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martedì 15 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 marzo.
Il 15 marzo 1545 ha luogo la prima riunione del "Concilio di Trento".
Il Concilio di Trento è stato un evento fondamentale nella storia della Chiesa Cattolica e del Cristianesimo in genere. Affermando i principi della dottrina cattolica in risposta al dilagare della Riforma Protestante e riformando a sua volta la Chiesa di Roma, confermò l'argine formatosi dopo il Rinascimento e con l'inizio della Età Moderna, tra l'Europa cattolica e l'Europa luterna e calvinista, Europa medievale e Umanesimo, Evo medio ed Evo moderno. La sua portata storica è stata immane, se da una parte si confermavano i principi cardine del dogma cattolico, che diventavano più rigidi, dall'altra si prendeva atto della crisi profonda del Cattolicesimo.
Il fallimento nel 1541 degli storici colloqui tra cattolici e protestanti a Ratisbona (nella Baviera tedesca) segnò un ulteriore passo verso l'esigenza di ristabilire i canoni dogmatici della chiesa pontificia e della fede cattolica in generale. Trento fu presto scelta come città ideale per ospitare le riunioni del clero pontificio: l'antica arcidiocesi della città di San Vigilio possedeva una lunga tradizione religiosa e temporale, rappresentata dal governo dei principi-vescovi della libera contea del Sacro Romano Impero. Nel complesso, la particolare posizione geografica della città, tra Italia e Germania, il suo status politico, i favori riscontrati tra i regnanti cattolici di mezza Europa (tra cui lo stesso Carlo V) e la sua anima fortificata, fecero di Trento "sito commodo, libero e a tutte le Nationi opportuno", come si legge nella bolla di convocazione al Concilio da parte del papa Paolo III il 22 maggio 1542.
Le prime riuioni del concilio, le cosiddette "sessioni" si svolsero negli edifici signorili e nelle chiese della città: Palazzo Thun, Cattedrale di San Vigilio e Basilica di Santa Maria Maggiore. Il periodo di attività viene infatti  in genere suddiviso in tre fasi: la prima appartiene al pontificato di Paolo III, va dal 1545 al 1549 e vide la partecipazione di undici nazioni europee. Si racconta che all'apertura dei lavori le strade di Trento furono invase da una lunga processione di cardinali, vescovi, arcivescovi, teologi, giuristi, oratori e nobili. In questa prima fase vennero discussi e approvati vari regolamenti e provvedimenti di natura dogmatica e disciplinare, ispirati ai canoni propri delle Sacre Scritture e alla cosiddetta Bibbia Vulgata, tradotta dalle versioni greca e bizantina, che divenne l'unica versione autorizzata dalla chiesa (in seguito chiamata anche Vulgata Clementina, da papa Clemente VIII, soppiantata solo nel 1979 dalla Bibbia Nova Vulgata. Le sessioni della prima fase furono improvvisamente interrotte nel 1547 per l'avanzare di una epidemia di tifo nel territorio e per questo trasferite a Bologna.
La seconda fase del Concilio di Trento prese corpo tra il 1551 e il 1552, sotto la guida pontificia di Giulio III, che decise di riaprire i lavori dopo i contrasti sorti tra il precedente papa, Paolo III e l'imperatore Carlo V. Nell'anno vennero emanati decreti relativi all'importanza dei Sacramenti dell'Eucarestia, della Penitenza e dell'Estrema Unzione. La seconda fase venne sospesa per via della guerra tra le truppe di Carlo V e i Principi elettori protestanti (elettori in quanto candidati al trono imperiale). Carlo V (1500-1558) è considerato l'ultimo grande imperatore del medioevo, il protettore della cristianità, come egli stesso amava autodefinirsi. I ricordi delle sue precedenti vittorie sui protestanti nel 1547, in Sassonia, erano ormai lontani e le precedenti vittorie si dimostrarono del tutto effimere (il riferimento è al trionfo nei confronti delle truppe luterane, riunite nella Lega di Smalcalda, che vedeva la partecipazione di città come Augusta, Strasburgo, Lubecca e Ulm). Il vero perno nella questione religiosa dell'imperatore fu tuttavia la continua rivalità personale con la Francia, e con Francesco I, così che l'improvviso tradimento dell'elettore Maurizio di Sassonia, alleato con il successore al trono francese, re Enrico II, portò un duro contraccolpo all'onore personale dell'imperatore.
Quando la terza e ultima fase del Concilio di Trento iniziò, nel 1562, sotto il pontificato di Pio IV, ogni speranza di conciliare i protestanti si affievolì sempre più, soprattutto in vista del potere che andava formandosi nelle mani dei gesuiti. Era infatti nota la fama del nuovo ordine nell'individuazione dei sospettati di eresia durante il periodo dell'Inquisizione, contro tutti i sostenitori di teorie contrarie all'ortodossia cattolica. La storia ha conosciuto vari tipi di Inquisizione, oltre alle famose Inquisizione medievale e Inquisizione Spagnola, allo scopo di combattere più efficacemente la Riforma protestante, il 21 luglio 1542 Paolo III emanò la cosiddetta bolla Licet ab initio, con la quale si costituiva l'Inquisizione Romana (di cui furono vittime, come è noto, Giordano Bruno e Galileo Galilei). Nei documenti De riformatione la chiesa cattolica condannava la simonia (compravendita di cariche ecclesiastiche in cambio dell'assoluzione di peccati e indulgenze), ribadiva l'inammissibilità del matrimonio dei sacerdoti e confemava i principi fondamentali del cristianesimo (come la presenza "reale" di Cristo nell'eucarestia, il culto dei santi, la superiorità dell'autorità del pontefice e così via).
In sintesi, al termine dei lavori, nel 1563, il Concilio di Trento poté non solo confermare l'insanabile frattura sul piano dogmatico della religione cattolica con le correnti protestanti, ma anche riorganizzare la vita del clero, per esempio con la formazione culturale dei sacerdoti ai seminari diocesani. D'altronde, la palese corruzione nell'amministrazione della Chiesa fu una delle cause del dilagare della Riforma Protestante. Si noti infine come i decreti istituiti nella sessione finale del Concilio, in risposta anche alla massiccia campagna dell'Iconoclastia Protestante, abbiano di suo voluto reprimere alcune espressioni dell'arte sacra, effettuando una sorta di censura sulle opere considerate contrarie alla dottrina cattolica (le disinvolture del Manierismo per esempio vennero condannate senza appello). Gli stessi dipinti di Michelangelo nella Cappella Sistina di Roma, per esempio, furono affetti dal clima inquisitorio del periodo post-concilio: in un documento conciliare del 21 gennaio 1564 si decreta che "le pitture nella cappella apostolica vengano coperte, nelle altre chiese vengano invece distrutte qualora mostrino qualcosa di osceno". Incidendo pesantemente nello sviluppo delle arti, questa forma di "inquisizione artistica" diede vita nel frattempo alla cosiddetta Arte della Controriforma, i cui maggiori rappresentanti furono artisti come Jacopo Barozzi (è nota la sua Chiesa del Gesù a Roma, chiesa madre dei gesuiti) e Federico Barocci, uno dei precursori dell'arte barocca in Italia.

lunedì 14 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 marzo.
Il 14 marzo 497 nasce Teodora, imperatrice bizantina.
Teodora, imperatrice bizantina moglie di Giustiniano, nasce a Costantinopoli.
Nel 532, davanti ad una folla in tumulto che gridava "Vittoria! Vittoria", Giustiniano I sovrano dell'Impero Romano d'Oriente, fu sul punto di fuggire da palazzo. All'improvviso con un appello appassionato la moglie Teodora si rivolse a lui e ai suoi ufficiali terrorizzati: "Non è terribile che un imperatore diventi un fuggiasco, se vuoi metterti in salvo con la fuga, imperatore, naturalmente puoi farlo, tuttavia, per quanto mi riguarda, io terrò fede al vecchio detto secondo cui la porpora è un lenzuolo funebre" (Procopio, La guerra persiana).
Impressionati da queste parole l'imperatore e il suo seguito, tra cui il generale Bellisario, passarono all'azione. Il valoroso generale raccolse i suoi uomini e mosse contro la folla inferocita che nel frattempo si era radunata all'Ippodromo, un grande anfiteatro nelle vicinanze del palazzo. La repressione fu immediata. Si parla di trentamila uomini che Giustiniano abbia prima ucciso e poi gettato i corpi i mare. La cosiddetta rivolta Nika era finita quasi prima di cominciare.
Giustiniano uscì dalla dura prova più sicuro e potente di prima, proprio grazie alla risolutezza di Teodora. Le rese, inoltre, il giusto merito all'eroico comportamento decretando che partecipasse con lui nel governo dell'impero, cosa che Teodora fece con spietata efficienza. Teodora in realtà non era una signora, anzi proveniva da una famiglia di umili origini e aveva iniziato la sua carriera facendo la prostituta. Il padre ammaestrava gli orsi all'Ippodromo di Costantinopoli, centro di sport popolari come il combattimento tra orsi e cani e la corsa di cocchi. Probabilmente i primi compagni di giochi di Teodora, furono gli stallieri, i venditori ambulanti, i mezzani, le prostitute e i piccoli furfanti di mezza tacca.
Le donne che tenevano alla propria reputazione evitavano i corridoi dell'Ippodromo, tuttavia fu proprio in questo posto che Teodora all'età di dodici anni, si unì alla sorella maggiore, e cominciò a calcare le scene e questo nell'Impero Romano d'Oriente equivaleva a entrare in un bordello.
Procopio, storico contemporaneo, raccontava che Teodora non era un'attrice di talento, però era bella, intelligente, piena di grazia e disposta a esibirsi in situazioni e atteggiamenti lascivi.
Certamente gli aspetti e le circostanze più piccanti del suo passato, sono stati esagerati da Procopio che ha sempre avuto una nota ostilità verso l'imperatrice. Tuttavia sulla dissolutezza della futura imperatrice non vi sono molti dubbi.
Probabilmente a differenza di quello che affermava Procopio, non si esibiva sulla scena compiendo atti osceni con delle oche, e neppure cenava con quaranta uomini ai quali concedeva le sue grazie, come affermava lo storico britannico Edward Gibbon.
Per un certo periodo fu l'amante del governatore della Pirenaica (l'odierna Libia), alla fine trovò la sua strada con l'erede al trono bizantino Giustiniano, prima come amante, poi come moglie.
Nel 527 divenuto imperatore Giustiniano, Teodora, che non aveva ancora trent'anni fu incoronata al suo fianco. Dopo il matrimonio, riuscì a conquistarsi una buona rispettabilità, e in apparenza fu sempre fedele a Giustiniano. Ad ogni modo, ben pochi osavano mettere in dubbio la sua moralità, anche perché era meglio non averla come nemica.
Teodora disponeva di un esercito di spie che le riferivano chi sparlava del suo passato o criticava la sua condotta, chi si macchiava di questa "colpa" veniva gettato in prigione, torturato o anche lasciato morire. Si raccontava che dopo aver dato alla luce un figlio, lo avesse abbandonato subito. Quando il ragazzo, anni dopo le si presentò davanti, rivelandosi come suo figlio illegittimo, l'imperatrice lo fece sparire e nessuno ne seppe più nulla.
Ferma sostenitrice della Chiesa orientale si mostrò intollerante verso i fedeli della Chiesa di Roma. Per suo marito e il suo impero, una donna come Teodora era quanto di meglio potesse loro capitare. Il suo coraggio, il suo intuito politico e la sua forza di volontà furono un'enorme aiuto per Bisanzio. L'imperatrice fece costruire monasteri, orfanotrofi e ospedali per i più poveri.
Mise fine alla tratta delle prostitute, riscattandole dai bordelli per rieducarle e riportarle sulla retta via, dichiarò lo sfruttamento della prostituzione un reato punibile dalla legge. L'imperatrice spinse sempre Giustiniano a prendere decisioni grazie alle quali la maggior parte degli storici lo annovera fra i grandi imperatori d'Oriente.
Non ancora cinquantenne, Teodora morì il 28 giugno dell'anno 548; Giustiniano regnò per altri diciassette anni. Il codice giustiniano, la conquista dei molti territori in Italia e per finire, la costruzione della splendida basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, risalgono tutte al tempo in cui Teodora regnava al suo fianco.

domenica 13 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 marzo.
Il 13 marzo 1814 nasce a Bergamo Clara Maffei.
"La vita che qui conduco è proprio deliziosa. La passo tra il sole e i fiori: m'occupo della casa che mi è tanto simpatica; dei miei lavori, della lettura, de' miei scolari, amici e conoscenti; de' miei poverelli che mi danno gioia immensa e mi fanno assai più bene ch'io non possa farne ad essi. Dichiaro che nessuna visita mi fa tanto bene quanto quella a' miei poverelli. Queste mi riposano, le altre spesso mi stancano..."
Era così che la contessa Clara  Maffei, donna fragile e minuta ma sensibile, intelligente e colta, l'animatrice del  celebre salotto letterario, artistico e politico dell'800, nel quale passarono personaggi illustri, letterati, politici, patrioti, giornalisti, scrittori, come Zanardelli, Visconti Venosta, Nievo, Boito, Praga, Mantegazza, Tenca, Tarchetti, Capuana, De Sanctis, antiaustriaca e liberale, che sposò la causa del liberalismo lombardo e sostenne la  cospirazione antiaustriaca,  scriveva agli amici in una delle lettere dal suo ritiro nella villa di Clusone, nel bergamasco.
Elena Chiara Maria Antonia Carrara-Spinelli nacque a Bergamo il 13 marzo del 1814 e morì a Milano il 13 luglio del 1886; sua madre era Ottavia Gambara, contessa di casato bresciano discendente dalla poetessa Veronica Gambara.
Alla morte della madre Clara seguì il padre a Milano e terminò gli studi nel collegio di Madame Garnier, famoso per aver cresciuto tre generazioni di nobildonne milanesi.
A diciotto anni andò sposa al conte  Andrea Maffei, più anziano di lei, celebre poeta e traduttore, ma uomo immaturo e superficiale; pur essendo un matrimonio combinato a Clara l'uomo piacque molto, ma, per il carattere spensierato e disinvolto del marito, l'unione mostrò ben presto d'avere basi esili.
Fu nel 1835 che la loro casa  cominciò ad accogliere, soprattutto per merito della padrona di casa e delle amiche che, vicendevolmente, si segnalavano ed ospitavano ospiti illustri, personaggi di spicco del mondo artistico e letterario milanese, ma anche d'oltralpe.
Per quasi mezzo secolo nel suo salotto si avvicendarono  gl'ingegni più brillanti dell'Ottocento, come D'Azeglio, Carcano, Grossi,  Verdi  (che le fu amico per tutta la vita),  Giusti, Prati, Cattaneo, Tenca, giornalista, fondatore e direttore della rivista "Il Crepuscolo", con il quale Clara ebbe un'intensa amicizia che non tardò a mutarsi in lunga e salda  relazione amorosa, ed anche Listz e De Balzac, che così la descrisse:
"La contessa era piccola, ma si sarebbe cercata invano una figura più elegante, più snella e più morbida...e non era meno riccamente dotata sotto l'aspetto dell'intelligenza e dello spirito. Aveva la battuta pronta, e sapeva raccontare con una grazia e un fascino infiniti. Fatta per brillare in pubblico, per attirare gli uomini più raffinati, passava volentieri le sue serate in casa, circondata da un ristretto gruppo d'amici che sapevano apprezzarla."
Il fragile legame col marito, al quale poi restò legata da un rapporto di fraterna amicizia,  si sciolse legalmente nel 1846; dopo 14 anni di unione, alla presenza dei testimoni Carcano e Verdi, con atto notarile redatto da un altro amico, Tommaso Grossi, fu posto fine al matrimonio, e si concluse, così, anche l'esperienza del salotto letterario.
Nel 1850, finiti i moti del '48,  Clara, avvicinatisi agli ambienti patriottici , anche in virtù del legame col Tenca, riaprì il suo salotto che, però, da letterario divenne politico, sostenendo per un decennio la cospirazione e continuando ad essere attivo anche dopo la proclamazione del Regno d'Italia.
Donna discreta e riservata, ma intelligente, colta e decisa, Clara Maffei dimostrò pubblicamente il valore politico delle donne del tempo, contribuendo a disegnare una pagina importante della nostra storia nazionale: il Risorgimento.
Morì di meningite nel 1886. È sepolta nel Cimitero Monumentale di Milano.
Così ora recita la lapide posta a Milano in via Bigli per ricordare il salotto della gentile ed instancabile madrina dell'Unità d'Italia:
IN QUESTA CASA
DIMORO' TRENTASEI ANNI E MORI' IL 15 LUGLIO 1886
LA CONTESSA CLARA MAFFEI
IL CUI SALOTTO, ABITUALE RITROVO DI INSIGNI PERSONALITA'
DELL'ARTE, DELLA LETTERATURA E DELLA MUSICA
FU PURE, TRA IL 1850 ED IL 1859
CENACOLO DI ARDENTI PATRIOTI TENACI ASSERTORI
DELLA INDIPENDENZA E DELLA UNITA' D'ITALIA

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