Buongiorno, oggi è il 14 febbraio.
Il 14 febbraio 1929 avvenne a Chicago uno dei più cruenti regolamenti di conti della storia della malavita.
Chicago è contesa tra la banda degli italo americani di Al Capone e quella degli irlandesi di Bugs Moran per la gestione dei traffici illeciti.
Sarà Sam Giancana, autista e uomo di fiducia di Al Capone, a dirigere l’operazione, tanto semplice e geniale quanto spietata e raccapricciante. Come data viene scelta il 14 febbraio, giorno nel quale Capone si trova a Miami, convocato da un giudice federale per un interrogatorio. Quale giorno migliore per un alibi di ferro? Gli uomini di Capone si presentano da quelli di Bugs travestiti da poliziotti. Colti di sorpresa, questi ultimi si lasciano disarmare e portare via. Ma la destinazione che li attende non è una caserma, bensì un garage, dove vengono uccisi a colpi di mitragliatore. Almeno cinquanta colpi sparati per ogni corpo.
Per molti anni l’alibi di Al Capone regge, anche perché i pochi testimoni della scena hanno visto dei poliziotti aggirarsi sul luogo della strage, e la tesi sposata fu a lungo quella di un’esecuzione di poliziotti corrotti che volevano mettere a tacere testimoni che sapevano troppo.
Solo 40 anni dopo un vecchio gangster, Alphonse Karpis, fece luce sui fatti.
Bugsy Moran fu il solo superstite, una vittima gli somigliava moltissimo e probabilmente fu uccisa al posto suo. Fuggì e sparì per sempre. Al Capone rimase unico e incontrastato padrone di Chicago molto a lungo, e stipendiava personalmente persino la polizia locale.
Da questa vicenda fu tratto un film, il massacro del giorno di San Valentino, diretto da Roger Corman nel 67, in cui uno sconosciuto Jack Nicholson (la fama venne 2 anni più tardi con Easy Rider) fa da comparsa in una piccola scena mentre scarica merci da un'auto.
Questo episodio inoltre fa da pretesto all'evolversi della storia di "A qualcuno piace caldo", diretto da BIlly Wilder del 59, uno dei più famosi e divertenti film di Marylin Monroe, con la esilarante coppia Tony Curtis e Jack Lemmon.
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sabato 14 febbraio 2026
domenica 8 ottobre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è l'8 ottobre.
L’8 ottobre del 1871, a Chicago divamparono le fiamme che in brevissimo tempo si sarebbero trasformate in un colossale incendio che causò la morte di almeno 300 persone e che ne lasciò 100.000 senza un tetto sulla testa. Alla vista delle fiamme la gente si rovesciò nelle strade portando con sé tutto quel che poteva, comprese le cose più stravaganti a cui, in qualche caso, fu accordata l’incredibile precedenza rispetto alle classiche “cose che contano”.
Il grande incendio di Chicago è stato un vero disastro in cui presero fuoco e furono distrutti circa 6 kmq della città. La città bruciò per 3 giorni, dall’8 ottobre al 10 ottobre 1871. L’incendio è storicamente considerata una delle catastrofi statunitensi più grandi del XIX secolo, e vi persero la vita centinaia di persone.
Lo spegnimento dell’incendio costò un impegno incredibile da parte dei cittadini e dei pompieri, ma alla fine, forse, poco o nulla si sarebbe potuto fare per arrestare il fuoco se non ci fosse stata la mano amica di un fortunale che si rovesciò sull’area.
La ricostruzione, avvenuta immediatamente dopo l’estinzione dell’incendio, avviò un processo che portò Chicago ad essere una delle più importanti città americane.
Il fuoco ebbe origine intorno alle 21:00 di lunedì 8 ottobre, in un edificio in legno adibito a stalla e granaio, di proprietà di Patrick e Catherine O’Leary, vicino alla DeKoven Street 137, allora una stretta via sterrata. Secondo la tradizione, a causare l’incendio fu una mucca che, calciando una lanterna, l’avrebbe fatta cadere sul fieno del pavimento, dando origine al disastro. Michael Ahern, il giornalista repubblicano che creò questa versione, ammise nel 1893 di aver inventato tutto per rendere la storia più colorita.
Il diffondersi del fuoco fu permesso dal massiccio uso del legno nella costruzione degli edifici, dal forte vento che soffiava verso nord-ovest, e la siccità che dominava in quei giorni. L’amministrazione cittadina ha compiuto a sua volta i propri errori, non reagendo con la dovuta velocità, con esiti fatali.
I vigili del fuoco non risposero alla prima segnalazione, mandata da una farmacia verso le 21:40, pensando che la nuvola di fumo nel cielo provenisse da un incendio del giorno prima. Solo quando il fuoco guadagnò territorio i vigili del fuoco realizzarono che si trattava di un nuovo incendio, e mandarono le pompe, ma nella direzione sbagliata.
Seguirono vari tentativi di fermare le fiamme, ma tutti fallirono, contrastati dal clima, caldo e secco, ed il forte vento che aiutava la diffusione delle fiamme. Il sindaco di Chicago arrivò addirittura al punto di chiedere aiuto alle città limitrofe, ma a quel punto l’incendio era troppo vasto da contenere. Dal momento che l’incendio distrusse anche l’acquedotto, i pompieri rinunciarono allo spegnimento delle fiamme, e il disastro continuò ad espandersi attraversando anche il fiume di Chicago, il Chicago River.
Presi dal panico, i cittadini cominciarono a scappare e di conseguenza il sindaco, per calmare il clima che si era formato, mise la città sotto legge marziale. Inoltre, in molti fuggirono in direzione del braccio più largo del Chicago River, sperando di attraversarlo e di essere finalmente al sicuro. Ma allora l’incendio aveva raggiunto tali proporzioni da permettere il formarsi di una cosiddetta ruota, ovvero una parte di esso che si stacca e si sposta indipendentemente, che “scavalcò” il fiume piombando sull’altra riva. Il fuoco alla fine si estinse, aiutato dai venti in diminuzione e una lieve pioggia che cadde lunedì notte.
Più di 120 km di strade vennero distrutte, 190 km di marciapiedi, 2000 lampioni, 17500 edifici, e 222 milioni di dollari di proprietà, circa un terzo del valore dell’intera città. Di 300.000 abitanti, 90.000 restarono senza abitazione. Si disse che il fuoco superò addirittura in potenza distruttiva l’incendio di Mosca del 1812. Dopo lo spegnimento, furono recuperati 125 corpi, per un totale stimato di 200-300 vittime (che, considerata la portata del disastro, è un numero piuttosto piccolo).
Il disastro divenne un'opportunità per far piazza pulita di vaste aree occupate da abitazioni cadenti e malsane e di creare uno spazio per moderne strutture industriali e commerciali. Nella ricostruzione che seguì, venne costruito in città il primo grattacielo della storia, l'Home Insurance Building, successivamente demolito.
L’8 ottobre del 1871, a Chicago divamparono le fiamme che in brevissimo tempo si sarebbero trasformate in un colossale incendio che causò la morte di almeno 300 persone e che ne lasciò 100.000 senza un tetto sulla testa. Alla vista delle fiamme la gente si rovesciò nelle strade portando con sé tutto quel che poteva, comprese le cose più stravaganti a cui, in qualche caso, fu accordata l’incredibile precedenza rispetto alle classiche “cose che contano”.
Il grande incendio di Chicago è stato un vero disastro in cui presero fuoco e furono distrutti circa 6 kmq della città. La città bruciò per 3 giorni, dall’8 ottobre al 10 ottobre 1871. L’incendio è storicamente considerata una delle catastrofi statunitensi più grandi del XIX secolo, e vi persero la vita centinaia di persone.
Lo spegnimento dell’incendio costò un impegno incredibile da parte dei cittadini e dei pompieri, ma alla fine, forse, poco o nulla si sarebbe potuto fare per arrestare il fuoco se non ci fosse stata la mano amica di un fortunale che si rovesciò sull’area.
La ricostruzione, avvenuta immediatamente dopo l’estinzione dell’incendio, avviò un processo che portò Chicago ad essere una delle più importanti città americane.
Il fuoco ebbe origine intorno alle 21:00 di lunedì 8 ottobre, in un edificio in legno adibito a stalla e granaio, di proprietà di Patrick e Catherine O’Leary, vicino alla DeKoven Street 137, allora una stretta via sterrata. Secondo la tradizione, a causare l’incendio fu una mucca che, calciando una lanterna, l’avrebbe fatta cadere sul fieno del pavimento, dando origine al disastro. Michael Ahern, il giornalista repubblicano che creò questa versione, ammise nel 1893 di aver inventato tutto per rendere la storia più colorita.
Il diffondersi del fuoco fu permesso dal massiccio uso del legno nella costruzione degli edifici, dal forte vento che soffiava verso nord-ovest, e la siccità che dominava in quei giorni. L’amministrazione cittadina ha compiuto a sua volta i propri errori, non reagendo con la dovuta velocità, con esiti fatali.
I vigili del fuoco non risposero alla prima segnalazione, mandata da una farmacia verso le 21:40, pensando che la nuvola di fumo nel cielo provenisse da un incendio del giorno prima. Solo quando il fuoco guadagnò territorio i vigili del fuoco realizzarono che si trattava di un nuovo incendio, e mandarono le pompe, ma nella direzione sbagliata.
Seguirono vari tentativi di fermare le fiamme, ma tutti fallirono, contrastati dal clima, caldo e secco, ed il forte vento che aiutava la diffusione delle fiamme. Il sindaco di Chicago arrivò addirittura al punto di chiedere aiuto alle città limitrofe, ma a quel punto l’incendio era troppo vasto da contenere. Dal momento che l’incendio distrusse anche l’acquedotto, i pompieri rinunciarono allo spegnimento delle fiamme, e il disastro continuò ad espandersi attraversando anche il fiume di Chicago, il Chicago River.
Presi dal panico, i cittadini cominciarono a scappare e di conseguenza il sindaco, per calmare il clima che si era formato, mise la città sotto legge marziale. Inoltre, in molti fuggirono in direzione del braccio più largo del Chicago River, sperando di attraversarlo e di essere finalmente al sicuro. Ma allora l’incendio aveva raggiunto tali proporzioni da permettere il formarsi di una cosiddetta ruota, ovvero una parte di esso che si stacca e si sposta indipendentemente, che “scavalcò” il fiume piombando sull’altra riva. Il fuoco alla fine si estinse, aiutato dai venti in diminuzione e una lieve pioggia che cadde lunedì notte.
Più di 120 km di strade vennero distrutte, 190 km di marciapiedi, 2000 lampioni, 17500 edifici, e 222 milioni di dollari di proprietà, circa un terzo del valore dell’intera città. Di 300.000 abitanti, 90.000 restarono senza abitazione. Si disse che il fuoco superò addirittura in potenza distruttiva l’incendio di Mosca del 1812. Dopo lo spegnimento, furono recuperati 125 corpi, per un totale stimato di 200-300 vittime (che, considerata la portata del disastro, è un numero piuttosto piccolo).
Il disastro divenne un'opportunità per far piazza pulita di vaste aree occupate da abitazioni cadenti e malsane e di creare uno spazio per moderne strutture industriali e commerciali. Nella ricostruzione che seguì, venne costruito in città il primo grattacielo della storia, l'Home Insurance Building, successivamente demolito.
martedì 4 maggio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 4 maggio.
Il 4 maggio 1932 Al Capone inizia a scontare la sua pena di 11 anni nel carcere di Atlanta, per evasione fiscale.
Il noto gangster italo-americano Alphonse Gabriel Capone nasce nel quartiere di Brooklyn, a New York (USA) il 17 gennaio del 1899, da genitori emigranti provenienti da Castellammare di Stabia: la madre è Teresa Raiola, il padre di professione barbiere è Gabriele Caponi (il cognome di Al viene modificato presumibilmente per errore dall'anagrafe americana).
Al Capone cresce in un ambiente degradato e prende presto contatto con piccole gang di microcriminalità minorile; tra i suoi compagni di scuola c'è Salvatore Lucania, meglio noto come Lucky Luciano. Alphonse viene espulso dalla scuola in seguito alle percosse perpetrate ai danni di un docente: entra in seguito nella banda dei "Five Pointers" di Frankie Yale.
In questo periodo gli viene affibbiato il soprannome di "Scarface" (faccia con cicatrice) a causa di una vistosa cicatrice sulla guancia causata da una coltellata infertagli da Frank Galluccio, sulla cui sorella Al aveva espresso commenti pesanti.
Lavorando per Frankie Yale, Capone viene arrestato una prima volta per reati minori; in seguito uccide due uomini, ma nessuna accusa viene mossa contro di lui, protetto dall'omertà.
Dopo aver gravemente ferito un membro di una banda rivale, nel 1919 Yale lo allontana per far calmare le acque, mandando Capone a Chicago, nell'Illinois. Nella sua nuova base operativa, Capone si mette al servizio di Johnny Torrio, discepolo di Big Jim Colosimo.
Torrio gli affida la gestione delle scommesse clandestine e nel tempo diventa il suo braccio destro, acquisendo la direzione di tutte le attività illegali della banda. Accade poi che una lunga tregua tra bande rivali venga violata: Torrio viene ferito in un attentato; psicologicamente scosso, il boss fa ritorno in Italia e il comando passa ad Al Capone, con il consenso anche della banda rivale di Chicago: il suo soprannome ora è "the big fellow" (il bravo ragazzo).
L'idea innovativa e vincente per Capone è quella di investire parte dei ricavati delle attività illegali, in attività canoniche e legali, separando la gestione contabile: questa mossa porta all'organizzazione rilevanti introiti leciti che coprono quelli illeciti. Questi sono gli anni del proibizionismo: Capone può tranquillamente controllare la distribuzione e il commercio degli alcoolici, grazie alla corruzione degli ambienti politici.
Tra i politici pagati c'è anche il primo cittadino, il sindaco William Hale Thompson, Jr. ("Big Bill"). Chicago ad un certo momento è sotto i riflettori di tutti gli Stati Uniti per l'alto tasso di criminalità e per l'impudenza ormai leggendaria delle gang. Nonostante nessuna accusa formale raggiunga Al Capone, questi viene da tutti considerato il personaggio di spicco della malavita organizzata di Chicago.
Una delle pratiche ricorrenti di Capone è quella di ordinare numerosi omicidi (sovente la vittime sono testimoni di altri crimini commessi) che avvengono prendendo in affitto un appartamento di fronte all'abitazione della vittima e facendola colpire con fucili di precisione da abili tiratori scelti.
Sebbene nel frattempo Al Capone si sia trasferito in Florida, è lui il mandante della famigerata "strage di San Valentino": il 14 febbraio 1929 quattro uomini di Capone, travestiti da poliziotti, irrompono in un garage al numero 2212 di North Clark Street, indirizzo del quartier generale di George "Bugs" Moran, il suo principale concorrente nel mercato degli alcolici; i sette presenti vengono allineati lungo un muro, come per un normale controllo di polizia e subito fucilati con colpi alla schiena. L'episodio viene ricordato ancora oggi come uno dei più cruenti regolamenti di conti malavitosi.
Nella storia di questo famigerato criminale c'è anche un gesto che appare caritatevole: durante la gravissima crisi economica del 1929, in cui milioni di americani sono costretti alla fame, Capone ordina che le sue aziende che operano nel campo della ristorazione e dell'abbigliamento, distribuiscano gratuitamente cibi e vestiti ai più bisognosi.
Tuttavia l'espansione dell'impero malavitoso prosegue con violenza arrivando anche ad acquisire nuovi insediamenti: il sobborgo di Forest View viene da tutti ribattezzato in "Caponeville", un luogo dove gli uomini della banda girano armati per le strade al pari di una forza di polizia. Nello stesso luogo, sempre nel 1929, accade che Al Capone venga arrestato per possesso illegale di un'arma da fuoco, ma presto rilasciato.
Nel 1930 Al Capone è nella lista dei maggiori ricercati dell'FBI e viene dichiarato "nemico pubblico numero 1" della città di Chicago. Le difficoltà di catturare Capone e incriminarlo per i gravi reati a cui fa capo, risiedono nella precisa organizzazione malavitosa costruita, ma soprattutto per la protezione omertosa che fornisce sempre solidi alibi. L'America intanto dibatte sulla possibilità di tassare i redditi provenienti da attività illecite: ottenuto l'avallo legislativo, una squadra di agenti federali dell'ufficio delle imposte, comandata da Elliot Ness e composta da un pool di super-esperti e incorruttibili funzionari, si guadagna l'opportunità di indagare sulle attività di Capone. La squadra viene definita degli "Intoccabili": la loro storia viene ben raffigurata nel film "The Untouchables" del 1987 diretto da Brian De Palma (Elliot Ness è interpretato da Kevin Costner; nella squadra ci sono Andy Garcia e Sean Connery, vincitore dell'Oscar come attore non protagonista; Robert De Niro veste i panni di Al Capone).
Gli intoccabili, sempre alle costole di Capone, analizzano ogni più piccolo movimento finanziario sospetto senza arrivare però a nulla: nulla infatti è direttamente intestato a Capone, il quale agisce sempre attraverso prestanome. Viene sfruttato un piccolissimo errore, un minuscolo foglietto di carta nel quale compare il nome di Al Capone. Il foglio diventa la chiave di volta dell'intera indagine e viene sfruttato per arrivare ad altre prove e alla fine ad un vasto impianto accusatorio. Grazie al lavoro del pool, Al Capone viene rinviato a giudizio per evasione fiscale, con ben ventitre capi d'accusa.
In ambito processuale gli avvocati difensori propongono un patteggiamento, che tuttavia il giudice rifiuta. Capone allora corrompe la giuria popolare però questa all'ultimo istante, la sera prima del processo, viene sostituita completamente. La nuova giuria raggiunge un verdetto di colpevolezza solo per una parte dei reati di cui Capone è accusato, ad ogni modo sufficiente perché gli venga assegnata una condanna a undici anni di carcere ed una sanzione economica nell'ordine degli 80 mila dollari.
Viene inviato ad Atlanta, in Georgia, in uno dei carceri statunitensi più duri; Capone senza grandi fatiche, attraverso la corruzione degli alti piani del carcere, ottiene lussi e privilegi. Di fatto anche dal carcere continua a gestire i suoi interessi. Viene allora trasferito nel noto carcere di Alcatraz, isola al largo di San Francisco (California): tutti i contatti con l'esterno vengono interrotti e Capone non ha altra speranza che seguire le regole di una buona condotta.
Mentre è ad Alcatraz gli vengono diagnosticati i primi segni di una forma di demenza causata dalla sifilide, contratta in precedenza. Viene così internato in una struttura ospedaliera carceraria. Viene liberato nel 1939 e si ritira in Florida, dove convive con il suo problema mentale, che gli impedisce di seguire le attività criminali che aveva lasciato.
In seguito ad un colpo apoplettico e dopo una breve agonia Al Capone muore di arresto cardiaco il giorno 25 gennaio 1947 a Miami.
Il 4 maggio 1932 Al Capone inizia a scontare la sua pena di 11 anni nel carcere di Atlanta, per evasione fiscale.
Il noto gangster italo-americano Alphonse Gabriel Capone nasce nel quartiere di Brooklyn, a New York (USA) il 17 gennaio del 1899, da genitori emigranti provenienti da Castellammare di Stabia: la madre è Teresa Raiola, il padre di professione barbiere è Gabriele Caponi (il cognome di Al viene modificato presumibilmente per errore dall'anagrafe americana).
Al Capone cresce in un ambiente degradato e prende presto contatto con piccole gang di microcriminalità minorile; tra i suoi compagni di scuola c'è Salvatore Lucania, meglio noto come Lucky Luciano. Alphonse viene espulso dalla scuola in seguito alle percosse perpetrate ai danni di un docente: entra in seguito nella banda dei "Five Pointers" di Frankie Yale.
In questo periodo gli viene affibbiato il soprannome di "Scarface" (faccia con cicatrice) a causa di una vistosa cicatrice sulla guancia causata da una coltellata infertagli da Frank Galluccio, sulla cui sorella Al aveva espresso commenti pesanti.
Lavorando per Frankie Yale, Capone viene arrestato una prima volta per reati minori; in seguito uccide due uomini, ma nessuna accusa viene mossa contro di lui, protetto dall'omertà.
Dopo aver gravemente ferito un membro di una banda rivale, nel 1919 Yale lo allontana per far calmare le acque, mandando Capone a Chicago, nell'Illinois. Nella sua nuova base operativa, Capone si mette al servizio di Johnny Torrio, discepolo di Big Jim Colosimo.
Torrio gli affida la gestione delle scommesse clandestine e nel tempo diventa il suo braccio destro, acquisendo la direzione di tutte le attività illegali della banda. Accade poi che una lunga tregua tra bande rivali venga violata: Torrio viene ferito in un attentato; psicologicamente scosso, il boss fa ritorno in Italia e il comando passa ad Al Capone, con il consenso anche della banda rivale di Chicago: il suo soprannome ora è "the big fellow" (il bravo ragazzo).
L'idea innovativa e vincente per Capone è quella di investire parte dei ricavati delle attività illegali, in attività canoniche e legali, separando la gestione contabile: questa mossa porta all'organizzazione rilevanti introiti leciti che coprono quelli illeciti. Questi sono gli anni del proibizionismo: Capone può tranquillamente controllare la distribuzione e il commercio degli alcoolici, grazie alla corruzione degli ambienti politici.
Tra i politici pagati c'è anche il primo cittadino, il sindaco William Hale Thompson, Jr. ("Big Bill"). Chicago ad un certo momento è sotto i riflettori di tutti gli Stati Uniti per l'alto tasso di criminalità e per l'impudenza ormai leggendaria delle gang. Nonostante nessuna accusa formale raggiunga Al Capone, questi viene da tutti considerato il personaggio di spicco della malavita organizzata di Chicago.
Una delle pratiche ricorrenti di Capone è quella di ordinare numerosi omicidi (sovente la vittime sono testimoni di altri crimini commessi) che avvengono prendendo in affitto un appartamento di fronte all'abitazione della vittima e facendola colpire con fucili di precisione da abili tiratori scelti.
Sebbene nel frattempo Al Capone si sia trasferito in Florida, è lui il mandante della famigerata "strage di San Valentino": il 14 febbraio 1929 quattro uomini di Capone, travestiti da poliziotti, irrompono in un garage al numero 2212 di North Clark Street, indirizzo del quartier generale di George "Bugs" Moran, il suo principale concorrente nel mercato degli alcolici; i sette presenti vengono allineati lungo un muro, come per un normale controllo di polizia e subito fucilati con colpi alla schiena. L'episodio viene ricordato ancora oggi come uno dei più cruenti regolamenti di conti malavitosi.
Nella storia di questo famigerato criminale c'è anche un gesto che appare caritatevole: durante la gravissima crisi economica del 1929, in cui milioni di americani sono costretti alla fame, Capone ordina che le sue aziende che operano nel campo della ristorazione e dell'abbigliamento, distribuiscano gratuitamente cibi e vestiti ai più bisognosi.
Tuttavia l'espansione dell'impero malavitoso prosegue con violenza arrivando anche ad acquisire nuovi insediamenti: il sobborgo di Forest View viene da tutti ribattezzato in "Caponeville", un luogo dove gli uomini della banda girano armati per le strade al pari di una forza di polizia. Nello stesso luogo, sempre nel 1929, accade che Al Capone venga arrestato per possesso illegale di un'arma da fuoco, ma presto rilasciato.
Nel 1930 Al Capone è nella lista dei maggiori ricercati dell'FBI e viene dichiarato "nemico pubblico numero 1" della città di Chicago. Le difficoltà di catturare Capone e incriminarlo per i gravi reati a cui fa capo, risiedono nella precisa organizzazione malavitosa costruita, ma soprattutto per la protezione omertosa che fornisce sempre solidi alibi. L'America intanto dibatte sulla possibilità di tassare i redditi provenienti da attività illecite: ottenuto l'avallo legislativo, una squadra di agenti federali dell'ufficio delle imposte, comandata da Elliot Ness e composta da un pool di super-esperti e incorruttibili funzionari, si guadagna l'opportunità di indagare sulle attività di Capone. La squadra viene definita degli "Intoccabili": la loro storia viene ben raffigurata nel film "The Untouchables" del 1987 diretto da Brian De Palma (Elliot Ness è interpretato da Kevin Costner; nella squadra ci sono Andy Garcia e Sean Connery, vincitore dell'Oscar come attore non protagonista; Robert De Niro veste i panni di Al Capone).
Gli intoccabili, sempre alle costole di Capone, analizzano ogni più piccolo movimento finanziario sospetto senza arrivare però a nulla: nulla infatti è direttamente intestato a Capone, il quale agisce sempre attraverso prestanome. Viene sfruttato un piccolissimo errore, un minuscolo foglietto di carta nel quale compare il nome di Al Capone. Il foglio diventa la chiave di volta dell'intera indagine e viene sfruttato per arrivare ad altre prove e alla fine ad un vasto impianto accusatorio. Grazie al lavoro del pool, Al Capone viene rinviato a giudizio per evasione fiscale, con ben ventitre capi d'accusa.
In ambito processuale gli avvocati difensori propongono un patteggiamento, che tuttavia il giudice rifiuta. Capone allora corrompe la giuria popolare però questa all'ultimo istante, la sera prima del processo, viene sostituita completamente. La nuova giuria raggiunge un verdetto di colpevolezza solo per una parte dei reati di cui Capone è accusato, ad ogni modo sufficiente perché gli venga assegnata una condanna a undici anni di carcere ed una sanzione economica nell'ordine degli 80 mila dollari.
Viene inviato ad Atlanta, in Georgia, in uno dei carceri statunitensi più duri; Capone senza grandi fatiche, attraverso la corruzione degli alti piani del carcere, ottiene lussi e privilegi. Di fatto anche dal carcere continua a gestire i suoi interessi. Viene allora trasferito nel noto carcere di Alcatraz, isola al largo di San Francisco (California): tutti i contatti con l'esterno vengono interrotti e Capone non ha altra speranza che seguire le regole di una buona condotta.
Mentre è ad Alcatraz gli vengono diagnosticati i primi segni di una forma di demenza causata dalla sifilide, contratta in precedenza. Viene così internato in una struttura ospedaliera carceraria. Viene liberato nel 1939 e si ritira in Florida, dove convive con il suo problema mentale, che gli impedisce di seguire le attività criminali che aveva lasciato.
In seguito ad un colpo apoplettico e dopo una breve agonia Al Capone muore di arresto cardiaco il giorno 25 gennaio 1947 a Miami.
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sabato 17 ottobre 2020
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 17 ottobre.
Il 17 ottobre del 1931 a Chicago, in Illinois, Alphonse Capone veniva condannato a 11 di carcere e a una multa di 80000 dollari per evasione fiscale.
Figlio di emigranti, Al Capone detto scarface a causa di una cicatrice rimediata in gioventù con un rivale, costruì la sua fortuna a Chicago lavorando per Johnny Torrio nel campo nelle scommesse clandestine, fino a quando lo stesso Torrio si ritirò a seguito di un attentato e gli lasciò le sue attività illecite. Capone fece fortuna con il business del commercio illegale di alcolici (si era nel proibizionismo) affiancando alle sue attività illecite altre attività di copertura, di ristorazione e abbigliamento, che gli rendevano altrettanto.
Il segreto del suo successo era basato sulle centinaia di politici e poliziotti corrotti e a suo libro paga (tra cui il sindaco William Thompson) e sull'eliminazione di tutti coloro che ostacolavano il suo successo; a lui è attribuita la celebre strage di San Valentino, in cui alcuni sicari vestiti da poliziotti irruppero in un garage e fingendo un controllo uccisero a colpi di mitra sette persone.
Per contrastare Capone l'FBI costituì un pool di super poliziotti considerati incorruttibili che in una località segreta si dedicarono esclusivamente a tentare di incastrare Capone, detti gli intoccabili. Non era facile perchè il mafioso non era intestatario di nulla o quasi. Fu soltanto la scoperta casuale di un foglietto che, quasi come una stele di Rosetta, consentì di decifrare i codici permettendo agli intoccabili di dipanare una fitta trama di imbrogli e violenze.
Tuttavia, non fu possibile trovare alcuna prova degli oltre 200 omicidi attribuibili agli ordini di Capone, e l'unica accusa che fu possibile dimostrare fu l'evasione fiscale.
Inizialmente inviato nel carcere di Atlanta, fu presto trasferito in quello di Alcatraz non appena fu chiaro che, sempre corrompendo poliziotti e secondini, Capone viveva con agio e continuava a gestire anche dal carcere i suoi traffici.
Ad Alcatraz invece si ammalò di demenza (forse dovuta alla sifilide contratta anni prima) e fu liberato nel 39. Morì di arresto cardiaco a seguito di un ictus in Florida nel 1947 a soli 48 anni.
Il 17 ottobre del 1931 a Chicago, in Illinois, Alphonse Capone veniva condannato a 11 di carcere e a una multa di 80000 dollari per evasione fiscale.
Figlio di emigranti, Al Capone detto scarface a causa di una cicatrice rimediata in gioventù con un rivale, costruì la sua fortuna a Chicago lavorando per Johnny Torrio nel campo nelle scommesse clandestine, fino a quando lo stesso Torrio si ritirò a seguito di un attentato e gli lasciò le sue attività illecite. Capone fece fortuna con il business del commercio illegale di alcolici (si era nel proibizionismo) affiancando alle sue attività illecite altre attività di copertura, di ristorazione e abbigliamento, che gli rendevano altrettanto.
Il segreto del suo successo era basato sulle centinaia di politici e poliziotti corrotti e a suo libro paga (tra cui il sindaco William Thompson) e sull'eliminazione di tutti coloro che ostacolavano il suo successo; a lui è attribuita la celebre strage di San Valentino, in cui alcuni sicari vestiti da poliziotti irruppero in un garage e fingendo un controllo uccisero a colpi di mitra sette persone.
Per contrastare Capone l'FBI costituì un pool di super poliziotti considerati incorruttibili che in una località segreta si dedicarono esclusivamente a tentare di incastrare Capone, detti gli intoccabili. Non era facile perchè il mafioso non era intestatario di nulla o quasi. Fu soltanto la scoperta casuale di un foglietto che, quasi come una stele di Rosetta, consentì di decifrare i codici permettendo agli intoccabili di dipanare una fitta trama di imbrogli e violenze.
Tuttavia, non fu possibile trovare alcuna prova degli oltre 200 omicidi attribuibili agli ordini di Capone, e l'unica accusa che fu possibile dimostrare fu l'evasione fiscale.
Inizialmente inviato nel carcere di Atlanta, fu presto trasferito in quello di Alcatraz non appena fu chiaro che, sempre corrompendo poliziotti e secondini, Capone viveva con agio e continuava a gestire anche dal carcere i suoi traffici.
Ad Alcatraz invece si ammalò di demenza (forse dovuta alla sifilide contratta anni prima) e fu liberato nel 39. Morì di arresto cardiaco a seguito di un ictus in Florida nel 1947 a soli 48 anni.
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settembre
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