Buongiorno, oggi è il 26 aprile.
Il 26 aprile 2002 un giovane diciannovenne tedesco, Robert Steinhäuser, entra nella sua vecchia scuola e uccide 17 persone, poi si toglie la vita.
Morti dappertutto: nei corridoi, nei gabinetti, nelle aule. E sangue ovunque, sui pavimenti, sui muri. Questo hanno visto le teste di cuoio delle forze speciali quando hanno fatto irruzione nel liceo "Gutenberg" frequentato da 700 studenti a Erfurt, in Germania: un bagno di sangue con diciotto morti. Il terrore è entrato nella scuola alle 11, portato da un ragazzo di 19 anni che aveva tentato già due volte di superare la maturità, senza riuscirci. Nei mesi precedenti lo avevano anche espulso e lui quel giorno alle 11, mentre era in corso il compito di matematica, ha fatto irruzione nella scuola, mascherato come un ninja e armato di una, forse due pistole.
Ha sparato con freddezza e precisione, tanto che dei 18 morti ben 14 sono professori (9 uomini e 5 donne), l'oggetto privilegiato del suo odio. Ha sparato con folle efficienza, al punto che a lungo la polizia ha pensato che gli assalitori fossero due. Infine, ha sparato con una rabbia cieca ma lucida, che ha rivolto anche contro se stesso, togliendosi la vita quando ha visto avvicinarsi gli agenti pronti a fare irruzione. Ma aveva seminato un tale sgomento che gli agenti hanno aspettato a entrare, temendo che dentro ci fosse il secondo, fantomatico sparatore.
Sul terreno sono rimasti dunque 14 insegnanti, due studentesse innocenti, lo studente killer e un poliziotto della prima squadra intervenuta quando è stato detto l'allarme: "Presto, correte, c'è un pazzo che sta ammazzando tutti". Erfurt, una città di quasi 200 mila abitanti in Turingia, la vecchia Germania Est, non aveva mai vissuto un simile orrore. Ora, di questo ragazzo tutti dicono che era una persona perbene, che da lui non ce lo si sarebbe mai aspettato.
"Era molto aperto, ciò che ha fatto non combacia con l'immagine che ho di lui", racconta Isabelle Hartburg, ex studentessa del Gutenberg e oggi giornalista: "Era intelligente e interessato alla politica. Amava molto la vita, usciva sempre il pomeriggio e andava con gli amici in discoteca". La sua spiegazione è che lo studente non tollerasse il non poter fare la maturità insieme agli altri: "I suoi amici fanno la maturità e lui no, forse è uscito di testa per questo", ha detto. Secondo Isabelle, il ragazzo non aveva rapporti con le armi o con droghe: "Voleva sempre dare nell'occhio e per questo si è urtato con i professori". Con i compagni andava d'accordo ma non gli bastava: "Un giorno - ha raccontato la Hartburg - ha detto che voleva che tutti lo conoscessero".
La strage è cominciata in aula, quando al ginnasio liceo Gutenberg, frequentato da ragazzi fra i 10 e i 19 anni, è iniziato l'esame di matematica. Un testimone ha riferito che uno studente, seduto al suo banco, ha aperto il foglio con le domande del test e ha detto: "Non farò questo compito". Poi ha estratto l'arma e ha cominciato a sparare, implacabile e preciso. "C'era sangue ovunque", ha detto poi un bambino di 10 anni.
I poliziotti sono arrivati ma uno è stato freddato subito. Lo studente si è barricato in un'aula con 28 compagni, mentre venivano diffusi dettagli, molti dei quali probabilmente falsi, dettati dalla confusione e forse dall'incapacità di accettare che un simile massacro fosse stato compiuto da una persona sola: "Sono in due, hanno diverse pistole e un fucile, sono mascherati, uno è stato ucciso".
Almeno una cosa è vera. Mentre a una finestra veniva appeso un cartello con la scritta "Aiuto" e gli agenti delle forze speciali si preparavano a fare irruzione nella scuola, circondata da centinaia di poliziotti, il ragazzo decideva di non aspettare la polizia e si uccideva. E così gli agenti entrati con il cuore in gola per affrontare il mostro, in mezzo al sangue e al silenzio trovavano solo morti.
La Germania nelle ore successive è rimasta sotto choc. Nei pressi dell'istituto è stata montata una tenda per accogliere i genitori venuti a chiedere notizie dei loro figli. Molti ragazzi sono stati infatti portati traumatizzati negli ospedali cittadini.
La vicenda di Erfurt ricorda quella della high school americana di Columbine (20 aprile 1999) quando alcuni studenti vestiti con lunghi spolverini neri entrarono nel liceo e fecero una strage ucidendo una quindicina di persone. E, nel giugno del 2001, a Ikeda, vicino a Osaka in Giappone, un uomo con problemi psichici aveva accoltellato 23 bambini di una scuola elementare uccidendone otto.
Cerca nel web
Visualizzazione post con etichetta follia omicida. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta follia omicida. Mostra tutti i post
martedì 26 aprile 2022
venerdì 16 aprile 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 16 aprile.
Il 16 aprile 2007 ha luogo presso il Virginia Polytechnic Institute una vera e propria mattanza.
Dopo i fatti l'America è sotto shock. Un uomo spara in due fasi, prima ammazza una persona: poi cambia aula, fa almeno sette minuti a piedi senza essere intercettato dalla polizia, entra in una classe -forse quella della ex fidanzata - e fa fuoco all'impazzata. Il bilancio, dopo ore di allarme e di panico - è di 33 morti e 29 feriti.
Il killer si è ucciso, era un ventenne di origine asiatica, Cho Seung-hui. Era armato con due armi corte calibro 9, probabilmente da guerra. Il movente pare sia passionale, ma non se ne ha la certezza: cercava la fidanzata. La Virginia Tech, situata in un'area agricola della Virginia, ha oltre 26 mila studenti ed è rinomata per i suoi corsi scientifici.
La prima sparatoria è avvenuta intorno alle sette e trenta. L'uomo ha cominciato a sparare in uno dei dormitori e poi nelle classi del glorioso e famoso complesso della Virginia tech university occupato da circa novecento studenti e tutti del primo anno. I primi testimoni parlano di "un uomo armato in modo pesante che ha cominciato a sparare mentre attraversava la Norris Hall", uno dei complessi dell'università.
Alle sette e mezzo il campus è già in piena attività. Gli studenti stanno per raggiungere le classi e sono in giro per il complesso. Fondamentale è stato, in quel momento, raggiungere il numero più alto di studenti e raccomandare di non lasciare nè le stanze nè le classi. L'università ha così deciso di dare l'allarme via web facendo lampeggiare l'allerta sui numerosi video sparsi nel campus. Tutte le lezioni sono state cancellate e agli studenti è stato chiesto di restare chiusi nei loro edifici e comunque lontani dalle finestre. Questa prima sparatoria è avvenuta nella West Ambler Johnston Hall, nella camera 4040 di un dormitorio per circa novecento studenti che è stato subito circondato dalle auto della polizia e da uomini dei reparti speciali dell'Fbi. Le operazioni però sono state ostacolate dal cattivo tempo, vento e neve. Le vittime sono state Emily J. Hilscher, studentessa residente a Woodville, in Virginia, e un assistente interno, Ryan Clark of Martinez, originario della Georgia, accorso per aiutare Emily Hilscher. Non è chiaro come Cho abbia avuto accesso al dormitorio visto che generalmente la struttura rimaneva chiusa fino alle 10 del mattino.
La seconda sparatoria è quella con il bilancio più pesante. L'uomo armato ha raggiunto dopo circa due ore e nonostante il campus fosse blindato il Dipartimento di ingegneria, la Norris hall, distante almeno sette minuti a piedi dalla West Ambler. Qui è entrato nelle classi, cercando la fidanzata. In una classe avrebbe messo in fila gli studenti e avrebbe fatto fuoco. Una sorta di esecuzione.
La seconda sparatoria, durata circa 9 minuti, ha permesso a Cho di uccidere 25 studenti e 5 professori suddivisi in quattro classi, esplodendo in totale circa 170 colpi. Quando la polizia, dopo essere riuscita a fare irruzione nell'edificio, raggiunse il secondo piano riuscì soltanto ad udire l'ultimo colpo, quello che Cho utilizzò contro di sé per togliersi la vita. Le classi protagoniste della seconda sparatoria furono la 204 (Solid Mechanics), la 206 (Advanced Hydrology), la 207 (Elementary German) e la 211 (Intermediate French).
"La nostra università è stata colpita da una tragedia di monumentali proporzioni - ha detto il presidente della Virginia Tech, Charles Steger - La nostra università è sotto shock per questo orrore". Il presidente degli Stati Uniti George W.Bush si è detto assalito dall' "orrore" per la strage di studenti. La portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha precisato che "resta intatto il diritto al porto d'armi ma tutte le leggi in materia devono essere rispettate".
Il 16 aprile 2007 ha luogo presso il Virginia Polytechnic Institute una vera e propria mattanza.
Dopo i fatti l'America è sotto shock. Un uomo spara in due fasi, prima ammazza una persona: poi cambia aula, fa almeno sette minuti a piedi senza essere intercettato dalla polizia, entra in una classe -forse quella della ex fidanzata - e fa fuoco all'impazzata. Il bilancio, dopo ore di allarme e di panico - è di 33 morti e 29 feriti.
Il killer si è ucciso, era un ventenne di origine asiatica, Cho Seung-hui. Era armato con due armi corte calibro 9, probabilmente da guerra. Il movente pare sia passionale, ma non se ne ha la certezza: cercava la fidanzata. La Virginia Tech, situata in un'area agricola della Virginia, ha oltre 26 mila studenti ed è rinomata per i suoi corsi scientifici.
La prima sparatoria è avvenuta intorno alle sette e trenta. L'uomo ha cominciato a sparare in uno dei dormitori e poi nelle classi del glorioso e famoso complesso della Virginia tech university occupato da circa novecento studenti e tutti del primo anno. I primi testimoni parlano di "un uomo armato in modo pesante che ha cominciato a sparare mentre attraversava la Norris Hall", uno dei complessi dell'università.
Alle sette e mezzo il campus è già in piena attività. Gli studenti stanno per raggiungere le classi e sono in giro per il complesso. Fondamentale è stato, in quel momento, raggiungere il numero più alto di studenti e raccomandare di non lasciare nè le stanze nè le classi. L'università ha così deciso di dare l'allarme via web facendo lampeggiare l'allerta sui numerosi video sparsi nel campus. Tutte le lezioni sono state cancellate e agli studenti è stato chiesto di restare chiusi nei loro edifici e comunque lontani dalle finestre. Questa prima sparatoria è avvenuta nella West Ambler Johnston Hall, nella camera 4040 di un dormitorio per circa novecento studenti che è stato subito circondato dalle auto della polizia e da uomini dei reparti speciali dell'Fbi. Le operazioni però sono state ostacolate dal cattivo tempo, vento e neve. Le vittime sono state Emily J. Hilscher, studentessa residente a Woodville, in Virginia, e un assistente interno, Ryan Clark of Martinez, originario della Georgia, accorso per aiutare Emily Hilscher. Non è chiaro come Cho abbia avuto accesso al dormitorio visto che generalmente la struttura rimaneva chiusa fino alle 10 del mattino.
La seconda sparatoria è quella con il bilancio più pesante. L'uomo armato ha raggiunto dopo circa due ore e nonostante il campus fosse blindato il Dipartimento di ingegneria, la Norris hall, distante almeno sette minuti a piedi dalla West Ambler. Qui è entrato nelle classi, cercando la fidanzata. In una classe avrebbe messo in fila gli studenti e avrebbe fatto fuoco. Una sorta di esecuzione.
La seconda sparatoria, durata circa 9 minuti, ha permesso a Cho di uccidere 25 studenti e 5 professori suddivisi in quattro classi, esplodendo in totale circa 170 colpi. Quando la polizia, dopo essere riuscita a fare irruzione nell'edificio, raggiunse il secondo piano riuscì soltanto ad udire l'ultimo colpo, quello che Cho utilizzò contro di sé per togliersi la vita. Le classi protagoniste della seconda sparatoria furono la 204 (Solid Mechanics), la 206 (Advanced Hydrology), la 207 (Elementary German) e la 211 (Intermediate French).
"La nostra università è stata colpita da una tragedia di monumentali proporzioni - ha detto il presidente della Virginia Tech, Charles Steger - La nostra università è sotto shock per questo orrore". Il presidente degli Stati Uniti George W.Bush si è detto assalito dall' "orrore" per la strage di studenti. La portavoce della Casa Bianca Dana Perino ha precisato che "resta intatto il diritto al porto d'armi ma tutte le leggi in materia devono essere rispettate".
Iscriviti a:
Post (Atom)
Cerca nel blog
Archivio blog
-
▼
2026
(255)
-
▼
settembre
(11)
- 33 anni di Amico Rom
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
-
▼
settembre
(11)

