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lunedì 10 marzo 2014

Un monocromo straordinario! #Guernica di Pablo Picasso


http://blog.ocad.ca/wordpress/drpt1c01-fw201201/files/2012/09/picasso-guernica3-1937.jpg

Gli orrori della guerra civile spagnola vengono sviscerati in modo feroce e straziante in questo dipinto a monocromo che l’artista ha voluto così per una valenza ben precisa: nessuna tonalità avrebbe potuto esprimere il senso di aridità e annullamento che la guerra lascia dietro di sè. Non c’è pietà, ma disperazione e rabbia per un orrore che sembra non avere fine.
I personaggi che animano la tela si accalcano gli uni sugli altri, soffocando con le loro urla e il loro dolore ogni speranza di salvezza. Si tratta di uomini, donne, bambini e animali indifesi divenuti simbolo di un’umanità ferita e violentata dalla furia e dalla morte.
Al centro del dipinto si agita disperatamente un cavallo trafitto in battaglia con la bocca spalancata per il dolore. Sopra di lui c’è una lampada accesa che illumina la rappresentazione e diventa l’effige dell’incomprensibile ragione della guerra e a cui guardano imploranti le due donne sulla destra.
In alto a sinistra l’artista riproduce una testa di toro, simbolo della forza bruta e della follia irrazionale, sotto cui piange disperata una madre con il figlioletto morto fra le braccia.
Nell’angolo a sinistra giace ferito a morte un torero, emblema di una Spagna anch’essa ferita ed abbattuta.
La scena si chiude con un’immagine forte e dolorosa, che non lascia spazio alla speranza: la donna, all’estrema destra della tela urla disperatamente, ma nessuno pone ascolto e rimedio al suo dolore.

Di Francesca Girotto

sabato 15 febbraio 2014

#TutteleDonnedel #CARAVAGGIO - di Francesca Girotti



Parlare dell’artista Caravaggio è impossibile. Impossibile farlo in un breve tempo e in poco spazio. La sua breve vita di uomo e pittore è come la sua arte, una serie di lampi nella più buia delle notti. Egli è un uomo che non potrà mai essere conosciuto fino in fondo perché quasi tutto quello che ha fatto, detto e pensato si perde in un passato irrecuperabile.
E’ stato uno degli artisti più entusiasmanti e originali mai esistiti, l’artista che prediligo in assoluto, senza togliere nulla a tanti altri non meno importanti di lui.
Un artista che io definisco: un fuorilegge dell’arte. Una misteriosa e meravigliosa canaglia. Lui attrae, affascina, ammalia, stravolge, sconvolge, sorprende e sgomenta con la sua genialità, con i suoi furori, i suoi eccessi. Scandaloso, provocatorio, inaccettabile da vivo, Caravaggio lo fu ancora di più dopo la morte sulla quale ancor oggi si formulano le più strane e disparate ipotesi. Il tutto crea estasi, lui è l’apoteosi del barocco!
Bene, credo abbiate capito che ho un debole per Michelangelo Merisi da Caravaggio, per questo artista che ha emozionato il mondo intero con l’intensità dei suoi dipinti, con l’umanità dei suoi modelli,  con l’autenticità dei suoi soggetti, con l’ardire delle sue provocazioni, col fascino e l’ambiguità del suo talento.
E come lui anche i suoi modelli furono personaggi “raccolti” per strada, che hanno condiviso con l’artista  non solo l’arte ma anche la sua vita tumultuosa. Le donne di Caravaggio erano popolane, donne di vita, cortigiane. Ed è a loro che rivolgo questa mia ricerca.
 Nella Roma della controriforma, invano confinate dai bandi papali in quartieri ghetto, le prostitute e le cortigiane arrivavano ovunque, governavano i più intimi bordelli così come erano ricevute dai prelati e dai principi nei saloni dalle volte affrescate nei segreti casini di caccia.
Nei  bordelli e nelle strade scoppiavano risse quasi ogni giorno, non soltanto per le rivalità politiche ma anche per i motivi più futili ingigantiti dalla fame e dall’ebbrezza provocata dal vino.
E’ la Roma del 1593. Caravaggio di giorno dipinge forsennatamente e la sera se ne va in giro con i suoi amici pittori a far serenate più o meno maliziose. Frequenta cortigiane famose, va nelle osterie. Qui incontra la gente, son loro i suoi modelli, ferma una zingara per strada e la fa salire nel suo studio per ritrarla nell’atto di leggere la mano.  
Caravaggio dipinge la realtà e per farlo usa personaggi della quotidiana realtà. Artisti e prostitute avevano molto in comune, compresa l’intimità con uomini della Chiesa.
 Le donne di Caravaggio vengono usate spesso, come modelle, nei suoi dipinti. Individuare l’identità di queste ragazze mi è servito a comprendere meglio la sua arte e i suoi sentimenti. 
 Anna (Annuccia) Bianchini detta Anna la rossa per la sua fulva chioma
 Dolcissima e sfortunata, capelli lunghi rossi, figlia di prostituta e prostituta a sua volta. Carattere impetuoso, sempre in mezzo ai guai, definita nei rapporti di polizia “frequentatrice di pittori”. La sua sventurata vita durò solo venticinque anni. Tra i tanti episodi che la vedono protagonista di risse ce n’è uno che ne  definisce il suo carattere ribelle e rissoso. Una sera d’Aprile, dopo un litigio tra Anna e un paio di colleghe, le tre erano andate in un’osteria per far pace su un bicchiere di vino. Seduti ai tavoli c’erano dei pittori che, sicuramente conoscevano molto bene le ragazze perché uno di loro esclamò: “ecco qua l’Anna dal bel culo”. Anna, senza scomporsi, di rimando gli disse: “al tuo bel culo, però, io non ci attendo” .
Ritroviamo il suo volto in quattro dipinti del Caravaggio:

imm. da http://it.wikipedia.org/wiki/Maddalena_penitente
MADDALENA PENITENTE
 La graziosa fanciulla “dai capelli lunghi e rosci” come Giovanni Bellori, il biografo dei pittori romani scrive, è una dolcissima ragazza che nulla ha a che vedere con la dissoluta e immorale figura  di donna dalla discutibile vita. Il suo è l’umanissimo atteggiamento di una persona che, sentendosi peccatrice, abbandonati monili, gemme e unguenti, chiede il perdono col capo reclinato in posa dolente 

RIPOSO DURANTE LA FUGA IN EGITTO 
 
imm. da http://it.wikipedia.org/wiki/Riposo_durante_la_fuga_in_Egitto_%28Caravaggio%29


  MARTA E MARIA MADDALENA (dove vengono ritratte Fillide e Annuccia)
http://it.wikipedia.org/wiki/Marta_e_Maria_Maddalena

MORTE DELLE VERGINE 
http://it.wikipedia.org/wiki/Morte_della_Vergine_%28Caravaggio%29
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Fillide Melandroni
Amica di Anna Bianchini, arrivate insieme da Siena e avviate entrambe al lavoro più antico del  mondo, come una tradizione di famiglia.
Ebbe un importante ruolo nella vita di Caravaggio soprattutto per il suo legame con Ranuccio Tomassoni, l’uomo assassinato dal pittore durante una partita di pallacorda. Anche Fillide, come la sua amica Anna, si procurò  presto dei guai con la polizia. Di carattere turbolento, ella abitava in Via Condotti e dava spesso schiamazzanti festini ai quali partecipavano sue compagne di s-ventura e i loro protettori, tra i quali il giovane Ranuccio, illegalmente armato. Ma grazie all’influenza che egli doveva godere in quanto al servizio, con i suoi fratelli, dei Farnese di Parma, i due amanti riuscivano sempre a venirne fuori senza particolari condanne.
Fillide venne ritratta, da Caravaggio, in quattro dipinti:

 GIUDITTA E OLOFERNE

http://it.wikipedia.org/wiki/Giuditta_e_Oloferne_%28Caravaggio%29

 Sicuramente il Merisi si ispirò al dramma di Beatrice Cenci, giovane nobildonna romana torturata e decapitata con l’accusa di aver ucciso il padre, Francesco Cenci. Era costui un  uomo volgare, violento, tirannico e manesco che abusava di lei e che, per evitare di pagarne la dote in caso di matrimonio, l’aveva rinchiusa nel castello di Putrella Salto in Abruzzo continuando a violentarla.
Vi posso assicurare, per averlo visto a Palazzo Barberini, che è questo un dipinto dalla terribile precisione realistica dove l’azione cruenta e la violenza degli schizzi del sangue rappresentano nella sua pienezza l’orrore della decapitazione. Una scena miratamene brutale carica di agghiacciante realismo che, si pensa, il Caravaggio abbia immortalato dopo aver assistito al supplizio e all’uccisione della povera Beatrice.
Nella scena il pittore,  per la prima volta, si ritrae prestando il suo volto alla testa di Oloferne.
 ****

RITRATTO DELLA CORTIGIANA FILLIDE

 
http://it.wikipedia.org/wiki/File:CARAVAGGIOFillede.jpg




SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA
 
http://it.wikipedia.org/wiki/Santa_Caterina_d%27Alessandria_%28Caravaggio%2

 Lena (Maddalena Antognetti)

Anche Lena faceva parte della schiera di cortigiane e prostitute d’alto bordo che “rasserenavano” l’esistenza degli ecclesiastici romani d’inizio ‘600.
Prima, giovanissima amante del “giovane morbido” il Cardinal Montalto poi del Cardinal Peretti nipote di Sisto V°. Fare di Lena la “Madonna dei Pellegrini” fu cosa assai rischiosa proprio perché era un volto molto conosciuto in città.
 

MADONNA DEI PELLEGRINI
http://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_dei_Pellegrini
 Ella vi è ritratta nella figura della Madonna vestita da popolana col Bambino in braccio e due pellegrini inginocchiati ai suoi piedi. Fu questo un quadro che causò grande scandalo a Roma. Dice il Baglioni che appena il quadro fu posto sull’altare “ne fu fatto dai preti  e da’ popolani estremo schiamazzo”. E non solo per i piedi nudi, gonfi e sporchi dei contadini in primo piano ma anche per la fatiscenza della casa cui Maria si appoggia e soprattutto per aver usato una “lascivia dalla sfacciata bellezza” che rappresenta l’immagine sacra della Madonna, come bandito dal Concilio di Trento.
 
MADONNA DEI PALAFRENIERI
http://it.wikipedia.org/wiki/Madonna_dei_Palafrenieri
 
MARIA MADDALENA IN ESTASI
http://it.wikipedia.org/wiki/Maria_Maddalena_in_estasi
Anche Lena, come le altre modelle di Caravaggio morì giovanissima a soli ventotto anni.
  E se, a questo punto, qualcuno si domandasse:

Come può essere bella o santa una cosa brutta o sporca?”

 Rispondono i suoi lavori con la “bellezza delle emozioni”.

Francesa Girotto

venerdì 7 febbraio 2014

#Arte #Indomate Passioni: Galata Morente a cura di Francesca Girotto


imm. da http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/90/Rome-MuseeCapitole-GladiateurBlesse.

L’ESSERE DELLE FORTI E INDOMATE PASSIONI -
GALATA MORENTE

Sublime esempio di realismo che testimonia quanto i Greci e i Romani fossero abili, non solo nella resa ideale del corpo umano ma anche in quella veritiera e persino aspra.
E’ questa una copia romana marmorea di un originale greco proveniente dalla città di Pergamo ed è probabile che questo guerriero vinto fosse posto, insieme ad altri tre, nella stessa posa, lungo il bordo di una grande base rotonda di cui si sono ritrovate le fondamenta nella spianata davanti al santuario pergameno d’Atenea. Un gruppo scultore di grande drammaticità probabilmente commissionato tra il 230 e il 220 a.C. per celebrare le vittorie di Attalo I sui Galati, popolazione nota per i suoi valorosi guerrieri.



imm. da http://m2.paperblog.com/i/210/2104117/il-lungo-viaggio-del-galata-morente-L-Mygfpi.jpeg

Ciò che colpisce dell’esemplare di questa scultura è la verità e la trascrizione fedele dei tratti etnici del guerriero: i lineamenti rudi, i capelli irsuti, i tipici baffi, la sgraziata quadratura delle spalle e la muscolatura priva di morbidezza. Pur denotando coraggio e fierezza, sul viso è evidente il dolore dello sconfitto nel momento estremo della morte. La sobrietà ed il rigore della figura sono di un realismo di cui sono noti pochissimi esempi nella scultura ellenistica e romana.

Francesca Girotto

domenica 26 gennaio 2014

#FelicitàE'anche: Imbrigliare il tempo... di Francesca Girotto

 
 imm. da clerilmiopostonelmondo.files.wordpress.com/

 Elogio alla lentezza, ma non c’entra Milan Kundera, è un pensiero per noi che corriamo tanto, sempre. Sarà mica complice questo clima di depressione che ci circonda? Ci hanno tirato su con la convinzione che il tempo è denaro, e giù, tutti a imbrigliarci in un’esagerata fretta da produttività. Casalinghe maniacali col chiodo fisso delle super-pulizie. Impiegati fast-foodiani che ingurgitano un panino nella pausa pranzo e freneticamente affrontano l’ansia del ritorno a casa incolonnati a chilometriche code. E poi c’è la palestra, la piscina, il calcetto, la pizza con gli amici, l’incontro in centro per lo shopping, l’aperitivo in compagnia, la riunione scolastica. Quanti impegni ha un genitore? Difficile distinguere tra hobby o doveri. E i bambini? Nati già stressati, obbligati, sin dai primi anni di vita, a frequentare corsi d’ogni genere, dall’inglese al nuoto, da lezioni di musica a danza, da karate a yoga, dal corso di sci a pallavolo, ciclismo, eccetera, eccetera. Tutto questo per compiacere i genitori che, da piccoli, avrebbero avuto “quel” gran desiderio ma, per svariati motivi, non hanno potuto coltivarlo. E, non secondario, per non essere da meno dei compagni che, pare, sappiano eccellere in tutto (??). E così si subisce la dittatura del tempo. Si arriva alla fine della giornata stanchi e in un clima di depressione collettiva.
Non si ha più il tempo e la voglia di sedersi a tavola e dialogare serenamente, raccontandosi la propria giornata, desiderando conoscere i pensieri del resto della famiglia, coniuge, figli, genitori e via discorrendo. E’ tutto una grande corsa dove non si ha più il tempo di leggere un libro o di rimanere semplicemente in silenzio a sognare. E dove lo mettiamo il (purtroppo..) dominante consumo televisivo? Semplicemente alla fine di giornate così estenuanti in cui ci si addormenta di fronte alla tv senza averla nemmeno ascoltata.
Ho delle amiche che darebbero non so cosa per farsi quattro passi col marito guardando, magari, le vetrine dei negozi chiusi. Si, perché ci si accontenta anche di guardare senza comprare, pur di godersi la passeggiata col proprio partner in assoluto relax.
E invece no. Io leggo, rifletto e scopro che la felicità, è anche tempo, e non sempre occorre denaro per averlo.
Ad un certo punto della vita c’è un gran bisogno di lentezza, si sente la necessità di rallentare..
Ma non si diventa più lenti perché si invecchia, tutt’altro!
E allora volturiamo questo “purtroppo” (..purtroppo sto invecchiando..) in “finalmente” (..finalmente ho tempo per me, per leggere, fare un viaggio, passeggiare, visitare mostre e musei e tanto altro ancora..). Questo non vuol dire trascurare la famiglia, i figli, i nipoti, ma dare la giusta dose di disponibilità senza perseverare nel sacrificio dell’immolarsi sull’altare della schiavitù famigliare.

Di Francesca Girotto

sabato 18 gennaio 2014

#Poesia: Quello che vorrei di Francesca Girotto

Se potessi scegliere,
non sceglierei regali,
non sceglierei gioielli,
niente di materiale, vorrei.
Ciò che desidero
sono i momenti,
le emozioni,
gli attimi,
persi…
Ciò che vorrei
sono le cose mie.
Quel pezzo di vita interrotta…vorrei.
Vorrei scrivere pensieri
senza punti.
Vorrei spedire le lettere,
che non ho mai spedito.
Vorrei ricevere le lettere,
che non ho mai ricevuto.
Vorrei tornare a credere nei sogni,
inseguire un gioco,
ai confini della realtà.
Vorrei rubare spazio alla vita,
e darti quel tempo
che non ho avuto il tempo di darti.
E guardare insieme,  ancora una volta
il mare da qui…

Autrice Francesca Girotto

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