Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta Lombardia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Lombardia. Mostra tutti i post

domenica 17 marzo 2013

#Italy e i suoi #Borghi: Tremezzo - Lombardia

http://hotelsmenaggiolagocomo.it/wp-content/uploads/2011/11/tremezzo1.jpg
Il nome
  Tremezzo, terra di mezzo. Il nome deriva probabilmente dalla posizione geografica centrale rispetto alla costa del Lario, a metà strada tra la Pianura Padana e il valico del Canton Grigioni.

Il piccolo Comune rivierasco è diviso in dieci frazioni: a lago Portezza, Azzano, Bolvedro, e Tremezzo che dà il nome a tutto il territorio. A monte troviamo Bolvedro Superiore, Balogno, Susino, Rogaro, Volesio, Intignano e Viano. 
La storia

196 a.C., Marco Claudio Marcello conquista la Gallia Cisalpina e quindi Como; nel 59 a.C. Cesare fonda la colonia di Novum Comum: i romani aprono la via attraverso le Alpi costruendo una strada lungo il lago. 880, il luogo è citato per la prima volta in un documento come Curte Tremecia; l’attuale nome compare soltanto intorno al Mille; nella Lombardia medievale fa parte del sistema difensivo dell’Isola Comacina, schierata con Milano; per questo nel 1169 è distrutta e incendiata dai Comaschi, appoggiati dal Barbarossa. Metà XVII sec., inizia il periodo di prosperità a cui si deve la maggior parte dei palazzi ancora esistenti; i documenti testimoniano un contatto costante tra le famiglie locali, arricchite con il commercio, e il resto d'Europa; i legami con la città di Amsterdam dove si compravano le merci della Compagnia delle Indie Orientali, ma anche con Francoforte, Strasburgo, Vienna, Budapest, Varsavia, Parigi, rendono la Tremezzina un punto di riferimento per la borghesia nord europea. XIX sec., la Rivoluzione Francese e le guerre napoleoniche portano alla decadenza molte famiglie e alla vendita dei loro palazzi a ricchi signori provenienti da Milano; alcune di queste ville, usate come residenze di campagna, tornano all’antico splendore; nuove ville sono costruite in riva al lago e dal 1850 sorgono i primi alberghi: per la sua suggestiva, serena, bellezza, il paese diventa una rinomata località turistica.
1915, la prima guerra mondiale interrompe l'attività turistica, ripresa con fatica alla cessazione delle ostilità; gli alberghi, usati come ospedali militari, sono restituiti ai loro proprietari con ritardo; tuttavia, questa presenza lascia tracce importanti nelle strade militari di montagna, nel tunnel e nelle trincee scavate in luoghi strategici.

http://www.comocity.it/images/stories/sezione-guida/tremezzo.jpg
  

Ville, giardini e borghi contadini

  “Finalmente abbiamo scorto la deliziosa spiaggia di Tremezzina, le cui valli graziose godono del clima di Roma. I freddolosi di Milano, infatti, vengono a passarvi l’inverno; e i palazzi si moltiplicano sul verde delle colline, donde si riflettono sulle acque. È troppo chiamarli palazzi, ma è poco chiamarli case di campagna. È un modo di fabbricare elegante, pittoresco e voluttuoso, speciale ai tre laghi e ai colli di Brianza”. Così scrisse Stendhal nel resoconto dei suoi viaggi italiani, dopo aver visitato il lago di Como. Oggi come allora il soggiorno a Tremezzo è un incanto per i sensi, occasione per rilassarsi davanti alle meraviglie della natura e dell’ingegno umano. Noi dividiamo il nostro percorso in due parti: camminare tra i vicoli dei borghi in collina e visitare le ville storiche. Cominciamo da queste ultime. Richiede una visita approfondita la celebre Villa Carlotta (XVIII secolo), oggi museo con splendido giardino botanico. La passeggiata sul lungo lago passa per alcune delle ville più belle del territorio. Si comincia con il parco di Villa Mayer (oggi di proprietà comunale), risultato della ristrutturazione, a cura dell’architetto razionalista Pietro Lingeri, di una villa ottocentesca danneggiata da un incendio nel 1919. Bellissimo il parco a lago, in cui Lingeri ripropose il giardino all’italiana di Villa Colonna a Roma. Oggi il parco Teresio Olivelli è un’area attrezzata aperta al pubblico, dove è bello passeggiare, bere un bicchiere sulla terrazza della Darsena o prendere il sole vicino alla Tarocchiera. Ma Lingeri a Tremezzo è anche autore della particolarissima Villa Amila, simile a una nave in mezzo agli alberi: posta all’imboccatura del torrente Bolvedro e affacciata sul lago, fu edificata nel 1931-32 per conto dell’Associazione Motonautica Italiana Lario. Proseguendo verso Bolvedro si incontra Villa La Quiete. Oggi residenza privata, fu fatta erigere all’inizio del XVIII secolo dai duchi Del Carretto, passò poi ai Serbelloni, che le diedero l’aspetto attuale, impreziosendola con il giardino all’italiana, la cancellata di ferro battuto, la scenografica scalinata a lago (1813). Esaurito il giro delle ville, possiamo andare alla scoperta dei borghi in collina. Il percorso più invitante della frazione di Tremezzo è quello che si sviluppa attorno ai Portici Sampietro. Sotto il porticato si trovano numerosi locali, bar, ristoranti e negozi di artigianato locale. Sulla riva di fronte all’imbarcadero si incontra la Chiesa di S. Bartolomeo. Dell’edificio originale, risalente al XII secolo, restano solo alcune parti della struttura in pietra. Il resto è il frutto di un restauro in epoca barocca. Da qui attraverso una serie di stradine in acciottolato si possono raggiungere i borghi collinari. Il primo è Rogaro, arroccato in un ambiente incontaminato con una magnifica vista sul lago. Il nucleo antico è costituito da case sei-settecentesce riunite attorno alla piazzetta barocca su cui si affaccia il Santuario della Madonna degli eremiti. Unico in Italia a portare il titolo di Madonna di Einsiedeln, o “degli Eremiti”, il santuario ha una storia da raccontare. Con la riforma luterana un gruppo di cattolici svizzeri fuggì dalla confederazione elvetica sconvolta da aspre tensioni religiose e si rifugiò sul lago di Como, portando con sé l’effige della Madonna Nera venerata nell’Abbazia di Einsiedeln. Ricavata da un tronco di ebano nero, la scultura ha probabili origini orientali. La Festa del Santuario si tiene ogni anno, la terza domenica di ottobre. Da Rogaro e da Brughée si diramano i sentieri montani che conducono ai Monti di Nava, al Monte Crocione e a San Martino sopra Griante. Volesio e Balogno sono due piccoli borghi collegati da un acciottolato. Al centro dell’abitato si trovano alcuni palazzi signorili di fine Seicento circondati da campi e case coloniche, percorsi da viottoli con arcate e cunicoli per l’accesso ai fondi oltre un torrente, vicoli interni con larghi scalini acciottolati. La chiesa di San Pietro è a struttura romanica preceduta da un portico. Restaurata nel 1732 circa, è ancora in buono stato. La navata unica è in stile barocco con pavimentazione originale. Alle pareti sono posti due dipinti secenteschi, il presbiterio risale al Settecento. Meritano una visita anche tutti gli altri piccoli borghi.

http://www.laghiditalia.net/wp-content/uploads/2008/09/villa-carlotta.jpg
 

Il prodotto del borgo

  E’ il missoltino, detto anche misulten. Si tratta dell’agone, pesce di lago essiccato al sole, salato e aromatizzato con alloro, che nella tradizione era conservato per i mesi invernali e servito con fette di polenta grigliate. E’ parte integrante della gastronomia locale e oggi viene servito normalmente come antipasto.

Il piatto del borgo

La gastronomia lariana è legata ai prodotti che offrivano la terra e il lago. Polenta di mais e farina, farina di grano saraceno, latticini, zuppe di verdure, pesce. Piatto forte della tradizione è il risotto al pesce persico. Si tratta di un risotto all’onda servito con filetti di pesce persico dorati nel burro e aromatizzati con salvia. Nelle cucine della Tremezzina è molto diffuso in stagione l’asparago, prodotto tipico della frazione di Rogaro. Tra i dolci il paradell, frittella rotonda, grande, ripiena di mele, servita con zucchero spolverizzato. 
fonte web: http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=252&codice=elenco&page=1

giovedì 28 giugno 2012

#Cascate Dell' Orrido: Bellano





http://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187837-d1165447-Reviews-Villa_Monastero-Varenna_Lake_Como_Lombardy.html

Dal punto di vista naturalistico Bellano vi lascerà senza parole con l’Orrido.
Si tratta di una gola naturale creata dal fiume Pioverna le cui acque hanno modellato gigantesche marmitte e suggestive cavità nella roccia.
Probabilmente l' origine dell'Orrido risale a quindici-ventimila anni fa , quando, al termine dell'Era Glaciale, le acque di fusione dei ghiacci presero a scorrere vorticose, aprendosi la strada verso valle.
Lentamente il Pioverna, il torrente che percorre buona parte della Valsassina, scolpì il fondovalle per poi iniziare a scavarsi un solco sempre più stretto e profondo che da Taceno giunge in prossimità del lago.
La corsa delle acque doveva probabilmente finire con un'alta cascata che piombava da un gradino roccioso.
Lentamente l'azione erosiva delle acque ha scavato il gradino facendo arretrare la cascata e lasciando la stretta gola dell'Orrido.
Le potenzialità della forza motrice delle acque del Pioverna furono sfruttate in passato per la lavorazione del ferro e per gli stabilimenti tessili, attualmente resta in funzione una piccola centrale idroelettrica.


http://www.comune.bellano.lc.it/home.jhtml

 È possibile visitare una parte dell'Orrido percorrendo emozionanti passerelle che si inoltrano nella spaccatura delle rocce sfidando il turbinio delle spumeggianti cascate.
Man mano che ci si inoltra tra le rupi, il fragore delle acque cresce, fino a diventare quasi assordante. Passo dopo passo, vi sembrerà di camminare dentro una cattedrale a cielo aperto e allora grande saranno lo stupore e la meraviglia.
l'Orrido di Bellano acquistò particolare fama a partire dal 1700, grazie alle poesie composte dal poeta e letterato bellanese Sigismondo Boldoni, affascinato da questo
"Orrore di un'orrenda orrendezza".
Da allora, ed in particolare nell' '800, poeti, artisti e letterati, ma anche semplici viaggiatori e curiosi fecero tappa a Bellano per visitare questo monumento naturale.
La dimensione fantastica e inquietante dell'Orrido ha ispirato nei secoli passati numerose tradizioni e leggende. 




http://www.albergogrigna.it/it/surroundings/Da-non-perdere.html 
 
Negli strapiombi disegnati dal Pioverna si dice sia sepolto Taino un intrepido guerriero che accumulò durante la sua vita inestimabili ricchezze sottratte ai nemici. Dopo la sua morte, i compagni cercarono un luogo dove seppellirlo con tutte le sue ricchezze, in modo che nessuno potesse mai trovarlo. Deviarono il corso del Pioverna, calarono il corpo in una cavità al centro del torrente, coprendo con un enorme masso la tomba del capo. Poi le acque tornarono a scorrere nel loro letto, nascondendo per sempre il segreto di Taino


la Ca' del Diavol

.
http://www.icsbellano.org/territorio/bellano/orrido.htm


All’entrata dell’Orrido incontriamo “La Cà del Diavol”, una bizzarra torre di quattro piani a base esagonale costruita su uno sperone di roccia.
Non si sa quando venne costruita e quale fosse la sua funzione, per questo l'inquietante costruzione è avvolta nella leggenda


http://www.icsbellano.org/territorio/bellano/orrido.htm

Il suo nome è legato alle figure mitologiche, fra cui si riconosce un satiro, che decorano la facciata dell’ultimo piano e che evocano nella mente delle persone antiche paure di diavoli e streghe.


 fonte web: http://www.icsbellano.org/territorio/bellano/orrido.htm

Bellano - LC- Lombardia

venerdì 22 giugno 2012

#Italy Borghi Medievali: Fortunago - PV - Lombardia

http://www.solchiere.it/Raduni/Freewind-Fortunago/solchiere%20big/Fortunago%20chiesa.jpg  
 
Il nome rivela le origini celtiche del luogo: Fortunacus ha desinenza -aco che è contrazione di mag, ovvero casa presso un'acqua. Infatti vi è qui una fonte di acqua perenne.
Secondo altri, il nome rimanderebbe alla dea Fortuna, a memoria di un tempio dedicato alla divinità pagana.

 
http://www.10q.it/strutture_scheda.php?id=7921&parametri=&totrec=4471&startRec=4097

VI-III sec. a.C., i Celti invadono la pianura padana e la zona degli Appennini; tra i loro numerosi insediamenti vi è anche Fortunago.
• V-VIII sec. d. C., dopo la caduta dell'impero romano le tribù germaniche si insediano nell'Italia del nord; tra queste i Longobardi, che stabiliscono la loro capitale a Pavia. Grazie a loro si diffonde nelle terre dell'Oltrepò pavese l'uso della carne conservata, da cui discende la nobile arte della produzione di insaccati. 
• 950, Fortunacus appartiene con i comuni limitrofi al Comitato di Tortona, sottoposto a Oberto, marchese della Liguria.
• 1047, una bolla
episcopale fa supporre che il feudo sia passato sotto la giurisdizione del Vescovo di Pavia.
• 1164, Federico Barbarossa consegna il feudo al principato di Pavia e, in particolare, ai nobili Malaspina, difensori degli interessi imperiali. Un diploma di Enrico IV del 1191 conferma la sudditanza di Fortunago a Pavia ed è il più antico documento tuttora conservato del borgo.
• 1362, Fortunago è preso da Luchino Dal Verme, capitano dei Visconti.
• 1470, Pietro dal Verme ottiene l'investitura feudale da Gian Galeazzo Maria Sforza, ma nel 1485 muore avvelenato da Ludovico il Moro. Questi l'anno seguente assegna i suoi possedimenti nel Pavese al cognato Gerolamo Riario, signore di Imola e Forlì.
• 1546, i Riario vendono a Cesare Malaspina il feudo, che torna così sotto gli antichi signori, rimanendovi fino all'estinzione del feudalesimo.
• 1713, con il trattato di Utrecht l'Oltrepò passa sotto la dominazione austriaca e, una trentina d'anni dopo, è ceduto ai Savoia. Alla fine del '700, con la rivoluzione napoleonica, passa sotto la giurisdizione francese e infine torna ai Savoia.
• 1859, la provincia di Pavia entra nel regno d'Italia.

 

http://misposoconlosponsor.blogspot.it/2011/03/comune-di-fortunago.html

 Non ci si aspetti di trovare, in questo paesello, particolari tesori architettonici e storiciC'è, è vero, una torre, che è quel che resta dell'antica rocca, insieme a un tratto di mura. C'è la chiesa parrocchiale della seconda metà del Cinquecento. C'è un oratorio risalente al XVII secolo. Ma l'ingresso nell'Olimpo dei Borghi più belli d'Italia Fortunago lo deve a un attento e funzionale recupero delle atmosfere del passato.

Le facciate tutte in pietra a vista, i serramenti di legno in tinta naturale, la pavimentazione delle strade in mattonelle di porfido, l'illuminazione curata e soffusa, le panchine di legno, i cestini in ghisa, l'attenzione estrema per il verde pubblico, rendono questo paese adagiato sulle colline dell'Oltrepò pavese un perfetto esempio di equilibrio tra modernità e tradizione.
Il recupero architettonico nel rispetto delle forme e dei materiali originari implica che alluminio, tapparelle, intonaci lisci siano banditi. Ed è così che in Fortunago rivive con naturalezza e semplicità quel piccolo mondo antico fatto di eventi minimi e di nostalgia per ciò che non c'è più.
Buon gusto ovunque: la pietra viva degli esterni, i fiori ai balconi, i ceri in chiesa, le siepi tagliate, gli insetti nei campi di mele, gli uccelli sparsi nelle vigne, la focaccia cotta sulla pietra, gli abitanti gentili.



http://misposoconlosponsor.blogspot.it/2011/03/comune-di-fortunago.html

E se poi si va bene a guardare, qualcosa di interessante si trova nel borgo. Ad esempio, una sorgente di acqua minerale proprio dietro al ristorante dove si beve del buon vino. O il trittico a tempera su legno nella secentesca chiesa di S. Giorgio, con la tavola centrale firmata Pesina, databile XVI secolo. Nella lunetta sopra il portale c'è una pregevole Annunciazione affrescata.
Appena sotto la chiesa si notano i resti dell'antico castello con le fondamenta di una torre rettangolare risalente al Quattrocento e alcune tracce di mura.
Interessante anche l'attuale municipio che deriva da un'antica casa-forte.
Ma è tutto il paese, vestito a nuovo, ad ammaliare come una vecchia poesia, una nuova canzone.


 fonte veb:http://www.borghitalia.it/html/borgo_it.php?codice_borgo=481

 


 

 

 

 

Cerca nel blog

Archivio blog