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martedì 28 luglio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 luglio.
Il 28 luglio 1976 la Corte Costituzionale sancisce l'illegalità del Monopolio Rai, dando il via libera alle televisioni private di trasmettere via etere, anconchè su scala locale. Era l'inizio di una rivoluzione che avrebbe cambiato radicalmente la vita, non solo ricreativa, degli italiani.
C'era una volta la Rai. Bella, monolitica, democristiana, mamma Rai. L'istituzione.
L'etere un bene prezioso, rarefatto, e i costi di quella tecnologia novecentesca chiamata tele-visione ingentissimi: naturale pensare ad un monopolio pubblico. E poi c'era stata l'Eiar, e la propaganda, la rai-tv doveva rimanere in mani saldamente pubbliche. E governative.
Certo, i Costituenti presbiti avevano guardato avanti, 21 libertà d'espressione, 41 iniziativa economica; pure troppo avanti, e s'erano curati di ricordare che a fini di utilità generale la legge poteva riservare originariamente o trasferire alla sfera pubblica determinate categorie di imprese, che si riferissero a servizi pubblici essenziali o a situazioni di monopolio ed avessero carattere di preminente interesse generale.
Il codice postale, datato anni '30 ed in qualche modo adattato non senza eccessive semplificazioni ai nuovi mezzi di comunicazione, prevede che siano riservati allo Stato "i servizi di televisione circolare a mezzo di onde radioelettriche", con esclusione di ogni altro soggetto. Lo Stato poi aveva concesso in esclusiva alla Rai-Radiotelevisione italiana, fin dal 1952, l'esercizio dei "servizi di radiodiffusione e di televisione".
Già nel 1956 qualcosa pare muoversi: un gruppo vicino al giornale il Tempo lancia un'iniziativa editoriale per la realizzazione di un servizio di radiodiffusione televisiva, basato economicamente sui proventi della pubblicità, da attuare nel Lazio, in Campania ed in Toscana, con eventuale successiva estensione ad altre regioni. La richiesta di concessione di frequenze al ministero delle poste viene respinta. In Lombardia sono più intraprendenti: Tvl Televisione Libera, finanziata da una cordata imprenditoriale, decide di tentare la forzatura, ma il 24 ottobre del 1958 è la magistratura a sequestrare tutte le apparecchiature prima dell'inizio delle trasmissioni. E' la dimostrazione che l'ordinamento, se lo vuole, ha gli strumenti per bloccare radicalmente tali iniziative.
Intanto il Tempo-T.V. prosegue la sua battaglia, prima al Consiglio di Stato e poi addirittura alla Corte Costituzionale, ed arriviamo al 1960.
Con la sentenza del 13 luglio 1960 la Consulta, per bocca del giudice relatore Sandulli afferma che data la limitatezza di fatto dei canali utilizzabili, la televisione a mezzo di onde radioelettriche (radiotelevisione) si caratterizzava indubbiamente come una attività predestinata, in regime di libera iniziativa, quanto meno all'oligopolio: oligopolio totale od oligopolio locale, a seconda che i servizi venissero realizzati su scala nazionale o su scala locale. E siccome poi i servizi radiotelevisivi, se non fossero stati riservati allo Stato o a un ente statale ad hoc, sarebbero caduti naturalmente nella disponibilità di uno o di pochi soggetti, prevedibilmente mossi da interessi particolari, non poteva considerarsi arbitrario neanche il riconoscimento della esistenza di ragioni "di utilità generale" idonee a giustificare, ai sensi dell'art. 43 Cost., l'avocazione, in esclusiva, dei servizi allo Stato, dato che questo, istituzionalmente, é in grado di esercitarli in più favorevoli condizioni di obiettività, di imparzialità, di completezza e di continuità in tutto il territorio nazionale.
Forse è proprio questa ultima affermazione che pecca un po' d'ingenuità, accompagnata dall'affermazione dell'esigenza di leggi destinate "ad assicurare adeguate garanzie di imparzialità nel vaglio delle istanze di ammissione all'utilizzazione del servizio non contrastanti con l'ordinamento, con le esigenze tecniche e con altri interessi degni di tutela (varietà e dignità dei programmi, ecc.)".
Sostanzialmente nel 1960 la Corte Costituzionale conferma il monopolio Rai, pur esortando lo Stato a garantire un ampio accesso all'utilizzazione del servizio, basandosi sulle caratteristiche tecniche della radiotelevisione, la quale poteva operare solo su ristrette frequenze.
Dopo un decennio che subisce la battuta d'arresto, è con gli anni '70 che esplode il fenomeno delle radio e delle tv libere.
Tra il '71 e il '72 nasce per iniziativa di Peppe Sacchi, ex regista della rai, TeleBiella, inzialmente via cavo, ritenuta la prima tv privata italiana.
E' da questo momento che il tema della tv privata comincia ad assumere i toni di un vero e proprio scontro: nel marzo del 1973 viene emanato il nuovo codice postale, il quale, riconducendo tutti i mezzi di comunicazione a distanza ad una categoria unica, sostanzialmente estendeva il monopolio pubblico a tutte le forme di trasmissione. Anche la tv via cavo privata diviene illegale. Il 1° giugno del '73 il provvedimento di chiusura: l'autorità taglia il cavo di trasmissione di TeleBiella mentre la tv tiene un'apposita diretta.
Nel frattempo si pone anche il problema delle tv estere confinanti: Telemontecarlo, Telecapodistria, la tv svizzera, ed i loro programmi a colori, arrivano in territorio italiano grazie a ripetitori nostrani; nel giugno del 1974 il ministro delle poste decreta lo smantellamento anche di tali ripetitori.
Nel frattempo i procedimenti penali contro i responsabili delle innumerevoli tv locali nate sulla scia di TeleBiella, promossi dai pretori un po' in tutt'Italia approdano nuovamente alla Corte Costituzionale. E' il 10 luglio 1974.
I giudici costituzionali confermano il loro orientamento: la televisione opera in un campo dalle frequenze limitate e dai costi enormi, pertanto a fronte del rischio di monopolio o oligopoli privati meglio conservare la riserva statale, ma ciò non è certo applicabile ai sistemi televisivi via cavo a dimensione locale, che di conseguenza devono ritenersi pienamente leciti.
Similmente si risolve la questione di ripetitori delle tv estere: "la riserva allo Stato, in quanto trova il suo presupposto nel numero limitato delle bande di trasmissione assegnate all'Italia, non può abbracciare anche attività, come quelle inerenti ai c.d. ripetitori di stazioni trasmittenti estere, che non operano sulle bande anzidette. E' evidente che in questo particolare settore, senza apprezzabili ragioni, l'esclusiva statale sbarra la via alla libera circolazione delle idee, compromette un bene essenziale della vita democratica, finisce col realizzare una specie di autarchia nazionale delle fonti di informazione". Il mese successivo TeleMontecarlo trasmette in lingua italiana.
La legge 103/1975, di riforma della Rai, sancì tali acquisizioni, ma il fronte del monopolio si andava incrinando con altri interventi giurisprudenziali via via sempre più derogatori.
Sdoganato il cavo rimaneva ancora il tabù dell'etere.
TeleBiella riprese le trasmissioni via cavo, ma creò anche RadioBiella trasmettendo via etere; similmente presero la via dell'etere altre tv e radio locali a Ragusa, Livorno, Reggio Emilia, Castelfranco Veneto, Lecco, Novara, Castelfranco di Sotto, Ancona. Raffica di denunce.
I pretori che trovarono ad occuparsi di tali casi passarono la questione per l'ennesima volta alla Corte Costituzionale, che il 28 luglio 1976 ribadì con le consuete motivazioni la riserva statale ma ritenne perfettamente legittimi "l'installazione e l'esercizio di impianti di diffusione radiofonica e televisiva via etere di portata non eccedente l'ambito locale".
A questa sentenza non segue alcuna legge che disciplini la comunicazione in etere sino al 1990 (la nota legge Mammì). Si conia l'espressione far west dell'etere.
Nel novembre 1977 inizia a trasmettere anche Antenna3 Lombardia, alla cui attività parteciperà significativamente anche il presentatore Rai Enzo Tortora, sancendo la consacrazione della tv privata e prefigurando la possibilità di una futura concorrenza tra emittenza pubblica e privata.
L'affare si fa interessante, intervengono i gruppi editoriali: Mondadori, Rusconi, nel 1978 il costruttore Silvio Berlusconi vara Tele Milano 58 (ma già a Milano2 trasmetteva via cavo).
Nel 1979 nasce l'idea per superare il limite della trasmissione locale: il network delle reti Elefante trasmette su varie emittenti i programmi inviati da un'emittente centrale; il sistema viene perfezionato l'anno successivo quando Telemilano 58, TeleEmiliaRomagna, TeleTorino, VideoVeneto e A&G Television iniziano a trasmettere in contemporenea (con leggero sfasamento) lo stesso programma recando in sovraimpressione la scritta Canale5.
Sempre nel 1980 Rizzoli prova a lanciare Contatto, che dovrebbe divenire il primo telegiornale "privato", diretto da Maurizio Costanzo, sempre utilizzando la tecnica delle trasmissioni contemporanee su di un circuito di emittenti. La Rai questa volta agisce in prima persona e chiede al Pretore di Roma un provvedimento d'urgenza per impedire l'inizio delle trasmissioni: il Pretore concede l'inibitoria ma successivamente, su istanza della difesa Rizzoli, invia gli atti alla Corte Costituzionale perché si esprima in merito alla vicenda; la Corte il 21 luglio 1981 conferma nuovamente la propria posizione ribadendo il divieto di trasmettere su scala nazionale, ancorché con l'escamotage.
Nonostante ciò Canale5 prosegue sulla sua strada.
Nel gennaio del 1982 altri due network iniziano similmente a trasmettere: si tratta di Italia1 (Rusconi), e di Rete4 (Mondadori), a quest'ultima approda anche Tortora, conducendo la trasmissione Cipria. Nello stesso anno Italia1 passa a Berlusconi, due anni dopo la stessa cosa avviene con Rete4.
Intanto i pretori aprono sistematicamente procedimenti contro Canale5 e Rete4 contestando l'illegittimità delle trasmissioni su scala nazionale, anche se non mancano voci discordanti, come il Pretore di Firenze, che ritiene la trasmissione contemporanea di per sé legittima.
Ma la svolta avviene il 16 ottobre 1984: i pretori di Roma, Torino e Pescara, su denuncia di gestori di emittenti di ambito locale, dispongono l'oscuramento delle reti del gruppo Berlusconi, sequestrando al contempo le cassette dei programmi registrati.
Alla presidenza del consiglio siede da un anno Bettino Craxi, il quale, nell'arco di soli 4 giorni emana un decreto legge ad hoc (d.l. 694/1984) per consentire la "prosecuzione dell'attività delle singole emittenti radiotelevisive private", disponendo espressamente che "è consentita la trasmissione ad opera di più emittenti dello stesso programma pre-registrato, indipendentemente dagli orari prescelti".
L'operazione, spregiudicata, non passa esente da critiche e finisce silurata il 28 novembre 1984, quando, sottoposto a pregiudiziale di costituzionalità (cioè alla valutazione preliminare se vi fossero le condizioni di necessità ed urgenza richieste dalla Costituzione per emanarlo) il decreto viene bocciato dalla Camera dei Deputati con 256 voti contro 236.
Un Craxi furente fa approvare in pochissimi giorni (5 dicembre) un nuovo decreto-legge, che viene pubblicato il giorno successivo (d.l. 807/1984). Il decreto contiene un articolo denominato "norme transitorie" che ripropone esattamente il contenuto del provvedimento decaduto, ma aggiunge anche una disciplina sulla struttura aziendale Rai (nomina e composizione degli organi di vertice).
Questa volta Craxi minaccia la crisi di governo e impone il voto di fiducia: le pregiudiziali di costituzionalità sono respinte alla Camera (12 dicembre 1984) ed al Senato (4 febbraio 1985). La legge di conversione (l. 10/1985) mette in salvo le reti Fininvest (e con l'introduzione del comma 3-bis all'art. 4 consente di chiudere anche le pendenze penali pregresse per la violazione del codice postale).
Sotto l'auspicio del ministro delle poste Gava comincia l'attesa per la definitiva disciplina del sistema radiotelevisivo, che si concluderà nel 1990 con la legge c.d. Mammì: la transizione dal monopolio al duopolio è così compiuta, non senza la mano amica del legislatore. E nonostante le ripetute pronunce di principio della Corte Costituzionale.
Un copione a cui nel quindicennio successivo dovremo assistere più volte.

sabato 28 febbraio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 28 febbraio.
Il 28 febbraio 1986, alle ore 23.30, a Stoccolma, il primo ministro svedese Olof Palme esce insieme alla moglie Lisbet da un cinema quando viene raggiunto da un uomo, giacca a vento, pantaloni scuri e berretto con paraorecchie che gli spara due colpi alla schiena, uccidendolo. Palme aveva da poco compiuto 59 anni. Eletto per la prima volta in Parlamento nel 1957 divenne primo ministro nel 1969, quando si fece notare per le sue pesanti critiche alla politica estera statunitense, Rieletto primo ministro nel 1982 divenne famoso in tutto il mondo per le sue politiche pacifiste e antirazziste.
L'istruttoria processuale per il suo assassinio è stata la più lunga e la più costosa mai portata avanti in Svezia. Inizialmente venne seguita la pista neonazista, poi venne arrestato, processato ed assolto un pregiudicato alcolizzato, Christer Petterson, e tra gli indagati finì anche un ispettore della polizia criminale di Stoccolma. Poi il colpo di scena, ad aprile del 1990 il quotidiano svedese “Dagens Nyheter” scrisse che Il Gran Maestro della loggia P2 Licio Gelli avrebbe spedito, tre giorni prima dell’assassinio, questo telegramma a un agente Cia: “dite al vostro amico che l’albero svedese sarà abbattuto”.
La commissione d’inchiesta svedese affermò che la notizia era di estrema rilevanza, mentre il giornalista del Tg1 Ennio Remondino si gettò sulla notizia compiendo un’inchiesta che mandò a soqquadro la Rai, il mondo politico e la sua carriera giornalistica. Fu la famosa intervista all’ex agente Cia Dick Brenneke. Questi, oltre a confermare il telegramma, dichiarò che la Cia finanziava la P2 per contrabbandare armi e droga e per destabilizzare il paese. Licio Gelli denunciò la Rai, Francesco Cossiga allora presidente della Repubblica scrisse una lettera di fuoco al presidente del Consiglio Giulio Andreotti, il direttore del TG1 Nuccio Fava fu licenziato mentre Ennio Remondino incominciò il suo peregrinare per le varie sedi estere della Rai. L’ennesimo polverone fece sì che molti si dimenticassero dell’omicidio Palme, le cui indagini prima seguirono la pista curda (lanciata dal Kgb) e poi, nel 1996, la più sostanziosa pista sudafricana.
Durante una seduta della “Commissione per la verità e la giustizia” un ex funzionario della polizia sudafricana, Eugene de Kock, sostenne che Craig Williamson, agente dello spionaggio del suo paese avrebbe ucciso Palme all’interno dell’”operation Longreach” per punire il primo ministro per la sua pubblica battaglia antiapartheid. Cinque anni dopo, Petterson sapendo di non poter essere processato due volte per lo stesso reato, confessò di aver ucciso Palme. Ma erano le parole di un alcolizzato, morto poi nel 2004 per problemi di droga. La verità non la si conosce ancora, e forse non si conoscerà mai: il codice penale svedese prevede un limite di 25 anni per lo svolgimento dell'istruttoria processuale per omicidio; il 28 febbraio 2011 il caso Olof Palme è stato definitivamente archiviato.

martedì 3 febbraio 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Il 3 febbraio 1957 va in onda sulla televisione un nuovo programma, molto particolare, si chiama Carosello.
È il primo spazio televisivo dedicato alla pubblicità e deve perciò rispondere a regole molto precise perché è concepito come un teatrino in cui i vari brani sono "solo" presentati da un prodotto commerciale. Regole essenziali sono perciò:
1) Ogni filmato dura (a seconda del periodo) da 1 minuto e 45 secondi a 2 minuti e 15 secondi.
2) Di questo tempo solo 35 secondi possono essere dedicati alla pubblicità vera e propria (codino pubblicitario)
3) Il resto del tempo è dedicato a una scenetta, un filmato, un cartone animato o altro che deve essere assolutamente slegato dal prodotto che viene pubblicizzato. La pubblicità deve essere presente perciò solo nel codino.
4) Assolutamente vietati i riferimenti a: sesso, adulterio, lusso eccessivo, oggetti superflui e odio di classe. Non deve creare troppi desideri e non deve fare uso di parole "indecenti" come sudore, mutande, reggiseno ecc. Bisogna insomma dare una giustificazione artistica a una forma di comunicazione commerciale, e il risultato è piuttosto positivo.
Fra il 1957 e il 1977 (data di chiusura della storica trasmissione) la parola "carosello" è stata sinonimo di "spot pubblicitario". Tutti i più grandi attori, registi e cantanti fanno "caroselli", da Eduardo de Filippo a Mina, da Vittorio Gassman a Dario Fo, da Sergio Leone a Totò, da Luciano Emmer (inventore di Carosello) a Francesco Guccini. E poi ancora attori come Macario, Peppino de Filippo, Nino Manfredi, Nino Taranto, Raimondo Vianello, Carlo Giuffrè, Renato Rascel, Paolo Panelli; e registi e sceneggiatori come Age e Scarpelli, Gillo Pontecorvo, Lina Wertmüller, Dino Risi, Ermanno Olmi, Pupi Avati, i fratelli Taviani, Ugo Gregoretti.
Nello stesso tempo Carosello è stato una importantissima palestra anche per nuovi registi e attori e certamente un'ottima vetrina per esibire le creazioni e sperimentazioni di disegnatori di cartoni animati che, grazie alla popolarità della trasmissione, avevano una immediata enorme diffusione. Nel 1976 si calcola che il pubblico di Carosello era di almeno 19 milioni di persone.
Un'attuale rilettura evidenzierebbe un'allora centralità socio culturale localizzata nelle regioni del Nord Ovest italiano (Milano, Torino) teatro allora della rinascita economica e meta preferenziale dell'emigrazione. Troviamo infatti lo stereotipo della massaia moderna ed avveduta, da uno spiccato accento milanese, con il compito di indicare il prodotto casalingo più aggiornato. In contropartita osserviamo la persona semplice e sprovveduta, sia attore che personaggio d'animazione come il pulcino di Calimero, entrambi con spiccato accento veneto, regione allora depressa e serbatoio di emigrazione. Potrebbe indurre il sospetto di un velato razzismo l'apporre tale dialetto al personaggio di una colf di colore ma tuttavia si tendeva ad evidenziare la differenza tra metropoli e provincia, l'ingresso o meno degli italiani nella cultura consumistica. Un buon esempio sono le avventure di un contadino in un negozio di casalinghi, alla ricerca di "una cosa cittadina". Inorridito davanti a degli elettrodomestici messi in prova da un commesso, l'uomo può rassicurarsi riconoscendo il marchio del prodotto richiesto, una comune lametta da barba.
Rispetto alla pubblicità moderna, la più lampante differenza rimane proprio il tentativo della RAI di integrare le novità di una nascente società dei consumi in un contesto legato alla tradizione nazionale popolare. Il messaggio pretendeva di essere rassicurante e a tratti persino pedagogico (sebbene certamente caratterizzato da elementi che si potrebbero definire kitsch). Attraverso lo slogan si elargiva una promessa delle qualità di un prodotto.
Sicuramente il mondo dei pubblicitari, in prima fila la Sipra - che gestiva la pubblicità RAI - vedevano in Carosello uno strumento sfuggito loro di mano, per passare ai "creativi": il personaggio e la storiella erano più importanti del messaggio pubblicitario: Calimero era più famoso del detersivo reclamizzato.
Definito da una certa cultura "diseducativo", di fatto poco pratico e dispendioso per la committenza, data l'eccessiva durata dello sketch, nel giorno di Capodanno del 1977 andò in onda l'ultima puntata di Carosello.
Molti pubblicitari moderni parlano oggi di una sindrome di carosello: sarebbe una malattia italiana che consiste nel non riuscire a staccarsi definitivamente dal modello pubblicitario di Carosello.
Ma è anche vero che numerosissimi slogan e personaggi inventati in quello spazio televisivo sono diventati dei veri e propri "modi di dire" e restano ancora oggi nella memoria collettiva degli italiani (...con più di trent'anni!); primo tra tutti, naturalmente, la frase "dopo Carosello, tutti a nanna!"
Nel 2013, la Rai decide di riproporre, in via sperimentale, il format di Carosello con una nuova trasmissione denominata Carosello reloaded, andato in onda dal 6 maggio al 28 luglio, quindi dal 29 settembre alle 21.10 su Raiuno. Il programma aveva una durata massima di 210 secondi (più breve rispetto ai 10 minuti del Carosello originale) ed aveva all'interno tre spot. La storica sigla è stata mantenuta e rivisitata in chiave moderna, ed il programma è stato curato dalla concessionaria pubblicitaria Rai, Rai Pubblicità, ex Sipra.

venerdì 15 agosto 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 agosto.

Il 15 agosto 1928 nasce a Ferrara Everardo Dalla Noce.

Non era solo calcio Everardo Dalla Noce: il grande successo a Tutto il Calcio Minuto per Minuto lo ha lanciato nel mondo dello sport e del giornalismo, ma non è ovviamente solo la palla rotonda ad aver inserito negli annali della storia il grande giornalista tifoso della Spal. Era un apprezzatissimo radiocronista e in quanto tale ebbe l’onore e al tempo stesso il dramma di dover raccontare un evento traumatico nella storia dello sport. Era il 1976, nel Gran Premio di Germania per la classe Formula 1: Niki Lauda in quel drammatico circuito del Nürburgring si schianta in una curva e la sua auto prende fuoco. Alla radio a raccontarlo su Radio Rai c’era proprio Everardo Dalla Noce che riuscì nell’impresa di raccontare con signorilità, commento diretto e profonda umanità davanti ad un dramma che si stava consumando con mezza parte del corpo andata a fuoco proprio del grande campione di Formula 1. Si salvò per fortuna, dopo anche il coma, e riuscì a ritornare: per Dalla Noce tornare a raccontarlo poi fu una emozione unica, una delle pagine più drammatiche e belle alla fine di quello sport cui deve tanto in Italia, in quegli anni, alla voce ufficiale della Rai.

Everardo Dalla Noce è morto nel 2017 a 89 anni, dopo una vita tutt’altro che banale. Noto ai più come giornalista del Tg2, inviato a Piazza Affari per spiegare agli italiani la giornata in Borsa (in maniera quasi divulgativa e meno tecnica della prassi), l’attività da cronista è stata una sola delle tante passioni di Dalla Noce. Era nato come giornalista sportivo, ma negli anni Settanta passò alla televisione, dove il ruolo da corrispondente ne fece un volto familiare per milioni di italiani. Uomo poliedrico, esperto e critico d’arte con tanto di rubrica su Il Sole 24 Ore, Dalla Noce è stato anche un paroliere: come riporta Il Fatto Quotidiano, ha scritto un’80ina di canzoni, una di queste anche per Patty Pravo, ma è rimasto sempre nell’anonimato perché il contratto in Rai glielo vietava. La passione più grande? Forse quella per la Spal, di cui era tifosissimo. Non solo calcio però. Basti pensare che una volta, durante una diretta di “Tutto il calcio minuto per minuto” ebbe l’ardire di intervenire per comunicare le notizie del campionato di baseball, “uno sport bellissimo, ma profondamente americano. Peccato stenti così tanto a farsi amare dagli italiani”, si rammaricava. 

Molti ricordano Everardo Dalla Noce anche per la sua partecipazione al primo Quelli che il Calcio di Fabio Fazio. Fu una delle grandi intuizioni del conduttore quella di portare nella propria squadra la simpatia e l’ironia del giornalista. I suoi collegamenti dagli stadi hanno fatto storia: ogni volta che chiedeva la linea usava questa formula, “Attenzione, attenzione…”, a lasciare intendere una svolta nel match poi, dopo qualche istante d’attesa – quasi fosse la pausa scenica dell’attore – ammetteva candidamente: “Non è successo niente”. Era un po’ il suo marchio di fabbrica. Del resto anche nel restituire la linea al telegiornale aveva varato una sua personalissima formula: ”Linea e microfoni a Roma”. La Spal, in ragione del suo tifo per la società estense, lo ha ricordato così sul suo sito ufficiale: ”In queste ore è scomparso Everardo Dalla Noce, noto giornalista radio-televisivo in Rai, da sempre tifoso della Spal. Storica voce di Tutto il calcio minuto per minuto, nonché inviato di TG2 dalla Borsa di Milano per aggiornamento economici, Dalla Noce aveva 89 anni e per 30 ha lavorato nel servizio radio-televisivo nazionale con un occhio di riguardo sempre per la sua passione biancazzurra. La società SPAL 2013 srl si stringe attorno alla famiglia Dalla Noce per la dolorosa scomparsa, consapevole di essere rimasti orfani di un grande tifoso, garbato ed ironico nella sua passione per i colori spallini“. 

 

domenica 27 aprile 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 27 aprile.

Il 27 aprile 1923 nasce Lelio Luttazzi.

Durante la sua lunga e prestigiosa carriera Lelio Luttazzi è stato musicista, cantante, compositore, direttore d'orchestra, attore e presentatore tv.

Nato a Trieste il 27 aprile 1923 è figlio di Sidonia Semani (maestra elementare a Prosecco, paesino nelle vicinanze di Trieste) e di Mario Luttazzi.

E' grazie al parroco di Prosecco che il giovane Lelio si avvicina alla musica e allo studio del pianoforte.

Studia presso il Liceo Petrarca di Trieste, dove instaura una profonda amicizia con il compagno di classe Sergio Fonda Savio, nipote di Italo Svevo.

Prosegue gli studi iscrivendosi alla facoltà di Giurisprudenza presso l'Università di Trieste; durante questi anni - in cui scoppia la Seconda guerra mondiale - Lelio Luttazzi inizia a suonare il pianoforte a Radio Trieste; compone inoltre le sue prime canzoni.

Il 1943 è caratterizzato da un incontro che cambia la sua vita: assieme ad altri compagni di ateneo, Lelio si esibisce al teatro Politeama in uno spettacolo musicale; i ragazzi aprono il concerto di Ernesto Bonino, cantante torinese molto in voga all'epoca. Quest'ultimo rimane tanto colpito da Luttazzi che al termine dell'esibizione gli chiede di comporre una canzone per lui.

Lelio accetta la sfida: dopo poco tempo invia il suo pezzo e Bonino nel 1944 lo incide su vinile. La canzone è la celeberrima "Il giovanotto matto", che diventa un grande successo.

Finita la guerra la SIAE riconosce a Luttazzi un guadagno di 350.000 lire, che allora era davvero da considerarsi una somma notevole. Lelio non ha più dubbi, vuole intraprendere la carriera di musicista, così decide di abbandonare l'università. Nel 1948 si trasferisce a Milano e inizia a lavorare come direttore musicale con il concittadino Teddy Reno, presso la casa discografica CGD. Per Teddy Reno nel 1948 scrive "Muleta mia".

Due anni più tardi (1950) diventa direttore d'orchestra a Torino per la RAI. Lelio Luttazzi dà il via a una strepitosa carriera che lo vedrà imporsi come artista a tutto tondo.

Tra il 1954 e il 1956 lavora nel programma radiofonico a quiz "Il motivo in maschera", presentato da Mike Bongiorno. Intanto scrive canzoni dal carattere apertamente jazz, piene di swing, interpretandole al pianoforte e cantandole in uno stile molto personale: tra le più note ricordiamo "Senza cerini", "Legata ad uno scoglio", "Timido twist", "Chiedimi tutto". Compone brani immortali quali "Una zebra a pois" (cantata da Mina), "Vecchia America" (per il Quartetto Cetra), "Eccezionalmente, sì" (per Jula De Palma), "You'll say to-morrow" (registrato in italiano da Sophia Loren). Di questo periodo è anche "El can de Trieste", da Lelio stesso cantata in dialetto triestino.

Come conduttore televisivo presenta trasmissioni come "Studio 1" (con Mina), "Doppia coppia" (con Sylvie Vartan), "Teatro 10".

Lelio Luttazzi è anche attore: recita in "L'avventura" di Michelangelo Antonioni e ne "L'ombrellone" di Dino Risi.

Compone poi la colonna sonora di diversi film tra cui "Totò, Peppino e la malafemmina", "Totò lascia o raddoppia?" e "Venezia, la luna e tu".

La trasmissione che più di tutte gli procura grande fama è la radiofonica "Hit Parade", una vetrina settimanale dei dischi più venduti, andata in onda ininterrottamente per 10 anni dal 1966 al 1976.

Proprio mentre si trova all'apice del suo successo, nel giugno del 1970 la vita di Lelio Luttazzi viene scossa da un fulmine: con l'accusa di detenzione e spaccio di stupefacenti l'artista viene arrestato, assieme all'attore Walter Chiari. Dopo circa un mese di carcere è libero di uscire, completamente scagionato. Durante gli anni successivi a questo fatto - che profondamente lo segna - rimane amareggiato dalla lapidazione mediatica cui viene sottoposto. Lavora saltuariamente tra radio e tv, preferendo alla fine ritirarsi a vita privata.

Dopo il 2000 torna a essere ospitato da varie trasmissioni sia radiofoniche che televisive. Torna sullo schermo come interprete nel febbraio 2009, quando durante il Festival di Sanremo 2009 (condotto da Paolo Bonolis), Lelio Luttazzi - in qualità di ospite illustre - accompagna Arisa, la quale vincerà il Festival con il brano "Sincerità" nella categoria delle "Nuove proposte".

Nel maggio del 2009 Lelio Luttazzi, dopo oltre 57 anni trascorsi tra Milano, Torino e soprattutto nella capitale, dove ha abitato dal 1953, decide di trasferirsi definitivamente insieme alla moglie nella sua città natale, a Trieste.

Da tempo affetto da una neuropatia, si spegne il giorno 8 luglio 2010 all'età di 87 anni.

Dopo una cerimonia privata, il corpo è stato cremato e le ceneri disperse nel mare del golfo della città giuliana, dalla sua barca chiamata "Oblomov".

venerdì 20 settembre 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 20 settembre.
Il 20 settembre 1902 nasce a Palermo Nunzio Filogamo.
Iscritto alla facoltà di giurisprudenza all'università di Torino dove è cresciuto e ha vissuto per tutta la vita, salvo un breve periodo di studi a Losanna e alla Sorbona di Parigi, fra gli anni 20 e 30 muove i primi passi nell'ambiente artistico, ribadendo la propria vocazione per il teatro dimostrata sin da ragazzo nelle recite scolastiche.
Entrato a far parte della filodrammatica diretta da Elvira Vaccaneo, ricopre piccoli ruoli in commedie come "La nemica" e "Addio giovinezza", messe dignitosamente in scena dalla ex attrice al Carignano e all'Alfieri di Torino, partecipando anche a vari spettacolini di beneficienza organizzati da Virginia Agnelli.
Quindi ricopre ruoli, ancora marginali, nella Compagnia delle Sorelle Grammatica.
Nel 1934, ormai laureato in legge supera un provino all'EIAR, che cercava un attore per "I quattro moschettieri", nuovo programma di Nizza e Morbelli già in fase di allestimento.
Gli viene affidato il ruolo di Aramis che nelle intenzioni degli autori doveva essere un personaggio marginale contrapposto al duro Porthos.
Non rassegnandosi alla particina, caratterizza a tal punto il suo minuscolo eroe da farne il prototipo di un gagà dell'epoca, con tanto di erre moscia, monocolo e presenza costante nei salotti mondani:
un vero esempio insomma di leggerezza e svaporata comicità.
La trasmissione andata in onda per la prima volta alle ore 13,05 di Giovedi 18 Ottobre 1934, riscuote talmente successo che viene spostata alla Domenica alle ore 13,15 e dalle previste sei puntate iniziali va avanti per cinque lunghi anni.
Sull'onda di una popolarità così travolgente, viene richiesto ovunque e si prova anche a cantare intonando, con una vocina aerea e quasi inesistente, ma anche dissacratoria per l'epoca,  ammiccanti canzoncine tipo
Tutto va bene, Madama la Marchesa,
Qualcosa in Perù,
Povero cagnolino Pechinese.
Divenuto il primo vero divo della radio, la sua carriera non avrà praticamente più ostacoli sino all'avvento della televisione.
Scritturato nel 1951 in esclusiva dalla RAI tiene a battesimo il primo Festival della canzone italiana di Sanremo, rinnovando i fasti della sua già enorme popolarità.
L'anno seguente indispettito dal pubblico in sala, intento più alla cena che non alle canzoni, conia il suo famoso saluto …
"...Miei cari amici vicini e lontani buonasera ovunque voi siate…" Salutando con tanta enfasi gli "amici lontani" aveva inteso polemizzare, anche se con grande garbo e ironia, proprio con quelli a lui così vicini, ma immensamente assenti e distratti.
L'espressione, oltre che biglietto da visita del personaggio diviene ben presto un luogo comune tanto che circa 50 anni più tardi verrà utilizzata da Renzo Arbore per un programma televisivo in commemorazione dei 60 anni della radio.
Nunzio Filogamo presenterà ancora le edizioni del Festival di Sanremo del 1953, 1954 e 1957 e il Festival di Napoli del 1952 e 1954.
Tuttavia voci sempre più insistenti sulla sua omosessualità (alle quali faceva esplicito riferimento nelle movenze il grande imitatore Alighiero Noschese) misero ben presto in agitazione i vertici della Rai, tanto pii e cattolici da mal tollerare la presenza di un presunto gay alla guida del Festival. Così con l'arrivo della televisione venne messo definitivamente da parte con la frettolosa scusa di una scarsa telegenia.
Sul finire degli anni 60 rallenta la propria attività, partecipando comunque ancora a molti programmi rievocativi della radio e della TV come nel 1974 ad una mitica puntata di Milleluci accanto a Mina e Raffaella Carrà, proprio dedicata agli anni ruggenti della radio.
Scompare ormai quasi centenario all'inizio del secolo dopo aver passato gli ultimi anni della sua vita in una casa di riposo per anziani proprio vicino alla città che più di tutte lo ha amato: Sanremo.

lunedì 3 gennaio 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 gennaio.
Il 3 gennaio 1954 iniziano le trasmissioni televisive della Rai, su un solo canale.
La Tv italiana (emittente della RAI, società pubblica controllata dallo Stato) nasce il 3 gennaio 1954, con qualche anno di ritardo rispetto agli altri Paesi europei. I primi esperimenti risalgono al 1933, senza diffusione pubblica. Prima della tv le uniche due fonti d’informazione di massa erano radio e cinema. Nel 1954 quasi il 40% dei lavoratori è nel settore agricolo, più del 32% è nell’industria e più del 28% è nel terziario. Il reddito pro-capite nel 1950 era tornato ai livelli del 1938. Parla correntemente l’italiano solo 1/5 della popolazione (quasi il 13% è analfabeta).
Inizialmente la tv viene vista solo in Piemonte, Lombardia, Liguria, Toscana, Umbria e Lazio. Ma già alla fine del 1954 la quota di popolazione servita supera il 48%. Nel 1961 raggiunge il 97% degli italiani. I costi per la gestione di questo servizio sono notevoli, ecco perché nessun privato, in un'Europa che ancora si deve riprendere dalla guerra, è in grado di sostenerli. Si diceva inoltre che le trasmissioni utilizzavano un bene pubblico (l'aria, l'etere), che non poteva essere ceduto ai privati.
Nei primi 10 anni di vita gli abbonamenti crescono costantemente: dai 24.000 del 1954 a oltre 6 milioni nel 1965. Nello stesso periodo il cinema subisce un notevole calo nel numero di biglietti venduti. In ogni casa e ritrovo pubblico si raccoglie tutto il vicinato per vedere la tv.
A differenza degli Usa, dove la tv nasce subito nel circuito commerciale, per cui non si paga canone, in Europa diventa invece strumento culturale delle istituzioni pubbliche. Non essendoci alternativa di scelta, il potere dell’utente era minimo. D'altra parte il fatto di poter scegliere tra tanti canali privati commerciali, come appunto negli Usa, solo apparentemente offre maggiori opportunità.
La tv come "servizio pubblico" viene pensata non solo come occasione di "intrattenimento", ma anche come strumento di "educazione e informazione". Infatti si pensa ch’essa possa aiutare a combattere l’ignoranza derivante dal diffuso analfabetismo. In tal senso essa contribuisce a creare una lingua nazionale molto più di quanto sia in grado di fare la scuola. Negli altri Paesi europei invece la tv può già contare su un livello medio di scolarizzazione.
La serata di punta della neonata tv è costituita dalla prosa del venerdì (il primo divo della tv è Giorgio Albertazzi che legge delle novelle). La tv viene concepita come un "teatro domestico".
Inizialmente i programmi durano quasi 4 ore. La pubblicità non esiste. Nei giorni feriali le trasmissioni iniziano alle 17,30 con la "Tv dei ragazzi" (che dura 1 ora e 30 minuti); poi s’interrompono per riprendere col tg delle 20,45, e durare sino alle 23 (replica del tg). La domenica invece s’inizia alle 11.
Nel 1957 si ha una prima svolta: viene introdotta la pubblicità con "Carosello", con questa caratteristica: lo spettacolo prevale sullo spot. In un anno vengono trasmessi 1312 spot (circa 4 al giorno), per una durata di 49 ore (in media 9 minuti al giorno). Dopo "Carosello" bambini e ragazzi vanno a letto.
Nel 1958 per la prima volta si decide di organizzare un corso di avviamento professionale per studenti residenti in località prive di scuole. Nel 1960 nasce "Non è mai troppo tardi", per combattere l’analfabetismo, presentato dal compianto "maestro" Alberto Manzi. Nello stesso anno negli Stati Uniti per la prima volta si affrontano in un dibattito televisivo i due candidati alla presidenza: Kennedy e Nixon. Il fatto che quest'ultimo, ad un certo punto, cominciasse a sudare, mentre l'altro restava impassibile, fu giudicato dagli analisti come uno degli elementi che causò la sua sconfitta.
Nel 1961 nasce il secondo canale. La giornata tv dura quasi 11 ore. Dal 1954 al 1961 la quota di programmi dedicati allo spettacolo cala dal 51% al 21,8%, mentre quella culturale sale dal 21% al 48,8% (stabile quella informativa: 30%).
Col termine "cultura" s’intende in tv la fiction di tipo teatrale: prosa, lirica, originali tv, racconti e romanzi sceneggiati (assai pochi i film, i telefilm, i cartoni, anche perché i produttori non vogliono concedere alla tv i diritti di trasmissione). Molti i classici letterari trasmessi in tv: Delitto e castigo, Orgoglio e pregiudizio, L’idiota, Umiliati e offesi, Piccolo mondo antico… La lirica va presto in crisi perché la tv non è in grado di riprodurre l’atmosfera del teatro.
I film sono sempre introdotti da una breve presentazione; i titoli non sono mai recenti e non sempre di grande interesse. Nel 1959 si ridurranno a 86 titoli in tutto.
Ciò che rende la tv molto popolare è l’intrattenimento. Il primo programma che scatena entusiastici consensi è "Lascia o raddoppia?" (che imita un programma francese). Tra i programmi di maggior successo, "Un due e tre": i comici Tognazzi e Vianello vengono espulsi dalla Rai per aver preso in giro il Presidente della Repubblica.
Nel 1961 la trasmissione più seguita resta sempre il tg (70% degli utenti): per anni le notizie date dai telegiornali appariranno come più attendibili di quelle fornite dai quotidiani, in quanto il pubblico percepiva le immagini come "verità oggettiva". Sul piano politico la gestione della Rai è democristiana; la cultura di tendenza è quella umanistica; lo slogan principale è: "I partiti hanno i giornali, il governo ha la Rai". Fino al 1960 nessun leader di partito ha mai parlato in tv.
Gli sport più seguiti sono il calcio e il ciclismo.
Nel 1961, a livello nazionale, il settore economico trainante è quello industriale (38%), poi vi è il terziario (32%), infine l’agricoltura (30%). I consumi privati tra il 1951 e il 1960 crescono del 65%. Il tasso di crescita di trasporti e telecomunicazioni cresce del 238%! Questo aumentato benessere fa aumentare gli abbonati alla Rai, la quale inoltre beneficia di maggiori introiti derivanti dalla pubblicità. Il monocolore democristiano, che ha dominato dal 1948, è entrato in crisi e si afferma il centro-sinistra. Di qui la nascita nel 1961 della seconda rete: si diversifica l’offerta televisiva.
Si notano subito tre novità: a differenza degli anni Cinquanta, allorché si faceva coincidere produzione e messa in onda, si sviluppano i sistemi di registrazione, per cui il prodotto può essere riproposto, conservato e venduto; sul primo canale il punto di riferimento culturale privilegiato era stato il teatro; sul secondo invece diventa il cinema (la tv è disposta a pubblicizzare la cinematografia, cerca dei registi per la realizzazione degli spot di Carosello e per sceneggiati televisivi); sul secondo canale le trasmissioni iniziano e finiscano con mezz’ora di ritardo rispetto al primo e vengono offerte delle proposte alternative.
Nel 1962, per la prima volta, la tv italiana si può collegare in diretta, via satellite, con l’America. Nascono anche le coproduzioni con paesi stranieri. Le ore di trasmissione diventano 12 (gli spot 17 minuti al giorno). Fino al 1968 la situazione non cambierà di molto. Gli abbonati sono 8,2 milioni, ma le persone che dichiarano di vedere la tv sono più del doppio. Per la prima volta l’interesse per i film (80%) supera quello dei tg (75%).
Dal 1962 al 1968 lo spettacolo resta fermo al 25%, la cultura scende dal 45% al 36% e l’informazione sale dal 29% al 39%. I programmi più graditi sono gli sceneggiati (I promessi sposi, I Miserabili, La Freccia nera...). Il varietà diventa sempre più sfarzoso (Studio uno, Canzonissima, L’amico del giaguaro, Specchio segreto - la prima Candid Camera). Nel 1968 si cerca di portare il cabaret nel varietà, ma dopo la performance trasgressiva di Dario Fo vi si rinuncia.
Sul piano sportivo fino al 1968 si trasmette solo in differita, ma con le Olimpiadi del Messico inizia la diretta (intercontinentale). Nel giro d’Italia compaiono per la prima volta le telecamere montate sulle motociclette che seguono la corsa.
Nel 1968-69 nasce la contestazione studentesca-operaia. Quotidiani e settimanali si svecchiano culturalmente, ma la Rai migliora solo sul piano tecnico-professionale. Questo limite della Rai dipende dalla sua posizione monopolista garantita dallo Stato. La Rai non è in grado di rappresentare i mutamenti sociali avvenuti nella prima metà degli anni Settanta.
Negli anni 1975-76 avviene la svolta: ha termine il monopolio della Rai, che fino a quel momento era stato visto come garante del pluralismo culturale. La Rai passa dal controllo governativo a quello parlamentare. Nascono le emittenti private, prima radiofoniche, poi televisive. Esse hanno ancora il divieto di andare oltre l’ambito locale (150.000 ab. come massimo bacino d’utenza). Prima del 1975 le uniche emittenti private che si potevano seguire erano Telemontecarlo, Tv Svizzera e Tv Capodistria.
Nel 1979 nasce anche la terza rete Rai, per dar voce alle Regioni, istituite nel 1970 (va in onda dalle 19 alle 23). Dal 1969 al 1975 lo spettacolo nella Rai resta fermo al 23%, la cultura cala dal 39% al 36%, l’informazione sale dal 36% al 40%.
Negli anni Settanta la Rai diventa uno dei maggiori produttori cinematografici del Paese (nel 1975 i film sono 115). I programmi d’intrattenimento vanno in crisi (Canzonissima è spostata alla domenica pomeriggio, del festival di Sanremo si vede solo l’ultima serata...).
A partire dal 1970 nei tg il conduttore sostituisce il lettore e coordina i vari giornalisti presenti in studio. Un anno prima lo sport si era conquistato un proprio spazio dentro il tg. La finale di Coppa Rimet del 1970 (Italia-Brasile) raggiunge per la prima volta oltre 28 milioni di telespettatori.
Negli anni Settanta vi è il boom delle emittenti private: da 68 nel 1976 a 600 nel 1981. Il loro palinsesto arriva alle 24 ore su 24. Per effetto di una legge del 1976 viene concesso ai privati di possedere emittenti televisive, mentre in buona parte d'Italia arrivano anche i segnali di tv straniere (Capodistria, Svizzera italiana, Montecarlo).
Nella prima metà degli anni Ottanta l'imprenditore Silvio Berlusconi, già fondatore di Canale 5, acquista anche le emittenti Italia 1 e Rete 4, con l'avvallo dei socialisti al governo, e crea il forte polo privato della Fininvest (oggi Mediaset).
A causa di questa forte concorrenza la Rai subisce una radicale trasformazione: introduce il colore nel 1977, nel 1981 le ore di trasmissione superano le 19; aumenta notevolmente la pubblicità, il settore culturale scende al 27%, superato da quello dello spettacolo: 37%, mentre l’informazione sale al 35%; acquisisce dagli Usa quasi tutti i film; cerca personaggi di sicuro richiamo per l’intrattenimento. Nel 1984 nasce il televideo.
Nel 1980 un’emittente privata della Rizzoli fa il primo tentativo di attacco al monopolio informativo della Rai a livello nazionale. Il tg è diretto da Costanzo. Tuttavia le emittenti private riescono a diffondersi a livello nazionale grazie allo sport. Nel 1980 Canale 5 può trasmettere il Mundialito in diretta in Lombardia e in differita nelle altre regioni. Alcune stazioni della Fininvest vengono oscurate perché trasmettono il tg al di fuori dei loro confini, ma il governo Craxi glielo permette, seppure tramite cassette pre-registrate.
A Milano nasce l’Auditel (Rai + private) per il rilevamento dell’ascolto e per la definizione dei tariffari pubblicitari. Per avere più spettatori dei concorrenti e quindi più inserzioni pubblicitarie, i due colossi Rai e Fininvest acquistano film e telefilm all'estero, producono costosi spettacoli di varietà, si contendono la trasmissione dei grandi eventi sportivi.
Nel 1987 il 90% della programmazione Fininvest è dedicato allo spettacolo, ma nel 1994 i palinsesti Rai - Finvest diventano sostanzialmente analoghi. Utilizzando le proprie emittenti Berlusconi è in grado di compiere il passaggio dall'economia alla politica, fino al punto da diventare presidente del Consiglio.
Intanto con la diffusione dei satelliti e la nascita delle antenne paraboliche, crescono le tv tematiche (non generaliste) a pagamento. Il resto è storia di oggi, con la TV via Internet e la possibilità di scegliere quando vedere i programmi preferiti "on demand".

martedì 1 gennaio 2013

#Radio: Cari amici vicini e lontani

http://www.marcomanfredini.it
 Molti, se non tutti, di voi lo sanno: tra le attività dell'Accademia c'è quella azzardata di "fare radio". Cerchiamo di farlo con modestia e con rispetto verso chi lo fa di professione e ha più adeguati mezzi e esperienza, ma con la consapevolezza che nasce ed è essenzialmente un mezzo di comunicazione.

 Oggi vorremmo però ricordarci cosa ha significato la radio italiana nella storia e, a oltre ottantotto anni dalla prima radiodiffusione della penisola, rispolveriamo quanto il web testimonia della celebrazione del 60° anniversario.

 Signore e signori, grazie a SAMA45100 vi offriamo la prima puntata di Cari amici vicini e lontani di Renzo Arbore!


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