Buongiorno, oggi è il primo luglio.
Il primo luglio 1863 ebbe inizio la battaglia di Gettysburg, la più sanguinosa della guerra di secessione americana, e quella che decise gli esiti dell'intero conflitto.
Dopo la decisiva vittoria contro l’Armata del Potomac nella battaglia di Chancellorsville (1-3 maggio 1863) alla fine di maggio del 1863 la situazione generale della guerra che si mostrava favorevole ai Confederati convinse il generale Lee a sferrare un'offensiva su larga scala al di là del Potomac, per portare la guerra in territorio nordista. Una svolta nelle sorti del conflitto poteva rafforzare la posizione della Confederazione e la reazione dell'opinione pubblica nordista avrebbe, forse, costretto Lincoln a venire a patti.
Il 3 giugno 1863 le forze confederate, divise in tre corpi di fanteria più la cavalleria del generale J. E. B. Stuart, avanzarono da Fredericksburg senza che, sul momento, i Nordisti si accorgessero della manovra. L’8 giugno l'esercito si concentrò nei dintorni di Culpeper in Virginia e, il giorno successivo a Brandy Station, ci fu il più lungo scontro di cavalleria della guerra. La cavalleria confederata fu quasi sopraffatta dai federali ma Start alla fine riuscì a prevalere, mostrando, però, che la cavalleria dell’Unione era ormai equivalente a quella confederata. In seguito il grosso della cavalleria fu distaccata per una finta offensiva su Washington; questo diversivo alla fine privò i Confederati del suo aiuto proprio nel momento dello scontro decisivo. Nel Frattempo Lee, senza incontrare eccessiva resistenza, attraversava il Potomac all'altezza di Hagerstown e, marciando verso nord, iniziava l'invasione della Pennsylvania dirigendo su Chamersburg e Carlisle.
Da queste posizioni intendeva, con una conversione verso sud, minacciare la capitale federale e costringere l'armata unionista ad accettare battaglia in campo aperto.
Quando il generale Joseph Hooker che comandava l'armata del Potomac si rese conto che i Confederati si erano sganciati, chiese di marciare su Richmond ormai quasi scoperta; ma il comando supremo unionista, pressato dall'opinione pubblica che temeva l'invasione, ritenne la mossa troppo pericolosa e lo rimosse dal comando. Hooker fu sostituito dal generale George Gordon Meade, che ebbe l'ordine di dirigere con tutto l'esercito verso nord, con il compito di intercettare i Sudisti e difendere Washington.
Le due armate nemiche si incontrarono nei pressi di Gettysburg, una cittadina allora sconosciuta, che per tre giorni sarebbe stata teatro di una delle battaglie più sanguinose della guerra civile.
L’armata della Virginia settentrionale che il generale Robert Lee portò sul campo di Gettysburg contava nelle sue divisioni circa 75.000 uomini, tutti veterani esperti e col morale alto per le vittorie ottenute nei mesi precedenti, accompagnati da 272 cannoni. Organizzati in brigate e reggimenti, i "Johnny Rebb" si apprestavano con orgoglio e decisione alla battaglia.
L'Armata nordista del Potomac del generale George Meade aveva circa 94.000 uomini e 362 cannoni che però, a causa dell'affannoso ripiegamento verso Nord, era dispersa su una lunga e disordinata colonna. Le giacche blu dell'Armata del Potomac più volte avevano conosciuto e subito l'irruento slancio offensivo dei "Johnny Rebb" ma, questa volta, c’era in gioco la difesa delle loro famiglie e delle loro proprietà.
La mattina del 1° Luglio alle prime luci dell'alba i cavalleggeri del generale John Buford, che costituivano l'avanguardia del I corpo unionista, avevano occupato la cittadina e, smontati da cavallo, si erano schierati sul Mc Pherson Ridge, Herr Ridge e Seminary Ridge (tre crinali a ovest di Gettysburg). L’idea era quella di bloccare lungo la strada di Chambersburg l'avanzata delle forze confederate, che erano superiori in numero, e guadagnare tempo per permettere alla fanteria in arrivo di occupare le posizioni difensive a sud della città.
Si scontrarono con due brigate del III corpo confederato mandate in avanguardia dal generale Ambrose Hill nonostante l'ordine del generale Lee fosse quello di evitare uno scontro su larga scala prima di aver radunato l'intero esercito; la scaramuccia iniziale si allargò man mano che sopraggiungevano gli altri reggimenti confederati. A sostegno dei cavalleggeri di Buford giunsero il I e il XI corpo d'armata unionisti che si schierarono a difesa di Gettysburg in formazione a mezzaluna, mentre a nord e a nord-est le truppe del II e III corpo confederati iniziavano ad attaccare l'abitato.
Le forze unioniste, cannoneggiate senza pietà e inferiori di numero, non furono in grado di tenere la linea difensiva.
Intorno alle tre del pomeriggio le truppe del Nord, sconfitte (era caduto anche il generale Reynolds), dovettero ritirarsi a sud della cittadina per attestarsi sulla Collina del Cimitero e sulla Cresta del Cimitero che, da ovest, proteggevano la strada maestra diretta a Washington, qui scavarono delle trincee intorno alle mura del cimitero cittadino e misero in posizione la loro artiglieria.
A questo punto Lee capì il potenziale difensivo dell'Unione se avessero mantenuto quelle posizioni e mandò ordini al tenente generale Richard S. Ewell del II corpo confederato, dicendogli di prendere la Collina del Cimitero "se possibile". Ewell scelse di non tentare l'assalto, mancando così l’opportunità di affrontare i federali prima che fossero sopraggiunte le altre divisioni.
Al cadere della notte le divisioni unioniste, che nella giornata erano affluite sul campo, assunsero una formazione difensiva simile a una L rovesciata sulle colline, rafforzate con lavori di sterramento. Le divisioni dell'armata della Virginia settentrionale tenevano invece la città e occupavano, a est, la Cresta del Seminario che correva parallela alla Cresta del Cimitero.
Lungo tutta la sera del 1 e la mattina del 2, la maggior parte della fanteria di entrambe le armate arrivò sul campo, compresi il II, III, V, VI e il XII corpo dell'Unione.
Il 2 Luglio ci furono una serie di attacchi sudisti alla ricerca di un punto debole dove fare breccia.
La mattina iniziò con una grave imprudenza da parte dei Nordisti. Il generale Daniel Sickles, comandante del III corpo, abbandonò la forte posizione in collina, senza ordini diretti, per spostarsi più avanti di 800 metri a ovest, in un pescheto protetto da muri; lasciò così scoperto il fianco sinistro dell'armata del Potomac che rischiava l'accerchiamento. Sarebbero finiti a fronteggiarsi con il I corpo confederato guidato dal generale James Longstreet che secondo il piano di Lee si sarebbe dovuto posizionare di nascosto per attaccare le forze dell’unione sul lato sinistro. A causa di alcuni ritardi dovuti allo schieramento delle truppe, Longstreet attaccò solo attorno alle ore 15 e verso le 18, nonostante i rinforzi inviati da Meade, le truppe di Sickles erano in fuga, con l'intera armata sul punto di essere accerchiata dai Confederati che muovevano verso il Little Round Top, una formazione rocciosa che chiudeva la Cresta della Collina.
Nel Frattempo, dall'abitato di Gettysburg i Confederati avevano attaccato la Collina del Cimitero e su tutto il fronte la battaglia aveva raggiunto il suo culmine con pesanti perdite da entrambe le parti.
Sul lato sinistro sembrava che niente potesse fermare la marea confederata, ma sul Little Round Top erano schierate due brigate di fanteria e una batteria di cannoni unioniste che da sole si trovarono a difendere quella che, al momento, era la posizione chiave di tutta la battaglia. I veterani confederati della divisione Hood si lanciarono all'attacco di questa posizione ma, falciati dal tiro ad alzo zero dell'artiglieria, furono costretti a ritirarsi. Anche altrove i tentativi sudisti di scalzare i nemici dalle colline fallirono e la seconda giornata si concluse con un nulla di fatto.
Al mattino del 3 luglio, dopo avere rinforzato la difesa del Little Round Top, il generale Meade decise di anticipare le mosse di Lee che tentava I'aggiramento di entrambe le ali del suo schieramento e ordinò un attacco contro le posizioni che i Sudisti avevano guadagnato il giorno precedente sulla Collina del Cimitero. Dopo un breve ma preciso cannoneggiamento le fanterie federali scattarono all'attacco, ricacciando il II corpo del generale Richard Ewell che, a sua volta, si apprestava ad avanzare.
Resosi conto dell'impossibilità di concludere l'aggiramento, Lee decise di giocare il tutto per tutto, e cercò di sfondare al centro con un attacco massiccio alla Cresta del Cimitero. Fece muovere verso le posizioni di partenza a sud di Gettysburg la divisione del generale George Pickett (una delle migliori unità dell'armata della Virginia settentrionale che non aveva ancora partecipato alla battaglia) e davanti a essa dispose 150 pezzi d'artiglieria. La manovra richiese tutta la mattinata, ma a mezzogiorno le batterie aprirono il fuoco contro le posizioni nordiste.
Alle tre del pomeriggio, dopo tre ore di cannoneggiamento, 12.500 uomini mossero all'attacco sotto il tiro dei cannoni unionisti, riportati in tutta fretta in linea dopo essere stati arretrati per sottrarli al bombardamento confederato. Fu un bagno di sangue, percorsi i primi ottocento metri dei 1.200 che li separavano da Cemetery Ridge 5.000 uomini erano rimasti sul terreno, ma i veterani virginiani di Pickett continuarono ad avanzare inesorabili verso le linee nemiche. Qui li attendevano i fanti del II corpo dell'Unione, anch'essi veterani e decisi a tenere duro a ogni costo. I Confederati furono investiti da un micidiale fuoco di moschetteria, ma con un ultimo eroico sforzo riuscirono ad arrivare sulle linee nemiche, ricacciando al centro due reggimenti unionisti. Le sorti della battaglia sembrarono pendere in favore della Confederazione, finché Meade scagliò nella breccia una brigata della Pennsylvania che, con un attacco disperato, ricacciò in disordine i Sudisti.
Fallita così la manovra di Pickett, svaniva per Lee l'ultima possibilità di vincere la battaglia. Per dissimulare la gravità della situazione il generale sudista mantenne le posizioni sul campo, ma 23.000 uomini tra morti, feriti e prigionieri senza riuscire a cacciare i Nordisti dalle loro posizioni costituivano una sconfitta ingente.
ll 4 luglio gli eserciti erano schierati alle due parti dei campi insanguinati, Lee modificò le sue linee in posizione difensiva, sperando che Meade avesse attaccato. Il cauto comandante dell'Unione, tuttavia, decise di non assumersene il rischio. La sera del 4 luglio le colonne di Lee iniziarono la ritirata verso sud, non molestate dal nemico, e il 10 luglio riattraversavano il Potomac per rientrare in Virginia.
Gettysburg fu la battaglia con il maggior numero di vittime nella guerra civile.
I tre giorni di battaglia costarono ai Confederati circa 23.000 uomini tra morti, feriti e dispersi; di questi i morti furono 4.708, 12.693 i feriti e 5.830 tra dispersi e catturati.
Le perdite dell’Unione furono di 3.155 morti, 14.531 feriti e 5.369 tra dispersi e catturati.
La sconfitta subita da Lee sul campo di Gettysburg, di fatto, segnò il destino della Confederazione. Il generale Grant, mentre Meade sconfiggeva Lee in Pennsylvania, conquistava Vicksburg, in Mississippi e, in seguito, la conquista di Chattanooga, in Tennessee, diede inizio alle grandi scorrerie negli stati confederati che inasprirono la guerra.
Cerca nel web
Visualizzazione post con etichetta Robert Lee. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Robert Lee. Mostra tutti i post
mercoledì 1 luglio 2026
sabato 9 aprile 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 9 aprile.
Il 9 aprile 1865 ad Appomattox, Virginia, il comandante in capo delle forze sudiste generale Lee firma l'atto di resa al suo omologo Grant, ponendo fine alla guerra di secessione americana.
Nella prima metà del XIX secolo, gli stati del Nord e quelli del Sud erano portatori di tradizioni e interessi economici, sociali e politici profondamente diversi. La principale causa di contrasto tra le regioni agricole meridionali e quelle industriali del Nord era l'istituto della schiavitù. Perno del sistema socioeconomico sudista, che annoverava al suo interno oltre quattro milioni di schiavi neri impiegati nelle piantagioni di cotone, tabacco e canna da zucchero, la schiavitù non rispondeva invece alle esigenze produttive delle regioni settentrionali, interessate alla meccanizzazione del lavoro, ed era dunque lì avversata per ragioni tanto ideali che di interesse. Sulla questione, il Compromesso del Missouri del 1820 stabilì che all'interno dei territori a ovest del Mississippi, da poco acquisiti dagli Stati Uniti, il 36°30' parallelo avrebbe costituito il confine tra stati schiavisti e stati liberi.
A metà del secolo, tuttavia, nel Sud si guardava con sospetto all'azione del Congresso, dove i rappresentanti degli stati schiavisti costituivano ormai una minoranza. Lo scontento sudista era accresciuto dall'introduzione in molti stati settentrionali di leggi a tutela della libertà personale che minavano l'efficacia delle norme varate per arginare il fenomeno della fuga degli schiavi (vedi Fugitive Slave Laws). Non meno apprensione generavano i crescenti successi elettorali del partito Free-Soil, secondo il quale nessuno stato schiavista di nuova costituzione doveva essere ammesso nell'Unione. Tuttavia, nel 1857 la Corte Suprema decretò l'incostituzionalità di qualsiasi pretesa federale di proibire la schiavitù. Il 16 ottobre 1859 John Brown, un ardente abolizionista, attaccò l'arsenale federale di Harpers Ferry, in Virginia, con l'intento di provocare una sollevazione degli schiavi. Questa azione convinse i sudisti della propria insicurezza entro l'Unione.
In occasione delle elezioni presidenziali del 1860, il candidato repubblicano Abraham Lincoln si dichiarò contrario all'estensione della schiavitù. L'elezione di Lincoln rinforzò nel Sud l'opinione che per tutelare i propri interessi non esistesse altra via se non l'indipendenza: nel marzo 1861, sette stati adottarono ordinanze di secessione dando vita agli Stati Confederati d'America ed elessero Jefferson Davis a presidente. Nel suo discorso inaugurale Lincoln dichiarò illegale la secessione, esprimendo l'intenzione di mantenere l'autorità e i possedimenti federali nel Sud. Quando il 12 aprile 1861 l'artiglieria sudista aprì il fuoco per impedire il rifornimento della base militare federale di Fort Sumter (Carolina del Sud), Lincoln ordinò l'invio di truppe per sedare la rivolta. Per tutta risposta, Virginia, Arkansas, North Carolina e Tennessee aderirono alla Confederazione. I nordisti, costretti ad attaccare il nemico per obbligarlo alla resa, erano chiamati ad agire su un fronte assai vasto, con linee di comunicazione e approvvigionamento molto esposte. In considerazione di ciò, i consiglieri militari di Lincoln lo convinsero dell'opportunità di un blocco navale delle coste meridionali per impedire l'afflusso di rifornimenti dall'Europa, cui far seguire l'invasione della valle del Mississippi, così da tagliare in due la Confederazione.
l 21 luglio la vittoria dei sudisti nella battaglia di Bull Run costrinse i vertici politico-militari dell'Unione ad abbandonare ogni speranza di guerra-lampo e a impegnarsi nella costituzione di un solido esercito. Di ciò Lincoln dette incarico al generale George McClellan.
Nella primavera del 1862 McClellan lanciò l'offensiva: occupata la penisola a sud-est di Richmond, fermò la marcia in attesa di rinforzi. Ciò dette modo al generale sudista Thomas J. "Stonewell" Jackson di passare il Potomac e di minacciare Washington. Gli uomini di Jackson e quelli dell'Armata confederata della Virginia settentrionale comandati dal generale Robert Edward Lee attaccarono le truppe di McClellan, sconfiggendole nella battaglia dei Sette Giorni (25 giugno-1° luglio). Nei primi sei mesi del 1862 il generale Ulysses Grant riuscì prima a ottenere il controllo delle vie d'accesso alla valle del Mississippi in Tennessee e Arkansas, poi a spingersi sino a Memphis. Nel corso del secondo semestre dell'anno Grant decise l'assalto di Vicksburg, l'ultima roccaforte lungo il corso del Mississippi rimasta ai Confederati: in dicembre, la vittoriosa difesa della fortezza da parte dei suoi occupanti costituì la pagina finale delle vicende militari del 1862.
Assumendo il comando dell'Armata del Potomac, il generale Joseph Hooker nell'aprile 1863 mosse contro le forze di Lee: a Chancellorsville i confederati costrinsero Hooker alla ritirata. Intendendo indurre l'Unione a negoziare la pace, Lee mosse all'attacco verso nord. In giugno raggiunse le regioni meridionali della Pennsylvania, dove, nei pressi di Gettysburg, si combatté la battaglia considerata il punto di svolta dell'intera guerra. Il 1° luglio ebbe inizio la battaglia: il 3 luglio Lee decise di caricare al centro le linee nemiche, ma l'attacco fallì completamente. Ordinata la ritirata, Lee riuscì a riparare in Virginia. Il 1863 si chiudeva decisamente in favore delle forze dell'Unione.
Nominato comandante in capo di tutte le forze dell'Unione, Grant si accinse a chiudere la morsa attorno alla Confederazione: l'Armata del Potomac, guidata dallo stesso Grant con la collaborazione di Meade, avrebbe dato battaglia a Lee ancora una volta puntando su Richmond; il generale William Sherman si sarebbe invece mosso alla conquista di Atlanta (Georgia) partendo da Chattanooga; una terza armata, al comando del generale Philip Sheridan, avrebbe infine occupato la valle dello Shenandoah per tagliare i rifornimenti a Lee. La campagna finale ebbe inizio al termine di marzo. Grant, bloccato poco a nord di Richmond, assediò Petersburg per oltre nove mesi.
Miglior corso per la causa dell'Unione ebbero gli avvenimenti nella valle dello Shenandoah e in Georgia, dove Sheridan e Sherman raggiunsero entro l'estate gli obiettivi loro assegnati. La marcia di Sherman verso il mare partì il 15 novembre da Atlanta in fiamme. Le truppe nordiste avanzarono distruggendo sistematicamente ogni cosa potesse sostenere lo sforzo bellico dei sudisti: nella primavera del 1865 furono invase le due Caroline. All'inizio di aprile Petersburg venne espugnata dagli unionisti; con i rifornimenti tagliati, anche Richmond dovette capitolare. Lee si diresse allora a occidente, Grant però gli bloccò la strada e il 9 aprile 1865 lo costrinse alla resa.
Nel settembre del 1862 Lincoln annunciò che a partire dal 1° gennaio 1863 negli stati o parti di stati ancora coinvolti nella ribellione secessionista, gli schiavi sarebbero stati "liberi per sempre". Il proclama di Emancipazione fu giustificato come misura utile a indebolire la capacità produttiva del nemico e anticipare così la fine della guerra. Ma solo il 13° emendamento della costituzione, ratificato nel dicembre 1865, avrebbe abolito la schiavitù in tutto il territorio degli USA.
L'8 dicembre 1863 Lincoln emanò il Proclamation of Amnesty and Reconstruction: in esso si stabiliva che, a eccezione degli alti ufficiali e dei funzionari governativi, a ogni sudista che avesse giurato lealtà alla Costituzione federale e obbedienza alla legislazione di guerra (compreso il proclama sulla schiavitù) fosse garantita l'amnistia.
Le dottrine secessioniste uscirono definitivamente screditate, mentre l'autorità del governo federale risultò enormemente accresciuta. Il Congresso poté varare le misure alle quali il Sud si era strenuamente opposto prima della guerra, comprese le concessioni di terre nei nuovi territori, l'assegnazione di contributi federali per il loro sviluppo, nonché la definizione dei più elevati dazi doganali mai stabiliti dal governo americano. Dal punto di vista economico, la guerra incentivò la meccanizzazione della produzione e la concentrazione del capitale al Nord; infine la guerra di Secessione significò libertà per quasi quattro milioni di neri. Le radici culturali di oltre 300 anni di schiavismo non poterono però essere sradicate con le armi, continuando a generare tensioni e problemi nella società americana sino a tutto il XX secolo e oltre.
Il 9 aprile 1865 ad Appomattox, Virginia, il comandante in capo delle forze sudiste generale Lee firma l'atto di resa al suo omologo Grant, ponendo fine alla guerra di secessione americana.
Nella prima metà del XIX secolo, gli stati del Nord e quelli del Sud erano portatori di tradizioni e interessi economici, sociali e politici profondamente diversi. La principale causa di contrasto tra le regioni agricole meridionali e quelle industriali del Nord era l'istituto della schiavitù. Perno del sistema socioeconomico sudista, che annoverava al suo interno oltre quattro milioni di schiavi neri impiegati nelle piantagioni di cotone, tabacco e canna da zucchero, la schiavitù non rispondeva invece alle esigenze produttive delle regioni settentrionali, interessate alla meccanizzazione del lavoro, ed era dunque lì avversata per ragioni tanto ideali che di interesse. Sulla questione, il Compromesso del Missouri del 1820 stabilì che all'interno dei territori a ovest del Mississippi, da poco acquisiti dagli Stati Uniti, il 36°30' parallelo avrebbe costituito il confine tra stati schiavisti e stati liberi.
A metà del secolo, tuttavia, nel Sud si guardava con sospetto all'azione del Congresso, dove i rappresentanti degli stati schiavisti costituivano ormai una minoranza. Lo scontento sudista era accresciuto dall'introduzione in molti stati settentrionali di leggi a tutela della libertà personale che minavano l'efficacia delle norme varate per arginare il fenomeno della fuga degli schiavi (vedi Fugitive Slave Laws). Non meno apprensione generavano i crescenti successi elettorali del partito Free-Soil, secondo il quale nessuno stato schiavista di nuova costituzione doveva essere ammesso nell'Unione. Tuttavia, nel 1857 la Corte Suprema decretò l'incostituzionalità di qualsiasi pretesa federale di proibire la schiavitù. Il 16 ottobre 1859 John Brown, un ardente abolizionista, attaccò l'arsenale federale di Harpers Ferry, in Virginia, con l'intento di provocare una sollevazione degli schiavi. Questa azione convinse i sudisti della propria insicurezza entro l'Unione.
In occasione delle elezioni presidenziali del 1860, il candidato repubblicano Abraham Lincoln si dichiarò contrario all'estensione della schiavitù. L'elezione di Lincoln rinforzò nel Sud l'opinione che per tutelare i propri interessi non esistesse altra via se non l'indipendenza: nel marzo 1861, sette stati adottarono ordinanze di secessione dando vita agli Stati Confederati d'America ed elessero Jefferson Davis a presidente. Nel suo discorso inaugurale Lincoln dichiarò illegale la secessione, esprimendo l'intenzione di mantenere l'autorità e i possedimenti federali nel Sud. Quando il 12 aprile 1861 l'artiglieria sudista aprì il fuoco per impedire il rifornimento della base militare federale di Fort Sumter (Carolina del Sud), Lincoln ordinò l'invio di truppe per sedare la rivolta. Per tutta risposta, Virginia, Arkansas, North Carolina e Tennessee aderirono alla Confederazione. I nordisti, costretti ad attaccare il nemico per obbligarlo alla resa, erano chiamati ad agire su un fronte assai vasto, con linee di comunicazione e approvvigionamento molto esposte. In considerazione di ciò, i consiglieri militari di Lincoln lo convinsero dell'opportunità di un blocco navale delle coste meridionali per impedire l'afflusso di rifornimenti dall'Europa, cui far seguire l'invasione della valle del Mississippi, così da tagliare in due la Confederazione.
l 21 luglio la vittoria dei sudisti nella battaglia di Bull Run costrinse i vertici politico-militari dell'Unione ad abbandonare ogni speranza di guerra-lampo e a impegnarsi nella costituzione di un solido esercito. Di ciò Lincoln dette incarico al generale George McClellan.
Nella primavera del 1862 McClellan lanciò l'offensiva: occupata la penisola a sud-est di Richmond, fermò la marcia in attesa di rinforzi. Ciò dette modo al generale sudista Thomas J. "Stonewell" Jackson di passare il Potomac e di minacciare Washington. Gli uomini di Jackson e quelli dell'Armata confederata della Virginia settentrionale comandati dal generale Robert Edward Lee attaccarono le truppe di McClellan, sconfiggendole nella battaglia dei Sette Giorni (25 giugno-1° luglio). Nei primi sei mesi del 1862 il generale Ulysses Grant riuscì prima a ottenere il controllo delle vie d'accesso alla valle del Mississippi in Tennessee e Arkansas, poi a spingersi sino a Memphis. Nel corso del secondo semestre dell'anno Grant decise l'assalto di Vicksburg, l'ultima roccaforte lungo il corso del Mississippi rimasta ai Confederati: in dicembre, la vittoriosa difesa della fortezza da parte dei suoi occupanti costituì la pagina finale delle vicende militari del 1862.
Assumendo il comando dell'Armata del Potomac, il generale Joseph Hooker nell'aprile 1863 mosse contro le forze di Lee: a Chancellorsville i confederati costrinsero Hooker alla ritirata. Intendendo indurre l'Unione a negoziare la pace, Lee mosse all'attacco verso nord. In giugno raggiunse le regioni meridionali della Pennsylvania, dove, nei pressi di Gettysburg, si combatté la battaglia considerata il punto di svolta dell'intera guerra. Il 1° luglio ebbe inizio la battaglia: il 3 luglio Lee decise di caricare al centro le linee nemiche, ma l'attacco fallì completamente. Ordinata la ritirata, Lee riuscì a riparare in Virginia. Il 1863 si chiudeva decisamente in favore delle forze dell'Unione.
Nominato comandante in capo di tutte le forze dell'Unione, Grant si accinse a chiudere la morsa attorno alla Confederazione: l'Armata del Potomac, guidata dallo stesso Grant con la collaborazione di Meade, avrebbe dato battaglia a Lee ancora una volta puntando su Richmond; il generale William Sherman si sarebbe invece mosso alla conquista di Atlanta (Georgia) partendo da Chattanooga; una terza armata, al comando del generale Philip Sheridan, avrebbe infine occupato la valle dello Shenandoah per tagliare i rifornimenti a Lee. La campagna finale ebbe inizio al termine di marzo. Grant, bloccato poco a nord di Richmond, assediò Petersburg per oltre nove mesi.
Miglior corso per la causa dell'Unione ebbero gli avvenimenti nella valle dello Shenandoah e in Georgia, dove Sheridan e Sherman raggiunsero entro l'estate gli obiettivi loro assegnati. La marcia di Sherman verso il mare partì il 15 novembre da Atlanta in fiamme. Le truppe nordiste avanzarono distruggendo sistematicamente ogni cosa potesse sostenere lo sforzo bellico dei sudisti: nella primavera del 1865 furono invase le due Caroline. All'inizio di aprile Petersburg venne espugnata dagli unionisti; con i rifornimenti tagliati, anche Richmond dovette capitolare. Lee si diresse allora a occidente, Grant però gli bloccò la strada e il 9 aprile 1865 lo costrinse alla resa.
Nel settembre del 1862 Lincoln annunciò che a partire dal 1° gennaio 1863 negli stati o parti di stati ancora coinvolti nella ribellione secessionista, gli schiavi sarebbero stati "liberi per sempre". Il proclama di Emancipazione fu giustificato come misura utile a indebolire la capacità produttiva del nemico e anticipare così la fine della guerra. Ma solo il 13° emendamento della costituzione, ratificato nel dicembre 1865, avrebbe abolito la schiavitù in tutto il territorio degli USA.
L'8 dicembre 1863 Lincoln emanò il Proclamation of Amnesty and Reconstruction: in esso si stabiliva che, a eccezione degli alti ufficiali e dei funzionari governativi, a ogni sudista che avesse giurato lealtà alla Costituzione federale e obbedienza alla legislazione di guerra (compreso il proclama sulla schiavitù) fosse garantita l'amnistia.
Le dottrine secessioniste uscirono definitivamente screditate, mentre l'autorità del governo federale risultò enormemente accresciuta. Il Congresso poté varare le misure alle quali il Sud si era strenuamente opposto prima della guerra, comprese le concessioni di terre nei nuovi territori, l'assegnazione di contributi federali per il loro sviluppo, nonché la definizione dei più elevati dazi doganali mai stabiliti dal governo americano. Dal punto di vista economico, la guerra incentivò la meccanizzazione della produzione e la concentrazione del capitale al Nord; infine la guerra di Secessione significò libertà per quasi quattro milioni di neri. Le radici culturali di oltre 300 anni di schiavismo non poterono però essere sradicate con le armi, continuando a generare tensioni e problemi nella società americana sino a tutto il XX secolo e oltre.
Iscriviti a:
Post (Atom)
Cerca nel blog
Archivio blog
-
▼
2026
(255)
-
▼
settembre
(11)
- 33 anni di Amico Rom
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi
- #Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
-
▼
settembre
(11)

