Buongiorno, oggi è il 5 ottobre.
Il 5 ottobre 1892 in una sparatoria a Coffeyville la terribile banda Dalton viene quasi completamente annientata.
I fratelli Dalton crebbero in un luogo selvaggio in tempi selvaggi: sul confine dei Territori Indiani, nelle vicinanze di Coffeyville, Kansas. Per un breve periodo servirono la legge in qualità di Marshall. Il fratello maggiore, Frank Dalton, ricevette l’incarico di Marshall di corte federale a Forte Smith. Il 27 novembre 1887, durante una sparatoria con la Banda Smith-Dixon, venne colpito ed ucciso. Grat Dalton, che insieme al fratello Bill si era trasferito in California, tornò nei Territori Indiani e continuò laddove il fratello maggiore aveva dovuto lasciare. Lavorando come marshall, durante l’arresto di un sospetto fu colpito al braccio da un proiettile e nel 1889 ricevette l’incarico di marshall per la corte di Muskogee.
Bob Dalton era marshall per la corte federale di Wichita, Kansas; operava nella Nazione Osage e spesso affiancava il fratello Frank. Anche Emmet Dalton collaborava con i fratelli, ma si guadagnava da vivere lavorando soprattutto come cowboy nel Ranch Bar X Bar, nei pressi della Pawnee Agency.
Fu proprio nel ranch che Emmet incontrò due dei futuri membri della Banda: Bill Doolin e William St Power, alias Bill Powers, alias Tom Evans. Sono scarse le notizie circa Bill Power. Tutto ciò che sappiamo è che si spinse dal Texas fino ai Territori seguendo un sentiero tracciato dalle mandrie dei Pecos. Emmett fece la conoscenza dei futuri membri della banda, tutti cowboys operanti nei vicini ranch. Erano Charlie Pierce, George Newcomb, Charlie Bryant, e Richard (Dick) Broadwell, alias Texas Jack alias John Moore.
Dick Broadwell apparteneva ad una famiglia abbiente dei pressi di Hutchinson, Kansas. All’apertura dei Territori in Oklahoma ottenne una concessione di terreno nella zona dei Cowboy Flats. Incontrò e si innamorò della giovane donna che possedeva il territorio di fianco al suo. Le chiese di sposarlo. Lei accettò e propose di vendere entrambi i territori e di trasferirsi insieme a Fort Worth, Texas, dove poi lei scomparve con tutti i soldi. Dick tornò nei Territori e cominciò a lavorare nei ranch.
Charlie Pierce veniva dalla contea del Blue River, Missouri. Si trasferì nella Nazione Indiana per evitare guai nel Missouri, stabilendosi nella contea Pawnee. Passò del tempo nella prigione di Forte Smith per traffico illegale di whisky.
George Newcomb, conosciuto anche come Bitter Creek Newcomb, veniva da Forte Scott, Texas. All’età di dodici anni Newcomb iniziò la sua carriera di cowboy lavorando per C.C. Slaughter al Long S Ranch in Texas. Più tardi si trasferì nei Territori.
Charlie Bryant veniva dalla contea di Wise, Texas. Aveva un’ustione da polvere da sparo sulla guancia e per questo veniva chiamato Black Faced Charlie ( Charlie Faccia Nera ). Nel periodo in cui serviva la legge in qualità di poliziotto della Nazione Osage, venne accusato di traffico di whisky. Nello stesso periodo anche Grat Dalton ebbe dei guai e fu dismesso dal suo incarico di marshall per condotta non appropriata ad un ufficiale. Nonostante non fossero più ufficiali lavorarono ancora come uomini dei marescialli. Lo stipendio però non era più lo stesso.
Nel luglio del 1890 Bob, Grant ed Emmett furono accusati di aver rubato cavalli vicino a Claremore I.T. e di averli poi venduti in Kansas. Con gli uomini degli sceriffi alle calcagna Bob ed Emmett lasciarono i Territori dirigendosi verso la California. Grat fu arrestato, rinchiuso in prigione e successivamente rilasciato per mancanza di prove evidenti. Anche lui lasciò i territori per unirsi ai fratelli, in California. Lì i ragazzi si unirono al fratello Bill e gli eventi li videro ben presto ancora alle prese con la violazione della legge. Nella notte del 6 febbraio 1891 il convoglio ferroviario della Southern Pacific RR venne assalito e derubato ad Alila, California. Vennero accusati i fratelli Dalton. Ancora una volta Bob ed Emmett fuggirono con gli sceriffi alle calcagna. Grat e Bill furono arrestati. Bob ed Emmett tornarono nei Territori ma la legge, che si ricordava ancora di loro, faceva bruciare il terreno sotto i loro piedi. Nascosti nelle Nazioni Indiane, i ragazzi si accordarono con i vecchi compagni di ranch di Emmett, Charlie Bryant e Bitter Creek Newcomb, per un assalto al treno a Wharton, Territori Osage, maggio 1891. La banda si appropriò di 1.745 dollari appartenenti alle ferrovie. Poco tempo dopo Charlie Bryant si ammalò e fu portato per una visita medica a Hennessey, T.O.
Il marshall Ed Short vide Bryant nel momento in cui venne portato in città e lo arrestò nell’hotel in cui era stato ricoverato. Non essendoci prigioni ad Hennessey il marshall decise di trasferire il prigioniero, via ferrovia, nella prigione federale a Wichita. Durante il trasferimento Bryant operò un disperato tentativo di evasione. Si procurò una pistola e ingaggiò uno spaventoso conflitto a fuoco con il marshall. Entrambi gli uomini morirono sotto i colpi reciproci.
Il successivo colpo della Banda avvenne ai danni del treno Katy a Leiaetta, nei pressi di Wagoner I. T.
Al fianco di Bob ed Emmett c’erano Bitter Creek Newcomb, Bill Powers, Dick Broadwell, Charlie Pierce e Bill Doolin. Nella notte del 15 settembre 1891 il treno fu fermato ed assalito, il bottino ammontava a 2.500 dollari. Nel frattempo, il 3 luglio 1891, in California, una giuria riconobbe Grat Dalton colpevole dell’assalto al treno di Alila. Nell’attesa della sentenza Grat evase, era il 18 settembre, dirigendosi verso l’Oklahoma. Si unì prontamente ai suoi fratelli. Sul finire del maggio del 1892 i tre Dalton si unirono a Pierce, Newcomb, Powers, Broadwell e Doolin per un altro colpo al treno.
Il 1 giugno 1892, nella stazione di Red Rock, si posizionarono aspettando il convoglio in arrivo. La banda però fiutò qualcosa di sospetto e decise di non intervenire, aspettando invece il treno successivo, ed assalendolo. In effetti il primo convoglio ospitava guardie armate a protezione di 70.000 dollari appartenenti alla Sac and Fox. Sfortunatamente il treno successivo regalò loro un bottino ben più misero. La banda si allontanò con soli 50 dollari!
Il 14 luglio 1892 la banda eseguì il suo ultimo assalto ferroviario a Adair.
Anche questa volta il treno era pieno di guardie, ma la banda lavorò così silenziosamente e così velocemente che i marescialli si accorsero solo all’ultimo momento di quanto stava accadendo proprio sotto al loro naso. Ci fu una breve ma feroce sparatoria durante la quale un innocente passante rimase ucciso ed un altro venne ferito. I banditi scapparono illesi con un bottino di entità sconosciuta.
Dopo il colpo di Adair la banda si divise ed ognuno andò per la propria strada. Con la legge alle calcagna i Dalton pianificarono un ultimo colpo per garantirsi un cospicuo bottino e lasciare poi il paese. Il piano prevedeva una doppia rapina: due banche contemporaneamente, due banche dello stesso paese. Si sarebbero così garantiti il denaro per lasciare il paese, ed un posto nella Storia per aver eseguito un colpo mai tentato da nessun’altra banda.
La località perfetta per questo colpo era Coffeyville, Kansas, la città dei Dalton.
Alle 9.30 del mattino del 5 ottobre 1892, cinque membri della Banda Dalton (Grat Dalton, Emmett Dalton, Bob Dalton, Bill Powers e Dick Broadwell) entrarono cavalcando nella cittadina di Coffeyville, Kansas.
Fin dall’inizio però il loro piano prese una piega indesiderata. Il posto in cui avrebbero dovuto legare i cavalli era stato rimosso per lavori di riparazione alla strada; furono quindi costretti ad utilizzare un vicolo poco distante – una scelta fatale. Per nascondere la loro vera identità (Coffeyville era il loro paese) due dei Dalton indossavano parrucche e barba finta. Nonostante ciò i membri della banda vennero riconosciuti mentre attraversavano la vasta piazza, separandosi e dirigendosi verso le due banche. Cittadini sospettosi spiarono attraverso le grandi vetrate delle banche mentre i rapinatori estraevano le loro pistole.
Qualcuno in strada gridò “stanno rapinando la banca!”
I cittadini si affrettarono ad armarsi posizionandosi nei pressi dell’edificio, pronti a fare fuoco. La sparatoria che seguì durò poco meno di quindici minuti. Un breve lasso di tempo in cui quattro cittadini persero la vita, quattro membri della banda restarono sul campo sotto i colpi dei proiettili e una piccola cittadina del Kansas fece il suo ingresso nella storia.
“Anatomia Di Una Sparatoria”: è questo il titolo del dettagliato racconto che David Elliott, editore del giornale locale, pubblicò poco dopo il fatto. Riprendiamo il suo racconto dal momento in cui la banda smontò da cavallo per dirigersi verso gli obbiettivi prefissati.
“…Dopo aver attraversato la piazza gli uomini accelerarono il passo e mentre tre di loro irruppero nella banca C.M. Condon & Co. dalla porta a sud-ovest, gli altri due entrarono nell’edificio della First National Bank direttamente dall’ ingresso principale. Un cittadino che stava osservando fu preso dal panico nel momento in cui vide che, all’interno della Condon & Co., un membro della banda puntava un Winchester dritto sul viso del cassiere. Resosi conto della drammatica situazione, l’osservatore si fece forza e gridò in direzione della piazza: ‘stanno rapinando la banca!’ Diverse persone udirono il grido di allarme e passarono la parola velocemente. Nello stesso tempo alcuni cittadini videro gli altri due membri della banda entrare nella First National Bank, indovinandone lo scopo, osservandoli intimare il ‘mani in alto’ alle persone all’interno dell’edificio. Lanciarono immediatamente l’allarme verso la zona est della vasta piazza e nel giro di pochi secondi una dozzina di uomini armati di Winchester e pistole erano già posizionati, pronti a fermare la fuga degli indesiderati visitatori.”
Bill Powers, Dick Broadwell e Grat Dalton rapinavano la C. M. Condon Bank, Bob ed Emmett Dalton si occupavano della First National Bank. All’interno della Condon, tre impiegati, minacciati dalle canne dei fucili, furono forzati a riempire di dollari le borse dei rapinatori. Un coraggioso impiegato disse ai Dalton che la cassaforte a tempo non si sarebbe aperta prima di 10 minuti (era un’informazione falsa). I rapinatori decisero quindi di aspettare ma i cittadini cominciarono ad aprire il fuoco.
“Proprio in quel momento cruciale i cittadini posizionati all’esterno della Condon & Co. aprirono il fuoco. Proiettili di Winchester e di pistole sibilarono verso la banca, frantumando le vetrate e saettando all’interno dell’edificio. Bill Powers e Dick Broadwell risposero al fuoco dall’interno, sparando ognuno dai quattro ai sei proiettili in direzione dei cittadini. La sparatoria si fece incandescente. Resosi conto di quanto stava avvenendo, Grat Dalton chiese se ci fosse un’uscita secondaria sul retro dell’edificio. Alla risposta negativa ordinò a due degli impiegati – Mr. Ball e Mr. Carpenter – di portare la borsa piena di dollari verso porta principale. Il fuoco esploso dai cittadini posizionati all’esterno della banca divenne terrificante; i proiettili fischiarono così intensamente e così vicino alle teste che tutti – rapinatori ed impiegati – cercarono riparo nella stanza più arretrata. Qualcuno vicino alla porta a sud-ovest esclamò ‘Sono stato colpito! Non posso usare il braccio, non posso più sparare!‘ “
Nel frattempo una scena simile si stava verificando nella First National Bank, dove Bob ed Emmett Dalton obbligarono gli impiegati a riempire le borse di dollari. Facendosi scudo degli impiegati, i rapinatori tentarono di uscire dall’edificio, ma furono ricacciati indietro dall’intensità dei colpi di fucile: “Lui (Bob Dalton) ordinò a tre impiegati di incamminarsi di fronte a lui, verso la porta principale. I bancari stavano per uscire sulla piazza quando Emmet gridò a Bob: ‘attenzione alla tua sinistra!’ Due colpi vennero sparati in loro direzione dalla porta della bottega del droghiere, ma nessuno dei due andò a segno. Rientrarono nella banca e Bob, ripresentandosi di nuovo sulla porta principale, alzò il Winchester, prese la mira e sparò in direzione sud. Emmett teneva il fucile sotto il braccio mentre legava con un laccio il sacco contenente il bottino. Ordinarono ad alcuni uomini di condurli verso la porta sul retro; Mr. Shepard li accompagnò all’uscita posteriore, i banditi uscirono allo scoperto nel vicolo. Fu qui che cominciò lo sporco disperato lavoro di quei dannati criminali.”
Molti dei cittadini si riunirono nel Magazzino Isham, nelle immediate vicinanze delle due banche. Oltre a rifornire i cittadini di pistole, fucili e munizioni, il magazzino offriva un’eccellente visuale delle due banche e del vicolo in cui la banda aveva lasciato i cavalli.
“Nel momento in cui Grat Dalton e i suoi compagni, Dick Broadwell e Bill Powers, uscirono dalla banca appena saccheggiata (la C. M. Condon Bank), finirono sotto i colpi sparati dagli uomini posizionati all’interno del magazzino Isham. Grat Dalton e Bill Powers furono feriti a morte dopo soli pochi passi. Si vide la polvere sollevarsi dai loro vestiti, e Powers cercò disperatamente riparo sul retro di una bottega confinate. La porta era chiusa e nessuno rispose alla sua richiesta di aiuto. Si trascinava verso il suo cavallo reggendosi con il Winchester quando un successivo proiettile lo colpì alla schiena. Cadde senza vita ai piedi di quel cavallo che lo aveva accompagnato nelle sue numerose scorribande all’insegna del crimine. Grat Dalton, riparandosi dietro una cisterna d’olio, riuscì a raggiungere un fienile sul lato sud del vicolo…”
In quel momento il Marshall Connelly correva in direzione dei cavalli dei banditi, dal punto a sud del Vicolo della Morte. Il marshall irruppe quindi nel vicolo con la faccia rivolta ai cavalli e con la schiena rivolta al sanguinario Dalton. Quest’ultimo fu visto mentre alzava il Winchester e, senza nemmeno mirare, colpiva in pieno la schiena del coraggioso ufficiale, che cadde faccia in avanti, a meno di sei metri dal suo assassino. Nel frattempo Dick Broadwell trovò riparo nei giardini della Compagnia Long-Bell Lumber, e lì rimase alcuni istanti a riprendere fiato: era stato ferito alla schiena. Dopo la caduta di Grat Dalton e Bill Powers ci fu una breve tregua nella sparatoria. Broadwell ne approfittò per uscire dal suo nascondiglio, montare a cavallo e tentare la fuga.
Un proiettile partito dalla carabina di John Kloehr (un cittadino) insieme ad una sventagliata di proiettili sparati dal fucile di Carey Seaman colpì Broadwell ancora prima che si potesse realmente muovere. Sanguinante e moribondo si aggrappò al cavallo, uscendo dal paese. Il suo cadavere fu trovato sul ciglio della strada, mezzo miglio ad ovest di Coffeyville.
Mentre il marshall Connelly cadeva sotto i colpi dei proiettili, Bob ed Emmett Dalton, scappati dalla First National Bank, correvano verso il Vicolo della Morte attraverso un vicolo vicino, entrando dall’imbocco a nord. All’incrocio dei vicoli i due sorpresero F. D. Benson che, arrampicandosi, cercava di entrare da un finestra laterale con un fucile in mano. Bob gli sparò da una distanza di circa nove metri, mancandolo e colpendo la finestra, mandando in frantumi il vetro. Entrando nel vicolo, Bob lanciò un’occhiata ai tetti degli edifici per assicurarsi che non ci fosse pericolo. In quel preciso istante gli uomini all’interno del magazzino Isham mirarono e fecero fuoco. Fu in questo momento che il noto leader della Banda dei Dalton ricevette le ferite più serie. Barcollò attraverso il vicolo, sedendosi sopra un mucchio di pietre, nei pressi della prigione. A dimostrazione della sua natura disperata, continuò imperterrito a sparare dal quella posizione. La sua mira vacillava e i proiettili seguivano traiettorie bizzarre. Si alzò in piedi, cercò riparo in un vecchio fienile a ovest della prigione e, sporgendosi dall’angolo a sud-ovest, continuò a sparare colpi in direzione dei suoi persecutori. Un proiettile partito dal fucile di Mr. Kloehr colpì il bandito in pieno petto, facendolo cadere di schiena sul mucchio di pietre circostante.
Dopo aver ucciso il Marshall Connelly, Grat Dalton tentò ancora una volta di raggiungere il proprio cavallo. Passò di fianco alla sua vittima e aveva percorso solo pochi metri quando l’inesorabile fucile di John Kloehr si fece sentire di nuovo. Il più anziano membro della banda cadde a terra con un proiettile in gola ed il collo rotto.
Fino ad allora Emmett Danton era riuscito a restare illeso. Quando però tentò di montare a cavallo, mezza dozzina di fucili spedirono il loro contenuto in direzione della sua persona, ferendolo al braccio destro e al fianco sinistro. Nonostante ciò tentò di stare in sella, stringendo la borsa colma di dollari rapinati alla First National Bank. Invece di galoppare via, come avrebbe potuto fare, Emmett tornò sfacciatamente verso il punto in cui giaceva il fratello Bob e, allungando il braccio, tentò di sollevarlo e di farlo montare sul cavallo. “E’ inutile!”, sospirò debolmente il bandito moribondo, e proprio allora Carey Seaman svuotò il contenuto dei suoi due caricatori nella schiena di Emmett, che scese dal cavallo, trascinandosi dietro la borsa contenente più di ventimila dollari, e cadde ai piedi del fratello Bob, che spirò subito dopo.
La condanna per l'unico sopravvissuto, Emmett Dalton, fu esemplare: 14 anni di reclusione presso il penitenziario di Lansing. Morì da uomo libero nel 1937 all'età di 66 anni.
Bill Doolin, "Bitter Creek" Newcomb, e Charlie Pierce furono gli unici superstiti della banda dopo gli eventi di Coffeyville, anche perché non parteciparono a quella rapina. Alcune indiscrezioni però danno come presente, ma fuggitivo, Bill Doolin.
Bill Dalton e i superstiti diedero successivamente vita ad una nuova banda il Wild Bunch conosciuto anche come Doolin–Dalton Gang.
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mercoledì 5 ottobre 2022
mercoledì 25 novembre 2020
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 25 novembre.
Il 25 novembre 2004 l'allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi, con il consenso dell'allora guardasigilli Roberto Castelli, concede la grazia a Graziano Mesina, detto Grazianeddu, il più famoso bandito della Sardegna.
Quando finisce per la prima volta in carcere, Graziano Mesina ha appena compiuto 18 anni. Una sera di maggio del 1960, per festeggiare un gruppo di ragazzi di Orgosolo che partivano per la visita di leva, gli amici, per strada, sparano con le pistole contro i lampioni. C'è anche Graziano, che viene arrestato per porto abusivo d'armi e danneggiamenti.
«Mi chiusero in camera di sicurezza. C'era una porta massiccia con uno spioncino che ogni tanto si apriva. Un bugliolo di legno. Una branda. La mattina chiesi di uscire per i bisogni fisiologici e mi accompagnarono al bagno. Con i miei scarponi da pastore tirai tre pedate alla porta. "Sta' calmo", mi disse, bonario, il carabiniere, e si allontanò fischiettando. Quella porta non voleva cedere. Era stata rimessa a posto da poco e resisteva. Mi accorsi che sotto la branda c'erano delle stecche di ferro. Ne usai una come un piede di porco. Ricavai una fessura, l'allargai. Il muro crollò. Uscii dal portone. In casa raccolsi pane e formaggio in una bisaccia. "Me la filo", dissi a mia madre»
Era la prima delle sue nove evasioni. I guai veri cominciano pochi mesi dopo. Il 4 luglio del 1960 viene sequestrato Pietrino Crasta, un commerciante di Berchidda, piccolo paese della Gallura. Il 12 luglio una lettera anonima segnala alla questura di Nuoro che in un posto vicino a Orgosolo, Lenardeddu, c'è la prigione con l'ostaggio. Quando carabinieri e polizia arrivano, di Crasta trovano solamente il cadavere. In prigione, accusati del rapimento, finiscono tre dei fratelli Mesina: Giovanni, Pietro e Nicola, insieme ad alcuni vicini di pascolo. Graziano viene scarcerato nel gennaio del 1961, ma la sera dell'antivigilia di Natale, convinto dell’innocenza dei fratelli, entra in un bar di Orgosolo e ferisce a colpi di pistola il pastore che ha accusato la sua famiglia del sequestro e dell'assassinio di Pietrino Crasta. Torna in cella dunque con l'accusa di tentato omicidio e viene rinchiuso nel carcere di Badu `e Carros, dal quale riesce ancora una volta a scappare. E' la sera del 6 settembre 1962.
Mesina fugge e raggiunge il Supramonte di Orgosolo. Intorno all’omicidio di Crasta ad Orgosolo si era accesa una vera e propria faida: regolamento di conti legato alla gestione del sequestro e ad accuse di collaborazionismo con i carabinieri e con la polizia. Massacrato dalle fucilate, cade, nell'ottobre del 1962, anche uno dei fratelli di Graziano, Giovanni.
Mesina entra in un bar alla ricerca dei colpevoli, e spara con un mitra. Alcuni avventori sorprendono Mesina alle spalle e lo stordiscono con un colpo di bottiglia. Graziano torna in galera, viene condannato a ventisei anni. L'omicidio e l'arresto vanno sulle prime pagine dei giornali sardi e finiscono anche nelle cronache dei quotidiani nazionali. E' l'inizio di una storia che porterà Mesina a diventare una sorta di icona del banditismo sardo, la personificazione del balente, impasto di protervia e di coraggio, di crudeltà e di lealtà, di calcolo egoistico e di altruismo che non attende compensi. La Sardegna di quegli anni è una terra povera. L'attività prevalente è la pastorizia. Una pastorizia transumante, perno economico di un ordine sociale che affonda le sue radici nella storia millenaria delle zone interne dell'isola. Ma la Sardegna è anche terra che continua ad essere sfruttata e che non comprende lo stato di diritto positivo che gli viene imposto. Mesina è un balente, uno che alle leggi di uno stato che non riconosce non si piega, uno che alla prigione non si rassegna, uno che la ribellione trasformerà in capo indiscusso dell'Anonima sequestri.
Nel 1992, durante la vicenda del sequestro del piccolo Farouk Kassam, Graziano Mesina interviene in Sardegna durante uno dei suoi permessi, con la funzione di mediatore, nel tentativo di trattare la liberazione con il gruppo di banditi sardi responsabili del sequestro del piccolo ismaelita rapito a Porto Cervo il 15 gennaio e liberato a luglio. Le circostanze della liberazione non sono mai state del tutto chiarite. Alla versione della polizia e del governo, che ha sempre negato che fosse stato pagato un riscatto, si contrappone quella di Mesina ribadita in alcune interviste, secondo cui la polizia pagò circa un miliardo di lire per il rilascio dell'ostaggio, aiutando la famiglia del bambino a soddisfare le richieste dei rapitori.
Dopo la grazia Mesina lascia il carcere di Voghera ma rimane agli arresti domiciliari per 11 anni, senza mai ottenere permessi (neanche in occasione della morte della madre), per fare ritorno da uomo libero nella sua Orgosolo.
Complessivamente Mesina ha trascorso 40 anni in carcere, quasi 5 da latitante e 11 agli arresti domiciliari.
Dopo la liberazione, Mesina, tornato nella natia Orgosolo, ha intrapreso la carriera di guida turistica, accompagnando i turisti nell'esplorazione delle zone più impervie della zona, spesso teatro delle sue latitanze e delle rocambolesche fughe. Come per esempio sul Supramonte. Insieme ad altri due soci, nel 2007 ha aperto un'agenzia di viaggi a Ponte San Nicolò, in provincia di Padova.
Il 6 luglio 2015 i carabinieri del nucleo investigativo di Nuoro hanno notificato all'ex primula rossa del Supramonte un avviso di conclusa indagine per un omicidio di 41 anni fa.
Stando alle prime indiscrezioni si tratta del delitto di Santino Gungui, classe 1937, ucciso a Mamoiada a colpi di fucile calibro 16 nella notte tra il 24 e il 25 dicembre del 1974.
Gli inquirenti (l'inchiesta è coordinata dalla Procura di Nuoro) sarebbero riusciti a far luce su questo vecchio episodio grazie alle intercettazioni che due anni prima hanno portato in carcere Mesina con l'accusa di associazione per delinquere, traffico di stupefacenti e un'altra lunga serie di reati.
Nel 1974 Grazianeddu era in carcere ma - stando a quanto emerso - avrebbe commissionato il delitto di Santino Gungui per punirlo del fatto che si fosse tenuto dei soldi che avrebbe invece dovuto consegnare a suoi uomini di fiducia.
E di questo, prima del suo ultimo arresto, l'ex bandito di Orgosolo si sarebbe vantato con i complici nel traffico di droga senza sapere di essere intercettato.
Il 25 novembre 2004 l'allora Presidente Carlo Azeglio Ciampi, con il consenso dell'allora guardasigilli Roberto Castelli, concede la grazia a Graziano Mesina, detto Grazianeddu, il più famoso bandito della Sardegna.
Quando finisce per la prima volta in carcere, Graziano Mesina ha appena compiuto 18 anni. Una sera di maggio del 1960, per festeggiare un gruppo di ragazzi di Orgosolo che partivano per la visita di leva, gli amici, per strada, sparano con le pistole contro i lampioni. C'è anche Graziano, che viene arrestato per porto abusivo d'armi e danneggiamenti.
«Mi chiusero in camera di sicurezza. C'era una porta massiccia con uno spioncino che ogni tanto si apriva. Un bugliolo di legno. Una branda. La mattina chiesi di uscire per i bisogni fisiologici e mi accompagnarono al bagno. Con i miei scarponi da pastore tirai tre pedate alla porta. "Sta' calmo", mi disse, bonario, il carabiniere, e si allontanò fischiettando. Quella porta non voleva cedere. Era stata rimessa a posto da poco e resisteva. Mi accorsi che sotto la branda c'erano delle stecche di ferro. Ne usai una come un piede di porco. Ricavai una fessura, l'allargai. Il muro crollò. Uscii dal portone. In casa raccolsi pane e formaggio in una bisaccia. "Me la filo", dissi a mia madre»
Era la prima delle sue nove evasioni. I guai veri cominciano pochi mesi dopo. Il 4 luglio del 1960 viene sequestrato Pietrino Crasta, un commerciante di Berchidda, piccolo paese della Gallura. Il 12 luglio una lettera anonima segnala alla questura di Nuoro che in un posto vicino a Orgosolo, Lenardeddu, c'è la prigione con l'ostaggio. Quando carabinieri e polizia arrivano, di Crasta trovano solamente il cadavere. In prigione, accusati del rapimento, finiscono tre dei fratelli Mesina: Giovanni, Pietro e Nicola, insieme ad alcuni vicini di pascolo. Graziano viene scarcerato nel gennaio del 1961, ma la sera dell'antivigilia di Natale, convinto dell’innocenza dei fratelli, entra in un bar di Orgosolo e ferisce a colpi di pistola il pastore che ha accusato la sua famiglia del sequestro e dell'assassinio di Pietrino Crasta. Torna in cella dunque con l'accusa di tentato omicidio e viene rinchiuso nel carcere di Badu `e Carros, dal quale riesce ancora una volta a scappare. E' la sera del 6 settembre 1962.
Mesina fugge e raggiunge il Supramonte di Orgosolo. Intorno all’omicidio di Crasta ad Orgosolo si era accesa una vera e propria faida: regolamento di conti legato alla gestione del sequestro e ad accuse di collaborazionismo con i carabinieri e con la polizia. Massacrato dalle fucilate, cade, nell'ottobre del 1962, anche uno dei fratelli di Graziano, Giovanni.
Mesina entra in un bar alla ricerca dei colpevoli, e spara con un mitra. Alcuni avventori sorprendono Mesina alle spalle e lo stordiscono con un colpo di bottiglia. Graziano torna in galera, viene condannato a ventisei anni. L'omicidio e l'arresto vanno sulle prime pagine dei giornali sardi e finiscono anche nelle cronache dei quotidiani nazionali. E' l'inizio di una storia che porterà Mesina a diventare una sorta di icona del banditismo sardo, la personificazione del balente, impasto di protervia e di coraggio, di crudeltà e di lealtà, di calcolo egoistico e di altruismo che non attende compensi. La Sardegna di quegli anni è una terra povera. L'attività prevalente è la pastorizia. Una pastorizia transumante, perno economico di un ordine sociale che affonda le sue radici nella storia millenaria delle zone interne dell'isola. Ma la Sardegna è anche terra che continua ad essere sfruttata e che non comprende lo stato di diritto positivo che gli viene imposto. Mesina è un balente, uno che alle leggi di uno stato che non riconosce non si piega, uno che alla prigione non si rassegna, uno che la ribellione trasformerà in capo indiscusso dell'Anonima sequestri.
Nel 1992, durante la vicenda del sequestro del piccolo Farouk Kassam, Graziano Mesina interviene in Sardegna durante uno dei suoi permessi, con la funzione di mediatore, nel tentativo di trattare la liberazione con il gruppo di banditi sardi responsabili del sequestro del piccolo ismaelita rapito a Porto Cervo il 15 gennaio e liberato a luglio. Le circostanze della liberazione non sono mai state del tutto chiarite. Alla versione della polizia e del governo, che ha sempre negato che fosse stato pagato un riscatto, si contrappone quella di Mesina ribadita in alcune interviste, secondo cui la polizia pagò circa un miliardo di lire per il rilascio dell'ostaggio, aiutando la famiglia del bambino a soddisfare le richieste dei rapitori.
Dopo la grazia Mesina lascia il carcere di Voghera ma rimane agli arresti domiciliari per 11 anni, senza mai ottenere permessi (neanche in occasione della morte della madre), per fare ritorno da uomo libero nella sua Orgosolo.
Complessivamente Mesina ha trascorso 40 anni in carcere, quasi 5 da latitante e 11 agli arresti domiciliari.
Dopo la liberazione, Mesina, tornato nella natia Orgosolo, ha intrapreso la carriera di guida turistica, accompagnando i turisti nell'esplorazione delle zone più impervie della zona, spesso teatro delle sue latitanze e delle rocambolesche fughe. Come per esempio sul Supramonte. Insieme ad altri due soci, nel 2007 ha aperto un'agenzia di viaggi a Ponte San Nicolò, in provincia di Padova.
Il 6 luglio 2015 i carabinieri del nucleo investigativo di Nuoro hanno notificato all'ex primula rossa del Supramonte un avviso di conclusa indagine per un omicidio di 41 anni fa.
Stando alle prime indiscrezioni si tratta del delitto di Santino Gungui, classe 1937, ucciso a Mamoiada a colpi di fucile calibro 16 nella notte tra il 24 e il 25 dicembre del 1974.
Gli inquirenti (l'inchiesta è coordinata dalla Procura di Nuoro) sarebbero riusciti a far luce su questo vecchio episodio grazie alle intercettazioni che due anni prima hanno portato in carcere Mesina con l'accusa di associazione per delinquere, traffico di stupefacenti e un'altra lunga serie di reati.
Nel 1974 Grazianeddu era in carcere ma - stando a quanto emerso - avrebbe commissionato il delitto di Santino Gungui per punirlo del fatto che si fosse tenuto dei soldi che avrebbe invece dovuto consegnare a suoi uomini di fiducia.
E di questo, prima del suo ultimo arresto, l'ex bandito di Orgosolo si sarebbe vantato con i complici nel traffico di droga senza sapere di essere intercettato.
Il 12 dicembre 2016 viene condannato a 30 anni di reclusione dal tribunale di Cagliari, che dispone altresì la revoca del provvedimento di grazia. Il 7 giugno 2019 viene tuttavia scarcerato per decorrenza dei termini. La Cassazione rigetta il ricorso del legale, ma il 2 luglio 2020, i carabinieri recatisi presso l'abitazione dell'uomo per notificare il verdetto e ricondurlo in carcere, non trovano nessuno. Mesina, a 78 anni, è nuovamente latitante.
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settembre
(11)

