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martedì 24 febbraio 2026
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 24 febbraio 1530 Carlo V fu incoronato a Bologna come Imperatore del Sacro Romano Impero, una cerimonia simbolica, dato che di fatto era da tempo monarca incontrastato di buona parte dell'Europa.
Fin dalle prime luci del mattino, un allegro scampanio aveva destato la città.
Un avvenimento glorioso stava per compiersi: nella Basilica di San Petronio, papa clemente VII avrebbe incoronato Carlo V imperatore. Ben presto una gran folla riempì la Piazza Maggiore. Le finestre, i balconi e persino i tetti delle case erano stracarichi di gente.
Un colossale ponte di legno, coperto di stoffe preziose, scendeva dolcemente da una finestra del Palazzo Comunale fin verso il centro della piazza; poi, fatta un’ ampia curva, entrava nella Basilica dalla porta maggiore. Alle otto del mattino, il corteo papale scende per il ponte. Sfilano le autorità bolognesi, con ricchi vestiti e mantelli. Seguono quaranta arcivescovi e vescovi, tutti i cardinali e un gran numero di canonici e sacerdoti. Infine, sotto il baldacchino, avanza lentamente il Sommo Pontefice con la tiara in capo e i preziosi abiti pontificali, portati in sedia dorata dei valletti.
Subito dopo scende il corteo dell’Imperatore. Davanti sono i paggi, i cavalieri, i duchi e i baroni. Seguono i quattro Grandi Principi dell’Impero: uno reca lo scettro, l’altro il globo, il terzo la spada e l’ultimo la corona. Finalmente, ecco, l’Imperatore, con un prezioso mantello e la corona ferrea in capo. Il giovane Carlo avanza fiero, accompagnato dai più alti ufficiali dei suoi eserciti.
Era appena passato l’Imperatore, quando un forte strepito provocò un attimo di terrore. Il tavolato del ponte, forse male inchiodato si ruppe sotto il peso della grande moltitudine. Nella disgrazia molte persone perdettero la vita, ma il momento era tanto solenne che la cerimonia non venne interrotta. I morti e i feriti furono subito portati via e il ponte accomodato alla meglio.
Nella Basilica, tra canti sacri e profumo d’incenso, Carlo V indossati gli abiti per la cerimonia, raggiunse il Pontefice sull’altare maggiore. Durante la Messa solenne, il Papa fece inginocchiare davanti a sé il Sovrano e gli consegnò prima la spada, poi lo scettro e il globo, e da ultimo gli pose sul capo la corona imperiale. Allora squillarono le trombe e rullarono i tamburi, mentre sulle piazze tuonavano le artiglierie, annunciando ai lontani il glorioso avvenimento.
Compiuta la cerimonia, il Papa e l’Imperatore uscirono dalla Basilica per una grande cavalcata attraverso le vie della città, ornate di bandiere e archi trionfali. Lo sfarzoso corteo era preceduto dal Gran Cerimoniere, che gettava al popolo monete d’oro e d’argento, che furono appositamente coniate dalla zecca bolognese per questo evento. Il valore di queste monete è oggi altissimo, sia per l'eccezionalità del conio (monete emesse dedicate a un re straniero), sia per l'esiguo numero di pezzi esistenti. Alcune di queste monete sono visibili nella collezione Palagi presso il museo civico bolognese, ma la maggior parte di esse appartiene a collezioni private. Per dare un'idea del valore, si pensi che nel 75 a Basilea un mezzo ducato d'oro fu battuto a 12 milioni di lire (di allora!), e un reale d'argento a 2 milioni.
giovedì 9 ottobre 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 9 ottobre.
Il 9 ottobre 768 Carlo Magno e suo fratello Carlomanno vengono proclamati re dei Franchi.
Primogenito di Pipino detto "il Breve" e Bertrada di Laon, Carlo Magno è l'imperatore a cui si devono ben quarantasei anni di dominio dell'Europa occidentale (dal 768 al 814), un lasso di tempo in cui riuscì ad estendere il regno a più del doppio rispetto a quello del padre. Con una particolarità: fu sempre personalmente alla guida di tutte le imprese militari, vero esempio di monarca eroico e trascinatore.
Nato il 2 aprile del 742, dopo aver condiviso per alcuni anni il regno col fratello Carlomanno, nel 771 assunse il potere su tutti i territori che il padre aveva unificato sotto un unico dominio. Dopo aver ripudiato la moglie Ermengarda, figlia di Desiderio re dei Longobardi, divenne il paladino della difesa del papato contro le mire espansionistiche di questi ultimi. L'alleanza col papato fu importante per il consolidamento del suo potere sull'occidente cattolico. La guerra tra Franchi e Longobardi iniziò nel 773 e terminò nel 774 con la caduta di Pavia e il "confino" di Desiderio in un monastero francese.
Nel 776 Carlo Magno impose in Italia il sistema feudale franco con l'introduzione dei comitati e delle marche in sostituzione dei ducati longobardi. Ancora sollecitato dal papato, Carlo scese in Italia una terza volta nel 780 per riaffermare il suo potere: nel 781 creò il regno d'Italia affidandolo ad uno dei suoi figli. Dovette combattere contro i Bizantini, gli Arabi in Spagna, i Sassoni, gli Avari, gli Slavi e i Danesi allargando così i confini del suo regno che divenne di fatto il Sacro Romano Impero con l'incoronazione celebrata da papa leone III nella notte di Natale dell'anno 800.
Carlo Magno organizzò una struttura di funzionari statali (laici ed ecclesiastici) con l'obiettivo di amministrare i territori che avevano comunque mantenuto istituzioni e caratteristiche diverse. Il governo era centralizzato e si poneva lo scopo di mantenere la pace, proteggere i deboli, bloccare ogni rigurgito di violenza, diffondere l'istruzione, creare scuole, sviluppare l'arte e la letteratura.
Dopo aver provveduto a garantire la successione incoronando imperatore il figlio Lodovico, si ritirò ad Aquisgrana (la città che di fatto era stata la capitale del suo impero) dedicandosi allo studio ed alla preghiera sino alla morte avvenuta il 28 gennaio 814.
mercoledì 21 maggio 2025
#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 21 maggio.
Il 21 maggio 996 Ottone III di Sassonia viene incoronato Imperatore del Sacro Romano Impero.
Nato a Kessel presso Kleve nel gennaio 980, morto a Paterno presso Soratte il 24 (o 23) gennaio 1002.
Nel 983 venne eletto re a Verona e incoronato ad Aquisgrana, e fino alla maggiore età (995) fu diretto dalla madre Teofano (morta nel 991) e poi dalla nonna Adelaide. Il rivale di suo padre, Enrico di Baviera, tentò di togliergli la corona, essendo riuscito a fuggire di prigione, e trovò partigiani dalla Francia alla Boemia. Tuttavia il principio di legittimità ebbe il sopravvento; Enrico dovette sottomettersi e in compenso riebbe la Baviera nel 985.
Com'era stato suo padre, da rivale si trasformò in fedele sostegno del re. Nel 983 anche la frontiera orientale, che era stata intaccata, fu potuta ristabilire. Tuttavia tra il 985 e il 995 fu necessario compiere ogni anno spedizioni, o per meglio dire scorrerie, né mancarono gl'insuccessi, tanto più che si ebbero anche nuove incursioni di Normanni. L'aiuto del duca di Polonia, desideroso di estendere il proprio stato mediante l'unione col re, si dimostrò valido.
In Italia le due reggenti, assistite dal consiglio dell'esperto arcivescovo di Magonza Willigi, tennero un atteggiamento riservato, tranne che per un viaggio a Roma di Teofano nel 989-90. Ma nel 995 papa Giovanni XV (985-996) invocò l'aiuto del re, divenuto ormai maggiorenne, contro Giovanni Crescenzio, il quale da dieci anni dominava in Roma in qualità di patrizio. Mentre Ottone s'avviava a Roma, Giovanni morì; a suo successore fu eletto, nell'accampamento imperiale, un cugino dell'imperatore, della famiglia dei Salî, il primo straniero che dopo molti secoli ricevesse la tiara, il quale assunse il nome di Gregorio V. In questo nome si conteneva il programma di una riforma destinata a liberare il papato dalle lotte dei partiti romani.
Il 21 maggio 996 Gregorio incoronò imperatore Ottone, il quale accolse la sottomissione del patrizio e ritornò ad Aquisgrana persuaso d' avere assicurato la pace. Ma già al principio del 997 Crescenzio cacciò il papa, levandogli contro, con l'aiuto dei Bizantini, Filagato, un greco dell'Italia meridionale col nome di Giovanni XVI. Ottone non poté intervenire, avendo in quel torno gli Slavi passato l'Elba; a quest'assalto egli riparò, assistito dal duca di Polonia, con due contrattacchi, i quali ristabilirono la pace, e nella primavera del 998 s'affrettò a scendere in Italia. Qui l'antipapa non era riuscito a farsi riconoscere fuori di Roma, e già da varî mesi era pronto a sottomettersi; Giovanni Crescenzio s'era asserragliato in Castel Sant'Angelo. Questo venne espugnato il 28 aprile 998, Crescenzio fu ucciso e il suo cadavere impiccato. Ottone era ormai padrone assoluto della situazione, per quanto nell'Italia Settentrionale Arduino d'Ivrea si mantenesse indipendente e nell'Italia meridionale riuscisse impossibile accordare fra loro i principi longobardi. Ma poiché il marchese Ugo di Toscana aderiva all'imperatore, questi possedeva un appoggio sicuro in Italia.
Fino al suo ingresso a Roma Ottone aveva avuto a modello Carlomagno, e la difesa della Sassonia gli era apparsa più importante che Roma e l'Italia. Ma uomini come Leone, più tardi vescovo di Vercelli, e come il francese Gerberto, che espulso dal seggio arcivescovile di Reims si era rifugiato presso di lui e da lui era stato fatto arcivescovo di Ravenna, accesero in lui l'entusiasmo per l'antica grandezza di Roma e per la tradizione dell'antica cultura. Altri ispiratori, quali Adalberto di Praga e Bruno di Querfurt, ambedue morti poi martiri, accesero in lui la fiamma dell'ideale religioso e della propagazione della fede. Anche il rifiuto dell'imperatore bizantino di dare in moglie a Ottone una sua nipote fece sì che l'imperatore gli si rivolgesse contro con l'orgoglio offeso di un Imperator Romanorum.
Il programma carolingio non fu abbandonato, ma assunse forma religiosa e classicheggiante. Le parole renovatio imperii Romanorum caratterizzarono gli scopi temporali di Ottone e il nome di Silvestro II, che Gerberto, eletto nel 999 a successore di Gregorio V, assunse in ricordo della leggendaria collaborazione di papa Silvestro I e di Costantino il Grande, mostrò che anche la Chiesa doveva e voleva aver parte nel rinnovamento. Questo si effettuò in forma pratica nel fatto che Ottone stabilì la propria residenza sull'Aventino e fu largo di titoli e di favori ai Tuscolani, i rivali dei Crescenzî abbattuti; al tempo stesso promosse in ogni maniera l'espansione del cristianesimo verso est. Nel 999-1000 si recò, attraverso la Germania, in Polonia, dove, d'intesa col papa, istituì un arcivescovato, con tre vescovati suffraganei, a Gniezno, sulle ossa del suo amico Adalberto, morto martire. Insieme con Silvestro II sanzionò l'ingresso dell'Ungheria nella comunità cristiana; il giorno di Natale del 1000 questa regione fu eretta a regno e accolse il cristianesimo. Durante questo viaggio, conscio della propria missione, assunse il titolo apostolico di servus Jesu Christi. Nel viaggio di ritorno curò la ricognizione delle ossa di Carlomagno, segno questo che il grande imperatore era ancora per lui il segnacolo del rinnovamento. Ottone sperava di procedere oltre per questa via. Nel gennaio 1001, quando era di nuovo a Roma, Ottone comincia a porsi la questione dei suoi rapporti col pontefice e quella delle donazioni imperiali alla Chiesa. Egli riconosceva bensì la dottrina delle due potestà, ma non le donazioni fatte dagl'imperatori, e quest'affermazione di principî avrebbe potuto avere conseguenze incalcolabili, se una nuova insurrezione scoppiata a Roma in seguito al trattamento troppo benevolo usato verso Tivoli, che era stata allora espugnata, non avesse, riunendo i due partiti avversi dei Tuscolani e dei Crescenzî, cacciato da Roma papa e imperatore.
Ma nonostante che il conflitto aperto col papato non scoppiasse, Ottone, fortemente scosso nella sicurezza della sua coscienza religiosa, pensò di farsi eremita o missionario per riacquistare la grazia divina. Ma prima voleva trarre vendetta da quella Roma prima tanto amata e ora odiata. Le truppe erano già in marcia, la situazione ecclesiastica era già ristabilita e la sposa bizantina che era finalmente riuscito a ottenere si trovava in viaggio, quando il ventunenne imperatore fu rapito da un'improvvisa malattia, forse vaiolo. Straziato nel suo intimo, egli accolse con dignità e con spirito religioso la fine, che lo liberava dal dissidio interno. L'ostilità che si era già manifestata in Germania per le preferenze mostrate verso la parte meridionale dell'impero venne meno nelle lotte per la successione. La salma di Ottone, attraverso l'Italia in cui Arduino veniva eletto ultimo re nazionale, fu trasportata ad Aquisgrana, per riposare accanto a Carlomagno. I suoi disegni erano falliti, ma l'idea del rinnovamento della Chiesa e dell'Impero, alle quali egli aveva dato nuova espressione, gli sopravvissero.
domenica 23 ottobre 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 23 ottobre 1520 ad Aquisgrana Carlo V viene incoronato imperatore del Sacro Romano Impero.
Nacque a Gand, nelle Fiandre, nel 1500, e morì a San Jerónimo de Yuste nel 1558. Carlo discendeva da alcuni dei casati più illustri della nobiltà europea: infatti, era figlio di Filippo d'Asburgo, detto il Bello (perciò nipote dell'Imperatore Massimiliano d'Asburgo) e di Giovanna detta la Pazza (figlia di Ferdinando d'Aragona e di Isabella di Castiglia).
Nel 1516, dopo la morte di Ferdinando il Cattolico, Carlo (che, alla morte del padre, nel 1506, aveva già ereditato i Paesi Bassi), divenne re dell'ormai unificato Regno di Spagna, che, da un lato, con il possesso del regno di Napoli, della Sicilia, della Sardegna e delle Isole Baleari, già occupava una posizione centrale nel Mediterraneo; dall'altro, con le recenti conquiste sulle sponde del continente americano, si proiettava verso gli oceani, contendendo ai Portoghesi il dominio delle nuove terre.
Recatosi in Spagna, non riuscì, però, ad ottenere il consenso delle Cortes che, convocate, rivendicarono la loro autonomia, negandogli i crediti richiesti. Nel 1519, allorché morì Massimiliano d'Asburgo, si recò in Germania a porre la propria candidatura alla corona imperiale, lasciando come reggente in Castiglia Adriano di Utrecht. Subito divampò la rivolta, detta dei comuneros; Carlo, ritornato nel 1522, ristabilì l'ordine mostrandosi clemente verso i ribelli e limitandosi a giustiziare i capi principali, ma fu questo il primo segno delle contraddizioni fra interessi regionali e politica europea, che tormentarono tutto il suo regno.
Intanto, nel 1519, nonostante l'opposizione del re di Francia Francesco I, Carlo, comprando gli elettori grazie al prestito di una forte somma di denaro concessagli dai banchieri tedeschi di Augusta Fugger e Welser, era riuscito a farsi incoronare imperatore ad Aquisgrana, con il nome di Carlo V: il suo potere si estendeva, ora, su un immenso territorio, che, oltre all'Impero, comprendeva i possedimenti borgognoni, i possedimenti dinastici degli Asburgo e la corona spagnola, con le colonie americane, per cui si poteva effettivamente dire che il suo era "un impero su cui non tramontava mai il sole" (secondo le sue stesse parole).
Francesco I, re di Francia, che aveva posto senza successo la propria candidatura, reagì all'accerchiamento territoriale in cui si era venuto a trovare da parte di Carlo V con la guerra. Nel 1521 scese in Italia, rivendicando il ducato di Milano, già conquistato da Luigi XII, e iniziando una lotta che, attraverso quattro fasi, terminò solo nel 1544, con il trattato di Crépy, con cui fu raggiunta la pace sulla base dello "status quo".
Di fronte ai problemi sollevati dalla Riforma, la posizione di Carlo fu molto prudente per il timore di urtare i principi tedeschi. Alla dieta di Worms (1521), Lutero, che non aveva ritrattato, fu lasciato libero e di fatto non fu perseguitato nemmeno dopo il bando. Alla dieta di Spira (1526) fu sancita la liceità della confessione luterana sino alle decisioni del successivo concilio; e quando, a una seconda dieta di Spira (1529), Carlo, che si era riconciliato con il pontefice, tentò di risolvere la questione con la forza, le reazioni protestanti (lega di Smalcalda e protesta di Augusta, 1530) lo fecero tornare su una posizione conciliatrice.
Si faceva intanto sempre più grave il problema turco: nel 1534 Khair ad-Din, detto il Barbarossa, tolta Tunisi al re berbero Mulay Hasan, se ne serviva come base per le scorrerie dei suoi pirati. Carlo organizzò una spedizione a cui parteciparono tutti gli Stati europei, esclusa Venezia. Tunisi venne restituita a Mulay Hasan e i pirati subirono una dura sconfitta.
Nel 1545 si era aperto il Concilio di Trento e Carlo si era andato convincendo che era ormai possibile risolvere il problema protestante con la forza. Alleatosi con Maurizio di Sassonia, condusse una campagna sul Danubio, a cui Paolo III partecipò con uomini e mezzi e che si risolse con la vittoria di Muhlberg (1547), in cui fu distrutto l'esercito protestante e molti capi vennero fatti prigionieri. Ma la situazione si capovolse rapidamente e Carlo fu costretto a firmare il trattato di Passavia (1552), con cui vennero liberati i principi protestanti prigionieri e fu ristabilita in Germania la libertà di culto. Stanco delle lunghe lotte, nel 1556 abdicò a favore del figlio Filippo II e del fratello Ferdinando, tra i quali spartì gli enormi domini.
mercoledì 27 gennaio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Il 27 gennaio 1077 l'Imperatore Enrico IV termina a Canossa la sua "umiliazione".
Con il termine umiliazione di Canossa si indica l'episodio occorso presso il castello Matildico durante la lotta politica che vide contrapposta l'autorità della Chiesa guidata da Gregorio VII a quella imperiale di Enrico IV il quale, per ottenere la revoca della scomunica comminatagli dal papa, fu costretto ad umiliarsi attendendo inginocchiato per tre giorni e tre notti innanzi al portale d'ingresso del castello di Matilde, mentre imperversava una bufera di neve.
Il governo dell'Imperatore Enrico IV del Sacro Romano Impero fu caratterizzato dal tentativo di rafforzare l'autorità imperiale. In realtà si trattava di trovare un difficile equilibrio dovendo assicurarsi da una parte la fedeltà dei nobili, senza perdere l'appoggio del pontefice. Mise in pericolo tutte e due le cose quando decise di assegnare la diocesi di Milano, divenuta vacante. Ciò fece scoppiare un conflitto con papa Gregorio VII che è passato alla storia come lotta per le investiture.
Quando Enrico IV nel 1072 inviò il conte Eberardo in Lombardia per combattere i patari nominando il chierico Tedaldo all'arcidiocesi di Milano, scatenò un'astiosa e lunga diatriba col papato. Gregorio VII replicò con una dura lettera, datata 8 dicembre, nella quale, tra le altre cose, accusava l'imperatore di essere venuto meno alla parola data ed aver continuato ad appoggiare i consiglieri scomunicati; mentre al tempo stesso inviò anche un messaggio verbale che lasciava capire che la gravità dei crimini che gli sarebbero stati mossi a questo proposito lo avrebbero reso passibile, non solo del bando da parte della Chiesa, ma della deprivazione della corona. Enrico non si preoccupò affatto e al sinodo di Worms il 24 gennaio 1076, che dichiarò deposto il papa, ai romani venne richiesto di sceglierne uno nuovo. La reazione di Gregorio arrivò il 22 febbraio 1076 quando pronunciò la sentenza di scomunica contro il re sciogliendo i sudditi dal giuramento di fedeltà desacralizzandone l'impero.
Nell'inverno fra il 1076 e il 1077 Enrico e sua suocera, la contessa Adelaide, iniziarono la loro processione penitenziale a Canossa per ottenere la revoca della scomunica da parte del papa Gregorio VII. Con loro anche il cognato Amedeo II di Savoia e il Marchese Azzorre d'Este. Per tre giorni e tre notti, dal 25 al 27 gennaio 1077, Enrico fu costretto ad umiliarsi, dovendo attendere d'entrare davanti al portale d'ingresso del castello della marchesa Matilde di Canossa inginocchiato col capo cosparso di cenere mentre imperversava una bufera di neve. Solo dopo, grazie all'intercessione del suo padrino, l'abate Ugo di Cluny, e della marchesa Matilde poté essere ricevuto dal papa il 28 gennaio.
Quello di Canossa fu un durissimo colpo per l'impero che non riuscì più a risollevarsi, permettendo la guida dell'occidente al papato e rafforzando Gregorio VII.
Da quel fatto storico nacque la locuzione "andare a Canossa" in riferimento a chi si umilia o ammette di aver sbagliato.
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