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domenica 8 giugno 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è l'8 giugno. 

L'8 giugno 1887 Herman Hollerith brevetta il calcolatore a schede perforate.

I computer di qualche decennio fa, prima ancora dell’avvento del Personal Computer, si interfacciavano con l’utilizzatore tramite schede di cartoncino di dimensioni ben codificate, simili per dimensioni e consistenza ai biglietti ferroviari cartacei di qualche anno fa. Le schede, brevettate da Herman Hollerith nel 1887, furono utilizzate con le schedatrici meccaniche e impiegate per la prima volta nel 1890 per il censimento dei cittadini degli Stati Uniti. A loro volta le schede perforate di Hollerith (che più tardi fonderà la International Business Machines, ossia l’IBM) si ispiravano alle schede metalliche del 1801 inventate da Joseph Jacquard per automatizzare il funzionamento di telai per tessitura.

Il passaggio dalle schedatrici meccaniche ai primi computer elettronici e la creazione di linguaggi evoluti decretò il successo e la diffusione del calcolo computerizzato, ma sarà ancora lunga la strada da percorrere verso il boom del personal computer dotato di tastiera autonoma pronta a dialogare direttamente con l’utilizzatore.

Per fare un esempio, per scrivere una tesi di laurea agli inizi degli anni ’70 all'università di Padova, si doveva scrivere a mano il programma in linguaggio Fortran (da “Formula Translation”, privilegiato per i calcoli scientifici), passare il tabulato ad un ufficio in cui personale specializzato (in genere femminile) provvedeva a trasferire su schede perforate le linee del programma (una scheda per ogni riga). 

Una volta perforate, le schede venivano lette da una speciale macchina che trasformava le perforazioni in impulsi elettrici binari tramite contatti striscianti, che consentivano il passaggio di corrente in corrispondenza dei fori nelle schede o, successivamente, mediante lettori a fibre ottiche.

I segnali venivano quindi inviati via cavo all’Università di Bologna, dove si trovava fisicamente l’elaboratore elettronico (a Casalecchio di Reno, presso il CINECA), al quale l’Università di Padova aveva accesso ad orari prefissati. I risultati dell’elaborazione venivano poi ritrasmessi via telescrivente alla sede del servizio elaborazione dati dell’Università di Padova, dove i vari studenti o ricercatori attendevano con ansia il risultato delle loro fatiche. Spesso un banalissimo errore di trascrizione nel tabulato iniziale, come ad esempio scambiare un punto con una virgola o viceversa, causava l’interruzione del calcolo con la restituzione della scritta “Fatal Error” seguito dal “dump” della memoria del computer, costituito da una (apparentemente) caotica sequenza di numeri e lettere comprensibili solo (e non sempre) agli addetti. Tutto questo veniva seguito da una affannosa ricerca dell’errore (o di più errori…) tra le righe del programma e, con l’attesa di poter riproporre il tabulato corretto alle perforatrici, (come generalmente venivano chiamate le addette al trasferimento del tabulato alle schede perforate) se ne andavano intere giornate di lavoro.

Successivamente, furono adottati computer IBM dotati di dischi rigidi intercambiabili da ben 500kB (grandi come una pizza e spessi vari centimetri), ma essi richiedevano comunque, per essere utilizzati, il tramite delle perforatrici, la cui disponibilità doveva sempre venire diplomaticamente curata.

In sostanza, in quel tempo, indicativamente fino alla prima metà degli anni ’80, la scheda perforata, oltre che l’interfaccia uomo-computer, costituiva la ROM (le prime schede del “pacchetto” contenevano il sistema di “boot”), la RAM e il supporto per la memoria di massa (con il programma e, separatamente, i dati in input) del calcolatore (Per lungo tempo la scheda perforata sarà presente anche nell’immaginario collettivo come simbolo stesso della misteriosa potenza dei calcolatori elettronici) .

Il passaggio obbligato dei dati da inserire nel computer (allora era più in uso il nome un po’ roboante di “cervello elettronico”) attraverso le tastiere delle perforatrici rallentava molto i lavori più routinari, quali ad esempio in ambito sanitario gli esami di laboratorio o gli esami radiologici.

Ecco dunque una semplice soluzione: schede di cartoncino pre-fustellate con stampati in chiaro i dati necessari per la prenotazione, effettuabile dall’impiegato addetto direttamente nelle segreterie di reparto o agli sportelli, semplicemente forando manualmente la scheda nei punti prestabiliti mediante la semplice pressione di un apposito punzone. Le schede venivano poi raccolte ed inviate al Servizio Elaborazione Dati, per la preparazione dei tabulati con le prenotazioni e delle etichette da applicare ai vari flaconi o alle buste per la conservazione delle pellicole radiografiche.

E’ difficile ai nostri giorni rendersi conto del progresso compiuto (anche per chi ha vissuto le travolgenti tappe di questa evoluzione); al giorno d’oggi si possono trovare nelle tasche di qualsiasi ragazzino quei minuscoli oggetti , noti con il nome di “smartphone”, con sistemi di calcolo dotati di tastiere virtuali, di memorie decine di migliaia di volte più capienti, di velocità di calcolo infinitamente superiori, di schermi ad alta risoluzione a milioni di colori, completi di interfacce vocali, di fotocamera e di capacità di comunicazioni istantanee senza fili a distanza planetaria, in grado di fornirti sui due piedi una infinità di informazioni, tramite internet. E’ difficile, ma ricordare può aiutarci ad apprezzare più consapevolmente l’impressionante percorso dell’ingegno umano.

mercoledì 23 giugno 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 giugno.
Il 23 giugno 1912 nacque Alan Turing, passato alla storia come uno dei pionieri dello studio della logica dei computer e come uno dei primo ad interessarsi all'argomento dell'intelligenza artificiale. Nato il 23 giugno 1912 a Londra ha ispirato i termini ormai d'uso comune nel campo dell'informatica come quelli di "Macchina di Turing" e di "Test di Turing".
Più nello specifico, si può dire che come matematico ha applicato il concetto di algoritmo ai computer digitali e la sua ricerca nelle relazioni tra macchine e natura ha creato il campo dell'intelligenza artificiale.
Interessato soltanto alla matematica e alla scienza iniziò la sua carriera come matematico al King's College alla Cambridge University nel 1931.
A scuola non aveva un gran successo, data la sua tendenza ad approfondire esclusivamente cose che lo interessassero sul serio. Solo la grandissima amicizia con Christopher Morcom, apparentemente molto più promettente di lui e molto più sistematico gli permise di iniziare la sua carriera universitaria: l'amico, però, morì purtroppo di tubercolosi due anni dopo il loro incontro. Ma il segno che lasciò sull'animo dell'amico fu profondo e significativo, inducendo Turing a trovare dentro di sé la determinazione necessaria per continuare gli studi e la ricerca.
Dobbiamo quindi a Morcom moltissimo, se consideriamo che grazie al suo sostegno morale e al suo incitamento, indusse una grande mente come Turing a sviluppare le sue immense potenzialità. Tanto per fare un esempio, Turing arriverà a scoprire, cinque anni prima di Gödel, che gli assiomi della matematica non potevano essere completi, un'intuizione che mise in crisi la convinzione che la matematica, in quanto scienza perfettamente razionale, fosse aliena da qualsiasi tipo di critica.
Si presentava comunque per Turing un compito veramente arduo: riuscire a provare se ci fosse o meno un modo per determinare se un certo teorema fosse esatto oppure no. Se questo fosse stato possibile, allora tutta la matematica si sarebbe potuta ridurre al semplice calcolo. Turing, secondo le sue abitudini, affrontò questo problema in mondo tutt'altro che convenzionale, riducendo le operazioni matematiche ai loro costituenti fondamentali. Operazioni tanto facili che potevano essere di fatto svolte da una macchina.
Trasferitosi alla Princeton University, dunque, il grande matematico iniziò ad esplorare quella che poi verrà definita come la "Macchina di Turing" la quale, in altri termini, non rappresenta altro che un primitivo e primordiale "prototipo" del moderno computer. L'intuizione geniale di Turing fu quella di "spezzare" l'istruzione da fornire alla macchina in una serie di altre semplici istruzioni, nella convinzione che si potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema: un processo non dissimile da quello affrontato dai programmatori odierni.
Durante la seconda guerra mondiale Turing mise le sue capacità matematiche al servizio del "Department of Communications" inglese per decifrare i codici usati nelle comunicazioni tedesche, un compito particolarmente difficile in quanto i tedeschi avevano sviluppato un tipo di computer denominato "Enigma" che era capace di generare un codice che mutava costantemente. Durante questo periodo al "Department of Communications", Turing ed i suoi compagni lavorarono con uno strumento chiamato "Colossus" che decifrava in modo veloce ed efficiente i codici tedeschi creati con "Enigma". Si trattava, essenzialmente, di un insieme di servomotori e metallo, ma era il primo passo verso il computer digitale.
Dopo questo contributo fondamentale allo sforzo bellico, finita la guerra continuò a lavorare per il "National Physical Laboratory" (NPL), continuando la ricerca nel campo dei computer digitali. Lavorò nello sviluppo all'"Automatic Computing Engine" (ACE), uno dei primi tentativi nel creare un vero computer digitale. Fu in questo periodo che iniziò ad esplorare la relazione tra i computer e la natura. Scrisse un articolo dal titolo "Intelligent Machinery", pubblicato poi nel 1969. Fu questa una delle prime volte in cui sia stato presentato il concetto di "intelligenza artificiale". Turing, infatti, era dell'idea che si potessero creare macchine che fossero capaci di simulare i processi del cervello umano, sorretto dalla convinzione che non ci sia nulla, in teoria, che un cervello artificiale non possa fare, esattamente come quello umano (in questo aiutato anche dai progressi che si andavano ottenendo nella riproduzione di "simulacri" umanoidi, con la telecamera o il magnetofono, rispettivamente "protesi" di rinforzo per l'occhio e la voce).
Turing, insomma, era dell'idea che si potesse raggiungere la chimera di un'intelligenza davvero artificiale seguendo gli schemi del cervello umano. A questo proposito, scrisse nel 1950 un articolo in cui descriveva quello che attualmente è conosciuto come il "Test di Turing". Questo test, una sorta di esperimento mentale (dato che nel periodo in cui Turing scriveva non vi erano ancora i mezzi per attuarlo), prevede che una persona, chiusa in una stanza e senza avere alcuna conoscenza dell'interlocutore con cui sta parlando, dialoghi sia con un altro essere umano che con una macchina intelligente. Se il soggetto in questione non riuscisse a distinguere l'uno dall'altra, allora si potrebbe dire che la macchina, in qualche modo, è intelligente.
Turing lasciò il National Physical Laboratory prima del completamento dell'"Automatic Computing Engine" e si trasferì alla University of Manchester dove lavorò alla realizzazione del Manchester Automatic Digital Machine (MADAM), con il sogno non tanto segreto di poter vedere, a lungo termine, la chimera dell'intelligenza artificiale finalmente realizzata.
Personalità fortemente tormentata (anche a causa di una omosessualità vissuta con estremo disagio), dalle mille contraddizioni e capace di stranezze e bizzarrie inverosimili, Turing morì suicida, appena quarantenne, il 7 giugno 1954.
Dopo tanti anni dal suicidio di Turing, ampiamente spiegabile con il trattamento persecutorio a lui riservato per la sua omosessualità, solamente il 10 settembre 2009 vi è stata una dichiarazione di scuse ufficiali da parte del governo del Regno Unito, formulata dal primo ministro Gordon Brown, e solo dopo una petizione e una campagna Internet. Brown ha riconosciuto che Alan Turing fu oggetto di un trattamento omofobico.
Nel 2012, centenario della nascita di Turing, la Royal Mail ha dedicato un francobollo alla sua memoria; è, però, solo leggendone l'iscrizione ("Alan Turing 1912-1954 Mathematician and WWII code breaker") che si può risalire all'identità del commemorato, dato che il francobollo non ne ritrae il volto bensì mostra la macchina Bomba britannica di cui Turing sviluppò il progetto.

martedì 27 aprile 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 27 aprile.
Il 27 aprile 1981 la XEROX presenta la prima interfaccia grafica per computer che sfrutta un puntatore esterno alla tastiera, chiamato mouse. Era stato inventato 14 anni prima, ma non era mai stato sfruttato appieno proprio per la mancanza di una interfaccia adatta.
La storia strana e bizzarra del mouse inizia 54 anni fa quando Douglas Engelbart, ricercatore del Istituto tecnologico del Massachusetts (MIT), si presenta per la prima volta al centro dell'IBM per presentare la sua nuova invenzione, il Topo Meccanico. Incredibilmente l'IBM rifiuta l'offerta non credendo al successo e all'utilità di un oggetto che avesse un nome del genere. E' la XeroX a investire sul progetto di Engelbart e nasce il primo mouse meccanico ("Bug" il primo mouse Bug di legno); inizia la delicata missione di ridurre la distanza tra uomo e macchina.
Totalmente rivestito in legno, dotato di due levette per il movimento in orizzontale e in verticale,  il primo mouse anticipa l'interazione elettronica con lo spazio bidimensionale già prima della nascita del personal computer. Meno di dieci anni dopo Bill English riprende il meccanismo di Engelbart e da vita al primo mouse interamente in plastica e dotato di una sfera per registrare i movimenti in tutte le direzioni.
Bisogna aspettare gli anni 80 per ufficializzare l'ingresso di questo misterioso oggetto nelle case di tutti gli utenti. E' Steve Jobs, padron di casa Apple e inventore del primo computer da scrivania Macintosh, a introdurre e integrare il mouse nei personal computer di tutti gli utenti. Inizia la prima vera diffusione su larga scala del mouse che nel frattempo riceve sempre più consensi e diventa centrale nel rapporto uomo-elaboratore. Si sviluppano diversi modelli, il mouse cambia le sue caratteristiche tecniche e soprattutto cambia pelle.
Scompare nel frattempo la sfera sottostante, sostituita da un led luminoso a infrarossi che garantisce maggiore precisione e velocità nel suo utilizzo. Mouse senza fili, coloratissimi, personalizzati e personalizzabili, di dimensioni sempre più piccole e dalle forme più strane invadono il mercato: il topo elettronico da strumento si trasforma in puro gadget. Anche l'industria dell'intrattenimento scopre l'utilità del mouse e l'Atari lancia Football, una sfera a misura di mano per interagire meglio con i giochi della fiorente consolle.
Oggi la sua utilità lascia spazio all'evoluzione tecnologica che nel frattempo ha dato vita a nuovi strumenti di interazione tattile e vocale. Il computer diventa più intelligente e il topo più famoso e carino al mondo sarà destinato a scomparire ma negli anni il suo contributo è stato fondamentale, il mouse ha dato vita ad un rapporto nuovo tra uomini e computer. Non ci rimane che dire missione compiuta e augurare tanti auguri a questo utilissimo oggetto!

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