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sabato 4 ottobre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 4 ottobre.

Il 4 ottobre 1959 veniva lanciata la sonda sovietica Luna 3 che consentì all'uomo, per la prima volta nella storia, di vedere la faccia nascosta della Luna.

Si chiamava “Programma Luna“, il progetto sovietico risalente alla metà del secolo scorso, quindi in piena Guerra Fredda, che vide il lancio di Luna 3, la terza sonda lunare inviata con successo per fotografare il lato nascosto del satellite terrestre. Si trattò di un vero e proprio trionfo nel contesto dell’esplorazione umana dello spazio.

Luna 3 riuscì a raggiungere e fotografare, per la prima volta nella storia, la faccia della Luna quasi del tutto invisibile dalla Terra, dando così la possibilità agli scienziati di studiarla e di crearne i primi atlanti. Fin da subito gli studiosi di resero contro che l’emisfero fino a quel momento sconosciuto era completamente diverso da quello ben visibile dal nostro pianeta. Era, infatti, formato soprattutto da valli e montagne, con solo due zone oscure chiamate poi Mare Moscoviense e Mare Desiderii.

Luna 3 era di forma cilindrica, con due lati semisferici, una lunghezza di 130 cm e un diametro massimo di 120 cm. Il cilindro era ermeticamente chiuso e pressurizzato a 0,23 atmosfere. All’esterno erano stati montati dei pannelli solari utili per ricaricare le batterie chimiche poste all’interno della macchina. Altri tipi di pannelli, invece, erano stati installati in modo da poter far raffreddare l’interno in caso la temperatura superasse i 25 gradi Celsius. Anche il sistema di acquisizione immagini Yenisey-2 era stato montato all’esterno, ed era composto da una fotocamera con due lenti AFA-E1, una unità di elaborazione automatica e uno scanner. Le lenti avevano un obiettivo con focale lunga 200 mm F/5.6 e l’altro con focale di 500mm F/9.5. All’interno, invece, Luna 3, ospitava il sistema per l’elaborazione delle immagini, la radio, le batterie, un giroscopio e delle ventole circolari per il raffreddamento.

Il 7 ottobre, raggiunta la meta dopo tre giorni dal lancio, la sonda scattò 29 foto in 40 minuti, ad una distanza di ben 64 mila km dalla Luna, riuscendo così ad immortalare il 70% dell’emisfero lunare nascosto. Il giorno successivo la macchina spaziale era già in prossimità della Terra, ma a causa della debolezza del segnale non riuscì subito a trasmettere le immagini agli scienziati sovietici. Ci vollero dieci giorni, quindi il 18 ottobre, perché 17 delle immagini scattate giungessero sulla Terra, a bassa risoluzione. Il 22 ottobre i contatti con la sonda furono persi, e la macchina rientrò nell’atmosfera solo tre anni dopo, nel 1962.

domenica 14 aprile 2013

#Antologia #Letteratura: Eva Luna - Isabel Allende

Mi chiamo Eva, che vuol dire vita, secondo un libro che mia madre consultò per scegliermi il nome. Sono nata nell'ultima stanza di una casa buia e sono cresciuta fra mobili antichi, libri in latino e mummie, ma questo non mi ha resa malinconica, perché sono venuta al mondo con un soffio di foresta nella memoria. Mio padre, un indiano dagli occhi gialli, veniva dal luogo in cui si uniscono cento fiumi, odorava di bosco e non guardava mai direttamente il cielo, perché era cresciuto sotto la cupola degli alberi e la luce gli sembrava indecorosa.
Consuelo, mia madre, aveva trascorso l'infanzia in una regione incantata, dove per secoli gli avventurieri hanno cercato la città di oro puro vista dai conquistatori spagnoli allorché si affacciarono sugli abissi della loro ambizione. Quel paesaggio aveva lasciato in lei una traccia che in qualche modo riuscì a trasmettermi.


fonte web:  http://www.culturaesvago.com/antologia-di-letteratura/

sabato 5 maggio 2012

#Meditazione #Zen #Storia #Luna #Acqua

http://www.vivizen.com/2011/11/12-proverbi-zen-per-ispirarti.html

Quando la monaca Chiyono studiava lo Zen con Bukko di Engaku, per molto tempo non riuscì a raggiungere i frutti della meditazione. Finalmente, in una notte di luna piena, stava portando dell'acqua in un vecchio secchio tenuto insieme con una cordicella di bambù. Il bambù si ruppe e il fondo del secchio cadde, e in quel momento Chiyono fu liberata. Per commemorare l'evento, scrisse una poesia:


In questo modo e in quello cercai di salvare il vecchio secchioPoiché la corda di bambù era logora e stava per rompersi.E poi tutt'a un tratto il fondo si staccò e caddeNiente più acqua nel secchio! Niente più luna nell'acqua!.

fonte web: http://blog.libero.it/zenstories/

lunedì 2 aprile 2012

#Citazioni #Goethe #Divan occidentale - orientale #Sole #Sogno #Luna #Notte


Ho pensato, di notte,
di vedere in sogno la luna,
ma quando mi svegliai
sorgeva inatteso il sole

W. Goethe, Divan occidentale-orientale. Suleika Nameh
Tutte le poesie, Mondadori, 1997, p. 201

Scelta da Manlio Lo Presti








sabato 24 marzo 2012

Luna e morte #Enrique Vila-Matas #Storia abbreviata della #letteratura portatile #Blaise Cendrars #Antologia negra #Il morto e la luna

Così nacque la celebre Antologia negra, pubblicata due anni più tardi a Parigi e presentata come "un'opera di ricerca, arricchita da una breve, seppur intensa bibliografia (27 schede), che permette all'autore di riprodurre, per la prima volta in Europa, una serie di racconti che missionari ed esploratori sono andati trasmettendo oralmente tra di noi".
Al momento della sua apparizione (Au Sans Pareil, Paris 1927) tutta la critica francese cadde nella trappola e salutò l'opera come "la prima opportunità per il grande pubblico di conoscere la letteratura popolare africana", quando in realtà quel che il grande pubblico conobbe fu la letteratura africana inventata da Cendrars con l'aiuto della sua abilità a ripescare parole dalle storie che i suoi amici portatili raccontavano. Ma l'imbroglio passò completamente inosservato e l'inganno era così perfetto che ci fu persino una traduzione in spagnolo, curata nientemeno che da Manuel Azaña.

Una frode in piena regola. Per esempio, il tanto rinomato racconto Il morto e la luna, leggenda attribuita alla tribù sandè (attentamente studiata negli anni quaranta da Lacan in persona), non è altro che il risultato dell'associazione di immagini provocate dalle parole luna e morte, afferrate al volo da Cendrars su quanto gli aveva detto quella sera Rita Malú rivedendolo a Praga.

Rita Malú osservò che c'era luna piena e poco dopo gli confessò che negli ultimi giorni si era sentita vagamente folle, poiché, malgrado l'alta temperatura, lei continuava a sentire un freddo tremendo, come se fosse caduta su Praga una gelata di morte.

Luna e morte. Cendrars recepì solo queste due parole, e quando Rita Malú ebbe finito di parlare, la mise al corrente di ciò che lei, senza saperlo, aveva appena finito di creare. Tanto Rita Malú quanto il negro Virgilio e Meyrink, che in quel momento si era tuffato in una conversazione contro il romanzo e a favore dei racconti brevi, dei frammenti, dei prologhi, delle appendici e delle note a piè di pagina, tacquero affinché Cendrars narrasse loro la leggenda che si sarebbe tramutata nel primo racconto dell' Antologia negra.

"Un vecchio vede un morto sul quale cade il chiarore della luna. Riunisce un gran numero di animali e dice:
"- Chi di voi, o valorosi, è disposto a trasportare il morto o la luna all'altra riva del fiume?
"Due tartarughe si presentano: la prima, che ha le zampe lunghe, si carica della luna e arriva sana e salva alla riva opposta; l'altra, che ha le zampe corte, si carica del morto e affoga.
"Per questo la luna morta riappare tutti i giorni e l'uomo che muore non torna mai più."

Questa leggenda fu accompagnata dagli spari del cannone che annunciavano la rottura del manto di ghiaccio del fiume Moldava. Affascinato, Meyrink aveva chiuso gli occhi per ascoltare meglio la storia che Cendrars narrava. Ma al termine del racconto gli riuscì difficile riaprirli. Volti umani passavano in lunghe file dinanzi a lui, vedeva maschere di morti immobili, i suoi stessi antenati: uomini dai capelli lisci e corti, con scriminatura e con ricci, con lunghe parrucche e tupè arrotolati; maschere che, attraverso i secoli, giungevano fino a lui; lineamenti che gli apparvero sempre più familiari e che finirono per riunirsi tutti in un unico volto: quello del golem, con il quale si ruppe la catena degli antenati. L'oscurità si trasformò in uno spazio infinito e vuoto, al centro del quale stava la madre del genere umano.

 
Enrique Vila-Matas, Storia abbreviata della letteratura portatile, Milano, Feltrinelli, 2010, pp. 57-58








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