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sabato 31 gennaio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 31 gennaio 1797 a Lichtental, piccolo sobborgo di Vienna nacque Franz Schubert.
Il piccolo Franz si rivelò molto portato ad apprendere la musica e fu mandato a lezione di canto, organo, pianoforte ed armonia presso l'organista della parrocchia, Michael Holzer .
Nel 1808, a undici anni, lasciò la famiglia per l’Imperialregio Convitto (Stadtkonvikt) e accolto nella Cappella Reale come cantore, per la sua voce caratterizzata da un angelico timbro da soprano.
Duranti i cinque anni nel Convitto, Schubert scrisse le sue prime composizioni: una “Fantasia per pianoforte” ed alcuni “Lieder“. Nel comporre non si serviva del pianoforte, ma scriveva la musica come se scrivesse parole, facendo pochissime correzioni e, come esecutore al pianoforte, rivelava una grande dolcezza nel modo di sfiorare i tasti, producendo un suono chiaro e pulito.
La passione di Schubert per la musica sottraeva troppo tempo allo studio delle altre materie, ragion per cui nacquero aspri conflitti con il padre, finchè, nel 1814 il giovane Franz ritornò in famiglia dove assunse l’incarico di Assistente nella scuola diretta da suo padre.
Nel maggio del 1814 Schubert assistette alla rappresentazione del “Fidelio” e, sull’onda dall'entusiasmo che seguì alla visione dell’opera di Beethoven, scrisse una “Messa“, che fu eseguita nella parrocchia di Lichtental. Fu un buon successo, che Schubert visse doppiamente, essendo innamorato di Therese Grob, il soprano solista. Dieci giorni dopo, nella prestigiosa Chiesa degli Agostiniani, nel centro della Città Vecchia, andò in scena una versione perfezionata dell'opera, ormai definitivamente intitolata “Messa in Fa maggiore“ In quei dieci giorni Schubert compose anche il famoso lieder “Margherita e l'Arcolaio“(Gretchen am Spinnrade).
Schubert lavorava indefessamente alla sua musica, nel 1815 aveva già composto 4 Opere, 150 Lieder per voce e pianoforte, 2 Sinfonie, 2 Sonate pianistiche, 2 Messe, un Quartetto per Archi, e, l'anno dopo altri 100 Lieder, le Sinfonie n° 4 e n° 5 e la “Messa n° 4“.
Per assicurarsi uno stipendio sufficiente Franz rispose al bando di concorso per insegnante alla scuola tedesca di Lubiana, ma, malgrado l'autorevole raccomandazione di Salieri, Schubert non superò l'esame.
Nel 1816 Franz Schubert abbandonò il lavoro da assistente scolastico, privandosi dell'unica fonte sicura di guadagno perché era pressoché sconosciuto al pubblico, anche se aveva scritto circa 500 composizioni, il suo nome non compariva nelle "hit parade" del tempo e gli editori musicali ne ignoravano completamente l'esistenza.
Nel 1818 alcuni suoi lavori vennero eseguiti in pubblico e recensiti sull'autorevole "Wiener allgemeine theater zeitung". I toni del recensore erano entusiastici e chiedevano a viva voce che il pubblico dedicasse maggior attenzione alla musica di Schubert, il quale per andare avanti, era comunque costretto a insegnare presso l'Istituto Scolastico di Rossau dal quale presto si dimise per dedicarsi alle lezioni private di musica.
Schubert, assiduo frequentatore dei caffè e dei luoghi più alla moda nella Vienna dei primi anni del secolo XIX, grazie a una sorta di mecenatismo borghese, visse la condizione del compositore esclusivamente dedito alla propria arte e sciolto da qualsiasi servizio. La piccola comunità di familiari e amici provvedeva a lui in cambio della musica che egli donava loro, come unica attività conservò le lezioni di musica alle contessine Maria e Carolina Esterhàzy, occupazione che gli garantivano l’acceso ai migliori salotti di Vienna.
Nel 1820, andò in scena, al Teatro di Porta Carinzia, l'atto unico “I fratelli gemelli” con il famoso baritono Michael Vogl nel ruolo principale ed il pubblico cominciò a notarlo. Ma insieme al successo venne anche la notizia del matrimonio di Therese Grob, la soprano di cui Schubert era innamorato.
Nel 1821, con un vero atto di mecenatismo, degli amici di Franz Schubert, uniti in un Consorzio Editoriale, diedero alle stampe sette quaderni contenenti circa venti suoi lieder.
Accanto ai Lieder uscirono le sue prime composizioni per pianoforte, tra cui 36 valzer e le Variazioni op.10, dedicate a Beethoven.
Nel 1822, stimolato da un ambiente musicale particolarmente vivo, qual era Vienna in quegli anni, Schubert compose alcuni tra i suoi capolavori: la “Messa in La bemolle“, il quintetto per pianoforte “La trota“, le sinfonie “Quinta“, “Sesta“, “Settima” e “Ottava“ (quest'ultima conosciuta con il nome di “Incompiuta“), il Lied “La morte e la Fanciulla“.
Nel 1823, a poco più di venticinque anni, Schubert era finalmente abbastanza noto nella capitale. Ma la sua fama subiva un notevole freno dal suo aspetto fisico, che lo faceva somigliare a un contadino bavarese e che lo penalizzava nell'alta società del tempo.
Gli Amici lo chiamavano "schwammerl", cioè funghetto, a causa della grossa testa incassata nel piccolo corpo grasso ed il suo carattere inclinava verso una fondamentale malinconia .
L’amico Vogl, per risollevargli il morale, lo portò con se in vari viaggi e nel 1825, risalirono il Danubio e toccarono Steyr, Linz, Gmunden e Salisurgo. Le lunghe passeggiate restituirono a Schubert la spensieratezza di un tempo e, dei due tristi anni precedenti rimase solo la produzione musicale, intensa e coinvolgente di “Ottetto in fa maggiore”, del “Quartetto in fa minore“ e soprattutto del “Divertimento alla ungherese” che sono tra le musiche più belle composte da Schubert in quegli anni.
Dai primi mesi del 1826 la combriccola di amici del musicista inaugurò un ciclo di serate a base di balli e salsicce (Wurstelball). Cominciarono così le "schubertiadi", durante le quali la musica di Franz accompagnava strepitose abbuffate di ottimi wurstel.
La felicità di questi momenti, era però poca cosa, le Case Editrici gli pubblicavano solo Lieder, e ignorarono grandi opere alle quali Schubert teneva di più come il “Quartetto per archi in re minore” tratto dal Lied “La morte e la Fanciulla”, il “Quartetto in sol maggiore”, la “Sonata in sol maggiore per pianoforte” e il “Trio in si bemolle maggiore“.
Una serie di delusioni spinsero Schubert in gravi crisi depressive: perse il concorso per diventare Kappellmeister di Corte, appartenuto ad Antonio Salieri, perse il concorso da vicedirettore del Teatro di Porta Carinzia, la sua opera “Il conte di Gleichen” venne censurata e non riuscì a rappresentarla.
Nel 1827 pubblicò 24 Lieder con il titolo “Il viaggio d'inverno“ e nel 1828, scrisse ma non riuscì a pubblicare “Improvvisi” e “Momenti musicali al pianoforte“, “Fantasia in fa minore per pianoforte a quattro mani“, “Messa in mi bemolle” e “Sinfonia in do maggiore” che rimasero nei cassetti del musicista, e videro la luce decine di anni dopo la sua morte.
Franz Schubert morì a soli 31 anni, di febbre tifoide, il 19 novembre del 1828 e riposa nel cimitero viennese di Wharing a pochi metri di distanza da Beethoven che in vita tanto ammirò ma che non incontrò mai.
lunedì 20 ottobre 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 20 ottobre.
Il 20 ottobre 1740 Maria Teresa sale al trono di Vienna.
Maria Teresa d'Austria nasce il 13 maggio 1717 a Vienna. Il padre è l'imperatore Carlo VI e la madre è Elisabetta Cristina di Brunswick-Wolfenbüttel. Nella giovinezza le viene impartita un'istruzione di alto grado e all'età di quattordici anni, pur non avendo ricevuto un'educazione politica, partecipa con il padre ai lavori del Consiglio della Corona. Nel 1736 Maria Teresa sposa secondo il rito cattolico Francesco Stefano, duca di Lorena.
Nel 1740 l'imperatore Carlo VI muore e Maria Teresa diventa imperatrice d'Austria, d'Ungheria e Boemia grazie alla "Prammatica Sanzione", atto contenente la clausola secondo cui, in caso di mancanza di figli maschi, la Corona imperiale sarebbe stata ereditata da una delle figlie dell'imperatore. Presto però l'imperatrice d'Austria inizia ad avere innumerevoli nemici, tra cui Elisabetta Farnese, Alberto di Baviera e Augusto III di Polonia.
Il primo vero attacco all'Impero asburgico è fatto dal re di Prussia, Federico II che occupa la Slesia. Inizia così la guerra di successione austriaca che vede come protagoniste anche Francia e Spagna. La situazione è difficile, ma con coraggio Maria Teresa riesce a recuperare i territori persi grazie al sostegno degli ungheresi. La guerra si protrae per altri sette anni, l'imperatrice ottiene il sostegno anche della Sassonia, preoccupata della grande forza dell'esercito prussiano, e le simpatie di Olanda e Inghilterra.
Nel 1742 Federico II firma con l'Austria una pace separata con cui riesce a mantenere una piccola parte della Slesia. La guerra è ancora in atto a causa delle mire espansionistiche della Spagna nei possedimenti imperiali in Italia e a causa della sete di conquista francese nell'area renana. La Spagna conquista la Lombardia, ma nel 1746 le truppe dell'imperatrice aiutate da quelle sabaude riescono a riprendere sotto il loro controllo il Nord-Italia. Nel 1748 la guerra di successione si conclude con la firma della pace di Aquisgrana, la quale attribuisce a Maria Teresa tutti i territori ereditati dal padre a eccezione della Slesia, di qualche territorio lombardo concesso a Carlo Emanuele III di Savoia in cambio del sostegno dato all'Impero asburgico contro spagnoli e francesi e dei ducati di Parma e Piacenza concessi a Filippo I di Parma.
Con la fine del conflitto, la sovrana consolida i suoi poteri, servendosi di un esercito forte e di una burocrazia alle sue dipendenze. Nei quaranta anni del suo regno l'imperatrice realizza tutta una serie di riforme politiche, sociali, economiche e finanziarie. Molto importante è ad esempio la riforma sociale del 1774 volta a introdurre l'istruzione primaria obbligatoria, finanziandola con i beni posseduti dalla Compagnia di Gesù, la quale viene soppressa.
Maria Teresa introduce il catasto, creato con l'intenzione di imporre le tasse anche sulle terre possedute dai nobili. La sovrana vuole creare un impero multiculturale, con l'obiettivo di unificare tutte i popoli sotto il dominio dell'Austria dal punto di vista politico, sociale, culturale. L'imperatrice emana anche il noto "Editto di tolleranza" che concede la libertà di culto, il diritto di possedere beni e di negoziare. Tra gli altri suoi provvedimenti vi sono ad esempio anche quelli volti a diminuire i poteri del Clero, a fissare l'età in cui potere ricevere i voti monastici a ventiquattro anni.
Durante il suo lungo regno sono realizzate all'interno dei territori imperiali numerose opere pubbliche e Vienna diventa una capitale culturale in grado di ospitare intellettuali e artisti di grande fama. Nel 1765 il marito Francesco I muore, per cui Maria Teresa si fa aiutare nella gestione politica dell'Impero dal figlio Giuseppe II, il futuro imperatore d'Austria.
Nell'ultimo decennio del suo regno, su suggerimento del figlio, attua una politica espansionistica, caratterizzata dalla spartizione della Polonia con la Russia, ottenendo la Lodomiria e la Galizia. L'Austria partecipa anche alla guerra bavarese, ottenendo nel 1778 il territorio dell'Innviertel.
Maria Teresa d'Asburgo muore a Vienna il 29 novembre 1780, lasciando la Corona imperiale nelle mani del figlio Giuseppe II.
Fu madre di sedici figli, tra cui gli imperatori Giuseppe II e Leopoldo II, nonché di Maria Antonietta, regina di Francia, e Maria Carolina, regina di Napoli e Sicilia.
giovedì 1 maggio 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il primo maggio.
Il primo maggio 1786 viene messa in scena per la prima volta a Vienna l'opera "le nozze di Figaro", di Mozart.
Le nozze di Figaro, ossia la folle giornata (K 492), è un'opera lirica di Wolfgang Amadeus Mozart. È la prima delle tre opere italiane scritte dal compositore salisburghese su libretto di Lorenzo Da Ponte.Musicato da Mozart all'età di ventinove anni, il testo dapontiano fu tratto dalla commedia Le mariage de Figaro di Beaumarchais (autore della trilogia di Figaro: Il barbiere di Siviglia, Le nozze di Figaro e La madre colpevole).
La trama è di fatto la continuazione di quella del Barbiere di Siviglia, portato alla fama dall'opera omonima di Gioachino Rossini. Le nozze di Figaro, una delle più famose opere di Mozart, è la prima di una serie di felici collaborazioni tra Mozart e da Ponte, che ha portato alla creazione del Don Giovanni e Così fan tutte. Fu Mozart stesso a portare una copia della commedia di Beaumarchais a Da Ponte che l'ha adattata a libretto in sei settimane. Da Ponte la tradusse in lingua italiana (ai tempi la lingua ufficiale dell'opera lirica) e rimosse gli elementi di satira politica dalla storia.
Eppure fu solo dopo aver convinto l'imperatore Giuseppe II della rimozione delle scene più discusse che questo diede il permesso di presentare l'opera. Così Le nozze di Figaro, finita di comporre il 29 aprile, fu messa in scena al Burgtheater di Vienna, il 1 maggio, 1786. L'opera è in quattro atti e ruota attorno alle trame del Conte d'Almaviva, invaghito della cameriera della Contessa, Susanna, sulla quale cerca di imporre lo "ius primae noctis". La vicenda si svolge in un intreccio serrato e folle, in cui donne e uomini si contrappongono nel corso di una giornata di passione travolgente, piena sia di eventi drammatici che comici, e nella quale alla fine i “servi” si dimostrano più signori e intelligenti dei loro padroni. L'opera è per Mozart (e prima di lui per Beaumarchais) un pretesto per prendersi gioco delle classi sociali dell'epoca che da lì a poco saranno travolte nei fatti con la Rivoluzione francese.
Atto I
Il mattino del giorno delle proprie nozze, Figaro e Susanna sono nella stanza che il Conte ha destinato loro. Figaro misura la stanza mentre Susanna si prova il cappello che ha preparato per le nozze. Figaro si compiace della generosità del Conte, ma Susanna insinua che quella generosità non è disinteressata: il Conte vuol rivendicare lo ius primae noctis, che egli stesso aveva abolito. Le brame del Conte sono favorite da Don Basilio, maestro di musica. Figaro si irrita e trama una vendetta. Anche la non più giovane Marcellina è intenzionata a mandare all'aria i progetti di matrimonio di Figaro e reclama, con l'aiuto di Don Bartolo, il diritto a sposare Figaro in virtù di un prestito concessogli in passato e mai restituito. Don Bartolo, del resto, gode all'idea di potersi vendicare dell'ex "barbiere di Siviglia", che aveva aiutato il Conte a sottrargli Rosina, l'attuale Contessa. Entra il paggio Cherubino per chiedere a Susanna di intercedere in suo favore presso la Contessa: il giorno prima il Conte, trovandolo solo con Barbarina (figlia dodicenne del giardiniere Antonio), si è insospettito e lo ha cacciato dal palazzo. L'arrivo improvviso del Conte lo costringe a nascondersi e ad assistere suo malgrado alle proposte galanti che il Conte rivolge alla cameriera. Ma anche il Conte deve nascondersi a Don Basilio, che rivela a Susanna le attenzioni rivolte dal paggio alla Contessa. Spinto dalla gelosia, il Conte esce dal nascondiglio, poi, scoprendo a sua volta il paggio, monta su tutte le furie. Entrano i contadini che ringraziano il Conte per aver abolito il famigerato ius primae noctis.
Il Conte, con un pretesto, rimanda il giorno delle nozze e ordina la partenza immediata di Cherubino per Siviglia dove dovrà arruolarsi come ufficiale del suo reggimento. Figaro si prende gioco del paggio con una delle arie più celebri dell'opera, "Non più andrai, farfallone amoroso".
Atto II
Susanna rivela all'addolorata Contessa le pretese del Conte. Entra Figaro ed espone il suo piano di battaglia: ha fatto pervenire al Conte un biglietto anonimo dove si afferma che la Contessa ha dato un appuntamento a un ammiratore per quella sera. Quindi suggerisce a Susanna di fingere di accettare l'incontro col Conte: Cherubino (che non è ancora partito) andrà al posto di lei vestito da donna, così la Contessa smaschererà il marito, cogliendolo in fallo. Tuttavia, mentre il travestimento del paggio è ancora in corso, il Conte sopraggiunge e, insospettito dai rumori provenienti dalla stanza attigua (dove la Contessa ha rinchiuso Cherubino), decide di forzare la porta. Ma Cherubino riesce a fuggire saltando dalla finestra e Susanna ne prende il posto.
Quando dal guardaroba esce Susanna invece di Cherubino, il Conte è costretto a chiedere perdono alla moglie. Entra Figaro che spera di poter finalmente affrettare la cerimonia nuziale.
Irrompe però il giardiniere Antonio che afferma di aver visto qualcuno saltare dalla finestra della camera della Contessa. Figaro cerca di parare il colpo sostenendo di essere stato lui a saltare. Ma ecco arrivare con Don Bartolo anche Marcellina che reclama i suoi diritti: possiede ormai tutti i documenti necessari per costringere Figaro a sposarla.
Atto III
Mentre il conte si trova nella sua libreria pensoso, la Contessa spinge Susanna a concedere un appuntamento galante al Conte, il quale però si accorge dell'inganno e promette di vendicarsi.
Il giudice Don Curzio entra con le parti contendenti e dispone che Figaro debba restituire il suo debito o sposare Marcellina. Ma da un segno che Figaro porta sul braccio si scopre ch'egli è il frutto di una vecchia relazione tra Marcellina e Don Bartolo, i quali sono quindi i suoi genitori.
La Contessa intanto, determinata a riconquistare il marito, detta a Susanna un bigliettino, sigillato da una spilla, per l'appuntamento notturno da far avere al Conte. Modificando il piano di Figaro, e agendo a sua insaputa, le due donne decidono che sarà la stessa Contessa e non Cherubino a incontrare il Conte al posto di Susanna.
Mentre alcune giovani contadine recano ghirlande per la Contessa, Susanna consegna il biglietto galante al Conte che si punge il dito con la spilla. Figaro è divertito: non ha visto, infatti, chi ha dato il bigliettino al Conte. Poi si festeggiano due coppie di sposi: oltre a Susanna e Figaro, anche Marcellina e Don Bartolo.
Atto IV
È ormai notte e nell'oscurità del parco del castello Barbarina sta cercando la spilla che il Conte le ha detto di restituire a Susanna, e la fanciulla ha perduto. Figaro capisce che il biglietto ricevuto dal Conte gli era stato consegnato dalla sua promessa sposa e credendo ad una nuova trama, si nasconde per sorprendere i due 'amanti'. Susanna, che ha udito non vista le rampogne di Figaro, si sente offesa dalla sua mancanza di fiducia e decide di farlo stare sulle spine. Entra allora Cherubino e, vista Susanna, (che è in realtà la Contessa travestita) decide di importunarla; nello stesso momento giunge il Conte il quale, dopo aver scacciato il Paggio, si mette a corteggiare quella che crede essere la sua amante.
Fingendo di veder arrivare qualcuno, la Contessa travestita da Susanna fugge nel bosco mentre il Conte va a vedere cosa succede; nel contempo Figaro, che stava spiando gli amanti, rimane solo e viene raggiunto da Susanna travestita da Contessa. I due si mettono a parlare ma Susanna durante la conversazione dimentica di falsare la propria voce e Figaro la riconosce. Per punire la sua promessa sposa, questi non le comunica la cosa ma rende le proprie avances alla Contessa molto esplicite. In un turbinio di colpi di scena, alla fine Figaro chiede scusa a Susanna per aver dubitato della sua fedeltà mentre il Conte, arrivato per la seconda volta, scorge Figaro corteggiare quella che crede essere sua moglie; interviene a questo punto la vera Contessa che, con Susanna, chiarisce l'inganno davanti ad un Conte profondamente allibito. Allora questi implora con sincerità il perdono della Contessa e le nozze tra Figaro e Susanna si possono finalmente celebrare; la "folle giornata" si chiude così in modo festoso.
Nelle Nozze di Figaro Mozart abbandona le convenzioni settecentesche dello stile vocale italiano, caratterizzato da tessiture molto acute e da un pronunciato virtuosismo, a favore di nuove sfaccettature sia liriche che drammatiche: dunque riorganizza l'ordinaria e topica costellazione dei personaggi dell'opera buffa, associando ai vari caratteri determinate tinte sociali, e dando vita a nuovi tipi sociopsicologici che si sarebbero poi instaurati nella futura visione operistica europea.
Sul frontespizio del libretto leggiamo soltanto tre tipi vocali: basso, soprano e tenore, corrispondenti al “triangolo” tradizionale dell'opera buffa. Mancano i termini baritono e mezzosoprano, semplicemente perché ancora non esistevano.
Considerando la partitura e la tessitura vocale ricavabile da essa riusciamo a cogliere e a comprendere le sfumature indicate dal compositore e la scelta moderna dei ruoli vocali: Figaro, basso, è in realtà un basso-baritono, visto il timbro più brillante e più chiaro; Conte è un basso con una tessitura più acuta, che nell'Ottocento prenderà senz'altro il nome di baritono; Antonio e Bartolo, interpretati nella prima rappresentazione dallo stesso cantante Francesco Bussani, sono entrambi due bassi buffi.
Mozart affida la dicitura di soprano a tutte le donne dell'opera, differenziandone minuziosamente il carattere: Susanna, soprano lirico che si avvicina al soprano di mezzo-carattere; Contessa, soprano lirico tendente al drammatico; Barbarina, soprano leggero; Marcellina è il mezzosoprano ed antagonista; Cherubino, mezzosoprano.
La parte più sacrificata è quella del tenore lasciata a Don Curzio e Basilio. Secondo la critica del Chronik von Berlin (1790) ciò doveva essere senz'altro dipeso dalla mancanza di tenori di spessore nel cast a vantaggio delle voci gravi.
Con la ripresa viennese dell'opera (quella del 29 agosto del 1789) Mozart modificò la partitura variando alcune parti del ruolo di Susanna, avendo a disposizione una nuova interprete: Adriana Ferrarese, già interprete di Fiordiligi nel Così fan tutte, e pertanto non da meno alla precedente Nancy Storace. I cambi riguardano due arie: “Venite inginocchiatevi” (II, 2) e “Deh vieni non tardare, o gioia bella” (IV,10) sostituite dalle meno articolate a livello musicale e meno incisive dal punto di vista drammaturgico “Un moto di gioia” e “Al desio di chi t'adora”.
La versione viennese non è stata mai preferita alla “tradizionale” (le due arie sono in genere di solito eseguite come «arie da concerto» anche se Mozart non le aveva affatto concepite come tali).
Soltanto nel 1998 al Metropolitan di New York, il direttore d'orchestra James Levine e l'allora Susanna Cecilia Bartoli decisero di introdurre in alcune recite delle Nozze le due arie sostitutive. Tale scelta fece sorgere un pubblico scandalo quando il regista, Jonathan Miller, contrario alla scelta, sollevò la questione durante la serata inaugurale a sipario aperto.
La sua visione non mutò negli anni, infatti nel 2003 in un'intervista al Paris Rewiew, ribadì la sua idea a tal proposito, ovvero che le due arie erano estranee ad una rappresentazione scenica visti i testi troppo poco congeniali alla drammaturgia. Questa posizione sia dal punto di vista storico che estetico è da considerarsi lontana dalla verità: le arie non nascono come arie da concerto e sta al regista doverle inserire nel contesto e al cantante renderle vicine al personaggio.
Esistono altre due varianti testuali, forse anch'esse nate per la ripresa viennese: il recitativo Marcellina-Susanna e Cavatina di Marcellina, in sostituzione del celeberrimo Duettino “Via resti servita” (I,4) ; Il Recitativo accompagnato per Figaro, al posto del Recitativo secco “Ehi capitano” che precede “Non più andrai farfallone amoroso”, (I,8).
lunedì 9 agosto 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 9 agosto 1918 Gabriele D'Annunzio, insieme ad altri eroi, compie il famoso "Volo su Vienna", col quale inonda la capitale nemica di volantini inneggianti alla vittoria italiana nella grande guerra.
Già da tempo D’Annunzio insisteva presso il Comando Supremo per realizzare il Volo su Vienna; nel 1917 aveva anche fatto nell’Italia settentrionale un volo di 1.000 chilometri con un Ca. 450 per verificarne le possibilità. Alla nuova richiesta di D’Annunzio per un volo su Vienna per l’estate 1918 il Comando Supremo finalmente concede l’autorizzazione con i nuovi velivoli SVA e affida la missione alla 87^ Squadriglia di San Pelagio, presso Padova. I piloti, tutti veneti, danno il nome di Serenissima alla Squadriglia; il distintivo è il Leone di San Marco con il libro aperto in segno di pace; D’Annunzio, designato capo missione, fa aggiungere un serbatoio supplementare al suo velivolo biposto per aumentarne l’autonomia.
I velivoli assegnati alla missione sono 14 SVA, ma il 9 agosto 1918 per Vienna partiranno 11 velivoli e di questi solo 7 arriveranno sulla capitale austriaca. Lo SVA 10 su cui è a bordo il Poeta è pilotato da Natale Palli. Poiché gli è stato ordinato di non proseguire se nella rotta lo stormo si riduca a meno di cinque, all’alba del 9 prima di partire convoca Natale Palli, Antonio Locatelli, Gino Allegri, Aldo Finzi e Piero Massoni per un solenne giuramento: “Se non arriverò su Vienna, io non tornerò indietro. Se non arriverete su Vienna, voi non tornerete indietro. Questo è il mio comando. Questo è il vostro giuramento. I motori sono in moto. Bisogna andare. Ma io vi assicuro che arriveremo. Anche attraverso l’inferno. Alalà!"
Partono alle 5,50 dal campo di San Pelagio e percorrono più di mille chilometri alzandosi alla quota di 3.000 metri (tre aerei devono atterrare poco dopo la partenza per guasti meccanici, uno è costretto ad atterrare in campo nemico).
E’ solo un volo dimostrativo e di sfida. Il lancio di volantini con cui si invitano i Viennesi alla resa. Sul suo taccuino di bordo D’Annunzio scrive: “Ore 09.10. Quota 3.000. Vedo sull’ala sinistra inferiore l’ombra del casco di Palli. Il sole, il Wiener Wald” . Sotto gli SVA c’è Vienna che viene inondata dai volantini italiani. L’impresa è riuscita; gli avversari non vogliono credere che i tanto disprezzati Italiani, con velivoli italiani e motori italiani siano stati capaci di una simile impresa. Una beffa atroce per gli Austriaci! Un prigioniero austriaco qualche giorno dopo confermerà che quei manifestini avevano fatto più danno di tante bombe.
Il volo su Vienna ha una risonanza mondiale e persino il nemico gli rende onore: C’è in Austria un eroe così coraggioso? Nell’ “Illustrazione Italiana”, che dedica un intero numero all’impresa, pubblicizzandola con immagini, si commenta l’avvenimento salutando già la vittoria della guerra.
venerdì 1 gennaio 2021
#Almanacco quotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il primo gennaio 1939 per la prima volta viene eseguito il concerto di capodanno di Vienna.
Nato dal matrimonio artistico del 1873 tra Johann Strauss e i Filarmonici di Vienna, l’evento conquista la sua ufficialità e continuatività solo nel 1939, anno in cui l’associazione dei prestigiosi orchestrali, diretta dal maestro Clemens Krauss, nella giornata del 31 dicembre esegue per la prima volta il “Concerto Speciale” dalla grande sala del Musikverein di Vienna con l’intento di inneggiare all’identità nazionale proprio nel momento in cui il Paese ne è privato, perchè annesso alla Germania nazista.
Nel 1941 la manifestazione conquista stabilmente il suo spazio per la prima in principio d’anno, nel 1946 viene battezzata “Concerto dell’anno nuovo”, nel 1959 hanno inizio le riprese televisive austriache, che segnano l’inizio di una popolarità di fama mondiale. Il prestigioso palco ha accolto negli anni artisti di grande spessore, che si sono succeduti di edizione in edizione (per volere degli stessi filarmonici), regalando ciascuno note stilistiche e peculiarità interpretative alle opere scelte: si ricordano l’indimenticabile maestro Herbert Von Karajan (1987), Claudio Abbado (1988 e 1991), Carlos Kleiber (1989 e 1992), Zubin Mehta (1990, 95 e 98), Riccardo Muti (1993, 97 e 2000, edizione commemorativa del centesimo e del centocinquantesimo anniversario della scomparsa di Strauss figlio e padre).
Evento di fama mondiale, perla della tradizione musicale viennese, il concerto di Capodanno rappresenta per gli appassionati del genere un appuntamento irrinunciabile: trasmesso dalla Sala d'Oro del prestigioso Musikverein, per l’occasione addobbata con opere d’arte floreali di matrice sanremese, l’esibizione dell’orchestra dei filarmonici annovera un pubblico di oltre un miliardo di spettatori e vanta la messa in onda di emittenti televisive di oltre quaranta paesi.
Per poco più di un’ora il pubblico degli appassionati intenditori e la massa dei comuni semplici sognatori, si lasciano rapire dalla magia delle opere tratte dal vasto repertorio di casa Strauss, in attesa di un immancabile e travolgente finale, apice del piacere delle parti, che sempre vede protagonisti “Sul bel Danubio blu” (J.S. figlio) e la “Marcia di Radetsky” (J.S. padre).
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