Buongiorno, oggi è il 3 marzo.
Il 3 marzo 1933 (3/3/33) viene inaugurato il Mount Rushmore National Memorial, in Dakota, l'area del parco sul cui omonimo monte sono stati scolpiti i busti dei presidenti George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.
Il monumento richiese 14 anni di lavorazione, dal 1927 al 1941. Il progetto venne iniziato con l’idea di aumentare il turismo nella regione delle Black Hills del Sud Dakota, e ricevette l’approvazione del Congresso degli Stati Uniti dopo lunghi negoziati con l’amministrazione dell’allora presidente Calvin Coolidge. Il monumento e l’area circostante, che fanno parte del Mount Rushmore National Memorial, sono gestiti dal National Park Service degli Stati Uniti e attraggono ogni anno circa due milioni di visitatori.
Le tribù indiane Sioux della zona, che consideravano le Black Hills come un territorio sacro, chiamavano il monte Rushmore “i Sei Nonni”, mentre i coloni bianchi della zona utilizzavano diversi nomi, tra cui alcuni poco rassicuranti come “la montagna del puma” o “del mattatoio”. Il nome attuale venne stabilito solo nel 1930 dalla Commissione degli Stati Uniti per i Nomi Geografici in onore di Charles Rushmore, un avvocato e imprenditore di New York che aveva fatto una spedizione nella zona nel 1885. Rushmore, ancora in vita al momento dell’inizio dei lavori, donò personalmente 5.000 dollari per l’impresa, il contributo individuale più grande per la sua costruzione. Molti indiani americani della zona non hanno mai approvato il monumento, e la disputa è ancora in corso: a circa 20 km dal monte Rushmore è in corso da anni un’altra opera di scavo nella roccia per costruire un controverso e gigantesco monumento al capo indiano Cavallo Pazzo.
L’idea di un monumento per promuovere il turismo nel Sud Dakota venne per la prima volta a Doane Robinson, uno studioso della storia dello stato americano. L’anno successivo Robinson riuscì a convincere lo scultore Gutzon Borglum a viaggiare nelle Black Hills e a farsi carico del progetto, che Borglum accettò abbandonando un progetto ugualmente monumentale in Georgia, dedicato ai comandanti sudisti nella Guerra Civile Americana, per cui stava avendo disaccordi con le autorità locali.
A partire dall’inizio di ottobre del 1927, Borglum lavorò con 400 operai per scolpire gli enormi ritratti degli ex presidenti Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln, alti 18 metri e scelti per rappresentare i primi 150 anni della storia americana. Inizialmente le sculture erano pensate per essere ancora più grandi, ritraendo i soggetti fino alla cintola, ma problemi di finanziamento (l’opera costò alla fine il doppio di quanto preventivato) limitarono il progetto. Il ritratto di Thomas Jefferson era pensato, in origine, per stare alla destra di Washington, ma dopo diciotto mesi di lavoro la roccia si crepò in modo irreparabile: l’abbozzo venne spianato con la dinamite e il ritratto venne ricominciato sull’altro lato del primo presidente.
Il primo ritratto ad essere completato fu quello di George Washington, inaugurato il 4 luglio 1934. Seguirono quello di Jefferson, inaugurato nel 1936, Lincoln (1937) e Theodore Roosevelt (1939). Borglum morì nel marzo 1941 e fu il figlio Lincoln a ultimare il complesso monumentale. Nessun operaio morì durante la realizzazione delle sculture: ed è un caso raro per sculture di quella grandezza e per la pericolosità della lavorazione, visto che gli operai lavoravano per la maggior parte del tempo appesi a corde e che gli interventi più massicci erano fatti con la dinamite.
Gutzon Borglum, statunitense di origini danesi, è un personaggio interessante fin dalle sue origini: era un uomo che amava lavorare alla creazione della sua stessa leggenda, cambiando la sua età e la storia dei suoi progenitori. Stando alle ricerche, era nato in Idaho nel 1867 da una delle due mogli (che erano sorelle) di un mormone, James Miller Borglum. Quando questi decise di trasferirsi di nuovo a Omaha, da dove proveniva, decise di conformarsi alle norme sociali che proibivano la poligamia e abbandonò la madre di Gutzon, restando con la prima moglie.
Ambizioso e dal carattere difficile, a trentadue anni Gutzon Borglum sposò una donna di diciotto anni più grande, la pittrice Elizabeth Putnam, con cui si trasferì per alcuni anni a Parigi. Nel 1901, sulla nave che lo stava riportando negli Stati Uniti senza la moglie, con cui era in crisi, incontrò Mary Montgomery, che sposò poco dopo, quando Elizabeth gli concesse il divorzio. Nel frattempo, Borglum era diventato uno scultore molto conosciuto in patria grazie a una serie di lavori che ritraevano generali e uomini politici statunitensi, tra cui un busto di Abraham Lincoln che riuscì a far esporre nella Casa Bianca durante la presidenza di Theodore Roosevelt.
Quando lo storico Doane Robinson gli chiese di curare il monumento nel Sud Dakota, Borglum abbandonò i lavori del più grande bassorilievo del mondo, sulla facciata settentrionale del monolito di granito di Stone Mountain, in Georgia. Completato solo nel 1972, il bassorilievo raffigura su una superficie di 12.000 metri quadrati tre comandanti degli stati del Sud durante la Guerra Civile Americana: il generale Lee, il presidente degli Stati confederati Jefferson Davis e il generale Stonewall Jackson. Borglum continuò a viaggiare in tutto il mondo anche durante i lavori a Mount Rushmore, che spesso lasciava in gestione a suo figlio Lincoln. Morì il 6 marzo 1941, pochi mesi prima del completamento del monumento di Mount Rushmore.
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giovedì 3 marzo 2022
martedì 22 febbraio 2022
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 22 febbraio.
Il 22 febbraio 1732 nasce George Washington.
Critico testardo della politica dell'Inghilterra, nel corso del Congresso Continentale ricevette nella guerra contro l'odiata potenza d'oltreoceano l'incarico di Comandante dell'esercito continentale, dimostrandosi grande generale e riuscendo a trasformare coloni inesperti in audaci soldati.
George Washington nasce il 22 febbraio 1732 nella contea di Westmoreland, in Virginia e prima di diventare un mito della nazione americana viene educato privatamente dal padre Augustine e dal fratellastro maggiore Lawrence. A diciassette anni ottiene il suo primo incarico pubblico divenendo ispettore della contea di Culpepper.
Nel 1752 il governatore regio della Virginia Sir Robert Dinwiddie, lo nomina coadiutore per il distretto meridionale della colonia. Avviato alla carriera militare, intraprende la sua prima missione nell'estate del 1753, allorquando i Francesi provenendo dal Canada si insediano lungo le rive del fiume Ohio, minacciando la Virginia.
Gli aspri combattimenti che l'esercito britannico coloniale dovrà affrontare nel tentativo di respingere gli assalti dei Francesi e degli alleati Indiani Irochesi, segnano l'inizio della Guerra Franco-Indiana, "versante americano" della cosiddetta Guerra dei Sette Anni (1756 - 1763) che rappresenta il culmine degli scontri occorsi tra Francia e Gran Bretagna durante il secolo XVIII; la guerra avrà fine con il Trattato di Parigi, che stroncherà definitivamente ogni velleità imperialistica francese, costringendo i Borboni a cedere ai Britannici il Canada, la regione dei Grandi Laghi, la valle del Mississipi e l'attuale Louisiana.
Nel 1754 George Washington si congeda per poi essere successivamente richiamato in servizio dal Generale di Divisione Edward Braddock, impegnato a combattere i Francesi di Fort Duquesne. L'anno successivo Sir Robert Dinwiddie nomina il Colonnello Washington comandante in capo delle truppe coloniali virginiane, affidandogli l'incarico di presidiare l'inquieta frontiera.
Nel 1759 Washington si congeda definitivamente e sposa Martha Dandrige Curtis, giovane e facoltosa vedova. Per quasi quindici anni, fino al 1774, è membro della Camera dei Borghigiani, ovverosia della Camera Bassa dell'Assemblea Legislativa virginiana, dove si distingue per "essere uno dei più accesi sostenitori dei diritti dei coloni nel nome del Common law e del diritto consuetudinario britannici" che assicuravano a tutti i sudditi della Corona Inglese equità di trattamento e libertà concrete.
Saranno questi i motivi che scateneranno la guerra tra Madre Patria e colonie nordamericane: una guerra civile questa all'interno dell'Impero Britannico che, come ebbe a dire Burke, ha ben poche caratteristiche di somiglianza rispetto alla successiva e ben più ideologica Rivoluzione Francese.
Deflagrato il conflitto, Washington ne è subito protagonista sia sul versante bellico che su quello politico e culturale. Eletto al primo Congresso continentale, trascorre l'inverno successivo (1774 - 1775) adoperandosi nella riorganizzazione delle Milizie coloniali virginiane. Durante il 1775 il secondo Congresso continentale lo elegge all'unanimità Comandante in capo dell'esercito indipendentista.
Terminata la guerra civile e sancita definitivamente la pace il 3 settembre 1783, il Generale Washington si ritira a vita privata a Mount Vernon con l'intento, come egli stesso ebbe a dire, di "trascorrere gli ultimi anni di vita all'ombra della mia vigna e del mio fico, per poi discendere dolcemente il fiume della vita fino a quando non mi addormenterò accanto ai miei padri".
Nel 1781 il Paese ormai indipendente si organizza attraverso gli articoli della Confederazione, ratificati nel marzo dello stesso anno. Cinque anni più tardi a Filadelfia viene convocata una Convenzione con il compito di rivedere, alla presenza di tutti i rappresentati delle ex-colonie, il vecchio documento confederale da più parti tacciato di sostanziale debolezza ed inadeguatezza nell'organizzazione dei soggetti politici ex-coloniali che ora costituiscono la "Nazione nuova".
L'Assemblea Legislativa della Virginia elegge George Washington come proprio rappresentante. Questi accetta riservando tuttavia per sé un ruolo eminentemente politico e delegando gli aspetti tecnici relativi alla revisione della struttura del documento a James Madison.
Il futuro primo Presidente degli Stati Uniti d'America, "padre della patria" e figura simbolo del "Founding" statunitense morirà il 14 dicembre 1799, all'età di sessantasette anni.
George Washington non ebbe mai la fortuna di vedere la nuova capitale della neo fondata nazione che avrebbe in seguito portato il suo nome. Ciò nonostante lo stesso Washington influenzò inconsapevolmente in modo decisivo la scelta di dove erigere la nuova capitale. Fino al 1790 era stata New York la capitale degli Stati Uniti per poi divenire nuovamente Filadelfia. Quando si tentò di prendere una decisione definitiva su quale città dovesse divenire la capitale, a causa dei forti interessi economici in gioco si creò un contenzioso di tali proporzioni tra i singoli stati che si giunse ad una paralisi decisionale. In tale situazione di completa stasi poteva quindi succedere che tra un trasferimento e l'altro di tutti gli uffici amministrativi, a causa dei continui cambiamenti e delle continue incertezze, alcuni uffici rimanessero nella città nella quale si trovavano, mentre gli altri venissero spostati a centinaia di chilometri di distanza, ostacolando lo svolgimento delle pratiche amministrative.
Per porre fine a questa situazione il Congresso ratificò il Residence Act del 1790 con il quale deliberò la costruzione di una nuova città al di fuori del territorio di uno degli stati federali. Si creò pertanto il District of Columbia, situato a sud della linea Dixon, all'interno del quale venne poi costruita la città di Washington D.C.. L'incarico di progettare la nuova città fu quindi assegnato da Washington in persona all'architetto francese Pierre Charles L'Enfant, che avviò i lavori nel 1791 per terminarli grosso modo nove anni più tardi nel 1800. Durante questo periodo fu usata come capitale provvisoria la città di Filadelfia dove già in precedenza si era riunito il congresso durante la convenzione di Filadelfia.
Washington D.C. divenne infine la capitale degli Stati Uniti nel 1801, due anni dopo la morte di Washington.
In seguito nel corso della storia degli Stati Uniti, molte organizzazioni, istituti, scuole, università e perfino uno stato porteranno in onore a Washington il nome del padre fondatore di questa nazione, rendendo Washington uno dei simboli più importanti degli Stati Uniti e rendendolo certamente il personaggio più noto della storia americana. Nel 1889 fu annesso il quarantaduesimo stato degli Stati Uniti, al quale fu dato il nome di Stato di Washington. In suo onore fu poi eretto nel 1848 dall'architetto Robert Mills a Washington D.C. il Washington Mounument, che per un breve periodo fu con i suoi 169 metri di altezza l'edificio più alto al mondo. In suo onore fu anche eretto il Washington Masonic National Memorial ad Alexandria nello stato della Virginia, che fu realizzato esclusivamente con donazioni da parte dei membri massoni della loggia di Alexandria.
Dal 1935 in poi tutti i biglietti da un dollaro portano il volto di Washington, e sempre in suo onore la marina statunitense ha battezzato sia la portaerei CVN-73 della classe Nimitz, che il sommergibile nucleare SSBN-589 con il suo nome.
Il 22 febbraio 1732 nasce George Washington.
Critico testardo della politica dell'Inghilterra, nel corso del Congresso Continentale ricevette nella guerra contro l'odiata potenza d'oltreoceano l'incarico di Comandante dell'esercito continentale, dimostrandosi grande generale e riuscendo a trasformare coloni inesperti in audaci soldati.
George Washington nasce il 22 febbraio 1732 nella contea di Westmoreland, in Virginia e prima di diventare un mito della nazione americana viene educato privatamente dal padre Augustine e dal fratellastro maggiore Lawrence. A diciassette anni ottiene il suo primo incarico pubblico divenendo ispettore della contea di Culpepper.
Nel 1752 il governatore regio della Virginia Sir Robert Dinwiddie, lo nomina coadiutore per il distretto meridionale della colonia. Avviato alla carriera militare, intraprende la sua prima missione nell'estate del 1753, allorquando i Francesi provenendo dal Canada si insediano lungo le rive del fiume Ohio, minacciando la Virginia.
Gli aspri combattimenti che l'esercito britannico coloniale dovrà affrontare nel tentativo di respingere gli assalti dei Francesi e degli alleati Indiani Irochesi, segnano l'inizio della Guerra Franco-Indiana, "versante americano" della cosiddetta Guerra dei Sette Anni (1756 - 1763) che rappresenta il culmine degli scontri occorsi tra Francia e Gran Bretagna durante il secolo XVIII; la guerra avrà fine con il Trattato di Parigi, che stroncherà definitivamente ogni velleità imperialistica francese, costringendo i Borboni a cedere ai Britannici il Canada, la regione dei Grandi Laghi, la valle del Mississipi e l'attuale Louisiana.
Nel 1754 George Washington si congeda per poi essere successivamente richiamato in servizio dal Generale di Divisione Edward Braddock, impegnato a combattere i Francesi di Fort Duquesne. L'anno successivo Sir Robert Dinwiddie nomina il Colonnello Washington comandante in capo delle truppe coloniali virginiane, affidandogli l'incarico di presidiare l'inquieta frontiera.
Nel 1759 Washington si congeda definitivamente e sposa Martha Dandrige Curtis, giovane e facoltosa vedova. Per quasi quindici anni, fino al 1774, è membro della Camera dei Borghigiani, ovverosia della Camera Bassa dell'Assemblea Legislativa virginiana, dove si distingue per "essere uno dei più accesi sostenitori dei diritti dei coloni nel nome del Common law e del diritto consuetudinario britannici" che assicuravano a tutti i sudditi della Corona Inglese equità di trattamento e libertà concrete.
Saranno questi i motivi che scateneranno la guerra tra Madre Patria e colonie nordamericane: una guerra civile questa all'interno dell'Impero Britannico che, come ebbe a dire Burke, ha ben poche caratteristiche di somiglianza rispetto alla successiva e ben più ideologica Rivoluzione Francese.
Deflagrato il conflitto, Washington ne è subito protagonista sia sul versante bellico che su quello politico e culturale. Eletto al primo Congresso continentale, trascorre l'inverno successivo (1774 - 1775) adoperandosi nella riorganizzazione delle Milizie coloniali virginiane. Durante il 1775 il secondo Congresso continentale lo elegge all'unanimità Comandante in capo dell'esercito indipendentista.
Terminata la guerra civile e sancita definitivamente la pace il 3 settembre 1783, il Generale Washington si ritira a vita privata a Mount Vernon con l'intento, come egli stesso ebbe a dire, di "trascorrere gli ultimi anni di vita all'ombra della mia vigna e del mio fico, per poi discendere dolcemente il fiume della vita fino a quando non mi addormenterò accanto ai miei padri".
Nel 1781 il Paese ormai indipendente si organizza attraverso gli articoli della Confederazione, ratificati nel marzo dello stesso anno. Cinque anni più tardi a Filadelfia viene convocata una Convenzione con il compito di rivedere, alla presenza di tutti i rappresentati delle ex-colonie, il vecchio documento confederale da più parti tacciato di sostanziale debolezza ed inadeguatezza nell'organizzazione dei soggetti politici ex-coloniali che ora costituiscono la "Nazione nuova".
L'Assemblea Legislativa della Virginia elegge George Washington come proprio rappresentante. Questi accetta riservando tuttavia per sé un ruolo eminentemente politico e delegando gli aspetti tecnici relativi alla revisione della struttura del documento a James Madison.
Il futuro primo Presidente degli Stati Uniti d'America, "padre della patria" e figura simbolo del "Founding" statunitense morirà il 14 dicembre 1799, all'età di sessantasette anni.
George Washington non ebbe mai la fortuna di vedere la nuova capitale della neo fondata nazione che avrebbe in seguito portato il suo nome. Ciò nonostante lo stesso Washington influenzò inconsapevolmente in modo decisivo la scelta di dove erigere la nuova capitale. Fino al 1790 era stata New York la capitale degli Stati Uniti per poi divenire nuovamente Filadelfia. Quando si tentò di prendere una decisione definitiva su quale città dovesse divenire la capitale, a causa dei forti interessi economici in gioco si creò un contenzioso di tali proporzioni tra i singoli stati che si giunse ad una paralisi decisionale. In tale situazione di completa stasi poteva quindi succedere che tra un trasferimento e l'altro di tutti gli uffici amministrativi, a causa dei continui cambiamenti e delle continue incertezze, alcuni uffici rimanessero nella città nella quale si trovavano, mentre gli altri venissero spostati a centinaia di chilometri di distanza, ostacolando lo svolgimento delle pratiche amministrative.
Per porre fine a questa situazione il Congresso ratificò il Residence Act del 1790 con il quale deliberò la costruzione di una nuova città al di fuori del territorio di uno degli stati federali. Si creò pertanto il District of Columbia, situato a sud della linea Dixon, all'interno del quale venne poi costruita la città di Washington D.C.. L'incarico di progettare la nuova città fu quindi assegnato da Washington in persona all'architetto francese Pierre Charles L'Enfant, che avviò i lavori nel 1791 per terminarli grosso modo nove anni più tardi nel 1800. Durante questo periodo fu usata come capitale provvisoria la città di Filadelfia dove già in precedenza si era riunito il congresso durante la convenzione di Filadelfia.
Washington D.C. divenne infine la capitale degli Stati Uniti nel 1801, due anni dopo la morte di Washington.
In seguito nel corso della storia degli Stati Uniti, molte organizzazioni, istituti, scuole, università e perfino uno stato porteranno in onore a Washington il nome del padre fondatore di questa nazione, rendendo Washington uno dei simboli più importanti degli Stati Uniti e rendendolo certamente il personaggio più noto della storia americana. Nel 1889 fu annesso il quarantaduesimo stato degli Stati Uniti, al quale fu dato il nome di Stato di Washington. In suo onore fu poi eretto nel 1848 dall'architetto Robert Mills a Washington D.C. il Washington Mounument, che per un breve periodo fu con i suoi 169 metri di altezza l'edificio più alto al mondo. In suo onore fu anche eretto il Washington Masonic National Memorial ad Alexandria nello stato della Virginia, che fu realizzato esclusivamente con donazioni da parte dei membri massoni della loggia di Alexandria.
Dal 1935 in poi tutti i biglietti da un dollaro portano il volto di Washington, e sempre in suo onore la marina statunitense ha battezzato sia la portaerei CVN-73 della classe Nimitz, che il sommergibile nucleare SSBN-589 con il suo nome.
domenica 4 luglio 2021
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 4 luglio.
Il 4 luglio 1776 viene proclamata l'indipendenza dalla Gran Bretagna e la nascita degli Stati Uniti d'America.
A metà circa del Settecento il processo di crescita delle colonie, che contavano ormai un milione e mezzo di abitanti, portò gli spiriti più intraprendenti a spingersi ulteriormente a ovest; ma in questo spostamento non si incontravano solo la natura ostile e gli Indiani, bensì anche i Francesi, discesi dal San Lorenzo al Golfo del Messico. Cominciarono così gli scontri fra coloni inglesi e francesi e già una guerra locale era in atto due anni prima che tra Francia e Inghilterra scoppiasse la guerra dei Sette anni (1756-63). Truppe raccolte fra i coloni combatterono insieme a quelle inviate dalla madrepatria, contribuendo così al crollo del dominio francese nell'America Settentrionale. Con la Pace di Parigi del 1763, per quanto riguarda il territorio che divenne poi quello degli Stati Uniti, la regione fra gli Appalachi e il Mississippi passò all'Inghilterra, mentre la Spagna ottenne il resto della Louisiana sino alle Montagne Rocciose, cedendo però la Florida all'Inghilterra. Liberati così dalla pressione francese e spagnola, i coloni non sentivano più il bisogno di essere protetti dalla madrepatria, proprio mentre questa accentuava la sua politica imperiale di accentramento e di maggiore intervento nelle colonie, continuando altresì a imporre, sul piano economico, il più rigoroso mercantilismo. Si verificava così un duplice contrasto: economico, per la lesione degli interessi dei coloni, e costituzionale, perché il Parlamento di Londra, nel quale non sedevano rappresentanti dei coloni, legiferava anche riguardo alla tassazione, violando il tradizionale principio anglosassone "nessuna tassa senza rappresentanza". La "legge sul bollo" (Stamp Act), emanata a Londra nel 1765, fece precipitare la situazione in senso rivoluzionario, provocando da un Congresso radunatosi a New York lo stesso anno l'esplicita rivendicazione dell'anzidetto principio; non minore reazione suscitò la tassa sul tè del 1767. Insistendo il re Giorgio III e il suo governo nella propria miope politica, gli Americani risposero organizzandosi mediante "comitati di corrispondenza" intercoloniali, convocando "congressi provinciali" che erano vere e proprie assemblee rivoluzionarie, svolgendo tutta un'attività, anche di propaganda, che rafforzava e radicalizzava la resistenza. Infine, quando a punizione del Massachusetts, nel 1774, furono emanate quelle che vennero subito definite "leggi intollerabili", non solo la colonia le rifiutò, ma anche le altre le manifestarono solidarietà e la Virginia in particolare convocò un "congresso provinciale" dal quale partì l'invito, a tutte le colonie, per un congresso annuale che discutesse "gli interessi collettivi dell'America". Con l'adesione di tutte le colonie, tranne la Georgia, si aprì così il 5 settembre 1774, a Filadelfia, il I Congresso continentale, con lo scopo di deliberare "le misure adatte e sagge" affinché le colonie potessero ricuperare "i loro giusti diritti e libertà". La reazione inglese a richieste in fondo moderate esasperò il conflitto, finché a Lexington, il 19 aprile 1775, si giunse al primo scontro armato. Cominciava così, con la guerra d'Indipendenza, la Rivoluzione americana. Il II Congresso continentale, radunatosi a Filadelfia dal 10 maggio 1775, da una parte assunse la direzione delle operazioni, affidando il comando delle truppe a Washington; dall'altra proclamò, il 4 luglio 1776, l'indipendenza delle colonie, con una celeberrima "Dichiarazione" scritta da Jefferson. Le tredici colonie si trasformavano in tal modo negli Stati Uniti; ma l'indipendenza effettiva dovette essere conquistata sui campi di battaglia e sul terreno diplomatico (alleanza con la Francia del 1778). Conseguita la vittoria, con la Pace di Parigi del 3 settembre 1783 gli USA ottennero non solo il riconoscimento dell'indipendenza ma anche un ingente ampliamento territoriale, l'intera regione che si stende dagli Appalachi al Mississippi.
Il 4 luglio 1776 viene proclamata l'indipendenza dalla Gran Bretagna e la nascita degli Stati Uniti d'America.
A metà circa del Settecento il processo di crescita delle colonie, che contavano ormai un milione e mezzo di abitanti, portò gli spiriti più intraprendenti a spingersi ulteriormente a ovest; ma in questo spostamento non si incontravano solo la natura ostile e gli Indiani, bensì anche i Francesi, discesi dal San Lorenzo al Golfo del Messico. Cominciarono così gli scontri fra coloni inglesi e francesi e già una guerra locale era in atto due anni prima che tra Francia e Inghilterra scoppiasse la guerra dei Sette anni (1756-63). Truppe raccolte fra i coloni combatterono insieme a quelle inviate dalla madrepatria, contribuendo così al crollo del dominio francese nell'America Settentrionale. Con la Pace di Parigi del 1763, per quanto riguarda il territorio che divenne poi quello degli Stati Uniti, la regione fra gli Appalachi e il Mississippi passò all'Inghilterra, mentre la Spagna ottenne il resto della Louisiana sino alle Montagne Rocciose, cedendo però la Florida all'Inghilterra. Liberati così dalla pressione francese e spagnola, i coloni non sentivano più il bisogno di essere protetti dalla madrepatria, proprio mentre questa accentuava la sua politica imperiale di accentramento e di maggiore intervento nelle colonie, continuando altresì a imporre, sul piano economico, il più rigoroso mercantilismo. Si verificava così un duplice contrasto: economico, per la lesione degli interessi dei coloni, e costituzionale, perché il Parlamento di Londra, nel quale non sedevano rappresentanti dei coloni, legiferava anche riguardo alla tassazione, violando il tradizionale principio anglosassone "nessuna tassa senza rappresentanza". La "legge sul bollo" (Stamp Act), emanata a Londra nel 1765, fece precipitare la situazione in senso rivoluzionario, provocando da un Congresso radunatosi a New York lo stesso anno l'esplicita rivendicazione dell'anzidetto principio; non minore reazione suscitò la tassa sul tè del 1767. Insistendo il re Giorgio III e il suo governo nella propria miope politica, gli Americani risposero organizzandosi mediante "comitati di corrispondenza" intercoloniali, convocando "congressi provinciali" che erano vere e proprie assemblee rivoluzionarie, svolgendo tutta un'attività, anche di propaganda, che rafforzava e radicalizzava la resistenza. Infine, quando a punizione del Massachusetts, nel 1774, furono emanate quelle che vennero subito definite "leggi intollerabili", non solo la colonia le rifiutò, ma anche le altre le manifestarono solidarietà e la Virginia in particolare convocò un "congresso provinciale" dal quale partì l'invito, a tutte le colonie, per un congresso annuale che discutesse "gli interessi collettivi dell'America". Con l'adesione di tutte le colonie, tranne la Georgia, si aprì così il 5 settembre 1774, a Filadelfia, il I Congresso continentale, con lo scopo di deliberare "le misure adatte e sagge" affinché le colonie potessero ricuperare "i loro giusti diritti e libertà". La reazione inglese a richieste in fondo moderate esasperò il conflitto, finché a Lexington, il 19 aprile 1775, si giunse al primo scontro armato. Cominciava così, con la guerra d'Indipendenza, la Rivoluzione americana. Il II Congresso continentale, radunatosi a Filadelfia dal 10 maggio 1775, da una parte assunse la direzione delle operazioni, affidando il comando delle truppe a Washington; dall'altra proclamò, il 4 luglio 1776, l'indipendenza delle colonie, con una celeberrima "Dichiarazione" scritta da Jefferson. Le tredici colonie si trasformavano in tal modo negli Stati Uniti; ma l'indipendenza effettiva dovette essere conquistata sui campi di battaglia e sul terreno diplomatico (alleanza con la Francia del 1778). Conseguita la vittoria, con la Pace di Parigi del 3 settembre 1783 gli USA ottennero non solo il riconoscimento dell'indipendenza ma anche un ingente ampliamento territoriale, l'intera regione che si stende dagli Appalachi al Mississippi.
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