Buongiorno, oggi è il 18 febbraio.
Il 18 febbraio 1943 vennero arrestati, a Monaco di Baviera, i componenti del gruppo di opposizione al nazismo denominati "La rosa bianca".
Il gruppo era formato da 5 studenti, poco più che ventenni: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, a cui si aggiunse un loro professore, Kurt Huber.
Essi, in nome dei principi cristiani di tolleranza e giustizia, si opposero al regime di Hitler e alle atrocità commesse contro gli ebrei, e pubblicarono alcuni libretti tra il 42 e il 43 per perorare la loro causa.
Il 18 febbraio del 43, Sophie commise un'imprudenza, e distribuì i volantini dei loro libretti dalle scale dell'atrio dell'università di Monaco. Fu vista da un bidello nazista che subitò la segnalò alla Gestapo e la fece arrestare insieme al fratello. In breve furono catturati anche gli altri membri del gruppo. Sophie fu torturata per 4 giorni, nel tentativo di estorcerle i nomi dei loro simpatizzanti, ma non cedette. I fratelli Scholl furono processati il 22 febbraio e in poche ore ritenuti colpevoli e decapitati il giorno stesso. Gli altri membri subirono la stessa sorte alcuni mesi dopo.
Oggi la Rosa Bianca (Die Weiße Rose in tedesco) è divenuta il simbolo della lotta non violenta ad ogni tipo di tirannia, ed ispirazione di molti movimenti pacifisti nel mondo. La piazza dove è ubicato l'atrio principale dell'Università di Monaco è stata battezzata "Piazza fratelli Scholl", ed un busto di Sophie è conservato all'interno dell'università; nel 2005 è stato anche girato in Germania un film che racconta le ultime fasi della storia di questo gruppo intitolato "Rosa Bianca - Sophie Scholl".
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mercoledì 18 febbraio 2026
martedì 1 marzo 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il primo marzo.
Il primo marzo 1692 ha inizio il processo alle streghe di Salem, in Massachusetts, a carico di 4 donne.
Evocare il solo nome di Salem riporta alla mente processi per stregoneria, impiccagioni e ingiusti processi. Ma scremando ciò che è ormai entrato nel folklore e diventato uno degli episodi di isteria collettiva più curiosi e crudeli della storia, cosa rimane dal punto di vista storico?
Salem era (ed è) una cittadina del Massachusetts fondata nel 1626 da un gruppo di pescatori sulla foce del fiume Naumkeag, dove poco prima si trovava un villaggio di Nativi Americani. Al tempo, la popolazione di Salem contava circa 900 abitanti, il cui numero crebbe molto lentamente fino alla metà del secolo successivo, raggiungendo una popolazione di quasi 4.500 persone.
Sebbene fosse un villaggio così piccolo, Salem è stato teatro, tra il 1692 e il 1693, di uno degli episodi di isteria collettiva più noti della storia: una caccia alle streghe che, nel corso di un anno, causò l'esecuzione di 19 persone per presunta stregoneria. Circa 150 persone furono accusate di intrattenere rapporti col demonio: alcune di esse vennero impiccate, altre vennero sottoposte alla "pressa", altre ancora finirono in cella per mesi, senza nemmeno un abbozzo di processo.
Va puntualizzato che l'ondata di processi per stregoneria non si manifestò solo nel villaggio di Salem. Gli accusati provenivano da diversi villaggi attorno: Andover, Gloucester, Ipswitch, Topsfield, Lynn e altre località limitrofe.
Ma come ebbe origine questa caccia ai presunti adoratori del Maligno? Tutto iniziò con il trasferimento a Salem di Samuel Parris nel ruolo di pastore del villaggio. Con lui si spostarono dalle Barbados, dove vivevano in precedenza, la moglie Elizabeth, la figlia di sei anni Berry, la nipote Abigail Williams, e la schiava Tituba.
Circa tre anni dopo l'arrivo a Salem, Betty e la cugina Abigail iniziarono ad avere convulsioni, descritte dal pastore John Hale come di origine soprannaturale. Le ragazzine urlavano, gettavano oggetti contro i muri della loro stanza, emettevano strani versi, e si contorcevano in posizioni che, a detta di alcuni, erano un tipico segno della presenza del demonio.
Probabilmente, come ipotizzato da Linda Caporael nel 1976 sulla rivista Science, si trattò di un episodio di ergotismo compulsivo, una patologia causata da un fungo dei cereali del genere claviceps (noto come segale cornuta) e che contiene un mix di alcaloidi che comprende, tra le altre cose, acido lisergico. Ma Salem non era di certo una comunità di biologi, e la tecnologia del tempo non era neanche lontanamente paragonabile a quella che, circa 250 anni dopo, portò all'identificazione delle sostanze chimiche presenti all'interno del fungo.
Ben presto, altre ragazzine di Salem iniziarono a manifestare lo stesso comportamento. Ed ecco che cominciano ad essere formulate, sotto indicazione della stessa Abigail Williams e delle altre presunte afflitte dal demonio, le accuse di stregoneria, che si tramutano nei primi tre arresti della vicenda: Sarah Good, Sarah Osborne e la schiava Tituba.
La prima accusata fu naturalmente Tituba che, essendo di etnia diversa dai puritani, e nota per raccontare alle bambine storie di voodoo e magia tipiche del suo folklore nativo, venne accusata di condurre atti di stregoneria attraverso l'utilizzo della magia nera.
La seconda accusata, Sarah Good, era una mendicante nota per elemosinare cibo dagli abitanti di Salem. Sarah Osborn, invece, era una litigiosa e anziana signora la cui unica colpa fu quella di non essersi presentata in chiesa per oltre un anno.
Le ragazzine, al momento delle indagini condotte dai magistrati della contea Jonathan Corwin e John Hathorne, descrissero l'attacco degli spettri delle tre donne, e iniziarono il loro show di convulsioni in presenza delle sospettate.
A quel punto, si fece avanti il resto del villaggio: racconti di latte e burro misteriosamente andati a male, animali nati con deformità, e ogni sorta di stranezza della natura imputabile, per la mentalità dei puritani del tempo, all'intervento di una strega.
Tituba fu la prima ad ammettere la sua "colpa": dichiarò di essere una strega, e che Satana le appariva sotto forma di cane, di maiale, o di uomo alto e scuro. Dichiarò anche di aver volato assieme a Sarah Good e alla Osborn, e che altre streghe si nascondevano nel villaggio. Era ufficialmente iniziata la caccia di Salem.
Salem era praticamente nel caos. Ogni scusa era buona per accusare qualcuno di stregoneria, tanto che il governatore Phips, di ritorno dall'Inghilterra, decise di istituire una commissione d'inchiesta composta da cinque giudici. Ma la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente.
La commissione aveva un metodo d'indagine di fronte al quale un qualunque legale moderno rabbrividirebbe: si prendevano in considerazione pettegolezzi, congetture, voci, senza prendersi il minimo disturbo di verificare la realtà dei fatti.
Si controllavano inoltre i corpi degli imputati alla ricerca del famigerato "marchio della strega": un neo, una cicatrice, o un qualunque altro difetto fisico potevano essere considerati come il segno di un patto col Maligno.
Una delle prove utilizzate per determinare la colpevolezza di un imputato era anche "la prova del tocco": ad una presunta strega veniva chiesto di toccare una ragazzina in preda alle convulsioni, perchè solo una strega avrebbe potuto mettere fine ad una manifestazione demoniaca di tal genere.
Le accuse non risparmiarono nessuno: tra gli imputati c'erano uomini e donne, giovani e anziani, e anche bambini: fu accusata, ad esempio, Dorcas Good, figlia di 4 anni di Sarah Good, colpevole di aver inviato il proprio spettro a mordere tre delle bambine che si dichiaravano perseguitate dalle streghe.
Pure l'ex pastore del villaggio di Salem, George Burroughs, fu posto sotto processo, e condannato con l'accusa di essere il capo delle streghe.
Anche chi criticò la persecuzione finì sotto inchiesta: John Proctor, proprietario di una taverna, fu uno dei pochi a pronunciarsi apertamente contro la caccia alle streghe, e finì sotto processo per omicidio per via delle dichiarazioni di Abigail Williams, Ann Putnam e Elizabeth Booth. Quest'ultima testimoniò di essere stata visitata da un fantasma, che le riferì che Proctor era un omicida seriale.
Proctor tentò di difendersi, accusando di menzogna le ragazze e richiedendo lo spostamento del suo processo a Boston, ma senza successo: fu impiccato alla fine del processo, e sua moglie, accusata di stregoneria, fu risparmiata soltanto per la gravidanza in corso.
Una piccola curiosità: John Proctor è anche il protagonista del film "La seduzione del male" (interpretato da Daniel Day-Lewis), una versione romanzata della vicenda di Salem.
Le esecuzioni avvennero tutte per impiccagione, ad eccezione di quella di Giles Corey, ottantenne, che trascorse cinque mesi in catene nella cella di Salem in compagnia della moglie. Corey, nella speranza che evitare il processo potesse far ereditare la propria fattoria ai due figli (fattoria che, in caso di processo, sarebbe diventata proprietà dello stato), decise di non presentarsi di fronte alla commissione.
La pena per il rifiuto era la "peine forte et dure", altrimenti detta "la pressa": sul condannato venivano poste pietre sempre più pesanti, una sopra l'altra, fino alla morte per soffocamento. Corey impiegò due giorni per morire; e, secondo la leggenda, le sue ultime parole furono "più peso".
Questo caso, e il fatto che altre persone considerate rispettabili stavano finendo sotto la forca, fece sorgere dubbi specialmente nelle persone istruite di Salem, che tentarono finalmente di porre termine alla caccia alle streghe.
Nei processi di stregoneria venne considerata nulla la "prova dello spettro", che nei mesi precedenti era stato il principale elemento di condanna. Venne poi abolita anche la "prova del tocco", elemento che contribuì a mettere fine a 28 degli ultimi 33 processi per stregoneria rimasti.
Al termine della caccia alle streghe, 19 persone erano state giustiziate, almeno quattro accusati erano morti in prigione, e una persona subì la pressa fino a perdere la vita. Circa 150 persone erano state arrestate e imprigionate per essere sospettate di aver praticato magia nera, e anche due cani vennero accusati di essere complici delle streghe.
Il primo marzo 1692 ha inizio il processo alle streghe di Salem, in Massachusetts, a carico di 4 donne.
Evocare il solo nome di Salem riporta alla mente processi per stregoneria, impiccagioni e ingiusti processi. Ma scremando ciò che è ormai entrato nel folklore e diventato uno degli episodi di isteria collettiva più curiosi e crudeli della storia, cosa rimane dal punto di vista storico?
Salem era (ed è) una cittadina del Massachusetts fondata nel 1626 da un gruppo di pescatori sulla foce del fiume Naumkeag, dove poco prima si trovava un villaggio di Nativi Americani. Al tempo, la popolazione di Salem contava circa 900 abitanti, il cui numero crebbe molto lentamente fino alla metà del secolo successivo, raggiungendo una popolazione di quasi 4.500 persone.
Sebbene fosse un villaggio così piccolo, Salem è stato teatro, tra il 1692 e il 1693, di uno degli episodi di isteria collettiva più noti della storia: una caccia alle streghe che, nel corso di un anno, causò l'esecuzione di 19 persone per presunta stregoneria. Circa 150 persone furono accusate di intrattenere rapporti col demonio: alcune di esse vennero impiccate, altre vennero sottoposte alla "pressa", altre ancora finirono in cella per mesi, senza nemmeno un abbozzo di processo.
Va puntualizzato che l'ondata di processi per stregoneria non si manifestò solo nel villaggio di Salem. Gli accusati provenivano da diversi villaggi attorno: Andover, Gloucester, Ipswitch, Topsfield, Lynn e altre località limitrofe.
Ma come ebbe origine questa caccia ai presunti adoratori del Maligno? Tutto iniziò con il trasferimento a Salem di Samuel Parris nel ruolo di pastore del villaggio. Con lui si spostarono dalle Barbados, dove vivevano in precedenza, la moglie Elizabeth, la figlia di sei anni Berry, la nipote Abigail Williams, e la schiava Tituba.
Circa tre anni dopo l'arrivo a Salem, Betty e la cugina Abigail iniziarono ad avere convulsioni, descritte dal pastore John Hale come di origine soprannaturale. Le ragazzine urlavano, gettavano oggetti contro i muri della loro stanza, emettevano strani versi, e si contorcevano in posizioni che, a detta di alcuni, erano un tipico segno della presenza del demonio.
Probabilmente, come ipotizzato da Linda Caporael nel 1976 sulla rivista Science, si trattò di un episodio di ergotismo compulsivo, una patologia causata da un fungo dei cereali del genere claviceps (noto come segale cornuta) e che contiene un mix di alcaloidi che comprende, tra le altre cose, acido lisergico. Ma Salem non era di certo una comunità di biologi, e la tecnologia del tempo non era neanche lontanamente paragonabile a quella che, circa 250 anni dopo, portò all'identificazione delle sostanze chimiche presenti all'interno del fungo.
Ben presto, altre ragazzine di Salem iniziarono a manifestare lo stesso comportamento. Ed ecco che cominciano ad essere formulate, sotto indicazione della stessa Abigail Williams e delle altre presunte afflitte dal demonio, le accuse di stregoneria, che si tramutano nei primi tre arresti della vicenda: Sarah Good, Sarah Osborne e la schiava Tituba.
La prima accusata fu naturalmente Tituba che, essendo di etnia diversa dai puritani, e nota per raccontare alle bambine storie di voodoo e magia tipiche del suo folklore nativo, venne accusata di condurre atti di stregoneria attraverso l'utilizzo della magia nera.
La seconda accusata, Sarah Good, era una mendicante nota per elemosinare cibo dagli abitanti di Salem. Sarah Osborn, invece, era una litigiosa e anziana signora la cui unica colpa fu quella di non essersi presentata in chiesa per oltre un anno.
Le ragazzine, al momento delle indagini condotte dai magistrati della contea Jonathan Corwin e John Hathorne, descrissero l'attacco degli spettri delle tre donne, e iniziarono il loro show di convulsioni in presenza delle sospettate.
A quel punto, si fece avanti il resto del villaggio: racconti di latte e burro misteriosamente andati a male, animali nati con deformità, e ogni sorta di stranezza della natura imputabile, per la mentalità dei puritani del tempo, all'intervento di una strega.
Tituba fu la prima ad ammettere la sua "colpa": dichiarò di essere una strega, e che Satana le appariva sotto forma di cane, di maiale, o di uomo alto e scuro. Dichiarò anche di aver volato assieme a Sarah Good e alla Osborn, e che altre streghe si nascondevano nel villaggio. Era ufficialmente iniziata la caccia di Salem.
Salem era praticamente nel caos. Ogni scusa era buona per accusare qualcuno di stregoneria, tanto che il governatore Phips, di ritorno dall'Inghilterra, decise di istituire una commissione d'inchiesta composta da cinque giudici. Ma la situazione era destinata a peggiorare ulteriormente.
La commissione aveva un metodo d'indagine di fronte al quale un qualunque legale moderno rabbrividirebbe: si prendevano in considerazione pettegolezzi, congetture, voci, senza prendersi il minimo disturbo di verificare la realtà dei fatti.
Si controllavano inoltre i corpi degli imputati alla ricerca del famigerato "marchio della strega": un neo, una cicatrice, o un qualunque altro difetto fisico potevano essere considerati come il segno di un patto col Maligno.
Una delle prove utilizzate per determinare la colpevolezza di un imputato era anche "la prova del tocco": ad una presunta strega veniva chiesto di toccare una ragazzina in preda alle convulsioni, perchè solo una strega avrebbe potuto mettere fine ad una manifestazione demoniaca di tal genere.
Le accuse non risparmiarono nessuno: tra gli imputati c'erano uomini e donne, giovani e anziani, e anche bambini: fu accusata, ad esempio, Dorcas Good, figlia di 4 anni di Sarah Good, colpevole di aver inviato il proprio spettro a mordere tre delle bambine che si dichiaravano perseguitate dalle streghe.
Pure l'ex pastore del villaggio di Salem, George Burroughs, fu posto sotto processo, e condannato con l'accusa di essere il capo delle streghe.
Anche chi criticò la persecuzione finì sotto inchiesta: John Proctor, proprietario di una taverna, fu uno dei pochi a pronunciarsi apertamente contro la caccia alle streghe, e finì sotto processo per omicidio per via delle dichiarazioni di Abigail Williams, Ann Putnam e Elizabeth Booth. Quest'ultima testimoniò di essere stata visitata da un fantasma, che le riferì che Proctor era un omicida seriale.
Proctor tentò di difendersi, accusando di menzogna le ragazze e richiedendo lo spostamento del suo processo a Boston, ma senza successo: fu impiccato alla fine del processo, e sua moglie, accusata di stregoneria, fu risparmiata soltanto per la gravidanza in corso.
Una piccola curiosità: John Proctor è anche il protagonista del film "La seduzione del male" (interpretato da Daniel Day-Lewis), una versione romanzata della vicenda di Salem.
Le esecuzioni avvennero tutte per impiccagione, ad eccezione di quella di Giles Corey, ottantenne, che trascorse cinque mesi in catene nella cella di Salem in compagnia della moglie. Corey, nella speranza che evitare il processo potesse far ereditare la propria fattoria ai due figli (fattoria che, in caso di processo, sarebbe diventata proprietà dello stato), decise di non presentarsi di fronte alla commissione.
La pena per il rifiuto era la "peine forte et dure", altrimenti detta "la pressa": sul condannato venivano poste pietre sempre più pesanti, una sopra l'altra, fino alla morte per soffocamento. Corey impiegò due giorni per morire; e, secondo la leggenda, le sue ultime parole furono "più peso".
Questo caso, e il fatto che altre persone considerate rispettabili stavano finendo sotto la forca, fece sorgere dubbi specialmente nelle persone istruite di Salem, che tentarono finalmente di porre termine alla caccia alle streghe.
Nei processi di stregoneria venne considerata nulla la "prova dello spettro", che nei mesi precedenti era stato il principale elemento di condanna. Venne poi abolita anche la "prova del tocco", elemento che contribuì a mettere fine a 28 degli ultimi 33 processi per stregoneria rimasti.
Al termine della caccia alle streghe, 19 persone erano state giustiziate, almeno quattro accusati erano morti in prigione, e una persona subì la pressa fino a perdere la vita. Circa 150 persone erano state arrestate e imprigionate per essere sospettate di aver praticato magia nera, e anche due cani vennero accusati di essere complici delle streghe.
sabato 26 dicembre 2020
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 26 dicembre.
Il 26 dicembre 1610 furono scoperti i terribili delitti di Erzsébet Báthory, la più agghiacciante serial killer della storia.
Erzsébet Bathory nasce ai piedi dei Carpazi, nel 1560, da Gyrögy e Anna Báthory. In questo periodo l'Ungheria e la Romania sono sconvolte da sanguinose guerre: da una parte gli Asburgo e, dall'altra parte, i turchi ottomani, spingono per conquistare i territori di queste due nazioni.
I Báthory decidono quindi di trasferirsi in Transilvania, dove lo zio della neonata, un uomo violento e selvaggio, è il Principe. Il Principe Transilvano non è l'unico Báthory fuori dal comune: il fratello di Erzsébet è un maniaco sessuale inarrestabile, nessuna donna o bambina è al sicuro nei suoi pressi; sua zia è stata incarcerata perché strega e lesbica, un altro zio è un alchimista e un adoratore del demonio. Come se non bastasse, la balia, alla quale viene affidata la Contessina, è dedita alla magia nera, e si dice utilizzi sangue e ossa di bambini per fare degli incantesimi.
Erzsébet non è una bambina facile, né la vita è facile per lei: la giovane soffre di convulsioni, di scatti d'ira e di attacchi di epilessia. Con l'adolescenza si dimostrerà anche promiscua, tanto che, a 14 anni, resta incinta di un contadino.
Tutti questi sintomi, considerato il fatto che la malattia mentale non è una rarità tra i Báthory, portano facilmente a presupporre che Erzsébet sia nata già con qualche disturbo al cervello.
All'età di 15 anni, Erzsébet è costretta a sposare il Conte Ferencz Nádasdy, il più grande guerriero nazionale, spesso costretto a stare via di casa.
Durante una delle tante assenze del marito, su consiglio della sua balia, la giovane Contessa si avvicina alla magia nera. Tanto per iniziare, si procura subito una pergamena fatta di amnio (= la membrana che protegge i bambini nell'addome della madre), sulla quale c'è scritto con il sangue un incantesimo del dio Isten. L'incantesimo promette salute, lunga vita e protezione: i nemici del seguace di Isten verranno aggrediti e uccisi da un "esercito" di 99 gatti. Erzsébet non si separerà mai da questa pergamena.
Poco tempo dopo, la Contessa si trasferisce al castello di Sarvar, nel quale sfoga i propri impulsi violenti sui propri servitori. Nel 1600, non è cosa rara che gli aristocratici prendano a bastonate o addirittura uccidano i servi che hanno sbagliato. Molto probabilmente questa cosa non è stata molto d'aiuto per la sanità mentale di Erzsébet.
Da brava aristocratica, la Báthoryè narcisista e vanitosa, cambia abbigliamento anche sei volte al giorno, e passa ore ad ammirare la propria bellezza in numerosi specchi.
Utilizza ogni tipo di unguento e preparato che possa mantenere giovane e pallida la sua pelle. Esige che, chiunque la incroci, faccia un elogio alla sua bellezza.
Non si sa bene se Nádasdy fosse complice della moglie o se tollerasse le sue stranezze, ma è sicuro che sia stato lui a insegnarle molti trucchi del "mestiere".
Anche Nádasdy, come ogni aristocratico, è molto violento con la servitù: il suo metodo punitivo preferito è quello di cospargere i servi di miele, e di lasciarli legati a un muro, mentre vengono mangiati dalle api. Ma non è l'unico tipo di tortura che l'uomo insegnerà alla moglie: le spiega anche come far morire congelata una persona, tenendola nuda all'aperto, d'inverno, versandogli continuamente dell'acqua fredda addosso.
Nel 1601 Nádasdy si ammala, perde una gamba per cancrena e, dopo 3 anni passati nel proprio letto, muore, lasciando vedova la Contessa 44enne. La donna si trasferisce nei possedimenti di Vienna ma, colta dalla noia, decide di tornare alle sue torture in Ungheria.
In questo periodo, donne giovani e bambini cominciano a scomparire dai villaggi. I parenti non sanno cosa fare, né a chi rivolgersi: tutti hanno notato lo stemma di Nádasdy sulla carrozza che si è portata via i loro cari, ma puntare il dito contro un nobile potrebbe causargli molti guai.
Anno dopo anno, continuano i rapimenti e i villici sono costretti a stare a guardare: è ancora vivo il ricordo di una rivolta del 1524, sedata con il sangue dai nobili. Ahimè il loro destino è subire in silenzio il voleri dei nobili, anche di quelli pazzi.
Erzsébet adesca le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, poi le sbatte nelle celle dei sotterranei. Le sventurate vengono picchiate ripetutamente, fino a che i loro corpi non si gonfiano. Spesso la Contessa non si limita ad assistere, ma è lei stessa a infierire sulle giovani vittime. Ogni volta che i vestiti si sporcano troppo di sangue, le fa cambiare, poi ricomincia con le botte. I corpi gonfi vengono poi tagliati con dei rasoi e lasciati sanguinare a morte. Alle più sfortunate vengono cicatrizzate le ferite con il fuoco, allungando così le loro sofferenze per molti altri giorni.
Ad alcune vittime viene cucita la bocca, altre vengono costrette a mangiare la propria carne, ad altre ancora viene dato fuoco ai genitali.
Quando la Contessa deve viaggiare, esige che una delle sue prigioniere segga al suo fianco sulla carrozza, sopra un sedile di aghi, mentre, quando è costretta a letto da una malattia, le vittime sono costrette a prendersi cura di lei. In cambio ricevono morsi, sputi e pugni.
Comunemente a tutti i serial killer, anche Erzsébet Báthory, con il tempo diventa più stupida e arrogante: assalita da delirio di onnipotenza e senso di sfida, comincia a osare di più, incombendo ben presto in errori madornali che le saranno letali.
Erzsébet comincia infatti a rapire le figlie di altre famiglie nobili, la maggior parte delle quali non passa i 12 anni di età.
La Contessa si offre di insegnare la grazie e l'educazione alle giovani nobili e, quando queste arrivano al castello, sceglie quali rinchiudere e quali rimandare a casa.
Dopo un omicidio che la Báthory cerca di far passare come suicidio, le autorità decidono di muoversi.
Gli "investigatori" del Re devono agire con la massima discrezione, di notte, cercando di non farsi scoprire. La squadra è composta da molti soldati, al capo dei quali sono il Primo Ministro, un sacerdote e il Governatore della regione.
È una notte fredda, e le torce non illuminano abbastanza il loro cammino.
La scalata della collina, sulla quale si erge la fortezza di pietra, è lunga e faticosa: sono tante le pause per riprendere fiato e per assicurarsi che nessuno li segua, ma finalmente conquistano la cima. La finestre del castello sono immerse nel buio, non ci sono tracce di guardie nei paraggi e il portone d'entrata è ormai in vista: la "squadra speciale" del Re è pronta a irrompere all'interno del maniero.
L'atrio è pieno di gatti, alcuni saltano addosso agli intrusi, altri soffiano e graffiano, ma niente di più.
Qualche metro più avanti, sul gelido pavimento di pietra di una grande sala, gli emissari del Re trovano finalmente quello per cui sono venuti: una ragazza molto giovane, pallida, non del tutto vestita, è sdraiata per terra, immobile. Alcuni soldati si avvicinano, e sono costretti a constatare che le dicerie erano veritiere: la ragazza è morta ed è completamente dissanguata.
Sempre nella stessa sala, dall'altra parte, trovano un'altra ragazza. Questa è ancora viva, si lamenta, ma qualcuno le ha provocato diversi fori su tutto il corpo, tanto che ormai non c'è più niente da fare per poterla salvare.
La truppa allora procede nel proprio cammino attraverso il castello, seguendo l'odore della decomposizione che aleggia nell'aria.
Contro un pilastro, la squadra trova un'altra donna, incatenata. Qualcuno l'ha frustata a sangue, l'ha bastonata, le ha tagliato i seni e le ha provocato delle gravi ustioni su tutto il corpo.
Nei sotterranei ci sono diverse prigioni, nelle quali sono rinchiusi donne e bambini, la maggior parte dei quali porta i segni e le cicatrici di numerose emorragie. Oggi però è il giorno fortunato di quei pochi prigionieri sani, perché i soldati aprono le celle senza fatica e li conducono fuori dal castello, verso la libertà.
Temprata dall'azione di salvataggio, la squadra del Re torna all'interno del maniero, sale ai piani alti, e si lancia alla ricerca della donna responsabile di queste atrocità.
La Contessa però non c'è, ha scoperto tutto ed è fuggita, ma la sua cattura sarà questione di pochi giorni.
In attesa del processo, Erzsébet Báthory viene rinchiusa in una sua residenza, controllata da un piccolo esercito. Non presenzierà nemmeno al processo, dichiarando che quelle avvenute nel castello sono tutte morti naturali, e che lei non può essere responsabile di azioni della natura.
Qualche giorno dopo la cattura, gli ufficiali giudiziari si presentano al castello di Csejthe per fare i sopralluoghi del caso, e per raccogliere tutte le prove che potrebbero risultare utili in sede di processo.
Non sarà un'ispezione difficile: in diverse stanze vengono ritrovate ossa e resti umani, nella camera della Contessa ci sono i vestiti e gli effetti personali di alcune ragazze scomparse. Nei sotterranei ci sono cadaveri ovunque, privati degli occhi e delle braccia, nel camino c'è un corpo annerito e non completamente bruciato. Nei dintorni del castello vengono disseppelliti molti corpi. In giardino, nel recinto dei cani, vengono trovati altri resti umani, con i quali gli animali si nutrivano.
Il processo comincia il 2 gennaio 1611, presieduto da ventuno giudici. Si susseguono moltissimi testimoni, anche 35 al giorno, soprattutto parenti delle vittime.
A tutti i servitori di Erzsébet vengono poste le stesse 11 domande, riguardo alla provenienza delle vittime, ai metodi di tortura e al coinvolgimento della Contessa.
Ficzko, un nano che lavora per la Báthory da 16 anni, dichiara di essere stato assunto con la forza. L'uomo non ricorda il numero preciso delle donne che ha contribuito ad uccidere, ma ricorda il numero delle ragazzine: 37. Cinque seppellite in una fossa, due in giardino, due in una chiesa, le altre chissà dove. Erano state adescate in paese con la scusa di un lavoro al castello e, se per caso rifiutavano, venivano prese con la forza. La Contessa le faceva legare e le pugnalava con aghi e forbici. Il nano racconta le più agghiaccianti torture, come le donne uccise a frustate, a volte ne servivano fino a 200, se non di più, o le donne uccise tagliando loro le dita e le vene con delle cesoie.
Ilona Joo, la balia di Erzsébet Báthory, ammette di aver ucciso circa 50 ragazze, infilando degli attizzatoi incandescenti nella loro bocca e nel loro naso. La "padrona" invece preferiva infilare le dita nella bocca delle ragazze e tirare, fino allo strappo della pelle, oppure dare fuoco alle loro gambe dopo averle cosparse di olio, oppure ancora tagliare con delle cesoie la pelle fra le dita. Se una ragazza moriva prima di quando la Contessa desiderasse, i servitori maschi erano costretti a mangiarla.
Darko, un altro servitore di fiducia, confessa che la Báthory usava anche applicare alle vittime delle scarpe di ferro bollente. Alcune delle ragazze rapite venivano messe all'ingrasso, perché la Contessa era convinta che in questo modo il loro sangue sarebbe aumentato. C'erano anche le favorite di Erzsébet, costrette ai trattamenti peggiori: tagliarsi da sole le braccia, essere rinchiuse in una cassa piena di spunzoni..e via dicendo.
Le testimonianze continuano, una dopo l'altra, sempre più sconvolgenti e mostruose, soprattutto quelle raccontate dai superstiti, molti dei quali segnati a vita.
Non si sa per certo a quanto ammonti il conto delle vittime della Contessa Sanguinaria. Il Re in una lettera al Primo Ministro dice 300, sui diari di Erzsébet Báthory sono annotati i nomi di circa 650 persone, ma sembra incredibile che la Contessa abbia annotato una per una le proprie vittime. I Giudici, basandosi sui resti umani trovati al castello, decidono di condannare lei e i suoi complici "solo" per 80 omicidi.
Per la "legge del taglione", molto in voga fino al ‘700, i complici della Contessa vengono sottoposti a torture, non molto differenti da quelle inflitte alle giovani vittime: ad alcuni vengono strappati gli occhi, ad altri le dita, alcuni vengono seppelliti vivi, altri ancora vengono decapitati o bruciati vivi.
Ben più difficoltosa sarà la scelta della pena per la Contessa: essa ha amicizie molto importanti che premono per gli arresti domiciliari, inoltre gode dell'immunità regia, essendo di sangue reale. Il Primo Ministro Thurzo che, come già detto, è anche il cugino di Erzsébet, insiste nel sostenere che la donna non fosse capace di intendere e di volere, che non avesse la capacità di controllare la propria rabbia.
Così, salvata dalle sue origini nobiliari, Erzsébet Báthory viene imprigionata a vita in un'ala del suo castello a Cahtice. Confinata nelle sue stanze, privata della sua magica pergamena di Isten e di tutti gli incantesimi, con gli ingressi e le finestre murate, salvo piccole fenditure per il cibo e l'aria, la Contessa dura ben poco. Tre anni dopo il confino, nell'estate del 1614, la 54enne Erzsébet muore, le guardie se ne accorgono il giorno dopo, notando che i piatti della cena non sono stati toccati.
Attualmente non si sa per certo se Erzébet Bathóry bevesse sangue o addirittura lo utilizzasse per fare dei bagni. Grazie però ai documenti dell'epoca, che testimoniano il numero delle sue vittime e le torture che infliggeva loro, possiamo affermare con sicurezza che la Contessa Sanguinaria è stata il serial killer più violento, più prolifico e più mostruoso della storia umana.
Il 26 dicembre 1610 furono scoperti i terribili delitti di Erzsébet Báthory, la più agghiacciante serial killer della storia.
Erzsébet Bathory nasce ai piedi dei Carpazi, nel 1560, da Gyrögy e Anna Báthory. In questo periodo l'Ungheria e la Romania sono sconvolte da sanguinose guerre: da una parte gli Asburgo e, dall'altra parte, i turchi ottomani, spingono per conquistare i territori di queste due nazioni.
I Báthory decidono quindi di trasferirsi in Transilvania, dove lo zio della neonata, un uomo violento e selvaggio, è il Principe. Il Principe Transilvano non è l'unico Báthory fuori dal comune: il fratello di Erzsébet è un maniaco sessuale inarrestabile, nessuna donna o bambina è al sicuro nei suoi pressi; sua zia è stata incarcerata perché strega e lesbica, un altro zio è un alchimista e un adoratore del demonio. Come se non bastasse, la balia, alla quale viene affidata la Contessina, è dedita alla magia nera, e si dice utilizzi sangue e ossa di bambini per fare degli incantesimi.
Erzsébet non è una bambina facile, né la vita è facile per lei: la giovane soffre di convulsioni, di scatti d'ira e di attacchi di epilessia. Con l'adolescenza si dimostrerà anche promiscua, tanto che, a 14 anni, resta incinta di un contadino.
Tutti questi sintomi, considerato il fatto che la malattia mentale non è una rarità tra i Báthory, portano facilmente a presupporre che Erzsébet sia nata già con qualche disturbo al cervello.
All'età di 15 anni, Erzsébet è costretta a sposare il Conte Ferencz Nádasdy, il più grande guerriero nazionale, spesso costretto a stare via di casa.
Durante una delle tante assenze del marito, su consiglio della sua balia, la giovane Contessa si avvicina alla magia nera. Tanto per iniziare, si procura subito una pergamena fatta di amnio (= la membrana che protegge i bambini nell'addome della madre), sulla quale c'è scritto con il sangue un incantesimo del dio Isten. L'incantesimo promette salute, lunga vita e protezione: i nemici del seguace di Isten verranno aggrediti e uccisi da un "esercito" di 99 gatti. Erzsébet non si separerà mai da questa pergamena.
Poco tempo dopo, la Contessa si trasferisce al castello di Sarvar, nel quale sfoga i propri impulsi violenti sui propri servitori. Nel 1600, non è cosa rara che gli aristocratici prendano a bastonate o addirittura uccidano i servi che hanno sbagliato. Molto probabilmente questa cosa non è stata molto d'aiuto per la sanità mentale di Erzsébet.
Da brava aristocratica, la Báthoryè narcisista e vanitosa, cambia abbigliamento anche sei volte al giorno, e passa ore ad ammirare la propria bellezza in numerosi specchi.
Utilizza ogni tipo di unguento e preparato che possa mantenere giovane e pallida la sua pelle. Esige che, chiunque la incroci, faccia un elogio alla sua bellezza.
Non si sa bene se Nádasdy fosse complice della moglie o se tollerasse le sue stranezze, ma è sicuro che sia stato lui a insegnarle molti trucchi del "mestiere".
Anche Nádasdy, come ogni aristocratico, è molto violento con la servitù: il suo metodo punitivo preferito è quello di cospargere i servi di miele, e di lasciarli legati a un muro, mentre vengono mangiati dalle api. Ma non è l'unico tipo di tortura che l'uomo insegnerà alla moglie: le spiega anche come far morire congelata una persona, tenendola nuda all'aperto, d'inverno, versandogli continuamente dell'acqua fredda addosso.
Nel 1601 Nádasdy si ammala, perde una gamba per cancrena e, dopo 3 anni passati nel proprio letto, muore, lasciando vedova la Contessa 44enne. La donna si trasferisce nei possedimenti di Vienna ma, colta dalla noia, decide di tornare alle sue torture in Ungheria.
In questo periodo, donne giovani e bambini cominciano a scomparire dai villaggi. I parenti non sanno cosa fare, né a chi rivolgersi: tutti hanno notato lo stemma di Nádasdy sulla carrozza che si è portata via i loro cari, ma puntare il dito contro un nobile potrebbe causargli molti guai.
Anno dopo anno, continuano i rapimenti e i villici sono costretti a stare a guardare: è ancora vivo il ricordo di una rivolta del 1524, sedata con il sangue dai nobili. Ahimè il loro destino è subire in silenzio il voleri dei nobili, anche di quelli pazzi.
Erzsébet adesca le ragazze con la scusa di prenderle in servitù al castello, poi le sbatte nelle celle dei sotterranei. Le sventurate vengono picchiate ripetutamente, fino a che i loro corpi non si gonfiano. Spesso la Contessa non si limita ad assistere, ma è lei stessa a infierire sulle giovani vittime. Ogni volta che i vestiti si sporcano troppo di sangue, le fa cambiare, poi ricomincia con le botte. I corpi gonfi vengono poi tagliati con dei rasoi e lasciati sanguinare a morte. Alle più sfortunate vengono cicatrizzate le ferite con il fuoco, allungando così le loro sofferenze per molti altri giorni.
Ad alcune vittime viene cucita la bocca, altre vengono costrette a mangiare la propria carne, ad altre ancora viene dato fuoco ai genitali.
Quando la Contessa deve viaggiare, esige che una delle sue prigioniere segga al suo fianco sulla carrozza, sopra un sedile di aghi, mentre, quando è costretta a letto da una malattia, le vittime sono costrette a prendersi cura di lei. In cambio ricevono morsi, sputi e pugni.
Comunemente a tutti i serial killer, anche Erzsébet Báthory, con il tempo diventa più stupida e arrogante: assalita da delirio di onnipotenza e senso di sfida, comincia a osare di più, incombendo ben presto in errori madornali che le saranno letali.
Erzsébet comincia infatti a rapire le figlie di altre famiglie nobili, la maggior parte delle quali non passa i 12 anni di età.
La Contessa si offre di insegnare la grazie e l'educazione alle giovani nobili e, quando queste arrivano al castello, sceglie quali rinchiudere e quali rimandare a casa.
Dopo un omicidio che la Báthory cerca di far passare come suicidio, le autorità decidono di muoversi.
Gli "investigatori" del Re devono agire con la massima discrezione, di notte, cercando di non farsi scoprire. La squadra è composta da molti soldati, al capo dei quali sono il Primo Ministro, un sacerdote e il Governatore della regione.
È una notte fredda, e le torce non illuminano abbastanza il loro cammino.
La scalata della collina, sulla quale si erge la fortezza di pietra, è lunga e faticosa: sono tante le pause per riprendere fiato e per assicurarsi che nessuno li segua, ma finalmente conquistano la cima. La finestre del castello sono immerse nel buio, non ci sono tracce di guardie nei paraggi e il portone d'entrata è ormai in vista: la "squadra speciale" del Re è pronta a irrompere all'interno del maniero.
L'atrio è pieno di gatti, alcuni saltano addosso agli intrusi, altri soffiano e graffiano, ma niente di più.
Qualche metro più avanti, sul gelido pavimento di pietra di una grande sala, gli emissari del Re trovano finalmente quello per cui sono venuti: una ragazza molto giovane, pallida, non del tutto vestita, è sdraiata per terra, immobile. Alcuni soldati si avvicinano, e sono costretti a constatare che le dicerie erano veritiere: la ragazza è morta ed è completamente dissanguata.
Sempre nella stessa sala, dall'altra parte, trovano un'altra ragazza. Questa è ancora viva, si lamenta, ma qualcuno le ha provocato diversi fori su tutto il corpo, tanto che ormai non c'è più niente da fare per poterla salvare.
La truppa allora procede nel proprio cammino attraverso il castello, seguendo l'odore della decomposizione che aleggia nell'aria.
Contro un pilastro, la squadra trova un'altra donna, incatenata. Qualcuno l'ha frustata a sangue, l'ha bastonata, le ha tagliato i seni e le ha provocato delle gravi ustioni su tutto il corpo.
Nei sotterranei ci sono diverse prigioni, nelle quali sono rinchiusi donne e bambini, la maggior parte dei quali porta i segni e le cicatrici di numerose emorragie. Oggi però è il giorno fortunato di quei pochi prigionieri sani, perché i soldati aprono le celle senza fatica e li conducono fuori dal castello, verso la libertà.
Temprata dall'azione di salvataggio, la squadra del Re torna all'interno del maniero, sale ai piani alti, e si lancia alla ricerca della donna responsabile di queste atrocità.
La Contessa però non c'è, ha scoperto tutto ed è fuggita, ma la sua cattura sarà questione di pochi giorni.
In attesa del processo, Erzsébet Báthory viene rinchiusa in una sua residenza, controllata da un piccolo esercito. Non presenzierà nemmeno al processo, dichiarando che quelle avvenute nel castello sono tutte morti naturali, e che lei non può essere responsabile di azioni della natura.
Qualche giorno dopo la cattura, gli ufficiali giudiziari si presentano al castello di Csejthe per fare i sopralluoghi del caso, e per raccogliere tutte le prove che potrebbero risultare utili in sede di processo.
Non sarà un'ispezione difficile: in diverse stanze vengono ritrovate ossa e resti umani, nella camera della Contessa ci sono i vestiti e gli effetti personali di alcune ragazze scomparse. Nei sotterranei ci sono cadaveri ovunque, privati degli occhi e delle braccia, nel camino c'è un corpo annerito e non completamente bruciato. Nei dintorni del castello vengono disseppelliti molti corpi. In giardino, nel recinto dei cani, vengono trovati altri resti umani, con i quali gli animali si nutrivano.
Il processo comincia il 2 gennaio 1611, presieduto da ventuno giudici. Si susseguono moltissimi testimoni, anche 35 al giorno, soprattutto parenti delle vittime.
A tutti i servitori di Erzsébet vengono poste le stesse 11 domande, riguardo alla provenienza delle vittime, ai metodi di tortura e al coinvolgimento della Contessa.
Ficzko, un nano che lavora per la Báthory da 16 anni, dichiara di essere stato assunto con la forza. L'uomo non ricorda il numero preciso delle donne che ha contribuito ad uccidere, ma ricorda il numero delle ragazzine: 37. Cinque seppellite in una fossa, due in giardino, due in una chiesa, le altre chissà dove. Erano state adescate in paese con la scusa di un lavoro al castello e, se per caso rifiutavano, venivano prese con la forza. La Contessa le faceva legare e le pugnalava con aghi e forbici. Il nano racconta le più agghiaccianti torture, come le donne uccise a frustate, a volte ne servivano fino a 200, se non di più, o le donne uccise tagliando loro le dita e le vene con delle cesoie.
Ilona Joo, la balia di Erzsébet Báthory, ammette di aver ucciso circa 50 ragazze, infilando degli attizzatoi incandescenti nella loro bocca e nel loro naso. La "padrona" invece preferiva infilare le dita nella bocca delle ragazze e tirare, fino allo strappo della pelle, oppure dare fuoco alle loro gambe dopo averle cosparse di olio, oppure ancora tagliare con delle cesoie la pelle fra le dita. Se una ragazza moriva prima di quando la Contessa desiderasse, i servitori maschi erano costretti a mangiarla.
Darko, un altro servitore di fiducia, confessa che la Báthory usava anche applicare alle vittime delle scarpe di ferro bollente. Alcune delle ragazze rapite venivano messe all'ingrasso, perché la Contessa era convinta che in questo modo il loro sangue sarebbe aumentato. C'erano anche le favorite di Erzsébet, costrette ai trattamenti peggiori: tagliarsi da sole le braccia, essere rinchiuse in una cassa piena di spunzoni..e via dicendo.
Le testimonianze continuano, una dopo l'altra, sempre più sconvolgenti e mostruose, soprattutto quelle raccontate dai superstiti, molti dei quali segnati a vita.
Non si sa per certo a quanto ammonti il conto delle vittime della Contessa Sanguinaria. Il Re in una lettera al Primo Ministro dice 300, sui diari di Erzsébet Báthory sono annotati i nomi di circa 650 persone, ma sembra incredibile che la Contessa abbia annotato una per una le proprie vittime. I Giudici, basandosi sui resti umani trovati al castello, decidono di condannare lei e i suoi complici "solo" per 80 omicidi.
Per la "legge del taglione", molto in voga fino al ‘700, i complici della Contessa vengono sottoposti a torture, non molto differenti da quelle inflitte alle giovani vittime: ad alcuni vengono strappati gli occhi, ad altri le dita, alcuni vengono seppelliti vivi, altri ancora vengono decapitati o bruciati vivi.
Ben più difficoltosa sarà la scelta della pena per la Contessa: essa ha amicizie molto importanti che premono per gli arresti domiciliari, inoltre gode dell'immunità regia, essendo di sangue reale. Il Primo Ministro Thurzo che, come già detto, è anche il cugino di Erzsébet, insiste nel sostenere che la donna non fosse capace di intendere e di volere, che non avesse la capacità di controllare la propria rabbia.
Così, salvata dalle sue origini nobiliari, Erzsébet Báthory viene imprigionata a vita in un'ala del suo castello a Cahtice. Confinata nelle sue stanze, privata della sua magica pergamena di Isten e di tutti gli incantesimi, con gli ingressi e le finestre murate, salvo piccole fenditure per il cibo e l'aria, la Contessa dura ben poco. Tre anni dopo il confino, nell'estate del 1614, la 54enne Erzsébet muore, le guardie se ne accorgono il giorno dopo, notando che i piatti della cena non sono stati toccati.
Attualmente non si sa per certo se Erzébet Bathóry bevesse sangue o addirittura lo utilizzasse per fare dei bagni. Grazie però ai documenti dell'epoca, che testimoniano il numero delle sue vittime e le torture che infliggeva loro, possiamo affermare con sicurezza che la Contessa Sanguinaria è stata il serial killer più violento, più prolifico e più mostruoso della storia umana.
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