Buongiorno, oggi è il 7 marzo.
Il 7 marzo 1994 la Corte Suprema degli Stati Uniti emise un verdetto nel caso Campbell vs. Acuff-Rose Music che di fatto aprì le porte al cosiddetto "uso corretto" di materiale protetto da copyright. La clausola (in originale "fair use") stabilisce la lecita citazione non autorizzata o l'incorporazione di materiale protetto da copyright nell'opera di un altro autore, sotto alcune condizioni.
Tutto ebbe inizio dalla parodia della canzone "Pretty Woman" da parte dei 2 Live crew.
Uno dei fattori critici che la Corte analizzò fu il fatto se la versione dei 2 Live Crew danneggiasse o meno il mercato della versione originale di Roy Orbison. La Corte pensò che la platea di acquirenti delle due versioni fosse sostanzialmente diverso.
Nel 1964, Roy Orbison e William Dees scrissero una ballata rock intitolata "Oh, Pretty Woman", più o meno nello stesso periodo in cui gli Chiffons cantavano "He's So Fine". Nel luglio del 1989 il gruppo rap 2 Live Crew pubblicò un album "As Clean As They Wanna Be", contenente canzoni prive di oscenità e blasfemie normalmente presenti in un loro album. Una di queste canzoni "pulite" è appunto "Pretty Woman". In essa i 2 Live Crew fondamentalmente presero il caratteristico giro di basso della canzone originale di Orbison, e cambiarono le parole nel gergo consueto del gruppo. Sul nuovo album sono menzionati Orbison e Dees come autori della canzone originale. Sebbene la musica sia certamente identificabile come la canzone originale di Orbison, il brano non è tuttavia identico. In più, in pieno stile Crew, la musica contiene rumori di scretch, giri di assolo con chiavi diverse, e un diverso uso delle percussioni.
Poco dopo che la versione dei 2 Live Crew fu uscita, nelle sale andò in proiezione il film "Pretty Woman" (senza alcun legame tra le due cose). La colonna sonora conteneva la versione originale della canzone di Roy Orbison, ma con il titolo della versione dei 2 Live Crew. Perciò i produttori del film dovettero ottenere la licenza della canzone di Orbison, ma dato che i titoli non possono essere oggetto di copyright, i produttori non poterono essere citati in causa per aver usato "Pretty Woman" come titolo del film, né da Orbison, né dai 2 Live Crew.
E' curioso che la stessa locandina del film divenne fonte di una controversia. Forse non tutti sanno che nella locandina il viso appartiene alla star Julia Roberts, ma il corpo è di una ignota controfigura. Con la proliferazione dell'uso di Photoshop e di altri manipolatori di immagini, le fotografie non possono più essere considerate come un oggetto univoco, frutto di un solo lavoro. In questo caso, avere la liberatoria da Julia Roberts e Richard Gere potrebbe non essere sufficiente, in quanto occorrerebbe anche la liberatoria della controfigura il cui corpo è riprodotto.
Nel caso della canzone "Pretty Woman", la Corte Suprema passò sopra alle precedenti decisioni sull'uso corretto, che in pratica avevano sempre sentenziato che qualsasi uso commerciale era da considerarsi come una infrazione al copyright.
"In verità nella letteratura, nella scienza e nelle arti ci possono ormai essere pochi (se mai ce ne sono) cose che possano essere considerate strettamente nuove e originali. Qualsiasi opera prende a prestito, e necessariamente deve farlo, ciò che è ben conosciuto e già usato in passato".
Cerca nel web
Visualizzazione post con etichetta diritto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritto. Mostra tutti i post
domenica 7 marzo 2021
martedì 6 marzo 2012
#Economia #lavoro domenicale #riposo
LAVORO DOMENICALE
Titolo
Articolo
«Io, mamma e cassiera, chiedo tregua»
Immagine pagina
Didascalia immagine
Contenuto Articolo
L’incubo di
Monica Olivari è l’orario “9-24”. L’ha sperimentato per i primi tre
giorni dei saldi 2012 e non le è piaciuto affatto. «Adesso i capi stanno
pensando di istituzionalizzarlo – dice la 35enne commessa dell’Orio Center di Bergamo
– ma speriamo ci ripensino. Per noi donne sarebbe un impegno veramente pesante,
soprattutto per quelle con figli».
Monica, al momento, ancora non ne ha anche se desidererebbe tanto allargare la famiglia. «Ma come si fa?», sbotta la lavoratrice, che considera un evento riuscire a stare a casa dal lavoro due giorni consecutivi. «Lavorando a tempo pieno anche la domenica – prosegue a raccontare – capita che i giorni di riposo siano, per esempio, il mercoledì e il venerdì. Anche i turni di lavoro cambiano continuamente. Una settimana puoi cominciare alle 7 e quella dopo alle 9. Ci sono turni che prevedono 4 ore alla mattina presto e altre tre la sera tardi. In queste condizioni è difficile organizzare la propria vita e riuscire a conciliare i tempi di lavoro con quelli riservati alla famiglia».
Alla fine quasi non riesci nemmeno più a incrociare i familiari, perché esci quando ancora dormono e torni che sono già a letto. E tutto questo per 365 giorni l’anno, domeniche e feste comandate comprese.
«Da cinque anni lavoro all’Orio Center – aggiunge Monica – ma, a volte, rimpiango i miei dieci anni da operaia in una piccola fabbrica del bergamasco. Anche lì il lavoro era tanto ma i ritmi erano più umani. E a sera ero meno stanca e soprattutto non dovevo lavorare alla domenica, che, per inciso, porta sì tanta gente al centro commerciale ma non fa aumentare i guadagni».
Totalmente contraria al lavoro domenicale è Paola Ravelli, 40 anni, da 20 cassiera all’Iper di Seriate (Bergamo). Dagli anni ’90 ad oggi ha visto l’evoluzione della grande distribuzione, passata dalle prime, timide aperture festive sotto Natale, alla totale deregolamentazione di oggi.
«Vent’anni fa – racconta – le domeniche di apertura erano veramente poche. Allora lavoravo anche alla festa ma poi, quando le aperture sono aumentate sempre di più ho avuto una vera e propria crisi di rigetto. Mi veniva la nausea al solo pensiero di andare al lavoro anche di domenica. Così ho smesso».
Da una decina d’anni, Paola alla domenica non lavora più e, a maggior ragione, da tre anni a questa parte, da quando cioè è diventata mamma. Fino ai tre anni del bambino, che li compirà a settembre, è esentata dal lavoro festivo, ma poi dovrà prepararsi a far fronte alle nuove richieste dei superiori.
«Avendo un part time – ricorda Paola – non dovrei lavorare la domenica perché il contratto prevede sia facoltativo. So che i sindacati si stanno muovendo perché sia così, ma mi aspetto che vengano a chiedermelo. Cercherò di tenere duro per mantenere la mia libertà e poter stare con il mio bambino. Spero che ci sia un accordo sindacale in questo senso perché sono tante le colleghe mamme che, come me, già sono costrette a fare i salti mortali per conciliare lavoro e famiglia. Che almeno la domenica sia preservata».
Monica, al momento, ancora non ne ha anche se desidererebbe tanto allargare la famiglia. «Ma come si fa?», sbotta la lavoratrice, che considera un evento riuscire a stare a casa dal lavoro due giorni consecutivi. «Lavorando a tempo pieno anche la domenica – prosegue a raccontare – capita che i giorni di riposo siano, per esempio, il mercoledì e il venerdì. Anche i turni di lavoro cambiano continuamente. Una settimana puoi cominciare alle 7 e quella dopo alle 9. Ci sono turni che prevedono 4 ore alla mattina presto e altre tre la sera tardi. In queste condizioni è difficile organizzare la propria vita e riuscire a conciliare i tempi di lavoro con quelli riservati alla famiglia».
Alla fine quasi non riesci nemmeno più a incrociare i familiari, perché esci quando ancora dormono e torni che sono già a letto. E tutto questo per 365 giorni l’anno, domeniche e feste comandate comprese.
«Da cinque anni lavoro all’Orio Center – aggiunge Monica – ma, a volte, rimpiango i miei dieci anni da operaia in una piccola fabbrica del bergamasco. Anche lì il lavoro era tanto ma i ritmi erano più umani. E a sera ero meno stanca e soprattutto non dovevo lavorare alla domenica, che, per inciso, porta sì tanta gente al centro commerciale ma non fa aumentare i guadagni».
Totalmente contraria al lavoro domenicale è Paola Ravelli, 40 anni, da 20 cassiera all’Iper di Seriate (Bergamo). Dagli anni ’90 ad oggi ha visto l’evoluzione della grande distribuzione, passata dalle prime, timide aperture festive sotto Natale, alla totale deregolamentazione di oggi.
«Vent’anni fa – racconta – le domeniche di apertura erano veramente poche. Allora lavoravo anche alla festa ma poi, quando le aperture sono aumentate sempre di più ho avuto una vera e propria crisi di rigetto. Mi veniva la nausea al solo pensiero di andare al lavoro anche di domenica. Così ho smesso».
Da una decina d’anni, Paola alla domenica non lavora più e, a maggior ragione, da tre anni a questa parte, da quando cioè è diventata mamma. Fino ai tre anni del bambino, che li compirà a settembre, è esentata dal lavoro festivo, ma poi dovrà prepararsi a far fronte alle nuove richieste dei superiori.
«Avendo un part time – ricorda Paola – non dovrei lavorare la domenica perché il contratto prevede sia facoltativo. So che i sindacati si stanno muovendo perché sia così, ma mi aspetto che vengano a chiedermelo. Cercherò di tenere duro per mantenere la mia libertà e poter stare con il mio bambino. Spero che ci sia un accordo sindacale in questo senso perché sono tante le colleghe mamme che, come me, già sono costrette a fare i salti mortali per conciliare lavoro e famiglia. Che almeno la domenica sia preservata».
Paolo
Ferrario
Dalla rassegna stampa del 6.3.2012, curata da Manlio Lo Presti
Iscriviti a:
Post (Atom)
Cerca nel blog
Archivio blog
-
▼
2026
(255)
-
▼
settembre
(11)
- 33 anni di Amico Rom
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
-
▼
settembre
(11)
