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sabato 30 agosto 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 30 agosto.

Il 30 agosto 1921 nasce a Rimini Carlo Alberto Rossi.

Ha vissuto 89 anni e li ha vissuti tutti. Girando sul piatto dei giradischi, passando per juke boxe, e ancora prima uscendo da grammofoni e radio di legno. Carlo Alberto Rossi per tutta la sua lunga vita ha scritto canzoni che sono entrate nella memoria e che hanno disegnato un'Italia passata dall'antenna alla rete, dalla lambretta allo scooter. Tanto. Mina, Natalino Otto, Luciano Tajoli, Joe Sentieri, Fausto Cigliano e Milva hanno cantato le sue musiche passando per cantagiri e festival dei fiori. E nel nuovo millennio, Carlo Alberto Rossi ha avuto finalmente il primo riconoscimento alla carriera. Il Festival di Sanremo gliel'ha consegnato nel 2002, celebrando così i suoi 18 festival gareggiati senza mai vincere.

Carlo Alberto Rossi era nato a Rimini il 30 agosto del 1921, la musica tra le dita. Da quando era un bambino di sette anni cominciò a studiarla e giocarci e passò l'infanzia tra il canto e i giochi nei cortili assolati e larghi insieme a Federico Fellini e Sergio Zavoli. Piccoli re in calzoncini corti e sogni in tasca. Rimase amico di entrambi anche dopo il trasferimento a Milano che avvenne nel '36. Anni di liceo e conservatorio, anni in cui mise insieme un quintetto vocale, i Barboni, che cominciarono ad andare in giro per i locali della Lombardia e lo portarono a scrivere la sua prima canzone. La prima di oltre seicento depositate alla Siae. In tempi di guerra, nel 1939, scrisse Il tango di Manuelita, edita dalle edizioni Curci, seguita da Quando piange il ciel e, nel 1941, da Luna indiscreta e Perdonami. Anche durante l'inevitabile servizio militare, quando Carlo Alberto Rossi divenne ufficiale, continuò a scrivere. Note e fiori da disperdere in trincea. Indomabile scrisse anche una commedia musicale, recitata e cantata dai commilitoni della divisione Acqui, e l'inno del 17° e 18° Reggimento Fanteria della Divisione Acqui che poi fu massacrata a Cefalonia dai tedeschi.

Signore della musica, delle canzoni e delle melodie, Carlo Alberto Rossi iniziò a diventare grande come compositore in poco tempo. Conosci mia cugina? cantata da Natalino Otto e Non ho più pace per Alberto Rabagliati, lo portarono veloce verso il suo primo successo 'pagato'. Nel 1947 arrivò infatti Amore baciami. Lidia Martorana la cantò sul testo di Gian Carlo Testoni, e nei primi sei mesi dell'anno Rossi guadagnò un milione 400 mila lire in diritti d'autore. Amore baciami negli anni dopo fu incisa anche da Mina, Jula De Palma, Ornella Vanoni e in inglese da Pat Boone per la colonna sonora del film The main attraction.

Il dopo guerra fu gentile. Rossi divenne richiestissimo. Nino Taranto e Ernesto Bonino, i grandi dell'epoca, lo volevano come autore, come compositore, come produttore, tanto che nel '49, Rossi fondò l'Ariston insieme al fratello Alfredo e a Ladislao Sugar. Carlo Alberto Rossi divenne un marchio d'elite e nella sua scuderia entrarono i più prestigiosi musicisti italiani, compresi Trovajoli e Lelio Luttazzi.

Il resto furono canzoni, musica negli angoli. Nel 1953 la sua Acque amare, interpretata da Carla Boni e arrangiata da Trovajoli e Angelini, viene applaudita al Festival di Sanremo per tre minuti e cinque secondi. Un record che nessuno ha ancora eguagliato. La Ariston nel '56 lascia il posto alla C.A.Rossi Editore. Jazz e swing, ritmi moderni, sono i giorni con Gorni Kramer, Natalino Otto, Rabagliati, Milva, Joe Sentieri, Bing Crosby, Tom Jones, Ray Charles, Nat King Cole e Sarah Vaughan. Poco importa se il festival della canzone non lo fa mai vincere. Solo Quando vien la sera arriva in una finale di Sanremo. Ma brani che il festival non promuove come Le mille bolle blu e E se domani, che aveva scritto per Fausto Cigliano, hanno vissuto benissimo anche senza.

Vide e visse in un Paese che, mentre rinasceva dalle bombe dava la possibilità a chi aveva idee di realizzarle. Carlo Alberto Rossi sapeva usare la musica. Dal 1958 al 1968 gestì il dancing "Whisky Juke Box" di Rimini e divenne discografico fondando la CAR Juke Box s.r.l., visionario, collegò la sua casa discografica a un gruppo industriale torinese che importava juke box e diffondeva il futuro. Così i suoi dischi si trovavano in tutte le macchine a gettoni. La CAR Juke Box restò in vita fino al 1975, poi Carlo Alberto Rossi si ritirò dal mondo musicale trasferendosi a Crotone. In pace, dopo aver dato luce e vinili a Jenny Luna, Fausto Cigliano, Joe Sentieri, Miriam Del Mare, Luciano Tajoli, Le Orme  quando erano ancora un quintetto, a Mia Martini ancora Mimì Berté, Pier Giorgio Farina, il quartetto vocale I Caravels, Enzo Jannacci.

Carlo Alberto Rossi si è spento a Milano il 12 aprile 2010, ed è sepolto nel cimitero Maggiore della città.

Nel 2007, il figlio Giorgio ha curato il cofanetto con il triplo Cd dal titolo E se domani collection che contiene 58 suoi grandi classici e molte canzoni mai pubblicate in Italia. Le mille bolle blu cantata da Dalida, Notorius nella versione di Nat King Cole e anche un Cd solo di rarità, dal provino originale di Mina del 1960 che canta Le mille bolle blu accompagnata al piano da Rossi, alle prime versioni di Amore baciami e di Luna indiscreta cantata da Natalino Otto nel '50. Immortale, il vinile gira ancora.  

domenica 12 maggio 2024

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 12 maggio.
Il 12 maggio 1995 Mia Martini muore per un arresto cardiocircolatorio.
Voce italiana tra le più belle, scomparsa in circostanze mai del tutto chiarite, Domenica Berté, in arte Mia Martini, nasce a Bagnara Calabra, in provincia di Reggio Calabria, il 20 settembre 1947, secondogenita di quattro figlie. Tra queste, c'è anche Loredana Berté, anche lei cantante italiana molto apprezzata.
L'infanzia e la prima gioventù sono già all'insegna della musica. La piccola Domenica trascorre i suoi primi anni a Porto Recanati ma ci mette poco a convincere la mamma, Maria Salvina Dato, a portarla a Milano, in cerca di fortuna nel mondo della musica. Qui, nel 1962, incontra il discografico Carlo Alberto Rossi e diventa una "ragazza ye-ye", ossia una corista per brani twist e rock del periodo. Ma la cantante calabrese già a quell'età si ispira ad Aretha Franklin e il noto produttore la lancia con il suo primo 45 giri, nel 1963, con il nome d'arte di Mimì Berté. L'anno dopo, vince il Festival di Bellaria e si impone anche alla stampa come promettente interprete, grazie al brano "Il magone". Questa piccola ribalta però, dura poco. Nel 1969 la futura Mia Martini si trasferisce a Roma, insieme con la madre e le sorelle. Conosce Renato Fiacchini, anche lui aspirante cantante non ancora "diventato" Renato Zero, e con la sorella Loredana si guadagna da vivere in diversi modi, non rinunciando al sogno della musica. È un momento delicato della sua vita, uno dei tanti. A confermarlo, sempre nel 1969, l'arresto per possesso di droghe leggere e i conseguenti quattro mesi di carcere a Tempio Pausania.
L'incontro decisivo però, arriva nel 1970. Il fondatore dello storico locale Piper, Alberigo Crocetta, la proietta in un orizzonte internazionale, lanciandola al grande pubblico. Mimì Berté diventa Mia Martini e la giovane e ribelle cantante calabrese trova la sua dimensione, in un look e un bagaglio artistico più vicino alla sua identità. "Padre davvero" è il primo brano a nome Mia Martini ed esce già nel 1971, per la Rca Italiana. La Rai ci mette poco a censurarlo: l'argomento è quello di una figlia che si ribella al padre violento. Ciononostante, la canzone vince il Festival di Musica d'Avanguardia e Nuove Tendenze di Viareggio. Sul retro di questo primo 45 giri c'è anche "Amore... amore... un corno", altro brano di rottura scritto da un giovane Claudio Baglioni.
Nel novembre sempre del 1971 esce l'album "Oltre la collina", uno dei migliori della cantante, il quale affronta temi come la disperazione e il suicidio. Anche in questo lavoro trova spazio il giovanissimo Baglioni, in un paio di brani, mentre Lucio Battisti, attratto dalla sorprendente vocalità della "zingaresca" cantante, la vuole in Tv nello speciale "Tutti insieme". Qui, Mia Martini canta "Padre davvero", senza alcuna censura. La consacrazione è dietro l'angolo.
Nel 1972 la secondogenita dei Berté segue Alberigo Crocetta alla Ricordi di Milano, dove incide "Piccolo uomo", che si rivela un grande successo. Il testo è di Bruno Lauzi e l'interpretazione è magistrale, tanto che vince il Festivalbar di quell'anno. Esce l'album "Nel Mondo", in cui figura anche il grande Vinicius De Moraes, e riceve il Premio dalla Critica come miglior LP del 1972.
Proprio la critica fino agli anni '80 è sempre dalla sua parte, riconoscendole un valore e una forza innovativa che non ha eguali in Italia. Lo conferma il Premio della Critica che vince proprio nel 1982 al Festival di Sanremo, il quale viene creato appositamente per quell'edizione con il fine di assegnarle un riconoscimento e che, dal 1996, si chiama "Premio Mia Martini".
Ma è il 1973 l'anno del capolavoro. "Minuetto", firmato Franco Califano e Dario Baldan Bembo, è in assoluto il suo 45 giri più venduto. Con il brano vince di nuovo il Festivalbar, a pari merito con Marcella Bella. Da questo momento, i suoi dischi e brani vengono tradotti anche all'estero, Germania, Spagna e Francia, soprattutto. Oltralpe, la paragonano alla leggendaria Edith Piaf. La critica europea nel 1974 la considera la cantante dell'anno e con "È proprio come vivere", Mia Martini vince il Disco d'oro: un milione di dischi venduti negli ultimi tre anni. L'anno dopo, nel 1975, la Rai le tributa il dovuto, con lo special "Mia", in cui figurano anche Lino Capolicchio e Gabriella Ferri.
Registra la cover "Donna con te", che spopola in classifica e il referendum "Vota la voce", indetto dal settimanale Tv Sorrisi e Canzoni, la proclama cantante donna dell'anno. Sono anni di grande successo commerciale, accompagnati però da interpretazioni che la cantante esegue soprattutto per oneri contrattuali. Il matrimonio con la Ricordi si rompe ma la casa milanese cita in tribunale Mia Martini, che avrebbe sciolto in anticipo il contratto, e ottiene il sequestro di beni e guadagni, oltre al pagamento di un'altissima penale.
Passa alla Rca, e incide "Che vuoi che sia… se t'ho aspettato tanto". L'album accoglie altri autori non ancora celebri, come Amedeo Minghi e Pino Mango, mentre gli arrangiamenti sono di Luis Enriquez Bacalov. In Francia, il famoso cantautore e attore francese Charles Aznavour la nota e la vuole con sé in un grande recital all'Olympia di Parigi, tempio sacro della musica in Francia. Lo spettacolo viene bissato al Sistina di Roma e nel 1977 Mia Martini viene scelta per rappresentare l'Italia all'Eurofestival con la canzone "Libera". Si piazza tredicesima in classifica, ma il singolo viene tradotto quasi in tutto il mondo.
Sono gli anni della relazione con il cantante Ivano Fossati, di cui si innamora durante la registrazione del disco "Per amarti", in cui è presente il brano "Ritratto di donna", che vince il premio della critica al World Popular Song Festival Yamaha di Tokyo. Con Fossati, Mia Martini passa all'etichetta Warner e pubblica i dischi "Vola" e l'ottimo "Danza", del 1979, che contiene i successi firmati dal cantautore "Canto alla luna" e "La costruzione di un amore".
Nel 1981 si opera alla corde vocali, vedendo modificato il suo timbro verso un tono più roco. È una cantautrice adesso e l'album "Mimì", arrangiato dall'ex Blood Sweet and Tears, Dick Halligan, propone dieci brani quasi interamente autografi. Nel 1982 partecipa per la prima volta a Sanremo con il brano scritto da Ivano Fossati "E non finisce mica il cielo", che inaugura il Premio della Critica. Sempre nello stesso anno, realizza "Quante volte", arrangiato da Shel Shapiro, che ottiene un grande successo anche all'estero.
Il 1983 è l'anno del suo ritiro dalla scene, causato da una diceria che legherebbe alla sua presenza eventi negativi e che da alcuni anni si porta dietro. Il silenzio dura fino al 1989, quando l'amico Renato Zero convince il direttore artistico del Festival di Sanremo, Adriano Aragozzini, a farla partecipare al famoso concorso canoro. Il brano "Almeno tu, nell'universo" è un successo e vince nuovamente il Premio della Critica. Sull'onda dell'entusiasmo, Mia Martini incide l'album "Martini Mia", per la casa Fonit Cetra. Il brano "Donna", firmato dal musicista Enzo Gragnaniello, va al Festivalbar e il disco si aggiudica il Disco d'oro, per le oltre 100.000 copie vendute. L'anno dopo, a Sanremo, il brano scritto da Franco Califano, "La nevicata del '56", vince il terzo Premio della critica.
Nel 1992 torna sul palco dell'Ariston con un altro successo, "Gli uomini non cambiano". Arriva seconda, dopo Luca Barbarossa. Nello stesso anno incide "Lacrime", che le dà l'ultimo Disco d'oro e viene scelta per rappresentare l'Italia all'Eurofestival, in Svezia, dove viene molto applaudita.
Sono gli anni in cui si riavvicina alla sorella Loredana Berté, dopo molti anni in cui i rapporti erano rimasti freddi e con lei, nel 1993, accetta di duettare a Sanremo. Il brano "Stiamo come stiamo" però, non sfonda. L'anno dopo, nel 1994, Mia Martini incide per la casa RTI Music "La musica che mi gira intorno", in cui canta cover scelte tra i repertori di cantanti come De André, De Gregori e Lucio Dalla. È, questo, solo uno dei suoi progetti dichiarati di reinterpretare canzoni di altri artisti, come Mina e Tom Waits. Il proposito però, non riesce ad avere un seguito.
Il 14 maggio 1995, a seguito di alcuni giorni di irreperibilità, il suo manager richiese l'intervento delle forze dell'ordine: i vigili del fuoco irruppero quindi nell'appartamento al civico 2 di via Liguria a Cardano al Campo, in provincia di Varese (dove Mia Martini risiedeva da un mese per essere più vicina al padre, con il quale si era riconciliata da diversi anni): il corpo senza vita della cantante venne ritrovato riverso sul letto, in pigiama, con le cuffie del mangianastri nelle orecchie e con il braccio proteso verso un vicino apparecchio telefonico.
La Procura di Busto Arsizio aprì un'inchiesta e dispose l'autopsia, il cui referto indicò come causa della morte dell'artista un arresto cardiaco da overdose di stupefacenti, segnatamente cocaina.
Le ipotesi di suicidio succedutesi nei giorni seguenti il ritrovamento del cadavere sono state più volte smentite dalle sorelle. Alcuni anni dopo Olivia (la minore delle Berté) definì addirittura "stupendo" l'ultimo periodo di vita della cantante, sia dal punto di vista degli impegni professionali che per quanto riguarda l'ambito familiare.
Ai suoi funerali, svoltisi alle 16.30 del 15 maggio nella chiesa di San Giuseppe presso viale Stelvio a Busto Arsizio, presero parte una grande folla (quantificata in quattromila persone dalla Questura di Varese) e un buon numero di persone dello spettacolo e colleghi. La sua bara era coperta da una bandiera del Napoli, la squadra di calcio per cui faceva il tifo. Dopo le esequie il corpo fu cremato; ottemperando alla volontà del padre, le sue ceneri vennero deposte nel cimitero di Cavaria con Premezzo, accanto alla sepoltura dei nonni. L'inchiesta sul decesso venne archiviata in tempi brevi.

sabato 4 marzo 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 4 marzo.
Il 4 marzo 1943 nasce a Bologna Lucio Dalla.
Lucio comincia a suonare sin da giovane. A quattordici anni passa dalla fisarmonica al clarino. Trasferitosi a Roma, entra a far parte d'un complesso, la Second Roman New Orleans Jazz Band. Nel 1960 si esibisce con il gruppo musicale i "Flipper". La svolta avviene nel 1963 quando al Cantagiro, Gino Paoli si offre come produttore. Nel 1964 approda alla scuderia discografica Rca. Incide "Lei" e "Ma questa sera", ma senza successo.
Lucio Dalla debutta nel 1966 al Festival di Sanremo con "Paff...Bum", in coppia con i "Yardbirds" di Jeff Beck. Nel 1967 è la spalla di Jimi Hendrix nel concerto al Piper di Milano. Esce il suo primo album "1999" (1966). Seguono "Terra di Gaibola" (1970, con "Occhi di ragazza" di Gianni Morandi) e nel 1971 "Storie di casa mia", contenente canzoni quali "Il gigante e la bambina", "Itaca", "La casa in riva al mare".
Dal 1974 al 1977 collabora con il poeta bolognese Roberto Roversi, orientando la sua produzione verso contenuti civili. Insieme creano tre album significativi: "Il giorno aveva cinque teste", "Anidride solforosa" e "Automobili".
Nel 1977, sciolto il sodalizio con Roversi, diventa paroliere di se stesso. Scrive "Com'è profondo il mare", a cui fa seguito nel 1978 "Lucio Dalla". Il disco contiene classici quali "Anna e Marco" e "L'anno che verrà".
Gli anni Ottanta per l'artista bolognese rappresentano un decennio ricco di consensi popolari e record di vendite. Fondamentali gli anni 1979 e 1981. Si esibisce dal vivo con il collega Francesco De Gregori nel tour Banana Republic (da cui l'omonimo "live"). Seguono nel 1980 "Dalla", con le stupende "La sera dei miracoli", "Cara" e "Futura". Incide nel 1981 "Lucio Dalla (Q Disc)", "1983" nel 1983 e "Viaggi organizzati" nel 1984.
Nel 1985 esce l'album "Bugie" e nel 1986 "Dallamericaruso". In questo disco è inclusa la canzone "Caruso", riconosciuta dalla critica come il capolavoro di Dalla. Vende oltre otto milioni di copie, viene incisa in trenta versioni, tra cui la versione di Luciano Pavarotti. Il brano circola per i paesi di tutto il mondo.
Nel 1988 si forma un'altra accoppiata vincente: Lucio Dalla e Gianni Morandi. Scrivono un album insieme, "Dalla/Morandi", a cui segue una trionfale tournée nei più affascinanti luoghi d'arte d'Italia mai raggiunti prima d'ora dalla musica leggera.
Nel 1990 in televisione, presenta il suo nuovo brano "Attenti al lupo" e il seguente album "Cambio". Il disco totalizza quasi 1.400.000 copie vendute. Seguono un prolungato Tour, documentato nel live "Amen" e, nel 1994, l'album "Henna". Il 1996 segna l'ennesimo successo discografico con l'album "Canzoni", che supera la cifra di 1.300.000 copie vendute.
Nelle estati del 1998 e 1999 è in concerto, accompagnato dall'Orchestra di Musica Sinfonica di 76 elementi, diretti dal Maestro Beppe D'Onghia. Reinterpreta i suoi brani più famosi, riarrangiati in chiave sinfonica.
Il 9 settembre 1999 pubblica "Ciao", dopo esattamente trentatré anni di distanza dal suo primo album che si intitolava 1999. L'album contiene undici brani, prodotti ed arrangiati da Mauro Malavasi. La title-track "Ciao" diventa il brano radiofonico dell'estate 1999. L'album conquista il doppio disco di platino.
Il 12 ottobre 2001 esce "Luna Matana", interamente scritto e realizzato alle Isole Tremiti. Numerosi i camei: Carmen Consoli, Gianluca Grignani e Ron. L'album contiene undici nuove canzoni tra cui il singolo di lancio Siciliano.
Oltre ad essere autore e interprete di canzoni indimenticabili, Dalla è anche un talent scout. A Bologna ha sede la sua etichetta discografica Pressing S.r.l., che ha lanciato gli Stadio, Ron, Luca Carboni, Samuele Bersani e ha permesso la rinascita artistica di Gianni Morandi. Di questa attività fa parte anche il suo lavoro di compositore di musica per film. E' autore di colonne sonore per i film di Mario Monicelli, Michelangelo Antonioni, Carlo Verdone, Giacomo Campiotti e Michele Placido. Ha anche aperto la galleria d'arte No Code, in Via dei Coltelli a Bologna.
Sconfina nella musica classica in "Pierino e il lupo" di Prokofiev nel 1997. Collabora con il poeta Roberto Roversi. Creano insieme un album di 6 canzoni inedite, non in commercio ma regalato all'Università di Bologna, diventando immediatamente oggetto di collezionismo e di culto.
E' autore di programmi televisivi di successo: Te vojo bene assaie, Capodanno, RaiUno - Taxi, Rai Tre - S.Patrignano. Non ultimo il programma con Sabrina Ferilli, "La Bella e la Bestia" (2002).
Nel 2008 Lucio Dalla mette in scena "L'opera del Mendicante" di John Gay, interpretata dalla cantante e attrice Angela Baraldi e Peppe Servillo degli Avion Travel. A luglio dello stesso anno presenta l'inno ufficiale della squadra olimpica italiana, intitolato "Un uomo solo può vincere il mondo", composto per i Giochi Olimpici di Pechino.
Il 10 ottobre 2009 viene trasmesso dalle radio il singolo "Puoi sentirmi?", che anticipa l'uscita dell'album "Angoli nel cielo". Il 2010 si apre con la notizia di un concerto insieme di Dalla con Francesco De Gregori, a trent'anni da "Banana Republic".
A distanza di quarant'anni dalla sua ultima partecipazione, nel febbraio del 2012 torna al Festival di Sanremo, accompagnando il giovane cantautore Pierdavide Carone con il brano "Nanì", del quale Dalla è co-autore. Pochi giorni più tardi, mentre si trova in tour in a Montreux (Svizzera), il giorno 1 marzo 2012 Lucio Dalla muore improvvisamente, a causa di un infarto. Avrebbe compiuto 69 anni tre giorni dopo.
Il giorno seguente il feretro viene trasferito dall'obitorio di Losanna alla residenza bolognese dell'artista in via D'Azeglio e sabato 3 marzo viene allestita la camera ardente nel cortile d'onore di Palazzo d'Accursio sede del municipio di Bologna. La città proclama il lutto cittadino come anche il Comune delle Isole Tremiti, residenza estiva del cantautore. Il funerale si tiene nella basilica di San Petronio il 4 marzo, giorno in cui Dalla avrebbe compiuto 69 anni, presenti oltre 50.000 persone. Dopo il rito funebre, trasmesso in diretta televisiva, le spoglie del cantante vengono sepolte nel Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna nel campo 1971. Il 23 ottobre 2013, la salma di Lucio Dalla viene cremata e inumata in una nuova zona (sempre alla Certosa), dove riposano, tra l'altro, il poeta Giosuè Carducci e il pittore Giorgio Morandi. L'opera funeraria è stata realizzata dall'artista Antonello Paladino.
Immediato, nel mondo della musica e dello spettacolo, il ricordo del cantante e amico scomparso: da Paolo Conte a Francesco Guccini, da Antonello Venditti a Francesco De Gregori (il quale ha fatto sapere di non voler rilasciare alcuna dichiarazione, chiudendosi nel proprio dolore). Seguono Franco Battiato, Ivano Fossati, Mogol, Eros Ramazzotti, Renato Zero, Claudio Baglioni, Adriano Celentano, Pino Daniele, Eugenio Finardi, Jovanotti, Vasco Rossi e Luciano Ligabue, solo per citarne alcuni. Non va dimenticata la speciale "lezione" tenuta da Roberto Vecchioni, al programma televisivo Che tempo che fa dove ha recitato e spiegato, non senza commozione, il testo de L'anno che verrà, e ancora Red Canzian, che nella sua autobiografia dedicherà una sentita e commossa lettera a Dalla. Non mancano personalità del teatro, del cinema e della cultura come Dario Fo, i fratelli Taviani, Eugenio Scalfari, Dacia Maraini e Michele Serra. Non potevano mancare, infine, Gaetano Curreri, Luca Carboni e Samuele Bersani e naturalmente gli amici di sempre: Ron e Gianni Morandi.

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