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mercoledì 14 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 14 luglio.
Il 14 luglio 1789 il popolo inferocito assalta a Parigi la Bastiglia.
La Presa della Bastiglia è uno degli eventi cruciali della Rivoluzione Francese, e per gli storici rappresenta l’inizio del movimento popolare francese che scardina il vecchio regime monarchico. L’antico edificio della Bastiglia, la prigione di Stato nella quale in quel momento vi erano solo sette detenuti, considerato un simbolo del potere, viene attaccato ed espugnato dai parigini in rivolta.
La Francia versava ormai da tempo in una situazione critica che investiva sia il settore economico che quello sociale: il popolo era ormai stanco degli sprechi e dei soprusi da parte del regime monarchico. Per cercare una soluzione alla crisi che diventava sempre più grave il 5 maggio 1789 erano stati convocati a Versailles gli Stati Generali, ma senza alcun esito.
Gli animi dei Francesi erano esasperati, mentre la monarchia cominciava a dare segni di cedimento. A Luglio il Ministro delle Finanze Jacques Necker fu destituito perché si era avvicinato in più occasioni alle ideologie popolari, e così avvenne con altri ministri per diversi motivi. L’episodio della Presa della Bastiglia non ebbe grandi ripercussioni, lo stesso re Luigi XVI sottovalutò le conseguenze e la portata dell’evento. Ma era chiaro a tutti che il popolo intendeva proseguire la lotta senza alcuna esitazione.
Nonostante il governatore della prigione, Bernard-Renè Jordan de Launay, avesse tentato di raggiungere un accordo con gli insorti, questi riuscirono ad entrare nella fortezza e ne seguì anche un violento scontro, nel quale persero la vita alcune persone, compreso lo stesso de Launay. I prigionieri (pare che fossero sette), furono rilasciati, mentre le guardie ricevettero atroci torture.
Successivamente all’episodio della Bastiglia i moti si protrassero fino all’agosto del 1789, un periodo molto turbolento, che proprio per questo fu chiamato “Grande Paura”. Gli scontri violenti avvenivano soprattutto nelle campagne.
Dopo il 14 luglio la Bastiglia fu lentamente smantellata e oggi, nel posto in cui sorgeva, vi è una delle piazze più famose di Parigi, “Place de la Bastille”. La prigione della Bastiglia, inaugurata da Carlo V il 22 aprile 1370, inizialmente venne utilizzata come location per feste e sontuosi ricevimenti. Poi, a partire dal XVII secolo diventò una prigione di Stato che vide rinchiusi al suo interno personaggi famosi come il marchese de Sade e Voltaire.
Il 14 luglio di ogni anno il popolo francese ricorda l’episodio della Presa della Bastiglia con una festa nazionale. L’ondata rivoluzionaria partita dalla Francia aveva coinvolto anche altri Paesi europei, tanto che la Rivoluzione francese è ancora oggi considerata l’emblema della libertà e dell’indipendenza popolare.


martedì 13 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 13 luglio.
La mattina del 13 Luglio 1914 Simone Pianetti, proprietario di un mulino elettrico che macinava farina e quindi per questo additato come portatore con la sua farina di malattie e maledizioni (la farina del Diavolo), dopo una lunghissima premeditazione uccise a fucilate 7 abitanti di Camerata Cornello e San Giovanni Bianco, che vedeva come la causa dei propri fallimenti.
Sotto i suoi colpi morirono: il parroco di Camerata Cornello Don Camillo Filippi , il medico condotto Dott. Domenico Morali, il segretario comunale e sua figlia, il messo comunale e una contadina. Il Sindaco si salvò per puro miracolo.  Dopo la strage, il Pianetti si diede alla macchia sulle montagne dell'Alta Val Brembana (Monte Cancervo), trovò la complicità di pastori e carbonai che lo sfamavano con polenta e formaggio, facendolo  dormire nelle loro baite, perchè lo vedevano non come un assassino qualunque ma bensì come un imperterrito "giustiziere" . Le autorità dello Stato per non fare del Pianetti, catturandolo, un eroe dell'anarchia, ne favorirono la fuga, mentre in tutti i  paesi si moltiplicarono le scritte sui muri "W PIANETTI" . Si raccontò che il Pianetti fosse emigrato in Sudamerica e fosse poi tornato in patria per morire di vecchiaia.
Che Simone Pianetti, alto, biondo e impenitente donnaiolo, fosse di temperamento a dir poco sanguigno lo si era notato in gioventù quando, in preda all'ira, pare avesse addirittura sparato un colpo di fucile all'indirizzo del padre, fortunatamente senza colpirlo. E fu probabilmente con sollievo che il padre stesso gli consegnò le ottomilalire della sua parte di eredità allorchè il giovane decise di tentare l'avventura in America, come era consuetudine dei giovani dei nostri paesi ad inizio secolo. Ma per fortuna in America bisognava avere voglia di sgobbare o senso degli affari, e non era precisamente il caso del nostro che anzi, stando alle testimonianze di altri emigrati della Pianca (Frazione di San Giovanni Bianco) perpetrò in quelle regioni molti fatti poco onorifici. Tant'è che il padre dovette ben presto provvedere a spedirgli i soldi necessari per il viaggio di ritorno a Camerata Cornello. Qui sposò una brava donna di nome Carlotta e divenne padre di nove figli. Ad un certo punto però decise di avviare una trattoria con sala da ballo ed ecco che cominciano le traversie che lo porteranno a divenire tristemente famoso. Siamo in un epoca in cui il ballo era ancora considerato divertimento tra i più sconvenienti e ben presto il Pianetti si ritrovò perseguitato dal Parroco e dalle autorità, con l'accusa di favorire fatti contrari al buon costume e di mettere a repentaglio le virtù delle ragazze che frequentavano il suo locale. A complicargli le cose stavano poi anche le sue idee politiche. Si dichiarava seguace del liberale Bortolo Belotti, che conosceva di persona, ma le sue tendenze erano chiaramente di orientamento anarchico.  E sopratutto anticlericale. Finì insomma che un'ordinanza del sindaco gli revocò la licenza dell'esercizio, al che il Pianetti decise di trasfersi a San Giovanni Bianco dove cercò di rifarsi come mugnaio. Ma non cambiò il suo carattere iroso ed arrogante, che lo rese inviso un pò a tutti, e così anche il mulino elettrico si rivelò in breve tempo impresa fallimentare. Le bollette della corrente e le cartelle delle tasse finirono per rovinarlo e il nostro si ritrovò completamente a terra, pieno di debiti e con moglie e sette figli da mantenere. Ed è qui che cominciarono a covare in lui il complesso di persecuzione, il rancore e l'istinto della vendetta, destinati ben presto ad esplodere.
Il Pianetti, che aveva allora l'età di 56 anni, compila una lista di ben quaranta nomi di suoi presunti nemici e la mattina presto di Lunedì 13 Luglio 1914 esce di casa con in spalla un fucile a tre canne. Fu visto alla Roncaglia e poi a San Gallo, ma non trovò evidentemente le vittime designate e, tornato in paese, si avviò lungo il sentiero di Oneta. Aspettò fino alle 10.00 che il Dott. Domenico Morali tornasse dal roccolo dove era solito recarsi ogni mattina per dare il becchime agli uccelli da richiamo ed esplose contro di lui due fucilate da breve distanza. Morte istantanea. Da Oneta al Cornello in cerca del Sindaco Cristoforo Manzoni che, forse avvertito, aveva però pensato bene di nascondersi ben armato nel suo roccolo poco distante. Il Pianetti proseguì allora per Camerata, entrò nel palazzo comunale e a bruciapelo sparò sul segretario Abramo Giudici uccidendolo sul colpo. Ai colpi di fucile, scese precipitosamente dal piano superiore la figlia Valeria di 27 anni. Orribilmente sfigurata al volto. Quarta vittima, a poche decine di metri, il calzolaio Giovanni Ghilardi, ucciso mentre stava per consumare il pranzo di mezzogiorno. La scampò per miracolo la moglie, dopo aver implorato il Pianetti in ginocchio. Ma la strage continua. In balia ormai di un'incontrollabile pulsione omicida, il nostro va alla ricerca di altre vittime e le trova sul sagrato dove stanno tranquillamente chiacchierando il Prevosto Don Camillo Filippi, il cursore e sacrista Giovanni Giupponi e un tal Gusmaroli. "Oh, il signor Pianetti, che miracolo da 'ste parti ?" chiese il prevosto. "Lu la sa el perchè" risponde il Pianetti. E immediatamente un colpo al petto stronca il povero prevosto che stramazza a terra in un lago di sangue. Il Gusmaroli sviene (e fu certamente la sua fortuna) mentre il Giupponi cerca di fuggire ma, fatti pochi passi, viene mortalmente colpito alla schiena... non è ancora finita. Il Pianetti sale alla Pianca, raggiunge Cantalto e va alla ricerca di una certa Caterina Milesi, detta Nella. Entra in casa e dopo averla rimproverata di aver parlato dei fatti suoi al giudice conciliatore spara l'ennesimo colpo mortale. Alla scena assiste terrorizzato il nipotino di 9 anni della donna. Sono le 3 del pomeriggio. Nella è la settima vittima. La tragedia è consumata.   
Nella sua folle logica omicida il Pianetti ha fatto giustizia colpendo obiettivi ben precisi. Il Dott. Morali perchè non gli aveva curato bene un figlio. Il Segretario perchè aveva scritto le ordinanze di chiusura della Trattoria e lo aveva boicottato in occasione delle elezioni comunali in cui si era candidato. La giovane Valeria perchè gli avrebbe spedito cartoline offensive e l'avrebbe dileggiato. E il Ghilardi perchè era anche lui suo nemico politico. Il prevosto poi perchè gli aveva fatto guerra per la balera e il Giupponi perchè tempo addietro si era opposto ad una richiesta di derivazione dell'acqua di una fontana. La Nella infine perchè gli negava un debito di 30 lire ed aveva sparlato di lui. Da Cantalto il Pianetti raggiunse le baite di Cantiglio dove mangiò qualcosa con tre ignari mandriani e poi sparì oltre la montagna. Nel frattempo era naturalmente scattato l'allarme e a San Giovanni, dove le campane suonarono ininterrottamente a morto e tutti si erano rintanati in casa chiudendo i portoni a doppia mandata, arrivarono flotte di giornalisti e di curiosi, sessanta carabinieri e decine di guardie di pubblica sicurezza. Seguiti dopo un paio di giorni perfino da una compagnia del 78° Fanteria. Mercoledì 15 Luglio, di mattina presto, fu celebrato a San Giovanni Bianco il funerale della povera Nella, con il feretro seguito da dieci preti e quindici persone. I preti raddoppiarono e il popolo si moltiplicò poche ore più tardi quando fu la volta del Dott. Morali (evidentemente non lo si ritenne onorevole celebrare lo stesso funerale per una contadina ed un medico). E il giorno seguente fu la volta delle esequie delle cinque vittime di Camerata. Anche qui trattandosi di gente per bene, con ben cento preti grande partecipazione popolare e con l'accompagnamento musicale del coro di San Pellegrino Terme. Raggiunto il cimitero, l'orazione funebre fu tenuta con commosse parole dall'On. Belotti. Nel frattempo si svolgevano perlustrazioni e battute palmo a palmo ma senza esito. Stando alle testimonianze di alcuni mandriani il Pianetti si era rifugiato nel foièr, una zona selvaggia e quasi inaccessibile piena di strapiombi e dirupi che si estende per alcune decine di chilometri quadrati al di là del Monte Venturosa sopra Olmo al Brembo e Cassiglio. Nello stesso posto da un anno si nascondeva un altro ricercato per omocidio e nessuno era stato in grado di scovarlo. Una mattina comunque i carabinieri arrivarono assai vicino al Pianetti ma questi, dopo aver sparato un colpo di fucile riuscì ad allontanarsi. Sul suo capo fu messa anche una taglia di 5.000 lire, ma invano. E' certo che nel corso della sua latitanza il Pianetti fu aiutato a sopravvivere da diversi mandriani, ma nessuno di essi osò denunciarlo sia per paura, sia fors'anche per istintiva avversione verso gli uomini in divisa. In risposta alle accuse circa una presunta protezione del Pianetti da parte della popolazione i sindaci dei comuni dell'Alta Valle firmarono poi un documento in cui, respingendo come offensive le accuse, ribaltarono le responsabilità sulla pubblica sicurezza rilevando come "ruberie e delitti da parte dei numerosi delinquenti che da anni si sono annidiati sulle nostre montagna, per amara ironia, si accentuarono proprio nel periodo in cui vi furono qui in servizio straordinario numerosi agenti di p. s.". Per diverse settimane comunque San Giovanni Bianco visse in un vero e proprio stato d'assedio. Con il Pianetti ancora in circolazione, pochi osarono avventurarsi in giro da soli e si rese anche necessario garantire la custodia a vista di una ventina di persone che facevano parte del suo elenco di nemici. La strage del Pianetti divenne tra l'altro motivo di polemica sulla stampa tra cattolici e anticlericali, con questi ultimi che accusavano preti ed autorità locali di oscurantismo e di oppressione della povera gente, con il risultato di provocare cieche ribellioni come quella dell'autore degli omocidi.  Passarono settimane, mesi e a poco a poco le ricerche si allentarono. Di Simone Pianetti non si ebbe più notizia. Qualcuno parlò di un suo ultimo incontro con il figlio Nino in una baita sul Monte Pegherolo, sopra Piazzatorre. Chi disse che era precipitato in qualche dirupo. Chi disse che era fuggito a Milano o forse in America. Ma nessuno l'ha mai saputo con certezza.

lunedì 12 luglio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 luglio.
Il 12 luglio 1916 morì Cesare Battisti, patriota.
Giuseppe Cesare Battisti nasce il giorno 4 febbraio 1875 a Trento, periodo storico in cui la città fa parte dell'Impero austro-ungarico. I suoi genitori sono Cesare Battisti, commerciante, e Maria Teresa Fogolari, nobildonna. Dopo aver frequentato il ginnasio a Trento, si trasferisce a Graz: qui si lega al gruppo dei marxisti tedeschi, e con loro fonda un giornale che viene subito censurato. Dopo il breve periodo di studi a Graz, si sposta a Firenze dove inizia a frequentare l'università.
Consegue una laurea in Lettere nel 1898; successivamente consegue una seconda laurea in Geografia. Segue le orme dello zio materno, don Luigi Fogolari - il quale fu condannato a morte per cospirazione dall'Austria e solo successivamente graziato - e abbraccia presto gli ideali patriottici dell'irredentismo.
Abbandonati gli ambienti accademici dedica le sue attività agli studi geografici e naturalistici, pubblicando alcune apprezzate "Guide" di Trento e di altri centri della regione, insieme all'importante volume "Il Trentino".
Parallelamente Cesare Battisti si occupa di problemi sociali e politici: alla testa del movimento socialista trentino, si batte per migliorare le condizioni di vita degli operai, per l'Università italiana di Trieste e per l'autonomia del Trentino.
Nel 1900 fonda il giornale socialista "Il Popolo" e quindi il settimanale illustrato "Vita Trentina", che dirige per molti anni. Il desiderio di lottare per la causa trentina lo porta a scendere attivamente in politica, si candida e nel 1911 viene eletto deputato al Parlamento di Vienna (Reichsrat). Tre anni più tardi, nel 1914, entra anche nella Dieta (riunione del popolo) di Innsbruck.
Il 17 agosto 1914, appena due settimane dopo lo scoppio della guerra austro-serba, Cesare Battisti abbandona il territorio austriaco e fugge in Italia, dove diventa da subito un propagandista attivo per l'intervento italiano contro l'Impero austro-ungarico: tiene comizi nelle maggiori città italiane e pubblica articoli interventisti su giornali e riviste. Tra le città in cui soggiorna c'è Treviglio (dove risiede in via Sangalli al numero 15).
Il 24 maggio 1915, l'Italia entra in guerra: Battisti si arruola volontario con il Battaglione Alpini Edolo, 50ª Compagnia. Combatte al Montozzo sotto la guida di ufficiali come Gennaro Sora e Attilio Calvi. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate riceve, nell'agosto del 1915, un encomio solenne. Viene poi trasferito presso un reparto sciatori al Passo del Tonale e successivamente, promosso ufficiale, al Battaglione Vicenza del 6º Reggimento Alpini, operante sul Monte Baldo nel 1915 e sul Pasubio nel 1916.
Nel maggio 1916 si trova a Malga Campobrun per preparare la controffensiva italiana. Il 10 luglio il Battaglione Vicenza (formato dalle Compagnie 59ª, 60ª, 61ª e da una Compagnia di marcia comandata dal tenente Cesare Battisti, di cui è subalterno anche il sottotenente Fabio Filzi) riceve l'ordine di occupare il Monte Corno (1765 m) sulla destra del Leno in Vallarsa, occupato dalle forze austro-ungariche. Durante le operazioni molti Alpini cadono sotto i colpi austriaci, mentre molti altri vengono fatti prigionieri. Tra questi ultimi si trovavano anche il sottotenente Fabio Filzi e il tenente Cesare Battisti stesso che, dopo essere stati riconosciuti, vengono incarcerati a Trento.
La mattina dell'11 luglio Cesare Battisti viene trasportato attraverso la città a bordo di un carretto, in catene e circondato da soldati. Durante il percorso, numerosi gruppi di cittadini e milizie, aizzati anche da poliziotti austriaci, fanno di lui bersaglio di insulti, sputi e frasi infamanti.
La mattina seguente, il 12 luglio 1916, viene condotto al Castello del Buon Consiglio insieme a Fabio Filzi. Durante il processo non rinnega nulla del suo operato, ribadendo altresì la sua piena fede all'Italia. Respinge l'accusa di tradimento a lui rivolta e si considera a tutti gli effetti un soldato catturato in azione di guerra.
Alla pronuncia della sentenza di morte mediante capestro per tradimento, per rispetto alla divisa militare che indossa, Cesare Battisti prende la parola e chiede di essere fucilato anziché impiccato. Il giudice gli nega questa richiesta e procede invece ad acquistare alcuni miseri indumenti da fargli indossare al momento dell'impiccagione.
L'esecuzione avviene nella fossa dei Martiri, nel cortile interno del Castello del Buonconsiglio. Secondo le cronache il cappio legato intorno alla gola di Battisti, si spezza: tuttavia invece di concedergli la grazia come sarebbe stata usanza, il boia Lang (venuto da Vienna, chiamato ancora prima che il processo iniziasse) ripete la sentenza con una nuova corda. Le ultime parole di Battisti sarebbero state: "Viva Trento italiana! Viva l'Italia!"
Alla vedova Ernesta Bittanti (1871 - 1957) viene liquidato l'importo di 10.000 lire dalla RAS, compagnia di assicurazione di Trieste, all'epoca austroungarica. Lascia tre figli Luigi (1901 - 1946), Livia (1907 - 1978) e Camillo (nato nel 1910).
Cesare Battisti è ricordato nella canzone popolare "La canzone del Piave", citato assieme a Nazario Sauro e Guglielmo Oberdan.
All'eroe nazionale italiano sono dedicati monumenti, piazze, parcheggi e vie in tutta Italia. A Trento è stato eretto un grande mausoleo sul Doss Trento, che sovrasta simbolicamente la città. La montagna su cui venne catturato viene adesso chiamata Monte Corno Battisti.

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