Buongiorno, oggi è il 17 settembre.
Il 17 settembre 1787 a Philadelfia viene firmata la Costituzione degli Stati Uniti d'America, la più antica Costituzione tuttora vigente.
Gli Stati Uniti hanno una struttura federale, composta da 50 stati. Distretto separato è quello di Columbia (in inglese, District of Columbia), che ospita la capitale, Washington, sotto la diretta autorità del Congresso, più 14 isole sparse tra l'Atlantico e il Pacifico (molte di queste disabitate), come Porto Rico che dipende dagli Stati Uniti.
Sebbene sia stata modificata più volte, ancora oggi i principi base della Costituzione americana rimangono gli stessi. Uno fra tutti è l'uguaglianza dei cittadini nei confronti della legge, i quali beneficiano egualmente del diritto alla protezione da essa fornita. Nella costruzione dello stato nordamericano, tutti gli stati membri sono uguali e nessuno può ricevere un trattamento speciale dal governo federale, così come ogni stato deve riconoscere e rispettare le leggi degli altri. Inoltre, i governi statali, come il governo federale, devono avere una forma repubblicana, la cui autorità finale risiede nel popolo.
"Rivoluzionaria" per l'epoca, la Costituzione americana sancisce un punto fondamentale per la creazione e la preservazione del sistema democratico, cioè la divisione dei poteri. Esistono, infatti, tre branche principali di governo: potere esecutivo, potere legislativo, e potere giudiziario, separati e distinte l'uno dall'altro, laddove ogni branca è controllata e bilanciata dall'altra, in modo di evitare eccessi di potere.
Il potere dei rappresentanti pubblici è limitato e sottoposto all'approvazione dell'elettorato che si esprime attraverso il diritto di voto. Unica eccezione sono le nomine a vita, da parte del Presidente, dei giudici della Corte Suprema e di altri giudici federali. Secondo quanto sancisce l'Articolo I della Costituzione americana, il potere legislativo (cioè il potere di fare le leggi) è affidato al Congresso degli Stati Uniti, composta dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato.
La Camera dei Rappresentanti viene rinnovata ogni 2 anni. Tale tempistica permette che l'elezione dei rappresentanti coincida con l'elezione del Presidente e con la metà del suo mandato (le cosiddette elezioni di mezzo termine, in inglese mid term). Il numero dei rappresentanti eletti nella Camera è proporzionale al numero di elettori di ogni singolo stato, mentre in senato vengono eletti due senatori per stato. Il sistema bicamerale statunitense, in cui il rapporto di rappresentanti legato alla popolazione dei singoli stati è, per così dire, bilanciato dai 2 senatori eletti per ogni stato, risponde ad un'esigenza apparsa con la stessa creazione della nazione.
I Padri fondatori della Costituzione erano divisi tra chi, rappresentando gli Stati più popolosi, avrebbe voluto che il Parlamento venisse eletto in base alla popolazione residente nei vari Stati e chi, provenendo dagli Stati meno popolosi, sosteneva l'identica rappresentanza per tutti gli Stati membri. Alla fine si giunse ad un compromesso, conosciuto come Connecticut Compromise, in cui il potere legislativo veniva diviso tra due rami del Parlamento. La Camera dei Rappresentanti, quindi, diventava rappresentativa del popolo (e quindi il numero dei membri eletti dal singolo stato dipendeva dall'entità della popolazione) e l'altra, il Senato, espressione degli Stati (con un identico numero di rappresentanti svincolato dal loro peso demografico).
Negli Stati Uniti (con eccezione dello stato di Louisiana) vige il sistema giuridico chiamato Common Law, mutuato dalla Gran Bretagna. Tale sistema è fondato su leggi non scritte, ma ogni sentenza diventa precedente alla quale devono attenersi le future decisioni giurisprudenziali. L'articolo II della Costituzione riguarda il potere esecutivo, cioè il potere di applicare le leggi, affidato al Presidente degli Stati Uniti, in carica massimo per due mandati di 4 anni ciascuno.
Il Presidente è anche capo delle forze armate e ha il potere di raccomandare al Congresso le misure che ritiene necessarie ed opportune, di nominare consiglieri, di accordare la grazia e di sospendere le pene per i reati puniti a livello federale. Ma può anche esercitare il diritto di veto sulle leggi approvate da entrambi rami del Congresso. Secondo la Costituzione americana, infatti, è possibile che l'appartenenza politica di Presidente e Congresso non coincidano, come spesso succede dopo le elezioni di mezzo termine.
L'Articolo II determina anche gli estremi per la procedura dell'impeachment, cioè la sfiducia nei confronti dell'esecutivo (dal Presidente, al vice presidente e agli altri funzionari delle amministrazioni statali). Promotori dell'impeachment sono la camera dei Rappresentanti (con la semplice maggioranza) ed il Senato (con un voto favorevole pari al 2/3). Nella storia degli Stati Uniti, solo due presidenti hanno subito il procedimento di impeachment: nel 1868 fu sfiduciato Andrew Johnson, vice di Abramo Lincoln, succedutogli dopo l'assassinio di quest'ultimo e nel 1998 Bill Clinton per l'affare Monica Lewinsky (per lo scandalo Watergate, il presidente Richard Nixon si dimise poco prima dell'impeachment)
Secondo l'Articolo III della Costituzione, il potere giudiziario (cioè il compito di far rispettare le leggi) è affidato alla Corte Suprema (Supreme Court of the United States), presieduta dal Chief Justice of the United States, e composta da 8 membri, Associates Justices, nominati a vita dal Presidente, con il consenso del Senato. Le funzioni della Corte Suprema sono di due tipi. Nella Original jurisdiction (competenza in primo grado di giudizio) la Corte decide in prima ed unica istanza alcuni tipi di controversie, come nel caso di ambasciatori, consoli e rappresentanti stranieri. Nell'Appellate jurisdiction (giurisdizione d'appello) la Corte, invece, si pronuncia sull'impugnazione (cioè la richiesta di un controllo di una sentenza da parte di un giudice diverso da quello che la emessa) di una sentenza emessa da una corte inferiore.
Nella giurisdizione d'appello la Corte può decidere su richiesta di un giudice federale che, chiamato ad applicare una legge, l'abbia considerata in contrasto con la Costituzione, una legge federale od un trattato stipulato dalla Federazione. La Costituzione viene considerata la legge suprema degli Stati Uniti, in quanto qualsiasi legge, federale o statale, venga in contrasto con la Costituzione, è da considerarsi nulla e priva di effetto.
La Costituzione americana prevede la possibilità di essere modificata. Al tempo stesso, come garanzia di democrazia, tale possibilità non può essere esercitata così facilmente, in questo modo, sin dalla sua prima formulazione, venne data la possibilità di introdurre degli emendamenti (proposta di parziale modifica di una legge o di una proposta di legge). Per introdurre nuovi emendamenti alla Costituzione, bisogna che il Congresso dia il via alla procedura con due terzi del voto favorevole in ogni camera (Senato e Camera dei Rappresentanti).
Un iter differente prevede che le legislature dei due terzi degli stati della federazione possano chiedere al Congresso di indire una convenzione nazionale per introdurre nuovi emendamenti. In entrambi i casi, gli emendamenti devono avere l'approvazione delle legislature di tre quarti degli stati esistenti, prima di diventare parte della costituzione. Da un punto di vista pratico, tale sistema rischia di essere piuttosto macchinoso, inficiato soprattutto dalla disparità di popolazione dei singoli stati. Alcuni stati, infatti, che rappresentano soltanto il 4% del popolo americano, in teoria sono in grado di bloccare gli emendamenti desiderati dal resto della popolazione.
Cerca nel web
domenica 17 settembre 2023
sabato 16 settembre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 16 settembre.
Il 16 settembre 1949 va in onda in USA il primo episodio dei cartoni animati di Wile E. Coyote e Road Runner.
Wile E. Coyote e Road Runner sono i due personaggi animati creati da Chuck Jones nel 1948 per la Warner Bros.
Wile E. Coyote (conosciuto in Italia anche come Vilcoyote o Vile il Coyote e spesso chiamato erroneamente Willy o Willie a causa dell'assonanza col nome originale) e il Road Runner (Beep Beep o Bip Bip) sono personaggi delle serie Looney Tunes e Merrie Melodies della Warner Bros prodotte a partire dagli anni quaranta. Il primo cartoon dedicato esclusivamente ai due personaggi risale al 1949 con l'episodio Fast and Furry-ous.
Il Coyote è impegnato nel maniacale, e mai fruttuoso, inseguimento del Road Runner; molti credono che si tratti di uno struzzo (tanto che nei vecchi doppiaggi italiani e fumetti veniva chiamato Bip-Bip lo struzzo corridore), in realtà si tratta di un uccello dei deserti americani il cui nome scientifico è Geococcyx californianus, appartenente alla famiglia dei cuculidi e chiamato volgarmente Roadrunner (corridore della strada).
Il Road Runner è la preda agognata da Wile E. Coyote: famoso per la sua rapidità, nonostante gli innumerevoli e sempre più ingegnosi tentativi di cattura riesce puntualmente a sfuggire, in modo anche irridente, al suo cacciatore. Le sfide fra i due protagonisti si risolvono, quindi, sempre a favore del velocissimo e astuto pennuto dai colori sgargianti.
Il cartone è ambientato nelle gole della Monument Valley dove Wile E. Coyote sperimenta di tutto per catturare Beep Beep, servendosi molto spesso di strani arnesi, regolarmente difettosi o d'uso impossibile, forniti dalla ACME Inc. (A Company that Makes Everything, oppure American Company Making Everything - ACME Products Corp., a Division of Dangerously Innovative Products and Patents Incorporated - "DIPPI"), azienda fittizia ideata dal regista Chuck Jones e che, nei disegni animati dei Looney Tunes fornisce strambe attrezzature di alta tecnologia sia a Wile E. Coyote che ad altri personaggi.
Puntualmente il coyote cade vittima del suo stesso ingegno e, spesso, le sue avventure si concludono con l'inevitabile volo in una gola del canyon oppure con l'investimento del malcapitato da parte di un treno o di un camion. Riuscirà a catturare l'odiato nemico nell'ultimo episodio anche se una vistosa differenza d'altezza (Wile minuscolo contro un enorme Beep Beep) lascerà capire che le avventure non sono ancora finite.
Le modalità di espressione dei due personaggi sono estremamente semplici: il Road runner emette solo il suono beep-beep, mentre il coyote si esprime con cartelli estemporanei.
Il 16 settembre 1949 va in onda in USA il primo episodio dei cartoni animati di Wile E. Coyote e Road Runner.
Wile E. Coyote e Road Runner sono i due personaggi animati creati da Chuck Jones nel 1948 per la Warner Bros.
Wile E. Coyote (conosciuto in Italia anche come Vilcoyote o Vile il Coyote e spesso chiamato erroneamente Willy o Willie a causa dell'assonanza col nome originale) e il Road Runner (Beep Beep o Bip Bip) sono personaggi delle serie Looney Tunes e Merrie Melodies della Warner Bros prodotte a partire dagli anni quaranta. Il primo cartoon dedicato esclusivamente ai due personaggi risale al 1949 con l'episodio Fast and Furry-ous.
Il Coyote è impegnato nel maniacale, e mai fruttuoso, inseguimento del Road Runner; molti credono che si tratti di uno struzzo (tanto che nei vecchi doppiaggi italiani e fumetti veniva chiamato Bip-Bip lo struzzo corridore), in realtà si tratta di un uccello dei deserti americani il cui nome scientifico è Geococcyx californianus, appartenente alla famiglia dei cuculidi e chiamato volgarmente Roadrunner (corridore della strada).
Il Road Runner è la preda agognata da Wile E. Coyote: famoso per la sua rapidità, nonostante gli innumerevoli e sempre più ingegnosi tentativi di cattura riesce puntualmente a sfuggire, in modo anche irridente, al suo cacciatore. Le sfide fra i due protagonisti si risolvono, quindi, sempre a favore del velocissimo e astuto pennuto dai colori sgargianti.
Il cartone è ambientato nelle gole della Monument Valley dove Wile E. Coyote sperimenta di tutto per catturare Beep Beep, servendosi molto spesso di strani arnesi, regolarmente difettosi o d'uso impossibile, forniti dalla ACME Inc. (A Company that Makes Everything, oppure American Company Making Everything - ACME Products Corp., a Division of Dangerously Innovative Products and Patents Incorporated - "DIPPI"), azienda fittizia ideata dal regista Chuck Jones e che, nei disegni animati dei Looney Tunes fornisce strambe attrezzature di alta tecnologia sia a Wile E. Coyote che ad altri personaggi.
Puntualmente il coyote cade vittima del suo stesso ingegno e, spesso, le sue avventure si concludono con l'inevitabile volo in una gola del canyon oppure con l'investimento del malcapitato da parte di un treno o di un camion. Riuscirà a catturare l'odiato nemico nell'ultimo episodio anche se una vistosa differenza d'altezza (Wile minuscolo contro un enorme Beep Beep) lascerà capire che le avventure non sono ancora finite.
Le modalità di espressione dei due personaggi sono estremamente semplici: il Road runner emette solo il suono beep-beep, mentre il coyote si esprime con cartelli estemporanei.
venerdì 15 settembre 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 15 settembre.
Il 15 settembre 1937 nasce a Palermo Don Giuseppe Puglisi.
Don Giuseppe Puglisi nacque nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e venne ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. La causa per il riconoscimento del martirio è stata aperta il 15 settembre 1999 - a sei anni dalla morte - per volontà del cardinale di Palermo, Salvatore De Giorgi.
Don Puglisi avvertì la vocazione sedicenne e grazie ai sacrifici economici della sua umile famiglia entrò nel seminario diocesano di Palermo nel 1953. Venne ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960.
Nel 1961 fu nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del SS. mo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Qui avvia le prime attività per i giovani del quartiere e sostiene le lotte di un gruppo di abitanti di alloggi popolari che chiedono al Comune i servizi essenziali. Saranno i due "fili rossi" del suo impegno per tutta la vita.
Nel 1963 venne nominato cappellano presso l'istituto per gli orfani "Roosevelt" e vicario presso la parrocchia Maria SS. ma Assunta a Valdesi, una borgata marinara di Palermo. Collaborando con l’Azione cattolica continuò anche in questa nuova zona a seguire in particolare modo i giovani e si interessò delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città.
Seguì con attenzione i lavori del Concilio Vaticano II e ne diffuse subito i documenti tra i fedeli con speciale riguardo al rinnovamento della liturgia, al ruolo dei laici, ai valori dell'ecumenismo e delle chiese locali. Il suo desiderio fu sempre quello di incarnare l'annunzio di Gesù Cristo nel territorio, assumendone quindi tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana.
Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo - segnato da una sanguinosa faida - dove rimane fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le famiglie con la forza del perdono. In questi anni segue anche le battaglie sociali di un'altra zona della periferia orientale della città, lo "Scaricatore".
Il 9 agosto 1978 è nominato pro-rettore del seminario minore di Palermo e il 24 novembre dell'anno seguente direttore del Centro diocesano vocazioni. Nel 1983 diventa responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale.
Agli studenti e ai giovani del Centro diocesano vocazioni ha dedicato con passione lunghi anni realizzando, attraverso una serie di "campi scuola", un percorso formativo esemplare dal punto di vista pedagogico e cristiano.
Don Giuseppe Puglisi è stato docente di matematica e poi di religione presso varie scuole. Ha insegnato al liceo classico Vittorio Emanuele II a Palermo dal '78 al '93.
A Palermo e in Sicilia è stato tra gli animatori di numerosi movimenti tra cui: Presenza del Vangelo, Azione cattolica, Fuci, Equipes Notre Dame.
Dal marzo del 1990 svolge il suo ministero sacerdotale anche presso la "Casa Madonna dell'Accoglienza" dell'Opera pia Cardinale Ruffini in favore di giovani donne e ragazze-madri in difficoltà
Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, e nel 1992 assume anche l'incarico di direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro "Padre Nostro", che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere.
La sua attenzione si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una cultura della legalità illuminata dalla fede. Questa sua attività pastorale ha costituito il movente dell'omicidio.
Il 15 settembre 1993, il giorno del suo 56º compleanno, venne ucciso dalla mafia, davanti al portone di casa intorno alle 22,45 nella zona est di Palermo, in piazza Anita Garibaldi. Sulla base delle ricostruzioni, don Pino Puglisi era a bordo della sua Fiat Uno di colore bianco e, sceso dall'automobile, si era avvicinato al portone della sua abitazione. Qualcuno lo chiamò, lui si voltò mentre qualcun altro gli scivolò alle spalle e gli esplose uno o più colpi alla nuca. Una vera e propria esecuzione mafiosa. I funerali si svolsero il 17 settembre 1993. Il 2 giugno 2003 qualcuno murò il portone del centro "Padre Nostro" con dei calcinacci, lasciandone gli attrezzi vicino alla porta.
Il 19 giugno 1997 venne arrestato a Palermo il latitante Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi tra cui quello di Don Pino Puglisi. Poco dopo l'arresto Grigoli cominciò a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi tra cui quello di don Puglisi. Grigoli, che era insieme a un altro killer, Gaspare Spatuzza, gli sparò un colpo alla nuca. Dopo l'arresto egli sembrò intraprendere un cammino di pentimento e conversione. Lui stesso raccontò le ultime parole di don Pino prima di essere ucciso: un sorriso e poi un criptico "me lo aspettavo".
Mandanti dell'omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Giuseppe Graviano venne condannato all'ergastolo per l'uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999. Il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, venne condannato in appello all'ergastolo il 19 febbraio 2001. Furono condannati all'ergastolo dalla Corte d'assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete. Sulla sua tomba, nel cimitero di Sant'Orsola a Palermo, sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" .
Nel ricordo del suo impegno, innumerevoli sono le scuole, i centri sociali, le strutture sportive, le strada e le piazze a lui intitolate a Palermo e in tutta la Sicilia.
A partire dal 1994 il 15 settembre, anniversario della sua morte, segna l'apertura dell'anno pastorale della diocesi di Palermo. Il 15 settembre 1999 il Cardinale Salvatore De Giorgi ha insediato il Tribunale ecclesiastico diocesano per il riconoscimento del martirio, che ha iniziato ad ascoltare i testimoni. Un archivio di scritti editi ed inediti, registrazioni, testimonianze e articoli si è costituito presso il "Centro ascolto giovani don Giuseppe Puglisi" in via Matteo Bonello a Palermo.
Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI, durante un'udienza con il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha concesso la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio in odium fidei. Il 15 settembre dello stesso anno, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha reso nota la data della cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi, di fatto avvenuta il 25 maggio 2013.
La notizia è stata data al termine della celebrazione eucaristica in occasione del XIX anniversario del martirio; durante la stessa è stata conferita l’ordinazione sacerdotale a quattro nuovi presbiteri della diocesi, ai quali l'arcivescovo ha rivolto l’invito a guardare a padre Puglisi come modello di vita sacerdotale, sottolineando che ricevevano il sacramento dell’ordine sacro proprio nell'anniversario del suo martirio. Nel successivo mese di ottobre, lo stesso prelato ha firmato il decreto che autorizza la traslazione del corpo di don Pino Puglisi dal cimitero monumentale di Sant'Orsola alla cattedrale di Palermo.
La traslazione è avvenuta il 15 aprile 2013, dopo la ricognizione canonica della salma effettuata alla presenza del vescovo ausiliare di Palermo Mons. Carmelo Cuttitta, durante la quale è stata prelevata parte di una costola, poi usata e venerata come reliquia durante il rito di beatificazione. Le spoglie sono state collocate ai piedi dell'altare nella cappella dell'Immacolata Concezione, in un monumento funebre che ricorda una spiga di grano (questo temporaneamente, perché proprio sui terreni di Brancaccio confiscati alla mafia è in costruzione un santuario dove la salma sarà collocata definitivamente). Il significato di tale monumento è tratto dal Vangelo: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv, 12,24). La Chiesa ne ricorda la memoria il 21 ottobre.
Il 15 settembre 1937 nasce a Palermo Don Giuseppe Puglisi.
Don Giuseppe Puglisi nacque nella borgata palermitana di Brancaccio il 15 settembre 1937, figlio di un calzolaio e di una sarta, e venne ucciso dalla mafia nella stessa borgata il 15 settembre 1993, giorno del suo 56° compleanno. La causa per il riconoscimento del martirio è stata aperta il 15 settembre 1999 - a sei anni dalla morte - per volontà del cardinale di Palermo, Salvatore De Giorgi.
Don Puglisi avvertì la vocazione sedicenne e grazie ai sacrifici economici della sua umile famiglia entrò nel seminario diocesano di Palermo nel 1953. Venne ordinato sacerdote dal cardinale Ernesto Ruffini il 2 luglio 1960.
Nel 1961 fu nominato vicario cooperatore presso la parrocchia del SS. mo Salvatore nella borgata di Settecannoli, limitrofa a Brancaccio, e rettore della chiesa di San Giovanni dei Lebbrosi. Qui avvia le prime attività per i giovani del quartiere e sostiene le lotte di un gruppo di abitanti di alloggi popolari che chiedono al Comune i servizi essenziali. Saranno i due "fili rossi" del suo impegno per tutta la vita.
Nel 1963 venne nominato cappellano presso l'istituto per gli orfani "Roosevelt" e vicario presso la parrocchia Maria SS. ma Assunta a Valdesi, una borgata marinara di Palermo. Collaborando con l’Azione cattolica continuò anche in questa nuova zona a seguire in particolare modo i giovani e si interessò delle problematiche sociali dei quartieri più emarginati della città.
Seguì con attenzione i lavori del Concilio Vaticano II e ne diffuse subito i documenti tra i fedeli con speciale riguardo al rinnovamento della liturgia, al ruolo dei laici, ai valori dell'ecumenismo e delle chiese locali. Il suo desiderio fu sempre quello di incarnare l'annunzio di Gesù Cristo nel territorio, assumendone quindi tutti i problemi per farli propri della comunità cristiana.
Il primo ottobre 1970 viene nominato parroco di Godrano, un piccolo paese in provincia di Palermo - segnato da una sanguinosa faida - dove rimane fino al 31 luglio 1978, riuscendo a riconciliare le famiglie con la forza del perdono. In questi anni segue anche le battaglie sociali di un'altra zona della periferia orientale della città, lo "Scaricatore".
Il 9 agosto 1978 è nominato pro-rettore del seminario minore di Palermo e il 24 novembre dell'anno seguente direttore del Centro diocesano vocazioni. Nel 1983 diventa responsabile del Centro regionale Vocazioni e membro del Consiglio nazionale.
Agli studenti e ai giovani del Centro diocesano vocazioni ha dedicato con passione lunghi anni realizzando, attraverso una serie di "campi scuola", un percorso formativo esemplare dal punto di vista pedagogico e cristiano.
Don Giuseppe Puglisi è stato docente di matematica e poi di religione presso varie scuole. Ha insegnato al liceo classico Vittorio Emanuele II a Palermo dal '78 al '93.
A Palermo e in Sicilia è stato tra gli animatori di numerosi movimenti tra cui: Presenza del Vangelo, Azione cattolica, Fuci, Equipes Notre Dame.
Dal marzo del 1990 svolge il suo ministero sacerdotale anche presso la "Casa Madonna dell'Accoglienza" dell'Opera pia Cardinale Ruffini in favore di giovani donne e ragazze-madri in difficoltà
Il 29 settembre 1990 viene nominato parroco a San Gaetano, a Brancaccio, e nel 1992 assume anche l'incarico di direttore spirituale presso il seminario arcivescovile di Palermo. Il 29 gennaio 1993 inaugura a Brancaccio il centro "Padre Nostro", che diventa il punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere.
La sua attenzione si rivolse al recupero degli adolescenti già reclutati dalla criminalità mafiosa, riaffermando nel quartiere una cultura della legalità illuminata dalla fede. Questa sua attività pastorale ha costituito il movente dell'omicidio.
Il 15 settembre 1993, il giorno del suo 56º compleanno, venne ucciso dalla mafia, davanti al portone di casa intorno alle 22,45 nella zona est di Palermo, in piazza Anita Garibaldi. Sulla base delle ricostruzioni, don Pino Puglisi era a bordo della sua Fiat Uno di colore bianco e, sceso dall'automobile, si era avvicinato al portone della sua abitazione. Qualcuno lo chiamò, lui si voltò mentre qualcun altro gli scivolò alle spalle e gli esplose uno o più colpi alla nuca. Una vera e propria esecuzione mafiosa. I funerali si svolsero il 17 settembre 1993. Il 2 giugno 2003 qualcuno murò il portone del centro "Padre Nostro" con dei calcinacci, lasciandone gli attrezzi vicino alla porta.
Il 19 giugno 1997 venne arrestato a Palermo il latitante Salvatore Grigoli, accusato di diversi omicidi tra cui quello di Don Pino Puglisi. Poco dopo l'arresto Grigoli cominciò a collaborare con la giustizia, confessando 46 omicidi tra cui quello di don Puglisi. Grigoli, che era insieme a un altro killer, Gaspare Spatuzza, gli sparò un colpo alla nuca. Dopo l'arresto egli sembrò intraprendere un cammino di pentimento e conversione. Lui stesso raccontò le ultime parole di don Pino prima di essere ucciso: un sorriso e poi un criptico "me lo aspettavo".
Mandanti dell'omicidio furono i capimafia Filippo e Giuseppe Graviano, arrestati il 26 gennaio 1994. Giuseppe Graviano venne condannato all'ergastolo per l'uccisione di don Puglisi il 5 ottobre 1999. Il fratello Filippo, dopo l'assoluzione in primo grado, venne condannato in appello all'ergastolo il 19 febbraio 2001. Furono condannati all'ergastolo dalla Corte d'assise di Palermo anche Gaspare Spatuzza, Nino Mangano, Cosimo Lo Nigro e Luigi Giacalone, gli altri componenti del commando che aspettò sotto casa il prete. Sulla sua tomba, nel cimitero di Sant'Orsola a Palermo, sono scolpite le parole del Vangelo di Giovanni: "Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici" .
Nel ricordo del suo impegno, innumerevoli sono le scuole, i centri sociali, le strutture sportive, le strada e le piazze a lui intitolate a Palermo e in tutta la Sicilia.
A partire dal 1994 il 15 settembre, anniversario della sua morte, segna l'apertura dell'anno pastorale della diocesi di Palermo. Il 15 settembre 1999 il Cardinale Salvatore De Giorgi ha insediato il Tribunale ecclesiastico diocesano per il riconoscimento del martirio, che ha iniziato ad ascoltare i testimoni. Un archivio di scritti editi ed inediti, registrazioni, testimonianze e articoli si è costituito presso il "Centro ascolto giovani don Giuseppe Puglisi" in via Matteo Bonello a Palermo.
Il 28 giugno 2012 papa Benedetto XVI, durante un'udienza con il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha concesso la promulgazione del decreto di beatificazione per il martirio in odium fidei. Il 15 settembre dello stesso anno, il cardinale Paolo Romeo, arcivescovo di Palermo, ha reso nota la data della cerimonia di beatificazione di don Pino Puglisi, di fatto avvenuta il 25 maggio 2013.
La notizia è stata data al termine della celebrazione eucaristica in occasione del XIX anniversario del martirio; durante la stessa è stata conferita l’ordinazione sacerdotale a quattro nuovi presbiteri della diocesi, ai quali l'arcivescovo ha rivolto l’invito a guardare a padre Puglisi come modello di vita sacerdotale, sottolineando che ricevevano il sacramento dell’ordine sacro proprio nell'anniversario del suo martirio. Nel successivo mese di ottobre, lo stesso prelato ha firmato il decreto che autorizza la traslazione del corpo di don Pino Puglisi dal cimitero monumentale di Sant'Orsola alla cattedrale di Palermo.
La traslazione è avvenuta il 15 aprile 2013, dopo la ricognizione canonica della salma effettuata alla presenza del vescovo ausiliare di Palermo Mons. Carmelo Cuttitta, durante la quale è stata prelevata parte di una costola, poi usata e venerata come reliquia durante il rito di beatificazione. Le spoglie sono state collocate ai piedi dell'altare nella cappella dell'Immacolata Concezione, in un monumento funebre che ricorda una spiga di grano (questo temporaneamente, perché proprio sui terreni di Brancaccio confiscati alla mafia è in costruzione un santuario dove la salma sarà collocata definitivamente). Il significato di tale monumento è tratto dal Vangelo: "Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto" (Gv, 12,24). La Chiesa ne ricorda la memoria il 21 ottobre.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Cerca nel blog
Archivio blog
-
▼
2026
(255)
-
▼
settembre
(11)
- 33 anni di Amico Rom
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
-
▼
settembre
(11)

