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martedì 6 giugno 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 6 giugno.
Il 6 giugno 1984 viene presentato in Russia il videogioco Tetris.
Siamo a Mosca, in un momento in cui il sistema economico sovietico non funziona granché bene. C’era però una piccola isoletta felice che funzionava bene chiamata Darodnicyn Computing Center, un centro di ricerca e sviluppo del governo dove le persone più intelligenti del paese erano libere di dire la propria e liberare la propria creatività senza alcun ostacolo. Lì, c’era anche la libertà d’espressione e chi lavorava per il Darodnicyn poteva sapere cosa succedeva oltre il confine; Come per l’appunto, Alexey Pajitnov.
Il 29enne Alexey era come tutti lì dentro un ingegnere elettronico, felice di essere “libero” di pensare e di sapere. L’industria aerospaziale del paese gli dava molti spunti per lavorare e in quel periodo studiava le traiettorie dei satelliti artificiali orbitanti: gli sputnik. Ma oltre allo spazio e all’elettronica Alexey era anche un amante dei giochi da tavolo che lo portavano a passare grandi quantità di tempo dietro alla dama, gli scacchi, i puzzle, e un gioco a noi poco conosciuto chiamato pentomino che consisteva nell’unire dodici forme differenti fino a che non si riusciva a realizzare un quadrato perfetto. Da lì la storia è facile da immaginare, Alexey comincia a trasferire il pentomino sul suo processore perdendoci molto tempo e fumando quantità industriali di sigarette. Un’impresa veramente ardua che lo portò a diminuire i pezzi da dodici a quattro, speculandoli anche. Una volta colorati tutti diversamente, il primo problema. Cosa fare di questi pezzi? Alexey ispirandosi come spesso faceva a menti come Newton, Einstein e Galileo arrivò subito alla soluzione: la gravità. I pezzi, chiamati tetramini cadevano dall’alto per posarsi sul fondo. Ogni volta che i tetramini riuscivano a riempire una linea interamente da destra a sinistra questa veniva eliminata e assegnando al giocatore un punteggio. Due righe in un solo colpo? Punteggio più alto, e così via. Ovviamente come ben sapete i pezzi potevano anche essere ruotati. La regola che Alexey decise già da subito fu quella del tempo infinito: un giocatore più era bravo e più avrebbe continuato la propria partita.
In poco, pochissimo tempo quel gioco divenne una droga per Alexey che per un attimo pensò di essere prossimo alla pazzia.
Un videogioco davvero poteva avere su di lui il potere di incollarlo allo schermo? I colleghi lo rassicurarono, succedeva anche a loro. Ci furono addirittura dei momenti in cui tutto il Computing Center si trovò a giocare a Tetris (fusione delle parole tetra e tennis). Il direttore di Alexey si soffermò a riflettere: perché i miei dipendenti giocano a Tetris così tanto da trascurare le proprie priorità lavorative? Semplice, la differenza tra questo diabolico videogioco e quelli americani è che in questi ultimi bisogna uccidere e distruggere, la creazione di Alexey è invece un qualcosa che necessita logica e abilità. In più, la voglia di giocare viene amplificata dal fatto che il Tetris non premia, ovvero ciò che si fa di buono viene eliminato e rimangono sul fondo solo gli errori che mettono nella testa la voglia di cercare di risolvere.
Il gioco passò di mano in mano fino a che tutta Mosca si mise a giocare a Tetris. Alexey sinceramente non aveva mai pensato a un’esclusiva sul videogioco e la possibilità di guadagnarci, anche perché nell’Unione Sovietica sarebbe stato punito con la prigione. E il Tetris addirittura attraversò i confini passando per le mani di una società britannica chiamata Maxwell Corporation. In un epoca in cui il pubblico era impressionato dal potersi svagare utilizzando una nuova tecnologia la Maxwell contattò la Atari per potere produrre il Tetris su consolle. Nel 1988 Tetris era un vero e proprio must per tutti e la Maxwell lo pubblicizzava con lo slogan “Dalla Russia con amore”. E Alexey come la prese? Alexey se ne fregava altamente, lui era impegnato con questioni più importanti come le guerre nucleari e le missioni spaziali.
Mentre tutto ciò succedeva, un giovane designer chiamato Henk Rogers che era seduto a un tavolo mangiando sushi a Tokio con il dirigente di un’azienda chiamata Nintendo discuteva su una fiera che avrebbe visitato il giorno dopo a Las Vegas, la Consumer Electronic Show. In effetti il suo lavoro consiste proprio in questo, girare il mondo e trovare prodotti accattivanti per questa azienda che sta per lanciare una grandissima novità sul mercato ovvero una consolle portatile: Il Game Boy. Henk rimane stupefatto da quel videogioco così tranquillo che non riesce a farlo smettere di giocare mentre dietro di lui si crea una fila di altri visitatori intenti a provare il Tetris. Ne compra una confezione e sposta il suo volo di ritorno in Giappone al giorno dopo, un prodotto così va sfruttato subito, il tempo è poco perché il Game Boy è quasi pronto. Henk chiama subito la Spectrum Electronics, azienda che compare sulla scatola del videogioco ma con grande sorpresa scopre che non sono loro a possedere i diritti; saranno loro stessi a dire che chi ha quei diritti è una società ungherese chiamata Andromeda. Henk non perde tempo, li contatta e scopre che c’è un accordo tra loro e il governo sovietico. Con le spalle coperte dalla Nintendo il ragazzo cerca in tutti i modi di bloccare il commercio per avere l’esclusiva spendendo qualsiasi cifra possibile, ma la Andromeda che prima era molto presa dalla proposta cambiò idea, portando per le lunghe la questione. Un fax a settimana per sollecitare e così per tre mesi, perché ci mettevano così tanto? Semplicemente perché l’azienda ungherese non aveva mai ripagato il governo sovietico. Henk questo non lo sapeva però e arrivò a pensare che forse la Andromeda stava portando avanti la trattativa con altri. Che fare? La soluzione migliore, saltare un passaggio e volare a Mosca, senza un indirizzo, senza un appuntamento. In quella città grigia senza un cartellone pubblicitario e le insegne luminose spente e soprattutto violando le leggi sovietiche che impongono agli stranieri di programmare preventivamente gli incontri d’affari motivando dove, quando e perché, riesce a farsi ricevere dal responsabile del ministero dove scopre che il Tetris beh, non è di nessuno. Fissa un appuntamento per il giorno dopo per chiudere l’affare quando andandosene, nei corridoi, intravede il Signor Maxwell della Maxwell Corporation. La Russia stava facendo il doppio gioco. Henk allora, uscito da lì chiamò immediatamente Alexey dicendogli il motivo per cui si trovava lì, ovvero produrre la sua creazione assieme al Game Boy. Alexey trovò Henk simpatico e nacque subito un’amicizia. Vederli assieme non sembrava assolutamente di guardare due persone che stavano facendo affari, sembravano più due ragazzi appassionati di videogiochi e nient’altro. Henk propone un contratto onesto cristallino con conteggi precisi sulle vendite e promette di non sgarrare sulla percentuale pattuita. Alexey è convinto, il progetto era interessante e ambizioso. L’accordo viene firmato dopo che Pajitnov riceve l’approvazione dal ministero. Henk è felicissimo di essere riuscito nel suo intento. L’unico problema è che la Atari stava già producendo il Tetris su una propria consolle portatile arrivando a vendere mezzo milione di unità su licenza della Mirrosoft, azienda del Signor Maxwell. Si andò per avvocati, una causa che diventò di dominio pubblico che forse oggi potremmo paragonare alla vicenda Apple-Samsung. La Nintendo era la Apple. Henk, felice di avere un lieto fine ricorda però l’amico Alexey, che non ha mai visto un soldo per colpa del governo sovietico che si intasca tutto senza lasciare nemmeno una minima parte al giovane programmatore russo. Inaccettabile. Lui aveva promesso un contratto trasparente che non per colpa sua non è stato mantenuto. Henk che comunque si sente in colpa lo convince a trasferirsi: destinazione Seattle, Microsoft.
Alexey programma giochi ed è felice, senza alcun risentimento per avere lasciato l’Unione Sovietica.
Come tutti sappiamo poi l’URSS cessò di esistere e dopo dieci anni il contratto della Nintendo si sciolse facendo tornare tutti i diritti ad Alexey che dal 1996 comincia a ricevere i suoi proventi. Inutile dire che nel giro di poco tempo Alexey divenne ricco.
Il russo, felicissimo, assieme all’amico Henk, decise poi di formare la Tetris Company con sede alle Hawaii, la società che ancora oggi detiene tutti i diritti del videogioco.
Ancora oggi il Tetris continua a vendere dopo oltre 30 anni. Nonostante sia un gioco oramai “antiquato” è disponibile per tutti i telefoni cellulari di ultima generazione e ogni anno si disputano un gran numero di tornei in tutto il mondo (da menzionare il campionato mondiale che avviene presso il campus dell’università della South California dove partecipano i più grandi campioni provenienti da ogni angolo terrestre, con un premio di cinque mila dollari e un trofeo ispirato al tetramino T). Un prodotto così diffuso che attira l’attenzione di psicologi, sociologi, comportamentisti ed esperti di salute sociale. Un recente studio dimostra addirittura che il Tetris farebbe bene al cervello producendo una corteccia cerebrale più spessa.

venerdì 23 settembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 23 settembre.
Il 23 settembre 1889 viene fondata la Nintendo.
Per raccontare la storia dei videogiochi è necessario parlare di Nintendo Company Limited, la più grande azienda di videogame al mondo, fondata da Fusajiro Yamauchi a Kyoto il 23 settembre 1889.  Ovviamente, alla fine dell’Ottocento non esiste neppure l’idea dei giochi digitali, infatti, il signor Yamauchi crea una ditta (la Nintendo Koppai) che produce delle semplici carte da gioco. È a metà del Novecento che Nintendo cambia nome, diventando Nintendo Playing Card Co. Ltd e allarga il suo business grazie a una fruttuosa partnership con The Walt Disney Company. La collaborazione con Walt Disney riempie le casse dell’azienda, ufficialmente lanciata nel mondo del business dedicato all’intrattenimento dei bambini. Nintendo, nonostante, abbia più di 70 anni continua a essere una ditta giovane e a gestione familiare tanto che, nel 1963, a Hiroshi Yamauchi succede il nipote di Fusajiro Yamauchi, manager illuminato che fiuta il mercato dei giocattoli, come occasione per ingrandirsi ancora.
Debutta in questo settore con una sorta di braccio meccanico (molto simile a una pinza), chiamato Ultra Hand, e la collezione Laser Clay Shooting System, una serie di pistole molto amate dai piccoli. Per vedere però i primi videogiochi è necessario aspettare gli anni Settanta. Nel 1977 viene lanciata la prima console Color TV Game 6. Questo modello contiene sei livelli di Pong, il famoso simulatore di tennis da tavola. È un gioco molto elementare, in bianco e nero, ma a metà degli anni Settanta dà il via a una sorta di rivoluzione culturale.
La svolta, quella vera, arriva nel 1981 quando la new entry di Nintendo, il game designer giapponese Shigeru Miyamoto (il papà di Super Mario), crea il gioco Donkey Kong, il più grande successo aziendale dell’epoca. Il protagonista è uno scimmione ghiotto di banane con indosso una cravatta rossa.  Gli appassionati del settore sospettano che il nome Donkey Kong sia nato da un banale refuso, perché in realtà avrebbe dovuto chiamarsi più semplicemente Monkey Kong. Sta di fatto che questo gorilla è sicuramente il primo personaggio di casa Nintendo a diventare una star.
Nel 1980 arriva Nintendo Entertainment System (NES), una console a 8 bit che segna un altro gol nel settore dell’azienda giapponese. Certo, il successo di questa console è strettamente vincolato ai giochi: il primo del 1985 è Super Mario Bros, il prodotto più venduto nella storia dei videogame (40 milioni di copie nel mondo).  Sempre negli anni Ottanta prende il via anche la fase dei videogiochi tascabili e nel 1989 nasce, inoltre, il Game Boy, la prima console portatile di Nintendo.
Gli anni Novanta per Nintendo sono tutti in salita (in termini di profitto) perché non sbaglia un prodotto: troviamo infatti nel 1990 la Super Nintendo Entertainment System (SNES) e poi la Nintendo 64, oggi mandate in pensione dalla Wii e dal GameCube. Il Game Boy, che ha subito diverse rivoluzioni e restyling dal 1989 al 2005, è sicuramente una delle console portatili di maggior successo fino agli inizi del 2000, con i suoi 100 milioni di pezzi venduti.
L’azienda ha poi introdotto nel mercato un nuovo prodotto, che possiamo anche vedere come una sorta di successore del Game Boy ed è il Nintendo DS (arrivato nel 2011 al modello 3DS).  Quest’ultima console deve parte del suo successo al Brain Training, un gioco che serve per allenare il cervello e mantenerlo giovane e attivo. Questo speciale videogame ha conquistato anche quel pubblico normalmente refrattario a questo tipo di intrattenimento.
Con la stessa logica si impone sul mercato la Wii, una console che non solo consente di giocare, ma anche di fare ginnastica, imparare a danzare, o fingersi il grande musicista di una band. Wii è il principale competitor della famosa Xbox 360 di Microsoft Corporation e della PlayStation di Sony.
Nintendo ha davvero una storia incredibile che le ha permesso di festeggiare, con orgoglio, nel 2009 i suoi primi 120 anni attività. Oggi è tra le 10 aziende più importanti del Giappone e il suo valore complessivo supera quello della rivale Sony. Ha prodotto circa 560 giochi differenti, ovviamente, per le sue console di cui ha venduto oltre 557 milioni di pezzi.

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