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domenica 26 novembre 2023

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 26 novembre.
Il 26 novembre 1942 debutta a New York il film "Casablanca".
"Casablanca" è stato l'archetipo di tutti i film d'amore che hanno fatto la loro comparsa sugli schermi dal 1942 in poi. Come disse qualcuno circa l'opera lirica, anche "Casablanca" non può lasciare indifferenti: o si ama o si odia.
Nel 1941 migliaia di disperati fuggono dall'Europa e dalla minaccia tedesca, rifugiandosi a Casablanca nel Marocco francese. Qui i più fortunati ottengono dei visti che equivalgono alla fuga in America e quindi alla libertà, ma la maggior parte deve prepararsi ad una lunga permanenza a Casablanca, dove si sviluppa l'intera vicenda.
C'è chi da Casablanca non vuole andarsene, perché nasconde segreti e dolori che si trascina da dove arriva; Rick Blaine (Humphrey Bogart), ad esempio, un solitario, schivo e piuttosto scorbutico americano che ha aperto un locale notturno dove tutti si incontrano ("Everybody comes to Rick's"), bevono, litigano, giocano e tramano. Quando Rick viene fortuitamente in possesso di due lettere di transito, che equivalgono ad un lasciapassare per il Nuovo Mondo importante ed ambito, iniziano i problemi. A chi le darà Rick? A chi gli offrirà il prezzo più alto? O le userà per se stesso? Le cose si complicano ulteriormente quando nel suo locale mette piede Ilsa Lund (Ingrid Bergman), con il marito cecoslovacco, il leader della Resistenza Victor Laszlo (Paul Henreid).
Il rude americano e la bellissima svedese si conoscevano già. Inizialmente non si sa quando, dove, perché la loro storia sia iniziata o sia finita. Quello che è certo è che l'amore reciproco non è mai scomparso. Il film si sviluppa poi attorno a tutti questi ed altri avvenimenti, animati da battaglie politiche, ricordi fumosi, minacce naziste, doppi giochi pericolosi. Il tutto a Casablanca, vero e proprio "bosco narrativo", per dirla con Umberto Eco ("Sei Passeggiate nei Boschi Narrativi", Bompiani, 1992, p.157).
"Casablanca" ha dei momenti ed alcuni dialoghi che rimarranno per sempre incisi nella storia del grande cinema. Ma perché ha avuto un simile successo? Grandi attori ed una buona regia, sì, ma può essere davvero solo questo? Il fattore fondamentale è piuttosto probabilmente da ricercarsi nell'avvicinamento di passione e nazione.
Una delle frasi più famose che Ilsa pronuncia è "Mentre il mondo crolla...scegliamo proprio questo momento per innamorarci!". E quanto ha ragione: la passione tra lei e Rick è totale, unica e devastante. Ma può davvero bastare a tenere unite due anime mentre l'universo si rovescia e le regole umane vengono calpestate? Dove bisogna far finire "l'egoismo" di voler tenere una persona per sé e quindi pensare alla propria felicità, per far iniziare il patriottismo, la Giustizia, il sacrificio per il bene comune? "Casablanca" è questo: la vittoria degli ideali, anche quando lo spettatore non se lo aspetta e, in fondo, non sa se lo vuole davvero.
Il principio sopra evidenziato è espresso in molti personaggi: Yvonne, innamorata di Rick, a metà film provoca una mezza rissa per essersi presentata al caffè con un soldato tedesco, principalmente con l'intento (fallito) di far ingelosire il nostro. Ma quando Laszlo, nella scena forse più bella del film, intona la Marsigliese, è la prima a cantarla con un pugno chiuso e le lacrime agli occhi, conscia dell'errore che ha fatto e dell'amore per la patria.
Il Capitano Luis Renault, personaggio unico interpretato magistralmente da Claude Rains, potrebbe tranquillamente finire nel girone degli ignavi ("Io vado dove tira il vento, e, in questo momento, tira [...] vento di Vichy"), ma quando Rick uccide il Maggiore Strasser davanti a lui, e i suoi uomini giungono, lui comanda imperterrito: "Cercate i soliti sospetti", finalmente prendendo una posizione.
Ma il "sommo sacrificio" spetta a Rick Blaine.
Dopo molti fraintendimenti, tanto cinismo, troppo dolore ed un infinito egoismo ("I stick my neck out for nobody"), il tutto innaffiato da abbondanti dosi di booze, ritrova finalmente un equilibrio ed una pace con Ilsa.
Ma il dovere chiama, la giustizia chiama, milioni di voci che hanno bisogno di un giusto come Laszlo chiamano. E Laszlo ha bisogno di Ilsa. La conclusione del sillogismo è semplice: Rick deve lasciarla andare. E per sempre, pare. Ma con la fede ritrovata. E l'altruismo, la voglia di aiutare, di vincere, di prendere una posizione. La più grande soddisfazione, per Laszlo, che è riuscito a fare un altro accolito ("Ora so che la nostra parte vincerà"). Lo spettatore non capisce appieno quanto lui sappia e capisca. Ma Laszlo sa e capisce fin troppo. Ha perfettamente coscienza di quanto succede, ma per lui la Resistenza è tutto, la cosa più importante; sarebbe disposto a rinunciare ad ogni cosa, per essa. Proprio per questo il sacrificio di Rick è ancora più grande: per lui la cosa più importante è Ilsa, non la Resistenza.
Un ulteriore motivo del perché la storia d'amore di "Casablanca" abbia avuto un tale successo, è perché Ilsa davvero non sa cosa fare: Victor Laszlo è più bello di Rick, alto, forte, intelligente, coraggioso e buono, e la ama moltissimo. Lei ama Rick. Ma il dilemma è grande: "l'altro", stavolta , non è infedele né antipatico né brutto: è quasi l'uomo perfetto. Che fare? E, a parte quello che si deve fare, lo spettatore cosa vuole? Il pubblico si spacca, oggi come allora.
Alcune curiosità: Ingrid Bergman non aveva davvero idea, come nessun altro (Curtiz compreso), di chi Ilsa avrebbe scelto alla fine. Questo rende ancora più credibile lo spaesamento e il conflitto interiore che la animano per tutta la durata della pellicola.
Come spesso capita (Conan Doyle insegna), la frase che ha reso celebre il film ("Suonala ancora, Sam") non viene mai pronunciata.
Alcune battute, come spesso capitava, sono state modificate in fase di doppiaggio. Una, incredibile a dirsi, in italiano è molto più sagace e divertente. "Vorremmo un tavolo vicino a Sam", dice Ilsa a Rick, entrando al caffè. "E lontano dal maggiore Strasser", aggiunge Laszlo. Mentre nella versione originale Rick li rassicura rispondendo che darà loro il tavolo migliore, in quella italiana sbotta in un divertito: "Se lo sapesse, che preferite un negro a un ariano!"
Nella versione italiana, è stato eliminato un personaggio, il capitano fascista Tonelli, che fa il saluto romano al maggiore Strasser al suo arrivo, risultando effettivamente poco credibile, pagliaccesco e patetico...Non proprio l'immagine che l'Italia del 1945 (anno in cui Casablanca è arrivato nei nostri cinema) voleva dare dei suoi militari.
Era in programma un seguito a "Casablanca", mai realizzato, ma di cui esiste la sceneggiatura completa. Avrebbe dovuto intitolarsi "Brazzaville". Girava voce, qualche anno fa, che sarebbe stato realizzato da una mega-produzione hollywoodiana, con Bruce Willis ed Isabella Rossellini nelle parti principali.

lunedì 29 agosto 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 29 agosto.
Il 29 agosto 1915 nasce a Stoccolma Ingrid Bergman, figlia unica del pittore e fotografo svedese Justus Samuel Bergman e della tedesca Friedel Adler. Quando Ingris ha appena tre anni perde la madre, fatto che le farà trascorre un'infanzia solitaria sola con il padre.
A tredici anni Ingrid si ritrova orfana di entrambi i genitori e viene adottata da parenti, che diventano suoi tutori.
Studia presso la scuola del Reale Teatro Drammatico (Royal Dramatic Theater) di Stoccolma, poi all'età di 20 anni conosce Peter Lindstrom, di professione medico dentista, con il quale nasce una storia d'amore. Peter la presenta a un dirigente dell'industria cinematografica svedese (Svenskfilmindustri). Ingrid ottiene così una piccola parte in "Il Conte della città vecchia" (Munkbrogreven, 1935). Nel suo film di debutto - inedito in Italia - Ingrid Bergman interpreta il ruolo di una cameriera di un modesto albergo della città vecchia di Stoccolma.
Grazie a questa piccola parte viene notata dal regista Gustaf Molander, che prova a lanciarla in Svezia per fare di lei una grande promessa: in pochi anni, dal 1935 al 1938, interpreta più di dieci film, tra cui "Senza volto" (En Kvinnas Ansikte) - di cui verrà girato un remake con Joan Crawford nella parte della protagonista - e il celebre "Intermezzo", il film che sarà il suo passaporto per Hollywood.
Nel 1937 si unisce in matrimonio con Peter Lindstrom: l'anno seguente dà alla luce la figlia Pia Friedal.
Intanto il produttore David O. Selznick è intenzionato a girare una versione americana di "Intermezzo". Ingrid Bergman viene così chiamata negli Stati Uniti e le viene offerto un contratto da sogno: per i successivi sette anni l'attrice svedese sceglierà personalmente i copioni da recitare, i registi e anche i partner. Questi erano concessioni e privilegi insoliti per l'epoca, ma che danno un'idea precisa del prestigio che aveva raggiunto la classe di Ingrid Bergman in America, ancora prima che vi mettesse piede.
Selznick forse pensava a Ingrid Bergman come alla possibile erede di Greta Garbo, di soli dieci anni maggiore di lei, altra diva svedese (concittadina della Bergman) che dopo il passaggio dal cinema muto al sonoro si era trovata nella fase discendente della sua carriera, tanto che di lì a pochi anni si sarebbe ritirata per sempre dalle scene. Ingrid tuttavia rifiuta la proposta in quanto vuole da una parte appoggiare la carriera del marito, che sta terminando i nuovi studi intrapresi per diventare neurochirurgo, e dall'altra dedicarsi alla bambina che ha solo un anno di età. Ingrid firma il contratto solo per un anno, con la clausola di poter tornare in patria se il film non avrà successo.
Succede poi che il remake di "Intermezzo" raccoglie un enorme consenso. La Bergman torna in Svezia per completare alcuni altri film, poi nel 1940 vola negli Stati Uniti con tutta la famiglia: nel periodo successivo appare in tre film di successo.
Nel 1942 Selznick cede in prestito l'attrice alla Warner per la realizzazione di un film a basso costo, accanto a Humphrey Bogart: il titolo è "Casablanca", film destinato a entrare nella storia del cinema, diventando un classico di tutti i tempi.
Nel 1943 arriva la prima nomination all'Oscar come migliore attrice per il film "Per chi suona la campana" (For Whom the Bell Tolls, 1943).
L'anno seguente vince la statuetta per il thriller "Angoscia" (Gaslight, 1944). La sua terza candidatura consecutiva all'Oscar come migliore attrice arriva per l'interpretazione di "Le campane di Santa Maria" (The Bells of St. Mary's, 1945).
Nel 1946 esce "Notorious" (di Alfred Hitchcock, con Cary Grant): è l'ultimo film che la Bergman gira sotto contratto con Selznick. Il marito Lindstrom convince la moglie che Selznick l'ha ampiamente sfruttata, incassando milioni di dollari in cambio di un compenso di soli 80 mila dollari annui: Ingrid firma così con una nuova casa di produzione per interpretare "Arco di trionfo", con Charles Boyer, dall'omonimo romanzo di Remarque. Il film, velleitario e confuso, non avrà il successo sperato e l'attrice, che per anni aveva chiesto invano a Selznick di poter interpretare sullo schermo il ruolo di Giovanna D'Arco, decide che è venuto il momento di rischiare. Costituisce una società di produzione indipendente e, con un costo di ben 5 milioni di dollari (cifra astronomica per l'epoca), realizza il suo "Giovanna d'Arco" (Joan of Arc, 1948), produzione ricca di costumi sfarzosi, di personaggi e di scenografie spettacolari.
Il film le frutta la sua quarta nomination all'Oscar, tuttavia sarà un clamoroso fallimento. La crisi matrimoniale con Lindstrom, di cui si andava chiacchierando già da tempo, si fa più acuta e la delusione per l'insuccesso alimenta la convinzione della Bergman sull'eccessiva importanza che Hollywood attribuisce al lato commerciale del cinema, a scapito dell'aspetto artistico.
Spinta dall'amico Robert Capa, noto fotoreporter col quale intreccia una breve relazione, Ingrid si interessa alla nuova ondata di cinema che viene dall'Europa, e in particolare al neorealismo italiano. Dopo aver visto "Roma città aperta" e "Paisà", scrive al regista italiano Roberto Rossellini una lettera - rimasta famosa - dove si dichiara pronta a recitare per lui. Della lettera ricordiamo il passaggio "Se ha bisogno di un'attrice svedese che parla inglese molto bene, che non ha dimenticato il suo tedesco, non si fa quasi capire in francese, e in italiano sa dire solo "ti amo", sono pronta a venire in Italia per lavorare con lei".
Rossellini non si lascia scappare l'opportunità: ha un copione nel cassetto destinato originariamente all'attrice italiana Anna Magnani, al tempo sua compagna nella vita, e ambientato a Stromboli. La Bergman è in Europa, impegnata nelle riprese di "Il peccato di Lady Considine" e il regista si precipita a Parigi, dove riesce a incontrarla e a proporle il progetto del film.
Ottenuto nel frattempo un finanziamento da Howard Hughes, grazie alla notorietà della Bergman, Roberto Rossellini riceve per telegramma una risposta positiva dall'attrice: nel marzo 1949 parte la lavorazione di "Stromboli terra di Dio". Il set è assediato da fotografi e giornalisti; cominciano a trapelare indiscrezioni sulla relazione sentimentale fra il regista e la sua interprete. Alla fine dell'anno la stampa pubblica la notizia della gravidanza della Bergman.
Per l'opinione pubblica americana è uno scandalo enorme: Ingrid Bergman, fino a quel momento considerata una santa, diventa improvvisamente un'adultera da lapidare e la stampa la definisce Hollywood's apostle of degradation (apostolo della degradazione di Hollywood), montando a suo sfavore una campagna denigratoria senza precedenti. Il dottor Lindstrom chiede il divorzio e ottiene l'affidamento della figlia Pia, che a sua volta dichiara di non aver mai voluto bene alla madre.
Nel 1950 Rossellini e Ingrid Bergman si sposano e nasce Roberto Rossellini Jr, detto Robertino: nella clinica romana devono intervenire le forze dell'ordine per sedare le folle di paparazzi e di curiosi. Intanto esce nelle sale il film "Stromboli terra di Dio": in Italia ottiene un buon successo, generato più che altro dalla curiosità, mentre negli Stati Uniti il film registra un fiasco clamoroso, sia per l'atteggiamento sfavorevole dei media, sia per le pressioni dei finanziatori del film, che pretendevano un montaggio che non rispecchiava in alcun modo le intenzioni dell'autore.
Ingrid Bergman nel giugno 1952 dà alla luce le gemelle Isotta Ingrid e Isabella. L'attrice riconquista lentamente le simpatie del pubblico: la stampa la ritrae in pose da casalinga e da mamma felice e la stessa afferma di aver trovato finalmente la serenità a Roma, anche se i film che continua a girare sotto la direzione di Roberto Rossellini (tra cui ricordiamo: "Europa '51" e "Viaggio in Italia") vengono ignorati dal pubblico.
Nel 1956 riceve dagli Stati Uniti una favolosa offerta da parte della Fox, che le offre di interpretare il ruolo di protagonista in una pellicola ad alto budget sulla superstite dell'eccidio della famiglia dello zar di Russia. Con questo ruolo nel film dal titolo "Anastasia" (1956, con Yul Brynner), la Bergman fa il suo ritorno trionfale a Hollywood dopo lo scandalo degli anni precedenti, vincendo addirittura l'Oscar come "Migliore attrice" per la seconda volta.
L'unione con il regista Roberto Rossellini intanto è in crisi: l'italiano parte alla volta dell'India per realizzare un documentario e ne torna dopo qualche tempo con una nuova compagna, Sonali das Gupta. Ingrid intanto riprende a interpretare film di successo - i primi due titoli sono "Indiscreto" e "La locanda della sesta felicità", entrambi del 1958 - e conosce un impresario teatrale svedese, Lars Schmidt, che diventerà il suo terzo marito (dicembre 1958).
Negli anni successivi alterna interpretazioni in film americani ed europei, ma nello stesso tempo si dedica anche al teatro e alla televisione. Il suo terzo premio Oscar - è il primo come Miglior attrice non protagonista - arriva per il suo ruolo nel film "Assassinio sull'Orient Express" (Murder on the Orient Express, 1975, di Sidney Lumet, con Albert Finney e Lauren Bacall), tratto dal racconto di Agatha Christie. Ritirando la terza statuetta Ingrid dichiara pubblicamente che, secondo la sua opinione, l'Oscar sarebbe dovuto andare all'amica Valentina Cortese, nominata per "Effetto notte", di François Truffaut.
Nel 1978 arriva dalla Svezia la proposta di lavorare assieme al più prestigioso dei suoi registi, Ingmar Bergman. Ingrid accetta con coraggio una duplice sfida: reduce da un intervento chirurgico e da una pesante chemioterapia per un tumore al seno, decide di calarsi nel difficile ruolo di una madre cinica ed egoista che ha anteposto la sua carriera all'affetto per i figli. "Sinfonia d'autunno" (Autumn Sonata) è la sua ultima interpretazione per il cinema. Considerata una prova di recitazione tra la sue migliori, per questa riceverà la sua settima nomination agli Oscar.
Nel 1980, mentre la malattia dà i segni della sua ripresa, pubblica un libro di memorie scritto assieme ad Alan Burgess: "Ingrid Bergman - La mia storia". Nel 1981 recita per la televisione nel suo ultimo lavoro, una biografia del primo ministro israeliano Golda Meir, per la quale riceverà un premio Emmy postumo (1982) come "migliore attrice".
Il 29 agosto 1982 a Londra, nel giorno del suo 67° compleanno, Ingrid Bergman muore. La salma viene cremata in Svezia e le ceneri vengono sparse insieme a dei fiori sulle acque nazionali; l'urna, oggi vuota, che le conteneva, si trova al Norra Begravningsplatsen (cimitero settentrionale) di Stoccolma.
Della sua modestia, Indro Montanelli ebbe modo di dire: "Ingrid Bergman è forse la sola persona al mondo che non consideri Ingrid Bergman un'attrice completamente riuscita e definitivamente arrivata".

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