Buongiorno, oggi è il 5 marzo.
Il 5 marzo 1876 esce il primo numero de "il corriere della sera".
Il Corriere della Sera è uno dei quotidiani italiani più diffusi, e compare la prima volta il 5 marzo 1876 a Milano, con una edizione del pomeriggio (da qui la scelta del nome della testata). Il primo direttore è il napoletano Eugenio Torelli Viollier, trentaquattrenne, con alle spalle una gavetta come giornalista all’Indipendente e “il Secolo”. Il ricavato del primo numero viene offerto in beneficenza. La sede del Corriere della Sera viene stabilita al centro di Milano, presso la Galleria Vittorio Emanuele. Il direttore Viollier sceglie tre amici come collaboratori: il caporedattore Ettore Teodori Bruni, Raffaello Barbiera, Giacomo Raimondi.
Inizialmente il Corriere si compone di quattro pagine, ed è venduto al costo di cinque centesimi a Milano, e di sette nelle altre città. La tiratura del “Corriere della Sera”, che inizialmente è di tremila copie, comincia ad aumentare nel 1878, quando il giornale riesce a sfruttare a lungo la notizia della morte del re Vittorio Emanuele II. Dal 1880 in poi il Corriere riesce a raggiungere le classi sociali emergenti dell’epoca, gli industriali e gli operai. Nel 1881 la diffusione del giornale si assesta sulle diecimila copie giornaliere.
Nel 1882 il giornale invia i suoi primi corrispondenti a Londra, Parigi e Vienna. L’anno seguente il “Corriere” comincia ad uscire due volte al giorno (nel primo pomeriggio e in serata). Il direttore Torelli annuncia la volontà del giornale di produrre esclusivamente notizie in proprio, senza ricorrere ai lanci dell’agenzia “Stefani”. Successivamente Torelli Viollier aumenta la forza del giornale alleandosi con l’industriale Cristoforo Benigno Crespi, che diventa socio del “Corriere”: da questo momento in poi il giornale assume una veste più moderna e competitiva. Anche i redattori aumentano di numero ed arrivano a sedici.
Nella seconda metà del 1880 il Corriere ospita diverse rubriche giornaliere: “La Vita” (economia domestica ed igiene), la rubrica letteraria (che viene pubblicata il lunedì), “La legge” (consulenza legale di un esperto per i lettori). Delle quattro pagine di cui il Corriere si compone, l’ultima è dedicata per la maggior parte alla pubblicità. Un’altra novità che il direttore Torelli introduce nel “Corriere” è la figura del cronista che va in giro a raccogliere le notizie, denominato “redattore viaggiante”.
Nel 1888 le due edizioni del giornale escono all’alba e nel pomeriggio. L’anno seguente la sede del Corriere della Sera si trasferisce nel palazzo di Benigno Crespi, che si trova in Via Pietro Vierri. A partire dal 1890 il Corriere esce con notizie sempre più complete ed aggiornate, per arrivare a chiunque.
Nel 1896 entra in redazione l’allora venticinquenne Luigi Albertini, che mostra subito doti decisionali ed organizzative, per questo assume il ruolo di “segretario di redazione”. Le proteste che scoppiano a Milano nel 1898 segnano una svolta nella storia del Corriere: la direzione di Torelli Viollier non riesce a reggere alle pressioni e crolla. A lui subentra il deputato Domenico Oliva, editorialista conservatore. Dopo un breve periodo alla guida del giornale, i proprietari affidano il ruolo di direttore responsabile a Luigi Albertini: con lui le vendite del “Corriere” raggiungono le diecimila copie vendute, superando lo storico concorrente, “Il Secolo”.
Nel 1904 la sede del giornale si sposta in Via Solferino numero civico 28, e qui vi resta fino ad oggi. La tecnologia consente di aumentare il numero delle pagine a otto. In questo periodo Albertini lancia lo schema della “Terza pagina”, che viene poi utilizzata anche dagli altri quotidiani. Durante il regime fascista, viene impedita l’uscita del giornale. Il Corriere riceve diversi tentativi di intimidazione anche dopo il delitto di Giacomo Matteotti, avvenuto il 10 giugno 1924. Le copie del giornale vengono sequestrate in varie zone di Italia.
Nel 1925 Albertini viene costretto a lasciare la direzione. Dal 1930 entrano a lavorare in redazione alcuni giornalisti di notevole spessore: Paolo Monelli, Indro Montanelli, Guido Piovene. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il 14 febbraio 1943, la sede del giornale subisce ingenti danni a causa di un bombardamento. Nel 1952 passa alla direzione del Corriere Mario Missiroli.
La linea seguita da Missiroli impone ai giornalisti di mantenere la giusta distanza dai partiti politici ed una certa cautela in generale. All’inizio degli anni Sessanta appare chiara l’esigenza che il giornale si rinnovi. Per uscire da un periodo di stasi, i proprietari scelgono come direttore Alfio Russo. Il nuovo direttore dà una diversa impostazione al giornale, rendendolo meno “intellettuale” e di facile approccio, inserendo di volta in volta “pagine speciali” dedicate alle donne, ai giovani, alla finanza, all’economia, ecc. L’orientamento resta liberale e moderato.
Alla fine degli anni Sessanta i proprietari del “Corriere” chiamano Giovanni Spadolini a sostituire Alfio Russo. Spadolini è un professore universitario amante della cultura: con lui si allarga la schiera dei giornalisti che si dedicano alla “Terza Pagina”. Gli anni 1968/1969 sono caratterizzati dalla contestazione studentesca e dalle agitazioni sindacali. Negli anni Settanta il “Corriere” si mantiene distante dal dibattito politico scegliendo la linea neutrale. Questa impostazione scatena però le reazioni dei contestatori e dei giovani.
Nel 1972 i Crespi licenziano Spadolini, dopo quattro anni di direzione, nonostante il contratto iniziale preveda cinque anni. Sull’improvviso licenziamento di Spadolini si fanno diverse ipotesi e congetture, ma non vi è nessuna tesi certa. La direzione del “Corriere” viene quindi affidata a Piero Ottone, che entra in Via Solferino il 15 marzo 1972. Con Piero Ottone la linea politica del “Corriere” si sposta decisamente a sinistra, spaccando la redazione in due. Alcuni storici giornalisti, come Indro Montanelli, dichiarano di voler abbandonare la redazione. In questi anni entrano nel giornale professionisti del calibro di Alberto Ronchey ed Enzo Biagi.
L’editore Rizzoli, nonostante le varie iniziative ed i costosi investimenti, non raggiunge gli obiettivi prefissati. I soci chiedono che vanga cambiata la direzione del giornale, portando Piero Ottone a rassegnare le dimissioni. Il successore è Franco Di Bella, che aveva già diretto “il Resto del Carlino”. Di Bella vivacizza il “Corriere” e lo arricchisce di nuove rubriche, come quelle sull’economia. Nei primi anni Ottanta anche il giornale viene colpito dal terrorismo, con l’assassinio dell’inviato Walter Tobagi.
Nel 1982 la casa editrice Rizzoli viene coinvolta nello scandalo della Loggia P2. Tra le persone coinvolte nella loggia eversiva vi è anche il direttore Di Bella. Il giornale perde il suo prestigio, Di Bella si dimette, le vendite calano bruscamente, la fiducia con i lettori si incrina. Il “Corriere” viene superato dalla “Gazzetta dello Sport”, perdendo il suo primato. Il nuovo direttore con mandato triennale, Alberto Cavallari, tenta la “ricostruzione” del giornale.
Il 18 giugno 1984 Cavallari consegna la direzione a Piero Ostellino: con la sua guida il “Corriere della Sera” riconquista la vetta delle classifiche di vendita. Nel 1986 il Corriere viene scalzato da “la Repubblica” per il numero dei lettori. Come risposta il “Corriere” si inventa una rivista settimanale, “Sette”, di 122 pagine, che attira nuovi lettori. Ormai la “guerra” con la concorrente “Repubblica” è aperta. Dal 1992 al 1997 la direzione passa a Paolo Mieli. Con lui si assiste ad un vero e proprio ricambio generazionale all’interno del giornale.
La “Terza Pagina” viene eliminata, e la pagina culturale finisce nella parte interna del giornale. Nel 1995 Indro Montanelli torna al “Corriere” dopo ben ventidue anni di assenza. Nel 1997 Mieli lascia la direzione a Ferruccio de Bortoli. L’anno seguente il Corriere approda anche sul web, con il sito www.corriere.it.
Nel 2003 a de Bortoli succede Stefano Folli. Nel Dicembre 2004 Paolo Mieli viene richiamato a dirigere il giornale.
Ma dopo qualche anno, nel 2009, il Consiglio di Amministrazione decide di rimettere De Bortoli alla guida del “Corriere”. Con lui al timone del giornale vi sono due importanti novità: per la prima volta una donna (Barbara Stefanelli) viene nominata vice-direttore, ed una donna scrive l’editoriale in prima pagina (Isabella Bossi Fedrigotti).
Nello stesso anno il Corriere diventa disponibile in formato elettronico sui lettori e-book, come Amazon Kindle, primo in ordine di tempo tra i quotidiani italiani.
All'inizio del 2010 il vantaggio sullo "storico" concorrente la Repubblica si è ridotto a 30 000 copie, rispetto alle 80 000 del marzo 2009, mentre la versione on line si arricchisce anche di una versione tradotta in lingua inglese e una in cinese, orientata alla comunità cinese presente in Italia.
Nel 2011 ritorna il mensile di attualità librarie La Lettura. La storica testata era stata fondata nel 1901 da Luigi Albertini. Esce in allegato all'edizione domenicale del quotidiano.
Nel 2014 Nando Pagnoncelli ha preso il posto di Renato Mannheimer come sondaggista del quotidiano. Il 24 settembre 2014 il «Corriere» ha abbandonato lo storico formato lenzuolo (già ridotto a 7 colonne) per adottare il Berlinese a sei colonne.
Nel 2015 De Bortoli lascia la direzione del quotidiano al condirettore Luciano Fontana.
Dal gennaio 2016 i contenuti digitali sono presentati in un'unica piattaforma, leggibile sia su computer, tablet e smartphone. La consultazione degli articoli è diventata a pagamento (modello paywall). Un'altra importante novità è la consultazione online delle edizioni passate del quotidiano, rese disponibili sin dal primo numero.
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martedì 5 marzo 2024
lunedì 27 dicembre 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 27 dicembre.
Il 27 dicembre 1908 esce il primo numero del "corriere dei piccoli".
La rivista, fondata da Silvio Spaventa Filippi, supplemento illustrato al "Corriere della Sera", fu il primo periodico che diede ampio spazio alle storie disegnate.
Il Corrierino si poneva come obiettivo la formazione e l'educazione dei giovani pargoli della borghesia italiana. Per questo aveva come propria una caratteristica che mantenne nel tempo. Quella cioè di alternare alle storie disegnate pezzi leggeri di divulgazione scientifica, articoli di letteratura (es. su Pascoli, su Carducci), racconti e narrativa di buona qualità. Fra gli autori che scrissero sulle pagine del Corrierino ricordiamo Grazia Deledda e Alfredo Panzini.
In tale contesto il fumetto, nel senso di balloon, venne considerato assolutamente diseducativo in quanto avrebbe disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi. Per questo motivo le nuvolette vennero totalmente bandite dalle tavole. Al loro posto filastrocche a piè della vignetta commentavano il racconto figurato. Tale castrazione non ebbe riguardo neppure per quei personaggi che, importati dall'estero, nascevano in origine a fumetti. Fra questi ricordiamo Fortunello e la mula Checca (Happy Hooligan) di Opper, Buster Brown di Outcault, Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus, Bibì Bibò e il Capitan Cocoricò (Katzenjammer Kids) di Dirks.
La narrativa a fumetti dunque veniva introdotta in Italia privata di una sua parte essenziale. Inoltre, fatto essenziale per la successiva collocazione del fumetto nel panorama culturale italiano, veniva destinata a un pubblico esclusivamente infantile.
Nello stesso periodo negli Stati Uniti i più potenti tycoon della carta stampata, personalità oramai mitiche, come Hearst, Pulitzer, si facevano guerra per avere sui loro giornali i fumetti più amati. Sin da Yellow Kid i fumetti contribuivano a far crescere le vendite, in quanto venivano letti e apprezzati con entusiasmo da un pubblico adulto. In Italia quegli stessi prodotti, spesso straordinari per originalità e fantasia, venivano presi in considerazione esclusivamente per un target infantile.
Le ragioni di tale atteggiamento si può far risalire alla mentalità dell'intellighenzia borghese italiana, aristocraticamente lontana dal popolo che, per questo, non è mai riuscita a comprendere e quindi apprezzare i prodotti popolari, sebbene di qualità.
Il pregiudizio borghese nei confronti della cultura popolare ha fatto sì che per decenni i fumetti fossero considerati un sottoprodotto, buono solo per i bambini o per qualche adulto semianalfabeta.
Nella pubblicazione sul Corriere dei Piccoli il danno maggiore lo subirono i fumetti stranieri, nati per comunicare attraverso i balloon. Gli autori italiani invece furono costretti ad adattarsi da subito e lo fecero con successo, utilizzando le filastrocche con effetto e realizzando personaggi che ebbero successo non solo fra i piccoli lettori, ma anche fra gli adulti che sbirciavano nelle pagine colorate del Corrierino.
I più riusciti personaggi del corrierino furono i personaggi surreali. Come il negretto Bilbolbul, di Attilio Mussino, che si trasformava realizzando alla lettera le metafore. Se era "rosso per la vergogna", il suo volto diventava di colore rosso. Oppure, se correva "gambe in spalla", nella vignetta era disegnato effettivamente con le gambe in spalla, e così via. Così come ebbero grande successo tutti i personaggi di Antonio Rubino, dotato di un personalissimo stile assieme geometrico-lineare e liberty. La fama del Signor Bonaventura, di Sergio Tofano (Sto), valicò addirittura le pagine del giornale e ancora nel dopoguerra fu protagonista di opere teatrali, fiabe sceniche e serie televisive. Giovanni Manca realizzò invece il celebre Pier Cloruro de' Lambicchi. Il personaggio, uno scienziato di vecchio stampo, era il creatore della formidabile "arcivernice", una diavoleria che, spennellata su un personaggio (storico o di fantasia) dipinto su un quadro aveva la particolare virtù di farlo tornare in vità. Di soliti questi personaggi si dimostravano particolarmente litigiosi e finivano per mettere sempre nei guai il povero Pier Cloruro. Fra i personaggi che hanno fatto la storia del Corrierino bisogna ricordare lo sfortunato Marmittone di Bruno Angoletta. Il soldatino di buona volontà, rapato e con in testa la bustina rossa che, sfortunato com'era, alla fine di ogni storia finiva sempre in prigione. E ancora il Sor Pampurio di Carlo Bisi, disegnato come un clown, con i capelli che spuntano come due cespugli riccioluti sotto un grezzo cappello a cilindro. Sor Pampurio è sempre alla ricerca di un appartamento che non trova mai oppure, se lo trova, ne viene sfrattato.
Fenomenale dovette essere la presa che ebbero quei personaggi sull'immaginario dei piccoli lettori italiani, sino a quel momento ristretto entro i limiti di una letteratura per l'infanzia spesso ipocrita, pietistica e supponente. Federico Fellini, i cui film, onirici e visionari, molto devono al fascino surreale dei personaggi del Corrierino ci dà testimonianza delle suggestioni assorbite su quelle pagine colorate:
"...i personaggi di quel foglio colorato non avevano niente a che fare con il mondo che ci circondava. Però erano altrettanto veri del bidello e dell'arciprete. Tanto che alle persone reali affibbiavamo proprio i soprannomi di quei personaggi. Così l'arciprete diventava Padron Ciccio, quello che aveva una mula cattivissima, la Checca che stampava i ferri di cavallo sul sedere... Oppure il vicino di casa che mia mamma, sapendolo un po' scapestrato, tiratardi e qualche volta un po' alticcio, aveva chiamato Arcibaldo come il personaggio creato da Geo McManus." (Federico Fellini)
Quasi sicuramente Girellino e lo zingaro Zarappa, di Antonio Rubino, furono fonte di ispirazione per Fellini nell'ideazione dei personaggi di Gelsomina e Zampanò ne La Strada.
Fu nel dopoguerra che il Corriere dei Piccoli entrò in crisi. In parte pagò il coinvolgimento della testata maggiore, il "Corriere della Sera", nel regime fascista. Ma la ragione della crisi proveniva dagli anni Trenta, da quando erano arrivati in Italia gli eroi americani (Flash Gordon, Cino e Franco, Mandrake ecc.) che venivano pubblicati finalmente senza le novelline rimate. Il vecchio Corriere dei Piccoli continuò invece a vivacchiare ancora nel dopoguerra, puntando sui sempre validi Signor Bonaventura e Bibì e Bibò e il Capitan Cocoricò. Continuavano ad essere pubblicati racconti e romanzi a puntate. Molto accattivanti erano le belle figurine a tema da incollare su cartoncino e ritagliare, per essere poi utilizzate come economici soldatini. Ma tutto questo era troppo poco per rinverdire i fasti dell'anteguerra. La svolta si ebbe nel 1961, quando il nuovo direttore, Guglielmo Zucconi, cambio la veste grafica del "supplemento settimanale del Corriere della Sera". Pur mantenendo il formato tradizionale la copertina divenne più accattivante. Le vignette con le rime vennero del tutto abbandonate e i contenuti furono rivolti a un pubblico meno infantile.
Cominciarono a fare capolino i primi grandi autori come Hugo Pratt e Grazia Nidasio.
Molti fumetti vengono invece importati da oltralpe. Una pagina, di color rosa come le pagine della "Gazzetta dello Sport", viene assegnata allo sport (Corrierino Sport). Molta attenzione viene dedicata alla scuola, con la pubblicazione di cartine e di schede utili per le ricerche. E inoltre sono ideati giochi da incollare su cartoncino. Il 17 marzo del 1968 nasce il nuovo Corriere dei Piccoli. Il formato è ridotto in modo da essere più pratico e maneggevole. Ma non c'è nessuno scossone con il passato. Carlo Triberti, succeduto a Zucconi, rimane direttore responsabile, e le storie proseguono dai numeri precedenti. I fumetti sono soprattutto quelli della scuola belgo-francese.
In questo "nuovo corrierino" ritroviamo l'aviatore Dan Cooper, del belga Albert Weinberg, e Michel Vaillant del francese Jean Graton. Mino Milani prosegue il romanzo a puntate del suo personaggio Tommy River. Pian piano il nuovo Corrierino si arricchirà di quegli autori e quei personaggi che lo renderanno una pietra miliare per gli amanti del fumetto. Sarebbe impossibile enumerarli tutti. Ricordiamo i personaggi demenziali di Jacovitti (Zorry Kid, Cocco Bill), i personaggi comici come Lucky Luke (di Morris e Goscinny), I Puffi (di Peyo), Umpah-Pah (di Uderzo), gli avventurosi come Blueberry (di Charlier e Giraud), Bruno Brazil (di Albert e Vance), Cavalier Ardente (di Craenhals), Michel Vaillant (di Graton), Dan Cooper (di Winberg), Ric Roland (di Tibet e Duchetau), Bernard Prince (di Greg e Hermann), La pattuglia dei castori (di Charlier e Mitaco), Luc Orient (di Greg e Paape).
Riservato alle ragazze (ma sicuramente piacque a tutti) era Valentina Mela Verde, di Grazia Nidasio. Infine non si possono non citare le ricostruzioni storiche di Battaglia e di Toppi.
Nel 1972, con il placet di un referendum fra i lettori svolto qualche anno prima, il Corriere dei Piccoli si trasforma in Corriere dei Ragazzi. L'antica denominazione appariva inadatta a un pubblico prevalentemente adolescenziale, più smaliziato, che evidentemente mal sopportava di essere annoverato tra i "piccoli".
Per altri sedici numeri il Corriere dei Piccoli (destinato oramai a un pubblico di piccolissimi) continuò ad uscire allegato al Corriere dei Ragazzi. Poi, dal maggio del 1972, fu pubblicato in veste autonoma.
C'è da dire che il Corriere dei Ragazzi per qualche anno difese con dignità la fama del suo predecessore. Sulle sue pagine Hugo Pratt pubblicò Corto Maltese. Castelli diede vita a Gli Aristocratici con l'apporto di Tacconi che poté esibire una disinvoltura inconsueta su quelle pagine, in particolare quando tratteggiava Jean, la sensualissima componente del gruppo. Lo stesso Castelli inoltre si scatenava con le demenziali storielline de L'omino bufo. Né gli era da meno Bonvi con il suo Nick Carter. Mentre su testi dello stesso Castelli, di Carpi, di Ventura, si faceva le ossa un disegnatore di mestiere come Paolo Ongaro. Una nota a parte merita Tiziano Sclavi, che inizia a scrivere alcuni gialli proprio per il Corriere dei Ragazzi, con lo pseudonimo di Francesco Argento, realizza sceneggiature anonime per Gli Aristocratici e crea la serie a fumetti Altai & Jonson, per i disegni di Giorgio Cavazzano.
Purtroppo l'editore e i diversi direttori che si succedettero negli ultimi anni della storia del Corriere dei Ragazzi non ebbero il dono della lungimiranza.
Negli anni Settanta l'industria del fumetto era divenuta una sorta di cornucopia. Pareva che fosse sufficiente editare una testata per avere un certo successo in termini di vendite.
Piuttosto che investire per fare affezionare il pubblico a un fumetto popolare ma di qualità ci fu la politica di parecchi editori di proporre fumetti mediocri e a basso costo.
Fu questa la politica che abbracciò a un certo punto anche l'editore del Corriere dei Ragazzi. Nel 1976 la testata si trasformò in "CorrierBoy", un contenitore di fumetti senza qualità, a misura delle testate che in quel periodo vendevano maggiormente in Italia, quali "L'Intrepido" e "Il Monello". A un effimero successo in termini di vendite seguì una rapida crisi e il "CorrierBoy" (nel frattempo divenuto "CorrierBoy - Serie Music") fu costretto a chiudere. Si era nel 1984, quando la crisi dei periodici a fumetti era già piombata su tutte la testate, più o meno popolari, più o meno di qualità.
Si chiudeva così senza gloria una esperienza iniziata settantasei anni prima e la sua fine coincide con la conclusione di un'era fumettistica. In quegli anni il fumetto italiano aveva affrontato una crisi che aveva decimato la maggior parte delle testate e il fumetto stesso stava acquisendo una dimensione diversa, per certi aspetti superiore, elitaria e di qualità, ma perdendo la sua vocazione autenticamente di massa e con quella il gran numero dei suoi lettori che adesso era attratto da media più fruibili e accattivanti.
Probabilmente non è solo un caso che la morte del mediocre epigono del Corrierino cada a cavallo del processo di trasformazione del fumetto in Italia (e anche nel mondo).
Il 27 dicembre 1908 esce il primo numero del "corriere dei piccoli".
La rivista, fondata da Silvio Spaventa Filippi, supplemento illustrato al "Corriere della Sera", fu il primo periodico che diede ampio spazio alle storie disegnate.
Il Corrierino si poneva come obiettivo la formazione e l'educazione dei giovani pargoli della borghesia italiana. Per questo aveva come propria una caratteristica che mantenne nel tempo. Quella cioè di alternare alle storie disegnate pezzi leggeri di divulgazione scientifica, articoli di letteratura (es. su Pascoli, su Carducci), racconti e narrativa di buona qualità. Fra gli autori che scrissero sulle pagine del Corrierino ricordiamo Grazia Deledda e Alfredo Panzini.
In tale contesto il fumetto, nel senso di balloon, venne considerato assolutamente diseducativo in quanto avrebbe disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi. Per questo motivo le nuvolette vennero totalmente bandite dalle tavole. Al loro posto filastrocche a piè della vignetta commentavano il racconto figurato. Tale castrazione non ebbe riguardo neppure per quei personaggi che, importati dall'estero, nascevano in origine a fumetti. Fra questi ricordiamo Fortunello e la mula Checca (Happy Hooligan) di Opper, Buster Brown di Outcault, Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus, Bibì Bibò e il Capitan Cocoricò (Katzenjammer Kids) di Dirks.
La narrativa a fumetti dunque veniva introdotta in Italia privata di una sua parte essenziale. Inoltre, fatto essenziale per la successiva collocazione del fumetto nel panorama culturale italiano, veniva destinata a un pubblico esclusivamente infantile.
Nello stesso periodo negli Stati Uniti i più potenti tycoon della carta stampata, personalità oramai mitiche, come Hearst, Pulitzer, si facevano guerra per avere sui loro giornali i fumetti più amati. Sin da Yellow Kid i fumetti contribuivano a far crescere le vendite, in quanto venivano letti e apprezzati con entusiasmo da un pubblico adulto. In Italia quegli stessi prodotti, spesso straordinari per originalità e fantasia, venivano presi in considerazione esclusivamente per un target infantile.
Le ragioni di tale atteggiamento si può far risalire alla mentalità dell'intellighenzia borghese italiana, aristocraticamente lontana dal popolo che, per questo, non è mai riuscita a comprendere e quindi apprezzare i prodotti popolari, sebbene di qualità.
Il pregiudizio borghese nei confronti della cultura popolare ha fatto sì che per decenni i fumetti fossero considerati un sottoprodotto, buono solo per i bambini o per qualche adulto semianalfabeta.
Nella pubblicazione sul Corriere dei Piccoli il danno maggiore lo subirono i fumetti stranieri, nati per comunicare attraverso i balloon. Gli autori italiani invece furono costretti ad adattarsi da subito e lo fecero con successo, utilizzando le filastrocche con effetto e realizzando personaggi che ebbero successo non solo fra i piccoli lettori, ma anche fra gli adulti che sbirciavano nelle pagine colorate del Corrierino.
I più riusciti personaggi del corrierino furono i personaggi surreali. Come il negretto Bilbolbul, di Attilio Mussino, che si trasformava realizzando alla lettera le metafore. Se era "rosso per la vergogna", il suo volto diventava di colore rosso. Oppure, se correva "gambe in spalla", nella vignetta era disegnato effettivamente con le gambe in spalla, e così via. Così come ebbero grande successo tutti i personaggi di Antonio Rubino, dotato di un personalissimo stile assieme geometrico-lineare e liberty. La fama del Signor Bonaventura, di Sergio Tofano (Sto), valicò addirittura le pagine del giornale e ancora nel dopoguerra fu protagonista di opere teatrali, fiabe sceniche e serie televisive. Giovanni Manca realizzò invece il celebre Pier Cloruro de' Lambicchi. Il personaggio, uno scienziato di vecchio stampo, era il creatore della formidabile "arcivernice", una diavoleria che, spennellata su un personaggio (storico o di fantasia) dipinto su un quadro aveva la particolare virtù di farlo tornare in vità. Di soliti questi personaggi si dimostravano particolarmente litigiosi e finivano per mettere sempre nei guai il povero Pier Cloruro. Fra i personaggi che hanno fatto la storia del Corrierino bisogna ricordare lo sfortunato Marmittone di Bruno Angoletta. Il soldatino di buona volontà, rapato e con in testa la bustina rossa che, sfortunato com'era, alla fine di ogni storia finiva sempre in prigione. E ancora il Sor Pampurio di Carlo Bisi, disegnato come un clown, con i capelli che spuntano come due cespugli riccioluti sotto un grezzo cappello a cilindro. Sor Pampurio è sempre alla ricerca di un appartamento che non trova mai oppure, se lo trova, ne viene sfrattato.
Fenomenale dovette essere la presa che ebbero quei personaggi sull'immaginario dei piccoli lettori italiani, sino a quel momento ristretto entro i limiti di una letteratura per l'infanzia spesso ipocrita, pietistica e supponente. Federico Fellini, i cui film, onirici e visionari, molto devono al fascino surreale dei personaggi del Corrierino ci dà testimonianza delle suggestioni assorbite su quelle pagine colorate:
"...i personaggi di quel foglio colorato non avevano niente a che fare con il mondo che ci circondava. Però erano altrettanto veri del bidello e dell'arciprete. Tanto che alle persone reali affibbiavamo proprio i soprannomi di quei personaggi. Così l'arciprete diventava Padron Ciccio, quello che aveva una mula cattivissima, la Checca che stampava i ferri di cavallo sul sedere... Oppure il vicino di casa che mia mamma, sapendolo un po' scapestrato, tiratardi e qualche volta un po' alticcio, aveva chiamato Arcibaldo come il personaggio creato da Geo McManus." (Federico Fellini)
Quasi sicuramente Girellino e lo zingaro Zarappa, di Antonio Rubino, furono fonte di ispirazione per Fellini nell'ideazione dei personaggi di Gelsomina e Zampanò ne La Strada.
Fu nel dopoguerra che il Corriere dei Piccoli entrò in crisi. In parte pagò il coinvolgimento della testata maggiore, il "Corriere della Sera", nel regime fascista. Ma la ragione della crisi proveniva dagli anni Trenta, da quando erano arrivati in Italia gli eroi americani (Flash Gordon, Cino e Franco, Mandrake ecc.) che venivano pubblicati finalmente senza le novelline rimate. Il vecchio Corriere dei Piccoli continuò invece a vivacchiare ancora nel dopoguerra, puntando sui sempre validi Signor Bonaventura e Bibì e Bibò e il Capitan Cocoricò. Continuavano ad essere pubblicati racconti e romanzi a puntate. Molto accattivanti erano le belle figurine a tema da incollare su cartoncino e ritagliare, per essere poi utilizzate come economici soldatini. Ma tutto questo era troppo poco per rinverdire i fasti dell'anteguerra. La svolta si ebbe nel 1961, quando il nuovo direttore, Guglielmo Zucconi, cambio la veste grafica del "supplemento settimanale del Corriere della Sera". Pur mantenendo il formato tradizionale la copertina divenne più accattivante. Le vignette con le rime vennero del tutto abbandonate e i contenuti furono rivolti a un pubblico meno infantile.
Cominciarono a fare capolino i primi grandi autori come Hugo Pratt e Grazia Nidasio.
Molti fumetti vengono invece importati da oltralpe. Una pagina, di color rosa come le pagine della "Gazzetta dello Sport", viene assegnata allo sport (Corrierino Sport). Molta attenzione viene dedicata alla scuola, con la pubblicazione di cartine e di schede utili per le ricerche. E inoltre sono ideati giochi da incollare su cartoncino. Il 17 marzo del 1968 nasce il nuovo Corriere dei Piccoli. Il formato è ridotto in modo da essere più pratico e maneggevole. Ma non c'è nessuno scossone con il passato. Carlo Triberti, succeduto a Zucconi, rimane direttore responsabile, e le storie proseguono dai numeri precedenti. I fumetti sono soprattutto quelli della scuola belgo-francese.
In questo "nuovo corrierino" ritroviamo l'aviatore Dan Cooper, del belga Albert Weinberg, e Michel Vaillant del francese Jean Graton. Mino Milani prosegue il romanzo a puntate del suo personaggio Tommy River. Pian piano il nuovo Corrierino si arricchirà di quegli autori e quei personaggi che lo renderanno una pietra miliare per gli amanti del fumetto. Sarebbe impossibile enumerarli tutti. Ricordiamo i personaggi demenziali di Jacovitti (Zorry Kid, Cocco Bill), i personaggi comici come Lucky Luke (di Morris e Goscinny), I Puffi (di Peyo), Umpah-Pah (di Uderzo), gli avventurosi come Blueberry (di Charlier e Giraud), Bruno Brazil (di Albert e Vance), Cavalier Ardente (di Craenhals), Michel Vaillant (di Graton), Dan Cooper (di Winberg), Ric Roland (di Tibet e Duchetau), Bernard Prince (di Greg e Hermann), La pattuglia dei castori (di Charlier e Mitaco), Luc Orient (di Greg e Paape).
Riservato alle ragazze (ma sicuramente piacque a tutti) era Valentina Mela Verde, di Grazia Nidasio. Infine non si possono non citare le ricostruzioni storiche di Battaglia e di Toppi.
Nel 1972, con il placet di un referendum fra i lettori svolto qualche anno prima, il Corriere dei Piccoli si trasforma in Corriere dei Ragazzi. L'antica denominazione appariva inadatta a un pubblico prevalentemente adolescenziale, più smaliziato, che evidentemente mal sopportava di essere annoverato tra i "piccoli".
Per altri sedici numeri il Corriere dei Piccoli (destinato oramai a un pubblico di piccolissimi) continuò ad uscire allegato al Corriere dei Ragazzi. Poi, dal maggio del 1972, fu pubblicato in veste autonoma.
C'è da dire che il Corriere dei Ragazzi per qualche anno difese con dignità la fama del suo predecessore. Sulle sue pagine Hugo Pratt pubblicò Corto Maltese. Castelli diede vita a Gli Aristocratici con l'apporto di Tacconi che poté esibire una disinvoltura inconsueta su quelle pagine, in particolare quando tratteggiava Jean, la sensualissima componente del gruppo. Lo stesso Castelli inoltre si scatenava con le demenziali storielline de L'omino bufo. Né gli era da meno Bonvi con il suo Nick Carter. Mentre su testi dello stesso Castelli, di Carpi, di Ventura, si faceva le ossa un disegnatore di mestiere come Paolo Ongaro. Una nota a parte merita Tiziano Sclavi, che inizia a scrivere alcuni gialli proprio per il Corriere dei Ragazzi, con lo pseudonimo di Francesco Argento, realizza sceneggiature anonime per Gli Aristocratici e crea la serie a fumetti Altai & Jonson, per i disegni di Giorgio Cavazzano.
Purtroppo l'editore e i diversi direttori che si succedettero negli ultimi anni della storia del Corriere dei Ragazzi non ebbero il dono della lungimiranza.
Negli anni Settanta l'industria del fumetto era divenuta una sorta di cornucopia. Pareva che fosse sufficiente editare una testata per avere un certo successo in termini di vendite.
Piuttosto che investire per fare affezionare il pubblico a un fumetto popolare ma di qualità ci fu la politica di parecchi editori di proporre fumetti mediocri e a basso costo.
Fu questa la politica che abbracciò a un certo punto anche l'editore del Corriere dei Ragazzi. Nel 1976 la testata si trasformò in "CorrierBoy", un contenitore di fumetti senza qualità, a misura delle testate che in quel periodo vendevano maggiormente in Italia, quali "L'Intrepido" e "Il Monello". A un effimero successo in termini di vendite seguì una rapida crisi e il "CorrierBoy" (nel frattempo divenuto "CorrierBoy - Serie Music") fu costretto a chiudere. Si era nel 1984, quando la crisi dei periodici a fumetti era già piombata su tutte la testate, più o meno popolari, più o meno di qualità.
Si chiudeva così senza gloria una esperienza iniziata settantasei anni prima e la sua fine coincide con la conclusione di un'era fumettistica. In quegli anni il fumetto italiano aveva affrontato una crisi che aveva decimato la maggior parte delle testate e il fumetto stesso stava acquisendo una dimensione diversa, per certi aspetti superiore, elitaria e di qualità, ma perdendo la sua vocazione autenticamente di massa e con quella il gran numero dei suoi lettori che adesso era attratto da media più fruibili e accattivanti.
Probabilmente non è solo un caso che la morte del mediocre epigono del Corrierino cada a cavallo del processo di trasformazione del fumetto in Italia (e anche nel mondo).
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