono custodite in un sarcofago di granito nero levigato nella chiesetta della Madonna della Solitudine, ai piedi del monte Ortobene di Nuoro.
Lasciò incompiuta la sua ultima opera Cosima, quasi Grazia, autobiografica, che apparirà in settembre di quello stesso anno sulla rivista Nuova Antologia, a cura di Antonio Baldini e poi verrà edita col titolo Cosima.
La sua casa natale, nel centro storico di Nuoro (Santu Predu), è adibita a museo.

martedì 8 novembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 novembre.
L'8 novembre 1895, durante un esperimento, Wilhelm Roengten scopre casualmente i raggi X.
Conosciuti principalmente per il loro utilizzo in campo medico come metodo di indagine, i raggi X, attraverso le radiografie, hanno permesso alla scienza di vedere letteralmente attraverso il corpo umano. Prima della loro scoperta, fratture e lesioni interne erano diagnosticate ed esaminate soltanto con l’intervento del bisturi. I raggi X vengono scoperti in circostanze particolari e grazie alla casualità, a cui concorre anche il daltonismo dello scopritore: Wilhelm Conrad Röntgen, fisico tedesco.
Röntgen, durante gli esperimenti tenuti nel suo laboratorio, decide di verificare le teorie dei fisici tedeschi Heinrich Hertz e Philipp Lenard riguardo i raggi catodici, cioè fasci di elettroni prodotti all’interno di un tubo catodico. Durante i suoi esperimenti, è solito, a causa del suo daltonismo, togliere le fonti di luce ed oscurare completamente la stanza. Dopo aver avvolto il tubo con un foglio di carta nero, all’improvviso si accorge che un altro foglio di carta sul tavolo, ricoperto di sale di platino e bario, è diventato luminoso.
Il fisico deduce che la fluorescenza è causata dall’emissione dei raggi invisibili che fuoriescono dal tubo. Dopo aver preso altri oggetti ed averli posti tra la traiettoria dei raggi emessi ed una lastra fotografica, nota che un’immagine di essi resta impressa sulla lastra: l’immagine del contenuto degli oggetti e della loro struttura interna.
Chiamata la moglie, Anna Bertha Ludwig, le pone la mano tra il tubo e la lastra. Quello che li fa rimanere a bocca aperta è la vista dello scheletro della mano, con tanto di anello al dito: si può considerare la prima radiografia della storia. E’ l’8 novembre 1895, quando Röntgen scopre i raggi X. Li chiama in questo modo per indicare appunto che i raggi sono “sconosciuti”.
Contrario al fatto che i raggi prendano il suo nome e contrario altresì al fatto di brevettarli, sceglie di rendere pubblica la scoperta, anche se in alcuni casi il nome “raggi Röntgen” è ancora in uso.
I raggi X, radiazioni elettromagnetiche che, attraversando gli oggetti, li impressionano su di una lastra fotografica, sono prodotti da un tubo catodico nel quale è fatto il vuoto e che contiene due piastre metalliche, catodo e anodo. Il catodo, attraversato dalla corrente, emette elettroni che colpiscono l’anodo, causando la perdita di elettroni da parte degli atomi dell’anodo e l’emissione di energia, appunto i raggi X. Questi sono assorbiti in modo differente: passano attraverso la pelle, la carta ed il legno, ma sono fermati da ossa o metalli.
Il 28 dicembre 1895, Röntgen spedisce il testo “Su un nuovo tipo di raggi: una comunicazione preliminare” alla rivista della Physikalisch-Medizinischen Gesellschaft di Würzburg. Il 5 gennaio 1896 è dato l’annuncio di questa scoperta.
Insignito del primo Premio Nobel per la fisica nel 1901, con la motivazione: “in riconoscimento dello straordinario servizio reso per la scoperta delle importanti radiazioni che in seguito presero il suo nome“, Röntgen dona il premio in denaro alla sua università. Non mancano contestazioni a questa onorificenza da parte di suoi colleghi tra i quali Lenard, che afferma di essere lui il primo scopritore dei raggi X.
Viene poi assegnata a Röntgen anche la laurea onoraria di dottore in Medicina dall’Università di Würzburg. Nel 2004 viene intitolato al fisico l’elemento chimico 111: il Roentgenio.
Roengten morì a Monaco il 10 febbraio del 1923. E' sepolto nel vecchio cimitero di Giessen, in Assia.

domenica 16 ottobre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 ottobre.
Il 16 ottobre 1973 Henry Kissinger, riceve il premio nobel per la pace.
Henry Heinz Alfred Kissinger nasce a Fürth, città della Franconia (regione a nord della Baviera), il 27 maggio 1923. Sebbene di origini tedesche il suo nome rimane nella storia moderna per la sua attività di politico statunitense; segretario di stato sotto la presidenza sia di Richard Nixon che di Gerald Ford, a lui è stato intitolato il premio Nobel per la pace nel 1973.
Nasce da una famiglia di origini ebraiche: nel 1938, in seguito alle persecuzioni antisemite dei nazisti, la famiglia lascia la Germania e si stabilisce a New York. Kissinger lavora di giorno come operaio e studia la sera: otterrà la cittadinanza statunitense nel 1943. Viene assoldato da un organismo di controspionaggio come traduttore dal tedesco all'americano. Pare che abbia operato in qualità di spia anche per i sovietici.
Nel 1950 ottiene la laurea a pieni voti; continua poi a perfezionare gli studi fino al 1954.
In seguito si avvicina a Nelson Rockefeller, che lo introduce alla politica. Nel 1968 Richard Nixon appare come il più probabile vincitore delle elezioni presidenziali e Kissinger diventa suo personale consigliere. Viene nominato Segretario di Stato e il suo operato è volto ad allentare la tensione con l'Unione Sovietica; sarà lui a negoziare il trattato SALT (Strategic Arms Limitation Talks, Trattato per la limitazione degli armamenti strategici) e l'ABM (Trattato Anti Missili Balistici).
Nel 1971 compie in Cina due viaggi segreti in preparazione del viaggio di Nixon dell'anno successivo, avviando così la normalizzazione delle relazioni tra USA e Repubblica Popolare Cinese.
Nel 1973 viene assegnato a Kissinger e a Le Duc To il premio Nobel per la pace per il "fermate il fuoco" del conflitto vietnamita; Le Duc To rifiuterà il premio per il protrarsi del conflitto che successivamente si aggraverà ulteriormente.
Esiste anche una grave macchia nella carriera di Kissinger, che viene accusato di aver avuto un ruolo di sostegno per Augusto Pinochet e il suo colpo di stato militare in Cile, contro il presidente socialista Salvador Allende (11 settembre 1973). Molti anni più tardi, nel 2001, vengono formalizzate precise accuse e aperte diverse inchieste, tanto che porteranno Kissinger a dover comparire presso la magistratura francese a Parigi, per testimoniare sulla sparizione di cinque cittadini francesi nei primi giorni della dittatura di Pinochet.
Negli USA dopo lo scandalo Watergate che porta Nixon alle dimissioni, Kissinger continua a risultare popolare tanto che Gerald Ford gli chiede di rimanere alla segreteria di Stato durante la sua amministrazione.
Alla fine del 1975 Ford e Kissinger incontrano a Giacarta Suharto, presidente indonesiano: pare che in quell'occasione sia stata data l'approvazione all'invasione di Timor Est, triste e tragico evento che porterà al massacro di oltre 200.000 abitanti di quel territorio a maggioranza cattolica.
Dopo il termine del mandato di Ford, Kissinger non ricoprirà più alti incarichi di stato: partecipa comunque ad attività di gruppi politici e svolge attività di consulente e conferenziere oltre che scrittore.
Nel 2000 è stato eletto membro onorario del Comitato Olimpico Internazionale.
Nel 2002 il presidente George W. Bush lo nomina presidente della commissione incaricata di chiarire gli eventi dell'11 settembre 2001, fatto che suscita aspre critiche e polemiche, considerate le posizioni poco chiare di Kissinger nei confronti dei crimini di guerra di cui è accusato: Kissinger si dimette presto dalla commissione.
Nel 2006 Papa Benedetto XVI lo ha invitato a far parte del suo gruppo di consulenti di politica estera.
Il figlio David Kissinger è presidente del gruppo mediatico statunitense NBC.
Una curiosità: pare che Stanley Kubrick, per il suo celebre film "Il dottor Stranamore", abbia preso ispirazione dalla vita di Henry Kissinger (oltre che di altre persone dell'epoca come Edward Teller e Wernher von Braun).
Il prossimo 27 maggio compirà 100 anni.

mercoledì 16 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 marzo.
Il 16 marzo 1792 Re Gustavo III di Svezia subisce un attentato durante un ballo in maschera.
Fu re di Svezia dal 1771 al 1792.
Era il figlio primogenito di Adolfo Federico di Svezia e Luisa Ulrica di Prussia, sorella di Federico il Grande.
Nel 1718, in seguito alla caduta della monarchia assoluta, il potere passò nelle mani di un oligarchia (il Consiglio degli Aristocratici), a sua volta dipendente dal Parlamento svedese.
Nel 1772, Gustavo III tentò di rafforzare il proprio peso politico con una riforma governativa. Questo portò ad una monarchia assoluta.
Il 16 marzo 1792 Gustavo III fu vittima di una attentato all'Haga Palace ad opera di un ex capitano del suo reggimento reale (Jacob Johan Anckarström), mentre si preparava per un ballo mascherato. Ferito gravemente alla schiena da un colpo di pistola, morì il 29 marzo dello stesso anno.
Il suo successore fu re Gustavo Adolfo IV.
Gustavo III, sovrano dalla personalità complessa e spesso contraddittoria, fu collezionista d'arte (in particolare la neoclassica) e amante dell'Italia, del teatro e della letteratura.
Fu un discreto drammaturgo e per le sue opere ideò anche scenografie e costumi. Interessato all’arte dei giardini ed all’architettura diede un nuovo volto alla sua capitale (a lui va il merito di aver creato lo stile neoclassico svedese).
Creò intorno a lui una corte culturalmente elegante, favorendo l’attività di letterati e fondando nel 1786 l’Accademia Svedese (una delle Accademie Reali della Svezia) che oggigiorno assegna il Premio Nobel per la letteratura.
A Gustavo va dato anche il merito di aver creato il Museo delle Antichità, il più antico museo svedese, che contiene opere classiche acquistate dal re nei suoi soggiorni in Italia tra il 1783-1784.
Nel 1766 sposa Sofia Maddalena di Danimarca (1746-1813), figlia del re Federico V di Danimarca e Norvegia (1723-1766) e della regina Luisa di Hannover (1724-1751).
Dal loro matrimonio nacquero due figli:
Gustavo Adolfo, nato nel 1778 e morto nel 1837, futuro re con il nome di Gustavo IV Adolfo, sposò nel 1797 Federica di Baden;
Carlo Gustavo, nato nel 1782 e morto nel 1783, duca di Småland.
Per la consumazione del matrimonio il re richiese l'assistenza dell'amico Adolf Munck il che fece rumoreggiare che Gustavo non fosse il padre dei propri figli in quanto all'epoca veniva ritenuto omosessuale, soprattutto dopo gli stretti rapporti personali che aveva intrattenuto con il conte Axel von Fersen ed il barone Gustav Armfelt.
Tutta la città di Stoccolma risente delle modifiche apportate nel XVIII secolo da Gustavo III, in particolare il Padiglione, in tipico stile Gustaviano, costruito negli anni 1780, è un capolavoro architettonico del più famoso architetto del periodo Masreliez.
All'episodio dell'assassinio del monarca si ispirò il librettista Antonio Somma per la sceneggiatura dell'opera lirica Un ballo in maschera di Giuseppe Verdi, a sua volta tratta da libretto di Eugène Scribe per Daniel Auber Gustave III, ou Le Bal masqué (1833).


venerdì 10 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 dicembre.
Il 10 dicembre 1989 il Dalai Lama Tenzin Gyatso riceve a Stoccolma il premio Nobel per la pace.
Sua Santità Tenzin Gyatso, 14° Dalai Lama del Tibet, possiede varie identità principali. E' un monaco buddhista nell'ordine religioso fondato da Buddha Shakyamuni intorno al 525 a.C. e rivitalizzato in Tibet da Lama Tzong Khapa nel 1400: è quindi un portavoce dell'antica tradizione educativa buddhista. Per i suoi seguaci egli è una reincarnazione del Buddha Avalokiteshvara, l'arcangelo buddhista Mahayana della compassione, e in special modo il salvatore dei Tibetani. E' anche un maestro vajra dei mandala esoterici del tantra dello yoga supremo, specialmente del "Kalachakra" ("La ruota del tempo"), una concezione che aspira ad una evoluzione positiva di tutta la vita intelligente, nel sacro ambiente di questo pianeta.
In senso più terreno, invece, egli è il re del Tibet, costretto con la forze e con l'autoritarismo all'esilio dal 1959.
Il Dalai Lama nasce il 6 luglio 1935, da famiglia contadina, in un piccolo villaggio nel nord-est del Tibet. Nel 1940 viene riconosciuto ufficialmente quale reincarnazione del suo predecessore, il 13° Dalai Lama. Da quel momento è investito dell'autorità di capo spirituale e temporale. Dalai Lama è un titolo attribuito dai sovrani mongoli ed è una parola che significa "Oceano di Saggezza". I Dalai Lama sono le manifestazioni del bodhisattva della Compassione. I bodhisattva sono esseri illuminati che hanno rimandato il loro nirvana per scegliere di rinascere in modo da poter servire l'umanità.
I suoi studi accademici iniziarono a sei anni e si conclusero a venticinque, con i tradizionali esami-dibattito che gli valsero il titolo di "ghesce lharampa" (traducibile come "Dottorato di filosofia buddhista").
Nel 1950, a soli quindici anni, assunse i pieni poteri politici del suo paese -capo di stato e di governo, mentre il Tibet stava faticosamente trattando con la Cina per impedire l'invasione del proprio territorio. Nel 1959 falliscono tutti i tentativi di far rispettare alla Cina (che nel frattempo si era arbitrariamente annessa una parte del Tibet) gli impegni di un trattato che prevedeva l'autonomia e il rispetto religioso dei tibetani. Nel 1954 si e' recato a Pechino per intraprendere colloqui di pace con Mao Zedong e con altri leaders cinesi, incluso Deng Xiaoping. Ma alla fine, nel 1959, con la brutale repressione dell'Insurrezione Nazionale Tibetana a Lhasa, da parte dell'esercito cinese, il Dalai Lama fu costretto all'esilio.
In seguito alla minacciosa occupazione dei cinesi, infatti, fu costretto a lasciare Lhasa clandestinamente e a chiedere asilo politico all'India. Da allora l'esodo continuo dei tibetani dal proprio paese ha rappresentato un'emergenza internazionale spesso ignorata.
Dal 1960, quindi, la guida spirituale del popolo tibetano è costretto a vivere a Dharamsala, un piccolo villaggio sul lato indiano delle montagne himalayane, sede del governo tibetano in esilio. In tutti questi anni si è dedicato a difendere i diritti del suo popolo contro la dittatura cinese, in modo nonviolento ma deciso e chiedendo aiuto a tutti gli organismi democratici internazionali. Nello stesso tempo il Dalai Lama non ha mai smesso di dare insegnamenti e iniziazioni in varie parti del mondo e di fare appello alla responsabilità individuale e collettiva per un mondo migliore.
Nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la Pace.
Uomo di dottrina, uomo di pace e portavoce di una più estesa comprensione tra i popoli e religioni, ha ricevuto anche numerose lauree honoris causa e riconoscimenti internazionali.
Nel Gennaio del 1992 Sua Santità ha dichiarato in un comunicato che quando il Tibet otterrà di nuovo la sua indipendenza egli abbandonerà la sua autorità politica e storica per vivere come un privato cittadino.
Nel 1987 ha proposto un "Patto di Pace in Cinque Punti", come primo passo per una soluzione pacifica al peggioramento della situazione in Tibet. La proposta parte dall'auspicio che il Tibet divenga una zona di pace nel cuore dell'Asia dove tutti gli esseri viventi possano esistere in armonia e dove l'ambiente possa prosperare. Sino ad oggi, la Cina non ha risposto positivamente a nessuna di queste proposte.
Per le sue doti di intelligenza disarmante, comprensione e profondo pacifismo, il Dalai Lama è uno dei più rispettati leader spirituali viventi. Nel corso dei suoi viaggi, ovunque si trovi, egli supera ogni barriera religiosa, nazionale e politica, toccando il cuore degli uomini con l'autenticità dei suoi sentimenti di pace e di amore, di cui si fa instancabile messaggero.

lunedì 21 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 21 dicembre.
Il 21 dicembre 1898 Marie Curie insieme al marito Pierre, scopre l'elemento del radio.
La scienziata nasce a Varsavia nel 1867, e già alle scuole di base si distingue per una forte passione per le scienze e un’ottima memoria. In quegli anni in Polonia le donne non possono accedere agli studi universitari e Marie Sklodowka decide di trasferirsi con una delle sorelle a Parigi per studiare alla Sorbona.
All’università conosce il futuro marito e “compagno di laboratorio” Pierre che sposa nel 1895. I due novelli sposi, invece delle fedi, si scambiano due biciclette che useranno per il loro viaggio di nozze, un tour dalle coste della Bretagna alle montagne dell’Auvergne.
Nel laboratorio improvvisato di Rue Lohmond, con pochi mezzi e senza collaboratori, i coniugi Curie iniziano a studiare la “radiazione”, il fenomeno da poco scoperto dal fisico Henri Becquerel. Alla capacità di emettere energia che hanno solo alcuni atomi i due scienziati danno un nome: radioattività.
Durante i loro esperimenti si trovano davanti a un mistero: alcuni minerali hanno una radioattività più forte di altri. Decidono di concentrarsi su due minerali in particolare, la torbernite e la pechblenda, entrambi ricchi di uranio. I campioni studiati risultano più radioattivi di quanto dovrebbero essere sulla base della quantità di uranio presente. Ipotizzano che oltre l’uranio in questi minerali debba esserci un altro elemento più radioattivo dell’uranio stesso e iniziano un lungo lavoro per tentare di isolarlo.
Marie e Pierre ci riescono nel 1898 e lo annunciano in una pubblicazione: «Crediamo che la sostanza che abbiamo tratto dalla pechblenda contenga un metallo non ancora segnalato, vicino al bismuto. Se l’esistenza di questo metallo verrà confermata noi proponiamo di chiamarlo Polonio».
Però qualche cosa non torna: i campioni sono ancora troppo radioattivi, e la sola presenza del polonio e dell’uranio non spiega il fenomeno. C’è soltanto una possibilità: l’esistenza di un altro elemento. Il 28 marzo del 1902 Marie Curie annota nel suo quaderno «RA = 225,93. Peso atomico di Radio».
La scoperta del polonio e del radio vale ai Curie e al fisico Henri Becquerel il Nobel per la fisica nel 1903.
La fama e la notorietà acquisita non intaccano l’etica dei coniugi Curie che intenzionalmente non depositano il brevetto del processo di isolamento del radio. Così facendo vogliono permettere alla comunità scientifica di effettuare liberamente ricerche nel campo della radioattività.
Dopo la tragica morte di Pierre, investito nel 1906 da un carro, Marie lo sostituisce nell’insegnamento universitario di fisica generale e diventa la prima donna a occupare una cattedra alla Sorbona.
La scienziata, ormai considerata una vera autorità della fisica in un ambiente scientifico dove le donne erano, e rimarranno ancora per molto tempo, mal tollerate, nel 1909 fonda a Parigi l’Institut du Radium. Più tardi la struttura è diretta dalla figlia che nel 1935 vincerà il Nobel per la chimica con il marito Fedéric Joliot per la scoperta della radioattività artificiale.
Nel 1910 Marie Curie ha una breve relazione con un uomo già sposato e padre di quattro figli, il fisico Paul Langevin. Lo scandalo, amplificato dalla stampa sessuofoba, scatena una forma di odio nei confronti della donna. Quella che fino a otto anni prima era stata descritta come una madre devota e un’aiutante solerte, era diventata per l’opinione pubblica “la polacca”, “la ladra di mariti”.
Il minuzioso lavoro della studiosa non si ferma: riesce a isolare il polonio e il radio puro e nel 1911 viene insignita del Nobel per la chimica.
Durante la Prima Guerra Mondiale decide di attrezzare con apparecchiature a raggi X delle automobili, le Petit Curie. Insieme alla figlia Irène si reca sul fronte di battaglia della Marna per insegnare personalmente ai medici e agli infermieri come usare i nuovi strumenti che permettono di individuare le pallottole nei corpi dei soldati feriti.
Provata da un’anemia perniciosa, dovuta alle lunghe esposizioni alle sostanze radioattive, Marie Sklodowka Curie muore il 4 luglio 1934. Sulla tomba, come ultimo saluto, i fratelli depongono una manciata di terra della sua amata Polonia.

giovedì 10 dicembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 10 dicembre.
Il 10 dicembre 1896 morì nella sua villa di Sanremo Alfred Nobel.
Nato a Stoccolma il 21 ottobre 1833, dopo gli studi universitari si dedicò alla ricerca. Fu per anni un oscuro ingegnere chimico fino a che, dopo la scoperta della nitroglicerina ad opera dell'italiano Sobrero, potente esplosivo difficilmente controllabile, si dedicò allo studio di un modo per poterla utilizzare più efficacemente. Il composto di Sobrero aveva la peculiarità di esplodere al minimo urto o oscillazione, rendendolo estremamente pericoloso. I tecnici erano riusciti lo stesso ad utilizzarla per lo scavo di gallerie o miniere ma era indubbio che la sua utilizzazione comprendeva enormi difficoltà e pericoli.
Alfred Nobel nel 1866 mise a punto una miscela di nitroglicerina e argilla che assumeva caratteristiche diverse e più manipolabili, che chiamò "dinamite". La sua scoperta, meno pericolosa da maneggiare ma altrettanto efficace, conseguì un successo immediato. L'ingegnere svedese, per non lasciarsi sfuggire l'occasione di sfruttare il suo ritrovato, fondò in tutto il mondo alcune società per fabbricare e sperimentare l'esplosivo, accumulando così una fortuna considerevole.
Purtroppo, essa è servita oltre all'edificazione di numerose opere di estrema utilità anche a perfezionare ordigni di guerra di vario tipo, cosa che gettò Nobel nello sconforto più nero, in particolar modo dopo che in un esperimento perse la vita sua fratello e il padre rimase senza gambe.
Alfred Nobel morì a san Remo il 10 dicembre 1896: quando il suo testamento fu aperto si scoprì che l'ingegnere aveva stabilito che i redditi della sua immensa fortuna fossero devoluti al finanziamento di cinque premi, che ben presto sarebbero diventati i più importanti del mondo, anche grazie all'Accademia che li distribuisce (quella di Stoccolma).
Tre di questi premi sono destinati a ricompensare ogni anno le più grandi scoperte nel campo della fisica, della chimica e della medicina.
Un altro è destinato a uno scrittore e il quinto a un personaggio o a un'organizzazione che abbia operato in modo particolare per la pace nel mondo e per la fraternità dei popoli.
Dal 1969 viene assegnato un sesto premio per l'economia.
La cerimonia si svolge proprio il 10 dicembre, anniversario della sua morte.

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