Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta Ambrosiana Inter. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Ambrosiana Inter. Mostra tutti i post

lunedì 9 marzo 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 9 marzo.
La sera del 9 marzo 1908 al ristorante L'Orologio nacque il Football Club Internazionale Milano da una costola di 43 dissidenti, guidati dal pittore Giorgio Muggiani, del preesistente Milan Football and Cricket Club, che aveva imposto il divieto di far arruolare altri calciatori stranieri a quelli già presenti nella rosa. Gli stranieri erano per gran parte l'ossatura delle nuove società di calcio che stavano sorgendo e il fatto di non arruolarli parve essere irriconoscente verso di loro. Proprio Muggiani scelse i colori che avrebbero rappresentato l'emblema della società: il nero e l'azzurro. Il primo presidente fu Giovanni Paramithiotti, mentre il primo capitano Hernst Marktl, che tra l'altro fu uno dei fondatori del Milan.
Nel 1910 l'Inter vinse il suo primo scudetto, cui seguirono delle stagioni deludenti. Con lo scoppio della prima guerra mondiale fu interrotta l'attività sportiva che riprese nel 1920; a tale anno risale il secondo successo nazionale dei nerazzurri. A seguito della scissione tra FIGC e CCI, nella stagione 1921-1922 l'Inter si piazzò ultima nel proprio girone della CCI e doveva, per rimanere nella massima serie, disputare uno spareggio salvezza contro una squadra di Seconda Divisione.Tuttavia, prima che lo spareggio si disputasse, due mesi dopo la fine del torneo, avvenne la riunificazione del campionato, avvenuta sulla base del Compromesso Colombo che, derogando alle regole prestabilite, stabiliva degli spareggi incrociati tra squadre FIGC e squadre CCI. L'Inter riuscì a salvarsi battendo prima la cadetta S.C. Italia di Milano come stabilito dall'iniziale regolamento CCI (vinta dall'Inter a tavolino per 2-0 in quanto gli avversari non poterono schierare 11 giocatori, per motivi legati alla leva militare obbligatoria) e poi come stabilito dal Compromesso Colombo con la squadra FIGC Libertas Firenze. I nerazzurri si imposero per tre reti a zero in casa e pareggiarono per 1-1 in trasferta, rimanendo di conseguenza nella massima categoria.
Con l'inizio del ventennio fascista l'Inter, simboleggiata in questo periodo dal centravanti Giuseppe Meazza, si trovò costretta a mutare il proprio nome per ragioni politiche; troppo poco italiano e soprattutto simile al nome della Terza Internazionale Comunista. Così nel 1928 l'Inter si fuse con l'Unione Sportiva Milanese e assunse la denominazione di Società Sportiva Ambrosiana, poi mutata in Ambrosiana-Inter fino al 1945. La squadra vinse nel 1930, con due giornate d'anticipo, il primo Campionato di Serie A disputato a girone unico, successo questo impreziosito dalle 31 reti segnate da Meazza (capocannoniere stagionale). Il quarto tricolore venne conquistato nel 1938 e Meazza per la terza volta nella sua carriera si confermò miglior realizzatore della competizione (precedentemente anche nell'annata 1935-1936). L'anno successivo l'Ambrosiana vinse la sua prima Coppa Italia sconfiggendo in finale il Novara per 2-1. Dopo un solo anno di digiuno, i milanesi tornarono a conquistare lo scudetto, il quinto titolo della storia nerazzurra. Nel 1942, nel pieno del secondo conflitto mondiale, Carlo Masseroni fu nominato presidente, carica che avrebbe ricoperto per 13 anni. Fu lui ad annunciare, sabato 27 ottobre 1945, che «l'Ambrosiana sarebbe tornata a chiamarsi solo Internazionale».
Tornata alla sua antica denominazione, la squadra non andò oltre il secondo posto nel 1948-1949, la stagione della tragedia di Superga, dietro al cosiddetto Grande Torino. Ci vollero 13 anni prima che il club fosse di nuovo in grado di aggiudicarsi lo scudetto; nel 1952-1953 e nel 1953-1954 sotto la guida di Alfredo Foni. Il primo fu un successo controverso, ottenuto in buona misura grazie all'adozione della tattica del catenaccio introdotta da Foni, rivelatasi poco spettacolare ma estremamente efficace nel migliorare nettamente le prestazioni della difesa. La squadra si ripeté l'anno successivo, stavolta optando per un cambio di tattica, dunque per la rinuncia al poco spettacolare catenaccio che sì l'aveva portata al successo, ma che aveva attirato anche le critiche degli amanti dell'agonismo. In questa circostanza la squadra nerazzurra ebbe il miglior attacco del campionato.
Nel 1955 ascese alla presidenza Angelo Moratti. Dopo alcuni anni di assestamento, durante i quali Antonio Valentín Angelillo stabilì il primato di segnature, ancora imbattuto, per tornei a 18 squadre (33 reti nel 1958-1959), una finale di Coppa Italia e molti allenatori cambiati, giunse da Barcellona a Milano il mago Helenio Herrera. Fu l'inizio dell'era della Grande Inter, capace di vincere tre scudetti tra il 1963 e il 1966, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali. La prima Coppa dei Campioni i nerazzurri la conquistarono nella finale contro il Real Madrid, già vincente cinque volte in tale competizione, sconfitto per 3-1, mentre la seconda fu messa in bacheca dopo il successo sul Benfica di Eusébio al Meazza per 1-0.
Il 1968 segnò la fine di un ciclo, con l'abbandono di Moratti e di Herrera. La presidenza passò a Ivanoe Fraizzoli, sotto la cui guida il club tornò a vincere lo scudetto nel 1971, con Giovanni Invernizzi in panchina subentrato a metà stagione (unica squadra italiana a vincere il tricolore con un allenatore subentrato) e con Boninsegna capocannoniere. Ingaggiato nel 1977 l'allenatore Eugenio Bersellini, detto il sergente di ferro, nel 1978 l'Inter vinse di nuovo dopo 39 anni la Coppa Italia, sconfiggendo in finale il Napoli per 2-1. Durante la stagione 1979-1980 scoppiò lo scandalo del Totonero che coinvolse il mondo del calcio (e non solo) e si concluse con la retrocessione in Serie B del Milan e della Lazio. L'Inter vinse il suo dodicesimo scudetto. Nel 1982 i nerazzurri si aggiudicarono nuovamente la Coppa Italia dopo aver sconfitto in finale il Torino con i risultati di 1-0 e 1-1. Fu il terzo successo per l'Inter nella competizione.
Nel 1984 divenne presidente Ernesto Pellegrini. Nel 1989 il nuovo allenatore Giovanni Trapattoni condusse la squadra al suo tredicesimo scudetto, detto scudetto dei record. I nerazzurri, infatti, ottennero 58 punti con i 2 assegnati per ciascuna vittoria, una quota mai raggiunta da nessuna altra squadra. Nel novembre 1989 la bacheca della Beneamata accolse la prima Supercoppa italiana, conquistata contro la Sampdoria, sconfitta con il punteggio di 2-0. Gli anni novanta portarono gloria all'Inter solo in campo europeo. Alle deludenti prestazioni in campionato, infatti, fecero da contraltare i tre successi in Coppa UEFA in quattro finali disputate, vinte contro la Roma nel 1991, contro il Casino Salisburgo nel 1994 e contro la Lazio nel 1998.
Nel febbraio 1995 i Moratti tornarono al timone della società, che venne acquistata da Massimo, figlio di Angelo. La fine del millennio fu avara di soddisfazioni, eccezion fatta per la Coppa UEFA vinta nel 1998.
Nel 2004 l'avvento in panchina di Roberto Mancini aprì un ciclo di vittorie. Risalgono alla gestione dell'allenatore jesino la conquista di due Coppe Italia (su quattro finali tutte contro la Roma), due Supercoppe italiane (contro Juventus e ancora Roma) ma soprattutto tre scudetti. Il primo tricolore arrivò al termine della stagione 2005-2006, in seguito alle sentenze emesse dalla giustizia sportiva nell'ambito di Calciopoli. Nel 2007 la squadra si aggiudicò un nuovo scudetto dei record, conquistato dopo 18 anni sul campo con cinque giornate d'anticipo al termine di un campionato dominato, in cui la squadra subì una sola sconfitta contro la Roma, sconfitta a inizio stagione nella Supercoppa italiana ma che poi avrebbe battuto i nerazzurri nella finale di Coppa Italia. La stagione del centenario si aprì con la sconfitta in Supercoppa di lega, ma si chiuse con un nuovo scudetto, il sedicesimo, e un'altra battuta d'arresto in finale di Coppa Italia.
Nel 2008 giunse sulla panchina dell'Inter José Mourinho, che condusse la squadra alla vittoria della Supercoppa italiana ancora contro la Roma (questa volta ai rigori) e al diciassettesimo scudetto, il quarto consecutivo; successo che consentì ai nerazzurri di raggiungere il Milan nell'albo d'oro del campionato italiano. All'inizio della stagione 2009-2010 la squadra nerazzurra perde per 2-1 la sfida contro la Lazio in Supercoppa italiana. Il prosieguo della stessa vide l'Inter conquistare il suo diciottesimo scudetto (superando il Milan e divenendo la seconda squadra italiana per numero di scudetti, dopo la Juventus), la sua sesta Coppa Italia ma soprattutto, il 22 maggio contro il Bayern Monaco al Santiago Bernabéu di Madrid, la sua terza Coppa dei Campioni dopo 45 anni di attesa, la prima da quando ha mutato il proprio nome in Champions League, realizzando così il treble mai riuscito a nessun'altra squadra italiana. A fine maggio, il tecnico portoghese lasciò l'Inter per passare alla guida del Real Madrid.
Il 10 giugno 2010 il ruolo di tecnico fu assunto da Rafael Benítez. Lo spagnolo, dopo aver conquistato la Supercoppa italiana, la Coppa del mondo per club ma aver perso la Supercoppa UEFA, lasciò il club milanese il 23 dicembre dello stesso anno. Al madrileno subentrò il brasiliano Leonardo, ex giocatore ed allenatore del Milan, con il quale i nerazzurri vinsero la settima Coppa Italia e raggiunsero il secondo posto in campionato.
Poi una serie di stagioni deludenti, con diversi cambi di allenatore, e soprattutto il passaggio della proprietà dalla famiglia Moratti al tycoon indonesiano Erik Thohir e infine alla nuova proprietà cinese, proprietaria del colosso tecnologico Suning, la quale portò la squadra alla conquista del diciannovesimo e ventesimo scudetto, e quindi alla possibilità di fregiarsi di due stelle sulla maglia.
Oggi la società è in mano al fondo americano Oaktree e sulla panchina nerazzurra siede un ex eroe del "triplete": Christian Chivu.

giovedì 19 settembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 settembre.
Il 19 settembre 1926 viene inaugurato lo stadio di San Siro, in un derby meneghino che vide vincere i nerazzurri sul Milan per 6 a 3.
Il più importante impianto sportivo di Milano è noto a tutti i milanesi come Stadio di San Siro. Questo nome deriva da una antica chiesetta, poi incorporata in una successiva villa padronale, che si trovava non distante all’abitato della frazione di Lampugnano ed ai margini dell’antico comune di Trenno, comune che fu accorpato all’interno del Comune di Milano con decorrenza dal 1 gennaio 1924 nell’ambito dell’ allargamento del comune principale col territorio di una serie di comuni minori limitrofi nell’ambito del progetto mussoliniano della Grande Milano.
Anche se per i milanesi il nome del loro stadio è e resta San Siro, oggi il suo nome ufficiale è Stadio Giuseppe Meazza, per ricordare forse la più grande figura di sportivo milanese purosangue di sempre, che giocò gran parte della sua carriera nell’allora Ambrosiana (il nome imposto dal regime all’Internazionale), ma anche due stagioni nel Milano (nome italianizzato del Milan) ed una nella Juventus, ed il cui nome è legato ai successi mondiali della nazionale di Vittorio Pozzo negli anni ’30 del XX secolo. A questo grande atleta è stato dedicato il 3 marzo 1980 lo stadio in cui egli giocò nei derby di casa rossonera e nelle due stagioni in cui giocò con il Milan.
La costruzione fu realizzata in un tempo oggi incredibilmente rapido per un opera pubblica: solo 13 mesi e mezzo fra la posa della prima pietra (1 agosto 1925) e l’inaugurazione, che ebbe luogo il 19 settembre 1926 con l’incontro fra le due squadre più importanti del calcio meneghino: quel derby amichevole si concluse con un rotondo 6-3 dell’Inter sul Milan. In poco più di un anno, fu eretto un impianto capace di ospitare ben 35.000 spettatori. Dall’origine e fino quasi alla fine degli anni ’40 del XX secolo lo stadio di San Siro fu utilizzato esclusivamente per le partite casalinghe del F.C. Milan (poi, dal 1936 A.S. Milan, dal 1939 A.C. Milano ed infine A.C. Milan dopo la Liberazione). L’Inter (rectius Internazionale, poi Ambrosiana, poi Ambrosiana-Inter ed infine ancora Internazionale) in quel periodo giocava all’Arena Civica di Milano al Parco Sempione, opera dell’architetto neoclassico Luigi Canonica, un complesso monumentale adattato ad impianto sportivo polifunzionale inaugurato il 18 agosto 1807 (dal 2002 l’Arena Civica è stata intitolata a Gianni Brera) in pieno centro di Milano, idoneo ad ospitare incontri di calcio e attività di atletica.
La struttura del primo San Siro era simile a quella tipica degli stadi inglesi, e fu realizzata su progetto dell’ ingegner Alberto Cugini, con quattro tribune indipendenti in cemento armato (di cui una coperta con pensilina in ferro ed eternit) per 35000-40000 spettatori.
Costruzione abbastanza modesta, ma destinata, come ben si sa, a trasformarsi e a crescere continuamente su se stessa, l’impianto era caratterizzato dal profilo spezzato delle tribune a diversa altezza corrispondenti alla tipologia cosiddetta “a segmento”, prima cioè delle parti di raccordo che configuravano l’immagine canonica della cavea racchiusa fra le linee tese ed ininterrotte degli spalti e che ne determinavano la peculiare forma compatta, autonoma e comprensibile ad un’unica occhiata.
Era questo, del resto – scriveva Giuseppe De Finetti – il dato più caratterizzante e ricco di possibilità espressive nell’architettura dello stadio, mentre San Siro rappresentava piuttosto la risposta a programmi semplificati e prudenti, non consapevoli delle potenzialità di attrazione di uno sport in rapidissima ascesa.
E’ d’altronde significativo che, nello stesso impianto, le necessità del calcio si incrociassero con quelle degli adiacenti ippodromi, adibendo gli spazi ricavati sotto gli spalti non solo a spogliatoi, docce, uffici direttivi, sala per gli arbitri e così via, ma anche a scuderie per cavalli, fienili, magazzini di foraggio, in rapporto diretto e quasi a sussidio di quelle attività che per prime avevano segnato il destino sportivo della zona.
Campo da football attento ai bisogni dell’ippica, San Siro venne ufficialmente inaugurato il 19 settembre 1926; nel 1927 ospitò la prima partita internazionale mentre nel 1934 fu teatro della semifinale dei Campionati del Mondo tra Italia ed Austria (col risultato di 1-0), raggiungendo la capienza massima di 40000 persone e confermandosi quindi come lo spazio cittadino di maggior richiamo popolare dello spettacolo sportivo.
Bisogna tuttavia sottolineare come negli stessi anni la casistica dell’architettura dello sport in Italia si fosse decisamente arricchita ed avesse sollecitato un’attenta riflessione progettuale testimoniata dal crescere di articoli a carattere generale e specialistico e dal maggiore spazio che il tema andava acquisendo sui manuali di architettura italiani e stranieri, da realizzazioni decisamente innovative (si pensi solo allo Stadio Berta di Firenze di Pierluigi Nervi). Tutto questo in contemporanea con la progressiva importanza acquisita dalle attività sportive non solo come occasione di spettacolo e di evasione, ma anche di “ortopedia” sociale, di rigenerazione fisica e morale e costruzione del consenso.
Sebbene San Siro, destinato a decine di migliaia di spettatori “non praticanti”, rientrasse meno di altre attrezzature nella mistica sportiva del regime, l’indubbio successo di pubblico, la rinomanza delle squadre ambrosiane e le previsioni urbanistiche per la zona fecero si che nel 1935 esso venisse acquistato dal Comune di Milano entrando a far parte della gamma di impianti sportivi ad interesse civico.
L’afflusso di pubblico al limite della tollerabilità, in occasione della già citata semifinale fra Italia ed Austria, aveva tuttavia segnalato come San Siro abbisognasse di lavori per aumentarne la capienza. Al 10 settembre 1937 risale la delibera comunale per l’approvazione dell’ampliamento progettato dall’ingegner Giuseppe Bertera e dall’architetto Perlasca dell’Ufficio Tecnico Comunale; essi prevedevano sostanzialmente la sopraelevazione delle tribune di testa fino al livello delle tribune principali e la costruzione di quattro nuove tribune curve di raccordo fino a raggiungere la capienza di 60000-65000 persone.
Risistemato il parterre, costruiti ex novo i servizi per gli atleti, aumentati e razionalizzati gli accessi, il cantiere del nuovo stadio iniziava nel 1938 in periodo autarchico, tra le difficoltà dell’approvvigionamento di materiali, ma riusciva a concludersi l’anno seguente per l’appuntamento con la partita inaugurale con l’Inghilterra, terminata con un’onorevole pareggio: 2-2.
Fin dall’origine, San Siro fu uno stadio concepito e realizzato esclusivamente per il gioco del calcio: infatti è del tutto privo di altri spazi aggiuntivi o ausiliari – tipo pista di atletica o zone destinate ai lanci – predisposti per ospitare altri sport olimpici, e non è possibile utilizzarlo per altri sport di squadra all’aperto tipo il rugby o il baseball. Il pubblico può arrivare praticamente a ridosso del campo di gioco – originariamente non era nemmeno prevista una solida struttura che suddividesse fisicamente gli spettatori dal terreno di gara ma un semplice cordone divisorio facilmente valicabile – e questa carenza di spazio fra le tribune ed il campo renderà sempre impossibile ogni ipotesi di ristrutturazione rivolta ad un utilizzo polisportivo.
Ciò fu un tema forte in ogni successiva discussione riguardante le ristrutturazioni e l’ampliamento dell’impianto, in quanto si porrà sempre forte l’alternativa fra ristrutturazione in ampliamento oppure costruzione ex novo di uno stadio dotato di strutture idonee agli sport atletici. Inoltre, pur avendo al suo interno strutture all’avanguardia per il confort, l’assistenza sanitaria e la preparazione dei calciatori, lo stadio fu concepito come privo di una palestra interna idonea ad ospitare eventi sportivi, azzerando ogni possibilità di utilizzo polisportivo del complesso.
Finita la guerra, e con la ripresa dell’attività sportiva, si assistette ad un’esplosione dell’interesse per il calcio. In particolare, grazie all’attività di Umberto Trabattoni il Milan, dopo decenni di mediocrità, ritornò ad essere una squadra di vertice. Giovandosi dell’opera dirigenziale di Trabattoni e del suo staff, che si appoggiava per la parte relativa alla conduzione tecnica sul genero del presidente Antonio Busini, il Milan tornò nel 1951 a vincere il Campionato Italiano, alloro che gli sfuggiva dal lontano 1907.
Con il ridestarsi dell’interesse del calcio cittadino, che si giovava sulla presenza di due squadre ai vertici nazionali e che trovava il suo apice nel derby – la sfida stracittadina per eccellenza fra Inter e Milan – ormai tornato sia per l’andata che per il ritorno a San Siro, tornò a proporsi il problema della ridotta capienza dello stadio.
Il problema cominciò ad essere dibattuto dalle Amministrazioni Comunali a partire dal 1948, e la discussione si trascinò fino al 1953, dibattendosi fra le tre ipotesi di ampliamento dello Stadio San Siro, di quello della centralissima e monumentale Arena Civica e quella della costruzione di un nuovo stadio in cui fosse possibile prevedere un’impiantistica idonea alla disputa anche di discipline atletiche in vista di una possibile candidatura olimpica di Milano. L’ipotesi della costruzione di un nuovo stadio, a sua volta, presentava le ulteriori alternative della costruzione di un nuovo stadio a breve distanza dallo stadio esistente e quella di una locazione in zona completamente diversa.
L’ipotesi dell’ampliamento di San Siro fu caldeggiata principalmente dalle amministrazioni in carica, mentre le opposizioni di sinistra propendevano per un impianto totalmente nuovo. Diversa fu la posizione delle società calcistiche del Milan e dell’Inter, che avevano in Consiglio Comunale il citato direttore sportivo del Milan Antonio Busini, che si fece portavoce nel corso del dibattito del loro orientamento favorevole ad una ristrutturazione radicale dell’antica, monumentale ma centralissima Arena Civica.
Alla fine, in ottemperanza del mandato ricevuto dal Consiglio Comunale, la Giunta, con deliberazione del 17 aprile 1953, provvide all’acquisto del progetto Calzolari-Ronca, Società Anonima Fondiaria Imprese Edili, per la cifra complessiva di 750.000.000 di lire pagabili in rate bimestrali dilazionate nel periodo di otto anni ed in relazione allo stato di avanzamento dei lavori. A conseguenza di tutto ciò, nel 1954-1955 un secondo ampliamento operò una trasformazione radicale, con l’innalzamento di un secondo anello di tribune sovrastante le tribune originarie.
Il progetto di ampliamento – studiato appunto dall’architetto Armando Ronca e dall’ingegner Ferruccio Calzolari per conto della Società Anonima Fondiaria Imprese Edili – sfruttava le strutture preesistenti che sostenevano un sistema di gradinate a sbalzo e una serie di rampe di accesso esterno.
In pratica, intorno al corpo dello stadio preesistente fu aggiunta una struttura elicoidale portante esterna al vecchio impianto, su cui vennero costruite a sbalzo le nuove gradinate che andavano così ad essere sovrapposte alle tribune esistenti, che venivano parzialmente coperte dalla balconata della tribuna sovrastante.
La nuova balconata andò a costituire il settore “Popolari”, il cui accesso aveva un prezzo inferiore del sottostante settore “Distinti” e della “Tribuna centrale numerata” che, contrariamente agli altri due settori il cui tagliando dava diritto al solo accesso e non ad uno specifico posto, aveva comodi posti riservati e dava la possibilità agli spettatori disposti a spendere di più di arrivare anche all’ultimo momento senza essere relegati agli ultimi posti disponibili, normalmente quelli con la peggiore visibilità sul campo, corrispondenti alle curve.
Furono inoltre previste una Tribuna d’Onore ed una adeguata Tribuna Stampa.
Così facendo, la parte nuova dello stadio venne a costituire una sorta di scatola-sarcofago che racchiuse la parte più vecchia, che però mantenne per intero la propria autonoma struttura e funzionalità.
Le rampe elicoidali di accesso alle nuove tribune rinnovarono così totalmente l’immagine architettonica dell’impianto, la cui capienza salì di nuovo a 100.000 spettatori; successivi provvedimenti ridussero la capienza massima a 80.000 spettatori circa, ma tale dato comprende anche i posti in piedi: in realtà si può calcolare il numero dei posti a sedere in circa 60.000.
Nel frattempo furono curati maggiormente i collegamenti con i mezzi pubblici, vero collo di bottiglia dell’impianto in quanto servito da una sola linea tranviaria, cui si pose rimedio creando nell’area antistante, insieme ad un grande parcheggio per le auto, un’area per il concentramento e l’attesa delle vetture tranviarie che, al termine della partita, avrebbero consentito un rapido sgombero dei tifosi. Un ulteriore aiuto ai collegamenti con i mezzi pubblici venne poi dalla Metropolitana Milanese, inaugurata il 1 novembre 1964, che con la sua fermata di Piazzale Lotto (che serviva e serve più direttamente anche gli altri impianti sportivi del Lido e del Palalido), consentiva ai tifosi di accedere allo stadio percorrendo a piedi Viale Caprilli che, come d’altra parte tutta la zona, nelle giornate di gara veniva chiuso al traffico veicolare.
Il primo impianto d’illuminazione dello Stadio San Siro è datato 1957, e fu il primo di questo genere in Italia a consentire di giocare partite anche in ore serali e notturne.
Su tale argomento c’è da dire che, mentre l’Internazionale non mostrò un particolare interesse alla possibilità di godere di un impianto di illuminazione, fu il Milan che si assunse l’onere di finanziare la costruzione dell’impianto anticipando la spesa di complessive lire 33.217.550 presso la ditta Buini & Grandi di Bologna installatrice e realizzatrice dell’impianto; tale somma fu progressivamente rimborsata all’AC Milan per il tramite dell’esenzione del pagamento dei diritti dovuti al Comune per le partite notturne fino ad avvenuta compensazione, mentre all’Internazionale per le partite notturne fu richiesto un sovrapprezzo pari al 3% dell’incasso. L’impianto di illuminazione fu inaugurato il 28 agosto 1957 nell’amichevole di lusso tra Milan (Campione d’Italia in carica) e Fiorentina (Campione d’Italia l’anno precedente), finita 4-0 per i padroni di casa. Nel 1967 venne invece montato il primo tabellone elettronico per la segnalazione di tempi e punteggio.
Nel 1986 il primo anello è stato interamente numerato con seggiolini colorati: rossi in tribuna centrale, arancio sul rettilineo opposto, verdi sotto la curva nord, blu sotto quella abitualmente occupata dagli ultrà milanisti (lato sud). In occasione della Coppa del Mondo del 1990, tenutosi in Italia e che comportò una ventata di lavori di ammodernamento degli stadi italiani, il Comune di Milano decise di dare inizio ad un ulteriore profondo rinnovamento dello stadio “Meazza”, dopo aver accantonato l’idea della costruzione di un nuovo impianto per motivi di costi e dei tempi ristretti a disposizione.
Il primo pensiero si rivolse alla progettazione di una soluzione avveniristica e architettonicamente sbalorditiva: la costruzione del terzo anello e della copertura di tutti i posti a sedere. Il progetto firmato dall’Architetto Giancarlo Ragazzi, dall’Architetto Enrico Hoffer e dall’Ingegnere Leo Finzi prevedeva sostegni autonomi, su cui appoggiare il nuovo anello, disposti attorno allo stadio esistente. Vengono così realizzate allo scopo, undici torri cilindriche in cemento armato che danno accesso alle gradinate, quattro di queste fungono da sostegno anche alle travi reticolari di copertura.
Ancora una volta il nuovo stadio venne concepito come una scatola sovrapposta alla struttura precedente. Una sorta di matrioska contenente, l’uno dentro l’altro, i due stadi precedenti, caratteristica pressoché unica nel panorama degli impianti sportivi mondiali e curioso esempio di riuso dell’esistente. Attualmente si vede chiaramente la vecchia struttura portante il secondo anello sottostante alla struttura ad undici pilastri che sorregge il terzo anello. La struttura del primo stadio (quello realizzato nel 1938-39), altrettanto, è tuttora visibile guardando verso l’interno dalla struttura elicoidale di accesso al secondo anello.
Per garantire il massimo del comfort agli spettatori tutti i seggiolini che vengono installati sono ergonomici, numerati e suddivisi cromaticamente in quattro settori. Gli 85.700 posti a sedere che ne risultano sono tutti coperti da lastre in policarbonato che garantiscono un maggior comfort agli spettatori. Venne realizzato un nuovo impianto di illuminazione ed un sistema di riscaldamento del manto erboso per tenere controllata costantemente la temperatura del terreno impedendo la formazione di ghiaccio. Tuttavia la tenuta del manto erboso, minato da un microclima risultato assolutamente non adatto al corretto attecchimento ed alla crescita dell’erba, sarà uno dei punti deboli dell’impianto nella sua ultima versione in quanto il campo sarà soggetto a fenomeni di rapida usura, e quindi risulterà molto spesso sconnesso rendendo necessarie continue rizollature del terreno.
L’8 giugno 1990, lo Stadio Meazza ospitò la partita di apertura dei Campionati del Mondo con Argentina-Camerun. Da allora, la “Scala del calcio” milanese ha ospitato e ospita, ogni domenica, le passioni di migliaia di tifosi. Nell’estate 2008, in seguito ai lavori di riqualificazione dello stadio per l’adeguamento della struttura agli standard Uefa, la capienza dello stadio è passata a 80.065 posti.
Attualmente lo stadio è costituito da 3 anelli. Ogni anello è diviso in 4 zone di diverso colore (colore dei seggiolini): arancione e rosso per i rettilinei, verde e blu per le curve. Unica eccezione è il terzo anello (quello più alto) nel quale manca il rettilineo arancione. La capienza dei 3 anelli è la seguente: 1° anello 28.124 posti, 2° anello 32.412posti, 3° anello 19.529 posti per un totale di 80.065 posti.

Cerca nel blog

Archivio blog