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venerdì 26 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 26 dicembre.

Il 26 dicembre 1945 vengono creati il Franco CFA e il Franco CFP.

 Il Franco CFA è una moneta istituita nel 1945, che ha una storia particolare, a partire dal significato stesso di quell’acronimo. Infatti, in origine CFA era l’accostamento delle iniziali di “Colonie Francesi d’Africa” e identificava appunto la moneta, diversa da quella della madrepatria, ma sempre assoggettata al controllo della Banca Centrale di Parigi, adottata nelle colonie africane dell’impero francese, che si affiancava anche al Franco CFP, la moneta analoga utilizzata nelle Colonie Francesi del Pacifico. Tutte queste monete aderivano agli accordi di Bretton Woods, ratificati dalla Francia il 26 dicembre 1945. Successivamente, con la disgregazione degli imperi coloniali europei e la progressiva conquista dell’indipendenza da parte di tutti i paesi africani che ne facevano parte, l’acronimo CFA è passato a significare prima Comunità Francese d’Africa e infine Comunità Finanziaria Africana.

Al giorno d’oggi, si hanno due diversi franchi CFA, associati a due diverse aree del continente africano, costituite in totale da 14 paesi, nei quali sono adottati come moneta ufficiale. Si tratta dell’UEMOA, l’Unione Economica e Monetaria Ovest Africana, costituita da: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Guinea-Bissau, Mali, Niger, Senegal e Togo. L’altra area è invece rappresentata dalla CEMAC, la Comunità Economica e Monetaria dell’Africa Centrale, che è costituita da: Camerun, Ciad, Gabon, Guinea Equatoriale, Repubblica Centrafricana e Repubblica del Congo. I suddetti paesi appartenevano tutti all’impero coloniale francese, ad eccezione della Guinea Equatoriale, ex-colonia spagnola e della Guinea Bissau, ex- colonia portoghese. Nella prima area indicata viene adottato il Franco della Comunità Finanziaria dell’Africa, mentre nella seconda viene adottato il Franco della Cooperazione Finanziaria dell’Africa centrale. Le due monete non sono intercambiabili e sono emesse e controllate da due autorità monetarie diverse: nell’UEMOA la banca centrale di riferimento è la BCEAO (Banque centrale des États de l’Afrique de l’Ouest), mentre nella CEMAC l’autorità monetaria è la BEAC (Banque des États de l’Afrique centrale).

L’adesione alle aree di adozione del Franco CFA è volontaria e non vincolante. Per questo motivo molti paesi ne sono usciti o vi sono entrati nel corso degli anni. Il caso più particolare è rappresentato dal Mali, che nel 1962 uscì, iniziando ad emettere una propria moneta autonoma denominata franco maliano, ma che poi nel 1984 è rientrato all’interno dell’area monetaria comune. Le altre ex colonie che inizialmente adottavano il Franco CFA perché facenti parte dell’impero francese, ma che poi hanno iniziato a emettere una moneta propria sono la Guinea (nel 1960), la Mauritania (nel 1973) e il Madagascar (nel 1973), che sono passate rispettivamente ad emettere il Franco guineano, il Franco malgascio e l’Ouguiya mauritana. Il fenomeno opposto è quello che ha caratterizzato la Guinea Equatoriale e la Guinea-Bissau, che non facevano parte dell’impero coloniale francese e quindi per questo motivo non adottavano come moneta il Franco CFA, ma che rispettivamente nel 1985 e nel 1997 sono entrate a far parte delle due diverse aree monetarie comuni.

L’accordo che lega le due monete africane e le rispettive banche centrali di riferimento con la moneta francese e la sua autorità monetaria è rimasto negli anni sempre lo stesso. Il rapporto di cambio tra il franco francese e il franco CFA era fisso e la convertibilità delle divise valutarie era garantita dalla Banca di Francia. A seguito dell’adozione dell’euro, il 1° gennaio 1999 è stato fissato il nuovo rapporto di cambio con la moneta unica europea, in base al quale 1 euro equivale a 656 franchi CFA. Rimangono comunque l’autorità bancaria e il Tesoro di Parigi a svolgere il ruolo di garante della convertibilità della moneta africana, mentre la Banca Centrale Europea ne resta completamente al di fuori. Senza dubbio quello appena descritto rappresenta un unicum nell’area euro. Inoltre, è stato costituito un fondo di riserva di moneta estera a cui partecipano tutti i paesi che adottano il Franco CFA e, a garanzia del cambio monetario, almeno il 65% delle posizioni di tale fondo sono depositate presso il Tesoro francese. Risulta evidente come l’importanza del ruolo di garanzia svolto e il conseguente forte potere contrattuale permettano alle autorità di Parigi di partecipare, direttamente o indirettamente, alla definizione della politica monetaria dell’area CFA.

Oltre agli aspetti monetari e politici, l’adozione del franco CFA comporta conseguenze economiche e sociali non irrilevanti. Tra i più grandi sostenitori della ex moneta coloniale vi sono le élite dei paesi africani, che infatti sono notevolmente avvantaggiate dall’adozione di una moneta a cambio fisso, perché permette loro di spendere le grandi quantità di denaro di cui sono in possesso (spesso frutto di corruzione o di traffici illeciti) acquistando agevolmente i beni di lusso prodotti in Europa. A trarre grandi benefici dal franco CFA sono anche le multinazionali francesi, che possono investire a condizioni molto vantaggiose in quei paesi africani che l’adottano, poiché sono protette dal rischio di forti svalutazioni monetarie. Dall’altro lato, i soggetti economici più svantaggiati da questo sistema sono i produttori africani che vorrebbero esportare i loro prodotti in Europa, poiché il cambio fisso rende loro molto costoso l’approvvigionamento delle merci e agevola gli esportatori francesi, che a causa di questo gap non devono temere la concorrenza africana.

mercoledì 24 agosto 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 24 agosto.
Il 24 agosto 1862 la Lira Italiana diventa la moneta unica del regno d'Italia.
Prima dell’Unità d’Italia ogni Stato disponeva della propria valuta e la situazione era una vera e propria “Babele delle monete”. Esistevano diversi sistemi coniati dai vari Stati ed era difficile, nelle contrattazioni, stabilire l’esatto valore dell’affare. In totale circolavano 236 monete metalliche (92 del sistema legale, 144 invece erano “libere”). Molte province romane e venete disponevano di un proprio “soldo” ed in ordine alfabetico le monete presenti erano: baiocco, carantano, carlino (il giornale  emiliano prese il nome dalla moneta), doppia, ducato, fiorino, franceschino, francescone, lira, lirazza, marengo, onza, paolo, papetto, piastra, quattrino, scudo, soldo, svanzica, tallero, tarì, testone. A questi vanno aggiunti la doppia usata a Genova, Modena e Parma, ma il valore era diverso rispetto a quello monetario. Nei dialetti locali di molte regioni italiane i nomi di queste monete esistono ancora, specialmente per il bestiame sui mercati.
Le monete italiane nascono dal sistema monetario introdotto nel 1861 nel Regno d'Italia da Vittorio Emanuele II per unificare i vari sistemi utilizzati nei diversi stati italiani pre-unitari. La struttura ricalca l'ordinamento decimale introdotto in Francia nel 1793 a seguito della Rivoluzione Francese, che sostituiva il sistema duodecimale monometallico introdotto in Francia da Carlo Magno nel 779, basato sulla libra (o lira) d'argento da 409 g, con i tagli a 20 soldi o 240 denari, quest'ultimi pari a 1,7 g d'argento. Analogo a quello francese era il sistema introdotto contemporaneamente in Inghilterra nel Regno di Mercia dal re sassone Offa, con una sterlina suddivisa in 20 scellini ed uno scellino corrispondente a 12 pence;  quest'ultimo sistema venne abbandonato solo nel 1971.
L'effettivo impiego del sistema decimale avviene nel 1803 con l'emissione del franco da parte di Napoleone Bonaparte che, a seguito delle sue campagne belliche, lo diffonde in tutta l'Europa continentale. Nel 1816 il sistema decimale viene adottato dai Savoia nel Regno di Sardegna, preludio al suo utilizzo per le monete italiane del futuro Regno d'Italia. La moneta base in questo sistema è la lira, con una valore pari a quello del franco corrispondente a 4,5 g d'argento o 0,29 d'oro, dato il rapporto allora esistente tra il valore dell'oro e dell'argento di 1:15,5. Usando per l'argento un titolo di 900/1000 ne deriva 1 lira d'argento di 5 g, con i suoi multipli e sottomultipli. D'altra parte, alle 5 lire d'argento da 25 g, si affianca una moneta da 5 lire d'oro da 1,61g.
Il mantenimento del rapporto 1:15,5 tra oro e argento per le monete italiane risulta difficoltoso a causa delle oscillazioni del valore dei due metalli. Per porre rimedio a questo fenomeno, nel 1865 a Parigi viene creata l'Unione Monetaria Latina tra Francia, Italia, Belgio e Svizzera, con il successivo ingresso della Grecia e l'adesione non formale di Austria e Spagna. Il risultato più evidente dell'unione è la coniazione di monete simili con lo stesso valore intrinseco per i franchi francesi, belgi, svizzeri, lire italiane e dracme greche, con una semplificazione degli scambi internazionali ed una stabilizzazione dei cambi. L'unione entra in crisi alla fine degli anni settanta e viene sciolta nel 1926 per la difficoltà di mantenimento del rapporto tra argento ed oro e la progressiva trasformazione dei sistemi monetari verso la convertibilità del denaro in oro seguendo l'esempio del modello inglese (goldstandard), convertibilità mantenuta per la lira fino al 1914, alle soglie della prima guerra mondiale. A causa della crisi economica che seguì il primo conflitto mondiale, anche la convertibilità in oro venne poi abbandonata per passare al valore legale delle monete, cioè con un valore delle monete garantite dallo Stato invece che legato alla quantità di metallo prezioso in esse contenuto.
Con Umberto I inizia la coniazione di monete italiane per le colonie, con i primi talleri italiani del 1890, seguiti da quelli di Vittorio Emanuele III del 1918.
Alla fine della seconda guerra mondiale e con la caduta della monarchia, nel 1946 inizia la coniazione delle lire della Repubblica Italiana, monete rimaste in circolazione fino al 1 gennaio 2002 con l'introduzione dell'euro come moneta unica dell'Unione Europea.

sabato 13 ottobre 2012

#Monete: un cambio vantaggioso

© 2012 Accademia dei Sensi
 Metti che fai la spesa al supermercato, o vai a comprare il giornale in edicola, o anche acquisti matite in cartoleria, oppure riscuoti il resto della rata condominiale... insomma: metti che fai una transazione in spiccioli.
 Metti che torni a casa e che tua figlia ti chieda qualche monetina da un euro. Metti che ti contesti la moneta, facendoti osservare che non è quella che avevi chiesto e che neanche l'ha mai vista. Metti che ti rendi conto che quella moneta, in realtà, non è da un euro ma da 10F...
 Quanta rabbia per aver perso... quanto?

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