Cerca nel web

Visualizzazione post con etichetta impero bizantino. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta impero bizantino. Mostra tutti i post

venerdì 12 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 dicembre.

Il 12 dicembre 627 L'imperatore Eraclio sconfigge i persiani nella Battaglia di Ninive, portando così ai bizantini la vittoria finale nella guerra tra i due imperi.

Oltre a dover farsi carico di limitare le azioni sempre pressanti delle popolazioni slave nei propri confini settentrionali, l'impero romano d'Oriente, o bizantino, dovette farsi carico anche di una delle sfide mai chiuse dal suo prestigioso predecessore: il conflitto a oriente coi persiani. Le guerre, ormai secolari, contro l'impero, prima partico ed ora sasanide si svilupparono nel corso dei secoli, e si chiusero solo con la guerra romano-persiana del 602-628, combattuta proprio contro i persiani della dinastia Sasanide. La guerra precedente si era conclusa nel 591 in seguito all'intervento militare di Maurizio contro l'usurpatore sasanide Bahram Chobin per restaurare il re legittimo sasanide Cosroe II sul trono. Nel 602, Maurizio fu assassinato da una rivolta dell'esercito che elesse imperatore il trace Foca. L'assassinio del suo benefattore fornì a Cosroe il pretesto di dichiarare guerra a Foca, con la giustificazione di dover vendicare l'assassinio di Maurizio. La guerra durò ben tre decenni, e coinvolse gran parte del Medio Oriente, oltre alla Tracia: le zone coinvolte furono in particolare l'Egitto, il Levante, la Mesopotamia, il Caucaso, l'Anatolia, e persino i dintorni di Costantinopoli stessa.

Se nella prima fase del conflitto (dal 602 al 622) i Persiani conseguirono importanti successi, occupando senza grandi difficoltà Siria, Palestina, Egitto, e alcune regioni dell'Anatolia, l'ascesa al trono bizantino di Eraclio nel 610 portò alla fine alla sconfitta persiana, nonostante i successi iniziali di Cosroe II. Le campagne di Eraclio condotte in territorio persiano dal 622 al 626 alterarono l'equilibrio, costringendo i Persiani sulla difensiva e permettendo ai Bizantini di riguadagnare terreno. Una volta alleatasi con gli Avari, i Persiani fecero un ultimo tentativo di espugnare Costantinopoli nel 626, ma fallirono nell'impresa. Mentre l'assedio di Costantinopoli era ancora in corso, Eraclio strinse un'alleanza con i Kazari, promettendo la mano di sua figlia Eudossia Epifania al loro khan Ziebel, formando così un esercito di settantamila uomini tra Bizantini ed i loro alleati. L'Impero sasanide era ormai in difficoltà; l'ultima carta (l'assedio di Costantinopoli) non aveva funzionato e ora la Persia doveva combattere due nemici a causa dell'entrata in guerra degli stessi Kazari.

Nella primavera del 627 l'Augusto lanciò la sua ultima campagna contro i Persiani. I Kazari nel Caucaso gli avevano inviato 40.000 dei loro soldati come rinforzi, invadendo nel 626 l'Impero persiano e segnando l'inizio della Terza guerra persiano-turca. Le operazioni coordinate tra Bizantini e Göktürk si concentrarono sull'assedio di Tiflis, dove i Bizantini usarono catapulte a trazione per creare brecce tra le mura, uno dei primi usi conosciuti di quest'arma tra i Bizantini. Cosroe inviò 1.000 cavalieri per rinforzare la difesa della città, ma nonostante tutto essa cadde in mani kazare nel tardo 628. Ziebel tuttavia perì alla fine di quello stesso anno, liberando Epifania dalla prospettiva di un matrimonio con un barbaro. Verso la metà di settembre del 627, Eraclio lasciò Ziebel a continuare l'assedio di Tiflis, decidendo di invadere il cuore dell'Impero persiano in una sorprendente campagna invernale. Il suo esercito comprendeva tra i 25.000 e i 50.000 soldati bizantini, ai quali vanno aggiunti 40.000 Göktürk che, tuttavia, intimoriti dall'arrivo dell'inverno e dai costanti attacchi dei Persiani, decisero di disertare, ritornando nella loro patria. Eraclio avanzò comunque rapidamente, ma era tallonato da un esercito persiano condotto dall'armeno Rhahzadh, che incontrava difficoltà a rifornire il suo esercito a causa delle requisizioni bizantine di approvvigionamenti nel corso della loro avanzata a sud verso l'Assiria. Eraclio nel frattempo stava compiendo una serie di saccheggi e di massacri (un modo per vendicarsi dei saccheggi compiuti dai Persiani) e dal 9 al 15 ottobre si fermò nella terra di Chamaetha, dove fece riposare le sue truppe. Il 1 dicembre 627 Eraclio raggiunse il fiume Grande Zab, lo attraversò e raggiunse Ninive.

In realtà Eraclio aveva trovato, nella pianura ad ovest del fiume Grande Zab, ad una certa distanza dalle rovine di Ninive, un perfetto sito in cui dar battaglia. La conformazione della pianura permetteva ai Bizantini di poter approfittare dei loro punti di forza, cioè lance e combattimento corpo a corpo. Inoltre, una provvidenziale nebbia ridusse il potenziale offensivo persiano, i cui arcieri e giavellottieri non potevano impedire ai Bizantini, in quelle condizioni, di caricare a pieno regime, senza subire perdite importanti.

Rhahzadh decise di dividere le sue forze in tre parti e attaccò. Eraclio, imitando quella che sarà la tecnica principe dei futuri nemici di Bisanzio, gli arabi, effettuò una finta ritirata per condurre i Persiani alle pianure prima di invertire il senso di marcia delle sue truppe prendendo completamente di sorpresa i Persiani. Dopo otto ore di combattimento, i Persiani, improvvisamente, visto che ancora non si era verificato un vero tracollo del proprio esercito, decisero di ritirarsi, e fuggire nei dintorni della pianura stessa. In realtà, la fuga persiana era giustificata da un evento decisivo che si era verificato poco prima. Al culmine della battaglia Rhahzadh aveva improvvisamente sfidato Eraclio a singolar tenzone con la speranza di costringere i romani a fuggire. Eraclio accettò la sfida e spronò il cavallo in avanti e con un solo colpo colpì la testa di Rhahzadh, prendendo come trofei dal cadavere del generale persiano lo scudo e la corazza formata da di 120 tavole d'oro. Con la morte di Rhahzadh perirono le speranze di vittoria dei Persiani: vedendo il loro coraggioso comandante e molti altri ufficiali di alto rango venire uccisi da Eraclio e dalle sue truppe, i soldati persiani decisero di darsi alla fuga. Ma questa fuga non si trasformò in una disfatta. I bizantini, considerando anche la forte posizione in cui si trovavano, non si diedero all'inseguimento neanche dopo essersi assicurati il totale dominio del campo di battaglia, con delle perdite sconosciute ma sicuramente minime. I persiani lasciarono nei pressi di Niniva almeno 6000 combattenti, tra cui il loro stesso generale Rhahzadh.

Alla fine della giornata, quasi come una beffa, arrivarono perfino i 3.000 uomini di rinforzo ai persiani, ma ormai era troppo tardi per poter fare la differenza nella battaglia di Ninive.

La vittoria di Ninive non fu totale, visto che i Bizantini non furono né in grado di catturare il campo persiano, né di sterminarne l'esercito. Tuttavia, questa vittoria era significativa perché distruggeva le speranze di resistenza dei Persiani. Con nessun esercito persiano rimasto ad opporsi a lui, Eraclio con il suo esercito vittorioso saccheggiò Dastagird, il palazzo di Cosroe guadagnando enormi ricchezze, oltre al recupero di 300 stendardi romano/bizantini persi durante i secolari scontri con i persiani. Cosroe, nel frattempo era già fuggito sulle montagne di Susiana per cercare di ottenere aiuti per la difesa di Ctesifonte. Ma Eraclio non poteva attaccare la stessa città poiché il Canale di Nahrawan venne bloccato dal crollo di un ponte.

L'esercito persiano si ribellò e rovesciò Cosroe II, portando al potere suo figlio Kavadh II. Cosroe perì in un sotterraneo dopo aver sofferto per quattro giorni, nudo, la fame. Pare che venne ucciso, lentamente, con il lancio di frecce sul finire del quinto giorno. Kavadh si attivò immediatamente per la pace inviando una pronta offerta a Eraclio. Eraclio non impose condizioni difficili per i persiani, sapendo che anche il suo impero era allo stremo. In base al trattato di pace, i Bizantini riconquistarono tutti i loro territori perduti, i loro soldati catturati, una indennità di guerra, e come simbolo, dal grande significato spirituale, la Vera Croce e altre reliquie che erano state perse a Gerusalemme nel 614. La battaglia segnò così la fine delle guerre romano-persiane.

 

lunedì 14 marzo 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 marzo.
Il 14 marzo 497 nasce Teodora, imperatrice bizantina.
Teodora, imperatrice bizantina moglie di Giustiniano, nasce a Costantinopoli.
Nel 532, davanti ad una folla in tumulto che gridava "Vittoria! Vittoria", Giustiniano I sovrano dell'Impero Romano d'Oriente, fu sul punto di fuggire da palazzo. All'improvviso con un appello appassionato la moglie Teodora si rivolse a lui e ai suoi ufficiali terrorizzati: "Non è terribile che un imperatore diventi un fuggiasco, se vuoi metterti in salvo con la fuga, imperatore, naturalmente puoi farlo, tuttavia, per quanto mi riguarda, io terrò fede al vecchio detto secondo cui la porpora è un lenzuolo funebre" (Procopio, La guerra persiana).
Impressionati da queste parole l'imperatore e il suo seguito, tra cui il generale Bellisario, passarono all'azione. Il valoroso generale raccolse i suoi uomini e mosse contro la folla inferocita che nel frattempo si era radunata all'Ippodromo, un grande anfiteatro nelle vicinanze del palazzo. La repressione fu immediata. Si parla di trentamila uomini che Giustiniano abbia prima ucciso e poi gettato i corpi i mare. La cosiddetta rivolta Nika era finita quasi prima di cominciare.
Giustiniano uscì dalla dura prova più sicuro e potente di prima, proprio grazie alla risolutezza di Teodora. Le rese, inoltre, il giusto merito all'eroico comportamento decretando che partecipasse con lui nel governo dell'impero, cosa che Teodora fece con spietata efficienza. Teodora in realtà non era una signora, anzi proveniva da una famiglia di umili origini e aveva iniziato la sua carriera facendo la prostituta. Il padre ammaestrava gli orsi all'Ippodromo di Costantinopoli, centro di sport popolari come il combattimento tra orsi e cani e la corsa di cocchi. Probabilmente i primi compagni di giochi di Teodora, furono gli stallieri, i venditori ambulanti, i mezzani, le prostitute e i piccoli furfanti di mezza tacca.
Le donne che tenevano alla propria reputazione evitavano i corridoi dell'Ippodromo, tuttavia fu proprio in questo posto che Teodora all'età di dodici anni, si unì alla sorella maggiore, e cominciò a calcare le scene e questo nell'Impero Romano d'Oriente equivaleva a entrare in un bordello.
Procopio, storico contemporaneo, raccontava che Teodora non era un'attrice di talento, però era bella, intelligente, piena di grazia e disposta a esibirsi in situazioni e atteggiamenti lascivi.
Certamente gli aspetti e le circostanze più piccanti del suo passato, sono stati esagerati da Procopio che ha sempre avuto una nota ostilità verso l'imperatrice. Tuttavia sulla dissolutezza della futura imperatrice non vi sono molti dubbi.
Probabilmente a differenza di quello che affermava Procopio, non si esibiva sulla scena compiendo atti osceni con delle oche, e neppure cenava con quaranta uomini ai quali concedeva le sue grazie, come affermava lo storico britannico Edward Gibbon.
Per un certo periodo fu l'amante del governatore della Pirenaica (l'odierna Libia), alla fine trovò la sua strada con l'erede al trono bizantino Giustiniano, prima come amante, poi come moglie.
Nel 527 divenuto imperatore Giustiniano, Teodora, che non aveva ancora trent'anni fu incoronata al suo fianco. Dopo il matrimonio, riuscì a conquistarsi una buona rispettabilità, e in apparenza fu sempre fedele a Giustiniano. Ad ogni modo, ben pochi osavano mettere in dubbio la sua moralità, anche perché era meglio non averla come nemica.
Teodora disponeva di un esercito di spie che le riferivano chi sparlava del suo passato o criticava la sua condotta, chi si macchiava di questa "colpa" veniva gettato in prigione, torturato o anche lasciato morire. Si raccontava che dopo aver dato alla luce un figlio, lo avesse abbandonato subito. Quando il ragazzo, anni dopo le si presentò davanti, rivelandosi come suo figlio illegittimo, l'imperatrice lo fece sparire e nessuno ne seppe più nulla.
Ferma sostenitrice della Chiesa orientale si mostrò intollerante verso i fedeli della Chiesa di Roma. Per suo marito e il suo impero, una donna come Teodora era quanto di meglio potesse loro capitare. Il suo coraggio, il suo intuito politico e la sua forza di volontà furono un'enorme aiuto per Bisanzio. L'imperatrice fece costruire monasteri, orfanotrofi e ospedali per i più poveri.
Mise fine alla tratta delle prostitute, riscattandole dai bordelli per rieducarle e riportarle sulla retta via, dichiarò lo sfruttamento della prostituzione un reato punibile dalla legge. L'imperatrice spinse sempre Giustiniano a prendere decisioni grazie alle quali la maggior parte degli storici lo annovera fra i grandi imperatori d'Oriente.
Non ancora cinquantenne, Teodora morì il 28 giugno dell'anno 548; Giustiniano regnò per altri diciassette anni. Il codice giustiniano, la conquista dei molti territori in Italia e per finire, la costruzione della splendida basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, risalgono tutte al tempo in cui Teodora regnava al suo fianco.

Cerca nel blog

Archivio blog