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martedì 21 aprile 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 21 aprile 1945, prima tra le grandi città del nord, Bologna viene liberata dai tedeschi nell'offensiva delle truppe alleate.
Già la mattina precedente, il 20 aprile, il battaglione “Goito” muove all’attacco di Poggio Scanno ed il plotone arditi che lo precede per “pulire” la strada raggiunge l’obiettivo e lo conquista, ma nidi di mitragliatrici nascoste seminano la morte fra il reparto. Gli altri reparti del Gruppo, divisi in diverse colonne per superare più facilmente gli ostacoli opposti dal terreno, respingono ed aggirano gli elementi ritardatari nemici. Il numero dei prigionieri e l’entità del bottino di guerra aumenta continuamente e tutte le colonne procedono cercando di raggiungere ad ogni costo il nemico. Il IX e il Goito si ritrovano a Botteghino di Zocca. Il battaglione “L’Aquila” raggiunge, lungo la valle dell’Idice, Fornace del Gobbo, catturando prigionieri, armi e materiali; scavalca poi le alture tra le due valli, passa in valle Zena per sostenere il IX ed il “Goito. Il battaglione “Piemonte”, autotrasportato, raggiunge S. Benedetto del Querceto. Anche il 68° reggimento attacca, superando vasti campi minati e proteggendo la destra del Corpo d'armata. Alla sera giungono le congratulazioni del Generale Keyes per la conquista di monte Armato e Poggio Scanno; nonché gli ordini per il giorno 21, nel quale il Gruppo “Legnano” deve conquistare monte Calvo, tenere il contatto con la 34° divisione e col X Corpo d’Armata, tagliare la strada ad oriente di Bologna, attaccare da est le difese della città e presidiarla nella parte corrispondente al suo settore d’azione. Per avanzare più rapidamente, i reparti vengono autorizzati a portare soltanto armi e munizioni. Le truppe marciano e combattono senza posa da 48 ore e sono esauste; ma la certezza della vittoria mette le ali ai piedi dei soldati. I Bersaglieri del “Goito” e gli arditi del IX reparto muovono all'alba, raggiungendo monte Calvo alle ore 7, superano il Savena senza incontrare resistenza ed alle ore 9,30 entrano, finalmente, a Bologna, dove la popolazione li accoglie con commoventi manifestazioni di giubilo e di riconoscenza. Gruppi partigiani hanno intanto già preso possesso dei principali edifici pubblici (Prefettura, Questura, Comune, Carcere, Caserme) e controllano le strade del centro.
Come era successo a Montecassino, ai polacchi viene chiesto di regolare per primi e per l’ennesima volta i conti col nemico. Durante un incontro tra il generale Anders e il generale Clark, nuovo comandante delle armate alleate in Italia, si discute della possibilità che siano i soldati polacchi a liberare Bologna. Sul via libera del generale americano influisce la volontà di risarcire un corpo di spedizione che ha pagato duramente la sua partecipazione alla campagna d'Italia e che vede il suo paese in gran parte occupato dall'esercito sovietico. A loro insaputa però i tedeschi di Von Sengen rinunciano ad asserragliarsi a Bologna. Nella notte tra il 20 e il 21 aprile l'esercito tedesco abbandona le linee alla periferia della città e inizia una rapida ritirata verso il Po. Le truppe e gli automezzi tedeschi transitano da porta Mazzini, ma evitano di entrare nel centro storico, minacciato dalle bande partigiane. Assieme ai soldati tedeschi fuggono dalla città molti dei collaboratori fascisti.
Quando sfilano i Bersaglieri del Goito i polacchi sono già in città da tre ore e molti hanno già regolato il conto coi pochi tedeschi trovati. Il II Corpo polacco entra per primo a Bologna alle 6 del mattino, accolto con entusiasmo dalla popolazione. La bandiera polacca viene issata sul balcone del Palazzo municipale e poi sulla Torre degli Asinelli.
Nella tarda mattinata dal balcone di palazzo d'Accursio si affacciano il presidente del CLN regionale Antonio Zoccoli, il prefetto Gianguido Borghese e il nuovo sindaco designato Giuseppe Dozza. L'ex podestà fascista Mario Agnoli, intervenuto per passare le consegne alla nuova amministrazione, viene lasciato libero di allontanarsi dal palazzo comunale sotto la protezione di padre Casati e verrà ospitato per qualche tempo nel convento domenicano.
venerdì 24 gennaio 2025
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 24 gennaio.
Il 24 gennaio 1943 Churchill e Roosevelt concludono la Conferenza di Casablanca.
Nella storiografia viene sovente indicata come la conferenza della “Resa incondizionata” (trattato secondo cui una parte accetta di arrendersi al nemico senza avanzare alcun tipo di pretesa: né territoriale, né politica, né economica o militare). Fu una tra le più lunghe riunioni militari di tutta la Seconda guerra mondiale. Parteciparono Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e i generali francesi Henri Giraud e Charles de Gaulle. Questi furono successivamente raggiunti dal generale inglese Harold Alexander e da quello statunitense Dwight Eisenhower. Anche il generale De Gaulle, inizialmente restio a partecipare a questo incontro, giunse infine a Casablanca, ma solo il 22 gennaio, quindi a lavori quasi conclusi.
Durante la conferenza, sorsero forti dissensi tra i generali statunitensi e britannici riguardo alle priorità strategiche della guerra contro l’Asse; furono tuttavia prese delle importanti decisioni operative, le quali influenzarono il prosieguo della guerra nel Mediterraneo, come anche il programma di Bombardamento Strategico da applicare.
Il principio della “resa incondizionata” rivoluzionò la politica nei confronti dell’Asse e dei suoi satelliti, e fu una sorpresa un po’ per tutti, quando Roosevelt lo annunciò a Casablanca. Sino a quel momento, il Dipartimento di Stato era stato ostile a tale modus operandi sia perché, irrigidendo nella resistenza le potenze dell’Asse, avrebbe prolungato la guerra, sia perché, una volta raggiunta la vittoria, esso avrebbe comportato l’assunzione di tutti i poteri e dei compiti governativi, cosa alla quale gli Alleati non erano preparati. Al convegno, di carattere strettamente militare, fu invitato anche Stalin che, non intervenuto, venne tenuto al corrente delle discussioni, e diede alla fine la sua adesione di principio.
Nei colloqui generali e particolari venne passata in rassegna tutta la situazione bellica, e alla fine si decise di alleggerire il peso sostenuto dalle armate russe, per tentare di sfiancare il nemico sul fronte più opportuno. A Casablanca si decise dunque di aprire un secondo fronte in Europa. Alcuni dei partecipanti insistettero affinché l’invasione avvenisse nel settore balcanico, in Iugoslavia, altri sulle spiagge olandesi, altri ancora alle bocche del Rodano, altri, infine, più “tradizionalisti”, pensavano alla parte più stretta della Manica. Alla fine prevalse l’opinione di aprire il secondo fronte con lo sbarco in Sicilia, per poi continuare l’invasione dell’Italia continentale.
Qui la Dichiarazione Ufficiale Conclusiva:
“Prima della fine di quest’anno sarà reso noto al mondo, con i fatti piuttosto che con parole, che la Conferenza di Casablanca ha prodotto molte novità, le quali diverranno cattive notizie per Tedeschi, Italiani e Giapponesi.
Abbiamo recentemente concluso un lunga e difficile battaglia nel sud-ovest del Pacifico e abbiamo conseguito notevoli conquiste militari. Questa battaglia è iniziata nelle Salomone e nella Nuova Guinea l’estate scorsa. Essa ha dimostrato la superiorità dei nostri aerei e, soprattutto, nella maggior qualità dei nostri soldati e marinai.
Le forze armate americane nel sud-ovest del Pacifico stanno ricevendo un poderoso aiuto dall’Australia e dalla Nuova Zelanda e anche direttamente dagli Inglesi.
Non pensiamo di passare il tempo che ci vorrebbe per portare il Giappone alla sconfitta finale soltanto attaccando di isola in isola nell’immensità della distesa del Pacifico.
Grandi e decisive azioni contro i giapponesi saranno direttamente prese nel territorio cinese. Importanti azioni saranno intraprese nei cieli sopra la Cina e sul Giappone stesso.
Le discussioni a Casablanca, sono state proseguite nel Chungking con il Generalissimo Chang Kai Schek dal generale Arnold e hanno dato luogo a piani precisi per le operazioni offensive.
Ci sono molte strade che conducono a Tokyo. Non ne trascureremo nessuna.
Nel tentativo di scongiurare l’inevitabile catastrofe, la propaganda dei paesi dell’Asse sta tentando con i suoi vecchi trucchi, di dividere le Nazioni Unite. Essi cercano d’insinuare l’idea che, se si vince questa guerra, Russia, Inghilterra, Cina, e gli Stati Uniti lotteranno come un cane con un gatto.
Questo è il loro ultimo tentativo di mettere una nazione contro l’altra, nella vana speranza di poter far pace separata con una o due nazioni alla volta, ma nessuno di noi può essere così ingenuo e così dimentico da accettare offerte a scapito di altri alleati.
A questi tentativi, dettati dal panico, di sfuggire alle conseguenze dei loro crimini, noi, diciamo con tutte le Nazioni Unite, che l’unica premessa con la quale noi discuteremo con i governi dell’Asse o di qualsiasi loro fazione sono i termini proclamati a Casablanca: “Resa incondizionata”. La posizione intransigente che abbiamo assunto non riguarda i popoli delle nazioni dell’Asse a cui non faremo alcun male, ma soltanto i loro colpevoli e barbari capi.
Negli anni delle rivoluzioni Americana e Francese fu stabilito il principio guida fondamentale per le nostre democrazie. La pietra angolare di tutto il nostro edificio democratico è il principio che l’autorità di governo viene data dai cittadini e solo da essi.
Si tratta di uno dei nostri obiettivi di guerra, come espresso nella Carta atlantica, le popolazioni conquistate oggi saranno domani padrone del loro destino. Non vi deve essere alcun dubbio che lo scopo inalterabile delle Nazioni Unite è ridare ai popoli conquistati i loro sacri diritti”.
mercoledì 25 agosto 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 25 agosto 1944 Parigi viene liberata dall'occupazione nazista, ad opera delle truppe alleate.
Spinta dall’avanzata delle truppe alleate dopo gli sbarchi in Normandia del 6 giugno e in Provenza del 15 agosto 1944, la popolazione parigina si solleva. Sulla scia dei movimenti iniziati dagli agenti della metropolitana, dai gendarmi, dai poliziotti e dai lavoratori delle poste, il 18 agosto scoppia uno sciopero generale. Vengono innalzate delle barricate, scoppiano dei violenti scontri, la Resistenza interna combatte contro i 20.000 tedeschi presenti nella capitale.
Il 25 agosto, la 2° Divisione blindata del Generale francese Leclerc e le truppe alleate entrano in città.
Contravvenendo all'ordine diretto di Hitler per una resistenza ad oltranza e nell'eventuale distruzione della città in caso di abbandono, il General der Infanterie Dietrich von Choltitz si arrese dopo un breve scontro con gli alleati. Gli ordini di Hitler erano la distruzione dei ponti e monumenti di Parigi, la feroce soppressione di qualsiasi resistenza da parte della popolazione, fino all'ultimo uomo. L'obbiettivo era di creare una seconda "Stalingrado" sul fronte occidentale e immobilizzare così diverse divisioni alleate. Ma il generale Von Choltitz non mostrò alcuna volontà di attuarli. La guarnigione tedesca infatti costituiva di soli 20.000 uomini, era scarsamente attrezzata, ed era un miscuglio eterogeneo di vari tipi di unità (ad esempio unità amministrative) dal basso valore di combattimento; gli 80 carri armati a disposizione (alcuni risalenti all'estate 1940) come ad esempio il Renault FT-17 (con l'intenzione di utilizzarli a Parigi nel combattimento urbano che avrebbe dovuto avere luogo contro gli Americani) erano per l'epoca assolutamente obsoleti, così come diversi pezzi di artiglieria. Per la prima volta dal 1940, la bandiera tricolore viene issata in cima alla Torre Eiffel. Nel pomeriggio, il Generale von Choltitz firma la resa degli occupanti mentre il Generale de Gaulle arriva a Parigi e stabilisce nel Ministero della Guerra la sede del Governo provvisorio della Repubblica francese. Alle 19,00, dal balcone dell’Hôtel de Ville, pronuncia il suo celebre discorso: “Parigi oltraggiata! Parigi martirizzata! Ma Parigi liberata!”.
Nonostante gli scontri che si susseguirono ancora per qualche giorno, il 26 agosto, i parigini assistettero in festa alla sfilata lungo gli Champs-Élysées da parte del Generale de Gaulle e degli eserciti di liberazione.
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