
Formose, cosciute, ricordano certe antiche madri tombali, scolpite con
forma distorta, su lastre di pietra spessa e – come quelle madri
arcaiche – si prestano all’osservazione umana e celeste. Sono,
naturalmente, anche simboli, vere e proprie essenze metaforiche di
fertilità: sembrano quasi presiedere e benedire – come regine – la
nascita di un filo d’erba, la frescura della pioggia, l’orizonte tutto
e, perchè no, il turista di passaggio. Donne, madri, forme in equilibrio
che simboleggiano non solo la nascita ma la rinascita, in un continuo
ciclo in divenire di vita eterna. Franchi cerca, attraverso gli occhi
della mente, una bellezza primordiale e atavica. Egli guarda, con gli
strumenti di un attento osservatore e di un sapiente conoscitore,
all’interno di una classicità scultorea. Indaga, studia, elabora e poi
scolpisce o modella. Una ricerca mai affannosa, della figura, cardine e
passepartout della sua arte. Figure divine, ma umanissime, di cui ci si
innamora all’istante. Lo sguardo si posa sulla dolcezza delle curvature,
percorrendo lentamente questa pelle di bronzo o di vetroresina: si
viaggia, su questi corpi, come si viaggia attraversando un paese, un
mondo, un universo.
da il pickwick