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domenica 19 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 19 settembre.
Il 19 settembre 1981 il prato centrale di Central Park si affollò di quasi mezzo milione di persone per assistere a quello che è rimasto il più celebre tra i grandi concerti allestiti nel parco di Manhattan: Simon e Garfunkel, duo di straordinaria celebrità negli anni Sessanta e Settanta, tornavano pubblicamente insieme dopo una separazione di 11 anni (con rare e occasionali riapparizioni assieme). Si erano lasciati al massimo successo, durante l’uscita del loro popolarissimo disco “Bridge over troubled water”, seguito da quella di una raccolta che divenne il disco più venduto da un duo nella storia della discografia americana.
Ma Garfunkel voleva fare anche l’attore, Simon era quello con la vena creativa, e tra i due erano nate anche diverse tensioni e fatiche di convivenza, pur in un legame che si sarebbe dimostrato duro a morire nei decenni successivi. E così negli anni precedenti Paul Simon aveva pubblicato eccellenti dischi da solista e Garfunkel si era arrabattato in una carriera cinematografica mai decollata e qualche disco. Proprio una canzone di Paul Simon da solo (ma erano di Paul Simon da solo anche la maggior parte di quelle incise assieme) fu di fatto lo slogan di quel grande concerto del 1981, Still crazy after all these years (“Ancora pazzi dopo tutti questi anni”, nell’originale riferito a una vecchia storia di innamorati che si reincontrano).
I due furono accolti dal sindaco di New York, Ed Koch (è quello che nel disco si sente dire «Ladies and gentleman: Simon and Garfunkel!»), che aveva ideato il progetto offrendo a Simon l’idea del concerto al parco: dapprima Simon propose a Garfunkel un’apparizione in una fase del concerto, ma poi prese forma l’idea di riformare il duo.
Dal concerto fu tratto un disco doppio che uscì la primavera successiva, e poi un film che andò in onda sulla rete americana HBO e fu messo in vendita in DVD: vi compaiono due canzoni che non erano state incluse nel disco. Durante l’esecuzione di una di queste, The late great Johnny Ace (che sarebbe entrata nel successivo disco di Simon, Hearts and Bones), un uomo era salito sul palco avvicinandosi a Paul Simon ed era stato portato via dalla sicurezza: la canzone parla dell’omicidio di John Lennon, esattamente in quel momento, che fu quindi piuttosto teso.
Il concerto lanciò un tour mondiale, e il progetto di un disco assieme: che però incontrò nuovi dubbi e distanze tra i due, e così alla fine divenne un disco da solo di Simon (Hearts and Bones). Per i successivi trent’anni i due continuarono quindi a incidere cose da soli e a ritrovarsi insieme per tournée e apparizioni dal vivo fino al 2010, quando un problema alle corde vocali di Garfunkel lo costrinse a sospendere le esibizioni.


sabato 18 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 18 settembre.
Il 18 settembre 1837 apre a Broadway un negozietto di prodotti vari, dalla cancelleria alla gioielleria. Il negozio si chiamava come il suo fondatore: Tiffany.
Tiffany nasce per mano di Charles Lewis Tiffany come una piccola bottega di oggetti curiosi. Il primo negozio Tiffany al n. 259 di Broadway registra una prima giornata di vendita immediata con un fatturato non irrilevante.
Successivamente, quando John B. Young divenne socio di Charles Lewis Tiffany, il nome mutò in Tiffany & Co.
Nel momento in cui Mr. Tiffany acquista uno dei diamanti gialli più grandi e più belli del mondo (chiamandolo “Diamante Tiffany”), il suo negozio diviene il luogo in cui acquistare gli oggetti più lussuosi e raffinati d’America. Si tratta del diamante giallo di 287,42 carati trasformato in un brillante taglio cuscino del peso di 128,54 carati.
Montato in seguito sulla collana indossata dalla diva Audrey Hepburn per il lancio della celebre pellicola Colazione da Tiffany, oggi il "Tiffany Diamond" è in mostra permanente nel negozio newyorkese.
Nel 1902, anno in cui Louis Comfort (figlio di Charles Lewis) diventa primo direttore creativo ufficiale dell’azienda, quest’ultima debutta con la kunzite, pietra color lilla che prende il nome dal gemmologo George Kunz, proseguendo con la morganite, pietra rosata che deve il proprio nome a quello del banchiere J.P. Morgan, cliente di Tiffany, e la tanzanite blu, scoperta in Tanzania. Si è nel 1974 quando Tiffany propone la tsavorite, granato verde il cui nome è legato allo Tsavo National Park del Kenya, luogo in cui la pietra è stata rinvenuta.
Il XX secolo apre le porte alle celebrità: lo stile Tiffany superbamente incarnato dalla Hepburn in Colazione da Tiffany diventa lo stile delle mogli dei Presidenti e di numerosissimi personaggi dello spettacolo.
Tiffany è sempre stato inoltre sinonimo di originalità nella creazione di oggetti unici ed inaspettati, commissionati dalle persone più eccentriche in cerca di pezzi da collezione. Esemplari, a tal proposito, una carrozza d’argento in miniatura, un orologio da taschino tempestato di diamanti con una catena composta da manette in oro, un vaso da notte in oro, un manico di parasole in oro con orologio, nonché un prendisole in maglia d’oro.
Caratteristica inconfondibile e simbolica del marchio è la cosiddetta “Blue Box”, la scatola blu Tiffany rifinita con un nastro bianco.
Altro tratto distintivo è il “Blue Book”, un catalogo pubblicato per la prima volta nel 1845 e da allora tutti gli anni pronto ad annunciare l’avvio della stagione autunnale con le collezioni di alta gioielleria.
Anche le vetrine Tiffany sono famose per la loro particolarità nell’accostare elementi ordinari ad oggetti straordinari, divertendo e appassionando i passanti nelle boutique di tutto il mondo.
Tiffany presenta inoltre un innegabile e marcato legame con l’identità americana. Da oltre 170 anni, infatti, il marchio è presente nei momenti storici più importante del “Nuovo Mondo”: la spada da cerimonia per la Guerra Civile, la Medaglia d’Onore del Congresso, la banconota da un dollaro, il servizio di porcellana della Casa Bianca, i doni per le alte cariche straniere e, non ultimi, i gioielli della First Lady.
Infine, la Tiffany & Co. ha giocato un ruolo fondamentale nell’adozione da parte degli Stati Uniti del titolo 925/1000 per l’argento istituito da Tiffany e del titolo di purezza del platino di Tiffany (95%).
Nel 2012 Tiffany ha festeggiato 175 anni dalla data della propria fondazione.

venerdì 17 settembre 2021

#Almanaccoquotidiano, a cura di #MarioBattacchi

Buongiorno, oggi è il 17 settembre.
Il 17 settembre del 1990 muore a Bologna Angiolino Schiavio.
Angiolino Schiavio nasce a Bologna il 15 ottobre del 1905, da una famiglia della buona borghesia bolognese originaria delle vallate attorno al lago di Como, il cosiddetto "Triangolo Lariano", precisamente di Gorla, frazione di Veleso. Il padre, Angelo Schiavio sr. è un noto commerciante di tessuti, il suo negozio in via De' Toschi è presente a Bologna dal 1904. Schiavio è l'ultimo di 8 fratelli, il primo nato a Bologna. Tra gli altri: Raffaele, Marcello, Venanzio e le sorelle Giustina e Giuseppina; fratellini che allietano le giornate di donna Teresa Stoppani, la madre di Angiolino. Schiavio scopre il calcio molto presto, per strada, come tutti i grandi campioni e ben presto viene notato dal Bologna a cui non sfugge questo magrolino che dribbla tutti segnando caterve di gol. Dopo una breve comparsata tra gli allievi del Bologna, Schiavio molla momentaneamente il calcio dedicandosi agli studi e, nel 1920, ottiene la licenza tecnica, passando così all'Istituto tecnico superiore dove comincia a frequentare il ramo ragioneria. Ma il football lo attrae, sono più le ore che Angiolino dedica al pallone che quelle passate sui libri e nel 1921 decide di abbandonare gli studi per entrare a fare parte dell'azienda paterna, nel negozio in pieno centro storico a Bologna. Nel frattempo, dopo una breve parentesi nella Fortitudo Bologna, nel 1922, appena diciassettenne, ritorna al primo amore, ed entra definitivamente a far parte del Bologna Football Club, nella squadra riserve, presso la quale il nostro compie autentici prodigi segnando a ripetizione. Siamo alla vigilia di Natale, precisamente il 24 dicembre 1922; scendono in tournée in Italia le più forti squadre danubiane dell'epoca, nell'occasione gli austriaci del Wiener A.F., forti di sei giocatori nell'orbita della nazionale austriaca - tra cui spiccano i famosi Horejs e Adolf ‘Adi’ Fischera, autentico mito del football viennese e grande virtuoso del pallone -, e gli ungheresi dell'Ujpest di Budapest. La prima partita giocata contro il Wiener, viene persa per 1 a 0 con gol di Klein, ma Angiolino si mette particolarmente in luce, attirando su di sé l'occhio già particolarmente attento del "mago" Hermann Felsner - il grandissimo allenatore austriaco del Bologna -, che intravvide in quel ragazzino le stimmate del fuoriclasse in erba. Così, l'ultimo giorno dell'anno, il 31 dicembre 1922, si gioca la seconda partita contro i magiari dell'Ujpest. il Bologna è decimato dalle assenze: oltre al grande Alberti, il centravanti titolare infortunato al menisco, sono assenti anche Perin, Baldi e Giuseppe Della Valle, il capitano e centravanti rossoblù, l'uomo simbolo di quel Bologna, convocato in Nazionale. Felsner deve così schierare al centro dell'attacco l'enfant prodige Schiavio e con lui Baccilieri e "Gisto" Gasperi, arcigno e focoso calciatore, futura colonna della difesa. Nonostante il pronostico sfavorevole, l'inedito Bologna schierato da Felsner prevale per 1 a 0, con rete proprio di Schiavio su passaggio di Pozzi. Felsner incantato dal gioco fantasioso, tecnico e veloce di Schiavio, lo fa esordire in campionato a Pisa, contro lo Spezia, il 14 gennaio del 1923. E' un esordio sfortunato: il Bologna perde per 2 a 1 e Angiolino non segna. Da quel giorno però Angelo Schiavio non uscirà più di squadra: per 15 lunghi campionati sarà il condottiero, l'uomo simbolo del Bologna; ne sarà il capitano e diventerà il più grande realizzatore di tutti i tempi del glorioso sodalizio rossoblù, con 244 gol in campionato in 342 presenze accertate (i gol diventano 252 se si contano le reti nelle coppe europee e le presenze 358; tralasciando ovviamente tutti gol realizzati nelle amichevoli - che all'epoca non erano semplici ‘amichevoli’, ma match molto importanti: era l'unico modo per i club di confrontarsi a livello europeo -. Contando quindi anche quei gol, il bottino di Schiavio aumenta in maniera significativa), e 15 realizzazioni in azzurro in 21 presenze, la più famosa nella finale mondiale del 1934, quando un Angiolino stremato e confinato all'ala, con uno dei suoi magnifici tiri battè il grande Planicka, regalando all'Italia il suo primo titolo mondiale. Il suo palmarès recita così: 1 campionato del mondo 1934, 1 bronzo olimpico 1928, 4 scudetti 1924-25, 1928-29, 1935-36, 1936-37. Capocannoniere del campionato 1931-32 (25 gol), 2 Coppe Europa 1932, 1934, 1 Trofeo dell'Expo di Parigi 1937. Purtroppo le statistiche del campionato italiano partono dall'instaurazione del girone unico, nel 1929-30, classifiche dei marcatori comprese. Al nostro Angiolino quindi vengono attribuiti "solo" 108 gol ufficiali nella tabella dei grandi cannonieri, e gli vengono cancellati la bellezza di 136 gol, tutti realizzati in 7 campionati pre girone unico. Senza questo autentico "scippo", Angelo Schiavio sarebbe il terzo "Bomber" di tutti i tempi nella storia del campionato italiano, dietro a Silvio Piola e Giuseppe Meazza, i grandi rivali di Schiavio negli anni '20 e '30. Di questo Angiolino non se ne fece mai un cruccio: era infatti un uomo buono e leale, anche se ai più poteva apparire come una persona burbera. Di lui raccontano come fosse una persona socievole con tutti i suoi compagni di squadra e con i suoi avversari, tranne che con uno: Luis Monti, il centromediano argentino della Juventus. Monti detestava Schiavio quasi al pari di Matthias Sindelar, il "Mozart" del calcio viennese, e durante uno Juventus - Bologna del 1932 - partita decisiva ai fini dell'assegnazione dello scudetto - Monti, verso la fine del primo tempo, calpestò volontariamente - con Schiavio a terra - il ginocchio del povero Angiolino. Fortunatamente il fango del vecchio campo di Corso Marsiglia attutì il tremendo impatto e la gamba di Schiavio non si spezzò, anche se Angiolino poté rientrare solo zoppicante e all'ala, come usava un tempo per i calciatori infortunati. Così, la Juventus, eliminato praticamente dalla contesa il giocatore avversario più forte e pericoloso, recuperò il gol dell'iniziale svantaggio (grazie anche ad un rigore discutibile...) e segnò infine la rete del 3-2 finale, vedendo così spianata la strada verso l'ambìto tricolore.
Terminata la lunga carriera nel mondo del calcio, Schiavio si dedicò a tempo pieno alla azienda di abbigliamento ereditata dal padre. È deceduto a Bologna un mese prima del suo ottantacinquesimo compleanno.

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