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mercoledì 19 agosto 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 19 agosto 1960 Francis Gary Powers viene condannato a dieci anni di prigione per spionaggio da parte dell'Unione Sovietica.
Il capitano Gary Powers lavorava per la CIA, effettuando missioni di spionaggio a bordo del suo aereo spia U-2. Il Lockheed U-2 poteva volare fino a a 70.000 piedi (fuori dalla portata della maggior parte delle armi sovietiche); il suo compito era quello di volare sopra obiettivi militari e fotografarli per la U.S. Intelligence.
La popolazione americana non era a conoscenza di queste missioni di spionaggio fino all'incidente di Powers, ma i russi ne erano al corrente da anni, quando finalmente riuscirono ad abbattere, il primo maggio 1960, la "Dragon Lady", questo il nome dell'aereo di Powers. Powers venne condannato a 10 anni di prigione e lavori forzati, ma dopo 21 mesi fu scambiato, insieme a un altro prigioniero americano, per il colonnello del KGB Vilyam Fisher, noto anche come Rudolf Abel, catturato a New York nel 1957.
Il ruolo di Powers nella Guerra Fredda finì lì.
Il contenuto dell'aereo fu recuperato dai sovietici nel luogo dell'impatto. Un pacchetto di sigarette Kent, una pistola calibro 22, soldi, una pillola di veleno per il suicidio in caso di disastro. Molti all'epoca sostenevano che Powers avrebbe dovuto distruggere la fotocamera dell'aereo e prendere la pillola prima di venire catturato dai sovietici.
In effetti il pilota tentò senza successo di attivare il sistema di autodistruzione del velivolo prima di paracadutarsi. La Commissione del Senato sui Servizi Armati concluse che Powers non tradì il suo paese né agì in modo non professionale durante la sua cattura.
Lo scambio di spie che lo riportò a casa sembrò una scena studiata a Hollywood: Powers camminava lungo un ponte che collega Berlino Est e Berlino Ovest, e Abel camminava in direzione opposta, sotto gli occhi vigili delle truppe armate di entrambi i fronti.
Dopo il 1963 divenne collaudatore di aerei per la Lockheed, scrisse un libro sul suo incidente, in seguito divenne pilota di elicotteri per la rubrica sul traffico di una radio di Los Angeles; fu proprio su quell'elicottero che trovò la morte nel 1977 per la caduta del suo mezzo.
23 anni dopo la sua morte, il primo maggio 2000, al quarantesimo anniversario della caduta dell'U-2, Powers fu insignito degli onori militari. Fu consegnata alla famiglia la Medaglia di Prigioniero di Guerra, la "Distinguished Flying Cross" e la Medaglia del Servizio per la Difesa Nazionale.
Una diceria, mai confermata da Bono, dice che il gruppo U2 prende il nome dall'aereo di Powers, poichè Bono è nato pochi giorni dopo la sua cattura.
Nel 2015 Steven Spielberg ha girato un film sulla sua storia, chiamato "Il ponte delle Spie", con protagonista Tom Hanks.
lunedì 25 maggio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 25 maggio 1977 esce nelle sale cinematografiche americane il film "Star Wars", che presto diventerà uno dei più formidabili film di fantascienza mai prodotto nella storia del cinema.
La storia di Guerre Stellari inizia nel 1971, sei anni prima la sua comparsa sugli schermi di tutto il mondo. Il giovane regista George Lucas, appena laureatosi con il film L'uomo che fuggì dal futuro (THX 1138, USA, 1971), presenta due nuovi progetti alla major hollywoodiana Universal Pictures: American Graffiti e Guerre Stellari.
La casa di produzione sembra inizialmente propensa a produrre entrambi, dando il via libera al regista per cominciare il casting. Tra gli scritturati figura un giovane, allora semplicemente un falegname, che aveva deciso di prendere parte al provino quasi per scherzo, spinto da alcuni amici: si trattava di Harrison Ford, che sarebbe diventato un'icona della saga e uno degli attori di maggior successo di Hollywood. Poco dopo, però, la Universal ha un ripensamento, decidendo di produrre solamente American Graffiti, considerando Guerre Stellari troppo rischioso.
Lucas, dopo la delusione ricevuta, continua a sviluppare il suo progetto, lavorando sulla sceneggiatura di Star Wars insieme ad Alec Guinness, destinato a diventare uno degli interpreti della saga. Inizia così un lungo tour alla ricerca di una casa di produzione, che si rivela però inutile. Nel frattempo, interrompendo brevemente il progetto, realizza American Graffiti, che si rivela un grande successo: tra gli attori del film, oltre al giovane Harrison Ford, compare anche Ron Howard, poi conosciuto soprattutto per il suo ruolo di liceale in Happy Days e per la brillante carriera di regista.
Il progetto di Guerre Stellari è più che ambizioso: creare una nuova mitologia, che sappia raccogliere l'eredità epica dei film western da una parte, e quella avventurosa di quelli di cappa e spada dall'altra, fondendole in un contesto più moderno, un universo simile a quelli dei libri del maestro della fantascienza Isaac Asimov.
Grazie agli incassi consistenti di American Graffiti, la 20th Century Fox decide di finanziare il nuovo progetto di George Lucas, grazie al sostegno del figlio di Alan Ladd, uno dei maggiori azionisti, appassionato di fantascienza. Lucas dovrà, però, provvedere autonomamente a reperire il 40% dei soldi necessari, mentre la Fox finanzia il film parzialmente. Il regista, fermamente convinto della validità del suo progetto, arriva a ipotecare la propria casa. Sarà questo l'inizio della sua fortuna, grazie all'accordo che portò direttamente a lui parte dell'altissimo incasso e tutti i diritti sul merchandising.
Nel 1977 Star Wars vede la luce, ed in breve tempo ogni record di incasso viene polverizzato. Il film vince sei Oscar: "migliori effetti speciali", "miglior colonna sonora" (composta da John Williams e destinata a diventare un classico), "migliori costumi", "miglior sonoro", "migliori scenografie" e "miglior montaggio".
Il successo del film portò tutte le case editrici a scommettere sulla fantascienza scritta, dopo il successo di quella cinematografica. Tutti i più importanti editori italiani lanciarono sul mercato una propria collana di libri di fantascienza, dai classici ai nuovi scrittori, col risultato di saturare il mercato, portando a un immediato e disastroso tracollo, tanto delle nuove collane che di quelle preesistenti. Attorno a Guerre Stellari si crea una sorta di vero e proprio misticismo, al centro del quale vi è la ricerca di se stessi: la Forza.
La storia è ambientata in un'epoca imprecisata, la tecnologia è solo un contorno, lo sfondo per questa particolare forma di misticismo. La concezione del film di Lucas è, dunque, agli antipodi di quella di Stanley Kubrick in 2001: Odissea nello spazio, che pone in un ruolo di rilievo gli effetti speciali, tendendo ad esaltare la tecnologia ed a porre il progresso scientifico al centro dell'attenzione.
La saga di Guerre Stellari è anche un enorme tributo cinefilo al grande cinema di Hollywood, farcito da decine di citazioni e riferimenti, dovute alla passione che Lucas condivide con l'amico e collega Steven Spielberg. Tra le fonti d'ispirazione del film va sicuramente citato La fortezza nascosta (Kakushi toride no san-akunin) di Akira Kurosawa e Dune di Frank Herbert, mentre il concept iniziale del robot dorato D-3BO (nome originale: C-3PO) era semplicemente una versione maschile e un po' più sofisticata del robot femminile protagonista del celebre Metropolis (1927) di Fritz Lang, capolavoro dell'espressionismo cinematografico.
Il film crea un vero e proprio culto intorno a sé, dando vita a generazioni di fan totalmente devoti al film, spesso in maniera maniacale.
Secondo l'idea ed il progetto iniziale del regista, la sua saga avrebbe dovuto comporsi di tre trilogie distinte, per un totale di nove film. Non avendo, ovviamente, le possibilità e la certezza di poter portare avanti tutto il ciclo, Lucas decise di scommettere sulla parte centrale della sua storia, teoricamente il quarto, quinto e sesto film, ritenendoli i più accattivanti, e in grado di poter essere narrati indipendentemente dai tre film antecedenti, che verranno poi realizzati più di vent'anni dopo, quando il regista decise di riprendere in mano la propria opera.
La terza ed ultima trilogia ha visto la luce in questi anni, a partire dal settimo film (titolo originale "the force awakens"), uscito il 18 dicembre 2015 per la regia di J.J. Abrams.
Quella scelta per essere portata sullo schermo per prima, quindi, è la trilogia centrale, ed infatti, anche se nel 1977 il primo Guerre Stellari non indica il numero dell'episodio, nel 1979 torna nelle sale col sottotitolo definitivo con cui è noto ancora oggi, Episodio IV - Una Nuova Speranza.
Nel 1980 la saga continua, ormai senza problemi di produzione, con l'uscita del secondo film, Episodio V - L'Impero colpisce ancora, del quale però Lucas lascia la regia a Irwin Kershner, limitandosi a produrre il film ed a scrivere la sceneggiatura insieme alla nota scrittrice di fantascienza Leigh Brackett e a Lawrence Kasdan, futuro regista.
Il terzo (ed ultimo) episodio della "trilogia originale" esce ancora una volta tre anni dopo il precedente, una consuetudine adottata anche per la seconda trilogia, Episodio VI - Il ritorno dello Jedi, per la regia questa volta di Richard Marquand. Talmente forte era la paura di una fuga di notizie su questa terza e definitiva puntata della prima saga, che Lucas girò per mesi sotto un titolo fittizio spacciandolo per un horror, Blue Harvest Horror Beyond Imagination, e non circolò mai un copione completo del film fino alla sua uscita.
Nel 1989, Guerre Stellari viene incluso dal governo statunitense nella lista dei film posti sotto la tutela della Biblioteca del Congresso.
George Lucas sembra aver esaurito le sue energie su Star Wars, e si dedica a nuovi progetti, tra i quali spicca una nuova saga, quella dell'archeologo Indiana Jones, firmata poi alla regia dall'amico e collega Steven Spielberg. Il nome del protagonista è lo stesso del cane di Lucas, al quale precedentemente si era ispirato per il personaggio di Chewbecca.
La Industrial Light and Magic, nata per la produzione degli effetti speciali di Guerre Stellari, diventa nel frattempo il punto di riferimento delle produzioni di fantascienza, divenute sinonimo di grandi incassi per le major. Hollywood investe tutto sul genere, dando vita a grandi pellicole come Alien e Blade Runner di Ridley Scott, Dune di David Lynch, e tante altre grandi e piccole produzioni, tra le quali spicca il film di Steven Spielberg E.T. l'Extra-Terrestre, che supera addirittura i record d'incasso di Guerre Stellari.
Il fenomeno Star Wars non tende, però, ad arrestarsi, anzi si diffonde su altri media.
La LucasFilm, l'azienda di produzione fondata dal regista, concede le licenze di sfruttamento della saga per la realizzazione di fumetti e romanzi, producendo centinaia di prodotti, entrando poi subito nel neonato mercato dei videogiochi. Vengono addirittura girate numerose nuove scene appositamente per i CD-ROM in produzione. Nel 1993 esce una trilogia di romanzi intitolata The Thrawn Trilogy di Timothy Zahn, con licenza ufficiale della LucasFilm. Con l'uscita di questi nuovi prodotti, si comincia a mormorare di nuovi progetti di Lucas attorno a Star Wars, di una nuova trilogia.
Nel 1997 si celebrano i vent'anni dall'uscita del primo film prodotto, Guerre Stellari. Per l'occasione la trilogia originale viene ridistribuita nelle sale cinematografiche in una nuova versione.
Grazie ai forti progressi avvenuti nel campo degli effetti speciali, dovuti in gran parte alla nascita della grafica computerizzata, i tre film, dopo essere stati "rigenerati", rimediando all'inevitabile deterioramento della pellicola cinematografica, vengono migliorati e arricchiti in vari punti. Vengono inoltre aggiunte alcune brevi sequenze.
I tre film escono nelle sale a poche settimane di distanza l'uno dall'altro, a partire dal gennaio 1997. Star Wars - Special Edition, come viene presentato, incassa negli Stati Uniti nel primo weekend di programmazione complessivamente più di 36 milioni di dollari nei 2100 cinema nei quali viene proiettato, tornando ancora una volta in testa alla classifica degli incassi quasi vent'anni dopo il suo debutto.
Queste nuove versioni vengono considerate da George Lucas quelle definitive, ed il regista decide di proibire la distribuzione di quelle precedenti, pur contro il volere di molti fan. Entrambe le decisioni sono destinate però a venire smentite, almeno in parte.
Con l'edizione del 2004 la trilogia originale viene pubblicata su supporto digitale: in questa occasione viene effettuato un ulteriore restauro della qualità dell'immagine, oltre alla modifica di alcune scene, ottenendo quella che al momento è considerata dall'autore stesso come l'edizione definitiva della trilogia. Nel 2006 viene pubblicata una nuova edizione limitata su supporto digitale, contenente sia l'ultima versione del 2004 che quella originale del periodo 1977-1983.
In occasione del ventennale arriva anche la dichiarazione ufficiale del regista e creatore della saga: verrà prodotta la "prima trilogia" (episodi I, II e III), quella dunque ambientata da venti a quarant'anni prima degli eventi narrati nella "trilogia originale".
Nel 1999 arriva nelle sale, dopo una trepidante attesa da parte di milioni di fan in tutto il mondo, Star Wars Episodio I: La Minaccia Fantasma, il primo episodio della nuova saga, ambientato circa 30 anni prima dell'Episodio IV. Nel 2002 è la volta di Episodio II - L'attacco dei cloni e nel 2005 la saga viene completata da Episodio III - La vendetta dei Sith, che raccorda le due trilogie.
Dopo l'annuncio della produzione della "nuova trilogia", composta dai primi tre episodi della saga, George Lucas dichiarò di non avere intenzione, poi, di realizzare anche la terza ed ultima, quella composta dagli episodi VII, VIII e IX, sequel, dunque, di quella originale, anche questi pensati insieme al resto della saga.
Nonostante questa dichiarazione, però, la terza trilogia è stata alla fine prodotta, e in più sono stati realizzati due film "intermedi", Rogue one (che narra le vicende legate alla costruzione della terribile Morte Nera) e Solo, incentrato sulla vita del contrabbandiere.
All'uscita in Italia del primo film del 1977, alcuni dei nomi dei personaggi furono leggermente adattati per la pronuncia italiana, e tali furono mantenuti per tutti e tre i film della "trilogia originale" (episodi IV, V e VI). Con la nuova trilogia (episodi I, II e III) invece i nomi sono stati riportati a quelli originali inglesi. Ad esempio i due droidi R2-D2 e C-3PO, presenti in entrambe le trilogie, vengono chiamati nella prima trilogia rispettivamente con C1-P8 e D-3BO. Unica eccezione è Darth Vader nell' Episodio III: un sondaggio tra i fan italiani ha infatti decretato che il nome rimanesse quello italianizzato di Darth Fener, ormai troppo celebre per essere cambiato.
In occasione della nuova trilogia, la produzione ha scelto di mantenere in tutto il mondo i nomi originali; probabilmente per poter controllare meglio il mercato della distribuzione dei gadget allegati alla saga.
venerdì 20 giugno 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 20 giugno.
Il 20 giugno 1975 esce nelle sale americane "Lo squalo" (Jaws), di Steven Spielberg.
"Ci serve una barca più grossa."
La frase celebre del film Lo Squalo, pronunciata dal poliziotto Martin Brody (Roy Scheider), racchiude tutta la paura verso il potente pescecane protagonista della pellicola, e non per niente è stata scelta dall’American Film Institute come la numero 35 tra le 100 migliori citazioni cinematografiche di tutti i tempi. Il 20 giugno del 1975, il giovane Steven Spielberg portò nei cinema americani Lo Squalo, una pellicola estiva destinata a cambiare per sempre il genere del filone shark movies. Cinquanta anni fa infatti ha debuttato questo film in cui nessuno credeva, costato 9 milioni di dollari, cifra oltre il budget previsto, e che ha finito, incredibilmente, per incassarne ben 471.
Basato sull’omonimo romanzo di Peter Benchley, la storia narrata ne Lo Squalo prende spunto da fatti realmente accaduti in New Jersey nel 1916, quando un enorme pescecane terrorizzò per una lunga estate le calde acque della zona. Anche nel film di Spielberg, il protagonista resta il grande squalo, che inizia a seminare morti tra i bagnanti dell’immaginaria cittadina di Amity, nota località turistica. Per smorzare il panico, il capo della polizia locale decide di cercarlo e ucciderlo con l’aiuto di un biologo marino e di un cacciatore di squali professionista.
Se pensate che la collaborazione tra i tre sia facile, vi sbagliate di grosso. Tre uomini diversi tra loro, che affrontano un destino avverso. Lo sceriffo Martin Brody (Roy Scheider), obbediente alle regole, con una famiglia che ama, che ha però paura dell’acqua, ma ironicamente sarà lui ad affrontare lo squalo nel confronto finale; il cacciatore di squali Quint (Robert Shaw), spavaldo, temerario, che racconta senza ribrezzo la sua esperienza dell’affondamento della USS Indianapolis, un racconto di storia vero, dove migliaia di marinai finirono in mare attaccati e uccisi dagli squali. Quint racconta com’è venir morsi da uno di loro, terrorizzando i suoi due compagni, e invece finisce orribilmente per essere ucciso dallo squalo; infine Matt Hooper (Richard Dreyfuss) biologo e quindi uomo di scienza, che di fronte alla forza del grande predatore, si sente piccolo e tutte le sue conoscenze vengono a mancare.
Da sempre l’immagine dello squalo ha rappresentato le nostre paure primordiali: è infatti il predatore più antico dei mari, il terrore che sventra gli uomini con le sue enormi fauci (da qui Jaws del titolo originale) e i denti ricurvi e seghettati. Una macchina perfetta per uccidere, come spiegherà Hooper in una scena del film, che ha spaventato l’uomo per secoli. Ne Lo Squalo, Spielberg ha saputo risvegliare questa paura primordiale con un tocco di genio: scene girate in mare aperto piuttosto che nella classica piscina allestita o in un laghetto, facendo sì che proprio nel 1975, anno di uscita del film, ci sia stato un calo delle attività di villeggiatura perché tutti erano colpiti dallo ‘squalo’.
Nella prima parte di durata della pellicola, il grande squalo bianco non viene mai mostrato e la sua presenza viene fatta percepire attraverso la musica inquietante e incalzante di John Williams (Oscar per le musiche appunto); nella seconda parte, quando Brody, Quint e Hooper partono con la barchetta Orca a caccia dello squalo, solo allora lui si mostra in tutta la sua maestosa potenza. Merito dei tre squali meccanici, soprannominati allegramente da Spielberg ‘Bruce’, lunghi 8 metri.
Lo Squalo è un film che ha segnato un’epoca e che a distanza di cinquant’anni continua a incutere terrore. È una storia di paura, di coraggio, di una lotta continua tra uomo e animale, in cui, nella realtà, spesso è proprio quest’ultimo a finire sconfitto, colpa dell’uomo che lo caccia illegalmente portandolo a rischio estinzione. Al di là dei discorsi animalisti, la cosa che colpisce maggiormente questa pellicola è il realismo con il quale è stato realizzato. Squali meccanici ma anche veri, scene in mare aperto, tanto sudore e fatica che hanno dato inizio alla carriera di uno straordinario regista che ha intimorito per anni i suoi telespettatori tra squali e dinosauri.
mercoledì 11 giugno 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è l'11 giugno.
L'11 giugno 1993 esce nelle sale americane Jurassic Park.
Maestoso; questo è l’aggettivo che viene in mente pensando a Jurassic Park del 1993 di Steven Spielberg, un film che ha saputo incredibilmente interpretare il ruolo di gigante degli anni ’90 basandosi su fondamenta solide e letterarie. Tratto da un romanzo di Michael Crichton, Jurassic Park è il punto di arrivo di tutto un filone classico di film sui giganti del passato, basti pensare agli anni ’30 e ’40 quando il cinema pullulava di film sui dinosauri con goffi e simpatici effetti speciali. Il parco dei “divertimenti” allestito dal genio di Spielberg invece non manca di spettacolarità e clamore scenico, spazzando via la concorrenza con una grandissima interpretazione degli effetti speciali. Nela scena dove il Brachiosaurus irrompe con il suo verso notiamo l’espressione attonita e meravigliata dei protagonisti della pellicola quasi a voler sottolineare il radicale cambiamento di intendere il cinema, l’estasi quasi mistica dello spettatore. Il catastrofismo di Crichton viene perfettamente trasposto da Spielberg che riesce ad amalgamare bene l’intenzione e il messaggio finale dello scrittore; la macchina non è uno strumento affidabile e prima o poi si ribella al volere del suo creatore. La felicità, nel giro di poco tempo, si trasforma in una disperata corsa alla sopravvivenza dove l’uomo, in poche ore, si ritrova ad occupare la parte più bassa della catena alimentare.
La storia narra del miliardario sognatore americano John Hammond (il compianto Richard Attemborough) e della sua “creatura”, il Jurassic Park, un parco a tema dove le creature che popolavano la terra milioni di anni fa si trovavano rinchiuse come all’interno di un grande zoo. La macchina ideata da John sembra funzionare perfettamente e anche il Prof. Grant (Sam Neill) assieme alle Prof.ssa Sattler (Laura Dern) e all’istrionico Prof. Malcolm (Jeff Goldblum) assistono estasiati al funzionamento di questo parco, seppur mostrando qualche riserva. Di questi Grant pone l’interrogativo più interessante:
Il mondo ha subito cambiamenti così radicali che corriamo per tenerci al passo. Non voglio affrettare conclusioni ma dico… i dinosauri e l’uomo… due specie separate da 65 milioni di anni di evoluzione, vengono a trovarsi gettati nella mischia insieme. Come potremo mai avere la ben che minima idea di che cosa possiamo aspettarci?
Il quesito darà presto una terribile risposta; per via di un sabotaggio ad opera del malefico Nedry (Wayne Knight) il parco vedrà tutti questi incredibili animali liberi e ben presto la situazione precipiterà in un’autentica lotta. Starà all’istinto di sopravvivenza dei protagonisti prevalere su quello di caccia dei dinosauri, in particolare dei temibili T-Rex e Velociraptor.
Jurassic Park è un’avventura senza tempo, un film che non può mancare nello scaffale di un vero appassionato, una meravigliosa dimostrazione di come storia ed effetti possano convivere generando un meraviglioso mix finale. Da brividi il primo piano su Attemborough, mentre la musica sale di tono, egli esclama Benvenuti al Jurassic Park. Noi rimaniamo lì, seduti ed estasiati ancora una volta, quasi come il tempo non fosse mai passato, forse il punto più alto della carriera di Spielberg.
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