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martedì 10 giugno 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 10 giugno.

Il 10 giugno 1922 nasce Frances Ethel Gumm, meglio nota come Judy Garland. 

Celebre diva del cinema, Judy Garland è divenuta celebre per il grande pubblico per aver interpretato il ruolo di Dorothy, la bambina del "Mago di Oz". L'attrice, protagonista di tante commedie e musical, è nota anche per la sua vita privata molto travagliata. Ha avuto cinque mariti e tre figli, una è Liza Minnelli. Sull'ultima parte della sua vita nel 2019 è stato girato un film biografico dal titolo "Judy" (interpretato da Renèe Zellweger).

Chi è davvero Judy Garland? Ecco, qui di seguito, la sua biografia, la vita privata, quella sentimentale, le difficoltà e tutte le altre curiosità su questa donna dal viso angelico e con uno spiccato talento per il ballo e per il canto.

Nata il 10 giugno del 1922 a Grand Rapids, una città del Minnesota, Judy Garland è figlia di due attori che le trasmettano la passione per la recitazione. Sin da bambina, Frances Ethel Gumm - questo è il suo vero nome - dimostra le sue doti interpretative. Non solo. La sua voce soave le permette di sfondare anche nel canto; mentre il corpo longilineo ed esile la rende una straordinaria ballerina.

Judy Garland inizia la sua carriera nel mondo del teatro accanto alle sorelle maggiori sulle note di "Jingle Bells". Le "Gumm Sisters" si esibiscono a Vaudeville fino a quando, nel 1934, l'agente Al Rosen, che lavora per la società Metro-Goldwyn-Mayer, si accorge di Judy e le procura un importante contratto.

A partire da questo momento Judy Garland inizia la scalata verso il successo. Pur mantenendo la passione per il teatro interpreta circa dodici film con La MGM, ricevendo consensi per differenti ruoli.

La sua interpretazione più celebre è quella di Dorothy, ragazzina protagonista del "Mago di Oz" (The Wizard of Oz) del 1939, film nel quale canta e lancia la celeberrima canzone "Over the Rainbow"; qui Judy ha solo 17 anni, ma ha alle spalle già una dozzina di film.

E' inoltre ricordata per le sue interpretazioni accanto a Mickey Rooney e Gene Kelly. In questa fase della carriera Judy viene scelta nei cast di "Meet Me in St. Louis" del 1944, "The Harvey Girls" del 1946, "Easter Parade" del 1948 e "Summer Stock" del 1950.

Smette di lavorare per conto della Metro-Goldwyn-Mayer dopo quindici anni a causa di problemi personali che le impediscono di portare a termine gli impegni contrattuali. Conclusa l'esperienza con la Metro-Goldwyn-Mayer la carriera di Judy sembra essere finita.

Nonostante ciò l'attrice viene premiata con l'Oscar come migliore attrice protagonista nella pellicola "E' nata una stella" (A Star is Born, di George Cukor) del 1954. Inoltre riceve una nomination come attrice non protagonista nel film "Vincitori e vinti" (Judgment at Nuremberg) del 1961.

Judy si è distinta nel panorama cinematografico anche per ulteriori riconoscimenti. Dopo la pubblicazione di ben otto album in studio ha ricevuto la nomination agli Emmy per la serie televisiva "The Judy Garland Show" trasmessa fra il 1963 e 1964.

All'età di 39 anni, Judy Garland viene riconosciuta come l'attrice più giovane di tutti i tempi ad aver ricevuto l'ambito premio Cecil B. DeMille, grazie ai significativi contributi che ha apportato al mondo dello spettacolo. Garland ha ricevuto anche il Grammy Lifetime Achievement Award. L'American Film Institute l'ha inclusa fra le dieci più grandi stelle femminili del cinema classico americano.

Nonostante i numerosi successi Judy Garland è costretta a vivere una vita personale ricca di difficoltà. A causa delle pressioni per la celebrità raggiunta Judy, sin da bambina, si ritrova a combattere diversi disagi che le procurano sofferenze emotive e fisiche.

Molti registi e agenti cinematografici giudicano l'aspetto di Judy Garland poco attraente e questo turba profondamente l'attrice che si ritrova costantemente inadeguata, oltre che influenzata negativamente da questi giudizi. Gli stessi agenti sono quelli che successivamente manipolano l'estetica dell'attrice in diversi film.

Judy inizia anche ad assumere farmaci per aumentare il suo peso; ne giustifica il consumo spiegando che questi le servono solo per far fronte ai numerosi impegni lavorativi. Tutto ciò la porta ad avere forti crisi depressive.

Anche la vita sentimentale dell'attrice è molto travagliata ed instabile. Judy si sposa ben cinque volte e fra i suoi mariti figura anche il regista Vincente Minnelli. Dalla storia d'amore nasce Liza Minnelli, che seguendo le orme dei genitori diventerà una celebre star di fama mondiale. Dal burrascoso matrimonio con Sidney Luft nascono poi altri due figli, Joseph - detto Joey - e Lorna.

Anche in età adulta Judy Garland continua ad assumere alcolici e sostanze stupefacenti, fino a diventarne completamente dipendente. Si ritrova anche in forte difficoltà finanziaria; deve affrontare tanti debiti soprattutto a causa di tasse rimaste arretrate. L'abuso di alcool e di droghe è proprio la causa che porta Judy Garland a una prematura scomparsa: muore di overdose a Londra, a soli 47 anni, il 22 giugno del 1969. I medici dissero che le sarebbe comunque rimasto poco da vivere a causa della grave forma di cirrosi epatica da cui era affetta. Il corpo dell'artista venne tumulato in un colombario del Ferncliff Cemetery di Hartsdale, nello stato di New York. Dopo oltre quarantasette anni, nel gennaio 2017, i tre figli fecero traslare il corpo nel Judy Garland Pavilion, un nuovo ed enorme padiglione costruito all'interno dell'Hollywood Forever Cemetery per ospitare le spoglie della Garland e dei membri della sua famiglia.

Di lei Oriana Fallaci scrisse:

Le vedevo le rughe precoci, e ormai benissimo anche la cicatrice sotto la gola ed ero affascinata da quegli occhi neri, e disperati, in fondo ai quali tremava una disperazione ostinata.

sabato 20 novembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 novembre.
Il 20 novembre 1966 va in scena per la prima volta a Broadway il musical "cabaret".
La produzione originale del musical, diretta da Harold Prince e coreografata da Ron Field, debuttò al Broadhurst Theatre, per poi essere trasferita all’Imperial Theatre ed infine al New Broadway Theatre, prima della fine delle 1165 repliche a Broadway. Il cast comprendeva: Jill Haworth (Sally), Bert Convy (Cliff), Lotte Lenya (Fräulein Schneider), Jack Gilford (Herr Schultz), Joel Grey (Maestro delle Cerimonie), Edward Winter (Ernst) e Peg Murray (Fräulein Kost).
 La produzione di Broadway del 1966 ebbe un grande successo ed ispirò l’omonimo film del 1972 con una strepitosa Liza Minnelli e numerose altre produzioni successive.
Brian, un giovane letterato inglese in cerca d'ispirazione, cala nella Berlino degli anni trenta ed incontra nella prima pensione in cui ficca il naso Sally Bowles, una compatriota che è la stella dei Kit Kat Club, un cabaret molto in voga.
Lei è una testolina matta con una gran voglia in corpo di vivere e di arrivare al successo, cinica ma generosa, sicura e spavalda in apparenza ma in fondo con un gran bisogno d'affetto. Lui è un giovanotto, culturalmente impegnato, timido ed impacciato, disinteressato alle comodità ed ai godimenti dei successo ed attento invece alla realtà che l'attornia in un vigile atteggiamento critico; sbarca il lunario dando lezioni di inglese e curando traduzioni.
Fra i due, nonostante la diversità caratteriale e d'interessi, nasce una viva simpatia. Sally, all'amico appena giunto, è doviziosa di aiuti pratici: sfrutta le proprie amicizie maschili per trovargli lavoro anche se a lui non è congeniale (traduzione di romanzi pornografici) e gli mette a disposizione la propria stanza, meglio arredata, perché possa dare lezioni in un ambiente più confacente.
Sally tenta anche approcci più intimi; ma l’amico è refrattario e spiega di aver constatato la propria inibizione in più d'un tentativo. Un giorno, però, in cui Sally si manifesta a Brian - al di là della sua scorza sensuale - nella sua dolente umanità, egli dimostra di saperla amare anche non solo platonicamente. Brian si reca al Kit Kat a prelevare Sally sempre più spesso; ma l'atmosfera intimista della pensione contrasta stridentemente con quella famosa, rumorosa e volgare dei cabaret, così, inevitabilmente, fra Sally e Brian nascono i primi dissapori, le prime incomprensioni e - come spesso accade - durante un litigio le diversità di fondo riemergono bruscamente, gettate in faccia come insulti. L'incrinatura s'aggrava allorché sopraggiunge un'amicizia equivoca con un ricco tedesco, il quale costituisce per Sally la possibilità di realizzare il suo sogno di lusso e di successo e per Brian un tentennamento nelle sue tendenze amatorie ed un patteggiamento con se stesso: l'avventura a tre finirà amaramente la mattina in cui il barone - partito da solo per l'Argentina mandando a monte il progetto d'un viaggio insieme - lascerà ai nostri eroi pochi marchi di ricompensa per essersi dati a lui.
Sally attende un bambino; fra i due qualche momento di imbarazzo, a cui succede una breve parentesi di speranza d'una vita nuova e pulita; ma tale speranza verrà presto irrisa dalla consapevolezza di Sally, o dalla sua paura, di non riuscire a “redimersi”. Forse Sally teme soltanto di guastare la vita di Brian e le sue aspirazioni con una relazione duratura. Abortirà, dicendogli che s'era illusa sul sentimento che la legava a lui e che presto il peso di tale legame comincerebbe ad opprimerla.
Brian, deluso e addolorato, se ne torna in Inghilterra.
A questa storia sentimentale - su cui s'impernia il film - se ne intreccia un'altra fra due ebrei, patetica anch'essa ma con risvolto socio-politico-razziale. Entrambe le vicende s'inseriscono nell'atmosfera inquietante e sanguinosa dell'avvento di Hitler al potere; ma l'ambiente catalizzatore del film è costituito dal Kit Kat Club, i cui spettacoli fanno da contrappunto sia alle storie sentimentali che al periodo storico. E qui è il punto di forza del film: Bob Fosse ha modo di esibire il suo talento di coreografo in una serie di sketches di chiara impronta espressionistica, dove l'atmosfera di sensuale abbandono - nella frenesia dì vivere e di bruciarsi - è avvalorata da una mirabile fotografia a colori che in certe “ nuances ” del rosso e del blu richiama la sequenza del défilé ecclesiastico di Roma) e da azzeccate canzoni di marleniana risonanza, interpretate in modo superlativo da Liza Minnelli (Sally Bowles) e da Joel Gray (il presentatore).
Fra i più suggestivi numeri del Kit Kat Club quello di “Money, money, money” che esalta i concreti vantaggi della ricchezza e quello di “Life is a cabaret” che molto significativamente esprime la tendenza al “cupio dissolvi” propria delle stagioni vissute e bruciate nella preconizzazione o nell’attesa di funesti avvenimenti.
Oltre agli sketches del cabaret, che suggeriscono e commentano la psicologia corrente di quegli anni, il compito di ricreare il periodo storico è affidato a brevi quanto eloquenti immagini di violenza e di sangue che vengono a gettare una luce sinistra, inquietante su tutta l'opera. Così, fugacemente, ma con bieca forza di suggestione, si assiste al pestaggio del proprietario del cabaret che poco prima aveva buttato fuori dal locale un nazista. In una altra occasione, nelle prime ore dei mattino, si vede sangue chiazzare l'asfalto di strade e marciapiedi come conseguenza di azioni punitive notturne; ed il barone spiega a Sally ed a Brian che ora si sfrutta il nazismo per ricreare l'ordine e che in un secondo tempo ci si sbarazzerà di esso. Ma tale certezza si tinge di dubbio durante una sequenza, perspicua a tal proposito, quando durante una sosta dei tre in un'osteria di campagna un giovane biondino si alza ad intonare una canzone che sotto l'apparenza patriottica cela i sintomi dei prossimi nefasti misfatti nazisti: il giovane ben presto trascinerà tutti i presenti - tranne un vecchio - in una indemoniata esaltazione del grande futuro pangermanico. Brian chiede a questo punto al barone se sia ancora convinto di riuscire a far rientrare dietro le quinte i nazisti; il silenzio del barone a questa domanda è un preannuncio della sua imminente partenza o - meglio - della sua fuga.
Brian, a cui nel film il regista affida il compito di rilevare criticamente la nascita delle storture ideologiche naziste, ha dapprima uno scontro verbale nella pensione a proposito del dilagare dell'antisemitismo e successivamente uno scontro - questa volta fisico - con due nazisti, da lui intenzionalmente quanto pateticamente provocati per strada a causa della loro asfissiante retorica di volantini e gagliardetti. Brian viene malmenato duramente e tutto sanguinolento e pesto trova comprensione più sentimentale che ideologica per la sua rivolta individuale e ideale fra le amorose braccia di Sally.
I nazisti con sicurezza e baldanza si preparano a dare il colpo di grazia alla repubblica di Weimar, ridotta ormai ad un cadavere con la complicità sempre più manifesta del presidente Hindenburg. Nel settembre 1930 il risultato a sorpresa nelle elezioni porta i deputati nazionalsocialisti di Hitler da dodici a contosette. L'alta finanza e l'alta industria tedesca lascia fare; ma mentre una parte più vigile riuscirà poi ad affiancarsi al nazismo, l'altra, obnubilata dalla solidità e dagli agi della ricchezza si troverà impreparata ed impaurita davanti a questi bagliori macabri di fuoco ed abbandonerà la partita.
Bob Fosse ha voluto ritrarre quest'ultimo atteggiamento dell'aristocrazia tedesca nella figura dell'encipite barone, la cui bisessualità metaforicamente è sintomo dell'indecisione e della distrazione sia morale che politica di tale classe in quel delicato e decisivo momento storico non solo della Germania ma della civiltà mondiale.


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