Buongiono, oggi è il 15 dicembre.
Il 15 dicembre 1995 fu emessa una sentenza storica per il mondo del calcio, da parte della corte di giustizia europea, la cosiddetta Sentenza Bosman.
Jean-Marc Bosman era un giocatore di calcio belga, che militava nel RFG Liegi. Il suo contratto era scaduto, ed egli aveva ricevuto un'offerta per trasferirsi nella squadra francese del Dunkerque, tuttavia le due società non si erano accordate sulla cifra da versare alle casse del Liegi per il trasferimento, e l'affare sfumò.
Bosman decise di ricorrere alla corte di giustizia europea, la quale dopo una lunga battaglia legale gli diede ragione, stabilendo che i giocatori di calcio sono lavoratori comunitari come gli altri, e dunque non è possibile limitarne la circolazione nell'ambito della comunità a fine contratto. Allo stesso modo la corte sancì che le limitazioni che alcune federazioni nazionali ponevano nel numero di stranieri che potevano essere tesserate dalle squadre erano anch'esse illegittime, contrarie allo stesso spirito di libera circolazione e discriminanti nei confronti dei cittadini europei.
La sentenza portò a una vera e propria rivoluzione nel mondo del calcio europeo, aumentando a dismisura gli introiti dei giocatori. Infatti, avendo ciascun giocatore la facoltà di trasferirsi "a parametro zero" da una squadra all'altra a fine contratto, ciò portò necessariamente le società a siglare contratti molto lunghi, in caso di forte interesse per il giocatore, per poterli vendere ad altre squadre senza che essi se ne potessero semplicemente andare; inoltre costrinse le società ad aumentare fortemente gli ingaggi, per rendersi più appetibili ai giocatori.
Paradossalmente tutti i giocatori di calcio attuali devono i loro forti guadagni proprio a Bosman, il quale al contrario fu l'unico a non beneficiarne. Dopo la sentenza infatti, nessuna squadra volle più ingaggiarlo, a suo dire per ostracismo, se non piccole squadrette belghe di serie minori. Bosman cadde in depressione e si diede all'alcool, dal quale uscì dopo una disintossicazione nel 2007. Nel 2012 fu condannato a un anno di carcere per violenze sulla compagna e la figlia di lei, scontato ai servizi sociali.
Oggi vive a Liegi con un piccolo sussidio di FIFPro, l'associazione internazionale dei calciatori con la quale saltuariamente collabora.
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martedì 15 dicembre 2020
lunedì 14 dicembre 2020
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 14 dicembre.
Il 14 dicembre 1911 l'esploratore Roand Amundsen piantava la bandiera norvegese al polo sud, ultimo baulardo inesplorato del nostro pianeta.
La missione era cominciata quasi un anno prima, il 14 gennaio, quando l'esploratore raggiungeva la baia delle balene e piantava il campo base. Successivamente coi suoi uomini predispose dei depositi di provviste ed equipaggiamento lungo il percorso, in modo da potervi fare tappa durante la missione vera e propria e non doversi portare dietro troppi chili durante il viaggio.
Un primo tentativo viene compiuto l'8 settembre: giunti al primo deposito 7 giorni più tardi, il gruppo è costretto a tornare al campo base a causa delle avverse condizioni metereologiche (-51° C) e del principio di assideramento ai talloni di alcuni componenti del gruppo.
Amundsen riparte il 19 ottobre con 4 compagni, 4 slitte e 52 cani.
Secondo i piani la spedizione si dirige immediatamente in direzione sud attraverso la barriera di Ross. Il 23 ottobre viene raggiunto il deposito a 80° sud ed il 3 novembre quello a 82°. Il 15 novembre, arrivati al rifugio costruito a 85°, il gruppo si concede un giorno di riposo in vista dei monti Transantartici. L'ascesa inizia dunque il giorno 17 lungo il prima sconosciuto ghiacciaio Axel Heiberg ed è vista dagli esploratori come più semplice del previsto, sebbene non si tratti di una semplice scalata e vengano compiuti alcuni errori di tragitto.
Dopo 4 giorni il gruppo raggiunge il plateau antartico, è il 21 novembre. Lì viene eretto un campo chiamato macelleria dove vengono uccisi 24 cani per nutrire gli uomini e gli animali rimanenti. I resti sono conservati per essere utilizzati nel viaggio di ritorno.
Le tempeste di neve rimandano la partenza del viaggio attraverso il plateau antartico sino al 25 novembre, quando l'impazienza del team non consente un ulteriore rinvio. Le difficili condizioni meteo rendono però l'avanzata lenta e faticosa. A questo si unisce una morfologia del luogo con numerosi crepacci che ispira al gruppo il sinistro nome di Djevelens Ballsal (sala da ballo del Diavolo, in norvegese). La spedizione raggiunge 87° sud il 4 dicembre ed il 7 dicembre arriva a 88°23' sud, la stessa latitudine raggiunta da Shackleton nella spedizione del 1909, a soli 180 km dalla meta.
Il 14 dicembre 1911 il gruppo dei cinque norvegesi, con 16 cani, arriva al Polo Sud (90°00' sud). Amundsen chiama il campo che erigono Polheim (casa del Polo, in norvegese) e ribattezza il plateau antartico come plateau re Haakon VII. Al momento di tornare a Framheim viene lasciata una piccola tenda ed una lettera che rivendica l'impresa, per testimoniare l'avvenimento anche in caso di morte nel viaggio di ritorno.
Il successo di Amundsen è reso pubblico soltanto il 7 marzo 1912 quando la Fram raggiunge il porto di Hobart, in Tasmania ed Amundsen ha accesso ad una linea telegrafica.
Amundsen racconterà l'impresa nel libro The South Pole: An Account of the Norwegian Antarctic Expedition in the "Fram", 1910–1912. Nel 1912 il club degli esploratori di New York accoglie Amundsen come membro onorario.
Il 14 dicembre 1911 l'esploratore Roand Amundsen piantava la bandiera norvegese al polo sud, ultimo baulardo inesplorato del nostro pianeta.
La missione era cominciata quasi un anno prima, il 14 gennaio, quando l'esploratore raggiungeva la baia delle balene e piantava il campo base. Successivamente coi suoi uomini predispose dei depositi di provviste ed equipaggiamento lungo il percorso, in modo da potervi fare tappa durante la missione vera e propria e non doversi portare dietro troppi chili durante il viaggio.
Un primo tentativo viene compiuto l'8 settembre: giunti al primo deposito 7 giorni più tardi, il gruppo è costretto a tornare al campo base a causa delle avverse condizioni metereologiche (-51° C) e del principio di assideramento ai talloni di alcuni componenti del gruppo.
Amundsen riparte il 19 ottobre con 4 compagni, 4 slitte e 52 cani.
Secondo i piani la spedizione si dirige immediatamente in direzione sud attraverso la barriera di Ross. Il 23 ottobre viene raggiunto il deposito a 80° sud ed il 3 novembre quello a 82°. Il 15 novembre, arrivati al rifugio costruito a 85°, il gruppo si concede un giorno di riposo in vista dei monti Transantartici. L'ascesa inizia dunque il giorno 17 lungo il prima sconosciuto ghiacciaio Axel Heiberg ed è vista dagli esploratori come più semplice del previsto, sebbene non si tratti di una semplice scalata e vengano compiuti alcuni errori di tragitto.
Dopo 4 giorni il gruppo raggiunge il plateau antartico, è il 21 novembre. Lì viene eretto un campo chiamato macelleria dove vengono uccisi 24 cani per nutrire gli uomini e gli animali rimanenti. I resti sono conservati per essere utilizzati nel viaggio di ritorno.
Le tempeste di neve rimandano la partenza del viaggio attraverso il plateau antartico sino al 25 novembre, quando l'impazienza del team non consente un ulteriore rinvio. Le difficili condizioni meteo rendono però l'avanzata lenta e faticosa. A questo si unisce una morfologia del luogo con numerosi crepacci che ispira al gruppo il sinistro nome di Djevelens Ballsal (sala da ballo del Diavolo, in norvegese). La spedizione raggiunge 87° sud il 4 dicembre ed il 7 dicembre arriva a 88°23' sud, la stessa latitudine raggiunta da Shackleton nella spedizione del 1909, a soli 180 km dalla meta.
Il 14 dicembre 1911 il gruppo dei cinque norvegesi, con 16 cani, arriva al Polo Sud (90°00' sud). Amundsen chiama il campo che erigono Polheim (casa del Polo, in norvegese) e ribattezza il plateau antartico come plateau re Haakon VII. Al momento di tornare a Framheim viene lasciata una piccola tenda ed una lettera che rivendica l'impresa, per testimoniare l'avvenimento anche in caso di morte nel viaggio di ritorno.
Il successo di Amundsen è reso pubblico soltanto il 7 marzo 1912 quando la Fram raggiunge il porto di Hobart, in Tasmania ed Amundsen ha accesso ad una linea telegrafica.
Amundsen racconterà l'impresa nel libro The South Pole: An Account of the Norwegian Antarctic Expedition in the "Fram", 1910–1912. Nel 1912 il club degli esploratori di New York accoglie Amundsen come membro onorario.
domenica 13 dicembre 2020
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 13 dicembre.
Il 13 dicembre 1294 Papa Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, o Pietro da Morrone, oppose "il gran rifiuto", cioè abdicò dal pontificato.
Pietro era un eremita benedettino, che aveva trascorso buona parte della sua esistenza tra le grotte delle montagne abruzzesi, fondando anche una congregazione benedettina che dopo la sua morte fu appunto chiamata "dei celestini".
Quando papa Niccolò IV morì, i cardinali erano soltanto 12, e tra essi vi erano poteri forti avversi, come quelli degli Orsini e dei Colonna. Passò oltre un anno senza che fu possibile eleggere un nuovo papa e nel frattempo gli Angiò e gli Aragona si contendevano la Sicilia, senza che un Papa potesse dirimere le lotte.
Alla fine, dopo 27 mesi di pontificato vacante, i cardinali si decisero ad eleggere papa proprio Pietro, in quanto uomo fuori da qualsiasi gioco di potere; probabilmente ogni cardinale pensò quanto egli fosse facilmente malleabile e controllabile per i propri interessi: era il 5 luglio 1294.
Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella città dell'Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300, ancora oggi tenuta nel capoluogo abruzzese.
Quindi a settembre istituì un nuovo concistoro nel quale nominò 13 nuovi cardinali, nessuno dei quali romano.
In effetti Pietro da Morrone dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina) precipitò l'amministrazione in uno stato di gran confusione, giungendo persino ad assegnare il medesimo beneficio a più di un richiedente.
Dopo quattro mesi di pontificato, Celestino abdicò e il giorno dopo il Conclave elesse Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII.
Celestino fu rinchiuso in una rocca di proprietà dei Caetani dove morì nel 1296.
I suoi resti riposano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, all'Aquila.
Il papa Celestino viene citato da Dante (anche se non direttamente) nel terzo canto dell'Inferno, quando con Virgilio giunge all'Antinferno, dove vi sono le anime degli ignavi (coloro che per aver vissuto senza infamia e senza lode non sono nè all'Inferno nè in Paradiso). Dante era adirato con Celestino perchè la sua abdicazione aprì le porte a Bonifacio VIII, causa del suo esilio, al quale riserverà nell'Inferno destino assai peggiore.
"Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui. "
Il 13 dicembre 1294 Papa Celestino V, al secolo Pietro Angelerio, o Pietro da Morrone, oppose "il gran rifiuto", cioè abdicò dal pontificato.
Pietro era un eremita benedettino, che aveva trascorso buona parte della sua esistenza tra le grotte delle montagne abruzzesi, fondando anche una congregazione benedettina che dopo la sua morte fu appunto chiamata "dei celestini".
Quando papa Niccolò IV morì, i cardinali erano soltanto 12, e tra essi vi erano poteri forti avversi, come quelli degli Orsini e dei Colonna. Passò oltre un anno senza che fu possibile eleggere un nuovo papa e nel frattempo gli Angiò e gli Aragona si contendevano la Sicilia, senza che un Papa potesse dirimere le lotte.
Alla fine, dopo 27 mesi di pontificato vacante, i cardinali si decisero ad eleggere papa proprio Pietro, in quanto uomo fuori da qualsiasi gioco di potere; probabilmente ogni cardinale pensò quanto egli fosse facilmente malleabile e controllabile per i propri interessi: era il 5 luglio 1294.
Uno dei primi atti ufficiali fu l'emissione della cosiddetta Bolla del Perdono, bolla che elargisce l'indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, nella città dell'Aquila, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Fu così istituita la Perdonanza, celebrazione religiosa che anticipò di sei anni il primo Giubileo del 1300, ancora oggi tenuta nel capoluogo abruzzese.
Quindi a settembre istituì un nuovo concistoro nel quale nominò 13 nuovi cardinali, nessuno dei quali romano.
In effetti Pietro da Morrone dimostrò una notevole ingenuità nella gestione amministrativa della Chiesa, ingenuità che, unitamente ad una considerevole ignoranza (nei concistori si parlava in volgare, non conoscendo egli a sufficienza la lingua latina) precipitò l'amministrazione in uno stato di gran confusione, giungendo persino ad assegnare il medesimo beneficio a più di un richiedente.
Dopo quattro mesi di pontificato, Celestino abdicò e il giorno dopo il Conclave elesse Benedetto Caetani, che assunse il nome di Bonifacio VIII.
Celestino fu rinchiuso in una rocca di proprietà dei Caetani dove morì nel 1296.
I suoi resti riposano nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, all'Aquila.
Il papa Celestino viene citato da Dante (anche se non direttamente) nel terzo canto dell'Inferno, quando con Virgilio giunge all'Antinferno, dove vi sono le anime degli ignavi (coloro che per aver vissuto senza infamia e senza lode non sono nè all'Inferno nè in Paradiso). Dante era adirato con Celestino perchè la sua abdicazione aprì le porte a Bonifacio VIII, causa del suo esilio, al quale riserverà nell'Inferno destino assai peggiore.
"Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,
vidi e conobbi l’ombra di colui
che fece per viltade il gran rifiuto.
Incontanente intesi e certo fui
che questa era la setta d’i cattivi,
a Dio spiacenti e a’ nemici sui. "
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