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domenica 7 giugno 2026

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 giugno.
Il 7 giugno 1654 Luigi XIV viene ufficialmente incoronato, all'età di 15 anni, re di Francia. In verità aveva già il titolo di Re dall'età di 5 anni, sebbene governasse di fatto la madre Anna D'Austria. E non presiedette al governo del suo paese nemmeno dopo l'incoronazione, bensì solo 7 anni più tardi, alla morte del capo ministro, il cardinale Mazarino.
La sua nascita (Château-Neuf di Saint-Germain-en-Laye) apparve miracolosa, avvenendo dopo 23 anni di matrimonio sterile tra i suoi genitori, Luigi XIII e Anna d'Austria. Di questa regale devozione è traccia nel nome Louis Dieudonné, giacchè nella sua nascita si vide una grazia del cielo dovuta al voto di consacrazione della Francia alla Vergine Maria fatto da Luigi XIII e celebrata nell'agosto 1638. E non rimase figlio unico, Louis Dieudonné, giacchè due anni più tardi avvenne la nascita di Filippo, duca d'Angiò e poi duca di Orléans, detto Monsieur.
 Luigi, che è noto anche come il Re Sole (in Francese: Le Roi Soleil) e come "Luigi il Grande" (Louis le Grand), governò sulla Francia per oltre settant'anni, più di qualsiasi altro monarca francese e di tutti i principali monarchi europei.
Sposò l'infanta di Spagna Maria Teresa d'Austria (1638-1683), figlia di Filippo IV Asburgo e di Elisabetta di Francia (Elisabetta di Borbone, figlia di Enrico IV). Ne ebbe 5 figli, che morirono tutti prima di lui.
Luigi XIV ebbe molte amanti, alcune delle quali esercitarono un grande ascendente sugli intrighi politici, ma anche sulla cultura del loro tempo, tra cui Madame de Montespan e Madame de Maintenon (che sposò in segreto dopo la morte della regina, nel 1684). A Versailles fece allestire scale segrete per raggiungere più facilmente le sue amiche. Queste relazioni irritavano fortemente il partito dei devoti e moralisti di corte, tra cui il precettore del Gran Delfino, Bossuet e, comprensibilmente, Madame de Maintenon.
I problemi legati alla successione e il cattivo stato di salute intristirono gli anni finali del regno del Re Sole.
Dopo il Gran Delfino morirono di vaiolo anche suo figlio, Luigi duca di Borgogna, e il primo figlio ed erede di questi. Rimaneva, unico principe del sangue erede legittimo di Luigi XIV, il figlio minore del duca di Borgogna, Luigi duca d'Angiò.
Degli altri due figli del Gran Delfino uno, re di Spagna con il nome di Filippo V, dovette rinunciare alla successione al trono di Francia in forza del trattato di Utrecht; l'altro morì anch'egli prima di Luigi XIV.
Il re decise allora di estendere il diritto di successione a due dei sette figli avuti dalla Montespan, Luigi Augusto di Borbone duca del Maine (1670-1736), e Luigi Alessandro di Borbone conte di Tolosa (1678-1737).
Luigi XIV morì il 1 settembre 1715 di cancrena, dopo 72 anni e 100 giorni di regno. Gli successe il pronipote Luigi duca d'Angiò, con il nome di Luigi XV e sotto la reggenza, fino alla maggiore età (nel 1723, a 13 anni), del duca Filippo di Orléans, nipote e genero del defunto Re Sole.
Durante il suo regno la Francia fu la dominatrice e il modello culturale dell'intera Europa (si pensi solo al "modello Versailles" di regge e ville di tutta Europa, dalla Svezia alla Reggia di Caserta, fino alla Meknès rifondata da Moulay Ismail e alla tarda imitazione di Herrenchiemsee, voluta da Ludwig II di Baviera), e il francese s'impose come lingua dell'aristocrazia e della diplomazia fino a tutto il XVIII secolo.
Si deve al Re Sole la trasformazione della monarchia francese in monarchia assoluta, ma in funzione di una precisa strategia volta a ridurre il potere della nobiltà, sempre pronta ad interferire con i suoi intrighi nelle scelte politiche della corona.
La frase che gli viene spesso attribuita, "L'état, c'est moi!" ("Lo Stato sono io!"), è molto probabilmente apocrifa, giacché il suo regno fu contrassegnato da grandi progressi nel diritto pubblico, proprio nella distinzione tra la persona fisica del re e lo Stato, mentre più veritiera appare l'altra frase celebre attribuitagli sul letto di morte: «Je m'en vais, mais l'État demeurera toujours.» (Io me ne vado, ma lo Stato resterà sempre).
Luigi si impegnò, piuttosto, a indebolire la nobiltà di spada costringendone i membri a servire (assai dispendiosamente) alla sua corte e a trasferire al contempo l'esercizio effettivo del potere da una parte ad una amministrazione assai centralizzata, e dall'altra alla nobiltà di censo, che essendo un suo prodotto sarebbe stata certamente fedele e non competitiva nei riguardi della monarchia.
Allo stesso modo procedette nei riguardi della Chiesa di Roma, che considerava (non a torto) promotrice e sostenitrice di non minori intrighi: la chiesa cattolica francese fu fortemente sostenuta, ma nella sua versione gallicana, facendo approvare nel 1682 dall'assemblea dei vescovi francesi, i quattro principi secondo cui Il Papa non aveva autorità sul potere temporale e il Re non era soggetto alla Chiesa in materia di cose civili; il Concilio Generale aveva autorità sul Papa; le antiche libertà della Chiesa francese erano inviolabili; il giudizio del Papa non era inconfutabile.
Nel 1685 poi, appena morto Colbert che li proteggeva, Luigi pensò bene di liberarsi dei protestanti revocando l'Editto di Nantes (revoca motivata con il pretesto che in Francia non esistevano più protestanti!), il che però provocò un esodo di categorie fortemente produttive verso l'Olanda e l'Inghilterra, che ebbe risultati disastrosi sull'economia francese sia direttamente, sia sul piano della concorrenza internazionale.
Questa scelta strategica di fortissimo accentramento trovò la propria manifestazione architettonica nella costruzione della nuova reggia a Versailles (che aveva l'ulteriore vantaggio di liberare la corte dall'assedio, sempre un po' allarmante, della sovraffollata, turbolenta e pochissimo igienica Parigi dell'epoca), e l'architetto istituzionale in Jean-Baptiste Colbert, creatore del sistema amministrativo che fece della Francia assolutista il primo paese moderno d'Europa.
Un esempio assai significativo di questo mix tra assolutismo politico ed intelligenza amministrativa fu il "Code noir", raccolta delle ordinanze relative agli schiavi neri d'America in seguito all'acquisto della Martinica nel 1674 e pubblicato dopo la morte di Colbert, nel 1685, che fece da modello fino all'800 ad altri analoghi regolamenti coloniali.
Sicuramente severo e pregiudizialmente intento a cristianizzare gli schiavi vietando loro qualsiasi altro culto, il Codice tendeva tuttavia a metterli al riparo dagli eccessi dei loro proprietari, riconosceva il loro diritto a possedere beni, seppur con dei limiti, a subire pene corporali non superiori o diverse da quelle che venivano inflitte ai francesi liberi. In particolare, le schiave messe incinte dai loro padroni avevano diritto ad essere liberate e ad essere legalmente sposate.
Abbastanza disinteressato alle conquiste coloniali, Luigi condusse invece varie guerre a carattere dinastico: la Guerra di Devoluzione, la Guerra Olandese, la Guerra della Grande Alleanza e la Guerra di successione spagnola. Alla fine, sul trono di Spagna era salito suo nipote Filippo V, ma il trattato di Utrecht segnava l'ascesa sulla scena europea di due nuove potenze, l'Inghilterra e l'Austria.
Luigi XIV fu il vero inventore della categoria della grandeur francese e perciò rimane assai amato dai francesi.
D'altra parte, la grandeur ha alti costi, di guerre e di pace. Questi costi portarono lo stato alla bancarotta, e all'applicazione di pesanti imposte sul mondo contadino e sulla provincia. Secondo lo storico Alexis de Tocqueville, la trasformazione dei nobili in cortigiani, insieme alla crescita di una borghesia che poteva sì pensare ed esprimersi, ma non aveva accesso al potere politico, furono alla radice dell'instabilità politica, sociale ed economica che sfociarono nella Rivoluzione francese.

giovedì 4 dicembre 2025

#AlmanaccoQuotidiano, a cura di #MarioBattacchi


 Buongiorno, oggi è il 4 dicembre.

Il 4 dicembre 1642 il cardinale Mazzarino diventa il Segretario di Stato dell'Impero di Francia.

Giulio Mazzarino nacque a Pescina (L’Aquila) nel 1602.

Dopo gli studi presso il collegio romano dei Gesuiti, frequentò le università di Alcalá e di Madrid. Tornato in Italia, passò al servizio dei Colonna col grado di capitano (1623-1626).

Addottoratosi in utroque iure passò, durante la seconda guerra del Monferrato (1627-1631), al servizio del cardinale Antonio Barberini, legato del papa Urbano VIII, facendosi notare per la sua abilità di fine diplomatico nelle trattative tra Asburgo, Francia e duca di Savoia, concludendo la tregua di Casale e la pace di Cherasco (1631) che mise fine alle ostilità tra Francia e Savoia.

Durante queste trattative Mazzarino ebbe l’occasione di incontrare più volte il cardinale Richelieu, di cui divenne uno stretto collaboratore. Fu legato papale in Avignone (1633) e poi nunzio straordinario a Parigi. Ottenuta la cittadinanza francese (1639), passò ufficialmente al servizio di Richelieu, che lo fece nominare cardinale (1641) e lo raccomandò al re Luigi XIII come proprio successore.

Dalla morte di Richelieu, Mazzarino fu primo ministro e ascoltato consigliere di Luigi XIII, che tuttavia morì pochi mesi dopo. La reggente Anna D’Austria, non appena il Parlamento di Parigi annullò la disposizione testamentaria del marito che la poneva sotto tutela di un consiglio di reggenza, nominò suo ministro proprio il Mazzarino, al quale si disse fosse segretamente sposata, diceria già smentita da S. Vincenzo de Paoli.

Nonostante Richelieu avesse lasciato precise indicazioni di comportamento politico e gli strumenti per realizzarli, le difficoltà del Mazzarino furono notevoli. La Francia si trovò impegnata, fino al 1648, nell’ultima fase della guerra dei trent’anni e fino al 1659 nel conflitto con la sola Spagna (durante il quale Mazzarino dovette far fronte anche al tradimento del Principe di Condé passato agli spagnoli). Col trattato di Vestfalia Mazzarino ottenne il riconoscimento della annessione dei vescovati di Metz, Toul e Verdun, il possesso di gran parte dell’Alsazia e la definitiva frammentazione di una Germania devastata aperta all’influenza politica e culturale francese. Con la pace dei Pirenei ottenne invece il ridimensionamento della potenza della Spagna, privata della Cerdagne, del Rossiglione, dell’Artois e di altre piazzeforti. Grazie al matrimonio fortemente voluto da Mazzarino tra Luigi XIV e l’infante Maria Teresa, la Spagna veniva poi costretta a muoversi nell’orbita politica francese.

Sul piano interno dovette affrontare la grave crisi della Fronda (dapprima – 1648 – la cosiddetta Fronda Parlamentare, successivamente – 1650-1652 – la Fronda Principesca) che lo costrinse due volte all’esilio ma che lo vide comunque trionfare sugli oppositori grazie a un abile e accurato dosaggio dell’uso della forza e di quello delle trattative, giungendo appunto fino all’apparente cedimento e alla fuga.

Dal 1653 al 1661 l’unico serio elemento di disturbo nella politica interna fu il giansenismo. Finché la polemica tra gesuiti e giansenisti si mantenne sul piano strettamente religioso, Mazzarino si astenne dall’intervenire in modo deciso, ma dopo la pubblicazione delle anonime “Lettere Provinciali”, non appena le critiche dei giansenisti si appuntarono sull’assetto politico e sociale vigente, la reazione del cardinale divenne dura: fece condannare dalla Sorbona le Cinque Tesi, fece chiudere manu militari il convento di Port-Royal e compilare un formulario di condanna del giansenismo la cui sottoscrizione fu imposta a tutti gli ecclesiastici del regno.

Alla sua morte, avvenuta a Vincennes (Parigi) nel 1661, Mazzarino, tanto odiato e disprezzato dalla maggior parte dei francesi, lasciava al suo paese di adozione, oltre alla sua splendida biblioteca personale (divenuta poi sede della Biblioteca nazionale), la pace all’interno e all’esterno e un sovrano da lui personalmente e accuratamente formato all’arte del governo e circondato da abili collaboratori. Lasciava peraltro anche una situazione finanziaria non certo brillante, determinata, oltre che dalle spese belliche, anche dalla eccessiva disinvoltura sua e dei suoi collaboratori nella gestione del pubblico denaro.

Le sue spoglie riposano nella cappella del Collège des Quatre-Nations, a Parigi.


venerdì 7 maggio 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 7 maggio.
Il 7 maggio 1664 Re Luigi XIV, il Re Sole, inaugura la Reggia di Versailles.
La reggia di Versailles è uno dei luoghi di Francia maggiormente visitati dai turisti. E' forse uno degli edifici storici più famosi della Francia, dell'Europa e anche del mondo. E' anche uno dei meglio preservati in un periodo in cui le opere d'arte e le testimonianze storiche vengono un po' trascurate e lasciate cadere nel dimenticatoio.
La reggia di Versailles non è solo un capolavoro di architettura e di ingegneria idraulica per i giochi d'acqua delle fontane dei suoi giardini, non è solo il simbolo della monarchia assolutista di Luigi XIV, il "Re Sole", ma è soprattutto un luogo crocevia della Storia; nelle sue stanze hanno vissuto re e regine, gli uomini piu potenti hanno stretto accordi fra i viali del suo maestoso giardino, nella reggia si sono svolti incontri destinati a modificare la Storia dell'Europa.
Molti storici sostengono che se non ci fosse stata Versailles forse non ci sarebbe stata la Rivoluzione Francese e, forse, Napoleone, che della rivoluzione era un prodotto, non sarebbe mai diventato imperatore.
La storia del Palazzo di Versailles possiamo affermare che inizia nel 1623 quando il re di Francia Luigi XIII vi fa costruire, su terreno acquistato dalla famiglia de Soisy, un castello usato prevalentemente per la caccia.
Quella zona, a sud ovest di Parigi, a quel tempo, era considerata piuttosto malsana per la presenza di paludi, ma l'esistenza di una vasta selvaggina aveva trasformato la regione nel luogo di caccia preferito dalla nobiltà parigina.
Nel 1632 il re acquista altri terreni e il vecchio castello venne subito abbattuto per permettere alla nuova costruzione di allargarsi. Di anno in anno la residenza reale venne ingrandita grazie anche all'acquisto di nuove terre. I lavori di ingrandimento erano diretti dall'architetto Philibert Le Roy.
Durante tutto il regno di Luigi XIII il palazzo divenne sempre più grande, ma rimase sempre nei limiti della nornalità di un palazzo reale. Il salto di qualità avvenne quando sul trono di Francia sarà Luigi XIV, detto il Re Sole.
Dal 1643, anno della morte di Luigi XIII, fino al 1651 il castello cadde in una specie di dimenticatoio.
Il giovane Luigi XIV stanco della vita in una città caotica e, in un certo senso, pericolosa come Parigi, cominciò a cercare una residenza adeguata alle sue necessità: lontana dal caos cittadino, ma tale da permettergli una vita sfarzosa.
Il ragazzo si innamorò presto del palazzo di Versailles che iniziò così una nuova giovinezza. Era il 1651 quando il palazzo entrò di prepotenza nei disegni reali.
Presto divenne il ritiro preferito del giovane re e, nel 1661, cominciarono quei lavori di ampliamento che fecero del palazzo di Versailles la più grande e sontuosa reggia d'Europa.
Le somme investite in questo ampliamento furono enormi, per quel periodo. Vennero chiamati i migliori architetti del tempo: Louis Le Vau, Charles Errand e Noel Coypel per l'edificio e Andrè La Notre per il giardino.
I problemi tecnici parevano insormontabili per poter seguire i progetti sfarzosi ideati dal re; in primo luogo per tutte le fontane e i giochi d'acqua del progetto erano insufficienti le paludi e così si arrivò a convogliare l'acqua necessaria dalla Senna.
Il giardino, che arrivava a coprire 25.000 ettari di terreno (!!!) era di una grandiosità senza uguali: canali, fontane, giochi d'acqua, innumerevoli piante, boschi e agrumeti. Per mantenerlo ci volle un piccolo esercito di 250 giardinieri.
Non era da meno l'edificio la cui maestosità e sfarzo non aveva confronti. L'opera senza dubbio più spettacolare è la "galleria degli specchi" lunga 75 metri e larga 10, conta 17 finestre e altrettanti specchi. Il soffitto della galleria venne decorato con dipinti raffiguranti le principali vittorie francesi durante i primi anni del regno del Re Sole.
Si calcola che fino al 1709, quando terminarono i lavori di ampliamento, furono impiegati circa 30 mila operai e 10 mila animali da trasporto. Al progetto lavorarono i migliori specialisti dell'epoca.
A partire dal 1665 a Versailles vennero organizzate le prime feste reali e dal 1682 la corte vi venne completamente trasferita in pianta stabile: la reggia di Versailles diveniva così il centro politico del regno.
La gloria del palazzo non durò a lungo; sopravvisse a Luigi XIV e al suo successore Luigi XV, ma durante il regno di Luigi XVI terminò in maniera drammatica di esercitare quel ruolo per il quale era stata creata.
Nel 1789 scoppiò la Rivoluzione Francese, la monarchia venne abbattuta e la reggia di Versailles, che era ritenuta uno dei simboli della monarchia e del potere assolutista del re, divenne oggetto dei saccheggi e della furia iconoclasta dei rivoltosi.
La reggia visse qualche decennio di oblio e neanche durante l'impero di Napoleone si pensò di riportarlo ai vecchi fasti.....forse per gli enormi costi. Solo nel 1837, sotto il regno di Luigi Filippo, la reggia venne restaurata per diventare Museo della Storia Francese.
Nel 1871 vi venne firmato il trattato di pace che pose fine alla guerra franco-prussiana.
Per l'ironia della sorta, qualche anno dopo, nel palazzo, che era stato il simbolo più evidente della monarchia francese, vi venne proclamata la Repubblica, la terza repubblica, per la precisione. Nel 1919, infine, il palazzo di Versailles ospitò la firma del trattato di pace che sancì la fine ufficiale del Primo Conflitto Mondiale.
Nel 1979 è stato dichiarato dall'UNESCO "patrimonio dell'umanità".
Oggi la reggia di Versailles è una delle mete preferite del turismo mondiale. La reggia con il parco rappresenta un capolavoro di architettura oltre ad essere il simbolo di un'epoca controversa nella storia della monarchia francese.
Il suo nome è associato alla figura del Re Sole e la sua costruzione se da un lato portò lustro e gloria alla figura di Luigi XIV, dall'altro contribuì al crollo della monarchia. I costi per mantenere questo palazzo e il suo parco erano così ingenti che in breve tempo le casse reali non erano più in grado di sostenerle. Quindi si ricorse all'aumento delle tasse e l'insofferenza popolare, verso questa lussuosa reggia e verso la monarchia, crebbe.
Senza la reggia di Versailles, probabilmente, la storia dell'Europa non sarebbe stata la stessa.


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