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mercoledì 18 febbraio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 febbraio.
Il 18 febbraio 1943 vennero arrestati, a Monaco di Baviera, i componenti del gruppo di opposizione al nazismo denominati "La rosa bianca".
Il gruppo era formato da 5 studenti, poco più che ventenni: i fratelli Hans e Sophie Scholl, Christoph Probst, Alexander Schmorell e Willi Graf, a cui si aggiunse un loro professore, Kurt Huber.
Essi, in nome dei principi cristiani di tolleranza e giustizia, si opposero al regime di Hitler e alle atrocità commesse contro gli ebrei, e pubblicarono alcuni libretti tra il 42 e il 43 per perorare la loro causa.
Il 18 febbraio del 43, Sophie commise un'imprudenza, e distribuì i volantini dei loro libretti dalle scale dell'atrio dell'università di Monaco. Fu vista da un bidello nazista che subitò la segnalò alla Gestapo e la fece arrestare insieme al fratello. In breve furono catturati anche gli altri membri del gruppo. Sophie fu torturata per 4 giorni, nel tentativo di estorcerle i nomi dei loro simpatizzanti, ma non cedette. I fratelli Scholl furono processati il 22 febbraio e in poche ore ritenuti colpevoli e decapitati il giorno stesso. Gli altri membri subirono la stessa sorte alcuni mesi dopo.
Oggi la Rosa Bianca (Die Weiße Rose in tedesco) è divenuta il simbolo della lotta non violenta ad ogni tipo di tirannia, ed ispirazione di molti movimenti pacifisti nel mondo. La piazza dove è ubicato l'atrio principale dell'Università di Monaco è stata battezzata "Piazza fratelli Scholl", ed un busto di Sophie è conservato all'interno dell'università; nel 2005 è stato anche girato in Germania un film che racconta le ultime fasi della storia di questo gruppo intitolato "Rosa Bianca - Sophie Scholl".

venerdì 26 aprile 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 aprile.
Il 26 aprile 1933 viene istituita la Gestapo.
Abbreviazione di GEheime STAatsPOlizei, Polizia segreta di Stato istituita il 26 aprile 1933 con un decreto di Göring, allora presidente del Reichstag e ministro degli interni di Prussia. Sorta inizialmente solo nella Prussia, la Gestapo iniziò subito un'epurazione capillare che si estese dall'interno della stessa polizia alla magistratura, agli uffici amministrativi statali sino alle industrie private tra gli impiegati e gli operai.
Oppositori politici ed ebrei, denunciati da quelle delazioni anonime che, incoraggiate dalla Gestapo, divennero un costume di vita, furono posti immediatamente sotto controllo, arrestati e imprigionati nei campi di concentramento.
L'attività della Gestapo fu diretta anche a eliminare la concorrenza delle SA di cui ogni comandante possedeva una prigione personale in cui rinchiudeva i "propri" prigionieri. Per Göring le SA rappresentavano un grande ostacolo al completo controllo della polizia tedesca, e come tali dovevano essere soppresse.
Ma a questo scopo occorreva contrapporre un organismo più efficiente, compito che nel 1934 fu affidato a Himmler, assistito da Heydrich. Quest'ultimo fu in pratica il vero organizzatore di quella macchina perfetta e brutale.
La "purga Röhm" [o "notte dei lunghi coltelli"] del luglio dello stesso anno ne fu un'agghiacciante prova. In quello stesso anno la Gestapo aveva intanto esteso la sua organizzazione su tutta la Germania; la mancanza di una legge che ne regolasse l'attività fece sì che essa operasse sino al 1936 nell'illegalità più assoluta: nessuna autorità prese provvedimenti contro di essa e i tribunali rifiutarono di prendere in considerazione i ricorsi contro i suoi ordini, in quanto nessuna norma li vietava.
Il 10 febbraio 1936 Göring emanò un decreto che permetteva alla Gestapo di esercitare compiti di polizia su tutto il territorio dello Stato e negava ufficialmente la possibilità di ricorrere contro i suoi atti ai tribunali amministrativi. Con successivo decreto del 17 giugno 1936 Himmler veniva nominato capo di tutte le polizie tedesche riunite in una sola organizzazione a sua volta ripartita in due grandi rami: l'ORPO (Ordnungspolizei) polizia d'ordine, e la SIPO (Sicherheitspolizei) polizia di sicurezza.
La prima, in uniforme - comprendente i servizi di polizia cittadina, amministrativa e fluviale, la gendarmeria, la guardia costiera e i pompieri - era diretta dall'ufficiale delle SS, Daluege. La seconda, in borghese, diretta da Heydrich - comprendente la Gestapo e la KRIPO (Kriminalpolizei) polizia criminale - era incaricata di "ricercare ed eliminare tutti i movimenti che, in veste di mandatari dei nemici politici del popolo tedesco, tentano di distruggere l'unità nazionale e di annientare la potenza dello Stato e del partito" e soprattutto doveva agire contro "gli individui che per degenerazione fisica o morale si sono estraniati dalla comunità popolare e che nel loro personale interesse violano le disposizioni vigenti a garanzia dell'interesse generale".
Anche il servizio di sicurezza del corpo delle SS nel Reich (SD, Sicherheitsdienst des Reichsführers SS), che era in sostanza la polizia delle SS, era aggregato alla SIPO e posto alle dipendenze di Heydrich, ma rimaneva indipendente e staccato dagli organi statali. Per svolgere i suoi compiti la Gestapo disponeva di mezzi pressoché illimitati; aveva anche il compito teorico di dirigere i campi di concentramento, che di fatto invece furono sempre diretti dalle SS. La sua sede era nella Prinz-Albrechtstrasse di Berlino, divenuta tristamente celebre; aveva ispettorati regionali e commissariati speciali alle frontiere, particolarmente attivi dal 1936 al 1939, incaricati di svolgere l'attività all'estero. Un ufficio della Gestapo entrò in funzione, già prima della guerra, presso il consolato tedesco di Parigi, dove diresse molti servizi d'informazione e gruppi di sabotaggio mascherati da agenzie turistiche e commerciali. Essendo riuscita a inserirsi in ogni ambiente della classe dirigente del Reich (amministrazione pubblica, forze armate, insegnamento, ecc.), la Gestapo divenne l'arma più terribile dell'oppressione nazista. Dopo l'invasione della Polonia fu creato, il 27 ottobre 1939, il RSHA (Reichssicherheitshauptamt, ufficio centrale per la sicurezza del Reich) nel quale furono riuniti i servizi inquirenti, investigativi e informativi sia politici che criminali, diviso in sette Ämter o reparti di cui il quarto era la Gestapo. Il RSHA dette alle SS la possibilità di controllare tutta la politica del Reich perché esso fu posto alle dipendenze del ministro degli interni e nello stesso tempo fu considerato come uno dei principali servizi SS. A capo del RSHA fu messo Heydrich, che venne anche nominato direttore dello stesso servizio per i territori occupati dove esplicò una feroce attività di repressione di vere e presunte organizzazioni di resistenza. Dopo l'uccisione di Heydrich da parte dei partigiani cèchi (1942) la direzione dello RSHA passò il 30 gennaio 1943 a Kaltenbrunner, capo delle SS in Austria. Egli perfezionò il sistema dei campi di concentramento e di sterminio ed estese su tutta l'Europa occupata il regime poliziesco del III Reich. Dal febbraio dell'anno successivo anche i poteri dell'Abwehr furono trasferiti alla Gestapo che raggiunse così il completo controllo delle forze armate.

giovedì 19 gennaio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 gennaio.
Il 19 gennaio 1983, in Bolivia, viene arrestato il criminale nazista Klaus Barbie, meglio noto come "il boia di Lione".
Nikolaus Klaus Barbie nacque in una piccola città situata nella Renania. Entrò nelle SS il 26 settembre 1935. Nel 1940 venne inviato a L'Aia, come responsabile per la cattura dei rifugiati politici tedeschi nei Paesi Bassi e del popolo ebraico. E' proprio per sfuggire a Klaus Barbie che Anna Frank fu costretta a vivere nascosta per mesi ad Amsterdam. Nel 1942, Klaus Barbie viene inviato a Digione e nel novembre dello stesso anno, a Lione, dove diventa il direttore della Gestapo.
Durante questo tempo, Barbie è responsabile di due degli atti più infami commessi dai nazisti in Francia. Il primo è stato l'assassinio di Jean Moulin, il braccio destro di Charles de Gaulle e facente parte della Resistenza francese. Grazie alla denuncia di un compagno, Klaus Barbie riuscì a trovare Moulin. Una volta intrappolato a Montluc, Moulin venne torturato quasi a morte da uno degli uomini di Barbie e, probabilmente, da Barbie stesso e lasciato al suo destino nel cortile della prigione. Moulin morì per le ferite una settimana più tardi. La sua morte è ancora più tragica perché senza il tradimento di un compagno non sarebbe mai stato catturato. Klaus Barbie stesso successivamente ammise che non l'avrebbe mai catturato senza l'aiuto di René Hardy.
L'altro delitto per il quale non sarà mai dimenticato Klaus Barbie è la distruzione di un campo dove erano nascosti bambini ebrei. Tutti di età inferiore ai 14 anni, 44 bambini erano rifugiati a Izieu, un piccolo villaggio nei pressi di Lione. Barbie, ligio al programma nazista della soluzione finale della questione ebraica, che consisteva nello sterminio totale del popolo ebraico e l'elevazione del popolo ariano, fece deportare i bambini ad Auschwitz, il campo di sterminio più crudele della storia della Seconda guerra mondiale. Nessuno di questi bambini è sopravvissuto.
Gli atti di Barbie più scioccanti erano le torture durante gli interrogatori. Prima gli ufficiali della Gestapo picchiavano i prigionieri per impedire loro ogni reazione. In seguito Barbie stesso li interrogava e in caso di reticenza li torturava affamandoli, amputandone dita o interi arti, o con i famigerati "bagni". Questi bagni consistevano nell'immergere nell'acqua gelata i prigionieri e tirarli fuori pochi istanti prima dell'annegamento. In caso di reiterato silenzio si procedeva a ripetere l'operazione. Le testimonianze di alcune sue vittime non lasciano dubbi circa la crudeltà e il piacere con cui eseguiva le torture.
Alla fine dell'occupazione tedesca a Lione nel settembre del 1944, Barbie, che aveva contratto una malattia venerea, fu costretto a tornare in un ospedale in Germania, non prima di aver ordinato l'uccisione di tutti i 70 prigionieri ancora nella prigione di Montluc.
Una volta guarito, Barbie lasciò l'ospedale e la sua sorte rimase sconosciuta per 40 anni.
In realtà, già nel 47 Barbie divenne un agente dei servizi segreti degli Stati Uniti, nello stesso anno in cui venne processato in contumacia in Francia per i suoi atti criminali e condannato a morte. La fuga venne organizzata dagli Stati Uniti. In seguito si stabilì in Bolivia, mettendo le sue abilità diplomatiche al servizio del dittatore Luis Garcia Meza. Grazie a un passaporto diplomatico fece frequenti viaggi in Europa sotto il nome di Klaus Altmann, con lo scopo di acquistare veicoli militari per la repressione di manifestazioni di opposizione alla dittatura.
Nel 1971 venne identificato da Serge e Beate Klarsfeld, figli di un deportato tedesco ucciso ad Auschwitz, che avevano il compito di cercare tutti i criminali nazisti della seconda guerra mondiale ancora impuniti.
Ma fu solo nel 1983, dopo la restaurazione della democrazia col governo di Hernan Siles Zuazo, che fu possibile estradarlo in Francia. Nel 1987 fu processato a Lione con l'accusa di aver commesso 177 crimini contro l'umanità, e condannato all'ergastolo. Fu riconosciuto colpevole della deportazione di almeno 843 persone.
Durante il processo non diede alcun segno di rimorso per le sue azioni, anzi affermando che la Francia gli doveva essere riconoscente per aver impedito che finisse sotto un regime socialista, pronunciando la sua frase più famosa: "quando sarò dinanzi al trono di Dio verrò giudicato innocente".
Klaus Barbie morì di leucemia nel carcere di Lione il 25 settembre 1991, quattro anni dopo il pronunciamento della pena.

domenica 15 agosto 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 agosto.
Il 15 agosto 1977 Herbert Kappler, il capo della Gestapo di Roma, fugge in modo rocambolesco dall'ospedale militare del Celio di Roma, dove era ricoverato.
Nominato comandante della Gestapo di Roma all´inizio del ‘44, Kappler si rese responsabile di atroci crimini, tra i quali il massacro delle Fosse Ardeatine e il rastrellamento del Quadraro. Arrestato dalle truppe inglesi alla fine della guerra, venne trasferito alle autorità italiane nel ‘47 e condannato da un tribunale militare al carcere a vita, da scontare a Gaeta. Ma nel 1977, ricoverato nell´ospedale militare di Roma, riuscì a fuggire.
La beffarda fuga, scoperta poco dopo le 10:00 del mattino da una suora che prestava servizio infermieristico nel reparto presso cui Kappler era ricoverato e della quale ella avvisò i militari dell'Arma suppostamente addetti alla sua sorveglianza, avvenuta in una giornata festiva da una struttura di sanità militare, causò profonda rabbia ed emozione presso l'opinione pubblica italiana e quella che parve una crisi nei rapporti tra Italia e Germania (il ministro della Difesa in carica, Vito Lattanzio dovette rassegnare le proprie dimissioni, venendo però nominato pochi giorni dopo al dicastero della Marina Mercantile), alla quale il governo italiano chiese invano di restituire il fuggiasco (la richiesta di estradizione fu formalizzata al governo tedesco da quello italiano il 18 agosto): le autorità tedesche, nell'opporre il loro diniego a quelle italiane, poterono replicare che Kappler, in quanto dichiarato proprio dal governo italiano prigioniero di guerra, aveva esercitato il proprio diritto alla fuga, garantitogli dal suo status.
Le circostanze esatte nelle quali Kappler fuggì non furono mai chiarite, nonostante un'inchiesta prontamente disposta dalle autorità militari italiane. Secondo le informazioni rese note dalle autorità italiane e le dichiarazioni rese dalla moglie alla stampa, che non hanno mai potuto essere verificate, ella si sarebbe presentata con una grossa valigia in visita alla stanza del marito, nella quale nascondeva un verricello. Addormentati i due carabinieri di guardia e rinchiuso il marito - che pesava meno di cinquanta chili per la malattia - nel capace bagaglio, lo avrebbe quindi calato dalla finestra in giardino, indi avrebbe recuperato la valigia, l'avrebbe trascinata e caricata nella sua auto (una Fiat 131 noleggiata qualche tempo prima a Fiumicino), parcheggiata entro il perimetro dell'ospedale e, a bordo di questa, sarebbe uscita dal Celio passando indisturbata davanti al corpo di guardia dell'ospedale; sarebbe quindi partita immediatamente, raggiungendo in autostrada la Germania dopo aver passato senza problemi ed in un pugno di ore sia la frontiera tra Italia ed Austria, sia quella tra Austria e Germania, sino a giungere indisturbata a Soltau. Durante la fuga sarebbe stata accompagnata da un'altra auto, un'Audi, sulla quale si sarebbe trasferita con il marito quando ad un certo punto del viaggio la 131 fuse il motore.
Kappler, vinto dal cancro che lo consumava, morì in Germania cinque mesi dopo.

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