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domenica 3 aprile 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 3 aprile.
Secondo alcune recenti ricerche di un pool di geologi, il 3 aprile 33 d.C. è la data in cui sarebbe morto Gesù.
Nessun testo indica in modo preciso il giorno della morte di Gesù, tuttavia i Vangeli riportano alcuni elementi che, se letti non in chiave simbolica possono aiutarci. Uno di questi elementi è riportato solo da Matteo nel suo Vangelo al capitolo 27 e al verso 51 dove parla di un tremore della terra, di un terremoto.
Il geologo Jefferson Williams di Supersonic Geophysical con i suoi colleghi, Markus Schwab e Achim Brauer del Centro tedesco di ricerca per le Geoscienze, hanno recentemente scoperto una cosa interessante: analizzando tre segmenti di materiale prelevato ad Ein Gedi, sul Mar Morto, hanno scoperto come almeno due notevoli terremoti abbiano colpito quella zona. Il primo, molto ampio, nel 31 prima di Cristo, e il secondo che ha avuto luogo fra il 26 e il 36 dopo Cristo. “Questo ultimo” ha dichiarato Williams , “è avvenuto negli anni in cui Ponzio Pilato era procuratore della Giudea e nel periodo in cui è circoscritto il terremoto del Vangelo di Matteo”.
Secondo i tre ricercatori questo prova che probabilmente c’è stato un terremoto locale, abbastanza potente da deformare i sedimenti rocciosi di Ein Gedi, ma non sufficiente a produrre una memoria storica più ampia. A questo punto proviamo a ricapitolare i dati che abbiamo che ci possono permettere di identificare la data di morte di Gesù:
-  tutti i Vangeli e gli Annali di Tacito (XV, 44) concordano nel collocare la crocifissione quando Ponzio Pilato era procuratore della Giudea, quindi tra il 26 e il 36 dopo Cristo;
- tutti i Vangeli collocano la crocifissione di venerdì;
- tutti i Vangeli concordano sul fatto che Gesù morì alcune ore prima dell’inizio del sabato ebraico (che iniziava al tramonto del venerdì);
- i sinottici (Matteo, Marco e Luca) indicano che Gesù sarebbe morto il 15 di Nisan
- Giovanni invece colloca la morte di Gesù apparentemente al 14 di Nisan
C’è poi un altro dato riportato dai vangeli sinottici e cioè l’oscurità che ricoprì la terra al momento della morte di Gesù. Non ci furono eclissi di sole compatibili con gli altri dati, quindi si ipotizza che questo sia un evento simbolico oppure potrebbe essere stato un improvviso innalzamento di polvere, l’intenzione di Williams è quella di investigare in questa direzione.
In ogni caso, tutti questi dati ci permettono di ipotizzare come date per la morte di Gesù: Venerdì 7 aprile del 30 d. C. , o Venerdì 3 aprile del 33 d. C. Il fatto che risulti un’eclissi di Luna il 3 aprile del 33 d. C, intorno alle 14.45 (l’ora della morte, secondo i Vangeli era l’ora nona romana, quindi intorno alle 15) farebbe propendere, al momento, per questa data.

martedì 28 maggio 2013

#ChiSiamo: Candele Accese!




http://4.bp.blogspot.com/

Siamo come candele accese.
Il rosso della fiamma non è l’unico colore,
 ma solo il più esterno e visibile.
 Ci sono anche il giallo e il blu: alla base, intorno allo stoppino.
Allo stesso modo in noi convivono tre livelli di “combustione”:
il rosso delle passioni all’esterno, il giallo delle emozioni e, 
alla base, il blu dello spirito.
Chi passa la vita a inseguire passioni per provare emozioni 
fa una cosa molto vitale, ma insufficiente
 ed è per questo che rischia di rimanere sempre inappagato.
 Per trarre dai sensi tutto ciò che possono darti,
 occorre lavorare sullo strato più profondo e nascosto.
 Imparare a cercare risposte all’interno 
e non all’infuori di te.
 Altrimenti sarai sempre vittima delle circostanze 
e degli ondeggiamenti emotivi altrui.
 
  Massimo Gramellini, Cuori allo specchio

sabato 14 luglio 2012

L’assenza di passione che indigna il femminino, #Śiva e #Devī #Parvāti, Doniger #Wendy, Śiva, l’ #asceta #erotico, #Brhaddharma, Enrico #Borla, Ennio #Foppiani, #Losfeld. La terra del #dio che #danza #citazione


Dopo essere apparsa a Brahmā e a Visnū sotto forma di un cadavere infestato dai vermi ed essere stata rifiutata, Devī andò da Śiva e inizialmente non riuscì a scuoterlo dalla meditazione. Sprigionò un vento profumato che portò atomi del suo corpo alle narici di Śiva. Śiva avvertì il profumo e interruppe lo stato di trance e accolse il cadavere tra le braccia, poi si reimmerse nella meditazione. Devī si compiacque di lui e lo riconobbe come śiva. Egli assunse la forma del linga e lei quella della yoni, poi lei mise il linga dentro di sé e si tuffò nell’acqua per creare una progenie.

(Brhaddharma, cit. in  Doniger Wendy, Śiva, l’ asceta erotico, Milano, Adelphi, 1996, p. 206)


Il rapporto che legò Śiva con la dea passò dunque soprattutto attraverso l’assunzione del lato mortifero che emana l’eros insito nell’archetipo femminile. Di questo fu sempre conscio Śiva che rifuggì l’eros perché lo distraeva dalla sua ascesi, ma dall’altro lato, consapevole della forza della sua passione accumulata nelle pratiche devote, assunse fin dall’inizio la femminilità come principio inalienabile caratterizzante il suo procedere. È noto come Parvāti fosse l’avatara, l’incarnazione della Devī, e quindi è comprensibile che il rapporto d’amore fra i due si mosse sul doppio binario dell’eros e della privazione, dell’ascesi assoluta e del piacere più totale e in considerazione a ciò Parvāti si pose alla conquista del dio.

Figlia dell’Himālaya, Parvāti fin dall’infanzia mostrò una devozione assoluta nei confronti del dio dai tre occhi. Il suo strumento per esserne degna fu il tapas, l’ardore dell’ascesi. Parvāti desiderò Śiva perché egli aveva distrutto il desiderio e questa motivazione davanti alla negazione del desiderio nel mondo femminile è ben nota psicologicamente, perché il principio femmineo si indigna di fronte all’assenza di passione; nulla infatti offende più una donna che l’assenza di desiderio davanti alla sua profferta e si può ben comprendere il perché: senza la bramosia, il femminile non verrebbe più assunto dal maschile e in breve ogni specie vivente sessuata verrebbe meno.

(Enricco Borla, Ennio Foppiani, Losfeld. La terra del dio che danza, Bergamo, Moretti & Vitali, 2005, pp. 160-61)


(Immagine sopra: Ossessione, film di Luchino Visconti,



giovedì 7 giugno 2012

#Citazione #AbbracciareLa #Vita: Vivere Con Passione

http://cdn.blogosfere.it/messainscena/images/charlot_chaplin.jpg
È veramente bello battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione. Perdere con classe e vincere osando perché il mondo appartiene a chi osa! La vita è troppo bella per essere insignificante.

Charlie Chaplin

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