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sabato 13 maggio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 maggio.
Il 13 maggio 1909 parte da Milano il primo Giro d'Italia.
E’ in una poetica quanto convulsa Milano d’inizio secolo, più precisamente da Piazzale Loreto, che una manciata di 127 ciclisti, alle 2:35 della mattina, hanno dato vita ad una delle più belle e longeve manifestazioni nella storia del ciclismo.
Di quei pionieri solo 49 atleti terminarono i 2448 Km delle otto tappe previste.
A dispetto di tutti i pronostici e di tutti gli scettici, che davano già per scontata la vittoria della kermesse da parte di uno dei tanti ciclisti transalpini partecipanti, è stato il muratore di Induno Olona, Luigi Ganna, a far proprio il primo posto ed il ricco montepremi di 5.325 lire.
E’ cominciata così, con un pizzico di sorpresa e con una bella favola dettata dal sacrificio, l’avventura di una delle più importanti manifestazioni nella storia di questo sport.
Della kermesse ideata da Armando Cougnet, allora collaboratore della Gazzetta dello Sport, pur essendo cambiate le formule, i punteggi e la metodologia delle gare, è rimasto comunque intatto lo spirito, tanto da riuscire a superare i due eventi bellici che hanno sconvolto l’Europa ed il Mondo intero ed il più attuale e meschino scandalo doping.
L’istituzione della mitica “Maglia Rosa” nel ‘31, in onore della “rosea” Gazzetta , la creazione del “Gran Premio della Montagna” e nel ‘74 della “Maglia Verde”, la “Maglia Rossa” nel ‘66 sostituita poi dalla “Ciclamino”, che dal 2011 è tornata ad essere Rossa, e l’introduzione nel ‘76 della “Maglia Bianca”, dall’edizione del 2009 intitolata a Candido Cannavò, sono quindi solo innovazioni tecniche della manifestazione.
Come è stata innovativa, quasi rivoluzionaria, l’introduzione nel 1933 della prima tappa a cronometro, la Bologna – Ferrara (62 Km) e nel 1935 della prima crono scalata, la Rieti – Terminillo.
Ma l’immortalità del Giro e la sua quasi sacralità gli è stata conferita dai grandi protagonisti, dalle loro storie, dalle vicende quasi epiche che appartengono a questi mostri sacri del ciclismo nazionale ed internazionale.
Stiamo parlando dell’immortale Alfredo Binda che, con i suoi cinque Giri vinti (1925, 1927, 1928, 1929, 1933), è stato certamente tra i più grandi ed indiscussi protagonisti di questa manifestazione. La manifesta superiorità del ciclista di Cittiglio ha indotto gli organizzatori nel 1930, quasi forzando l’ideale sportivo, a pagare lo stesso atleta per non partecipare alla corsa.
Solo altre due leggendarie figure del Giro sono riuscite ad eguagliare il primato di Binda:
il popolarissimo quanto discusso Fausto Coppi (1940, 1947, 1949, 1952, 1953) ed il belga Eddy Merckx (1968, 1970, 1972, 1973, 1974).
Coppi, conosciuto anche come “l’Airone”, è entrato di diritto e in modo indelebile nella storia del Giro anche per gli epici duelli con l’antagonista di sempre, il rude “toscanaccio” Gino Bartali.
Un “duello” d’altri tempi, quello tra i due campioni, che ebbe inizio proprio durante l’Edizione del 1940, quando “l’Airone”, partito come gregario di Bartali, è finito poi col vincere la manifestazione.
Dalla metà degli anni settanta ad oggi si annoverano una serie di avvicendamenti sul gradino più alto del podio:
da Saronni (1979 – 1983) ad Indurain (1992-1993) sono molti i ciclisti che sono riusciti ad aggiudicarsi il Giro d’Italia o comunque a lasciare un’impronta indelebile nella storia della “corsa rosa” e nel cuore degli appassionati.
Tra i tanti spicca il “Re Leone”, Mario Cipollini, che, pur non avendo mai vinto un’edizione, detiene il record di vittorie di tappa: 42 tutte in volata.
Dal ‘97 al 2007, compreso, il Giro “parla” solo italiano: Gotti, Simoni, Savoldelli, Cunego, lo sfortunato “Pirata” Marco Pantani e Garzelli faranno propria la manifestazione.
Solo dal 2008, con la vittoria dello spagnolo Alberto Contador, s’interromperà la lunga serie positiva degli atleti del bel paese.
Nel 2009, a ribadire l’internazionalità del Giro, si registra il successo del russo Denis Menchov.
Il Giro del 2010 vede il trionfo di Ivan Basso che, dopo due anni, riporta il tricolore sul gradino più alto del podio.
L’atleta gallaratese dopo aver stravinto la 15a Tappa (Mestre - Monte Zoncolan), lasciandosi alle spalle il campione del mondo in carica Cadel Evans, il 30 maggio 2010 vince la novantatreesima edizione del Giro ripetendo il successo del 2006.
La “corsa rosa” del 2010 sarà anche ricordata per il suo retrogusto amaro perché, se da una parte si festeggia il successo di Basso, dall’altra si piange la dipartita di due grandi amici del giro: il Ct della nazionale Franco Ballerini e l’indimenticabile Raimondo Vianello.

lunedì 3 aprile 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 aprile.
Il 3 aprile 1896 esce il primo numero della "Gazzetta dello Sport".
Sport, vero e unico amore d'Italia? Sembrerebbe così, a giudicare da quell'antica gloria delle patrie stampe che è la "Gazzetta dello Sport". Una testata che i nostri bisnonni già leggevano, un nome che ha visto l'unità d'Italia agli albori e che è passata attraverso due guerre mondiali. Sissignori, perché la mitica "Gazzetta dello Sport" vede la luce nel lontano 3 aprile 1896, attraverso la fusione delle testate "Ciclista" di Eliseo Rivera e "La Tripletta" di Eugenio Camillo Costamagna.
Ma la febbre del calcio ancora era lontana dal divorare quotidianamente le italiche meningi, sì da richiedere un aggiornamento continuo. Al contrario lo sport, in quel finire di Ottocento ad un passo dal nuovo secolo, era solo un nobile passatempo utile per svagarsi e socializzare. E' per questo che la Gazzetta esce, in un primo tempo, solo bisettimanalmente. Anche l'ormai celebre carta rosa era di là da venire, senza però rinunciare del tutto al colore.
Il primo editore (quel Raffaele Sonzogno che dal 1866 stampava il quotidiano "Il Secolo", diffuso in tutta Italia) volle inizialmente stamparla su carta verdolina, perché si capisse subito che quello non era un giornale come tutti gli altri bensì un foglio allegro e combattivo (le cui battaglie, va da sé, riguardavano solamente i campi sportivi e ciò che vi ruotava intorno).
Caso singolare, due giorni dopo il battesimo della Gazzetta si svolsero i primi Giochi Olimpici di Atene e infatti l'articolo di apertura lasciò intendere che la nascita del giornale fosse in qualche modo legato all'evento. Lasciamo agli storici definire con precisione le esatte motivazioni di quell'eroica redazione, sta di fatto che mai giornale fu baciato da miglior tempismo.
Ad ogni buon conto la testata, dopo un avvio di modesta portata, nel 1908 prima si svincola da Sonzogno (che l'aveva destinata ad essere supplemento del suo "Il Secolo") poi diventa trisettimanale ed adotta quella carta rosata che tutt'oggi la rende particolare. Carta che subì invero una serie di curiose variazioni: prima, nel '97 divenne gialla, l'anno dopo bianca e infine, dal '99, anno che precede il periodo di maggior consolidamento del giornale, rosa. Rosa come la maglia donata a chi vince il Giro d'Italia, in onore proprio del quotidiano che ne è l'organizzatore. Lo storico annuncio dell'avvio di questa competizione fu dato il 7 agosto 1908 quando la Gazzetta sparò in prima pagina lo svolgimento del 1° Giro d'Italia per il 1909, battendo sul tempo "Il Corriere della Sera" che stava progettando un giro ciclistico dopo il successo di quello automobilistico di cui era il promotore. Con eleganza e stile il Corriere replicò alla Gazzetta offrendo al vincitore del Giro un premio di 3.000 lire.
L'attuale periodicità giornaliera viene decisa solo nel 1913, quando il comitato di redazione e l'editore sono pronti al salto di qualità. La Gazzetta diventerà quotidiana e così è rimasta nei decenni.
In tutti gli anni successivi la "Gazzetta dello Sport" si manterrà sempre su eccellenti livelli di vendita. Il vero boom della stampa sportiva, quello a noi più vicino e di proporzioni davvero impressionanti, avviene negli anni '80, con un incremento che ha fatto gridare al miracolo.
Un dato autorevole ci viene dalla rivista "Problemi dell'Informazione", che ha registrato l'apice di questo fenomeno nel 1984, due anni dopo il successo italiano ai Campionati Mondiali di calcio (disputati in Spagna nel 1982). A titolo d'esempio, la "Gazzetta dello Sport" (passata dal 1° luglio 1972 sotto la gestione del gruppo Agnelli) poteva disporre nel 1975 di 1.220.000 lettori (quarto quotidiano italiano), di 1.961.000 nel 1980 (secondo quotidiano italiano), per poi diventare nel 1982 il primo quotidiano italiano con 2.811.000 lettori; l'anno successivo si afferma come primo quotidiano ad aver sfondato il tetto dei tre milioni di lettori (3.078.000) in un giorno medio.
Anche i dati delle vendite confermano l'impressionante espansione: la "Gazzetta dello Sport" vendeva oltre cinquecentomila copie in media ogni giorno e gli introiti pubblicitari corroborarono la tendenza positiva con un accresciuto investimento nelle testate sportive in genere. Il 12 luglio 1982, il giorno seguente la finalissima dei mondiali spagnoli, la Gazzetta tirò 1.469.043 copie.
D'altronde il legame tra il giornale, le storie e i personaggi dello sport italiano è cresciuto e si è rinforzato a tal punto da determinare una vera e propria identificazione tra lo sport praticato e vissuto e le cronache e le analisi condotte sulle sue pagine. Tutto ciò che è sport in Italia è vissuto in prima persona dalla Gazzetta, che organizza, oltre al già citato Giro d'Italia di Ciclismo, anche il Campionato Italiano di Snowboard, di BeachVolley e la Milano City Marathon.
Si può perciò parlare di un vero e proprio "sistema-Gazzetta", che alle esaurienti pagine del quotidiano affianca nuove forme di comunicazione, come il sito ufficiale, il magazine settimanale "Sportweek", i sopracitati eventi sportivi e i prodotti editoriali sui più importanti personaggi dell'attualità sportiva.
A tutt'oggi la "Gazzetta dello Sport", come abbiamo visto da sempre leader nel mercato dei quotidiani sportivi, è il terzo quotidiano italiano per numero di lettori (dopo Corriere e Repubblica) sebbene, come tutti i giornali su carta, da alcuni anni soffra un calo ormai cronico nelle vendite.
Il record storico è stato toccato il giorno 10 luglio 2006, successivo alla finale mondiale Italia-Francia (Germania 2006); l'Italia campione del mondo ha superato il record di vendite della Rosea del 1982 andando esaurita in tutte le edicole. 1.650.000 sono state le copie vendute. E' stata rapidamente approntata una ristampa straordinaria distribuita nel pomeriggio dello stesso giorno, per un impressionante record totale di oltre 2.302.000 copie! E non è finita: anche il giorno successivo è stato possibile acquistare il giornale del 10 luglio.

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