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martedì 8 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 marzo.
L'8 marzo 1971 a New York, al Madison Square Garden, si consumò quello che venne ribattezzato "Il match del secolo", tra Joe Frazier e Mohammed Alì.
Sul palcoscenico del Madison Square Garden quella notte vinse il migliore, il più forte e insieme il più povero e il più assetato di vittorie. Quella sera Cassius Marcellus Clay, alias Muhammad Alì,  fece piangere molta gente. Dei 20.000 spettatori che avevano pagato il biglietto per entrare al Garden la maggior parte era venuta per vederlo volare come una farfalla e pungere come una ape, ma quella sua eleganza, quel suo essere un artista unico durò pochi minuti. Davanti aveva una macchina di rabbia, un  treno distruttore che si era alimentato con gli insulti che Clay (In Italia lo chiamavano ancora tutti così) gli aveva appiccicato addosso.
Clay lo apostrofò "zio Tom" lo accusò di essere un servo dei bianchi e soprattutto gli aveva promesso che l'avrebbe messo ko entro la sesta ripresa. Una promessa azzardata da parte di un atleta rimasto fuori dal ring per 40  mesi, a causa del noto rifiuto di partire per il Vietnam, armi in pugno? Forse sì. Senza sminuire la vittoria di Frazier al culmine della sua potenzialità, quella lunga lontananza dal quadrato pesò sulla performance di Alì. "Smoking" Joe attaccò subito con una furia sovrumana mettendo in mostra un tremendo sinistro che fu la chiave vincente del match. L’obiettivo principale del campione dei pesi massimi era uno solo: smantellare la difesa di Clay colpendolo ai fianchi, allo stomaco, al fegato. Una tattica che riuscì perfettamente, culminata in quello spettacolare atterramento che è entrato nella storia.  Molti scrissero che Frazier, nelle ultime riprese, rallentò per non mettere ko Clay, ma forse aveva esaurito la sua tremenda carica agonistica che, a cinque riprese dalla fine, andava già a braccetto con la vittoria, poi sancita dai giudici. Quando l’arbitro Arthur Mercante raccolse i cartellini, Aidala aveva dato 9 riprese a Frazier e 6 a Clay; Recht 11 a Joe e 4 a Cassius; nel suo cartellino, Mercante aveva assegnato l'8 a 6 per il campione. Il momento più drammatico, comunque, lo vissero coloro che accompagnarono Muhammad Alì all’ospedale. Il famoso corrispondente dagli Usa Lino Mannocchia scrisse: "Clay aveva un viso simile a un pallone da football. La sua mascella sembrava volesse schizzare fuori dalla testa".
E in Italia, come vivemmo quella magica notte? Furono milioni gli italiani che seguirono per radio o televisione il match. Allora non esisteva la parola “share” ma un dato certo fa pensare. Tra le 4.30 e le 5.45 i chilowatt in Italia  aumentarono di 1.200.000 rispetto al solito. La Sip fece 10.000 chiamate, prenotate per dare la sveglia (duemila solo a Milano che solitamente, durante la notte, ne faceva registrare una trentina). La Radio effettuò un servizio speciale denominato “Notte e Sport” con la telecronaca in diretta da New York e con un collegamento con Nino Benvenuti, che si trovava al Centro Tecnico di Fiuggi con i suoi istruttori  Caneo e Zuliani, e con Bruno Arcari a Genova.  Fu un evento davvero planetario e Joe Frazier, la sera dopo quell’ 8 Marzo, festeggiò allo Statler Hilton la vittoria, cantando diverse canzoni con il suo complesso musicale, gli Knock-outs.
Joe Frazier si spense nelle prime ore di lunedì 7 novembre 2011 per un cancro al fegato. Al suo funerale, svoltosi nella chiesa battista di Enon Tabernacle, erano presenti Larry Holmes e Michael Spinks; Muhammad Alì ha ricordato così l'amico e rivale: «Il mondo ha perso un grande campione, ricorderò sempre Joe con rispetto ed ammirazione: il mio pensiero va alla sua famiglia e a coloro che l'hanno amato».
Mohammed Alì, per oltre 30 anni affetto dal morbo di Parkinson, si è spento a Scottsdale il 3 giugno 2016.

venerdì 1 ottobre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il primo ottobre.
Il primo ottobre 1975 si disputa a Manila il terzo incontro di pugilato tra Mohammed Alì e Joe Frazier.
Sono passati quasi 50 anni, ma per chi ama la boxe quel giorno non si può dimenticare. Fu chiamato "Thrilla in Manila", Muhammad Ali contro Joe Frazier, il terzo incontro della loro serie, e fu uno dei combattimenti più belli fra pesi massimi (molti sostengono il migliore in assoluto) nella storia del pugilato.
L'idolo dei neri e "ribelle" che si era rifiutato di andare in Vietnam, che non stava mai zitto ed era già il più grande, contro il rivale "Smokin' Joe" di umilissime origini, oro olimpico a Tokyo come l'ex Cassius Clay a Roma 4 anni prima, tranquillo fuori dal ring quanto cattivo dentro, potente e autore di KO spettacolari al punto di farsi amare perfino dai banchieri di Wall Street. Proprio per questo prima dell'incontro il campione in carica, "The Greatest", lo accusò di "essersi messo al soldo dei bianchi".
Ali-Frazier a Manila fu davvero un thriller, come da slogan inventato da Don King, che l'anno prima aveva organizzato un altro evento da leggenda e lo aveva chiamato "Rumble in the jungle", Muhammad Ali che mise KO George Foreman a Kinshasa mentre la gente gli gridava "Ali boma ye", ovvero "ammazzalo".
Una mattanza fu invece il terzo Ali-Frazier, ancora più bello delle due sfide precedenti. Che cosa fu quell'incontro lo spiegò alla fine Ali, che pure aveva vinto: "è stato quanto di più vicino alla morte".
Frazier venne fatto rimanere all'angolo dai suoi all'inizio della 15/a ed ultima ripresa: Joe era stremato, una maschera di sangue, distrutto dai jab dell'avversario che gli avevano "chiuso" gli occhi. Ma al limite era arrivato anche l'uomo che prima della conversione all'Islam si chiamava Cassius Clay, non proprio il prototipo del campione umile, che però quella volta ammise: "se Joe non si fosse ritirato, non so se avrei potuto continuare".
Quel combattimento fu talmente duro, anzi brutale, e quel successo per abbandono talmente "sudato", che Ferdie Pacheco, il medico di Muhammad Ali, si convinse che alla base del morbo di Parkinson che ha tormentato la vita del Campione dei campioni ci furono i danni cerebrali riportati sul ring di Manila, per i colpi, in particolare quei ganci di sinistro, che Frazier scagliò sul rivale. "Lui mi pensa, ogni giorno quando scende dal letto mi pensa", ha detto molti anni dopo lo stesso Frazier per sostenere che Pacheco aveva ragione. Di sicuro "Thrilla in Manila" se non fu l'incontro del secolo, poco ci manca.

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