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martedì 4 novembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 4 novembre.

Il 4 novembre 2011 un alluvione a Genova provocò la morte di sei persone: Shpresa Djala, 23 anni, e le sue figlie Gioia, 8 anni, e Janissa di un anno, Angela Chiaramonte, 40 anni, Evelina Pietranera 50 anni, e Serena Costa, di 19. Sei morti travolti dalle acque del torrente Fereggiano, uscito dagli argini intorno all’una. Esondò anche il torrente Bisagno, più grande del Fereggiano. La zona della stazione Brignole, compresi Borgo Incrociati, piazza della Vittoria e il tratto di via XX Settembre fino all’altezza di via Cesarea, rimasero sommerse dall’acqua per alcune ore. Centinaia i negozi allagati. I quartieri più colpiti furono Quezzi, Sturla, San Desiderio, San Fruttuoso, Marassi, Albaro, Quarto, Quinto, Nervi. Fu subito polemica sulle responsabilità dei morti e dei danni. La giunta venne prima accusata di non avere deciso la chiusura delle scuole, se le istituzioni lo avessero fatto forse le sei vittime si potevano evitare. 

Il sindaco di allora Marta Vincenzi parlò di una “tragedia assolutamente imprevedibile in questa forma”, di una “bomba d’acqua” che colse di sorpresa la città e l’amministrazione. L’alluvione del  2011 entrò negli annali statistici per la quantità di pioggia caduta in un’ora. La procura di Genova, dopo avere aperto un’inchiesta per disastro colposo e omicidio colposo plurimo contro ignoti, contestò la versione dei fatti fornita dall’amministrazione. Secondo l’accusa, i tempi dell’esondazione del Fereggiano erano stati riportati in modo falso per giustificare l’intempestività dell’intervento.

Il gup Carla Pastorini ha rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo, disastro, falso e calunnia Marta Vincenzi. Con il sindaco sono finiti a processo anche l’ex assessore alla Protezione Civile Francesco Scidone, i dirigenti comunali Gianfranco Delponte e Pierpaolo Cha, l’ex capo della protezione civile comunale Sandro Gambelli e l’ex coordinatore dei volontari Roberto Gabutti (a cui vengono contestati solo il falso e la calunnia).

 Il 28 novembre 2016 Marta Vincenzi viene condannata a 5 anni di reclusione venendo assolta solo dall'accusa di calunnia; il PM aveva chiesto 6 anni e 1 mese. Il Comune di Genova è stato condannato a pagare una provvisionale di alcuni milioni ai parenti delle vittime con provvedimento immediatamente esecutivo. La condanna a 5 anni di reclusione è stata confermata dalla Corte di Appello di Genova il 23 marzo 2018. Il 23 giugno 2020, in seguito al patteggiamento, la pena viene ridotta a 3 anni di reclusione.

sabato 19 giugno 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 giugno.
Il 19 giugno 1996 una terribile alluvione devasta la Versilia e la Garfagnana, provocando 14 morti.
Aveva fatto molto caldo in quell'inizio di giugno 1996, e ancora la sera del 18 giugno 1996 nulla faceva solo lontanamente pensare a quello che sarebbe accaduto il giorno seguente sulle Alpi Apuane. Fu anzi per molti una sorpresa svegliarsi con il brontolio dei tuoni in lontananza in una mattina calda e umida, il 19 giugno.
L'area interessata all'alluvione fu quella del bacino idrografico del fiume Versilia, sul versante occidentale delle Alpi Apuane. La parte montana di tale bacino è costituita dai sottobacini dei torrenti Serra e Vezza, interamente in provincia di Lucca. Presso Seravezza i due torrenti confluiscono in un unico corso d'acqua che prende il nome di fiume Versilia. Esso sfocia in mare presso la località Cinquale, situata tra Forte dei Marmi e Montignoso, in provincia di Massa Carrara. Tra Querceta ed il mare, a valle di Seravezza, il Versilia riceve anche piccoli affluenti dalla provincia di Massa Carrara (Montignoso, Bonazzera e Rio di Strettoia).
La superficie totale del bacino del Versilia e dei sottobacini dei relativi affluenti è di circa 98 chilometri quadrati. L'evento ha interessato anche la parte contigua del bacino del fiume Camaiore, posto a sud e rientrante nel comprensorio del bacino del Serchio. Interessata dall''evento, sul versante orientale delle Alpi Apuane, in Garfagnana, anche l'alta valle del torrente Turrite di Gallicano, affluente di destra del fiume Serchio.
La pioggia intensa ha cominciato a battere sulla zona alle ore 5.00 antimeridiane di mercoledì 19 giugno. Il bollettino meteorologico diffuso il mattino del 18 giugno dal Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare e valido fino alle ore 7,00 del giorno 19 prevedeva, per la costa Tirrenica, condizioni di cielo generalmente sereno o poco nuvoloso, con possibili addensamenti pomeridiani nelle zone interne. Parimenti il bollettino diffuso il mattino del 19 e valido fino alle ore 7,00 del giorno 20, prevedeva, sempre per la medesima area, cielo poco nuvoloso, indicando la possibilità di precipitazioni temporalesche sulle regioni nord-orientali, con particolare riguardo al settore alpino o prealpino.
L'evento in questione, che ha interessato una superficie estremamente ridotta, è stato causato da una brusca accelerazione dell'attività termoconvettiva, e la sua ridottissima estensione superficiale non ne ha consentito la previsione. Non si è trattato, infatti, di una perturbazione ordinaria, visibile con gli strumenti di controllo satellitare e quindi prevedibile nella sua evoluzione. Il dato fornito dal Servizio Meteorologico dell'Aeronautica Militare, peraltro, è stato confrontato, presso il Dipartimento della Protezione Civile, con le informazioni provenienti dai servizi meteorologici delle Regioni che ne sono dotate. Queste informazioni, va ribadito, non riguardano solo il fattore meteorologico in senso stretto ma, essendo il più delle volte finalizzate alle esigenze dei servizi relativi all'agricoltura, si concentrano sull'elaborazione di una previsione della precipitazione a terra.
Sono disponibili diversi metodi di elaborazione di questi dati, e la consultazione di tutte le fonti conosciute consente alla protezione civile di disporre e confrontare tra loro diverse ipotesi e diverse informazioni per poter poi elaborare una valutazione quanto più approfondita possibile. Questa innovazione è stata introdotta a seguito della disastrosa alluvione del novembre 1994, al fine di poter disporre, per le esigenze della protezione civile, del maggior numero possibile di informazioni provenienti da tutte le fonti scientificamente valide. Questo meccanismo, va evidenziato, ha consentito, nel corso dell'anno appena trascorso, una puntuale previsione dei fenomeni più rilevanti, con la conseguente emanazione di dettagliati avvisi ai quali ha fatto seguito l'attivazione tempestiva del meccanismo preventivo e di quello dei soccorsi.
Il giorno 18 il Servizio Meteorologico della Regione Toscana prevedeva, fino al mattino del 19, cielo poco nuvoloso con possibilità di piogge occasionali di debole intensità. Il Servizio Meteorologico della Regione Emilia Romagna, espressamente incentrato sulla previsione della precipitazione a terra che elabora in apposite cartine, prevedeva nell'area, analogamente, piogge estremamente ridotte nell'arco delle 6 ore (da 5 a 10 millimetri). Il giorno 18, quindi, non sono stati riscontrati elementi che potessero far prevedere il verificarsi dell'evento. L'esame delle immagini trasmesse dal satellite Meteosat, peraltro, confermano che l'addensamento eccezionale e concentrato sul bacino del Versilia è avvenuto repentinamente a partire dalle ore 3 della mattina del 19, degenerando successivamente con una velocità non comune.
Non si è trattato, dunque, di un difetto di questo o quel sistema di previsione, poiché la particolarmente repentina concentrazione delle nubi su un'estensione territoriale estremamente ridotta lo hanno reso - nei fatti ed allo stato attuale delle conoscenze scientifiche in materia - non prevedibile. Non da un solo servizio, ma da tutti quelli consultati dalla protezione civile, il 18 giugno (come tutti i giorni dell'anno). La consultazione va ribadito, riguarda i servizi regionali qualificati in materia.
La non previsione dell'evento non aveva suggerito alcun tipo di allerta preventivo, ma la macchina dei soccorsi si mise ugualmente in moto con buona tempestività.
Già intorno alle 8 erano state segnalate le prime frane nei comuni di Stazzema (in particolare intorno a Pomezzana) e Camaiore, con relativi interventi dei Vigili del Fuoco, ma la situazione globale era sotto controllo, malgrado il notevole innalzamento del livello della Fossa dell'Abate, che divide Viareggio da Lido di Camaiore, indicasse anche a chi era sulla costa l'intensità delle precipitazioni cadute nell'interno.
Alle 11.25 la Prefettura di Massa Carrara informò che era in corso una riunione operativa presso il Comune di Montignoso, con Vigili del Fuoco, Polizia e Genio Civile, per elaborare misure atte a fronteggiare le eventuali situazioni di rischio nella zona della foce, connesse con l'arrivo dell'onda di piena del fiume Versilia. Alle 11.30 la Prefettura di Lucca confermava la situazione di massima allerta. Erano segnalati allagamenti nel comune di Camaiore e frane che avevano isolato alcune frazioni del comune di Stazzema. Già si parlava di dispersi, a causa del crollo di alcuni edifici, travolti dalle acque o coinvolti in cedimenti del terreno.
Alle 11.30 il fiume Versilia non risultava ancora interessato dall'onda di piena (il dato dell'idrometro di Ponte di Tavole alle ore 11.00 segnalava un modestissimo innalzamento). In zona aveva piovuto poco, il cumulato del telepluviometro di Ponte di Tavole fu di soli 21 millimetri nelle 13 ore dell'evento. La riunione di Montignoso si chiuse comunque con la decisione di effettuare un monitoraggio accurato del fiume, con particolare attenzione ai ponti per evitare la loro ostruzione.
Tra le 11 e le 12 si registrò un arresto delle precipitazioni, ma la pioggia riprese intensa dopo le 12. Alle 12.30 l'idrometro di Ponte di Tavole segnalava 2,74 metri (il livello normale è tra 50 e 90 centimetri), quello di Seravezza 2,09 metri (livello normale tra 30 e 40 centimetri).
Alle 13.00 la Prefettura di Massa Carrara informò di piccole tracimazioni del fiume in zone non abitate (a parte una costruzione) e comunicò di aver disposto l'evacuazione solo delle abitazioni ad un piano prossime al fiume. La Prefettura comunicò pure che il dato dell'idrometro di Seravezza era in calo.
Alle 13.50 l'Ufficio Idrografico e Mareografico di Pisa informò che i livelli erano in calo sia a monte che a valle e che se non ricominciava a piovere non avrebbero dovuto verificarsi gravi rischi. Ma le bombe d'acqua, tronchi e sassi si erano accumulate (anche se la macchina dei soccorsi non lo sapeva) nei bacini effimeri creati dalla frane nei canali Deglio, Versiglia e Capriola e a quell'ora erano già "esplose" su Cardoso.
Diversi abitanti che lavoravano a valle ma avevano loro cari a Cardoso ebbero notizie intorno alle 13 dell'eccezionale precipitazione in atto e dei boati che venivano dalla montagna, dove si susseguivano le frane. Alcuni decisero di abbandonare le loro attività per risalire verso il paese ma non vi riuscirono, perdendo poi anche il contatto con le loro famiglie, vuoi per le linee telefoniche "saltate", vuoi, purtroppo, perché le loro case nel frattempo erano state raggiunte dall'onda di piena. La tragica realtà di Cardoso apparve in tutta la sua gravità solo molte ore dopo che la tragedia era avvenuta.
Alle ore 14 il sottosegretario alla Protezione Civile, professor Franco Barberi, dopo essere stato informato del dato eccezionale del telepluviometro di Pomezzana (440 millimetri dalle 4 del mattino alle 12.15 con una punta di 157 millimetri in un'ora), allertò il Prefetto di Lucca e contattò il Segretario Generale dell'Autorità di Bacino del Serchio, disponendo che eseguissero insieme un sorvolo in elicottero sul bacino. Nonostante le condizioni meteorologiche sfavorevoli il sorvolo venne effettuato con un elicottero dei Carabinieri e si ebbe il primo riscontro della gravità degli eventi in Versilia.
Da diverse ore erano già all'opera squadre dei Vigili del Fuoco, confluite anche da altre province, della Polizia e dei Carabinieri.
Alle 15.30 Barberi informò la I Commissione del Senato che era in corso una grave emergenza nella provincia di Lucca. Alle 15.39 il Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri informò che le frazioni montane di Stazzema erano isolate e raggiungibili solo con mezzi speciali. Appresa la notizia venne disposto l'allertamento dello Stato Maggiore della Difesa per eventuali concorsi su richiesta delle prefetture di Lucca e Massa Carrara.
Alle 16.01 venne segnalata dai Carabinieri e dalle Ferrovie dello Stato l'interruzione della statale 1 Aurelia e della linea ferroviaria Pisa-Genova, per l'esondazione del fiume Versilia. Quando a Viareggio giunse notizia di questi eventi, la prima reazione, vista la quasi assenza di precipitazioni presso la costa, fu di generale incredulità. Quel nero costantemente presente verso i monti faceva capire che in alta Versilia pioveva, ma nessuno poteva immaginare l'entità delle precipitazioni in atto.
Alle 16.35 la Prefettura di Lucca informò che nella frazione Fornovolasco, comune di Vergemoli, era esondata la Turrite, causando gravissimi danni nell'abitato e la morte di una persona.
Nel frattempo, verso le 15, il Dipartimento della Protezione Civile aveva disposto l'invio in elicottero nelle zone colpite di un nucleo di tecnici specializzati nella gestione delle emergenze per assolvere le funzioni di ufficiali di collegamento con le aree danneggiate, chiedendo al Presidente del Comitato Nazionale per il Volontariato di disporre l'immediato invio in zona di gruppi specializzati. Venne convocato, presso il Dipartimento della Protezione Civile, il comitato operativo della Protezione Civile che da quel momento operò in seduta permanente. Erano presenti in esso rappresentanti del Ministero dell'interno, dei Vigili del Fuoco, delle Forze Armate, del servizio Idrografico e Mareografico Nazionale, di Enel, Anas e Telecom.
Il Comitato, presieduto da Barberi, si tenne, quella sera e poi per tutti i giorni dell'emergenza, in continuo contatto anche con la Prefettura di Lucca, dove era attivo il Centro Coordinamento Soccorsi provinciale, e con il Comune di Seravezza, dove fu costituito, in località Marzocchino, un Centro Operativo Misto (COM) sotto la responsabilità del Sindaco di Seravezza, Lorenzo Alessandrini. Un secondo COM, per la Garfagnana, operò a Gallicano.
La mattina del giorno 20 risultavano isolate le seguenti località: Fornovolasco, Cardoso, Pruno, Volegno, Pomezzana, Ponte Stazzemese, Levigliani, Gallena, Palagnana, Mulina di Stazzema, Ruosina, Cerreta S. Antonio. L'onda di piena fuoriuscita dalla rottura dell'argine aveva allagato, con gravi danni, molte aree nei comuni di Pietrasanta e Forte dei Marmi. Venivano segnalate le prime persone disperse. La tragedia era ormai compiuta, anche se non era ancora chiara nella sua entità.
Alla fine, 14 persone perirono nell'alluvione.


venerdì 6 novembre 2020

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 novembre.
Il 5 e il 6 novembre 1994 la provincia di Alessandria (in particolare il quartiere Orti, oltre a tanti paesi come San Michele, Casalbagliano, Solero e Castelceriolo) fu flagellata da un’alluvione causata dall’esondazione del Tanaro.
In tutto il Piemonte ci furono 70 vittime (14 solo ad Alessandria, 11 già nella giornata del 6 novembre ed altre 3 nei giorni successivi), più di 2000 sfollati e circa 5500 miliardi di danni, ovviamente in lire.
Numeri freddi, ma al tempo stesso imprescindibili per dare un’idea delle proporzioni di quanto accaduto. Dino Crocco, un giornalista locale oggi scomparso, nell’edizione straordinaria fatta in diretta dagli studi di Telecity commentò così le immagini trasmesse insieme al giornalista Franco Capone, appena tornato da un viaggio su un elicottero dell’Aeronautica Militare insieme ad alcuni Vigili del Fuoco e Militari che erano andati a salvare dalla furia delle acque, alte 3 metri, un’intera famiglia di Astuti: “A tutte le domande, queste persone non possono fare altro che rispondere: ‘Ho paura!’ Sarà questa l’immagine, il ricordo che avranno anche tra 10 o 20 anni. Una cosa completamente diversa da chi sta vedendo le immagini da casa.
Non per mancanza di sensibilità, ovviamente, ma per effetto della vita attuale hanno quasi la sensazione di assistere ad un telefilm: invece questa è la realtà drammatica che sta vivendo in questo momento la comunità di Alessandria”. O come lo stesso Capone, che ripensando a quelle drammatiche ore vissute in prima persona, ancora oggi definisce quell’eperienza “una delle più sconvolgenti e sconcertanti” per una terra, il Piemonte, che già allora aveva iniziato ad essere “martoriata dalla crisi occupazionale, industriale ed economica”. Oppure come il giornalista e radiocronista Fausto Mamberti, che ricorda come “quel giorno” ci abbia praticamente “rimesso l’auto per raggiungere Radio Cosmo e poter raccontare quanto stava accadendo”. O ancora come Vincenzo Pescolla, allora massaggiatore dell’Alessandria Calcio, che con la consueta bonomia oggi afferma di aver fatto “ciò che in quel momento era semplicemente l’unica cosa giusta da fare”. Anche se, in realtà, contribuì in maniera determinante al salvataggio di due persone che cercavano di raggiungere le rispettive abitazioni vicino allo stadio.
Al Moccagatta la partita Alessandria-Bologna fu ovviamente rinviata, come ricorda anche l’ex giocatore Salvatore Avallone: “Mia moglie era in attesa di quello che poi sarebbe stato il mio primogenito. Una giornata drammatica, che rimarrà impressa per sempre nella mia memoria. Abitavamo proprio a metà di Corso Roma, e ricordo come se fosse ieri il momento in cui scesi con mia moglie per strada: c’era dappertutto acqua mista a fango e un odore di gasolio fortissimo. Per fortuna riuscimmo a raggiungere la parte del Corso in cui non era arrivata l’acqua”. I mesi successivi furono molto duri, ma, come ha giustamente ricordato lo stesso Avallone, tutti gli abitanti di Alessandria “seppero rialzare la testa e tornare in breve tempo ad una vita il più possibile normale”.
È una tarda mattinata di una domenica autunnale umida e piovosa di inizio novembre come tante altre. Eppure, osservando in alcune zone della città il livello dell’acqua nei pressi dei tombini, ti accorgi che sta salendo lentamente ma in modo inesorabile.
Non è la solita storia delle fogne intasate, come del resto succede ancora oggi in tutta Italia quando piove per qualche ora in modo violento e ininterrotto. No, questa volta basta davvero poco per intuire che la situazione è destinata a sfuggire completamente di mano: il fiume è esondato e sta per allagare molte zone della periferia e almeno mezza città.
Ed ecco allora tornare alla mente, in modo assolutamente indelebile, il celeberrimo anatema televisivo “Peste li colga!” rivolto più volte dal già citato Dino Crocco a tutti gli “sciacalli” in cerca di refurtiva, al quale fecero da ideale compendio, a carattere nazionale, sia le dirette fatte dal Gabibbo di “Striscia la Notizia” in Piazza Garibaldi per denunciare lo scandalo delle bottiglie di acqua vendute a 8.000 lire, sia le testimonianze di alcuni gestori delle bancarelle del Mercato di Piazza Garibaldi ospiti nel salotto di Maurizio Costanzo, per raccontare la disperata storia di chi in quel momento aveva perso davvero tutto. Restano nella memoria, in maniera forse un po’ isterica e irrazionale, anche gli interventi televisivi dell’allora sottosegretario alla Protezione Civile, Ombretta Fumagalli Carulli e di Roberto Maroni, a quel tempo Ministro dell’Interno, che come riportato da “La Stampa” dell’8 novembre 1994, esortò subito “un’inchiesta sulle responsabilità di chi ci ha preceduto”. Ad Alessandria, in particolare, ci furono grandi polemiche per i fax delle autorità che, pur invitando giustamente all’evacuazione e alle operazioni di soccorso, arrivarono però a destinazione negli uffici vuoti, perché quel giorno era domenica. Anche se il dopo-alluvione, per fortuna, fu anche l’occasione per avviare le innumerevoli gare di solidarietà, come i tantissimi volontari arrivati da ogni parte di Italia e gli autobus targati Ferrara, messi a disposizione dal capoluogo emiliano e utilizzati nei mesi successivi all’alluvione. Ma forse, ancora oggi, per tutti gli alessandrini che hanno vissuto quella tragedia, più ancora del richiamo mediatico, il ricordo più forte e drammatico resta quello legato alla discesa spontanea di tantissimi cittadini nelle vie del centro che nel frattempo erano restate al buio e allagate, con quell’odore acre di petrolio e fango che ti entrava nel naso e non ti abbandonava più.
Proviamo a questo punto a fare mente locale: alla fine del 1994 la lira sta proseguendo con tenacia il suo percorso autonomo, l’idea di Europa è ancora molto lontana, per non parlare poi del concetto di mondo globale: è già tanto che 5 anni prima sia stato finalmente abbattuto a Berlino un muro assurdo e ormai totalmente anacronistico. Nessuno, poi avrebbe potuto prevedere anche solo lontanamente la rivoluzione tecnologica che avrebbe poi accompagnato in maniera inesorabile la nostra attuale vita quotidiana, con telefonini, tablet e quant'altro diventati oggi ormai assolutamente imprescindibili per l’illusione di vivere un comunque sempre virtuale “qui e ora”, anche solo per controllare le previsioni del tempo a pochi chilometri di distanza in tempo praticamente reale. Nel frattempo, sono passati più di vent'anni da quei giorni tristissimi e, per una serie di motivi che un meteorologo o un geologo saprebbero sicuramente spiegare molto meglio di noi, in Italia e nel mondo si sono purtroppo verificati tanti fenomeni simili a quello accaduto ad Alessandria. È vero, rispetto ad allora, alcuni tratti degli argini del fiume sono stati rinforzati e la situazione può essere monitorata in ogni momento e molto più facilmente. Eppure, tutte le volte che inizia a piovere con una certa consistenza per qualche ora di fila, ad ogni alessandrino è sufficiente percorrere il ponte che collega la città a Via Giordano Bruno e porta verso San Michele, per osservare come il fiume Tanaro sia ancora lì, pronto ad ingrossarsi a vista d’occhio e ad assumere subito tonalità scure e inquietanti, come un silenzioso ma assordante monito a non dimenticare.

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