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venerdì 16 dicembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 dicembre.
Il 16 dicembre 1989 muore Lee Van Cleef.
Lee Van Cleef, all’anagrafe Clarence LeRoy Van Cleef Jr., nasce a Somerville, New Jersey, il 9 gennaio 1925.
Da ragazzo lavora come ragioniere, attività che abbandona all’insorgere del secondo conflitto mondiale per servire la patria nella marina. A guerra conclusa trova un impiego statale come commercialista, coltiva la passione per il teatro a livello amatoriale e, nel 1943, sposa Patsy Ruth, dalla quale ha avuto tre figli: Deborah, Alan e David.
Nonostante Lee nulla faccia per sfruttare le sue capacità recitative in qualcosa che vada oltre il semplice hobby, il suo talento non passa inosservato. Il debutto cinematografico è del 1952, nel western di culto di Fred Zinnemann, “Mezzogiorno di fuoco”, nel quale interpreta il cattivo. Da questo momento le offerte si moltiplicano, e tra piccoli ruoli e parti da protagonista, intraprende una carriera intensa, che lo porta a lasciare il lavoro d’impiegato.
La sua stazza fisica, ben un metro e novanta, il fisico asciutto, gli occhi stretti incorniciati dallo sguardo intenso, lo rendono particolarmente adatto ai ruoli da cattivo, in film western o d’azione. Tra i tanti film di questo periodo ricordiamo: “I senza legge”, di Nathan Juran, del 1953; “La polizia bussa alla porta”, di Joseph H. Lewis, del 1955; “L’uomo solitario”, di Henry Levin, del 1957; il famoso “Sfida all’Ok Corral”, di John Sturges, del 1957; “L’uomo che uccise Liberty Valance”, di John Ford, del 1962.
La svolta arriva nel 1964, con l’incontro con Sergio Leone, che, alla ricerca di attori per il suo film, ma con a disposizione un budget molto ridotto, si ricorda della bravura con la quale l’attore dava vita al cattivo di turno e lo contatta per il ruolo del Colonnello Douglas Mortimer in “Per qualche dollaro in più”, del 1965, a fianco di Clint Eastwood. Per Lee arriva la meritata popolarità, che, per quanto apprezzata, non lo cambia nei modi, sempre affabili, e nella dedizione con la quale affrontava ogni interpretazione, dalla più piccola alla più grande. Leone, l’anno successivo, lo vuole nuovamente con se, accanto a Eastwood ed a Eli Wallach, ne “Il buono, il brutto, il cattivo”, un capolavoro del genere western, dove Lee impersona Sentenza, uno dei cattivi cinematografici per antonomasia, icona indimenticabile della storia del cinema. La crudezza, il cinismo, l’incapacità di provare un qualsiasi tipo di solidarietà nei confronti di un altro essere umano, sono portati sullo schermo dall’attore con una maestria impareggiabile. Impossibile dimenticare lo sguardo pietrificato, con gli occhi che si stringono, diventando quasi piccole fessure, col quale fissa lo sfortunato che intralcia il suo cammino.
Eppure l’indole dell’attore è talmente dolce e amorevole che sul set, in una scena in cui deve schiaffeggiare Rada Rassimov, che interpreta l’amica di Bill Carson, l’attrice racconta che, nonostante lei lo spronasse, dicendogli che se anche la sberla fosse stata vera non cascava il mondo, Lee arrossiva e diceva che non riusciva neppure per finta a maltrattare una donna. I due film della ‘trilogia del dollaro’ di Leone gli donano un posto tra i grandi del cinema western e lo rendono un’icona incontrastata per gli appassionati del genere. La sua carriera continua tra western e action-movie. Ricordiamo: “La resa dei conti”, di Sergio Sollima, del 1967; “I magnifici sette cavalcano ancora”, di George McGowan, del 1972; “L’uomo di Santa Cruz”, di Joseph Manduke, del 1976; “1987: Fuga da New York”, del 1981, uno dei migliori film di John Carpenter, dove affianca un muscoloso Kurt Russell; “Arcobaleno selvaggio”, del 1985, di Antonio Margheriti; “La corsa più pazza del mondo 2”, di Jim Drake, del 1989, con John Candy; “Thieves of Fortune”, di Michael MacCarthy, uscito postumo, nel 1990. L’attore infatti, muore per un attacco cardiaco a Oxnard, in California, il 16 dicembre del 1989, lasciando nello sconforto Barbara Havelone, sposata in terze nozze il 13 luglio del 1976.
E’ sepolto nel cimitero di Forest Lawn, Hollywood Hills, a Los Angeles; sulla lapide è scritto ‘Best of the Bad-Love and Light’. Durante le riprese dei film si adoperavano per non farlo notare, ma l’attore aveva due occhi molto particolari, uno blu e uno verde. A dimostrazione di quanto il suo lavoro abbia influito sulla storia del cinema, basta pensare che Quentin Tarantino inserisce il suo nome accanto a quello di Sergio Leone nella dedica che appare nei titolo di coda di “Kill Bill 2”. Van Cleef ha persino ispirato Leo Ortolani per un personaggio dei suoi fumetti, il signor Hauk, nella ‘Quadrilogia di Dio’, storia della serie Rat-Man.

giovedì 23 dicembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 dicembre.
Il 23 dicembre 1966 viene proiettato per la prima volta "Il buono, il brutto e il cattivo" di Sergio Leone.
Tre pistoleri - il buono (Clint Eastwood), il brutto (Eli Wallach) e il cattivo (Lee Van Cleef) - sono in cerca di fortuna durante la guerra civile americana. La fortuna consiste in un forziere pieno d'oro dell'esercito dei confederati, sepolto in un cimitero. Il problema è che nessuno conosce l'esatta ubicazione dell'oro, dato che la conoscenza dei dettagli è divisa tra loro; dunque sono costretti a lavorare insieme per trovarli. Esiste una sorta di patto tra gentiluomini per dividere l'oro equamente, ma nessuno di loro è in effetti un gentiluomo. Non sembrerebbe una trama così profonda da riempire un film di tre ore, ma quando sei Sergio Leone non hai bisogno di una trama profonda.
La trilogia di Leone del Pugno di Dollari, di cui questo film è l'ultimo capitolo, rappresenta lo spartiacque nel genere dei western, offrendosi come ponte di congiunzione tra John Ford e, successivamente, lo stesso Clint Eastwood. Ford lavorava con un forte senso di economia, sfruttando i grandi paesaggi e pochi tagli; Leone no. Non faceva nulla a metà; al contrario abbracciava l'eccesso dove i suoi predecessori lo evitavano. Per questo sceglieva i migliori attori anzichè quelli scarsi.
Hollywood stava per mettere da parte Eastwood quando venne selezionato per L'uomo senza nome. A quel tempo gli attori non passavano facilmente dalla tv al cinema e Eastwood, dopo essere stato tra i protagonisti di Rawhide, non stava trovando lavoro nel cinema, mentre Leone non riusciva a trovare grandi attori; in qualche modo si può dire che fu inevitabile incontrarsi. Fu un matrimonio strano, ma pieno di successo tra un regista che non aveva tempo per le mezze misure e un attore che poteva stare ad occhi socchiusi per tutto il film, se gli veniva richiesto. Clint fu utile a Leone come zavorra, ad impedire che volasse troppo alto nella sua follia. Lo stesso effetto che fa il personaggio di Clint con quello di Eli, a controllare la situazione mentre Wallach fa i conti con il suo passato.
Qualche critico ha osservato che nel mondo di Leone se qualcosa non è nello schermo, allora non è visibile ai personaggi. Perciò se Tuco scava in una tomba non vede Eastwood che arriva, così come né lui né Eastwood vedono l'arrivo di Sentenza, sebbene sembrerebbe impossibile non farlo. Ciò si deve al fatto che per Leone l'impossibile non è assolutamente più importante dell'effetto cinematografico. Un regista normale avrebbe speso un tempo enorme a giustificare, in qualche modo, come Sentenza arrivi così vicino; per Leone la plausibilità non conta di fronte all'effetto drammatico dei protagonisti colti alla sprovvista. La scena funziona, quindi perchè preoccuparsi di spiegarla? Come spesso accade, questo modo di dirigere nasce dalla necessità. Nei suoi primi film Leone non aveva il budget per preoccuparsi della continuità, e sviluppò uno stile che gli permettesse di gettare la prudenza alle ortiche e trovare modi perchè la sospensione di incredulità funzionasse.
Per lo stesso motivo la colonna sonora ossessionante di Ennio Morricone si deve in parte alle difficoltà di girare i dialoghi a causa del budget ridotto. Grandi porzioni dei dialoghi esistenti furono doppiati, ma mostrare lunghe sequenze senza dialoghi riempite di musica ha un impatto molto più forte sullo spettatore. Perciò più era efficace la colonna sonora (e il suo grande brano musicale iniziale, che evoca l'ululato di un coyote), meno necessario era il doppiaggio di Leone, e più efficace il film nel suo complesso.
Uno dei segni che contraddistingue un grande regista è l'aver fatto un film che pochi altri avrebbero potuto fare. Non c'è dubbio che Il buono, il brutto e il cattivo sia uno di quei film. Prendete ad esempio la scena dei tre pistoleri immobili al cimitero, in attesa di affrontarsi. Pochi registi avrebbero avuto il coraggio di estendere la scena tanto quanto lui, o di spendere tanto tempo a costruire la suspense intervallando i primi piani dei tre attori; e ancora meno sarebbero quelli in grando di far funzionare quella scena, mentre Leone ci riesce creando forse la miglior scena di un film pieno di grandi scene. Tutti questi accorgimenti fanno del film un grande film, senza il quale avremmo forse perduto l'eredità di Clint Eastwood e forse il genere Westerne stesso. E per questo dobbiamo a Leone più di quanto possiamo immaginare.


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