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domenica 28 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 giugno.
Il 28 giugno 1914 un nazionalista serbo spara e uccide a Sarajevo l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austriaco, e sua moglie Sofia.
Questo omicidio fu la scintilla che infiammò la prima guerra mondiale.
Fra ‘800 e ‘900 l’uccisione di regnanti in Europa in seguito ad atti di terrorismo non era un evento raro; nel 1881 era stato ucciso lo zar Alessandro II Romanov e nel 1900, a Monza, il re d’Italia Umberto I. In entrambi i casi si era trattato di fatti circoscritti per cause e conseguenze ai confini interni degli Stati, ma così non avvenne per l’assassinio dell’Arciduca Francesco Ferdinando (1863-1914) erede al trono dell’impero austro-ungarico e di sua moglie la contessa Sofia. L’omicida Gavrilo Princip, l’unico dei sette attentatori che venne arrestato insieme al compagno N. Cabrinovic, faceva parte di un’organizzazione segreta, la Mano Nera, che si batteva per l’unificazione degli slavi della Serbia con quelli che abitavano nel sud dell’impero austro-ungarico. Per la verità si trattava di un gruppo di giovani alquanto sprovveduti che nella mattina del 28 giugno 1914 tentarono per ben due volte l'attentato, prima con una bomba a mano poi, a distanza di pochi minuti, con una pistola Browning calibro 7,65 con la quale Princip colpì a morte l’Arciduca e sua moglie. L’Impero dell’Austria-Ungheria era, all'inizio del ‘900, uno Stato che aveva al suo interno molte nazionalità, una caratteristica tipica degli imperi, ma che in quel preciso momento storico costituiva un nucleo di tensioni formidabili e di forze centrifughe. Infatti, dopo la Prima guerra mondiale, l'effetto disgregante dei diversi nazionalismi avrebbe portato al completo dissolvimento di un organismo statale secolare come l’impero d’Austria. Tali movimenti rivendicavano, infatti, l’indipendenza per tutti quei popoli - cechi, slovacchi, ungheresi, italiani, serbi, croati - che, a vario titolo, facevano parte del vasto impero di Francesco Giuseppe d’Austria. Le stesse forze nazionalistiche avevano, ormai dai primi decenni del XIX secolo (guerra per l’indipendenza della Grecia), avviato alla disgregazione l'impero turco. Le spoglie di questo vasto e secolare impero (dall'Adriatico al Mar Rosso), infatti, erano e sarebbero state oggetto di guerre e contese diplomatiche fra le potenze europee. Due momenti di crisi nella penisola balcanica si ebbero nel 1908 e soprattutto nel 1912-13 (le cosiddette guerre balcaniche), periodo di scontri e annessioni che ridisegnò gli equilibri geopolitici della regione con queste conseguenze: 1. ridimensionamento della presenza turca alle porte dell’Europa dalle quali è praticamente espulsa; 2. sconfitta delle ambizioni austriache di dominio nella penisola e controllo dell’Adriatico; 3. ulteriore rafforzamento in chiave antiaustriaca dell’alleanza fra Serbia e Russia e dell’espansione di interessi finanziari francesi in Serbia; 4. aumento delle preoccupazioni austriache nei confronti dei nazionalismi interni all'impero; 5. rafforzamento dell’asse Austria-Germania in funzione antirussa. In questo contesto la dinastia che nel 1903 si era impadronita della Serbia puntava a inglobare tutti i serbi che vivevano sotto il dominio straniero nel sud dell’impero d’Austria. Oltre alle rivendicazioni nazionalistiche, un’altra variabile di contesto era quella religiosa: i serbi come i russi appartengono alla Chiesa ortodossa di ascendenza bizantina, mentre l’Austria era in Europa, l’erede del Sacro romano impero cattolico. È bene ricordare questa fondamentale distinzione culturale e religiosa poiché sarà una delle cause dei molti genocidi che si verificheranno negli anni ‘90 del XX secolo dopo la dissoluzione dell’ex Jugoslavia, nelle guerre che vedranno opporsi nella penisola balcanica serbi, croati, bosniaci e kosovari.
A seguito dell'omicidio il 23 luglio l’Austria dà un ultimatum alla Serbia. Al di là dell’atto di per sé gravissimo dell’uccisione dell’erede al trono, questo assassinio fornì un eccellente pretesto all'Austria per avviare una definitiva iniziativa contro la Serbia ed eliminare alla radice questa minaccia separatista. Il pretesto, dunque, fu l’ultimatum che conteneva tutta una serie di richieste che limitavano fortemente la sovranità serba all'interno del proprio Stato, fra le quali quella dell’arresto di un certo numero di ufficiali dell’esercito serbo accusati di cospirazione, e di far partecipare rappresentanti dell’impero austro-ungarico alle indagini su Princip e sul suo gruppo terroristico. La risposta era attesa entro 48 ore. Quando il testo dell’ultimatum venne conosciuto nelle cancellerie degli altri Stati europei, il commento degli uomini politici del vecchio continente fu quasi unanime: “la guerra sta per cominciare”. E non si trattava di una guerra circoscritta; il gioco delle alleanze, quella franco-russa e quella austro-tedesca, disegnarono uno scenario che apparve subito agli occhi di molti assolutamente catastrofico. La guerra che gli Stati maggiori degli eserciti di mezza Europa preparavano da almeno trent'anni (il più famoso di questi “piani” era quello tedesco che prese il nome dal generale Schlieffen) stava per concretizzarsi.
Il 30 luglio la Russia ordina la mobilitazione del proprio esercito, convinta che questo atto di forza avrebbe frenato l’Austria e, soprattutto, la Germania. Ciononostante il 1 agosto la Germania dichiara la guerra alla Russia. Oggi non appare strano che, in effetti, la prima a entrare in guerra fosse stata la Germania contro la Russia, due Stati che inizialmente non erano affatto direttamente coinvolti nella crisi successiva a Sarajevo. Soprattutto la Germania colse l’occasione per dispiegare la politica di potenza mondiale voluta dal Kaiser tedesco Guglielmo II almeno a partire dall'epoca successiva alla guerra franco-prussiana del 1870.
Il 3 agosto la Germania dichiara la guerra alla Francia, convinta di potere avere la meglio, rapidamente, in una guerra su due fronti. Questa previsione verrà meno con il passaggio, durante le operazioni militari del 1915, dalla guerra di movimento alla guerra di trincea.
Quella che scaturì fu invece una guerra su vasta scala lunga e logorante, come non se ne erano mai viste prima.

giovedì 28 luglio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 luglio.
Il 28 luglio 1914, un mese dopo l'attentato all'arciduca Francesco Ferdinando II, l'Austria-Ungheria dichiara guerra alla Serbia. E' l'inizio del primo conflitto mondiale. Le sue cause sono però altre e nascono decenni prima.
La guerra franco-prussiana del 1870-71 portò non solo alla fondazione di un potente e dinamico Impero Germanico, ma anche ad un’animosità tra Francia e Germania, causata dall’annessione a quest’ultima di Alsazia e Lorena, oggetto di contrasti e polemiche per alcuni decenni successivi.
Sotto la guida politica di Otto Von Bismarck, la Germania si assicurò una nuova posizione in Europa, tramite l’alleanza con l’Impero Austro-Ungarico ed un’intesa diplomatica con la Russia.
Dopo le elezioni Guglielmo II riuscì ad ottenere le dimissioni di Bismarck.
Nei decenni seguenti, gran parte del lavoro dell’ex-cancelliere venne disfatto, quando Guglielmo non riuscì a rinnovare gli accordi con la Russia, consentendo alla Francia repubblicana l di concludere, tra il 1891 ed il 1894, l'alleanza con l’Impero russo.
Tra il 1897 ed il 1900, Guglielmo intraprese la creazione di una marina militare capace di minacciare lo storico predominio navale della Gran Bretagna.
Negli anni ’80, la rivalità tra le potenze fu esacerbata dalla corsa alle colonie, che portò gran parte dei territori asiatici ed africani sotto la dominazione europea. Bismarck divenne un sostenitore dell’Impero d’oltremare, mentre la tensione anglo-tedesca per le acquisizioni della Germania in Africa e nel Pacifico minacciava di interferire con gli interessi strategici e commerciali della Gran Bretagna.
Il sostegno dimostrato da Guglielmo per l’indipendenza del Marocco dalla Francia ed il nuovo partner strategico della Gran Bretagna, furono le principali cause della Crisi di Tangeri del 1905.
Nel 1911, durante la seconda crisi marocchina, denominata Crisi di Agadir, la presenza delle flotte tedesche in Marocco mise nuovamente alla prova la coalizione Anglo-Francese.
Le aspirazioni nazionalistiche degli Stati balcanici erano in forte aumento: ogni Stato guardava alla Germania, Austria-Ungheria o alla Russia come un ipotetico supporto.
La nascita di circoli anti-austriaci in Serbia, nel 1908, contribuì ad un ulteriore crisi per l’annessione unilaterale della Bosnia ed Erzegovina da parte dell’Austria.
L'inizio della Prima Guerra Mondiale è convenzionalmente associato all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria del 28 giugno del 1914, ad opera del nazionalista serbo Gavrilo Princip, ma le vere origini della guerra sono da cercare altrove. Innanzitutto, nelle complesse relazioni tra le varie potenze europee che segnarono la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, principalmente nelle politiche di colonizzazione promosse dalle diverse nazioni.
Con il supporto della Germania, l’Austria-Ungheria il 23 luglio 1914 inviò alla Serbia un ultimatum in 15 punti, praticamente irrealizzabile, che doveva essere accettato nel giro di 48 ore. Il governo Serbo accettò tutte le richieste tranne una.
L’Austria-Ungheria il 25 luglio ruppe ogni relazione diplomatica e, tre giorni dopo, fece la propria dichiarazione di guerra tramite un telegramma inviato al governo serbo: era l'inizio della Prima Guerra Mondiale.
Il governo russo mobilizzò le sue riserve militari il 30 luglio, in seguito all’interruzione delle comunicazioni telegrafiche tra Guglielmo II e Nicola II di Russia. Il 31 luglio, la Germania richiese che la Russia ritirasse le proprie truppe, ma il governo russo persistette.
La dichiarazione di guerra britannica contro la Germania avvenne il 4 agosto del medesimo anno.
Il piano tedesco, denominato Piano Schlieffen, prevedeva lo sferrare un colpo mortale alla Francia, per poi rivolgersi più lentamente contro l’esercito russo. Invece di attaccare la Francia direttamente, si decise di attaccare da nord.
La Germania sconfisse la Russia in una serie di battaglie conosciute come “Battaglia di Tannenberg”. Francia e Gran Bretagna riuscirono a fermare l’avanzata tedesca su Parigi nella Prima battaglia della Marna, nel settembre del 1914.
Iniziò dunque un conflitto che, tutt'altro che breve, produsse in 4 anni oltre 10 milioni di morti.
Alla fine della Grande Guerra crollarono gli imperi che avevano caratterizzato la storia dell'Europa e sorsero le nazioni, mentre la società mondiale entrò definitivamente nell’era contemporanea, segnata dall’avvento delle tecnologie, della produzione industriale, dei movimenti di massa, delle dittature e delle ideologie.

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