Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta grandi registi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta grandi registi. Mostra tutti i post

lunedì 8 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'8 giugno.
L'8 giugno 1916 nasceva a Salò Luigi Comencini.
Oltre per la sua vasta e qualitativa produzione cinematografica Comencini viene ricordato per essere uno dei promotori, insieme ad Alberto Lattuada e Mario Ferrari, della Cineteca Italiana, primo archivio cinematografico del nostro paese.
Messa da parte la laurea in architettura, nel dopoguerra Luigi Comencini si dedica al mondo giornalistico e diviene critico cinematografico; lavora per "L'Avanti!", poi passa al settimanale "Il Tempo".
All'età di trent'anni, nel 1946, debutta alla regia con il documentario "Bambini in città"; due anni dopo firma, con "Probito rubare", il suo primo lungometraggio. L'inizio della carrierea di Comencini è caratterizzato dalla volontà di realizzare film che parlano di ragazzi: proprio da "Proibito rubare" (1948, con Adolfo Celi), sulla difficile vita dei giovani napoletani, fino a "La finestra sul Luna Park" (1956) in cui si racconta il tentativo di un padre emigrante di recuperare il rapporto con il figlio, rimasto lontano per molto tempo.
Dopo "L'imperatore di Capri" (1949, con Totò), il grande successo arriva con il dittico di "Pane, amore e fantasia" (1953) e "Pane, amore e gelosia" (1954), entrambi con Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida; sono gli anni in cui il cinema si dedica a quel neorealismo rosa che destinerà notevole fortuna in Italia. E Comencini entra con questi lavori tra gli esempi più significativi e apprezzati della corrente.
Nei primi anni '60 Comencini è tra i protagonisti nella genesi della commedia all'italiana: il suo lavoro più importante del periodo è forse "Tutti a casa" (1960, con Alberto Sordi e Eduardo De Filippo), pungente rievocazione del comportamento degli italiani subito dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943. Altri lavori sono "A cavallo della tigre" (1961, con Nino Manfredi e Gian Maria Volontè), film carcerario dal forte impatto narrativo, "Il commissario" (1962, con Alberto Sordi), un noir con elementi rosa precursore rispetto ai tempi e "La ragazza di Bube" (1963, con Claudia Cardinale). Firma anche un capitolo, il quinto, della saga di Don Camillo: "Il Compagno Don Camillo" (1965, con Gino Cervi e Fernandel).
In seguito torna sul tema dei ragazzi; rappresentare l'universo dei bambini sembra essere il suo obiettivo più caro: realizza così "Incompreso: vita col figlio" (1964), riduzione dell'omonimo romanzo di Florence Montgomery; nel 1971 gira per la televisione italiana "Le avventure di Pinocchio", con un grande Nino Manfredi nel ruolo di Geppetto, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, che interpretano il gatto e la volpe, e Gina Lollobrigida nei panni della Fata turchina. Poi nel 1984, sempre per la televisione, realizza "Cuore" (con Johnny Dorelli, Giuliana De Sio ed Eduardo De Filippo). Queste ultime opere, tratte rispettivamente dai romanzi di Carlo Collodi e Edmondo De Amicis, saranno destinate a rimanere nella memoria di generazioni di spettatori. Nello splendido "Voltati, Eugenio" (1980), il regista indaga nei rapporti fra diverse generazioni, mantenendo sì un certo dovuto rigore, ma senza mancare della serena ironia di cui è capace.
Degli anni '70 sono inoltre da ricordare lavori quali "Lo scopone scientifico" (1972, con Bette Davis, Silvana Mangano e Alberto Sordi), "La donna della domenica" (1975, con Jacqueline Bisset e Marcello Mastroianni), un giallo satirico, "Il gatto" (1977), "L'ingorgo, una storia impossibile" (1978), "Cercasi Gesù" (1981).
Le pellicole successive - "La Storia" (1986, tratto dal romanzo di Elsa Morante), "La Boheme" (1987), "Un ragazzo di Calabria (1987), "Buon Natale, buon anno (1989, con Virna Lisi), "Marcellino pane e vino" (1991, con Ida Di Benedetto) - sono forse non troppo convincenti; con il passare del tempo e a causa di problemi di salute, Luigi Comencini abbandona l'attività.
Poi le figlie, Francesca e Cristina, intraprendono la professione di regista, e in qualche modo la continuità artistica del padre viene garantita. Francesca Comencini ha avuto modo di dichiarare: "È come se io e mia sorella Cristina ci fossimo divise la sua eredità in termini di temi e linguaggi. Lui amava molto i personaggi fragili, i personaggi schiacciati dalla società, quelli più deboli come i bambini, del resto. E li seguiva e li accompagnava con grande commozione e partecipazione perché era sempre dalla parte degli antieroi.".
Sempre nelle parole di Francesca è possibile ritrovare una buona sintesi del significato sociale del lavoro del padre: "Quello che mi ha fatto sempre ammirare il lavoro di mio padre è stata la sua chiarezza e attenzione per il pubblico. Il suo impegno alla divulgazione e all'educazione. Per questo non ha mai snobbato i temi popolari e tantomeno la televisione, come invece hanno fatto molti autori. E per questo credo che abbia avuto il grande merito, insieme ad altri, di aver formato non solo degli spettatori ma anche dei cittadini".
Luigi Comencini si è spento a Roma il 6 aprile 2007.

venerdì 11 ottobre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è l'11 ottobre.
L'11 ottobre 2005 muore il regista Sergio Citti.
Cresciuto insieme al fratello Franco, che più tardi diventerà uno degli attori-feticcio di Pasolini, nelle difficili condizioni economiche e sociali della borgata romana, Sergio Citti incontra lo scrittore romano negli anni ’50, diventando ben presto il suo consulente per le parti in dialetto romano del romanzo “Ragazzi di vita”.
Pasolini rimane colpito dalla vivace intelligenza di Citti e consiglia al suo collega Mauro Bolognini di assumerlo come co-sceneggiatore per i dialoghi del film “La notte brava” (1959), che ne costituisce l’esordio professionale al cinema. All’inizio degli anni Sessanta, Sergio Citti comincia a collaborare come sceneggiatore ai film di ambientazione romana di Pasolini, “Accattone” (1961) e “Mamma Roma” (1962).
Pasolini lo promuove ben presto ad aiuto regista per l’episodio di “Rogopag” (1962) “La ricotta”, per “Uccellacci e uccellini”, interpretato da Totò e Ninetto Davoli, e per gli episodi “La Terra vista dalla Luna” (1966) e “Che cosa sono le nuvole” (1967).
All’inizio degli anni Settanta, sempre con l’aiuto dell’amico Pier Paolo, Citti si sente pronto a spiccare il salto nella regia girando “Ostia” (1970). Si tratta di una storia estrema, di follia e fratricidio, ambientata nel mondo ben conosciuto dei reietti delle borgate. Il film mostra subito la spiccata personalità dell’esordiente regista, che nel 1973 gira “Storie scellerate”, una sorta di Decamerone criminale, ambientato nell’Ottocento e raccontato da due condannati a morte.
Dopo aver collaborato con Pasolini come aiuto regista per il suo ultimo e tragico film, “Salò. Le 120 giornate di Sodoma” (1975), Citti torna a dirigere con “Casotto” (1977), una giornata di ordinario grottesco al mare, animata da un cast d’eccezione che include Paolo Stoppa, Gigi Proietti, Franco Citti, Michele Placido, Ugo Tognazzi, Jodie Foster e Mariangela Melato.
Nel 1979, realizza per la Rai il film “Il minestrone”, una curiosa e surreale divagazione sulla fame e sulla creatività interpretata, oltre che dai soliti Citti e Davoli, anche da Roberto Benigni e dal compianto Giorgio Gaber. Ancora per la TV pubblica realizza le dieci puntate di “Sogni e bisogni” (1985). Gli episodi, introdotti da Giulietta Masina nel ruolo del “Destino”, vedono la partecipazione di quasi tutti i più famosi comici dell’epoca, da Verdone a Montesano, da Villaggio a Pozzetto, fino a Francesco Nuti e Maurizio Nichetti.
Nel 1989 torna sul grande schermo con “Mortacci”, un’altra storia a episodi ambientata in uno stralunato cimitero. Nel cast corale anche Vittorio Gassman, Malcolm McDowell, Mariangela Melato e Sergio Rubini.
Nel 2000 è la volta di “Vipera”, su sceneggiatura di Vincenzo Cerami, con Harvey Keitel e Giancarlo Giannini. Il suo ultimo film è “Fratella e sorello” (2005), una commedia interpretata da Claudio Amendola.
Da tempo malato, Sergio Citti muore l’11 ottobre del 2005

Cerca nel blog

Archivio blog