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Il 25 giugno 1530 il religioso Filippo Melantone legge, davanti alla Dieta di Augusta e all'imperatore Carlo V, la Confessione Augustana, in latino Confessio Augustana, la dichiarazione dottrinaria delle tesi di Lutero. Per mezzo degli articoli chiarificatori della Confessione Augustana, i Riformatori tentarono, in origine, di riottenere la comunanza con la Chiesa cattolica. Quindi è, nello scopo, un documento ecumenico. Certo, in seguito divenne lo scritto confessionale centrale delle Chiese protestanti d’impronta luterana e non poté impedire la divisione della Chiesa.
Un gruppo di principi e di città imperiali evangelici firmò la “Confessio Augustana”. La dichiarazione finale pone l’accento, ancora una volta, sulla conformità con la Sacra Scrittura e con il credo della Chiesa antica. Nella sua forma attuale, la Confessione Augustana consta di 28 articoli, di cui i primi 21 illustrano l’insegnamento di Martin Lutero e in particolare la sua dottrina della giustificazione. I restanti articoli si occupano dell’abolizione di determinati usi ecclesiastici. Nell’Apologia della Confessione Augustana, Melantone fornì la base teologica della Confessione. Le formulazioni di Melantone miravano a un dialogo di riconciliazione con gli avversari. Perciò, evitarono consapevolmente alcuni argomenti controversi, come la fede nel purgatorio o la potestà papale.
Con la pace di Augusta nel 1555, che metteva fine alla guerra civile scoppiata negli anni precedenti, si arrivò a stabilire il principio di cuius regio, eius religio, per cui ciascun principe degli stati tedeschi poteva imporre come religione il cattolicesimo o il luteranesimo.
La Confessione Augustana ha conservato fino ad oggi la sua validità. Ma le sue condanne dottrinali traggono origine dai tempi e dal pensiero del XVI secolo e, oggi, in gran parte non colpiscono più le dottrine delle Chiese cui furono rivolte. Con il dialogo dottrinario tra le diverse Chiese, le condanne non rispecchiano più lo stato attuale dei rapporti che le Chiese hanno tra loro.
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domenica 25 giugno 2023
lunedì 24 febbraio 2014
AUGUSTA PRAETORIA #Aosta di Donatella Farina
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AUGUSTA PRAETORIA
Già abitata in tempi protostorici da una popolazione di cultura
megalitica, fu insediamento della tribù Celto-Ligure dei Salassi.
Secondo una leggenda nell'anno 1158 a.C. venne fondata la città di
Cordelia da Cordelo, capostipite dei Salassi, discendente di Saturno e
compagno di spedizione di Ercole. Uniche testimonianze della presenza
dei Salassi sono una necropoli e un'area di culto risalente al III
millennio nella zona dell'attuale quartiere di Saint-Martin-de-Corléans
oltre ad alcune tombe megalitiche.Alla fine della Seconda guerra punica,
dopo la vittoria di Scipione l'Africano su Annibale nel 202 a.C., Roma
rivolse la sua attenzione verso le Alpi, dove i Galli alleati dei
Cartaginesi continuavano a costituire una notevole minaccia; la funzione
di un accampamento posto in questa valle era principalmente strategica.
Era essenziale consolidare il dominio di Roma sulla Pianura Padana e
sui territori prealpini, utilizzando le Alpi come baluardo naturale
contro le invasioni barbariche; per questo nacque allo sbocco delle
valli alpine un sistema di città fortificate che controllavano gli
accessi alle fertili terre della Pianura Padana.Ma dal I secolo a.C. la
progressiva conquista della Gallia modificò l'importanza strategica dei
valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo ponendo il problema del
controllo della valle abitata a quel tempo da una popolazione, i
Salassi, ostacolo al passaggio dei soldati e dei mercanti lungo la Via
delle Gallie. Dopo una serie di spedizioni militari e di trattati
dall'incerto esito nel 25 a.C. Cesare Augusto inviò contro i Salassi il
futuro console Aulo Terenzio Varrone Murena a capo di un esercito
consistente, ed alla fine, sconfitti, i Salassi vennero probabilmente
sterminati o ridotti in schiavitù.Costruita in breve tempo su modello
dell'accampamento militare romano, Augusta Prætoria Salassorum nacque
all'incrocio delle vie del Grande (Mons Jovis o Summus Pœninus) e
Piccolo San Bernardo (Columna Jovis o Alpis Graia) presso la confluenza
dei fiumi Dora Baltea e Buthier. Un'imponente cinta muraria proteggeva
il territorio, mentre quattro porte davano accesso alla città costruita
sul modello ortogonale cardo-decumanico. La via centrale Decumanus
Maximus (l'attuale Via Porta Prætoria, Via Jean-Baptiste de Tillier e
Via Édouard Aubert), allora larga nove metri, era la prosecuzione
naturale della Via consolare delle Gallie che da Milano arrivava fino al
Piccolo San Bernardo. L'accesso alla città era comunque assicurato da
un ponte sul Buthier, di cui oggi è visibile solo un'arcata poco
distante dal letto del torrente, deviato a causa di un'inondazione.
All'interno delle mura sorgevano i quartieri residenziali, il teatro, le
terme, il foro e l'anfiteatro, mentre a sud si stendevano i quartieri
popolari divisi secondo un modello classico a scacchiera.Ancora molto
controverso è il problema sul popolamento della città prima e dopo la
conquista romana. Un incerto documento accenna a 3.000 pretoriani, ed
alla convivenza con i Salassi sopravvissuti, in contrasto con un
anfiteatro progettato per una città di trenta/quarantamila abitanti.
Un'iscrizione risalente al 23 a.C. sembrerebbe smentire le affermazioni
degli storici antichi tra cui Strabone, riguardo alle deportazioni in
massa dei Salassi e alle loro vendita come schiavi a Ivrea. Inoltre il
linguaggio giuridico al tempo dei romani incolae indicava gli abitanti
di una colonia in possesso di diritti inferiori a quella dei cives. Tali
indizi lasciano supporre che la popolazione salassa si sia integrata
con i nuovi conquistatori, così come lasciano supporre numerose
iscrizioni funerarie nelle quali appaiono nomi salassi associati ad
altri romani, i cui figli nati da matrimoni misti portavano sempre nomi
latini. In epoca romana ebbe una grande importanza strategica e militare
grazie al controllo esercitato sui due passi del Piccolo e del Gran san
Bernardo. Aosta iniziò, fin dal I secolo, ad avere connotazioni
inequivocabilmente urbane e monumentali, imponendosi come uno dei più
ricchi e popolosi centri abitati dell'Italia Settentrionale.I lasciti
dell'architettura di epoca romana: l'Arco di' Augusto, la Porta Prætoria
e le porte romane di Aosta, il Teatro romano di Aosta, l'Anfiteatro
romano di Aosta, la Cinta muraria e le torri, il Criptoportico forense,
il Ponte romano sul Buthier, la Villa romana della Consolata, l'Area
funeraria fuori Porta Decumana di Aosta.
di Donatella Farina
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