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giovedì 17 novembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 novembre.
Intorno al 17 novembre di ogni anno è possibile di notte vedere lo sciame di stelle cadenti delle Leonidi.
Le Leonidi sono chiamate così perché sembrano provenire dalla costellazione del Leone, che nell'Emisfero Settentrionale in questo periodo dell'anno sorge verso la mezzanotte ed è alto in cielo a est attorno alle 3 del mattino. Come la maggior parte degli sciami meteorici, le Leonidi si generano quando la Terra attraversa le tracce di polvere di una cometa, in questo caso la Tempel-Tuttle, che più o meno ogni 33 anni compie un'orbita completa intorno al Sole. Quando la cometa si avvicina al Sole, lo scioglimento dei ghiacci rilascia frammenti di polvere, la maggior parte dei quali non più grandi di granelli di sabbia.
Durante una pioggia di meteoriti, la Terra "è come una macchina che in autostrada sfreccia attraversando una nube di insetti: il parabrezza della vettura colpisce gli insetti lasciando striature sul vetro" spiega Ben Burress, astronomo al Chabot Space and Science Center di Oakland, in California. "Se invece si guarda fuori dal finestrino posteriore della macchina non sarà possibile vedere nessuna traccia sul vetro, perché quella è la direzione da cui la macchina proviene."
L'ultima grande tempesta di Leonidi fu quella del 2002, che ha visto una pioggia di 3.000 meteore all'ora durante il picco. Il vero capostipite di tutti gli sciami meteorici, alla base del culto delle Leonidi tra gli appassionati, rimane però quello del 1883 quando ben 100.000 stelle cadenti furono visibili in un'ora.
Ora dovremmo essere in un periodo di relativa tranquillità, secondo Burress, almeno fino a quando la cometa Tempel-Tuttle non si avvicinerà di nuovo al sole tra una decina d'anni.
In generale, "è incredibile pensare che questi pezzi di polvere siano spesso resti di materiali provenienti dalla formazione del sistema solare, catturati dalla cometa e trasportati nella nostra regione del sistema solare" aggiunge Burress. "Si tratta spesso di frammenti vecchi 4,5 milioni di anni, e li vediamo vaporizzare in un lampo!"

mercoledì 16 novembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 16 novembre.
Il 16 novembre 1922 Benito Mussolini, dopo la marcia su Roma, fa il suo primo discorso in Parlamento da capo del governo, in quello che è stato definito "il discorso del bivacco".
Quella del fascismo è contemporaneamente la più straordinaria e la più drammatica avventura politica della storia dell'Italia Unita; un'esperienza che, in una situazione di crisi economica e pessimismo sociale, controbilancia, con la violenza e la prevaricazione, il malessere popolare e borghese, facendosi, inoltre, portavoce di un ottuso ed intransigente nazionalismo patriottico e di una maniacale repressione della libertà di pensiero. Esso fu un movimento nato con la volontà di ergersi, come mai prima d'allora era avvenuto, al di sopra dei partiti, al di sopra del Parlamento e al di sopra della legge scritta. La stessa modalità d'ascesa del fascismo fu un'azione violenta e spregiudicata, fatta, prima, a colpi di manganellate e, poi, con una marcia militare su Roma, per la quale il monarca si rifiutò di firmare lo “ stato d'assedio”, quasi a volerne appoggiare gli obiettivi, quasi a voler essere partecipe del potere dispotico ed autoritario che di lì a poco avrebbe invaso il territorio dello stivale. Il tono di Mussolini è prepotentemente antiparlamentare fin dal “ discorso del bivacco” del novembre '22, durante il quale egli si compiace della sua pietas e della sua magnanimità, affermando che, s'avesse voluto farlo, avrebbe facilmente potuto trasformare l'aula “sorda e grigia“ del Parlamento in un accampamento delle squadre d'azione fasciste. Egli vuole salvare l'Italia o vuole ancora, tramite questo minaccioso discorso, accrescere la sua fama di condottiero romano, servendosi del solito populismo? Ma all'onda della crescita dei consensi e della fama internazionale, rafforzandosi ulteriormente in seguito alla grande crisi del '29, il fascismo continua a mietere vittime innocenti, a “spaccare i crani” dei suoi oppositori, a compiacersi di se stesso con una straordinaria propaganda, ad <<apparire>>, in una sola parola, perfetto. Una “apparente perfezione” che, tuttavia, viene meno quando il fiero comandante, non potendo mostrarsi debole agli occhi degli alleati e del popolo, è costretto a combattere, senza armi né speranze, una guerra durissima al fianco del folle dittatore tedesco Adolf Hittler, portando il suo Stato alla rovina e macchiandosi di crimini orribili contro l'umanità intera. Non c'è nessuno scrupolo di coscienza o paura di cadere in pesanti ed esplicite contraddizioni per i fascisti, neppure nell'affermare, il 23 marzo del '29, d'avere intenzione di dare un “compito esclusivamente difensivo” all'esercito e di volere un “disarmo generale”. Se il fascismo è stata una associazione a delinquere, io io sono il capo! Dichiara sprezzante Benito Mussolini, in una storica seduta in Parlamento del '25, assumendosi personalmente “ la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto”, d'un movimento violento e scellerato che armò le mani dei giovani e dei meno giovani, condannandoli a una vita senza senso.
Ecco un estratto del discorso:
 "Signori, quello che io compio oggi, in questa Aula, è un atto di formale deferenza verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato di speciale riconoscenza.
[...]
Io affermo che la rivoluzione ha i suoi diritti. Aggiungo, perché ognuno lo sappia, che io sono qui per difendere e potenziare al massimo grado la rivoluzione delle «camicie nere», inserendola intimamente come forza di sviluppo, di progresso e di equilibrio nella storia della Nazione. 
Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non ci abbandona dopo la vittoria.
Con 300 mila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo.
Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto."
[...]
A seguito del discorso, il governo Mussolini il 17 novembre ottenne la fiducia dalla Camera dei deputati con 306 voti favorevoli (tra cui De Gasperi, Giolitti e Gronchi), 116 contrari (socialisti, repubblicani e comunisti) e 7 astenuti. Francesco Saverio Nitti abbandonò l'aula in segno di protesta, non riconoscendo la legittimità del governo fascista.

martedì 15 novembre 2022

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 15 novembre.
Il 15 novembre 1908 nasce a Vienna Karl Abarth.
 Karl Abarth nasce da una famiglia benestante e, fin dalla tenera età, dimostra una grande passione per il mondo dei motori. A soli sedici anni decide di lavorare nelle officine della Castagna & C, che si occupano della meccanica di precisione, per poi passare alla Degan in cui si fabbricano telai per motociclette.
La sua genialità ed il suo rapporto speciale con i motori vengono subito notati dal campione di motociclismo Josef Opowsky, che lo inserisce subito nel team della storica Moto Thun. Grazie al contatto quotidiano con i motori, a soli venti anni, Abarth crea il suo primo telaio motociclistico con la collaborazione della Degan.
Dopo una serie di spiacevoli vicissitudini vissute sul piano personale, ed in rotta con la Thun nel 1929 decide di acquistare una moto usata che rimodella partendo dal telaio, rendendola così adatta a correre in pista. La prima vittoria nelle competizioni ufficiali giunge poco tempo dopo a Salisburgo. Successivamente egli costruisce la sua prima motocicletta con il marchio Abarth , con un motore monocilindrico a due tempi di 250cc, raffreddato ad acqua da due radiatori.
Da questo momento prende il via la sua duplice attività di corridore e di costruttore. Il 4 maggio 1930, in seguito ad un gravissimo incidente automobilistico che gli costerà la frattura del ginocchio, Abarh pone fine alla sua attività di pilota.
Tuttavia, grazie alla sua intelligenza molto versatile, riesce ben presto a tornare alle competizioni grazie ad un sidecar, più sicuro e più confortevole delle due ruote.
Tornato nelle sue officine Degan, Abarth mette a punto un nuovo sistema di scarico ed una nuova marmitta. Nel 1932 decide inoltre di lanciare una sfida alla Orient Express: si tratta di compiere un percorso  accidentato, quasi impossibile da praticare, della lunghezza di 1370Km che va da Ostenda a Vienna. Questa sfida viene vinta da Abarth, che ottiene anche un immenso ed incondizionato amore dal pubblico. Nel 1939, in seguito alle difficoltà dovute alla seconda guerra mondiale, egli diviene cittadino italiano e continua a gareggiare con il sidecar lungo la Slovenia. In seguito ad un ennesimo incidente, decide di ritirarsi definitivamente dalle gare automobilistiche e va a vivere a Merano. Nel 1946 egli viene nuovamente chiamato a far parte delle competizioni grazie all’intervento di Ferdinand Porsche e riesce addirittura a correre al fianco del grande Tazio Nuvolari.
Nel 1949 grazie all’aiuto di un altro pilota, Guido Scagliarini, Abarth decide di aprire un’azienda che porta il suo nome e che avrà come icona il suo segno zodiacale, lo scorpione.
L’azienda si stabilisce a Torino e, alla fine dell’anno, conta addirittura trenta nuovi dipendenti. Abarth chiama a sé piloti dal grande calibro come Nuvolari, Cortese e Sonetto. Egli ed i suoi collaboratori cominciano a studiare a fondo la struttura della “Topolino”, migliorandone la marmitta ed aumentandone così le prestazioni, grazie anche a nuove pompe dell’acqua e nuovi collettori. Nel 1951 Abarth ed il suo team mettono sul mercato due vetture: la 204 e la 205. Tuttavia è la 1500 che nel 1952 regala ad Abarth la massima notorietà grazie alla sua linea sportiva, ed i tre fari frontali di cui uno solo in posizione centrale. Nel 1955 Abarth ha l’ennesima geniale intuizione: la rielaborazione della Fiat 500 per ottenere poi la sportiva 750 GT.
La vettura sbaraglia tutte le competizioni delle Mille Miglia e di Monza. L’anno successivo con una Fiat Abarth carrozzata Martone, riesce a collezionare una serie di successi in velocità: a Monza , il 18 giugno, batte il record delle 24 ore coprendo circa 3.743 Km per una velocità massima di 155 Km/h. Successivamente, tra il 27 ed il 29 giugno, sempre sullo stesso circuito lombardo, Abarth colleziona altri record tanto che una rivista tedesca gli dedica una copertina.
Il 1958 è un altro anno di grandi successi, grazie anche alla collaborazione di Zagato e Pininfarina. Egli decide così di accordarsi con Vittorio Valletta, amministratore delegato della Fiat, per un conferimento di premi in denaro dopo ogni gara vinta. Negli anni ’60 Abarth diviene un mito del mondo delle quattro ruote. Negli anni ’70, egli si dedica assiduamente alla Fiat Auto, realizzando vetture come la A112  Abarth, perfezionata negli anni seguenti. Il grande genio dei motori, l’uomo che sapeva “parlare” con le auto, si spegne il 24 ottobre del 1979, e con lui se ne va un pezzo di storia.

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