Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta Churchill. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Churchill. Mostra tutti i post

mercoledì 17 luglio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 luglio.
Il 17 luglio 1945 ha inizio la Conferenza di Potsdam.
La Conferenza di Potsdam (17 luglio-2 agosto), preceduta da quella di Yalta (11-14 febbraio) e dalla Conferenza costitutiva delle Nazioni Unite di San Francisco (25 aprile-25 giugno) fu l’ultima grande conferenza dei “tre grandi”, i capi di governo di Stati Uniti, Unione Sovietica e Gran Bretagna.
Truman (subentrato alla presidenza USA dopo la morte di Roosevelt nell’aprile del ’45), Stalin e Churchill (poi sostituito dal laburista Clem Attlee, vincitore alle elezioni di luglio, tra lo stupore di Stalin, poco avvezzo agli effetti delle consultazioni democratiche) furono chiamati a discutere del futuro del mondo, del futuro delle potenze sconfitte (Germania e Italia su tutte, mentre il Giappone ancora resisteva) e dei rapporti tra i loro rispettivi paesi.
Per quanto riguarda la Germania, per la quale era già stato stabilito il principio della divisione temporanea in quattro zone di occupazione, proseguirono le trattative sui confini di queste ultime. A Potsdam venne deciso che il settore francese di Berlino sarebbe stato ricavato dai settori britannico e americano. Per quanto riguarda i confini, abbandonata l’idea di uno smembramento della Germania e di una sua ruralizzazione (il “piano Morgenthau”), in attesa di una decisione definitiva – che si sarebbe dovuta prendere alla conferenza di pace – l’URSS aveva già attributo alla Polonia i territori tedeschi ad est della linea Oder-Neisse, spostandone dunque i confini verso ovest, occupato Königsberg (ribattezzata Kalliningrad) e smembrato la regione della Prussia orientale.
A Potsdam , riguardo questo punto, Stati Uniti e Gran Bretagna promisero di appoggiare in sede di conferenza di pace il passaggio di Königsberg e di parte della Prussia Orientale all’Unione Sovietica ma non presero impegni precisi sulla linea Oder-Neisse, limitandosi ad accettare l’amministrazione temporanea della Polonia.
Sempre riguardo la Germania, venne però trovato un accordo sui “principi politici ed economici” che avrebbero dovuto governare i territori tedeschi durante la fase iniziale del controllo alleato. Questi, schematicamente, erano:
Disarmo completo e smilitarizzazione;
Completo scioglimento del partito nazionalsocialista;
Abolizione della legislazione nazista;
Deferimento dei criminali di guerra;
Epurazione dei membri del partito nazista;
Controllo dell’istruzione tedesca;
Adozione di una politica di decentralizzazione e democratizzazione;
Severo controllo e riduzione della produzione economica tedesca;
Accordo sull’entità delle riparazioni di guerra per le potenze vincitrici.
La Conferenza si chiuse in un clima apparentemente ottimistico. Invece quegli accordi, che avrebbero dovuto rappresentare la base di partenza per una successiva e condivisa soluzione della questione tedesca, erano destinati a restare privi di seguito a causa dello scoppio della guerra fredda.

sabato 4 febbraio 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 febbraio.
Il 4 febbraio 1945, in Crimea, iniziarono i colloqui tra le potenze che stavano risultando vincitrici della seconda guerra mondiale. Iniziava la Conferenza di Yalta.
Quando il 4 febbraio del 1945 si aprì a Yalta in Crimea la conferenza dei capi di stato delle maggiori potenze impegnate nella guerra contro la Germania, le sorti di quel paese erano inequivocabilmente segnate.
Il Terzo Reich non solo non aveva più alcuna possibilità di modificare l'andamento del conflitto, ma non poteva sottrarsi in alcun modo ad una resa totale e incondizionata. Nei mesi precedenti c'erano stati contatti fra rappresentanti tedeschi ed agenti sovietici in Svezia,  e fra i primi e gli anglo-americani per un armistizio; probabilmente alcune di queste iniziative erano avvenute ad opera di alti gerarchi nazisti ma senza l'intervento esplicito di Hitler, e in ogni caso non potevano dare alcun risultato perché troppo grave sarebbe stato di fronte all'opinione pubblica internazionale una pace separata a danno delle altre potenze.
Chiusa di fatto la guerra alla Germania il problema principale delle potenze alleate era quello di gestire una difficile pace. Nel novembre del '43 c'era stato un incontro fra Roosevelt, Churchill e Stalin a Teheran che aveva impostato il problema, ma che aveva visto anche importanti concessioni degli alleati occidentali all'Unione Sovietica. Al vertice venne discussa la creazione di una organizzazione mondiale di stati che avrebbe dovuto consentire un futuro di pace; all'interno di questa organizzazione Stalin richiese esplicitamente che fosse riconosciuto ai "Tre Grandi" un ruolo superiore alle altre nazioni (che si sarebbe successivamente concretizzato nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU) principio certamente in contrasto con quello della pari dignità dei popoli. In quella stessa sede venne discussa la possibilità dell'apertura di un "secondo fronte" nei Balcani. L'idea proposta da Churchill implicitamente mirava a contrastare l'egemonia sovietica in quella zona d'Europa, dove già erano attivi importanti movimenti comunisti in Jugoslavia, Grecia e Albania, ma non ebbe l'appoggio di Roosevelt e la proposta non ebbe seguito. Vennero accolte invece le richieste di Stalin che si ricollegavano al Patto Molotov-Ribbentrop: annessione di Lituania, Lettonia ed Estonia, e accorpamento delle province orientali della Polonia portando il confine russo-polacco su una linea vicina a quella tracciata da Curzon negli anni venti.
Il destino della sfortunata nazione dell'Europa orientale divenne una delle principali questioni dell'incontro. Nei mesi precedenti fra il governo polacco in esilio a Londra e L'URSS c'era stata la rottura delle relazioni diplomatiche in seguito alla scoperta dell'eccidio di Katyn dove vennero ritrovati i cadaveri di circa 10.000 ufficiali polacchi passati per le armi dai sovietici. In seguito a tale episodio, quando alla fine del '44 l'Armata Rossa aveva fatto il suo ingresso in Polonia venne costituito un nuovo governo, che prese il nome di Comitato di Lublino, al quale i sovietici trasferirono i loro poteri. Il nuovo governo era formato da personalità non di primo piano e non godeva del consenso popolare; il mancato intervento dei sovietici a favore della rivolta di Varsavia aveva squalificato l'azione dei comunisti anche se per molti polacchi i sovietici rappresentavano in quel momento coloro che li avevano liberati dal terribile giogo nazista.
Nei mesi successivi si ebbero altri due motivi di contrasto fra anglo-americani e sovietici a causa delle questioni greca e jugoslava. Ad Atene le dimissioni dei ministri comunisti all'interno del governo presieduto dal socialdemocratico Papandreu creò una gravissima situazione. Si ebbero sanguinosi scontri fra le truppe inglesi e i gruppi partigiani dell'ELAS, che si conclusero comunque nel gennaio successivo con gli accordi di Varkiza che prevedevano il disarmo delle formazioni armate, libere elezioni tenute sotto controllo internazionale e un referendum sul futuro istituzionale del paese.
Un analogo accordo venne sottoscritto in Jugoslavia fra i rappresentanti del governo monarchico in esilio e le armate titoine che pose fine agli scontri fra i serbi nazionalistici di Mihailovic e i gruppi comunisti.
Nello stesso periodo si ebbero una serie di segnali positivi dall'Unione Sovietica: venne avviato lo scioglimento del Comintern, l'associazione internazionale dei partiti comunisti, un relativo decentramento amministrativo nel paese a favore delle popolazioni non russe, ed infine un accordo fra il governo comunista e la chiesa ortodossa. Il carteggio fra Stalin e gli altri capi di governo occidentali faceva pensare ad un'ampia disponibilità dei sovietici a risolvere con il negoziato tutte le questioni di dissidio, e che l'alleanza fra le tre grandi nazioni sarebbe potuta continuare anche in futuro, una volta terminata la guerra. Il grande tributo di vite umane dei russi nella lotta alla Germania nazista infine, aveva creato un debito di riconoscenza verso questa nazione, e pertanto una parte dell'opinione pubblica internazionale riteneva che si dovesse in qualche modo assecondare le richieste provenienti da Mosca.
La conferenza di Yalta venne quindi salutata come un grande evento per tutta l'umanità; si riteneva infatti che a differenza di tutte le guerre del passato quella in atto si sarebbe conclusa non con un nuovo disegno di egemonia mondiale, ma con un progetto che salvaguardasse i diritti di tutti i popoli, stabilisse delle regole certe di convivenza civile, e la vittoria definitiva della democrazia nel mondo. I rappresentanti delle tre grandi potenze raggiunsero un accordo sul futuro dello stato tedesco che prevedeva il disarmo, la smilitarizzazione e lo smembramento di quella nazione. Il progetto venne successivamente abbandonato; secondo lo storico italiano Luigi Salvatorelli  la creazione di piccoli stati nel cuore dell'Europa avrebbe creato una situazione di grande instabilità ed avrebbe risvegliato gli appetiti delle nazioni vicine.
Venne quindi raggiunto un accordo sul futuro della Polonia; il nuovo stato, che avrebbe dovuto cedere una parte dei suoi territori a oriente e ne avrebbe acquistati altri a danno della Germania secondo accordi da stabilirsi successivamente, avrebbe avuto un unico governo formato da rappresentanti del Comitato di Lublino e l'ingresso di altri rappresentanti del governo di Londra. Nel giro di tempo più breve si sarebbe quindi dovuto procedere a delle consultazioni elettorali per decidere il suo assetto definitivo. Analogamente veniva riconosciuto il governo di Tito a Belgrado con la esplicita raccomandazione di un allargamento ad esponenti non comunisti.
Altre due importanti questioni che vennero dibattute furono un nuovo regime degli Stretti del Mar Nero, più favorevole all'Unione Sovietica rispetto al trattato di Montreux del 1936, e la costituzione delle Nazioni Unite sui quali le parti non ebbero difficoltà a raggiungere un accordo. Alla conferenza vennero anche discusse questioni extraeuropee, e stabilito un principio che costituiva un regresso in fatto dei diritti dei popoli. L'Unione Sovietica richiedeva e otteneva la restaurazione dei suoi antichi privilegi sulla Cina (basi navali e ferrovie della Manciuria) in un momento in cui le tutte le nazioni occidentali stavano rinunciando già da tempo alla imposizione di limitazioni alla sovranità cinese. A fronte di questa concessione l'URSS si impegnava a entrare in guerra contro il Giappone entro sei mesi dalla conclusione del conflitto in Europa. Non essendo stata perfezionata l'arma atomica lo stato maggiore americano riteneva che la guerra contro la grande potenza asiatica sarebbe stata difficile e notevolmente onerosa come vite umane.
L'unico punto sul quale non si raggiunse l'accordo fu la questione delle riparazioni tedesche; i sovietici richiedevano venti miliardi di dollari, ma Churchill obbiettò che tale cifra avrebbe causato il collasso della Germania, e che, secondo una affermazione rimasta celebre, "se si vuole che il cavallo tiri il carretto, occorre dargli il fieno".
La parte più importante degli accordi di Yalta fu comunque la Dichiarazione sull'Europa liberata, con la quale si stabilivano principi importantissimi per la vita democratica del continente.  In essa si stabiliva una politica comune al fine di "aiutare i popoli d'Europa liberi dalla dominazione della Germania nazista, e i popoli degli Stati satelliti dell'Asse, a risolvere con mezzi democratici i loro problemi politici ed economici più importanti" il futuro del continente sarebbe stato realizzato in base ai principi della Carta Atlantica: "diritto di tutti i popoli a scegliersi la forma di governo sotto la quale vogliono vivere - restaurazione dei diritti sovrani e di autogoverno in favore dei popoli che ne sono stati privati dalle potenze aggreditrici" pertanto si stabiliva di: a) creare condizioni di pace interna; b) prendere misure di urgenza destinate a soccorrere i popoli in miseria; c) costituire delle autorità di governo provvisorie largamente rappresentative di tutti gli elementi democratici di queste popolazioni, e che si impegneranno a stabilire, non appena possibile, con libere elezioni, dei governi che saranno l'espressione della volontà popolare; d) facilitare dovunque sarà necessario tali elezioni". Alla chiusura della conferenza il britannico Time scrisse: "tutti i dubbi che potevano sussistere sulla possibilità che i Tre Grandi fossero in grado di cooperare in pace come avevano cooperato in guerra sono spazzati via per sempre".
La conferenza di Yalta non stabilì quindi la spartizione del continente europeo e del mondo intero in sfere d'influenza come spesso è stato scritto, tuttavia si ebbero delle ambiguità che nel futuro non tardarono a manifestarsi. A suo modo Stalin aveva saputo dare prova di una certa moderazione, in particolare sulla questione greca e jugoslava, così come aveva consigliato i partiti comunisti italiano e francese di astenersi da tentativi insurrezionali, ma per i sovietici gli accordi con le potenze occidentali erano all'insegna del do ut des, mentre per gli americani il rispetto della volontà dei popoli costituiva un principio inalienabile che non poteva costituire oggetto di scambio.
L'entusiasmo suscitato dalla conferenza fu di brevissima durata, nelle settimane successive si ebbero una serie di episodi gravissimi. Il presidente americano Truman ricorda nelle sue memorie che in Bulgaria subito dopo la conclusione degli storici accordi si ebbe una ondata di arresti contro l'opposizione, mentre in Romania "I russi dirigevano la Commissione di controllo alleato, senza consultare i membri inglese e americano. Il Governo era un governo di minoranza, dominato dal partito comunista che, a dire del generale [il comandante americano Schuyler] non rappresentava nemmeno il dieci per cento della popolazione romena. La vasta maggioranza del popolo romeno, egli diceva, non era soddisfatta dal Governo, né di qualsiasi altra forma di comunismo... Dal lato economico, la Romania veniva strettamente legata allo stato russo, tramite pagamenti in conto riparazioni, con il trasferimento di proprietà che i russi dichiaravano essere state dei tedeschi, e con la requisizione delle attrezzature industriali come trofei di guerra. Per di più, la Romania veniva quasi del tutto tagliata fuori dai rapporti commerciali con le altre nazioni, e questo la costringeva a dipendere sempre più dalla Russia". Nello stesso periodo in Polonia l'esercito sovietico riuscì con l'inganno ad arrestare tutti i principali comandanti dell'Armia Krajova, la principale formazione polacca antinazista. In Cecoslovacchia e in Ungheria la situazione per un certo periodo rimase più tranquilla, mentre in Jugoslavia i titoini con facilità ottennero il potere (qui con il consenso popolare) mentre un altro gravissimo episodio avvenne all'indomani della capitolazione delle truppe tedesche in Italia, l'occupazione di Trieste e Pola da parte dell'esercito jugoslavo.
Successivamente a tali episodi Roosevelt (ormai in fin di vita) inviò dei messaggi di protesta a Stalin, e Churchill richiese con insistenza agli americani che i loro eserciti occupassero Berlino, Vienna e Praga ancora raggiungibili, ma Truman e Eisenhower non ne vollero sapere, ed anzi successivamente venne decisa in maniera tempestiva la smobilitazione dell'esercito americano.
Prima dell'apertura della successiva conferenza di Potsdam, il governo sovietico stabilì senza consultazioni che i territori tedeschi a est dei fiumi Oder e Neisse (il corso più occidentale fra i due fiumi che portavano questo nome) venissero sottoposti all'amministrazione polacca; ormai il mondo si avvicinava a tappe forzate verso la guerra fredda.
Gli avvenimenti del 1945 ci pongono l'interrogativo se la politica sovietica fosse ispirata da preoccupazioni sulla sicurezza delle sue frontiere occidentali che nel corso di quel secolo sono state due volte violate dalla Germania con gravissime conseguenze, ovvero dallo stato d'inferiorità dello stato sovietico rispetto agli Stati Uniti, che come noto uscirono con il loro potenziale industriale intatto alla fine della guerra. Entrambe le ipotesi presentano delle incongruenze; molte delle richieste sovietiche del periodo successivo in Turchia, in Iran, e sul futuro delle ex colonie italiane non avevano nulla a che vedere con ragioni di sicurezza della patria del socialismo, né l'URSS cercò di concludere degli accordi con gli stati europei in materia di collaborazione e sicurezza, nonostante che in quegli anni le sinistre fossero al potere in diversi stati.

sabato 23 aprile 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 aprile.
Il 23 agosto 1348 Re Edoardo III d'Inghilterra fonda l'Ordine della Giarrettiera.
L’istituzione dell’Ordine della Giarrettiera è attribuita a diverse circostanze. La prima, e forse la più nota viene fatta risalire ad un ballo a corte, durante il quale il re raccolse una giarrettiera caduta alla contessa Joan di Salisbury e la mise intorno alla propria gamba per far tacere i nobili che interpretarono tale gesto con sguardi ammiccanti ed ai quali egli disse una frase che nel francese di corte dell’epoca suonava “Honi Soit Qui Mal Y Pense” – divenuta il motto dell’Ordine – che si può all’incirca tradurre “vergogna a colui che ne pensa male”. Altra ipotesi è che l’Ordine fu fondato per riprendere la leggenda di Re Artù e i suoi cavalieri della Tavola Rotonda. Vi sono inoltre varie congetture sul simbolismo della giarrettiera, uno dei legacci per allacciare l’armatura, una metafora del legame tra i membri dell’Ordine; una allusione, non del tutto chiara, alle pretese inglesi al Trono di Francia rivendicate da Edoardo attraverso una linea femminile. Vi è anche un riferimento araldico nei colori della Giarrettiera, che sono quelli dello stemma di Francia: l’azzurro e l’oro.
L’Ordine è considerato dagli inglesi come l’Ordine più antico del Mondo. Senz’altro ciò è vero per quanto concerne gli altri Ordini supremi europei come il Toson d’Oro (della Borgogna, l’Annunziata (di Casa Savoia), l’Elefante (Danese), il San Gennaro (Borbone Due Sicilie) etc., e gli altri due Ordini britannici di classe unica, cioè il Cardo o di Sant’Andrea (della Scozia) e l’Ordine di San Patrizio (dell’Irlanda, non più conferito ma mai abolito). Vi sono però altri ordini più antichi, che i consoci SISA certo già conoscono, basti citare gli ordini militari religiosi come il Sovrano Militare Ordine di Malta fondato circa 250 anni prima della Giarrettiera, o gli ordini militari spagnoli fondati nel XII e XIII secolo. Inoltre, l’“Ordine” della Giarrettiera fu fondato con il nome di “società, compagnia e collegio di cavalieri” per sottolineare che esso aveva un Sovrano a capo diversamente dalle confraternita religiose che avevano un Gran Maestro che doveva essere eletto.
Torniamo però alla storia. Alcune fonti storiche datano la fondazione dell’Ordine (che ha come Santo Patrono San Giorgio, il Protettore d’Inghilterra e dei soldati in generale ma dei cavalieri in particolare), da parte del re Edoardo III già al 1344, quando Froissart nei suoi Chronicles (pubblicati alla fine del XIV secolo) citò che era volontà del re di creare “una Tavola Rotonda di molti e valorosi cavalieri – une ordonnance des Chevaliers de luy et de ses enfans et des plus preux de sa terre”, mentre altri datano la fondazione al 1346, dopo la Battaglia di Crecy, durante la Guerra dei Cent’Anni. È documentato che i primi cavalieri furono i compagni d’arme del Principe Nero, ossia Edoardo, il Principe di Galles, figlio di Edoardo III. La stragrande maggioranza degli storici però è d’accordo nell’attribuire la fondazione “ufficiale” al 1348, anche alla luce della Bolla di Papa Clemente VI, e al fatto che Edoardo, Principe di Galles, fu investito in quell’anno assieme agli altri primi cavalieri che furono nominati nel 1348.
Originariamente l’Ordine, oltre al Capo o Sovrano dell’Ordine, che è sempre il Re, o la Regina regnante d’Inghilterra, e al Principe di Galles, contava ventiquattro cavalieri, o meglio, cavalieri compagni (Knights Companions) fondatori. Tutti questi furono militari che avevano combattuto assieme al Principe di Galles in Francia, ed erano - al contrario dei cavalieri attuali - molto giovani: ben quattro avevano meno di vent’anni. Inoltre, vi furono tra i cavalieri originari, anche tre stranieri, della Guasconia, che avevano giurato fedeltà al sovrano inglese. Successivamente, alla fine del XVIII ed agli inizi del XIX secolo, il numero dei membri dell’Ordine aumentò e i membri della famiglia reale furono esclusi dal totale dei ventiquattro e furono chiamati cavalieri compagni reali (Royal Knights Companions). Nel 1786 si dichiarò che tutti i figli del Sovrano potevano essere nominati cavalieri della Giarrettiera oltre al numero dei ventiquattro. Tale ordinanza fu probabilmente promulgata per poter accogliere i nove figli di Re Giorgio III. Qualche anno più tardi, nel 1813 furono considerati soprannumerari gli stranieri (cioè i Stranger Knights o Extra Knights). Fino a tempi recenti, quasi tutti i cavalieri della Giarrettiera provenivano dalla nobiltà titolata inglese oppure furono grandi comandanti militari (quasi sempre generali, ma anche ammiragli). Dalla metà del secolo scorso, tuttavia, i cavalieri provengono da diversi strati della società inglese, politici e uomini d’affari. Altresì escluse dal computo dei membri dell’ordine furono le signore fino al 1901, quando la consorte di Re Edoardo VII fu nominata Lady Companion (e non Dama, come negli altri ordini), poi nel 1987 SM la Regina Elisabetta decise che le signore potevano essere ammesse all’Ordine con tutte le prerogative e privilegi dei cavalieri: la prima ad essere nominata fu Lavinia, duchessa di Norfolk nel 1990, poi nel 1995 fu nominata la baronessa Thatcher.
Nell’arco della sua storia, l’Ordine ha avuto trenta Sovrani e circa 1000 cavalieri e dal 1952 la Regina Elisabetta II ha effettuato circa 90 nomine dell’Ordine, inclusi i cavalieri e dame sovrannumerari.
In confronto con i paesi nordici e germanici e la penisola iberica, la penisola italica ha dato pochissimi cavalieri all’Ordine. Questi furono: Francesco Sforza, Duca di Milano (investito nel 1463 circa); Federico da Montefeltro (nominato da Edoardo IV, nel 1774) e suo figlio Guidobaldo da Montefeltro, II Duca di Urbino (nominato da Enrico VII nel 1504c). Giuliano de Medici, Duca di Nemours, fratello di Papa Leone X (nominato nel 1514, ma non ebbe l’investitura). Oltre trecento anni dopo, in epoca vittoriana, vengono investiti Vittorio Emanuele II (investito nel 1855 dalla Regina Vittoria); Umberto I (investito nel 1878); Vittorio Emanuele III (investito mentre era ancora Principe di Napoli 1891), il suo stendardo fu rimosso dalla Cappella di San Giorgio nel 1940 quando l’Italia entrò in guerra contro l’Impero britannico e non fu mai rimesso); Emanuele Filiberto, Duca d’Aosta (investito nel 1902, da Re Edoardo VII).
Tra membri della Reale Casa britannica che appartengono all’Ordine, vi sono: SAR Principe Edward, Duca di Kent (cugino di primo grado della Regina, dal 1985); SAR la Principessa Reale Anne (figlia della regina, dal 1994); SAR Principe Richard, duca di Gloucester (cugino di primo grado della regina, dal 1997); e più recentemente i figli cadetti della Regina, SAR. Principe Andrew, Duca di York (dal 2006), e SAR Principe Edward, Conte di Wessex (dal 2006).
Tra gli attuali cavalieri e dame dell’Ordine vi sono l'ex-primo ministro Conservatore  Sir John Major (dal 2005), il già Ministro degli Esteri Lord Peter Carrington, VI Barone di Carrington (dal 1985), Arthur Valerian Wellesley, VIII Duca di Wellington (dal 1990), il Field Marshal Lord Edwin Bramall (già Capo di Stato Maggiore della Difesa, dal 1990), Lord Robin Leigh-Pemberton, barone di Kingsdown (già Governatore della Banca d’Inghilterra, dal1994), Lady Mary Soames, baronessa Soames (figlia di Sir Winston Churchill, dal 2005). Mentre tra i cavalieri stranieri vi sono il Granduca Jean di Lussemburgo (dal 1972), SM la Regina Margherita II di Danimarca (dal 1979), SM il Re Juan Carlos I di Spagna (dal 1988) e SM l’Imperatore Akihito del Giappone (1998).
I Cavalieri della Giarrettiera, come gli insigniti maschi dei due gradi più alti degli altri ordini cavallereschi hanno il diritto al titolo di Sir (se non hanno titoli superiori) davanti al proprio nome di battesimo e di aggiungere delle lettere post-nominali come segno distintivo di “KG” (Knight of the Garter). Invece, le Ladies Companion usano le lettere “LG”. Sino ad oggi, tutte le signore insigniti dell’Ordine hanno titoli superiori.
Per quanto concerne il titolo di “Sir” vi è un divertente episodio riguardante Sir Winston Churchill. Nelle “Memorie” di Sir Norman Brook quando fu proposto a Winston Churchill di essere nominato Cavaliere della Giarrettiera, egli chiese se sarebbe stato possibile essere nominato cavaliere della Giarrettiera senza usare il titolo di Sir in modo che egli potesse continuare ad essere chiamato semplicemente Mr Churchill, egli motivava tale richiesta così: “mio padre fu sempre chiamato Lord Randolph Churchill, ma non era un Lord: il suo titolo fu soltanto di cortesia, quindi, perché io non posso essere chiamato Mr Churchill a titolo di “scortesia”?
Veniamo all’organizzazione dell’Ordine. Come già menzionato, a capo dell’Ordine vi è il Sovrano d’Inghilterra e poi vi sono gli ufficiali dell’Ordine, questi sono: il Prelato (Prelate), sempre il Vescovo di Winchester pro tempore; il Cancelliere (Chancellor), una volta nominato dal Vescovo della Diocesi di Windsor, ma oggigiorno tale ufficio può essere svolto da un cavaliere qualsiasi), il Verbalizzatore (Registrar) il Decano della Cappella di San Giorgio a Windsor che ha il compito di mantenere gli annali dell’Ordine; il Re d’Arme Principale Garter, il primo araldo d’Inghilterra, Garter Principal King of Arms); il Gentiluomo Usciere dello Scettro Nero (Gentleman Usher of the Black Rod), ossia il Questore della Camera Alta (Usher of the Black Rod). Quasi sempre un generale o ammiraglio in non più in servizio attivo; il Segretario (Secretary), che ha la responsabilità ed è, spesso, un altro Araldo del College of Arms.
Uno degli aspetti che può interessare i nostri lettori, è costituito senz’altro dai paramenti e dalle decorazioni che sono poco cambiati dai tempi di Giorgio IV.
Il collare d’oro fu introdotto nel XVI secolo, ha un peso di quasi un chilogrammo e consiste in nodi d’oro alternati a delle rose rosse entro una giarrettiera. Dal collare pende la figura smaltata di San Giorgio nell’atto di uccidere il drago. Questa figura può essere anche tempestata di diamanti o di altre pietre preziose.
Il mantello è in velluto blu rivestito di seta bianca con, cucito sulla spalla sinistra, lo scudo dell’Ordine entro la Giarrettiera. Il mantello del sovrano reca invece la stella o placca dell’Ordine.
Il cappuccio è in velluto e seta rossa che pende dietro la spalla destra con dei cordoncini per chiudere il mantello sul davanti. Vi è anche un’apertura sulla destra per lasciare libertà di movimento per poter maneggiare una spada, se fosse ancora il caso! Il mantello della Regina ha anche uno strascico.
Il cappello è di velluto nero con una piuma di struzzo bianco. La Giarrettiera è portata sul polpaccio sinistro dai cavalieri o sul braccio sinistro dalle Ladies. La Giarrettiera è di velluto blu con il motto dell’ordine.
Infine vi è una fascia portata, al contrario degli altri ordini, e come quello del Cardo, dalla spalla sinistra. Dalla fascia pende il cosiddetto “lesser George” o “piccolo George”, che è un medaglione d’oro (o con smalti e pietre preziose) con la giarrettiera recante in mezzo San Giorgio e il drago.
La cappella ufficiale dell’Ordine è quella di San Giorgio al Castello di Windsor. Dal 1948, per iniziativa di Giorgio VI, la cerimonia religiosa celebrativa, di norma tenuta dal Prelato dell’Ordine, è divenuta annuale e si svolge in giugno.
La placca o stella dell’Ordine reca in mezzo la croce dell’Ordine smaltata: la croce di rosso in campo argento circondato dalla Giarrettiera. La placca può essere anche fatta in pietre preziose.
I militari insigniti dell’Ordine possono portare il nastrino di circa 10 centimetri che è più lungo della forma normale per le altre medaglie che è di circa 3 centimetri.
Il Sigillo dell’Ordine reca la familiare immagine di San Giorgio che uccide il drago circondato da uno scritta che recita: SIGILLUM MAGNUM NOBILISSIMI ORDINIS GARTERII.
Le insegne (oppure soltanto parte di esse come la placca o il motto) dell’Ordine della Giarrettiera non sono limitati soltanto all’Ordine stesso ma sono tuttora, o sono state, anche in uso quotidiano da parte di reparti dell’Esercito britannico. Tra i reggimenti che utilizzano la Giarrettiera sono: i due reggimenti a cavallo della Guardia Reale, i Life Guards (i “Royals”) e i Royal Horse Guards (i “Blues”); gli Ussari della Regina (Queen’s Own Hussars); i 14/20 Ussari del Re (14th/20th King’s Hussars); i 15/19 Ussari Reali del Re (15th/19th King’s Royal Hussars); i 16/5 Reali Lancieri della Regina (16th/5th Queen’s Royal Lancers); la Reale Artigliera a Cavallo (Royal Horse Artillery); il Genio Militare (Royal Engineers); il Reale Corpo Logistico (Royal Logistics Corps); il Secondo Reggimento di Fanteria “Coldstream” (Coldstream Guards); il Reggimento di Fanteria della Regina (Queen’s Regiment) e quello della Principessa di Galles. Inoltre, anche il panfilo reale “Britannia” utilizzò come badge la giarrettiera sormontata dalla corona reale con in mezzo una rosa su due ancore poste in decusse.
Veniamo ora alla cerimonia. L’annuncio dei nuovi membri dell’Ordine avviene da Buckingham Palace nel giorno della festività del Santo Patrono, il 23 Aprile, ma l’investitura ha luogo nel mese di giugno al Castello di Windsor.
L’attuale cerimonia dell’investitura è in forma privata alla sola presenza del Sovrano, degli altri cavalieri e degli ufficiali dell’Ordine. La cerimonia si tiene nella Sala del Trono e si svolge mentre il Prelato recita le preghiere di rito, la Regina, quindi passa la Giarrettiera al suo Paggio che la lega intorno alla gamba sinistra dell’insignito. La Regina quindi mette la fascia dalla spalla sinistra del neo-cavaliere e la placca sul petto sinistro, segue poi il mantello ed infine la Regina impone il collare che viene legato sopra il mantello con dei fiocchi in seta bianca.
Dopo la cerimonia di investitura, con tutto lo splendore del pageantry britannico, tutti i cavalieri si recano in processione alla Cappella di San Giorgio, mentre un folto pubblico presente nel Castello di Windsor assiste al corteo che procede lungo il viale che porta dal Castello alla Cappella e dove sono schierati i militari della Guardia Reale a Cavallo appiedati in alta uniforme. Segue il servizio di Ringraziamento e viene cantato un Te Deum.
La processione segue un rigido ordine di precedenza. I primi sono i militari, sempre in alta uniforme, e gli araldi nelle loro cotte d’arme, vengono poi, in ordine di anzianità, i cavalieri e dame, seguiti dai membri della Famiglia Reale, dietro di loro è la Regina con due paggi che tengono lo strascico del mantello, seguono poi gli ufficiali dell’Ordine che portano i loro mantelli di rosso e blu con lo Scudo e la Giarrettiera sulla spalla sinistra ed in fine i “Yeomen of the Guard”, la Guardia del Corpo Personale della Regina, splendenti anche loro nelle loro uniformi di foggia Tudor.
Nella Cappella di San Giorgio ogni cavaliere o lady ha un suo scranno con sopra uno tendardo con le insegna araldiche, ossia lo stemma, sotto lo stemma vi è un elmo o corona con il cimiero. I cavalieri che sono sovrani esteri usano la loro propria corona. Siccome, nell’araldica inglese, le signore non portano il cimiero, possono mettere soltanto un simulacro della loro corona se sono membri del peerage oppure se la lady è la regina in quanto sovrana si usa mettere la sua corona di sovranità. Sul schienale dello scranno è  affissa una targhetta in ottone con l’arma, la data di nomina e titolo del cavaliere con il suo nome.
Quando un cavaliere raggiunge la fine della sua vita terrena, le sue insegne araldiche vengono tolte, tranne che per la targhetta; lo scranno è poi bloccato con un cordone sul quale viene posta una corona di alloro. Questa cerimonia di norma si svolge a funerali avvenuti ed alla presenza dei famigliari ed in tale occasione, lo stendardo del cavaliere viene posto in offerta sull’altare.


Cerca nel blog

Archivio blog