Buongiorno, oggi è il 27 dicembre.
Il 27 dicembre 1979, con la sostituzione del Presidente Amin assassinato, l'Unione Sovietica prende pieno possesso dell'Afganistan.
Con l'invasione dell'Afganistan inizia una lunga guerra, che in dieci anni provoca oltre un milione di morti e quasi sei milioni di profughi. Il 27 aprile 1978, un colpo di Stato abbatte il governo di Mohammed Daoud Khan, che da cinque anni si oppone all’influenza nella politica afghana della confinante Unione Sovietica. Il colpo di Stato porta al potere Noor Mohammed Taraki, leader di un partito di ispirazione marxista e uomo sostenuto da Mosca. La sua politica, laica e socialista, incontra l’opposizione dell’ala più intransigente degli islamici afghani, che organizzano la resistenza armata dei mujaheddin, “i combattenti per la fede”. Gli USA, che da decenni si contendono con l’URSS il controllo della politica mondiale, finanziano i mujaheddin in funzione anti-sovietica. Il 14 settembre 1979 il presidente Taraki viene rovesciato: il suo posto è preso dal primo ministro Hafizullah Amin, che apre al dialogo con i mujaheddin e con gli USA. Per non perdere il controllo dell’Afghanistan, il leader sovietico Leonid Breznev decide di invadere il Paese. È il 24 dicembre 1979. Nell’arco di tre giorni, l’Armata Rossa sovietica conquista Kabul, la capitale afghana. Gli USA reagiscono promuovendo un embargo contro l’URSS, e decidendo di boicottare le Olimpiadi di Mosca del 1980. La resistenza afghana è sostenuta da armi e denaro statunitensi, e combattuta anche da volontari islamici provenienti dai paesi arabi. Presto si trasforma in jihad, una guerra santa contro i sovietici considerati nemici dell’Islam.
I mujaheddin costringono i nemici a combattere sulle impervie montagne afghane, dove l’Armata Rossa non può sfruttare la propria superiorità tecnologica. Tra i guerriglieri emergono figure che diventeranno leggendarie nel Paese, come quella di Ahmad Massud, chiamato il Leone del Panshir. I sovietici subiscono pesanti sconfitte e, nonostante gli iniziali successi, non riescono a prendere il controllo dell’intero Paese. La difficile gestione della guerra si somma ai gravi problemi interni dell’Unione Sovietica, che negli anni ’80 è vicina al collasso economico e politico. Di fronte ai continui successi dei mujaheddin, il 20 luglio 1987 l’Unione Sovietica annuncia il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Il 15 febbraio 1989 il ritiro dell’Armata Rossa è completato. L’Afghanistan esce dal conflitto in ginocchio: dopo un’aspra guerra civile, il potere sarà preso dai talebani, fondamentalisti religiosi che governeranno secondo la legge islamica. La dura sconfitta politica e militare acuisce la crisi dell’URSS: gli USA si avviano a diventare l’unica superpotenza sullo scenario mondiale.
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venerdì 27 dicembre 2024
lunedì 27 maggio 2024
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 27 maggio.
Il 27 maggio 1972 tra USA e URSS viene siglato l'accordo SALT 1.
Una delle iniziative più rilevanti assunte da Usa e Urss nel quadro della Guerra Fredda è certamente costituita dagli accordi Salt, sigla che sta per Strategic Arms Limitation Talks. Si tratta, in poche parole, di trattati per porre un limite agli armamenti strategici. Infatti bisogna considerare che nello scontro indiretto tra le due superpotenze rivestiva un’importanza fondamentale la supremazia nel campo delle tecnologie spaziali e anche in quelle a scopo bellico. Nel corso degli anni Usa e Urss ingrossarono a dismisura i loro arsenali, dando vita ad una vera e propria corsa agli armamenti. Quest’ultima venne in una certa misura frenata in quelle fasi della Guerra Fredda caratterizzate da un clima di distensione: è il caso di quanto accaduto dalla metà degli anni Sessanta quando (dopo anni di rapporti tesissimi e crisi come quella di Berlino o quella missilistica a Cuba) le relazioni tra le due superpotenze iniziarono un periodo di relativa tranquillità. In questo quadro ebbe un’importanza fondamentale la dottrina della ‘risposta flessibile’ del segretario alla Difesa Robert McNamara, che prevedeva in sostanza la risposta alle azioni nemiche con mezzi proporzionati alla minaccia. McNamara ricoprì l’incarico di segretario alla Difesa durante le presidenze di John Kennedy e di Lyndon Johnson e fu proprio quest’ultimo a proporre all’Urss, nel 1967, il primo trattato Salt. Le due parti si accordarono non per una riduzione degli armamenti ma per non aumentarne la quantità. Il 27 maggio del 1972 il presidente degli Usa Richard Nixon (che nel frattempo era subentrato a Johnson) e il leader dell’Urss Leonid Breznev firmarono il Salt I, che congelava il numero degli Icbm (missili intercontinentali) e degli Abm (missili antimissile) già in possesso dei due Paesi. Alla firma dei primi accordi Salt seguì una seconda serie di accordi, i Salt II, che però inciamparono in maggiori difficoltà. Gli incontri tra le due parti, iniziati nel 1972, si arenarono negli anni seguenti per poi riprendere. Il Salt II venne firmato da Breznev e dall’allora presidente americano Carter nel giugno del 1979 ma poi lo stesso capo della Casa Bianca propose al Senato di rimandare a tempi indefiniti la ratifica in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan. Nel decennio successivo Usa e Urss avviarono altri negoziati sulla limitazione degli armamenti, che portarono nei primi anni Novanta agli accordi Start.
Il 27 maggio 1972 tra USA e URSS viene siglato l'accordo SALT 1.
Una delle iniziative più rilevanti assunte da Usa e Urss nel quadro della Guerra Fredda è certamente costituita dagli accordi Salt, sigla che sta per Strategic Arms Limitation Talks. Si tratta, in poche parole, di trattati per porre un limite agli armamenti strategici. Infatti bisogna considerare che nello scontro indiretto tra le due superpotenze rivestiva un’importanza fondamentale la supremazia nel campo delle tecnologie spaziali e anche in quelle a scopo bellico. Nel corso degli anni Usa e Urss ingrossarono a dismisura i loro arsenali, dando vita ad una vera e propria corsa agli armamenti. Quest’ultima venne in una certa misura frenata in quelle fasi della Guerra Fredda caratterizzate da un clima di distensione: è il caso di quanto accaduto dalla metà degli anni Sessanta quando (dopo anni di rapporti tesissimi e crisi come quella di Berlino o quella missilistica a Cuba) le relazioni tra le due superpotenze iniziarono un periodo di relativa tranquillità. In questo quadro ebbe un’importanza fondamentale la dottrina della ‘risposta flessibile’ del segretario alla Difesa Robert McNamara, che prevedeva in sostanza la risposta alle azioni nemiche con mezzi proporzionati alla minaccia. McNamara ricoprì l’incarico di segretario alla Difesa durante le presidenze di John Kennedy e di Lyndon Johnson e fu proprio quest’ultimo a proporre all’Urss, nel 1967, il primo trattato Salt. Le due parti si accordarono non per una riduzione degli armamenti ma per non aumentarne la quantità. Il 27 maggio del 1972 il presidente degli Usa Richard Nixon (che nel frattempo era subentrato a Johnson) e il leader dell’Urss Leonid Breznev firmarono il Salt I, che congelava il numero degli Icbm (missili intercontinentali) e degli Abm (missili antimissile) già in possesso dei due Paesi. Alla firma dei primi accordi Salt seguì una seconda serie di accordi, i Salt II, che però inciamparono in maggiori difficoltà. Gli incontri tra le due parti, iniziati nel 1972, si arenarono negli anni seguenti per poi riprendere. Il Salt II venne firmato da Breznev e dall’allora presidente americano Carter nel giugno del 1979 ma poi lo stesso capo della Casa Bianca propose al Senato di rimandare a tempi indefiniti la ratifica in seguito all’invasione sovietica dell’Afghanistan. Nel decennio successivo Usa e Urss avviarono altri negoziati sulla limitazione degli armamenti, che portarono nei primi anni Novanta agli accordi Start.
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