Buongiorno, oggi è il 20 gennaio.
Secondo la leggenda finlandese, il 20 gennaio 1156 il vescovo di Uppsala Enrico veniva ucciso dal contadino Lalli.
In Finlandia infatti già dal medioevo il 20 gennaio si festeggia la festa di Sant'Enrico, vescovo di Uppsala, ove secondo la tradizione locale avrebbe inaugurato la nuova cattedrale edificata da Sant’Erick IX, re di Svezia. In seguito accompagnò il sovrano in una crociata volta alla cristianizzazione della Finlandia e si fermò nella regione per continuare l’opera intrapresa. Vinti i capi locali, li battezzò forzatamente alla fonte di Kuppis, nei pressi di Abo. Poche notizie sono comunque state tramandate circa la sua attività missionaria: secondo la tradizione sarebbe giunto sino al villaggio di Ylistaro, nella contrada di Kumo, ove ancora oggi sopravvivono le rovine della casa in cui il santo vescovo avrebbe predicato.
Secondo la versione “ufficiale” della Chiesa, il vescovo voleva punire con sanzioni religiose un assassino, che non si sottomise alla punizione delle sue malefatte, ma si rivoltò contro Enrico, uccidendolo.
Invece la versione in lingua popolare, ossia la Lauda in Morte del Vescovo Enrico, racconta che il vescovo, arrivato in slitta a casa del contadino finlandese Lalli mentre costui, cioè il padrone di casa, era assente, aveva chiesto cibo e bevanda.
Quando Lalli torna a casa, Enrico e il suo seguito sono ormai già ripartiti, e la moglie di Lalli, che si chiama Kerttu, mente dicendo che il vescovo ha preso di forza tutto ciò che voleva. Allora Lalli, infuriato, salta sugli sci e si precipita a inseguire Enrico.
Lo raggiunge sul ghiaccio di Köyliönjärvi (lett.: “lago di Köyliö”, dove ancora oggi ogni anno il primo fine settimana di giugno i fedeli si recano in pellegrinaggio, ndr) e lo uccide tagliandogli la testa con un'ascia. Lalli tolse il cappello del vescovo dalla testa mozzata e tagliò una delle dita per impossessarsi di un anello. La leggenda narra che il cappello si attaccò alla testa di Lalli e gli fece perdere i capelli quando tentò di toglierlo. Anche il dito si staccò quando tentò di togliere l'anello. I resti del corpo del vescovo vennero raccolti e trasportati con dei buoi. Nel luogo dove i buoi si fermarono venne costruita la prima chiesa della Finlandia.
La storia di Enrico e di Lalli non svanì con l’arrivo della Riforma di Lutero, benché allora fosse ufficialmente abbandonato il culto dei santi nel mondo protestante. Fin dai primi tempi di registrazione storica finlandese, Enrico e il suo assassino formarono un insieme a cui si potevano adattare, volendo, differenti concetti contrapposti, come: europeo-finlandese, civiltà-primitivismo, fede cristiana-paganesimo, novità estere-antichi valori.
A partire dal Medioevo, Sant’Enrico fu visto univocamente, sia dalla Chiesa che dalla vera e propria scrittura storica, come portatore di forze illuminanti e di civiltà, mentre Lalli rappresentava l’ignoranza, la cattiveria e il paganesimo.
Questa visione trovò però una forte contestazione nella giovane Finlandia indipendente dei primi del Novecento. Nei circoli di acceso nazionalismo, questa impostazione venne presto rovesciata.
Si cominciò a considerare l’era precristiana messa in luce anche dal poema epico nazionale Kalevala, come epoca di antica grandezza della stirpe finnica, della “finnicità”. Cosicché Enrico apparve come apostolo di influssi estranei e Lalli come difensore della vera essenza finnica, e personificazione dei tratti fondamentali del carattere finlandese: la fermezza irriducibile e la fedeltà alla tradizione.
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martedì 20 gennaio 2026
sabato 28 gennaio 2023
#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi
Buongiorno, oggi è il 28 gennaio.
Il 28 gennaio 1918 ebbe inizio la guerra civile finlandese.
Sotto la pressione delle poderose armate germaniche, l’allora piccolo Granducato di Finlandia, parte integrante del morente Impero russo, proclamò la sua indipendenza. Era il 6 dicembre 1917. Lo zar Nicola II era stato collocato agli arresti da pochi mesi e Kerenskij era succeduto al principe L’vov in qualità di Capo del Governo provvisorio russo. Tale cambiamento, dovuto più che altro alla caduta dello zar, collante dell’unione personale con il Granducato, aveva spinto la giovane dieta scandinava a dichiarare unilateralmente l’indipendenza dalla Russia. Il Granducato, a differenza degli altri territori amministrati dai Romanov, non era retto da un sistema autocratico, bensì da una monarchia costituzionale, la quale, nel 1903, fu affiancata da un moderno parlamento – la Eduskunta – che consentiva anche, per la prima volta in Europa, il suffragio universale (esteso anche alle donne) per l’elezione diretta dei membri della Camera Bassa. Un vero e proprio laboratorio progressista posto ai confini occidentali del vasto impero zarista.
Ma se da un lato la volontà di scindersi dalla Russia era univoca e riscontrava una vasto appoggio, dall’altro le elezioni politiche dell´ottobre 1917 avevano consegnato al paese un risultato ambiguo: la vittoria, almeno numerica, del Partito Socialdemocratico finlandese (a trazione bolscevica) che, ovviamente, fu estromesso ed isolato dalle leve del potere. La parallela sollevazione bolscevica contro il governo provvisorio di Russia creò poi i presupposti per un successivo scontro tra forze democratiche, liberali e conservatrici contro i “Rossi”, sfociato nella guerra civile finlandese che sarà il preludio, in piccola scala, di ciò che accadde in Russia pochi mesi più avanti. Le armate comuniste di Finlandia, foraggiate e direttamente appoggiate dai bolscevichi, riuscirono a cingere d’assedio Helsinki fino a costringere lo stesso governo di unità nazionale e anti-bolscevico a rifugiarsi nella città di Vaasa, situata poco più a nord sul Golfo di Botnia. La guerra interna si andava così a sommare al problema istituzionale, molto dibattuto nella Finlandia dell’epoca: monarchia o repubblica. A partire dal 15 gennaio 1918, il nuovo capo del governo provvisorio finlandese, Pehr Evind Svinhufvud, di concerto con l’abilissimo ex-ufficiale di cavalleria zarista e futuro eroe nazionale, Carl Gustav Mannerheim, organizzò il nuovo esercito, composto quasi unicamente dai membri della milizia della Guardia Bianca anti-bolscevica.
Contrariamente alla Guardia Rossa – la milizia che aveva preso Helsinki e aveva proclamato la Repubblica Socialista dei Lavoratori di Finlandia – , parte degli effettivi dei controrivoluzionari “bianchi” godeva di un’ottima preparazione militare e di efficienti armamenti . Gli Jager finlandesi, una piccola fetta di volontari, addestrati nelle fila dell’esercito imperiale tedesco, erano partiti nel 1914 per combattere contro l’oppressore russo sul Fronte Orientale. Oltre a ciò, il nuovo esercito di Finlandia poteva contare su contingenti zaristi in rotta dopo la Rivoluzione, alcune migliaia di volontari svedesi e dall’appoggio diretto dell’esercito del Kaiser. Quest’ultimo fu l’elemento decisivo che, il 16 maggio 1918, condusse rapidamente i Bianchi alla vittoria e costrinse la fiaccata Russia bolscevica a riconoscere ufficialmente l’indipendenza finlandese.
Con la fine delle ostilità e le truppe tedesche presenti sul territorio finlandese – praticamente padroni dell’Est Europa dopo la capitolazione russa – il presidente provvisorio Svinhufvud propose al parlamento di dare continuità all´istituto monarchico, precedentemente vigente nel Granducato. Opzione questa molto gradita ai tedeschi che, non paghi, alzarono la posta in gioco “consigliando” al presidente finlandese, divenuto in quei giorni reggente, di proporre in parlamento uno dei vari principi tedeschi legati con la famiglia imperiale. La scelta cadde su Federico Carlo di Assia-Kassel, cognato del Kaiser, al quale rapidamente venne offerta la corona il 9 ottobre dello stesso anno.
Il tentativo di germanizzare la Finlandia – de facto divenuta un protettorato tedesco – fu solo il primo passo per una serie di stati, pur di breve durata, filo-tedeschi (come il Ducato Unito dei Paesi Baltici, la Repubblica ucraina o il Regno di Polonia) nati dalle ceneri dei possedimenti occidentali dell’Impero russo, sui quali i tedeschi avevano avuto mano libera dopo la firma del trattato di Brest-Litovsk nel marzo del 1918. Il sistema egemonico istituito dalla Germania nell’Est Europa ebbe però vita breve: la firma dell’Armistizio di Compiègne sopraggiunta l’11 novembre 1918 e la fine della monarchia in Germania fecero cadere uno dopo l’altro tutti gli avamposti germanici in oriente. Nessuno degli Alleati avrebbe tollerato la presenza di un principe tedesco sul trono finlandese o di qualsiasi altro stato sorto sotto i colpi di obice tedeschi. Il 14 dicembre 1918, concordata l’abdicazione “a distanza” – Federico Carlo non prese mai effettivamente possesso del trono – con il parlamento, il novello re formalizzò la rinuncia al trono di Finlandia. I poteri di capo dello stato passarono così al generale Mannerheim che, nel 1919, proclamò la Repubblica di Finlandia.
La breve parentesi monarchica (indipendente) volgeva così al termine, anche se, bisogna ricordarlo, qualcuno, nei tumultuosi giorni che seguirono la proclamazione della giovane repubblica scandinava, tentò addirittura di convincere il barone Mannerheim a prendersi la corona e divenire re. Il barone declinò, salvo poi subire una tremenda débâcle alle elezioni presidenziali del luglio del 1919 e ritirarsi, temporaneamente, a vita privata. Almeno fino alla nuova minaccia sovietica.
Il 28 gennaio 1918 ebbe inizio la guerra civile finlandese.
Sotto la pressione delle poderose armate germaniche, l’allora piccolo Granducato di Finlandia, parte integrante del morente Impero russo, proclamò la sua indipendenza. Era il 6 dicembre 1917. Lo zar Nicola II era stato collocato agli arresti da pochi mesi e Kerenskij era succeduto al principe L’vov in qualità di Capo del Governo provvisorio russo. Tale cambiamento, dovuto più che altro alla caduta dello zar, collante dell’unione personale con il Granducato, aveva spinto la giovane dieta scandinava a dichiarare unilateralmente l’indipendenza dalla Russia. Il Granducato, a differenza degli altri territori amministrati dai Romanov, non era retto da un sistema autocratico, bensì da una monarchia costituzionale, la quale, nel 1903, fu affiancata da un moderno parlamento – la Eduskunta – che consentiva anche, per la prima volta in Europa, il suffragio universale (esteso anche alle donne) per l’elezione diretta dei membri della Camera Bassa. Un vero e proprio laboratorio progressista posto ai confini occidentali del vasto impero zarista.
Ma se da un lato la volontà di scindersi dalla Russia era univoca e riscontrava una vasto appoggio, dall’altro le elezioni politiche dell´ottobre 1917 avevano consegnato al paese un risultato ambiguo: la vittoria, almeno numerica, del Partito Socialdemocratico finlandese (a trazione bolscevica) che, ovviamente, fu estromesso ed isolato dalle leve del potere. La parallela sollevazione bolscevica contro il governo provvisorio di Russia creò poi i presupposti per un successivo scontro tra forze democratiche, liberali e conservatrici contro i “Rossi”, sfociato nella guerra civile finlandese che sarà il preludio, in piccola scala, di ciò che accadde in Russia pochi mesi più avanti. Le armate comuniste di Finlandia, foraggiate e direttamente appoggiate dai bolscevichi, riuscirono a cingere d’assedio Helsinki fino a costringere lo stesso governo di unità nazionale e anti-bolscevico a rifugiarsi nella città di Vaasa, situata poco più a nord sul Golfo di Botnia. La guerra interna si andava così a sommare al problema istituzionale, molto dibattuto nella Finlandia dell’epoca: monarchia o repubblica. A partire dal 15 gennaio 1918, il nuovo capo del governo provvisorio finlandese, Pehr Evind Svinhufvud, di concerto con l’abilissimo ex-ufficiale di cavalleria zarista e futuro eroe nazionale, Carl Gustav Mannerheim, organizzò il nuovo esercito, composto quasi unicamente dai membri della milizia della Guardia Bianca anti-bolscevica.
Contrariamente alla Guardia Rossa – la milizia che aveva preso Helsinki e aveva proclamato la Repubblica Socialista dei Lavoratori di Finlandia – , parte degli effettivi dei controrivoluzionari “bianchi” godeva di un’ottima preparazione militare e di efficienti armamenti . Gli Jager finlandesi, una piccola fetta di volontari, addestrati nelle fila dell’esercito imperiale tedesco, erano partiti nel 1914 per combattere contro l’oppressore russo sul Fronte Orientale. Oltre a ciò, il nuovo esercito di Finlandia poteva contare su contingenti zaristi in rotta dopo la Rivoluzione, alcune migliaia di volontari svedesi e dall’appoggio diretto dell’esercito del Kaiser. Quest’ultimo fu l’elemento decisivo che, il 16 maggio 1918, condusse rapidamente i Bianchi alla vittoria e costrinse la fiaccata Russia bolscevica a riconoscere ufficialmente l’indipendenza finlandese.
Con la fine delle ostilità e le truppe tedesche presenti sul territorio finlandese – praticamente padroni dell’Est Europa dopo la capitolazione russa – il presidente provvisorio Svinhufvud propose al parlamento di dare continuità all´istituto monarchico, precedentemente vigente nel Granducato. Opzione questa molto gradita ai tedeschi che, non paghi, alzarono la posta in gioco “consigliando” al presidente finlandese, divenuto in quei giorni reggente, di proporre in parlamento uno dei vari principi tedeschi legati con la famiglia imperiale. La scelta cadde su Federico Carlo di Assia-Kassel, cognato del Kaiser, al quale rapidamente venne offerta la corona il 9 ottobre dello stesso anno.
Il tentativo di germanizzare la Finlandia – de facto divenuta un protettorato tedesco – fu solo il primo passo per una serie di stati, pur di breve durata, filo-tedeschi (come il Ducato Unito dei Paesi Baltici, la Repubblica ucraina o il Regno di Polonia) nati dalle ceneri dei possedimenti occidentali dell’Impero russo, sui quali i tedeschi avevano avuto mano libera dopo la firma del trattato di Brest-Litovsk nel marzo del 1918. Il sistema egemonico istituito dalla Germania nell’Est Europa ebbe però vita breve: la firma dell’Armistizio di Compiègne sopraggiunta l’11 novembre 1918 e la fine della monarchia in Germania fecero cadere uno dopo l’altro tutti gli avamposti germanici in oriente. Nessuno degli Alleati avrebbe tollerato la presenza di un principe tedesco sul trono finlandese o di qualsiasi altro stato sorto sotto i colpi di obice tedeschi. Il 14 dicembre 1918, concordata l’abdicazione “a distanza” – Federico Carlo non prese mai effettivamente possesso del trono – con il parlamento, il novello re formalizzò la rinuncia al trono di Finlandia. I poteri di capo dello stato passarono così al generale Mannerheim che, nel 1919, proclamò la Repubblica di Finlandia.
La breve parentesi monarchica (indipendente) volgeva così al termine, anche se, bisogna ricordarlo, qualcuno, nei tumultuosi giorni che seguirono la proclamazione della giovane repubblica scandinava, tentò addirittura di convincere il barone Mannerheim a prendersi la corona e divenire re. Il barone declinò, salvo poi subire una tremenda débâcle alle elezioni presidenziali del luglio del 1919 e ritirarsi, temporaneamente, a vita privata. Almeno fino alla nuova minaccia sovietica.
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