LAVORO DOMENICALE
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«Io, mamma e cassiera, chiedo tregua»
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L’incubo di
Monica Olivari è l’orario “9-24”. L’ha sperimentato per i primi tre
giorni dei saldi 2012 e non le è piaciuto affatto. «Adesso i capi stanno
pensando di istituzionalizzarlo – dice la 35enne commessa dell’Orio Center di Bergamo
– ma speriamo ci ripensino. Per noi donne sarebbe un impegno veramente pesante,
soprattutto per quelle con figli».
Monica, al momento, ancora non ne ha anche se desidererebbe tanto allargare la
famiglia. «Ma come si fa?», sbotta la lavoratrice, che considera un evento
riuscire a stare a casa dal lavoro due giorni consecutivi. «Lavorando a tempo
pieno anche la domenica – prosegue a raccontare – capita che i giorni di riposo
siano, per esempio, il mercoledì e il venerdì. Anche i turni di lavoro cambiano
continuamente. Una settimana puoi cominciare alle 7 e quella dopo alle 9. Ci
sono turni che prevedono 4 ore alla mattina presto e altre tre la sera tardi.
In queste condizioni è difficile organizzare la propria vita e riuscire a
conciliare i tempi di lavoro con quelli riservati alla famiglia».
Alla fine quasi non riesci nemmeno più a incrociare i familiari, perché esci
quando ancora dormono e torni che sono già a letto. E tutto questo per 365
giorni l’anno, domeniche e feste comandate comprese.
«Da cinque anni lavoro all’Orio Center – aggiunge Monica – ma, a volte,
rimpiango i miei dieci anni da operaia in una piccola fabbrica del bergamasco.
Anche lì il lavoro era tanto ma i ritmi erano più umani. E a sera ero meno
stanca e soprattutto non dovevo lavorare alla domenica, che, per inciso, porta
sì tanta gente al centro commerciale ma non fa aumentare i guadagni».
Totalmente contraria al lavoro domenicale è Paola Ravelli, 40 anni, da 20
cassiera all’Iper di Seriate (Bergamo). Dagli anni ’90 ad oggi ha visto l’evoluzione
della grande distribuzione, passata dalle prime, timide aperture festive sotto
Natale, alla totale deregolamentazione di oggi.
«Vent’anni fa – racconta – le domeniche di apertura erano veramente poche.
Allora lavoravo anche alla festa ma poi, quando le aperture sono aumentate
sempre di più ho avuto una vera e propria crisi di rigetto. Mi veniva la nausea
al solo pensiero di andare al lavoro anche di domenica. Così ho smesso».
Da una decina d’anni, Paola alla domenica non lavora più e, a maggior ragione,
da tre anni a questa parte, da quando cioè è diventata mamma. Fino ai tre anni
del bambino, che li compirà a settembre, è esentata dal lavoro festivo, ma poi
dovrà prepararsi a far fronte alle nuove richieste dei superiori.
«Avendo un part time – ricorda Paola – non dovrei lavorare la domenica perché
il contratto prevede sia facoltativo. So che i sindacati si stanno muovendo
perché sia così, ma mi aspetto che vengano a chiedermelo. Cercherò di tenere
duro per mantenere la mia libertà e poter stare con il mio bambino. Spero che
ci sia un accordo sindacale in questo senso perché sono tante le colleghe mamme
che, come me, già sono costrette a fare i salti mortali per conciliare lavoro e
famiglia. Che almeno la domenica sia preservata».
Paolo
Ferrario
Dalla rassegna stampa del 6.3.2012, curata da Manlio Lo Presti